Comunicare con la Metafora

Comunicare

 

Allenare vuol dire comunicare, non solo naturalmente e come farlo è importante. Approfondire questa piccola verità significa risolvere una situazione determinante del rapporto col giocatore.  Intanto, ci vuole coerenza, chiarezza e semplicità, poi una didattica che miri alla consapevolezza.

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La comunicazione tra un allenatore ed i suoi  atleti ha quindi una importanza fondamentale.  Serve per la “gestione” della squadra e per trasmettere concetti didattici.

E’ in questo spazio che si collocano due progetti diversi e  la trattativa (si fa per dire) per arrivare a pensare allo stesso modo.  Si delinea cosi il profilo di un rapporto che può andare dalla completa  fiducia alla totale sfiducia. 

Un allenatore quando comunica con un atleta, deve sempre ricordare che la sua parola, il suo atteggiamento devono influenzare non solo il gesto tecnico, ma tutto il comportamento, dentro e fuori dal campo.

Comunicare bene significa insegnare meglio, che determina un maggior apprendimento, e migliora anche la relazione, sia a livello individuale che di gruppo; entrambi gli aspetti favoriscono una migliore prestazione.

Nessun allenatore nasce capace di comunicare bene. La comunicazione è un’abilità da acquisire.

Così come le capacità motorie sono allenabili, lo è anche la comunicazione. Proprio come un giocatore lavora per migliorare la sua tecnica, anche un istruttore può apprendere stili comunicativi più funzionali nella trasmissione di informazioni ai giocatori. Dipende da personalità e cultura.

LA METAFORA E LE FAVOLE

Jungle Team

La metafora e le favole fanno parte del nostro modo di comunicare.

E’ un talento innato che viene dall’uomo rimasto bambino. Non mi so dare altre spiegazioni. Di favole ne troverete tantissime. Dal “Jungle Team” , scritto per la formazione del gruppo, a “Kata the Fox”, narrata per apprendere meglio l’importanza del gesto tecnico che si esprime col taglio “back-door”.

Nascono spontaneamente quando ci accorgiamo che i ragazzi fanno fatica ad entrare nella sfera dell’apprendimento. Aiutano ad entrare nel mondo della “comprensione” che è lo spirito del basket.

Dalla comprensione alla consapevolezza il passo è breve. Si entra così nella sfera della “Didattica Metacognitiva” un modo di allenare , comunicando bene per insegnare meglio.

La chiarezza, ci ripetiamo per sottolineare, è la pietra angolare. L’allenatore quando spiega è come un grande attore che recita sul palcoscenico ed usa tutti i modi per una comunicazione efficiente.

Si infila la “maschera” della recita ed esprime la sua abilità nell’attirare l’attenzione. Qualsiasi regista di Hollywood lo ingaggerebbe prontamente per il prossimo film.

Dan Ball

Nella storia della comunicazione nel basket, coach Dan Peterson è stato il primo rappresentante della “Didattica Metacognitiva”. La sua opera risale al 1973, l’anno del suo arrivo a Bologna.  La trasmissione della conoscenza ha sempre rappresentato il suo cavallo di battaglia , un grande mezzo per guidare gli uomini.

Non ci rimane che ripeterlo ancora: comunicare bene significa far apprendere  meglio e il pensiero ritorna sempre a Dan. L’unico in grado anche ora di insegnare il basket per la sua capacità di comunicare. Il numero uno di sempre .

La  metafora consiste in un mezzo di rappresentazione di un pensiero, di un concetto, di una associazione di idee. Qualunque sia la metafora, rappresenta un efficace strumento di comunicazione per trasmettere i nostri valori.

I termini che utilizziamo nel comunicare metaforicamente influenzano notevolmente le dinamiche di una conversazione dal nostro punto di vista e anche dal punto di vista di chi ascolta.

COMUNICARE  IN MODO FIGURATO

Contropiede color

Lasciamo spesso liberi i nostri ragazzi d’esprimere la loro interpretazione del basket che deriva dall’emulazione dei giocatori NBA.

Le loro scelte sono da rispettare e tenere in considerazione, ma spesso sbagliate soprattutto quando prendono le scorciatoie dell’apprendimento. Il nostro lavoro è quello di completare i “gradini” che mancano dalla scala.

Scelgono quello che , in parte, è già dentro di loro. La scala didattica da seguire serve per chi ha poco nel “magazzino della memoria”, e devono comprendere che non si può passare dalla prima elementare all’università. Ecco un esempio di  metafora.

Devono trovare l’essenziale per costruire le loro sicurezze, quindi pulire il loro “camino” pieno di fuliggine, diciamo noi continuamente.

L’interpretazione del basket si avvale della “comprensione” di quello che succede in campo e non può essere “saltata”. Non si può fare a meno dello “spirito del basket”.

Il “camino” da ripulire è l’esempio di un’altra metafora interessante. Un’immagine che colpisce e comunica un concetto difficilmente spiegabile con le nostre parole. La “fuliggine” da togliere appartiene però alle loro sicurezze e bisogna aiutarli a costruirne altre, più soddisfacenti.

Le metafore hanno fatto parte della comunicazione in varie forme per secoli e secoli. Racconti sotto forma di novelle, proverbi, parabole si sono trasmessi di generazione in generazione. La stessa Bibbia usa questa forma semplice per comunicare grandi sentimenti. Le metafore sono così radicate nel nostro modo di essere e di pensare che per molte persone rappresentano, in modo naturale, una maniera per stimolare l’interesse e il coinvolgimento degli altri.

Per questa loro natura le metafore divengono efficaci strumenti di comunicazione perché riescono a rapportarsi bene con sensazioni che spesso non siamo in grado di descrivere e rappresentare al meglio utilizzando parole diverse.

Jungle Team Foto

La favola del “Jungle Team” è la metafora della vita di gruppo che fornisce la consapevolezza dell’importanza del rapporto di amicizia fra i giocatori. Giocatori , che non sono tutti uguali.

Lo sono di fronte a Dio ma non per l’Elefante, coach del team. Per lui ogni giocatore deve portare la “sua acqua”, ovvero il proprio talento, al grande “pozzo” della squadra per migliorare il rendimento della stessa e vincere il campionato.

Così dice la favola. In un gruppo, non sempre tutti si comportano nel modo sperato. La Volpe rappresenta il giocatore egoista che spesso fa danni.

I bambini che leggono o ascoltano questa favola scelgono anche, istintivamente , il ruolo da interpretare nel gioco. Nessuno sceglie il ruolo della Volpe. In un certo senso è la prima ammissione della consapevole presenza dentro di loro dell’egoismo.

Canguro

La favola più significativa per l’apprendimento del basket è quella di “Arturo il Canguro”, straniero di coppa per la squadra del “Jungle Team”.

Attraverso l’apprendimento consapevole perché autonomo , è il rappresentante più importante della didattica “metacognitiva”.

Porta con se il ” libretto degli appunti”, metafora della conoscenza, pietra angolare  della consapevolezza.

Si gioca a pallacanestro leggendo la difesa , ma anche costringendola a fare quello che vuole l’attacco.

“Arturo” conosce le finte ,  fondamentali come gli altri perchè bisogna saper fare quello che si “finta”. Hanno un pregio. Fanno passare l’attaccante da vittima della difesa a “carnefice” della stessa. Condizionano notevolmente  la difesa che va battuta proprio grazie alle “finte”. Arturo ne ha “inventata” una che  ha il pregio di “stupire” e che prende il suo nome.

(Continua…dentro la categoria “Filosofia e Favole)