Bisogno di Gioco

IL JUNGLE TEAM E IL BASKET

Giocare è un bisogno primario, come respirare , mangiare e sognare. Vale per tutti, a qualsiasi età, ma nella scuola elementare ha un significato più profondo.

Il gioco è significativo per lo sviluppo intellettivo del bambino, perché il bimbo, quando gioca, sorprende se stesso e nella sorpresa acquisisce nuove modalità per entrare in relazione con il mondo esterno.

Per gioco intendiamo il “Jungle Team” che scende in campo contro un’altra squadra. Trattasi di una partita vera e questo tipo di gioco ha un grande alleato, rappresentato dalla favola.

Favola e gioco sviluppano le potenzialità intellettive, affettive e relazionali. E fanno sognare.

Il bambino nel giocare in questo modo impara ad essere creativo, sperimenta le sue capacità cognitive, scopre se stesso, entra in relazione con i suoi coetanei e sviluppa quindi l’intera personalità.

Chiamiamo la relazione con gli altri con un termine importante, la socializzazione. Siamo sicuri che sia proprio il “gioco di squadra” a sviluppare meglio questo bisogno ed abbiamo scelto il Basket per soddisfarlo.

Pensiamo di far conoscere uno sport partendo dal suo gioco “agonistico”, nel nostro caso senza insegnare i fondamentali, tranne uno. Il tiro. Non storcete il naso sul termine agonistico che serve solo ad indicare una partecipazione impegnata, ma senza contatti fisici.

Si può fare, partendo proprio dal gioco 5c5 oppure 6c6, ma anche 9c9. Vedremo come.

Zet&BushLA SOCIALIZZAZIONE 

Come tutti sanno, i “bisogni” sono divisi in categorie: primari , secondari, ecc.  E’ ciò che si legge sui libri. Lo dicono gli studiosi e particolarmente gli psicologi.

Nessuno ci fa troppo caso, ma è così.

I bisogni sono tutti da soddisfare, non c’è “pezza che tenga”, soprattutto quelli primari. Della serie: non si dovrebbe andare in seconda classe senza avere fatto bene la prima.

Si presenteranno comunque, anche le esigenze secondarie, perché il processo di crescita ha i suoi schemi: ma esse si affrontano con un grande vantaggio, un vero e proprio “bonus”, se e quando sono stati realizzati con soddisfazione, tutti i bisogni primari.

Quindi, cominciamo ad accontentare quelli più importanti nei tempi imposti dalla natura. Facciamolo subito, se è possibile, perché la penalizzazione, in caso di omissione, potrebbe essere insopportabile. Non è come nel sistema scolastico attuale, in cui il debito te lo porti dietro sempre e comunque senza problemi.

Qui, invece, con i “bisogni insoddisfatti” non si scherza, si rischia la bocciatura con la vita.

Riassumiamo dicendo che ci sono bisogni primari e vitali: sono una categoria a parte. Poi, ci sono i bisogni che, per importanza, pongo nella stessa categoria, anche se alcuni sono meno curati, ma sicuramente decisivi per la vita sociale dei bimbi.

Uno su tutti: “Il bisogno di socializzazione.”

MA NOI ABBIAMO IL BASKET

Bisogno di gioco

Arriviamo al nocciolo: cosa possiamo fare noi allenatori? Abbiamo qualcosa da proporre per dare una mano?Certamente, ma dobbiamo conoscere bene il problema così come descritto, e sentirci sinceramente coinvolti.

Andare a seminare nella scuola Elementare è il minimo, ma poi bisogna “sapere” cosa fare per i bimbi, e come. In fondo, dire che li faremo giocare è un po’ troppo generico.

Non è quello di cui hanno “veramente” bisogno. Solo il gioco di squadra soddisfa tutte le esigenze.    

Come si deve procedere? Se i bimbi hanno bisogno di socializzare, abbiamo da offrire uno sport unico, dove si gioca con un certo spirito.

Ricordiamoci che i bambini non hanno bisogno di noi per giocare, lo sanno fare naturalmente: se lasci fare, loro si organizzano.  Noi, invece , abbiamo il basket, definito da tutti “gioco di squadra” per eccellenza.

Socializzare vuol dire saper stare con gli altri componenti della stessa squadra, nel rispetto delle regole. Il gruppo da costruire sarebbe un obiettivo perfetto e giocare in questo contesto sarebbe “un bell’andare”, un aiuto grandissimo per i bambini.

Quindi l’idea è che dovrebbero diventare elementi di una squadra, viverne le problematiche, e soprattutto cercare di star bene con i compagni.  

Su questo, penso siamo tutti d’accordo. Quanto detto è solo il punto di partenza, ed è inutile andare oltre. Si potrebbe tranquillamente dire, fermiamoci qui. Il motivo? Tutti i bambini passano dalla scuola Elementare, curiamo bene questo quinquennio.

Abbiamo un po’ di carne al fuoco e le “mani piene”, perché la socializzazione deve risolvere il comportamento dei singoli dentro un contesto davvero interessante e stimolante. La scelta, ossia come avviarli al basket , è importante, ma bisogna renderla facile.

Il basket ha dei fondamentali discriminanti (palleggio e difesa). C’è una popolazione scolastica dove coesistono bambini, bambine e portatori di leggeri handicap. Come detto, abbiamo scelto il basket come gioco di squadra per sviluppare la loro socializzazione , ma dobbiamo anche presentarlo in maniera:

Semplice (facilità)
Alla portata di tutti (accessibilità)
Il più presto possibile (giocabilità)
Appassionante (entusiasmo)

PROBLEMI DA RISOLVERE

Esercizio autovalutazione

Il primo problema da risolvere, per presentare uno sport adattato alla situazione, sta nel numero delle regole.

Minore è il numero, maggiore sarà, la semplicità ed il divertimento che ne consegue.

Il secondo riguarda l’ambiente: nelle scuole elementari la popolazione scolastica è composta di bimbi, bimbe e portatori di handicap. Tutti devono poter giocare.

La direttrice della scuola Elementare di Budrio, a suo tempo, fu categorica . “Volete fare un torneo scolastico? Benissimo, fate in modo che giochino tutti”.  Fu lei a stabilire il modo. A noi il compito di trovare come farlo.  

Il basket doveva essere accessibile a tutti, senza tante storie. Lei mise le regole , noi scegliemmo il Basket Scolastico adatto a tutti i bambini. Se vi fosse capitata una situazione simile, come avreste risolto il problema?

Il bisogno di giocare viene equiparato al bisogno di respirare.

Mi piace questo accostamento. Avremmo potuto tirare in ballo altri bisogni vitali, quali: mangiare oppure dormire. Respirare è proprio la prima necessità di vita e, se si respira bene , si può giocare al massimo.

Quando si pratica uno sport giocando molto, spesso si è soddisfatti. Si può anche sognare, perché si desidera qualcosa. Si vuole essere riconosciuti come protagonisti. Giocare e sognare, ecco due bisogni primari, legati dalle soddisfazioni che portano.

Sono una bella coppia. Anch’io ero un grande sognatore. Il desiderio di riuscire nello sport era così grande da appartenere, di diritto, al mio mondo onirico. Quando si gioca molto e si è contenti , si accende la speranza e si sogna di diventare bravi, come i campioni dello sport.

Per questo motivo siamo andati (Busciglio Francesco ed il sottoscritto) a dare una mano ai bambini della scuola Elementare, proprio per farli giocare, contribuire a far nascere l’entusiasmo per poter anche sognare.

FANTASIA E GIOCO

NiePallaadue bambininte insegnamento, come nel Mini-Basket. Solo gioco, un gruppo contro un altro.

Questa pedagogia non è farina del mio sacco, ho preso l’idea da altri educatori. Non lo dico solo io, in fondo lo sappiamo tutti, anche se facciamo tutti fatica a realizzare, trasformare l’idea in pratica. Sono un insegnante, ma nella scuola elementare non puoi e non devi insegnare nulla. La favola deve preparare al gioco.

Il periodo storico che stiamo vivendo non lascia alternative. Sto parlando solo per l’attività sportiva, le maestre fanno il loro lavoro come sanno.

Dicevo di non insegnare per poterlo fare più avanti. Bisogna solo fare giocare, e nel nostro caso il “gioco” si chiama basket, o meglio, avviamento al basket, o come volete voi.  C’è un percorso da rispettare.

Intanto bisogna pensare “come” comunicare con i bimbi per farsi accettare subito.

Abbiamo scelto le immagini della favola, e non abbiamo fatto fatica a catturarli.  La magia degli animali che parlano è travolgente, fa scendere il silenzio dell’attenzione.  “Chiedono al custode la palla per giocare, e all’Elefante di allenarli”. (Il “Jungle Team”, categoria del sito in “Filosofia e Favole)

L’interesse per il gioco diventa passione, la luce che nasce nei loro occhi brilla come diamanti di prima qualità. Favola e gioco, tutte cose risapute.

GIOCHIAMO AL PIÙ PRESTO. Gli esercizi possono aspettare.

Bisogno di gioco.1

Come detto, è necessario trovare il modo di sviluppare la “socializzazione”. L’attività ludica finalizzata al gruppo, si porta dietro la medicina per combattere il virus dell’egoismo, caratteristica psicologica della prima infanzia.  

Allo scopo, proponiamo di fare respirare il gioco, per poter subito sognare.

Il basket ha la possibilità di offrire quanto sopra? Non nella sua forma naturale, ha bisogno di preparazione, di leggere modifiche, di un gioco d’avviamento.  Ripetiamo, gioco non esercizi, che significa, 5c5 , ma anche 6c6 oppure 7c7.

C’è qualcuno che conosce la possibilità ( con regole e adattamenti) di far giocare 10c10? Bene, vogliamo quel gioco applicato al basket e quelle “elementari”, facili regole!!!

COME GIOCARE

Elementare Team Scuola

Vedendoli correre sul campo, ad uno spettatore qualsiasi (diciamo un genitore), non conoscitore in modo approfondito del basket , dovrebbe sembrare che stiano proprio “giocando” a questo bellissimo sport. Sarebbe già qualcosa. Almeno per noi.

Ovviamente, gli stessi bambini dovrebbero poterlo credere. E’ quello che conta. Sentirsi protagonisti è un bel sentimento, e giocare una partita è come essere dentro a quelle che si vedono per TV. Correre avanti e indietro , passare e tirare. Esultare, se si realizza un canestro, abbracciarsi se si vince la gara.

Non è tutto perché non ci sono solo le situazioni positive da considerare. Interessante sottolineare, attraverso il linguaggio della favola , che si può anche perdere. Appositamente, con la partita, vogliamo che si crei questa situazione.

E’ proprio qui che è importante l’educazione del maestro. Questo è il momento in cui si deve “insegnare” un comportamento. Quali messaggi da apprendere? Intanto, non è colpa dell’arbitro, ma merito degli avversari che sono stati più bravi. Poiché la partita è appena finita, bisogna salutare gli avversari con sorriso e dignità. Quindi, correre, subito dopo, a piangere negli spogliatoi.

Il pianto del bambino che perde è importante come la felicità di quello che vince. Rappresentano la stessa faccia della vita. Per questo l’allenatore deve avere una cultura vasta per gestire tutto.  

E non può essere un giovane allenatore, un ragazzo, perché ha i suoi problemi da risolvere. Difficile trovarne uno maturo.  L’allenatore da affiancare ai bambini della scuola elementare può essere solo vecchio, e dunque, sicuramente più saggio.

Ci sono ancora paesi per “Old Coaches”… come quello di Budrio?  Sicuramente. Solo la grande  conoscenza dello sport in generale e del basket in particolare  può scegliere l’avviamento al gioco-basket per le Elementari , fatto con l’attacco al “Castello”.

La palla viene passata subito all’Alba e , usando il passaggio, arriva al Tramonto per il tiro.

Attacco al castello

E’ il gioco di quadra che conta.  La squadra è nata dalla favola (The Jungle Team). I bambini hanno compreso l’importanza di apprendere il gioco per potere partecipare al campionato. L’impegno è sempre alto. Il confronto con gli altri è la meta che li stimola.

Hanno visto l’esempio dalla TV. Il torneo è un’attività ludica che impegna completamente le classi delle Elementari, per far giocare maschi e femmine, insieme ai compagni portatori di leggeri handicap.  Sarebbe la risoluzione al problema, per contrastare l’egocentrismo.

Stimola l’allenatore ad organizzare tutto, affinché il processo della socializzazione abbia successo. Insieme, giocano contro un’altra squadra, lottando unitamente per vincere. Il tifo diventa la colla che tiene insieme la “panchina” con i compagni in campo.

IL BASKET SODDISFA MOLTI BISOGNI

E’ vero, ma occorre da parte nostra avere una predisposizione speciale. Bisogna mettere al primo posto i bambini, non lo sport, meno che meno noi stessi.

Si può “storpiare” lo sport per dare i massimi vantaggi al bambino: si può e si deve!  Se un adulto li vedesse giocare e gioire , ma lui stesso fosse annoiato a morte per mancanza di “spettacolo”(tecnica-tempi-spazi), avrebbe importanza?  

Non è facile da trovare questo “basket adattato”, ma nemmeno impossibile. Una volta ottenuto, non ha certo la priorità di soddisfare lo “spettacolo” per lo spettatore. Importante che l’attività abbia come obiettivo la soddisfazione di certi bisogni dei bambini.  Devono giocare tutti e, non dimentichiamolo, con gli stessi tempi di gioco.

Apprezzo moltissimo il tentativo , ma non sono d’accordo con l’“Easy Basket” della Federazione. Il motivo? Assomiglia più ad un esercizio, gabellato per attività di squadra. Non è una partita come quelle che si vedono in TV.  

E’ facile cadere, eseguendo dei fondamentali di basket, nell’equivoco. Utilizzati in questo quinquennio di crescita, creano quella diversità , e quella discriminazione che loro stessi, inconsciamente, portano.

PALLEGGIO E DIFESA SONO DISCRIMINANTI

Palleggio

Il palleggio e la difesa sono sicuramente tra questi.

Il tiro da fuori , invece non conduce a questi inconvenienti. E’ un problema per tutti dai sei a dieci anni, quindi riporta, mette tutti allo stesso punto di partenza. Stiamo sempre parlando del “mondo” della Scuola Elementare, non dimentichiamolo. Possiamo, quindi, incominciare ad annunciare il primo punto fermo.

Si gioca a basket una squadra contro un’altra, dove si attacca e difende tutto campo. Si usano il passaggio ed il tiro, ma lo si può scoccare solamente quando tutti hanno avuto almeno un possesso di palla. Se al bambino capita di fare qualche palleggio, usando entrambe le mani , non è un problema.

La difesa , invece , deve stare dentro le proprie mura. Non possiamo avere infortuni in questo ambiente, le maestre sono terrorizzate. Chiaro? Per noi è stata una conquista.

E’ così che è nato “l’attacco al castello”.  Poche regole, e molto divertimento. Come affermato ripetutamente, il gioco ideale deve dare la possibilità di mettere tutti, maschi e femmine, allo stesso livello, per avere uguali possibilità d’interpretazione del gioco. Sembra paradossale, sembrava impossibile da realizzare, ma ci siamo riusciti.

E’ sufficiente avere queste mete  e, sono sicurissimo, tanti coaches sarebbero giunti alle nostre considerazioni, trovando “l’attacco al castello” o qualcosa di simile. Siamo nella scuola elementare, cerchiamo di soddisfare innanzitutto i bisogni dei bambini, di tutti loro.

E’ sufficiente stabilire le regole in modo da realizzare questo principio. Devono correre giocando, ma lo devono fare insieme, come gruppo, con uno scopo, contro un avversario, dovendo anche soddisfare poche regole. Più sono le norme, minore è il divertimento.

Vedendoli giocare una partita , si dovrebbe apprezzare il tifo che fanno i “panchinari” a sostegno dei loro compagni in campo, la concentrazione nel gioco, l’abilità legata al loro talento naturale (giocare con quello che si sa fare, poco o molto che sia), la possibilità offerta a tutti di partecipare, la disciplina nel rispetto dell’arbitro e la correttezza nel saluto di fine gara.

Il sorriso smorza sempre l’agonismo espresso un attimo prima.

LA SCUOLA ELEMENTARE DI BUDRIO

Tiro-La-Cornice

Siamo nell’anno 2008. Sto raccontando quello che avviene nelle partite del torneo che ogni anno si tiene nelle Scuole Elementari di Budrio.

E’ la favola degli animali che si è trasformata nel “Jungle team”, per poter partecipare al Campionato Europeo, solo per Zoo. La favola è diventata realtà.

E’ appena finita la finale del torneo dello Zoo della scuola Elementare di Budrio. Non c’erano solo le due classi a contendersi la finale, ma tutta la scolaresca a tifare. A 10 anni un gruppo di bambini ha provato cosa significhi l’emozione, quale stato d’animo si prova a giocare col “tifo” stordente attorno al campo.

Tante mani si alzano e le urla si sprecano, mentre i giocatori si apprestano al tiro. Anche il più bravo si trova nella stessa situazione di altri con minor talento. Per vincere deve tirare da fuori area. Molte volte, tremano di più le mani dei maschi che giocano normalmente a basket , piuttosto che quelle delle bimbe che hanno appena iniziato.

Al test del “pannolino” sono risultati positivi in molti. Erano “bagnati” d’emozione.

Anche questa è frutto della “socializzazione”, perché è facile ricevere una “pacca” sulle spalle in segno di “coraggio”. Questa è un’attività di squadra che soddisfa tanti bisogni e fa sentire individualmente importanti, dando anche una soddisfazione d’appartenenza.  

Soprattutto aiuta a superare positivamente la fase egoistica.  Oggi il basket è stato utile, e non solo ai “soliti” individualisti, ma a tutti quanti: ha vinto ancora una volta chi si è divertito di più!