Anni ’60, I Personaggi. Eduardo Kucharski

Leader della nazionale spagnola alle Olimpiadi di Roma, arrivata con un ottimo piazzamento. Un grande risultato per la Spagna degli anni ‘60. Era già noto a Bologna per incontri precedenti e subito la Virtus lo ingaggiò. Quell’evento fu la mia fortuna.

Virtus 1960

Come giocatore è stato un grande attaccante per il suo periodo storico, gli anni ’50.

Come sempre i “bomber”, quando diventano allenatori , cambiano pelle.

Avviene una trasformazione filosofica, quasi scontata, ma incredibile.
Il motivo? A mio avviso, alla base c’è sempre una innata la mentalità vincente.

Infatti, per vincere da giocatori era sufficiente avere la palla per qualsiasi conclusione, ma da allenatori pensano che non si debba farla ricevere agli avversari …

Difesa sul playmaker

Amava così la difesa, come tutti gli allenatori veri. In fondo non importa il perché.

Premiava la squadra quando gli avversari rimanevano sotto i 60Pt.

Non faceva difese particolari, ma pensava che tutti avrebbero dovuto dare il massimo. Bastava quello.

Quando uno solo non è pronto a farlo, diceva, salta tutto.

Mi lanciò quindi come difensore perché, secondo lui, i reduci di Roma non ne volevano sapere.

Quando non ne trovi cinque pronti, diceva, occorre un “terminator” che difenda sul migliore degli altri, mettendo “una toppa” alla situazione. Philosophia dux.

ANNI ’60, DOPO ROMA

Virtus Kucharski

Comincia così il periodo d’oro della pallacanestro, non per i risultati ma per i ricordi dell’atmosfera piena di aspettative. Almeno i miei.

In effetti la difesa non era stata mai curata come l’attacco, almeno in casa Virtus.

Va da sé che Kucharski è stato il primo a lanciare, sottolineare la sua l’importanza andando così controcorrente, ma solo a Bologna.

Salii su quel treno che mi portò in Nazionale. L’anno successivo entrai nel gruppo di un altro grande Coach, Nello Paratore.

ORA NON C’E’ PIU’, CI HA LASCIATI NEL 2014

L’Italia è stata sempre nel suo cuore, ma soprattutto Bologna, dove ha vissuto con la famiglia per tre anni. Luisa, sua moglie lo ha lasciato un anno prima. Eduardo Junior e Jorge , i suoi figli, vivono nel ricordo di un grande Padre.

Kucharski giocatore

“Conservo buonissimi ricordi di Bologna. La città è bellissima, la gente affettuosa che amava la pallacanestro come in pochi altri posti al mondo.

Come in tutti i luoghi ed in ogni tempo storico, nel mio periodo ci furono cose buone e meno soddisfacenti, ma per carattere non riesco a ricordare quelle cattive.

Le buone sì, le conservo intatte, dentro di me. Gli episodi della pallacanestro che ricordo con piacere?

La prima vittoria contro il Simmenthal e la cena che mi fu offerta dai tifosi, con Marcello e Peppino in testa.

Negli anni ’60 il Simmenthal era la bestia “nera” della Virtus, ma non solo per noi. Era la squadra da battere in Italia. Vincere a Milano era considerata un’impresa impossibile.

Pieri, Riminucci, Vittori, Vianello e tanti altri rappresentavano una potenza del basket europeo. Noi vincemmo con la difesa e fu una grande festa.”

LA DIFESA DI ZET

Anticipo sulla palla

Pensavo di essere un attaccante per capacità tecniche e fisiche, che però non impressionarono per nulla il grande “Kuchi”.

Solo se difendi sui migliori, mi disse, ti farò giocare.

Vincemmo a Milano , non capitava da anni. Difesi su G. Franco Pieri, che ancora si ricorda le “gentilezze” ricevute.

Pieri

Non durai molto tempo con quel marcamento, pressing tutto campo. Pieri era un grande. Un atleta in movimento continuo.

Gli permettevo solo la rimessa, ma dopo 17’ fui trasportato fuori dal campo in barella … Ciao GianFranco, ti ricordi? Che tempi!.

TIRO, DIFESA E CONTROPIEDE

Steve Nash.3

Il tiro nasce dall’equilibrio del corpo, mi diceva. Non tirare su una gamba sola, entrambi i piedi devono rimanere a terra.

Trascorrevamo molti pomeriggi per sistemare il tiro e in poco tempo dimenticai le vecchie abitudini apprese da solo.

Non solo tiro. Anche molto lavoro su tutti i fondamentali. Nessun esercizio difensivo.

La sua richiesta, senza suggerimenti, bastava allo scopo.

La pietra angolare della sua pallacanestro era “difesa-e-contropiede”, per cercare di non arrivare mai al 5c5.

Solo transizione primaria, quella secondaria fu il frutto di una evoluzione futura.

Con difesa schierata si giocava sempre con la squadra. Nessun schema particolare. Il “free-lance”, ovvero gioco libero con l’idea di coinvolgere il pivot.

Kucharski 1960.1

Schieramento con due guardie (2-2-1), ma anche con una guardia solamente come nel Diag. di fianco.

In questo caso si giocava senza il pivot classico, praticamente tutti esterni.

Dai-e-vai, alternato dall’incrocio in palleggio e , raramente, gioco-a-due col blocco.

Quindi, “Uno-contro-Uno” , con palla , senza la stessa e a rimbalzo. Molto rimbalzo, soprattutto dopo il proprio tiro.

Descrizione del Diag. Il gioco fatto con palla di lato era sempre gestito con l’idea del “finto attacco”. Va da sé che (4) può fare molte cose, ma è sempre con l’inversione che si sviluppa il gioco vero.

Da (4) a (5) per il gioco fatto con la collaborazione in palleggio con (2).