Anni ’60. I Protagonisti. Aza Nicolic

Nicolic IgnisE’ il secondo articolo sul “Professore”, il primo è sempre nella categoria dei “Confronti” (videobasketballnet.com). Si trova facendo scorrere le pagine. Leggetelo.

In questo non si parla di filosofia ovvero la ricerca della sua conoscenza, ma di aneddoti interessanti.

C’era una volta un detto: “Chi ha paura del perfezionismo di Aza Nicolic?”

Sicuramente non erano suggestionati i colleghi allenatori, che lo cercavano per essere avanti coi tempi anche loro. Neppure i giornalisti, amanti degli scoop pieni di novità.

Nicolic e Cantamessi

Piuttosto, l’apprensione apparteneva solamente ai giocatori. Solo rendendosi conto delle vittorie, accettavano la sua mania di perfezione.

Da Belgrado a Padova. E’ apparso sul nostro palcoscenico alla fine degli anni ’60.

Era nettamente avanti tutti sulla conoscenza del basket e pratica didattica da esercitare in palestra.

E’ stato il primo che si è fatto affiancare dal preparatore fisico, quando l’arretratezza della cultura sportiva italiana, faceva ancora discussioni su “pesi-si-pesi-no”.

Va da sé che conosceva perfettamente il basket, un piccolo dettaglio riconosciuto da tutti.

Anche la psicologia per il rapporto coi giocatori? Sicuramente , sapeva benissimo come trattarli, riconoscendo perfettamente il comportamento umano. Psicologia adattata al giocatore di basket.

Nicolic Moe

Nel 1969 portò la squadra del Petrarca Padova dall’ultimo posto dell’anno precedente al terzo posto, cosa che gli valse il premio di allenatore dell’anno.

Passato alla guida della Pallacanestro Varese, fra il 1970 e il 1973 conquistò 3 scudetti, 3 Coppe Italia, 3 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.

E’ mancato a chi lo stimava e gli voleva bene il 12-03-2000, all’età di 75 anni.

INDIMENTICABILE

Nicoli Cosic

Come nella la canzone di Nat King Cole, siete d’accordo? Parole da attribuire agli amanti dei geni dello sport. Stanno bene insieme Nicolic, Cosic, Petrovic , siete d’accordo? Indimenticabili.

Nicolic Petrovic

Aza Nicolic era un vero gentleman, per disponibilità e garbo con chiunque volesse parlare con lui di basket. Un’altra persona in campo, mentre lavorava, come si stesse girando il film “Doctor Jekyll e Mr Hyde”.

Nicolic e IgnisPoiché sono un assertore che è il gioco da far fare ai propri atleti il dettaglio più importante del rapporto coi giocatori, voglio ricordare quello che faceva “frullare” i suoi , come farfalle attorno ad un fiore.

Scusate se non vogliamo parlare della sua filosofia (già fatto nel primo articolo) e nemmeno del lavoro in palestra che tutti conoscono.

IL SUO ATTACCO PREFERITO

Meneghin

Credeva nella spartizione dei compiti, un metodo di allenamento che emulava l’organizzazione del lavoro.

Ad ognuno la sua “specializzazione”, per avere il rendimento massimo e dare una identità precisa di squadra.

Nicolic Pick&Roll

Solo per ricordare come aveva pensato di sfruttare le caratteristiche dei suoi giocatori , realizzandole col movimento del Diag.

Quest’attacco ha 35 anni.

Copiato da molti colleghi sperando che andasse bene anche con giocatori diversamente strutturati, sia fisicamente che psicologicamente e, naturalmente, tecnicamente.

Nicolic Manuel Raga

E’ basato sul movimento di tre esterni e due centri (alto-basso).

Grande controllo della palla, mettendo a disagio le abitudini difensive.

Il movimento senza palla di (1) poteva essere usato come “finto attacco” oppure attacco vero.

In effetti, l’alternanza dei due termini offre la certezza che sta tutta dentro la definizione di finta. E’ valida se credibile, quindi capace di fare quello che finta.

Dovete pensare a Meneghin (5) e a Flaborea (4) come elementi intercambiabili nella posizione Post-Pivot, adatti entrambi alla circolazione interna.

I tre esterni erano due “Guardie” e Raga (3) che vediamo nella foto insieme a Ossola e Rusconi. A mio avviso i più bravi, quelli che ammiravo maggiormente, erano loro, le “guardie” .

Avevano il dono, la grande maestria del passaggio e, naturalmente, della difesa.

Il loro compito era fare felici Raga, Meneghin e Flaborea e far vincere la grande Ignis.

Come sapete, negli anni ’60 era in voga la specializzazione dei “ruoli” e ad ognuno era assegnato il compito preciso. Guai uscire dalle “gabbie” della responsabilizzazione.

Un attacco validissimo, per quel periodo storico. Dove la palla veniva mantenuta “centrale” per mettere in difficoltà l’organizzazione difensiva basata sul lato forte-debole.