Anni ’60, I Protagonisti. Terry Driscoll

 

Driscoll Terza fase

E’ stato, sicuramente, l’atleta di Boston più amato dai bolognesi di una sola sponda.

Nel cuore dell’altra c’era Gary Baron Schull. Due guerrieri del parquet.

Ha portato fortuna alla Virtus e gioia ai suoi tifosi. Stupendo giocatore ed allenatore illuminato, ma soprattutto un grande uomo.

Chi lo ricorda nei duelli sotto le plance? Combattente eccelso , sfortunato la prima volta, ma vincente la seconda come giocatore.

Indimenticabile poi come allenatore. Meritava una statua in piazza Azzarita, insieme a Gary Baron Schull, per far contenti tutti. Che ne dite?

Davanti al PalaDozza dovrebbero esserci anche loro, per non dimenticare le lotte dentro l’arena.

Quando qualcuno stava per realizzare l’opera dei “gemelli gladiatori”, una folla insorse per aggiungerne un altro.

Lasciamo stare , pensò allora il Fato, stiamo diventando in troppi …

PRIMA FASE

Driscoll Cosmelli

Nel campionato 1969-70, arriva Terry Driscoll a Bologna per far sognare la Virtus di Porelli.

Chi era l’allenatore? Nello Paratore, strappato alla nazionale, per far vincere la grande Virtus.

L’unico in grado di gestire Dado Lombardi, già suo allievo in nazionale e sicuramente il più amato dal pubblico bolognese … fino a quel momento.

Arriva L’americano di Boston. Un’attesa incredibile, fuori dalla normalità, e gli eventi si respiravano a polmoni pieni.

Driscoll Boston

E’ un tipo alla George Peppard, diceva Massimo Cosmelli.

Sempre sorridente, colto e intelligente, capace in due mesi di parlare anche il dialetto bolognese, ma soprattutto magico con quelle due mani più grandi dell’aeroporto di Borgo Panigale.

Anche i piedi erano enormi, ma con le mani poteva schiacciare con due palloni, che infilava uno dopo l’altro, naturalmente.

Coi piedi? Poteva fare lo sci acquatico senza gli attrezzi. Mi ripeto , ma mi piace sottolinearlo. Era il re dell’area, rimbalzista principe nell’arena dei gladiatori, con un buon tiro dalla media … che seguiva sempre a rimbalzo.

Si era creata così la sua mentalità da rimbalzista che realizzava anche quando tiravano i compagni. Un’abitudine vincente, proprio perché rara.

Driscoll e la stampa

Che diceva la stampa? Era tutta per lui. Incorniciato nella presentazione con belle parole, come in una locandina di un film.

Terry aveva il fisico e l’alone dell’attore principale.

Allora anche George Peppard era giovane…

ESTATE I969, Così Si Diceva…

Driscoll Boston Terry

“Questo è Terry Driscoll, il nuovo yankee della Virtus, certamente uno dei più forti stranieri del prossimo campionato.

Le sue quotazioni negli USA erano veramente eccezionali: nell’ultima stagione è stato il quinto rimbalzista d’America (17,8 rimbalzi per partita).

Ha ottenuto una media di 23,3 punti, risultando uno dei migliori dilettanti dell’anno, tanto da venire designato come prima scelta dai Detroit Pistons”.

META’ CAMPO TUTTA PER LUI

Driscoll 1970

Per Nello Paratore, il migliore doveva far sentire il peso delle sue capacità battendo direttamente l’avversario, quindi “isolamento” per l’1c1.

Sicuramente, dal pdv tecnico Terry era un grandissimo rimbalzista, ma con un ottimo tiro dalla media.

Paratore gli diede in mano la squadra e la possibilità di gestire la prestazione.

Metà campo per il suo 1c1 che sfoggiava con eleganza. Un grande esecutore di “Tiro-Rimbalzo”.

Non ho più visto giocatori con queste capacità. Sono spariti nel tempo. Molto strano, essendo l’arma vincente del basket.

Sembrava che la Virtus non avesse avversari, ma contro “All’Onestà” di Milano si infortunò “Terry-il-Bostoniano” e fini il sogno.

SECONDA FASE, “Il Ritorno Di Terry”

Driscoll e Roche

Ritorna nell’era di Dan Peterson, insieme a Roche. Nel 1976 vince il titolo come giocatore.

Tornare dopo 7 anni e vedere che tutto era cambiato.

Mutazione cestistica, tutto diverso, e anche lui non dominava come la prima volta.

Da realizzatore della prima fase a uomo di squadra nella seconda. Ma leader, sempre riconosciuto da tutti, leader insieme a John Roche.

Driscoll tre fasi gioco L

Nessun gioco per lui che, comunque, realizzava 20Pt. , utilizzando il rimbalzo d’attacco, correggendo spesso i tiri dei compagni. Aveva l’asso nella manica, il gioco “L”.

I giochi erano per John Roche capace di realizzare 20Pt. consecutivi in 10 azioni. Tirava da 3Pt., quando in Italia non esisteva ancora.

Per la prima volta in Italia il “Pick-and-Roll” tra due specialisti, Roche-Driscoll. Fatto ogni volta che qualsiasi gioco si fosse bloccato. Una “continuità” vincente.

Descrizione del Diag. Il “Pick-and-Roll” laterale, poteva essere usato anche come “Finto attacco”. In questo modo, sul lato debole la difesa non era in grado di aiutare, perché la “finta” era sempre credibile.

Infatti, per dare credibilità al gioco, ogni tanto si giocava sul lato debole. Dopo il blocco cieco di (4) , la guardia (2) sfruttava anche quello di (3).

Blocco

Naturalmente in quel periodo storico il Pick-and-Roll era usato anche nella NBA, dove i più bravi erano Stockton e Malone quando giocavano insieme nello Utah Jazz.

John Roche e Driscoll erano la bella copia dei due professionisti dello Utah Jazz.

TERZA FASE, Terry “Coach”

Kresimir-Wells-Driscoll

Due volte campione d’Italia , nel 1979-80 e 1980-81. Un’idea incredibile di G.L Porelli.

Chi è amato dal proprio pubblico ha le credenziali per fare tutto, non importa se non ha mai allenato, disse Porelli.

Terry non aveva mai pensato a questa opportunità , ma l’avvocato Porelli aveva questa grande capacità di persuadere tutti.

Cosic-Villalta-Generali

Intanto, conosceva il basket da atleta e doveva sfruttare il più grande giocatore mai venuto a Bologna, Kresimir Cosic.

Non si sapeva , prima, che Kresimir avrebbe meritato questo lusinghiero elogio.

So che non crederete al fatto che, per puro caso, è venuto a Bologna.

Non lo vuole nessuno, disse Porelli, ma con noi andrà benissimo.

Con Kresimir , Driscoll riuscì a trovare lo spartito giusto per suonare una musica che ancora non si era vista in Italia.

Cosic-Villalta-Jim

Con Cosic, Generali e Villalta , giocavano insieme tre atleti oltre 2,10mt. Volete una certezza di vittoria nel Basket? Si vince solamente quando si realizza qualcosa di nuovo.

Negli anni ’70, c’erano soli due stranieri. Prima Wells poi Jim McMillan, da accoppiare a Cosic. Molti italiani protagonisti nella Virtus. Non solo Villalta.

Una combinazione magica, l’accoppiata Driscoll-Cosic.

Volontà, cultura, fisico , intelligenza e quant’altro. Se fossero rimasti insieme si sarebbe aperto un ciclo di vittorie. Ma il Fato non volle.