Basket, Costruire Una Squadra

C’era una volta una verità assoluta, è ancora valida? “I campionati si vincono in Agosto quando viene costruita la squadra”. Scontato?

Una volta si giocava poco. Se il mosaico rimaneva incollato saldamente e senza infortuni, avrebbe soddisfatto, regolato, aiutato a risolvere i problemi durante il cammino da Ottobre a Giugno, senza cambiare nulla.

Altri tempi, ora si gioca molto di più. Tuttavia certi concetti per costruirla rimangono. Non è un buon segno.
Si usano ancora i “ruoli” ovvero le specializzazioni, ma alcune squadre cominciano a pensarla diversamente. Tutti devono saper giocare “spalle a canestro” non c’è bisogno dello specialista.

Sembra invece che non si possa giocare senza il pivot, che purtroppo sanno usare pochi fondamentali. In attacco sono delle palle al piede.

Va da sé che la squadra deve essere soprattutto equilibrata, ma secondo quali criteri? Se pensate ai ruoli siete fuori strada.

Psicologici, innanzitutto, perché la compattezza e l’unità sono prioritarie, poi capacità fisiche in quanto senza fisicità non si va da nessuna parte, senza dimenticare che anche la tecnica ha il suo peso.

L’indirizzo tecnico migliore è la scelta di giocatori in grado di fare tutto. Senza specialisti nei ruoli.  Questo non significa che , se fra gli esterni ci sono dei playmakers , li cacciamo via.  Dolomiti Trento, ma anche Venezia sono due ottimi esempi.

Costruire una squadra è un’operazione difficilissima perché occorre conoscere l’uomo, prima della tecnica e delle altre componenti. Quindi bisogna avere le idee chiare sul tipo di giocatore che si vuole allenare a prescindere dalla sua destrezza. Personalmente apprezzo la disponibilità.

“Secondo Bobby Knight, vecchio allenatore degli anni ’70-‘80, il giocatore deve essere disposto anche a battere la testa contro il muro, se richiesto, potendo intervenire solo per la richiesta dell’altezza”.

Quando Dan Peterson si rese conto che Terry Driscoll era un Pivot troppo piccolo, non disegnò nessun schema per lui, ma Terry faceva 20Pt. a rimbalzo d’attacco. Avete compreso cosa intendo per disponibilità?

I RUOLI SONO IL PASSATO

Si può seguire la corrente, nella costruzione, fare cioè come fanno tutti, ma anche imitare i “salmoni”.

Andare controcorrente si può finire nella bocca dell’orso di montagna, ma ci possono essere risvolti positivi e sorprendenti.

Intanto, di chi è il compito? Dell’allenatore o della società? Chiunque sia incaricato, direi che deve avere conoscenza del “mondo” dei giocatori ed esperienza del gioco , ma soprattutto una idea precisa del concetto di disponibilità.

Più facile trovare ragazzi forti fisicamente e con buone capacità tecniche, ma senza disponibilità a migliorare oppure adattare le proprie abitudini.

In questo caso, è meglio lasciarli stare dove sono, se non si è costretti ad allenarli.

Quindi la caratteristica più importante del giocatore è quella psicologica, con scelta riferita alla sua disponibilità, abbinata ad un fisico con capacità rilevanti, adatto al livello di gioco.

E la tecnica? Il fatto di essere la terza considerazione da prendere in esame, non significa che sia meno importante delle altre.

Dal pdv tecnico i giocatori devono essere in grado di fare tutto, dentro il loro livello di appartenenza. Tutti devo saper giocare 1c1 con spalle a canestro, non importa avere lo specialista.

Se volete un esempio prendetelo dal Fenerbahce dove il più alto, Vesely 2,13 gioca tranquillamente esterno. Non tira da 3Pt. ma sa tirare ed è una minaccia per il suo continuo movimento e rimbalzo d’attacco.

Noi non vogliamo costruire le squadre solo con gli specialisti in ogni ruolo anche se è la metodologia più usata. Il pivot specialista va scomparendo.

TUTTI FANNO TUTTO

Come già detto, vogliamo che tutti sappiano fare tutto , partendo dalla difesa, dalla capacità di organizzare, ma anche dal saper tirare e andare a rimbalzo, seguendo il proprio tiro. Non lo fa nessuno, ma questo cosa significa?

Non ditemi che ci possa essere qualcuno che possa pensare ad un errore tecnico.

Fare tutto significa anche saper giocare con spalle a canestro, importante che non sia una specializzazione, ovvero che si conosca solo quella utilizzazione.
Il nostro modo di pensare è esattamente il contrario delle specializzazioni nei ruoli.

Ci ripetiamo per sottolineare. L’esempio migliore è rappresentato dalla formazione di Trento che segue questa strada da alcuni anni. Tutti sono in grado di fare tutto. Anche giocare organizzando, pur avendo in campo sempre un playmaker di ruolo.

“Scelgo giocatori adatti al mio sistema di gioco”, affermava tempo fa un noto allenatore, facendo pensare che la squadra la componeva lui stesso partendo dalla tecnica. Non potete pensare, comunque , che questo grande Coach tralasciasse gli altri punti ovvero l’aspetto fisico e psicologico.

LO SPIRITO DEL SALMONE ALLENANDO LE GIOVANILI

Significa costruire squadre controcorrente, dove chi tira va sempre a rimbalzo, chiunque deve essere in grado di organizzare l’attacco, condurre il CP dopo aver catturato il rimbalzo difensivo. Si gioca anche a zona e coinvolgendo tutta la squadra nelle situazioni della rimessa della palla in campo.

Si vince anche in questo modo, curando la tecnica, senza specialisti, usando il gioco di squadra nelle situazioni che sono di solito gestite e sbrigate dal singolo. Come?

La palla, come già detto, può essere gestita utilizzando l’intera squadra. Per esempio, osserviamo la transizione dopo la rimessa dal fondo campo contro il pressing.

Lo fa di solito il playmaker superando la metà campo, giusto? Si può fare impegnando tutta la squadra? Chi dei 5 attaccanti ha il possesso di palla,attraversando la metà campo, organizza.

Non pensate che sia più difficile vincere, andando controcorrente. Anzi è vero tutto il contrario. Infatti, molti allenatori, hanno troppi pregiudizi su certi aspetti tecnici e seguono solo quello che fanno gli altri.

Ma rimanendo in tema, spezziamo una lancia anche a favore di quegli allenatori che fanno scelte tecniche controcorrente. Un esempio? Come l’uso programmato della la zona, vera e propria medicina del basket.

La nostra idea principale? Vogliamo ripristinare il tiro-rimbalzo. Per un problema di disponibilità forse non sarà possibile a tutti i livelli, ma riusciremo almeno nel periodo Under. Secondariamente, tutti devono saper fare tutto, sia organizzare il gioco che giocare in pivot.

“Se vuoi galleggiare segui la corrente, ma se vuoi vincere fai come i salmoni, vai controcorrente”.

Ci sono degli ostacoli, ma il rischio vale la candela. Un esempio di muoversi controcorrente, in questo periodo storico? Tiro-Rimbalzo.

Un altro? Tutti giocano playmaker. Un altro ancora? Giochiamo senza pivot, perchè tutti devono saper giocare spalle a canestro.

Se i giocatori sono disponibili  sono pronti a fare tutto quello che viene loro richiesto. Cominciamo col far giocare tutti playmaker, senza pensare che lo possano diventare (creatori del gioco) grazie all’esercizio, ma sicuramente miglioreranno.

Va da sé che bisogna avere la fortuna di insegnare a giovani giocatori motivati , psicologicamente forti, fisicamente di livello e tecnicamente pronti al cambiamento.

Se con l’idea leader rappresentata dal tiro da 3Pt. viene realizzato un sistema di gioco, il penetra-e-scarica, per realizzarlo, anche nel nostro caso, per concretizzare le nostre idee, ne dovremo trovare uno altrettanto adatto.

IL GIOCO DEI DUE RAGNI

I numeri del Diag. “non” corrispondono ai ruoli tradizionali. “Tutti fanno tutto”, significa che (4) e (5) possono essere due giocatori di bassa statura. Si sono trovati in quella posizione per il movimento della transizione, dalla difesa all’attacco.

Il “Ragno” è un termine che corrisponde ad una tipologia del giocatore di pallacanestro che usiamo quando comunichiamo coi ragazzi col linguaggio della favola.

E’ il giocatore che si muove senza palla per andare al centro della “ragnatela dei passaggi”, riceverla per smistarla dalla parte opposta  della ricezione, per fare un assist. Un esempio è stato portato nel Diag. in alto per l’attacco contro il pressing.

Possiamo definirlo un playmaker avanzato.

Nel nostro sistema, per dare la possibilità a tutti di fare l’esperienza del Playmaker  ne abbiamo due, avanzati,  per una collaborazione a coppie, chiamata “Alto-Basso”. Tutti fanno tutto, quindi abbiamo una alternanza della circolazione interna (Due ragni) e una esterna.

Questa alternanza si forma quando la quadra, col passaggio, fa attraversare la metà campo alla palla con partenza dalla rimessa dal fondo. Se, dopo una ragnatela di passaggi, (1) attraversa la metà campo , organizza il gioco del “Due Ragni”.

Esterni ed interni si muovono in sincronia, ma con movimenti diversi guidati dal passaggio, una specie di “passing-game”. Lo schieramento di base è “1-3-1”, dove non si occupano mai gli spazi degli angoli.