Lo Sport Nella Scuola Elementare

Sport Nella Scuola

IL SOGNO

Un giorno, ho sognato di essere il direttore didattico della Scuola Elementare di Budrio. Era il solo modo per mettere in pratica i miei desideri.

Direttore di una scuola elementare costruita in un centro sportivo, con una grande palestra dove almeno una volta al giorno si poteva dare inizio le lezioni con una bella seduta di gioco.

Si sarebbero praticate diverse attività sportive, da abbinare a quelle scolastiche.

Nuoto e Basket d’inverno, Baseball e Calcio d’estate. Istruttori ben pagati da accompagnare le rispettive Maestre o Maestri. I genitori? Disponibili a collaborare solo se chiamati. Avevano firmato la loro mancanza d’ingerenza.

Basket Sogno

Bello vero? E’ la forza dei sogni, il vantaggio dell’entusiasmo legato alla personalità di chi è rimasto un po’ bambino, nonostante gli anni.

Direttore didattico di una grande scuola elementare edificata in mezzo al verde, con strutture sportive e attrezzature tali da permettere a tutte le classi di poter giocare ogni giorno.

Un’attività ludica che potesse far conoscere anche i fondamentali di molti sport, attraverso il gioco, per poter acquisire una base motoria eccellente, ma soprattutto per dare ai bambini la possibilità di sfogare la loro energia repressa dalle ore scolastiche. Anche loro avrebbero potuto sognare.

Oltre all’attività ginnico-sportiva volevo che i bambini cantassero e apprendessero i primi rudimenti della musica, con uno strumento da imparare, ma sempre sotto forma di gioco. Nel sogno era tutto possibile, ma anche nella realtà.

ambiente sportivo

Per loro, potevo scegliere i maestri adatti, senza guardare all’età, cultura o titoli vari, ma solo per l’entusiasmo che sapessero esprimere rimanendo insieme ai bambini.

Agli insegnanti che avessero avuto questo talento , avrei potuto dare incentivi economici per farli rimanere per cicli di 5 anni. Era possibile economicamente perché le società sportive erano interessate e molti “sponsor” avrebbero scelto quel canale per le loro esigenze pubblicitarie.

In questo modo avrei potuto ottenere che i bambini non dimenticassero mai questo periodo che sarebbe stato in grado di soddisfare i loro bisogni di movimento, unico modo per equilibrare la crescita psicologica e lo sforzo di apprendere le materie culturali.

Inoltre non dimenticassero mai le favole che il Direttore raccontava ogni tanto entrando in classe. Storie di animali che volevano partecipare all’attività sportiva di squadra per coronare il loro sogno: vincere tutti insieme il campionato degli Zoo.”

zet2013

Così a 60 anni , d’accordo col Presidente del Budrio-Basket, dopo 40 anni di insegnamento consumati nella scuola media superiore, mi sono licenziato dalla scuola (pensionamento) per offrire la collaborazione esterna alla Direttrice della scuola elementare di Budrio.

Sono tornato ancora una volta (la terza) all’insegnamento dello sport nella elementare, ma stavolta con un grande asso nella manica: le favole.

Appartengono tutte al mio vissuto storico ed hanno una solida base di realtà perché raccontano, con l’atmosfera particolare della leggenda, episodi assolutamente veri.

 

PROGRAMMAZIONE

Giochiamo a basket

Significa tracciare un piano di lavoro finalizzato ad obiettivi educativi e di formazione degli schemi motori di base (camminare, correre in vari modi, prendere, lanciare, stringersi ed allargarsi in gruppo, schivare ecct.). Ma non solo.

Infatti, durante l’esercitazione con questa finalità motoria abbiamo cercato di dare sempre un’impronta socializzante .

Questo piano, parte dal presupposto della conoscenza integrale del bambino che tiene conto delle sue necessità, delle fasi della sua evoluzione e delle modificazioni che intervengono nel suo sistema biologico, psicologico affettivo, come spinte naturali , ma migliorate per effetto dei nostri interventi esterni con l’attività ludico sportiva.

Programmare significa inoltre rispondere alle esigenze di ciascun bambino, attraverso l’educazione ed uso del movimento come mediatore dei processi di apprendimento.

Come già detto, tutta l’attività è basata sul miglioramento della socializzazione nel tentativo di aiutare i bambini a superare la fase egoistica, caratteristica di questo periodo della loro prima infanzia.

Quindi, non solo abbiamo utilizzato gli schemi motori finalizzati alla socializzazione, ma soprattutto l’abbiamo ottenuta con l’avviamento al gioco-sport.

Basket elementari

Siamo riusciti a trasformare ogni classe elementare in un gruppo , o meglio in una squadra che avrebbe partecipato al torneo di fine anno.

Nei primi due anni delle elementari abbiamo basato l’attività per il recupero degli schemi motori di base e durante il triennio abbiamo cercato di fare apprendere , attraverso il gioco di avviamento, il Basket. Un avviamento particolare per far giocare a basket (5c5) maschi e femmine insieme a bambini con leggeri handicap.

La favola ha avuto così un epilogo reale e i bambini hanno potuto vivere il sentimento di appartenenza alla vita di classe, seguendo delle regole. Quelle della squadra (convivenza) e del gioco, rispettando arbitro e avversari.

Quando il bambino si rende conto di  come vivere in questo ambiente, siamo veramente a buon punto. Il problema ritornerà durante l’adolescenza , in maniera più sentita con l’appartenenza ad un gruppo,  sostituivo della famiglia.

Progetto.2

Va da sè che, per partecipare al torneo,  bisognava accettare le regole specifiche, non solo quelle individuali. Ci sono quelle appartenenti al gruppo suggerite anche dalla maestra, coinvolta in tutte le mete. Tutte riferite al comportamento, prima-durante-dopo la partita.

Anche se con poca consapevolezza, essendo bambini, hanno conosciuto la “regola” come fatto sociale. Non è poco. Si fonda sul sentimento di rispetto che unisce gli individui. Rispetto di tutte le componenti del gioco.

Il Gioco-sport come aspetto sociale è stata la base dell’attività nelle classi dell’elementare e questa cultura può essere cosi riassunta con le affermazioni enunciate.

Di seguito avremo la “Prima lezione per le elementari”, come presa di contatto. Era alternata da quelle fatte solo giocando, dopo alcuni esercizi di tiro e palleggio-e-tiro. Giocando 5c5 oppure 6c6, con l’attacco al “Castello”.  Chi  “segna-regna” . Attacco e Difesa, con poche regole e molto divertimento. Classi di 25-20 bambini.

LA PRIMA LEZIONE

NB:Questa lezione ha una caratteristica. Fa divertire e partecipare col massimo impegno una fascia di età molto ampia. Dalle classi della scuola elementare fino alla terza media. E’ stata provata una sola volta, con successo, anche con una prima classe superiore.

MATERIALE

La favola del “Jungle Team” da consegnare alla maestra.
• Funicelle
• Palloni da pallavolo con le classi 1° e 2°
• Palloni da mini-basket per 3°,4° e 5° classi.
• Canestri e campo da mini-basket

Jungle Team Foto

“La favola é un modo eccezionale per trasmettere messaggi perché non forza la comprensione dei contenuti e lascia liberi i soggetti di far propria una eventuale morale intrinseca. Spesso la sua comprensione non é immediata, ma rileggendola o riascoltandola può illuminare e lasciare un segno nella mente di chi l’ascolta. L’istruttore la utilizza gradatamente con lo scopo di arrivare al gioco”

La favola è una esempio di “Didattica Metacognitiva” che porta la comprensione ad un livello di consapevolezza.

PALESTRA

I bambini entrano in palestra accompagnati dalla maestra e l’istruttore li accoglie seduto a terra e li fa accomodare accanto a lui. Inizia subito con la favola e li cattura con la fantasia:

Favola Jungle Team

“Nello Zoo di Roma gli animali erano stanchi di rimanere rinchiusi in gabbia per soddisfare gli uomini che li visitavano e, avendo visto una partita di basket dal televisore del custode, pensavano che anche loro sarebbero stati in grado di praticare questo sport. Dopo avere fatto il loro dovere, naturalmente!!! Era giusto e terapeutico poter liberare le loro energie accumulate dallo stress. Cosa ne pensano i bambini?…(Diranno che è una idea buona e giusta) . Ma non tutti potevano giocare, solo quelli che avevano certe caratteristiche, simili ai giocatori visti in TV. Chi sono questi animali?”

Le loro proposte saranno tantissime , ma l’istruttore deve sempre chiedere “perché” l’animale indicato da loro può o meno giocare a Basket. Diranno il “Serpente”, ma anche la “Giraffa” e bisogna dir loro che non sono adatti, non possono farlo. Quando indicheranno l’ “Elefante”, bisogna ricordare che era il più adatto a fare il “Coach”. Adatto per la sua pazienza proverbiale, a differenza del “Cane”, troppo noioso col suo abbaiare.

La favola ,sarà da consegnare alla maestra perché la legga interamente in classe. 

L’istruttore comincia la sua lezione di motricità quando i bambini (anche aiutati dall’insegnante) ricordano “il Cavallo”, che può giocare per la sua propensione alla corsa.

Cavallo Scuola Elementare

1. “Ora siete tutti Cavalli e siete liberi di correre per la “prateria”. E potete pure nitrire. Dovete però stare attenti a non scontrarvi”. Scopo: gestione dello spazio e controllo del corpo. Dopo 30” richiamarli, seduti vicino all’istruttore. “Perchè nessuno nitrisce?”

2. “Se correndo, vi incontrate con lo sguardo (comunicazione visiva) e vi sorridete, potete fermarvi a salutarvi. Quanti modi conoscete?” Scopo: socializzazione. Dopo 30” richiamarli.

3. Insegniamo un modo nuovo di salutare: “Quando c’è comunicazione visiva e sorriso, immaginiamo di essere “canguri” che si avvicinano saltellando ed offrono al compagno un bel 10-alto”- Scopo: socializzazione e coordinazione. Dopo 30” richiamarli

4. Ora i cavalli , se c’è il sorriso e comunicazione ,tra una corsa e l’altra, possono giocare cercando di toccarsi il “ginocchio”. Scopo: socializzazione. Dopo 30” richiamarli.

5. Ovviamente si possono inserire , a questo punto, moltissimi esercizi a copie.

6. Poiché sono già sistemati a coppie, diciamo loro di correre liberamente (senza scontrarsi) legati però con le mani. Scopo: collaborazione. “Siete capaci di fare la stessa cosa anche legati in tre?” Richiamarli sempre dopo 30” di movimento.

7. Insegniamo il primo gioco di squadra: “Rete e pesci”, gioco semplice e divertente che ha bisogno di ragionamenti e collaborazione. Scegliamo un bambino veloce che interpreti la prima “rete”. Tempo di gioco: 1’-2’

8. I Cavalli hanno giocato e sono stanchi, vogliono uno spazio tutto per loro. Lo scelgono in modo da essere distanti l’un l’altro. Respirano portando le braccia in altro ed espirano flettendo il busto leggermente in avanti e portando le braccia in basso. Scopo: respirazione.

Salto fune

9. L’istruttore distribuisce le funicelle e li lascia liberi di saltare come vogliono. Se qualcuno la sa usare lo prende come esempio per provare i vari tipi di saltelli. Chiede se sanno “inventare” qualche tipo di saltello a coppie. Scopo: coordinazione

10. L’istruttore e la maestra fanno ruotare la “funicella-lunga” in senso antiorario e di fronte alla fila dei bambini che devono avvicinarsi, scattare e passarci sotto. Scopo: scelta del tempo.

11. Ora i bambini sono in cerchio con l’istruttore in mezzo. Questi fa ruotare la funicella sotto i loro piedi. Devono saltare ed impedire che “l’orologio” si fermi. Scopo: scelta del tempo.

Prima Lezione Elementare

12. Schieriamo i bambini , dividendoli la squadra in 4-5 gruppi con quattro allievi per ognuna, sulla linea di metà campo. Se sono bambini di prima o seconda classe usiamo i palloni da pallavolo. Esercizio (libero) di palleggio e tiro a squadre. Non diamo indicazioni sia per il palleggio che per il tiro. Scopo: coordinazione occhio-mano organizzazione spaziale.

Riunione Coach

Ogni gruppo ha due palloni ed iniziano verso il canestro più vicino. Ogni bambino deve fare due tiri, il primo nel canestro più vicino, il secondo in quello più lontano, poi consegnano la palla al compagno che era in attesa. Gara ai 10-20 canestri.

Fine lezione: i bambini si riuniscono con la maestra e l’istruttore collaboratore per il saluto . E’ bene che ogni classe abbia un proprio saluto personalizzato.

Autovalutazione

Basket sogno.1

A cosa serve? Nessun Coach può fare questa domanda, senza avere già una risposta pronta da migliorare. Partiremmo col piede sbagliato. Non solo, se un giocatore non fosse in grado di autovalutarsi finirebbe male. Ecco a cosa serve:

• Per imitare;
• Per migliorare;

L’autovalutazione è la stima che abbiamo di noi stessi, la capacità di controllare se quello che stiamo facendo va bene, una base per avere anche la conoscenza di quello che possiamo fare insieme ai compagni di squadra.

L’autovalutazione serve quando vogliamo imitare una Star , ma non solo. E’ utile quando vogliamo migliorarci nell’esecuzione dei fondamentali , scegliendo un punto di partenza che rappresenta la nostra situazione.

APPRENDERE IL BASKET

Evoluzione basket.1

Il miglior processo di apprendimento del basket è quello che viene fatto per imitazione. Non c’è didattica del Coach che possa essere messa al confronto. Comporta un procedimento a carico del nostro sistema nervoso centrale (SNC) che impegna tutta la persona. Attenzione , volontà, determinazione e non solo.

Infatti, automaticamente , viene chiamata in causa l’autovalutazione, un aspetto importante fisiologico che stimola l’imitazione.

Quando si imita , prima ci si auto-valuta e questo lo si fa naturalmente. Posso fare quel movimento? E’ quello che un ragazzo si chiede inconsciamente.

Negli anni ’50 spesso l’allenatore era assente e nei paesini si giocava senza il suo intervento.

Ho avuto il mio primo allenatore a 15 anni, ma ho cominciato a 9. Prima di conoscere Beppe Lamberti , mio primo Coach, ho imparato imitando i giocatori che mi piacevano.

AUTOVALUTAZIONE

Negli anni ’50 non c’erano i genitori che ti filmavano per vedere gli errori e stabilire un punto di partenza per il miglioramento. Bisognava farlo da soli immaginando le proprie capacità oppure auto-attribuendosi un voto nel confronto coi più bravi e andare al campetto per colmare l’handicap.

Tiro verticale

Quando si vuole imitare un giocatore, la natura aiuta in questo meccanismo. Decidendo di farlo vuol dire che una base del movimento è già dentro di noi. Sono le basi motorie pregresse che lo permettono, quelle costruite da soli col gioco.

Vale la pena concentrarsi in modo consapevole, con uno scopo, per poi andare a ripetere il movimento visto. Come detto per imitare un grande giocatore, oppure un compagno, si innesca un processo mentale, basato sull’autovalutazione.

E’ materia di studio, fatta dalle aree più attive della psicobiologia, per l’apprendimento dei suoi meccanismi biologici. A noi allenatori interessa perché dà consapevolezza nel realizzarlo, poi è utile per l’auto-allenamento. Incentivandolo, si indirizza il ragazzo verso l’autonomia.

Osservare un allievo che si allena da solo, proprio perché ha seguito il consiglio del Coach è il massimo della soddisfazione.

Nel campo dell’apprendimento si è utili quando si pensa al futuro del ragazzo e non a se stessi. A cosa servo se un allievo si allena da solo, dicono quasi tutti i giovani allenatori. Ognuno risponda a se stesso.

Come detto, l’autovalutazione è un dono di natura che l’allievo esegue istintivamente per comprendere se si può fare l’imitazione. In alcuni è una capacità molto sviluppata, in altri meno.

Quanto detto è una prerogativa che appartiene al corpo umano da sviluppare. I giocatori degli anni ’50-60, a cui appartengo, hanno appreso il Basket come autodidatti, migliorando i propri fondamentali sfruttando l’imitazione.

1-La conquista

Nel nostro periodo storico del terzo millennio, questa procedura si è quasi estinta perché il centro e dispensatore dell’apprendimento è il Coach che non incentiva la procedura dell’auto-allenamento.

Nel periodo della scuola Elementare e Media , si gioca di meno di una volta e durante i pochi allenamenti settimanali l’allenatore fa crescere velocemente gli allievi basandosi quasi esclusivamente sulla progressione didattica, basata sugli esercizi e con poco gioco.

Non mancano comunque le occasioni per imitare i giocatori più bravi e sviluppare , utilizzandola, la capacità di autovalutazione di ognuno.

Incentivare è una questione di cultura del Coach. Anche la TV aiuta , ma è importante essere li, presenti agli incontri ovvero durante le partite di Basket.

AUTOVALUTAZIONE PER IL TIRO

Autovalutazione

Non solo si usa per i bambini. Anche a tutti i livelli è un’attività valida per migliorare i fondamentali. Per il tiro, ad esempio , che è legato ai fondamentali di passaggio, palleggio e movimenti senza palla.

E’ una proposta per i giocatori che hanno appreso senza consapevolezza. Miglioreranno increduli.

Come si procede? Si parte dalla tabella da far compilare direttamente al giocatore con la sola presenza dell’allenatore. Da rifare dopo tre-quattro mesi di allenamento.

Attribuirsi un voto di partenza. Per il tiro e per tutti gli altri fondamentali. Bisogna chiedere al giocatore cosa ne pensa , facendo scrivere direttamente all’allievo il proprio voto.

GUARDANDO LA TABELLA.

Il “Tono” esprime il sentimento che si prova con la palla in mano nel momento della esecuzione del singolo fondamentale. A qualcuno “brucia”, ad altri meno, per quasi tutti “da gusto”.

Che livello di “iniziativa”? Siamo pronti a “vedere” il gioco? Ci piace “fare” leggendo la difesa? Che tipo di “decisione”? Con quale “frequenza” e soprattutto, “pensiamo” oppure no?

E’ semplicemente uno stimolo per migliorarsi. Ripetiamo. Basta riempire la scheda individuale dando un voto alle proprie capacità. E’ un aspetto interessante. Che ne pensate? Provare per credere. Vietato scuotere la testa, sarebbe un segno di poca cultura.

NEL MINI-BASKET BISOGNA IMITARE PER IMPARARE

Esercizio autovalutazione

Coi bambini, l’apprendimento per imitazione è da fare assolutamente , altrimenti la loro crescita avrà come riferimento solo la scala didattica del Coach.

Subiranno passivamente la crescita tecnica , senza consapevolezza. L’allenatore che ci crede, che da quindi importanza all’autovalutazione, stimola l’allievo anche con altri mezzi.

Come fare in palestra a sviluppare questa capacità?

In genere l’insegnante si limita a dimostrare l’azione motoria e l’allievo la riproduce (anche se in forma grossolana).

La dimostrazione fatta dall’allievo (del mini-basket) più bravo ha una valenza psicologica più profonda di quella fatta dal Coach.

Proviamo ad allenare questa possibilità d’apprendimento, prima di usare le procedure didattiche .

I bambini sono stimolati a “copiare” soprattutto la “stella” che ammirano per TV oppure quando sono presenti alle gare sportive.

Poiché il ragazzo non va più sui campetti come una volta , riteniamo che sia importante organizzare, durante l’allenamento, un momento per l’apprendimento che sviluppi l’autovalutazione. Coi bambini applichiamo così il famoso gioco della “scimmia”.

CAPACITA’ DI VALUTARSI

John Wooden

Senza la propria “autovalutazione” il fallimento è inevitabile, disse John Wooden, il grande Coach di UCLA.

Significa essere privi, innanzitutto, di una capacità umana importante. Concorre alla mancanza di consapevolezza nel gioco, grazie anche alla esagerata abitudine ad “obbedire” al Coach, che gestisce tutto.

In fondo, che gli serve auto-valutarsi? Maturerebbe un apprendimento che lo renderebbe più sicuro. Non è poco. L’alternativa è guardare verso la panchina che da le risposte.

E’ la strada per diventare autonomo. Non è la grande metà dell’allenatore?

E’ un’attività scontata per un professionista, non lo è sempre per i giovanissimi che dovrebbero ricevere una spinta dal Coach.

Il Basket è Uno Sport Di Ruoli?

Team Sogno

Sicuramente , si, non ci sono dubbi. Una buona “chimica” di talenti fa una grande squadra. Tuttavia , per un allenatore è bene sapere quando si può seguire questa definizione. Scontato?

Non sempre. Questo è il punto fondamentale del confronto di idee. Pensateci bene perché alla fine bisogna prendere una decisione.

Non alle Elementari, per esempio. Sto esagerando naturalmente, e nemmeno durante il mini basket.

Gli allenatori cominciano a pensare ai “ruoli” quando il corpo dei ragazzi si trasforma, seguendo il suo programma naturale di crescita. Under 13, al massimo Under 14. Non è ancora il momento per pensare ai ruoli, a mio avviso, naturalmente.

Se qualcuno cresce prima degli altri e lo “sbattono” vicino al canestro, a fare lo specialista del rimbalzo, è un dramma per il ragazzo inconsapevole, perchè avrà pochi palloni giocabili. Il gioco si apprende solo se si è protagonisti nella sua costruzione. Invece il Pivot è un “dipendente” degli esterni.

Sarà il nostro Pivot, pensano alcuni  allenatori e, insieme al Play , formerà l’asse portante della nostra squadra.

Jungle Team Color New

Il retaggio degli allenatori degli anni ’60 viene a galla con prepotenza. Lunghi da una parte, piccoli dall’altra.

E’ l’inizio della specializzazione dei fondamentali. Quello che andava bene in un periodo storico non può essere giusto sempre, dico io, ma le opinioni sono diverse.

…Gli animali del “Jungle Team” erano usciti dalle loro prigioni per giocare . I ruoli erano dentro la favola con lo scopo dell’identificazione e comprensione delle diversità dei talenti e caratteri. Dopo un periodo di gioia, appena cresciuti fisicamente, ci tornano . Però in un’altra forma , quella della “Gabbia Tecnica”.

Il futuro dei ragazzi è in pericolo, solo uno si salva, il Playmaker perchè il suo ruolo è “valido sempre”.

Cosa fa scattare questa divisione della squadra in ruoli? Non ci sono dubbi, l’altezza.

Pensare alla “chimica dei talenti” nella fascia Under non mi trova d’accordo. Si allena per il proprio futuro, quello del Coach, scartando quello degli allievi?

Anche il “metro” utilizzato per i ruoli non va. Lo ripeto sempre, l’altezza non è una capacità fisica, ma morfologica, descrittiva. Non può essere il valore primario per una divisione in ruoli.

“…La Giraffa che aveva solo questa caratteristica, priva di talento fisico e mentale, non poteva giocare a Basket. Ecco perché non si presentava all’allenamento…”

Basket Team.1

L’altezza non è un talento da  considerare quindi  più di tanto. Aiuta, come supporto, le altre capacità psicologiche, fisiche e tecniche. Così, un “lungo” può giocare come Playmaker, eccome.

Esattamente come un “piccolo” può presentarsi nel ruolo del Pivot.

Ecco come procederemo col nostro progetto didattico per preparare gli Under per i campionati Senior.

Magic Playmaker

…Riccardo, fin dopo il Mini-Basket aveva avuto tutte le caratteristiche per giocare Playmaker, poi è cresciuto troppo. Sfiga. Un piccolo dettaglio che gli ha limitato il futuro. Cambiando il ruolo, il suo miglior rendimento iniziale, è stato un limite quando è approdato tra i Senior.  Ogni anno sempre in una categoria inferiore…

Quello che un ragazzo ha dentro non è meno importante dell’altezza. Che trafila tecnica avranno fatto Magic Johnson, oppure Bodiroga e Kresimir Cosic? Tanto per fare qualche nome.

Una fuga individuale dalla “gabbia”, oppure qualche allenatore ha pensato al loro futuro?

IL PROGETTO

Pivot

Per quel che mi riguarda, non va, ho preso le distanze dalla filosofia degli anni ’60 , subito dopo, dagli anni ’70. Il mio inizio come Coach.

L’idea di non specializzare lo hanno suggerito in tanti, non sono solo. Ma come? Ognuno segua pure il proprio istinto didattico. Il cambiamento sarà comunque positivo.

Propongo quello che ho sempre pensato come retaggio di giocatore, una strada che ho intrapreso fin dal 1972. Prima di essere inseriti in un ruolo i giovani devono passare attraverso l’asse didattico “Play-Pivot” e percorrere cosi tutta la fascia Under.

DUE SOLI RUOLI

Basaket Future

I ragazzi devono prima crescere tecnicamente, comprendere il gioco. Conoscenza e comprensione sono “lo spirito del basket” e della vita .

Bisogna vaccinare il Coach contro il concetto dell’altezza e della scelta precipitosa dei ruoli.

In questo senso , il ruolo è dannoso come una malattia mortale. Uccide il futuro del giocatore.

Il ragazzo alto deve essere considerato, nella fascia Under, esattamente come un piccolo, giocando precisamente secondo gli stessi ragionamenti (riguardo i ruoli) , fatti nel Mini-Basket. Devono avere tutti le stesse possibilità.

Bisogna dar loro il modo di fare l’esperienza sia del playmaker che del pivot. Questo è la crescita tecnica da sposare nella fascia Under, il gradino preparatorio per il basket Senior. Prima Playmaker poi Pivot. Senza giocare mai come la prima squadra.

Magic.2

Lo ripetiamo per sottolineare. Due soli ruoli per tutta la fascia Under. Prima tutti devono avere la possibilità di giocare playmaker.

Ognuno tenterà di farlo secondo il proprio talento, molto o poco che sia. Un grande salto di qualità tecnica per tutti, non solo per i piccoli di statura.

Propongo, insieme alla maturazione fisica che si riempia il loro “sacco” di conoscenze ed esperienze, perché “sacco vuoto non sta in piedi”. La cultura è indispensabile in tutti i campi.

Prima tutti giocano  provando di mettersi al servizio degli altri con l’apprendimento dell’organizzazione.

Come? Usando molto il gioco senza il palleggio , si può apprendere e sottolineare il movimento del “Il Ragno”, ovvero il giocatore che va in mezzo alla ragnatela dei passaggi.

“Andare in mezzo” non è da tutti. Fa superare la paura e migliora la personalità.

TUTTI “PLAYMAKER”

Playmaker.3

Non significa “diventarlo” con una procedura tecnica , sarebbe stupido pensarlo.

La meta è un’altra, lo si fa per allargare l’orizzonte tecnico a tutti.

Tutti devono comprendere il perché si fanno le cose. La comprensione è lo spirito del basket. Non può essere una prerogativa specialistica per pochi o solo del Coach.

Cominciare facendo giocare come un Playmaker, senza imporre nulla. Non si può costringere a farlo, ma nel caso che un ragazzo voglia provare, trova l’organizzazione tecnica che facilita il suo compito.

Facilitare non vuol dire prendere scorciatoie, ma mettere un “disagio tecnico” agli avversari pur usando idee semplici.

Purtroppo il fastidio non c’è solo per gli avversari, la scomodità esiste anche per i “lunghi” che giocano in attacco come “piccoli”. Un fastidio solo inizialmente.

Si organizza cominciando della situazione più facile, dalle rimesse della palla in campo. Facili perchè hanno una “costruzione” di squadra. Soprattutto dal fondo campo, contro il pressing.

FONDAMENTALI PER L’1c1 IN PALLEGGIO

Magic-Jordan

Poi si apprende ,contemporaneamente ,la tecnica dell’1c1 in palleggio, fatto con la “protezione” della palla. Poche idee, ma efficaci. Il corpo protegge il palleggio  e cambi di velocità, con cambi di senso. Niente giri dorsali, oppure uno solo ma con arresto immediato e arretramento. Quindi il “finto attacco”, sempre in palleggio,  per organizzare oltre la metà campo.

Se un ragazzo va in mezzo alla ragnatela dei passaggi come un “ragno”, e gli piace, può benissimo organizzare partendo dalle “rimesse”. Non diventerà un Playmaker per questo. Così, anche i “lunghi” saranno chiamati in causa e comprenderanno molti dettagli del gioco.

Di solito viene specializzato anche chi fa la rimessa. L’organizzazione, non deve essere adatta solo per il più bravo, ma aiuterà anche i giocatori con minor capacità nei fondamentali a colmare le lacune.

Non abbiamo paura di un calo di rendimento del nostro gioco, alternando l’impiego sostituendo lo specialista, aumenta il miglioramento di tutti. Perchè un solo giocatore, sempre quello,  per l’esecuzione delle rimesse? Tutti devono essere in grado di farlo.

DA SOLO CONTRO TUTTI

5c0 Flash Attacco senza palleggio completoLa nostra filosofia nel realizzare il progetto, non darà nessun vantaggio per la difesa. Niente regali. Useremo allo scopo molto passaggio e poco palleggio.

Nel  primo Video , chi fa la rimessa (immaginiamo un “lungo”) si sposta lateralmente per formare il gioco col “ragno” ,che riceve e passa ancora ad un compagno, mantenendo la palla in mezzo.

Il miglioramento tecnico è lo scopo. Si premia così chi ha il coraggio di mettersi in “mezzo” alla situazione , guidando la squadra contro il pressing tutto campo. Qualsiasi tipo di pressing.

Si finisce l’attacco con la possibilità dell’1c1 verso il fondo , come finto attacco in palleggio.

Nel secondo Video abbiamo una interessante situazione dove il “lungo” (da immaginare) impara molti dettagli fondamentali con l’esecuzione.

5c0 Santo Attacco Press

Il ragazzo  “lungo” che prova, mettendosi in gioco eseguendo la rimessa, deve passare in modo sicuro, poi fare in modo di ricevere il ritorno di palla.

Lo può fare allontanandosi (come prima) oppure seguendo il suo passaggio. Va da sè che potrebbe passare e andare subito in mezzo alla “ragnatela” dei passaggi.

Seguendo il passaggio iniziale, riceve e attacca la linea di metà campo, ma come finto attacco. Farà da solo contro tutti, incredibile vero? I compagni sono solo d’appoggio.

Superata la metà campo con l’aiuto dei compagni, deve avere un “appoggio” in angolo che nel Video non si vede per errore del compagno.

Il suo progetto? Deve fare in modo che , con la palla , si attacchi sempre la linea di fondo , perché deve essere quella la prima meta del CP. Anche palleggiando verso la linea di fondo “puntando” a canestro. 

Una variante interessante è il “Dai e vai” col compagno in angolo, una fase precedente (che il Video non mostra) alla formazione del “Treno” sulla linea del T.L.

Il “Treno” si muove col concetto di andare dalla parte opposta a chi si trova davanti, fino a formare lo schieramento del gioco “Lampo”, sfruttato con l’inversione della palla.

(…Continua con “Lampo” , un attacco per un Playmaker principiante…)

Benvenuti nell’Agonismo, La Squadra

Metacognizione

Ottavo episodio dell’avventura da vivere coi propri ragazzi.

Otto su dieci articoli, stiamo arrivando.

Pensato e scritto da Giardini&Zet, ma indirizzato ai giovani che stanno appassionandosi del Basket.

Per conoscere le problematiche , non abbiamo letto dei libri, ma siamo entrati nel mondo della scuola elementare per toccare con mano e vivere l’esperienza aiutando le maestre.

SENTIRSI DENTRO AL GRUPPO

Basket 1992
Segui il tuo allenatore! Confermagli e ripagalo sempre per la fiducia che ripone in te!

Non entrare nel tunnel: ce l’ha con me! Preoccupati se, invece, ti ignora.

Conosci e apriti ai tuoi compagni!

Le emozioni – le esperienze – i ricordi, che condividerai, ti accompagneranno per tutta la vita.

Basket Playmaker

Negli allenamenti sii attento e pronto a migliorarti.

Metti la tua abilità e il tuo talento al servizio dei compagni.

La tua squadra è la migliore perchè ci sei tu!

Contribuisci a migliorarla ancor di più!

Se tra i compagni c’e un collega più bravo di te, cerca di emularlo, di superarlo. Impegnati per farlo giocare ancora meglio.

Se trovi, invece, un compagno più debole o in difficoltà, impegnati sempre più per coinvolgerlo nel gioco e aiutarlo rimediando ai suoi errori.

Così facendo, guadagnerai stima e considerazione da parte di tutti i tuoi compagni, mentre la squadra ne trarrà grande giovamento.

VIVERE INSIEME

Granarolo Basket 81-82

La chiave del gioco? L’allenatore deve instaurare un buon rapporto con i suoi allievi, rendendo l’ambiente piacevole.

Senza togliere nulla all’impegno che ogni giocatore mette sul campo per migliorare. Piacevole è il “gusto” che si prende nella lotta per vincere.

Bisogna parlare subito di regole, ma non metterle è meglio se poi non si fanno rispettare.

Mini-Basket Coach

“Ti piacerebbe l’allenatore-amico pronto a chiudere un occhio ai tuoi errori di comportamento?

Lo sport è soprattutto disciplina e rispetto delle regole.

Spero che ti piaccia l’allenatore che mette le regole e le fa rispettare”.

Noi istruttori abbiamo il compito di allenare e di educare sperando di migliorare la vostra personalità e non solo l’apprendimento del gioco”.

Jungle Team Color New

Va da sè che il gruppo e la sua formazione diventa una meta prioritaria.

Si cerca di mettere insieme i caratteri che spesso (dipende dall’età e situazioni particolari) non sono molto concilianti.

Ecco arrivato il momento di partecipare ai tornei estivi per vivere insieme , lontano da casa, in camerate con molti letti. Un’emozione indimenticabile.

Non si dorme di notte per l’emozione , ma il giorno dopo il campo, il rettangolo di gioco, è li che aspetta i ragazzi al varco. Giocheranno inaspettatamente bene.

EDUCARE ALL’ALTRUISMO

1-La conquista

“Come va la crescita? Nel senso che non esiste solo lo sviluppo fisico. Parallelamente va curato l’aspetto psicologico.

Durante il periodo della scuola elementare e prima media state attraversando un periodo chiamato “egocentrico”. Può durare anche oltre e per qualcuno non venire mai superato.

L’interesse è rivolto ai risultati di squadra, ma con un occhio particolare al vostro “tornaconto”: molti punti e poca difesa.

Invece dovete pian piano comprendere che il basket è un gioco di squadra ,dove l’individualità non va trascurata, ma è proprio l’impegno difensivo che fa migliorare tutta la squadra. E la fa vincere”.

Squadra che vince

La capacità di lottare e soffrire la si nota soprattutto dall’impegno difensivo per annullare le possibilità degli avversari.

E’ anche il rimedio contro l’ansia perché l’emozione tira brutti scherzi.

Passare la palla ad un compagno che si sta muovendo per prendere un vantaggio di spazio (back-door) è il massimo per migliorare la vostra amicizia.

Passate sempre a chi è libero? Sicuramente. Dare la palla avanti al compagno per realizzare un facile canestro in contropiede mi sembra scontato. L’assist regala sempre un sorriso.

OGNI OCCASIONE E’ BUONA

Coach.2

Se festeggiate poi il vostro compleanno , cogliete l’occasione per trascorrere una bella giornata invitando tutti.

Ci sono altri modi, come portando le paste e pizzette nello spogliatoio. Un buona occasione per finire splendidamente l’allenamento.

Natale Festa Player

E per Natale facciamo una festa speciale!!! Una occasione per regalare qualcosa al compagno, fa bene al cuore.

Ecco come fare. L’allenatore scrive i nomi e li mette dentro al proprio cappello.

A turno i ragazzi passano davanti al coach e prendono il biglietto con il nome di un compagno a cui fare il regalo.

Controllate subito il biglietto, potreste pescare il vostro nome, da riporre subito dentro. Una festa da spogliatoio.

Benvenuti Nell’Agonismo, La Prestazione

Metacognizione

Siamo arrivati al settimo episodio di “Benvenuti nell’agonismo”, un’avventura nel mondo del basket raccontata da Giardini&Zet.

Ricordiamo che sono pensieri rivolti al ragazzo, domande che ogni allenatore dovrebbe fare, ma anche considerazioni generali.

“La prestazione sportiva ti esige – ti pretende una grande energia fisica e mentale. Rispetta e sviluppa il tuo corpo e la tua mente.

Basket Playmaker

Cura il tuo fisico e fai sempre riferimento, nel mondo sportivo, alla prestazione e non agli aspetti estetico – formali. 

  • Evita ogni eccesso.
  • Alimentati e riposati in modo corretto e adeguato.
  • Sii puntuale. Mantieni pulita ed ordinata la tua divisa.
  • Indossa con attenzione e cura le calze.
  • Allacciati comodamente e saldamente le scarpe.” 

Autostima.3

“Come ti senti quando entri in campo per giocare una partita? Pensi a cosa devi fare per essere utile alla squadra? Cosa dice l’allenatore a riguardo?”

Sappiamo che un bambino (anche un ragazzo) pensa che la sua prestazione sia legata ai punti da realizzare in attacco. Niente di più errato.

I punti in attacco dipendono per lo più dal gioco di squadra, mentre la prestazione sportiva (di squadra) dipende essenzialmente dalla difesa”.

LE STATISTICHE E L’AUTOVALUTAZIONE

Difesa Posizione Fondamentale

Nei giochi sportivi tipo il basket, la prestazione è espressa dai punti conquistati sull’avversario che si concretizza quando gli avversari non riescono a realizzare canestri perché la nostra difesa diventa insuperabile.

Ci sono alcuni aspetti molto importanti da considerare:

  • La valutazione tecnica, agonistica e di lealtà sportiva della prestazione è normalmente espressa dagli addetti ai lavori attraverso un rilevamento di statistiche che permettono di assegnare un apprezzamento;
  • Le condizioni psico-fisiche degli atleti al momento della gara, che possono essere alterate da comportamenti illeciti (doping);
  • L’ansia da prestazione si risolve coi compiti difensivi;
  • Il cibo e la prestazione sportiva.

Sul primo punto, nel basket , la prestazione viene misurata seguendo criteri di rendimento per l’attacco e la difesa.

Autovalutazione

Tuttavia ricordati che anche l’autovalutazione è importante. Significa che tu stesso devi conoscere i punti forti e deboli della tua tecnica di esecuzione dei fondamentali.

Insieme al tuo allenatore potresti compilare la scheda qui sopra. Che voto ti attribuisci nei 4 fondamentali d’attacco? E’ il concetto dell’auto-valutazione.

Ogni fondamentale ha un riferimento al Tono, ovvero come ci si sente con la palla in mano quando c’è la prontezza per eseguire un fondamentale. Quindi si considera l’Iniziativa , poi il Vedere e Fare, quindi alla Decisione e la Frequenza. Interessante sapere, infine, se si Pensa prima di agire.

Le statistiche sono un’altra cosa e seguono  il concetto della percentuale di errori nelle varie esecuzioni.

Sono comunque uno strumento indicativo perché non dicono il perché un giocatore ha avuto uno scarso rendimento nell’esecuzione dei fondamentali. Dare troppa enfasi alle statistiche non ci trova d’accordo.

Droga.1

Ben più complesso è il discorso che riguarda l’alterazione della prestazione con l’utilizzo di sostanze dopanti.

Proibite dai regolamenti sportivi, del sistema di controllo che ogni disciplina sportiva ha adottato per cercare di frenare tale uso, e dei provvedimenti che vengono adottati quando un atleta risulti “positivo” ai controlli.

Sul terzo punto bisogna ricordare che non è facile misurare l’effetto della dieta sulla prestazione sportiva.

Anche se oggi nessun giocatore può prescindere da ciò che mangia se vuole pensare seriamente alla sua performance sportiva.

LO STRESS E L’ANSIA

ansia e stress Lo stress e l’ansia sono il pericolo peggiore per l’atleta, il suo avversario più temibile ed imprevedibile. 

 Ogni gara è come un esame e un atleta troppo ansioso non sarà mai un grande campione.

 “Siamo convinti che non hai mai sentito parlare di stress. Cosa vuol dire?”

Generalmente , lo stress è una “tensione fisica”, ma anche psichica e nervosa che si manifesta nell’organismo, in forme più o meno gravi. Quando?

Ansia Misura

Capita quando ci si appresta a giocare e, se non è controllata, determina l’ansia. Un modo per controllarla è scegliere compiti difensivi che rilassano e danno sempre risultati positivi.

L’ansia può ricollegarsi alla paura di non essere all’altezza, al timore di non riuscire ad affrontare alcune situazioni ,

L’ansia da prestazione colpisce maggiormente coloro che hanno l’ossessione per il risultato, persone molto critiche con se stessi e con gli altri che non si accontentano di un risultato buono, ma puntano alla perfezione.

Questo li mette costantemente in una condizione di pressione tale da condizionare negativamente il loro rendimento.

Autostima Mega

E’ come guardarsi allo specchio che evidenzia la propria  megalomania, col fallimento

“Diventa difficile convincerti ad abbassare le tue pretese  e voglia di grandezza.

Per combattere l’ansia, basta prepararsi prima di giocare , senza pensare ai punti che dipendono da tanti dettagli, ma solamente alla difesa che deriva esclusivamente  dalla tua volontà”.

Ci sarà l’opportunità di famigliarizzare con la sofferenza degli avversari per trarre una vittoria personale prima che la partita finisca.

 

Benvenuti nell’Agonismo, il Gioco

MetacognizioneSiamo al 6° episodio dell’avventura nel mondo del Basket , raccontata da Giardini&Zet.

Sei episodi su dieci ,perché tante sono le puntate. Spero che le precedenti siano state divertenti ed esaustive.

IL GIOCO

E’ importante che ogni allenatore abbia la sua idea di gioco, quella che realizza ogni volta coi propri ragazzi, soddisfacendo i bisogni di tutti.

Mantenendo i principi di gioco, si deve cambiare però la modalità di sfruttamento delle capacità, considerando ogni volta la diversità delle caratteristiche dei giocatori.

Le modifiche potrebbero venire anche per scelte tecniche quando ci si accorge che la divisione in ruoli basata sull’altezza è un retaggio di esperienze passate che non coincidono col miglioramento tecnico e futuro dei giovani. 

La morale della favola

Va da sè che ogni Coach aiuterà sicuramente i ragazzi a crescere… allenando ogni volta diversamente dalle sue precedenti edizioni senza perdere di vista il loro futuro.

Ci riesce se inserisce nella sua cultura il termine “Valido Sempre” cominciando dai ruoli.

Ci riesce se comprende che l’altezza non è una caratteristica fisica per dare indicazioni sui ruoli.

Ci riesce , soprattutto, se  non guarderà o ascolterà quello che fanno gli altri, per raggiungere da “solo” certezze personali.

Ci riesce se trova un sistema di gioco che soddisfi  sia i  “bisogni” , che il miglioramento delle loro “caratteristiche”. E’ una scelta che non toglie nulla alla ricerca della vittoria .

Va da sè che i “fondamentali” rappresentano il “bisogno” di tutti, ma il gioco non è la somma dei fondamentali appresi e allenati.

Macic Johnson

Quindi la scelta del gioco diventa determinante per “bisogni” e “caratteristiche”, pensando però al loro futuro. Mi pare scontato  che la prima preoccupazione vada indirizzata alla gestione dei “ruoli”, ma escludendo il parametro dell’altezza. Ecco come.

Prima,tutti dovrebbero fare l’esperienza del Playmaker per apprendere lo spirito del gioco.

E’ un problema organizzativo del Coach che da la possibilità a tutti di gestire le rimesse della palla in gioco. Una situazione facilitata senza obbligo.

Lampo 1c1 Ala

Chi accetta, può anche organizzare sia il contropiede che l’attacco 5c5, col premio della possibilità dell’1c1 laterale. (Video)

Vuol dire fare una pratica educativa, di comprensione e scelte leggendo la difesa. Vuol dire giocare ovunque, ma non come Pivot.

Attenzione a non fraintendere. Il Playmaker è un dono della natura, si diventa tali solo per predisposizione.

Attenzione anche alle disinformazioni. Il Basket si evolve per tanti motivi, non è vero che sia  sempre lo stesso.

Pivot prendere posizione

La prima variante è fatta dalle regole che influiscono  sui fondamentali, la seconda dal periodo storico che fa cambiare ogni cosa, la terza  dai ragazzi stessi col loro futuro da salvaguardare.

Quindi per riassumere, prima tutti Play, per almeno un anno. Poi tutti provano il ruolo del Pivot. In questo modo anche i “piccoli” apprenderanno il gioco “spalle a canestro”.  Va da se che avremo una diversa idea leader applicata al gioco. (Video)

Attacco Mano

E’ importante per conoscere un altro aspetto del gioco di squadra, gestito con spalle a canestro.

Valido per apprendere un tipo particolare di smarcamento e ricezione ma soprattutto perché , ricevuta la palla, si deve controllare quello che succede in campo prima di ogni cosa da fare. Sia il gioco interpretato come Playmaker che Pivot hanno lo stesso aspetto psicologico da salvaguardare. Il gioco di squadra.

Si migliora attraverso il gioco e fondamentali. Il gioco è per loro,per gli allievi, non per il Coach. La scelta del gioco fa calare la maschera.

NO AI RUOLI

Basket Triangolo Pinch

Lo schieramento lo sottolinea fin da subito l’intenzione. Un ragazzo sistemato nella circolazione interna come pivot basso, da fermo o in movimento, indica le precise idee del Coach.

Precise e non sbagliate. Il Coach ha il diritto e dovere di scelta.

La scelta dei ruoli con riferimento dell’altezza è un retaggio dei tempi passati. Altezza che non è una capacità fisica, ma morfologica. Va da sè che si può continuare a giocare come negli anni ’60.

Così come, va da sè, che la posizione non determina sempre un preciso utilizzo, può essere una finta.

Se il ragazzo viene  posizionato come  post alto, sulla linea del tiro libero, può servire per l’inversione del gioco oppure come Playmaker avanzato. (Video sopra)

Da quella posizione gli attaccanti possono interpretare “il gioco” come Playmaker avanzato. Lo possono fare tutti, a nostro avviso naturalmente.

IL GIOCO DI GIANNI

“Il gioco è molto rapido e imprevisto. Stai sempre attento e concentrato! Confermati! Illuminati di buone giocate!

Creati, cioè, una serena consuetudine e ripetiti nelle azioni positive, leggendo la difesa.

Reagisci! Non incartarti nell’errore! Cancella velocemente dalla mente e dal cuore le azioni negative! L’errore aiuta se sai perché è arrivato. Non è una questione di statistica. Riponi, poi, nella memoria tutto ciò che ti succede. Ti sarà utile per correggerti e crescere.

basketball Tiro-Parabola

Inoltre, sappi e impara che, concentrato, puoi giocare nella terza dimensione: la prima dimensione del gioco è quella fisica, la seconda emozionale (sentimenti), la terza è quella assoluta, vincente, della comprensione, per andare “oltre”.

Sii curioso, conosci tutto, vai sempre a vedere cosa c’è dietro l’angolo…Soprattutto risolvi il problema del Tiro-Rimbalzo e non farti battere mai quando difendi. Il resto viene da se”

IL GIOCO DI ZET

Alto-Basso contro zona

Il gioco con il suo “sistema” per battere gli avversari, rappresenta il capitolo più importante della cultura cestistica.

Il gioco è tutto, contiene un mondo pieno di filosofia e pratica , attacco e difesa. Il gioco stabilisce se si sta allenando per il futuro dei ragazzi oppure per il Coach.

“Giocarlo” significa vivere attivamente l’incertezza della vittoria e sconfitta, compreso l’aspetto educativo che lo circonda.Devono avere tutti questa opportunità.

Ha tutto il fascino del divertimento, serbatoio dell’energia di vita sportiva, che si riempie soprattutto con la vittoria . Benvenuti nell’agonismo.

Tutto dipende dal “sistema di gioco” che deve soddisfare i “bisogni” e realizzare le caratteristiche “Psicologiche, Fisiche e Tecniche” dei ragazzi a disposizione. Pensando al loro futuro, soprattutto nelle giovanili.

Ricordandosi che, a nostro avviso,  nessuno dovrebbe giocare nel ruolo del Pivot nel periodo delle giovanili. Farlo invece come Playmaker gli cambia la vita.

DIRE E FARE

Lampo Fondo e 1c1

Come attuare un sistema di gioco diventa interessante per la coerenza nei confronti della filosofia da usare.

Ogni allenatore dovrebbe fare l’esperienza di realizzare tecnicamente la sua idea. E’ un percorso che si sviluppa nel tempo.

Poi, dopo essersi guardato allo specchio, dovrebbe chiedersi il motivo della sua scelta fatta attraverso l’avventura nel Basket giovanile.

Allenare i Seniores è un’altra cosa,  vuol dire vivere in un altro mondo.

L’IDEA LEADER DEL GIOCO, SECONDO ZET

Idea Basket

Il basket è uno sport di situazioni che vanno lette e interpretate secondo l’idea leader, costruita per risolvere qualsiasi problema, individuale e di squadra. Noi abbiamo pensato soprattutto al “futuro” dei nostri ragazzi.

Tutti i giocatori devono fare un percorso per la comprensione del gioco, quindi bisogna provare l’interpretazione come Playmaker, organizzando la squadra. Non significa diventarlo con questa pratica.

5c0 Santo Attacco Press

Si può cominciare con le rimesse, una situazione “facilitata” della stessa organizzazione.

Chiedersi cosa sta succedendo in campo e fare delle scelte semplici, leggendo la difesa è un inizio.Lo si può fare dalle rimesse della palla in gioco? Una possibilità accessibile alle abilità di tutti , poco o molto che siano.

Pian piano, si realizza il cammino che porta alla comprensione e conoscenza della tecnica da usare nel gioco. A nostro avviso , tutti lo possono fare nel ruolo del Playmaker, in modo diverso naturalmente.

Pressing Gioco Ragno

Nelle giovanili questo filo conduttore non può essere anche quello usato  dai ragazzi seniores o professionisti.Non si può giocare come la prima squadra, il copia-e-incolla non va.

Mi sembra scontato. Altrettanto deve essere il concetto che l’idea “leader” non deve “solo” sfruttare le capacità di ognuno, ma migliorarle attraverso lo spirito del basket, ovvero la ricerca della sua comprensione.

C’è un solo modo per farlo, come ripetutamente detto, quello della centralità per organizzazione del gioco.

Ecco i suoi principi base:

Lampo Vs Uomo Ottimo

1. Interpretare il gioco “come finto attacco” , individuale e di squadra. Per leggere la difesa e la partita, ma anche far passare la difesa da protagonista a vittima. Si chiama “Lampo” perché tutto si svolge rapidamente, leggendo la difesa.

2. Un ruolo unico, quello del Playmaker, con l’invito a tutti ad interpretarlo, cominciando dalle organizzazioni più semplici rappresentate dalle rimesse.Chi esegue la rimessa dal fondo, può guidare anche la squadra. Dipende solo da lui, dalla sua personalità , non dalla tecnica.

Lampo Alto-Basso 3. Nessuno gioca nel ruolo del Pivot, ma i più alti possono posizionarsi in ala, mai in angolo. (Video)

L’idea di gioco interno è rappresentato dalla collaborazione Alto-Basso.  

Il più “alti” possono, ovviamente, guidare la squadra cercando l’organizzazione nel 5c5 (metà campo) ed eseguendo il primo passaggio. Dopo quello della rimessa, hanno ripreso palla per la gestione (Rivedere il Video 5c0)

Ricordiamo che , solo in futuro, si deve pensare all’inserimento del ruolo del pivot.

Direte che siamo ripetitivi, ma è un concetto che sentiamo moltissimo per avere trovato molti “cadaveri” nel cimitero dei giocatori abbandonati.

4. Si gioca sempre uno-contro-uno con palla, senza la stessa e a rimbalzo. Tiro-Rimbalzo è l’asse della nostra scommessa.

Rimessa N°4 Inversione e 1c1

5. Attaccando la linea di fondo e leggendo la difesa si può finire, ma anche attraversare l’area oppure tornando (con fuga) indietro.

6. Si comincia a giocare dalla posizione centrale, ma anche da quella laterale perché la nostra transizione lo prevede. Il “finto-attacco” in palleggio del Playmaker ha la funzione di tenere sempre sotto controllo la difesa.

Transizione Laterale e gioco N°4 7. Il contropiede primario va fatto attaccando sempre fino alla linea di fondo (con palla e senza) perché fa parte delle nostre mete. E’ utilizzato, leggendo la difesa, l’arresto e tiro dalla linea del T.L

8. Quando un compagno è impegnato nel duello 1c1, gli altri si posizionano come un “treno” sulla linea del T.L. La sequenza memorizzata dal “treno” è visibile nei Video.

LA SPERANZA DEL COACH

Zet 1960 JEiPG

Come detto, il “sogno” e la speranza di ogni Coach delle giovanili dovrebbe essere quella di trovare un “sistema di gioco” per far crescere culturalmente e tecnicamente i propri giovani. Un modo “valido sempre”… e per sempre.

Non significa trovare il solo “gioco” d’attacco ma soprattutto quello difensivo. Non ne parliamo in questo articolo.

Ogni Coach , nella sua ricerca dentro il “Cimitero Delle Idee Abbandonate Da Tutti”, dovrebbe cercare quella tecnica che permetta a tutti i suoi ragazzi di giocare come Playmaker. (Scusate le ripetizione)

Non è detto che lo diventeranno per questa  scelta, ma apprenderanno tutti lo “spirito” del gioco. E miglioreranno giocando per il loro futuro , un aspetto che ci interessa molto.

Ricordo che non si può obbligare nessuno, ma predisporre i dettagli tecnici per il gioco. Si può. Ognuno poi ci dovrebbe provare , con coraggio e col proprio talento, molto o poco che sia.

Poi, in un secondo tempo, tutti dovrebbero apprendere l’arte del gioco “spalle a canestro”. Dopo almeno un anno.

Senza guardare l’altezza che non è una capacità fisica. Ricorderete che la “Giraffa” non veniva più al campetto perché aveva capito di non esser un giocatore di Basket…

Troppi “ruoli” frazionano l’insegnamento per la ricerca del rendimento. Alla fine , chi esce dalle giovanili dovrebbe conoscere bene i due più importanti, ma attenzione alla sequenza.

Prima la possibilità per tutti di organizzare, poi di fare il gioco “spalle a canestro”.

Questa è la mia idea trovata nel “Cimitero”, che utilizzo dal lontano 1972. Avevo appena finito di giocare e mi ero impressa questa idea, della quale tutti i miei allievi hanno usufruito nel tempo.

Purtroppo nel mio personale “Cimitero” ho trovato troppi ragazzi che avevano le caratteristiche psicologiche, fisiche e tecniche per giocare playmaker , ma poi sono stati fregati dall’altezza e inconsapevolmente poco aiutati dai loro allenatori, che li hanno spostati subito per il gioco interno.

IL CAMPO MEMORIZZA GLI ESEMPI

Con l’analisi introspettiva ho riconosciuto questa idea che viene dal mio passato di giocatore. Ricordo benissimo chi l’utilizzava, da autodidatta.

Sono andato contro corrente allenando per 50 anni, senza convincere nessuno a cambiare rotta.

Fortunatamente, sono sempre stato solo un giocatore e non un allenatore, ma per dare un riscontro alla mia idea ho messo in pratica la stessa esperienza per una vita sportiva, allenando dalla Serie A … alla scuola Elementare. Con molto volontariato.

Ho vinto grazie a questa idea senza essere un “allenatore”, senza andare ai corsi e senza iscrivermi mai alla categoria, per coerenza. Senza essere naturalmente compreso.

Come allenatore ho la tessera N° 454 , che conservo come ricordo. Un ricordo di Giancarlo Primo che ci promosse allenatori , per merito sportivo. Il sottoscritto insieme a Gianni Giomo e GianFranco Lombardi.

Ho sempre ,fortunatamente, trovato ragazzi che mi hanno ascoltato e quasi tutti seguito. Mi dispiace solo per Riccardo, grande talento di 2m., che però non ha avuto sufficiente fiducia per seguire la mia proposta vincente . Sarà un caso?

Mi sono un po’ dilungato , ma solo per essere esaustivo. Potreste annoiarvi continuando, continuate se avete tempo…un’altra volta.

 

Basket, Perchè La Giraffa Non Si Allena?

 

Basket Capitano Barca

Premessa: quando la barca va in una direzione che non soddisfa, il Comandante deve cambiare , anche se la rotta è quella tenuta da tutte le altre navicelle.

La nostra direzione era quella creata dal “Jungle Team” (versione originale)… che però è stata cambiata quando tutti si sono accorti che “La Giraffa” non si allenava con gli altri animali.

L’ALTEZZA NON E’ UNA CAPACITA’ FISICA

Il Gioco

Nello Zoo di Roma gli animali , dopo aver visto una gara in TV, decisero di uscire dalle “gabbie” e giocare a Basket. C’era nel boschetto il campo in terra battuta che li aspettava, ma non tutti lo potevano fare. Solo quelli che avevano le caratteristiche fisiche giuste: velocità, resistenza, forza e coordinazione.

Ci volevano soprattutto quelle psicologiche: volontà, intelligenza, prontezza e entusiasmo. Tante capacità dentro un solo animale?

Sicuramente, ci volevano tutte, proprio tutte per apprendere il gioco e i fondamentali.

Si offrirono il Cavallo, il Leone, la Volpe, il Delfino e la Scimmia. Subito dopo anche la Tigre perché il Basket ha bisogno di primeggiare in Difesa, se si vuole vincere.

Anche l’Elefante e la Giraffa si presentarono dal Custode che scelse subito l’Elefante , ma per fare il Coach. Guardò in faccia alla Giraffa e le disse che l’altezza, da sola, non serviva a nulla.

Ci rimase male e andandosene pensò che si sarebbe presentato agli allenamenti, sorprendendo tutti perché la sua altezza era speciale.

Riunione Coach

Conosciuto lo sport, il divertimento e l’amicizia nata dentro la squadra, gli animali dello Zoo di Roma avevano deciso la loro partecipazione “eterna” ai campionati.

Giocare sempre e per sempre è troppo bello, dicevano dopo aver fatto allenamento, un bel modo per vivere la nostra vita.

Avevano deciso il nome della squadra e “Jungle Team” per loro era perfetto.

Giraffa Playmaker

Come annunciato, c’erano Leoni, Tigri, Cavalli, Delfini, Volpi e Scimmie, ma perché mancava sempre la Giraffa?

Voleva farsi vedere agli allenamenti per convincere tutti, ma non si faceva trovare mai al campetto.

Chi avrebbe potuto tirare con la sua “altezza” a difendere il canestro? Avrebbe potuto fare l’intimidatore.

I MIGLIORAMENTI DEL “JUNGLE TEAM”

Dopo un periodo, servito ad aumentare la passione, avevano compreso che potevano interpretare meglio  il gioco, ognuno col proprio talento, poco o molto che fosse.

Non bastava più una “giocata” saltuaria, tipo toccata e fuga per scaricare le tensioni della “gabbia”.

Passaggio una mano

Il Basket era troppo bello e volevano farlo ogni giorno, sempre meglio e “per sempre”. Non si accontentavano più di svolgere il loro compitino tecnico per far vincere la squadra. Volevano migliorare prendendosi più responsabilità per essere protagonisti.

Una speranza nelle mani del Coach che avrebbe dovuto far praticare due tipi di apprendimento. Non solamente per “finire”, ma anche far prendere gusto nell’organizzare lo stesso gioco.

Non ci si riusciva a farlo “ingabbiati” dentro un ruolo, ne avevano avuto abbastanza della “cella”, una prigionia mal sopportata nella vita normale. Volevano fare di più. Almeno avere la possibilità di organizzare, ma senza obbligo, solo per scelta personale. Non solo si giocava per le capacità organizzative del Delfino, anche gli altri animali dovevano provare a farlo.

Tutti potevano,infatti, essere “creatore di gioco” perché lo si è , potenzialmente, ogni volta che si viene in possesso della palla. Se non “brucia” tra le mani, basta seguire lo spirito del gioco che sussurra di comprendere la situazione, per seguire l’idea leader.

Allo stesso modo chiunque doveva essere capace di giocare con le spalle a canestro, perché capitava a tutti di poterlo fare.

Competizione.9

Bastava muoversi senza palla, quando la stessa era lontana, ma anche nelle vicinanze si poteva punire la difesa posizionandosi. Come? La tecnica consigliava di andare a contatto, prendendo spazio e incollando il difensore dietro la propria schiena.

“Muovete il sedere per sentire l’avversario e pensate con la testa, diceva l’Elefante-Coach. Attenzione a non fare l’opposto”. Era divertente e piacevole mentre allenava.

Con un nuovo indirizzo avrebbe dovuto insegnare tutti i fondamentali senza pensare alla la specializzazione dei ruoli.

Manute Bol

E la Giraffa? La sua altezza era comunque un Handicap, c’era bisogno di “scatto-potenza-velocità”, insieme a furbizia e padronanza dei fondamentali.

Ecco quello che ci voleva per giocare indifferentemente, sia come “creatore” che “perno” dell’attacco.

L’altezza avrebbe aiutato , ma possedendo le altre capacità, quelle psicologiche e fisiche, nel proprio DNA. Per sfruttarle come?

Era chiaro che tutto dipendeva dal gioco, la chiave era lì.

Il sistema aiuta a collegare le diverse capacità e nel mare delle idee, ci sono quelle tecniche che chiamiamo… “valide sempre”. Servono al gioco, ma attenzione a non dimenticare i fondamentali, soprattutto loro sono “validi sempre”.

Manute Bolt

I giocatori del Jungle Team si preoccupavano sempre più della Giraffa. Non si era mai vista agli allenamenti.

Ma il talento della Giraffa qual era? L’altezza? Non è una caratteristica fisica, bensì morfologica, pensava l’Elefante e la Giraffa lo aveva compreso. Aveva compreso che apparteneva ad un’altra stagione, quella dei “ruoli”.

L’altezza non può essere considerato un “metro”(punto di riferimento) per l’assegnazione dei ruoli.

Né “creatore” ne “perno” dell’attacco hanno bisogno dell’altezza. E la difesa? La Giraffa non piega le gambe, ma le allarga goffamente per raccogliere una palla rotolante.

IL DUBBIO

Poiché la Giraffa non veniva mai al campetto , avevano compreso che la consapevolezza si era impadronita della sua personalità. Non si sarebbe divertita molto con la sola altezza, non poteva essere utile alla squadra.

Creso Virtus

Male non fa, pensava il Delfino, notoriamente il più intelligente del gruppo … se però insieme all’altezza c’è volontà, intelligenza, forza , velocità e destrezza. E allora?

I giocatori non capivano il perché Elefante-Coach dividesse ancora i giocatori in base proprio all’altezza. Cavalli e Leoni da questa parte, diceva , Delfini e Scimmie dall’altra parte.

Saper giocare significa essere “creatori” quando si ha la palla, mantenendo la pericolosità quando si è senza. E farlo come punto di riferimento, nel gioco, trovandosi “schiena-a-canestro”. Non solamente. Ci sono altre situazioni, altre opportunità come l’abilità per essere padroni della linea di fondo e soprattutto “rimbalzisti”, quando c’è un tiro.

CAMBIARE ROTTA SI DEVE

Bisogna trovare un’idea tecnica che permetta di farlo giocando. Un’idea che permetta di giocare sia come Playmaker che come Pivot. Valida per tutte le situazioni conosciute. 

Delfino-Elefante

Il dubbio del Delfino prendeva sempre più spazio. Se tutti devono saper fare tutto, perchè la divisione tecnica negli allenamenti?

Tutti devono saper battere il proprio avversario con la palla, senza la stessa e a rimbalzo.

Bisogna concretizzare un sistema nuovo. Questo è il modo con cui vogliamo giocare, il gioco del futuro.

Un solo ruolo, massimo due con un sistema che aiuti a realizzarlo.Un sistema che permetta di giocare contro qualsiasi tipo di difesa. Si può. 

Il Coach aveva compreso che l’altezza non c’entrava col gioco, ma faceva fatica a cambiare. Un retaggio culturale che aveva recepito dai suoi istruttori, sperimentato su generazioni passate.

Il basket è sempre lo stesso, pensava, senza rendersi conto che invece cambiava continuamente. Per migliorare tecnicamente , tutti dovevano saper fare tutto.

Solo gli animali piccoli e veloci potevano “creare il gioco”? Altrimenti come avrebbero potuto giocare a basket, pensava , sbagliando, l’Elefante-Coach.

Va da sè che anche i “piccoli” devono saper giocare spalle-a-canestro e soprattutto diventano devastanti quando vanno a rimbalzo dopo il loro tiro.

Un gruppo di qua e un altro di la, continuava a dire il Coach, e il Delfino scuoteva la testa quando si esprimeva in quel modo, per esercitarsi sui fondamentali.

Meglio tutti insieme, pensava, perché la divisione delle prestazioni in “ruoli specialistici” limita i giocatori fin dall’inizio .

IL GIOCO VALIDO SEMPRE

Ripetiamo. Tutti devono saper fare tutto perché volevano giocare un Basket “valido per sempre” e divertirsi per avere compreso il suo “spirito”.

Play-Pivot

Volevano poterlo eseguire  secondo modalità adatte alle loro caratteristiche primarie senza subire le limitazioni di quelle secondarie, rappresentate  dall’altezza,  punto di riferimento dei ruoli, vecchio retaggio di un basket sorpassato.

Un parametro che serviva al Coach per ,involontariamente,  “ingabbiarli” tecnicamente nei ruoli.

Uno solo è il “creatore” e uno solo è il “tiratore”, uno che “penetra” in palleggio e uno che gioca “spalle a canestro”. Uno che fa l’equilibrio difensivo e un altro che ha un compito specialistico per la difesa.

Al Delfino non piaceva questa limitazione, non adatta nemmeno per lui, che giocava nell’unico  “ruolo valido sempre”. Perchè mai spalle-a-canestro e mai a rimbalzo?

Per migliorare bisognava allargare il campo delle abitudini tecniche e avere sempre la possibilità di imparare l’arte da chi aveva qualcosa in più da dimostrare. Per giocare sempre, in futuro, a tutti i livelli possibili.

Ecco come si può allenare pensando al futuro del giocatore, coprendo anche la necessità della vittoria. Si può vincere ugualmente, togliendosi la gabbia dei ruoli.

Se il gioco è più importante dei fondamentali è lì che bisogna pescare l’idea che si trova nel mare delle esperienze dimenticate dagli allenatori.

Attenzione, perchè trovato il gioco, la priorità diventa dei fondamentali.

Molti illustri allenatori si sono fatti trasportare, sbagliando, dalla soddisfazione creativa di nuovi movimenti d’attacco, trascurando poi  i fondamentali.

OLTRE GLI AFORISMI

L’intelligenza e il carattere sono come il vino, pensavano i giocatori del “Jungle Team”. Quello buono sta dentro sia le botti piccole che grandi, sottili o grosse.

La furbizia della volpe, la velocità del cavallo, la saggezza del delfino e la capacità d’imitazione delle scimmia non hanno nulla a che fare con la loro “struttura”.

La struttura non è una caratteristica fisica primaria, è la volontà che conta per apprendere tutto, proprio tutto, compresa la tecnica.

Difesa Posizione Fondamentale

E’ la volontà che “sguazza” e gode nella sofferenza degli avversari, difendendo per vincere.

Non solo il Delfino può organizzare il gioco lo possono fare tutti , in modo diverso naturalmente.

Nelle situazioni speciali sarà il migliore che le affronterà da Leader. Ecco cosa serve ad essere più bravi.

Per i compagni, nel giocare nell’unico ruolo,  importante non perdere la palla, il cui valore deve essere ben noto a tutti.

Autonomia 1c1

Importante saper giocare con lo spirito giusto, rappresentato dalla comprensione di tutto quello che succede in campo.

Giocare leggendo la difesa si deve, è necessario, niente da ridire. Così come il tentativo di cercare di sottometterla usando le finte, per imporre il proprio gioco.

Sono due regole che servono al gioco, al suo spirito, alla sua bellezza. Tutti devono avere la possibilità d’interpretarlo.

IL JUNGLE TEAM RINNOVATO

Metacognizione

Volevano giocare diversamente, in un modo che andasse bene sempre. Non volevano più stare nella “gabbia” tecnica. Ripetere il loro compitino da svolgere ogni gara, era come starci.

Occorreva più libertà nel gioco, nel senso che tutti avrebbero dovuto essere in grado di fare tutto.

Si sentivano in gabbia dentro i “ruoli”, abitudine che l’allenatore aveva stabilito per migliorare il rendimento della squadra. Paradossalmente affossava la crescita individuale.

Inconsapevolmente, l’Elefante-Coach allenava per se stesso e per la società dello Zoo. Uno scopo condivisibile, ma solo con la prima squadra.

Questa filosofia è il retaggio degli anni ‘6o.

Quando tutti sono specializzati nei ruoli  c’è un maggiore rendimento immediato, ma non si migliora più di tanto e si è rimpiazzati velocemente nel tempo.

Un solo ruolo mantiene lo scettro della validità del gioco, quello del Playmaker perchè si avvale dello “spirito del basket”.

Per continuare a giocare , molti appassionati giocatori ,legati alla loro altezza,  scendono di livello, per poi smettere. Va da sé che anche il futuro del giocatore è importante , non solo quello del Coach.

 

Benvenuti nell’Agonismo, Il Campo

zet2013

Quinto episodio dell’avventura del giovane cestista raccontata da Giardini e Zet. Una lettera “aperta” a tutti. Gli altri episodi? Nel sito www.videobasketballnet.com Categoria “Filosofia e Favole”.

STRADE PARALLELE

Contropiede.2

Il “campo” da basket è molto più ristretto di quello dell’esistenza, ma dentro succede ugualmente di tutto per poter sopravvivere o vincere. Anche se la vita non è un gioco, viverla in campo è praticamente la stessa cosa.

Ci vuole volontà e capacità di lottare in entrambi i campi. E’ indispensabile per “diventare quello che sei”. 

Rimbalzo d'attacco “ Ricorda che nel campo da Basket si gioca proprio come si lotta nella vita. Ci sono ostacoli rappresentati dagli avversari, ma anche da noi stessi. Continui impedimenti da superare per una crescita psicologica, fisica e tecnica che non finisce mai”.

Bisogna mirare ai miglioramenti individuali per favorire quelli di squadra.

Passing Rondo

Nel “campo” non si deve giocare troppo da soli, ma bisogna essere sempre pericolosi, così come nella vita bisogna farsi rispettare.

Nel campo deve prevalere il gioco di squadra, ma ci sono le situazioni speciali dove spesso è preferibile il gioco individuale. 

Lo si può fare solo saltuariamente, leggendo la “difesa” e soprattutto la “partita”.

Va da sé che si viene scelti per risolvere una situazione, mai per soddisfare il proprio egoismo. Comunque il miglioramento individuale, quando c’è equilibrio, è la strada per far grande la squadra.

BloccoLe interpretazioni del gioco però sono tante , ma un solo modo è valido, giusto.

Bisogna giocare comprendendo lo “spirito del gioco”.

Se lo “Spirito” è rappresentato dalla “comprensione”, sappiamo tutti come la stessa sia utile, sia nel gioco che nella vita.

Rimbalzo.6

Un concentrato di situazioni tra le quali si sopravvive non solo scegliendo di farlo nel modo giusto, ma anche rapidamente e lottando come leoni.

La lotta nello sport viene interpretata con “armi” psicologiche, fisiche e tecniche, utili per superare un avversario che cerca di fare altrettanto.

Va da sé che la conoscenza dell’avversario, inteso sia come individuo che squadra, è il segreto per limitare l’imprevedibilità delle sue azioni.

Non bastano però le notizie teoriche. Bisogna essere pronti e la “prontezza” è un fondamentale che sottolinea la preparazione di tutta la squadra.

L’IDENTITA’

Identità di squadra

Per superare l’ostacolo viene inserito un lavoro durante il “microciclo settimanale” degli allenamenti , che rappresenta la fase più importante per la crescita della squadra.

Il “campo” deve evidenziare, dimostrare la caratteristica principale di una squadra rappresentata dalla sua identità.

Una espressione, una modalità di essere particolare nella interpretazione del gioco, adatta alle proprie caratteristiche psicologiche, fisiche e tecniche.

Aiutare in difesa

Il “campo” deve soprattutto far risaltare il fatto che Il basket è un bellissimo gioco di squadra basato sulla velocità , sull’efficacia e la pericolosità dell’individuo.

Individuo e squadra, ma la priorità è della squadra.

Non c’è contraddizione di termini, quando la guida del gioco propone di seguire il suo “spirito”. Cosa sta succedendo in campo? Si gioca rispondendo alla domanda.

Va da sé che si potrebbe seguire il proprio egoismo, esagerando. Molti lo fanno, facendo anche brutte figure contro avversari di pari talento.

Transizione Laterale e gioco N°4

L’identità di una squadra è definita soprattutto dal suo gioco in campo. Fuori dalla metafora, questo si realizza positivamente quando ogni individualità è messa al servizio dello stesso gioco, esaltando cosi le potenzialità di squadra.

2-Il sogno

Come già detto, per farlo, bisogna essere sempre pronti a giocare. Scontato? Assolutamente , no.

Andando sul campo per giocare non è un controsenso affermare che spesso i giocatori non lo sono.

Questione di cultura e mancanza della conoscenza di se stessi.

E allora, prima dell’inizio del gioco, durante la fase vissuta nello spogliatoio, prima di scendere in campo, ci si prepara con l’allenamento mentale.

LA CONCENTRAZIONE

Difesa atteggiamento

“Ricorda che sul campo sei assolutamente solo!
Nessuno ti aiuta!
Nessuno ti fa regali!
Tutto ciò che otterrai sarà merito della tua volontà, del tuo cuore, del tuo animo.
Sappi che l’avversario gioca a metterti in difficoltà, anche scorrettamente. Perciò fatti rispettare imponendoti a lui. Un consiglio?
• Devi intuire
• Decidere
• Fare in modo pronto e immediato!

Le tue scelte sono inappellabili e devono essere utili alla squadra oltre che a te! Non cercare di giustificarti: “Tanto è un gioco! Il fatto che sei dentro un gruppo dove lo metti?”

SI GIOCA IN CAMPO UN SOLO MODO

Per vincere ,naturalmente, come si affronta la vita senza mollare mai, intensificando lo sforzo quando va male . E qui dovremmo essere perfettamente d’accordo.

E dal pdv tecnico?

Lo ripetiamo. Leggendo la difesa, ma anche la partita. Leggendo e reagendo alla difesa , ma anche costringendola a fare quello che l’attacco desidera.

La comprensione è la chiave di tutto. Ti aiuta ad apprendere il gioco, per essere pronto a farlo. La comprensione ti dice il perché e come si usano i fondamentali, la comprensione è lo spirito del basket.

Lampo e Attacco al fondo 2

“Ma non è tutto. C’è un’altra meta. L’autonomia in campo, è il tuo punto di arrivo. L’allenatore ha compiti della gestione di squadra, ma in “Campo” sei tu che decidi”.

Ad ognuno il suo compito, un pensiero che solo i grandi Coach realizzano.

Come tutti sanno, ci sono diversi modi d’interpretare il gioco (fisico, d’esecuzione, di conoscenza). Tre livelli di gioco completamente diversi tra loro.

Quello che ti rende autonomo è il modo di agire sapendo il perché sia giusto fare questo o quello, leggendo la difesa, ma senza pensare (lento), quindi in modo istintivo (veloce).

VEDERE E DECIDERE, SENZA PENSARE 

E’ ovvio che le decisioni saranno giuste se sei padrone del campo e del gioco. Come già detto, tutto avviene dalla “comprensione” del gioco, delle abitudini dei tuoi compagni e conoscenza degli avversari.

L’autonomia comincia dall’auto-allenamento. Non dimenticarti delle ripetizioni dei fondamentali, fatte da solo , al campetto. E’ un bell’inizio.

“Come già detto, quando stai giocando non puoi vedere e pensare, ma sapere che i fondamentali vanno utilizzati istintivamente, perché proprio le ripetizioni hanno reso il gesto spontaneo. E veloce”.

IL GIOCO

Attacco Mano

“Quando conoscerai bene il gioco diventerai “padrone del campo”, cioè quel tipo di giocatore che “vede” non solo il comportamento del suo avversario diretto, ma anche cosa stanno facendo gli altri”.

Va da sé che in campo bisogna andarci preparati.

“Non essere superficiale e permissivo. Non stai andando ad una gita turistica o ad un divertimento fine a se stesso. In campo si gioca per vincere e ci si diverte solo così…”
Come già detto, bisogna conoscere gli avversari il più possibile, ma soprattutto essere pronti a lottare contro di loro. Tutto si risolve con la difesa, non pensate mai che con il solo attacco si possa vincere.

Difesa Press Ottimo

“La difesa individuale deve produrre un “disagio tecnico” agli avversari, ma senza alchimie particolari, altrimenti non siete voi a vincere ma il vostro Coach. L’allenatore deve valutare e proporre quello che è supportato dal vostro talento”.

Se questo dettaglio non è considerato , se siete costretti a fare quello che non potete o sapete , il “disagio” per gli avversari … sarà come un “boomerang”.

“Se ti abbiamo suggerito troppi dettagli , ricorda solamente cosa ti abbiamo detto riguardo il sacrificio e la sofferenza. E’ il talento vero del giocatore. Per questo, tutti noi allenatori identifichiamo con la vita l’attività del giocatore di basket, soprattutto quando difende”.

LA TECNICA

Lo ripetiamo per sottolineare. Non bisogna saper “leggere” solo la difesa (il tuo personale avversario ed il comportamento della squadra che affronti), ma anche la partita.

Leggerla solamente, reagendo ai suoi comportamenti non ti aiuterà a vincere se gli avversari sono più forti.

C’è un modo per “costringerla” a fare la volontà dell’attacco. Una capacità che permette di non subire sempre la sua arroganza. Usando la finta. Il “finto attacco” è una proposta di gioco interessante.

“Attenzione. Non tutti i momenti della gara sono uguali, alcune situazioni hanno una valenza “pesante” e bisogna essere decisi ad affrontarli. Ecco a cosa serve un vero Leader.

Bisogna sentire che il prossimo tuo canestro sarà decisivo per vincere la gara. “Scegli bene, fai canestro e vinci la partita risolvendo il momento più difficile. Un’azione individuale dentro il gioco , fatto con lo spirito della squadra”. Eseguito dal vero leader”.

Basket, Il Cimitero Dei Libri Dimenticati

Libro-Basket-Zet

“Sono andato in una vecchia libreria del mio paese chiamata “Il Cimitero Dei Libri Dimenticati” e ho trovato un grosso volume pieno di polvere.

Tolto lo strato che m’impediva di leggere il titolo, mi sono incuriosito del suo significato.

“Bibbia del Basket”, era scritto sotto la polvere con caratteri scarlatti, una sorpresa che mi ha fatto pensare. Non può essere vero, allora esiste veramente, mi sono detto!!!

Nell’indice degli argomenti, però,  non ho trovato nulla e anche le pagine del grosso libro erano bianche.

E allora? Ho compreso il messaggio. Un grande invito a scriverle, riempendole di esperienze personali”.

Personali interpretazioni non vuol dire necessariamente novità. Va da sé che ogni allenatore dovrebbe scrivere la propria Bibbia con le pagine colorate.

Un colore diverso per ogni squadra che il Coach ha allenato proprio perché, a seconda dei giocatori, si dovrebbe ricercare una nuova e diversa via di approccio alle loro caratteristiche psicologiche, fisiche e tecniche.

Alto Basso contro la 2 3 audio

Poiché tutto questo si realizza con un “Sistema di Gioco”, quale scegliamo a seconda delle caratteristiche dei ragazzi? Sempre lo stesso?

A seconda delle mode? Bisogna tener presente, oltre alle”caratteristiche”, che una meta importante è rappresentata dal “futuro dei ragazzi”. Devono amare per sempre quello che si fa loro apprendere.

Non si risolve il problema insegnando i “Fondamentali”, troppo comodo. Il Gioco non è la somma dei fondamentali insegnati, ed è il “Gioco” che conta. Ripetiamo per sottolineare. Bisogna pensare che, con le sue caratteristiche naturali, un ragazzo deve poter giocare sempre, nella “fascia” più alta possibile.

“Riccardo, nel primo periodo “Under”, per capacità psicologiche-fisiche e tecniche, sembrava destinato a giocare playmaker, poi la crescita fisica l’ha fatta spostare tra i più alti, nel ruolo di Pivot-Ala”

Una scelta per il rendimento della squadra, per il futuro del Coach e non per quello del ragazzo. Niente da ridire… perchè si può scegliere pensando che sia anche il miglior modo per vincere.

“Riccardo, per le sue capacità avrebbe potuto giocare Playmaker ad altissimo livello , comunque come esterno, e solo saltuariamente interno”.

Altri lo hanno fatto con successo, “sempre valido” anche per il solo miglioramento individuale. Difficile? Per riuscirci basta apprendere lo “Spirito del Gioco”, la sua comprensione per risolvere le varie situazioni. Per cominciare è sufficiente l’abitudine ad organizzare. Si può. Senza essere necessariamente un “Vero Playmaker”.

Come “interno”  si diventa semplici esecutori, abitudine che può comunque far giocare sempre , ma a livello inferiore.

GIOCO E FONDAMENTALI

1-La conquista

Quando, come e soprattutto perché si mettono in pratica i fondamentali? Si parte dal gioco.

E’ come andare a scuola. Quando si esce dal periodo Under, sia fondamentali che il gioco appreso devono essere “validi per sempre”.

Si tiene così “incollato” il Gioco ai Fondamentali che lo arricchiscono dandogli identità e bellezza, ma soprattutto efficacia.

La “comprensione” si sviluppa in tanti modi , ma uno solo è valido sempre, dando a tutti  ragazzi l’opportunità di organizzare lo stesso “Gioco”. Uscendo dalla “gabbia” dei ruoli.

Siete d’accordo? Sicuramente un nuovo modo di pensare al Sistema di Gioco, inteso come modalità di espressione delle loro caratteristiche, che nasce in palestra, non da YouTube.

Dall’allenamento e col gioco libero, 5c5 nella sola metà campo. Abbiamo strappato molte pagine scritte nella nostra Bibbia, usando poi quelle bianche… per questa idea valida sempre.

A sostegno del gioco occorre sempre una “idea leader”. La nostra esclude la “gabbia dei ruoli” , retaggio delle esperienze del passato. Ruoli basati sull’altezza dei giocatori. Altezza che non è una caratteristica fisica, ma morfologica.

Da qui la scelta di una forma di Coaching , inconsapevolmente per se stessi oppure per il ragazzo.

Da qui il motivo di staccarsi dal retaggio lasciatoci dagli allenatori (bravissimi nel loro periodo storico soprattutto se Mental Coach) che hanno sperimentato una metodologia basata su generazioni passate.

Trasmessa poi agli Istruttori delle loro giovanili. Appunto quella dei “Ruoli” per avere giocatori pronti per le prime squadre.

Macic JohnsonSiamo invece convinti che, un solo ruolo è utile e valido sempre, quello del playmaker.

Se il vostro pensiero è preoccupato del futuro dei ragazzi, non fate giocare nessuno nel ruolo del pivot, nelle fasce Under. Si può, almeno inizialmente.

Si può vincere ugualmente perché dipende moltissimo dalla difesa.

Tutti devono avere la possibilità di cimentarsi in ogni parte del campo. Non faranno danni anche perchè sono loro che scelgono. Mai obbligarli, però tutto deve essere pronto dal pdv tecnico.

Lampo Vs Uomo Ottimo

Avrete già compreso che, per noi, il gioco viene prima dei fondamentali, che servono però a migliorare il rendimento dello stesso ed offrendo la sua bellezza al pubblico che guarda.

Vedendolo , il tifoso dovrebbe apprezzarne l’identità. Caratteristica che i giocatori mostrano “frullando” attorno gli avversari, mettendo in evidenza lo “spirito” del gioco.

IL MESSAGGIO DEL GRANDE LIBRO

Dalla polvere, era apparsa quella “Bibbia” impolverata, con pagine bianche da scrivere perché non apparteneva a nessun Coach del passato.

Coach

Anche se fosse apparsa una pagina da loro gestita e scritta, con un colore più brillante e attraente, per il successo avuto nel passato, non dovrebbe comunque trovare imitatori nel presente.

Eccetto per quelli che hanno dimostrato la loro capacità di psicologia del rapporto, un’arte di comunicazione “valida sempre”.

Ripetiamo. Una volta c’erano i ruoli legati all’altezza che fornivano un rendimento immediato, ma non favorivano certamente il futuro dei giovani, non essendo l’altezza una caratteristica fisica e come tale da tenere come metro di riferimento per scelte tecniche.

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“Ingabbiavano” però il giovane facendolo giocare pivot fin dalle giovanili. Limitavano comunque tutti i ragazzi che avevano caratteristiche fisiche diverse dai “piccoli e veloci”.

I soli che potevano usufruire di una istruzione “valida sempre”, quella del Playmaker. 

Che dire? Anche noi, che abbiamo scritto la favola del “Jungle Team” siamo passati attraverso quel periodo storico.

Il basket è un gioco in evoluzione e cambia per il modo d’interpretarlo tecnicamente , soprattutto perchè cambiano le regole.

LE REGOLE NEL BASKET

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Il Basket è uno sport di regole e fondamentali dove però la priorità è nelle regole. Cambiano le regole , cambia il basket.

Quindi non è vero che il Basket sia sempre lo stesso.

La pagina colorata di una vecchia “Bibbia”, basata su modelli di allenamento di una volta, non può essere presa come esempio nel nostro periodo storico.

Super Cartoons.1

L’idea dei ruoli per migliorare il rendimento, trasmessa agli allenatori delle giovanili significa bloccare la crescita tecnica dei giovani. Riccardo avrebbe potuto giocare in serie “A”, come esterno…

Bisogna cambiare rotta, non si può scimmiottare quello che fanno i professionisti.

A mio avviso, se si vuole favorire la crescita dei giocatori invece di bloccarla, tutti devono giocare in un unico ruolo, valido sempre.

Quello del playmaker, che non significa che lo diventeranno con questa procedura.

Sarebbe stupido pensarlo e paradossalmente impossibile da realizzare, perchè le caratteristiche del Playmaker sono doni che solo la natura sa gestire.

Va da sé che bisogna curare l’asse didattico Play-Pivot. Prima però tutti devono provare a reggere lo scettro dell’organizzazione.

No Ruoli Basket

Con le regole cambia tutto il Basket, anche se a volte non sono state proprio giuste, ben programmate , per il bene del basket.

La difesa e l’attacco sono sempre state pronte a sfruttare questi cambiamenti , minando col disagio tecnico, la bellezza del gioco.

Una volta per il limite di tempo concesso allo scoccare del tiro, ricordate?

E ora facendo fallo tattico per fermare il CP. Ovvero impedendo di fatto la realizzazione dell’azione più bella del basket.

In generale, i modelli vincenti del passato, non possono andare bene per il futuro. Trasferiti poi nel mondo delle giovanili col copia-e-incolla diventano una tragedia.

Vedere giovani di una società che giocano come la loro prima squadra , con la spartizione degli spazi e il rendimento fatto dentro ai ruoli è indicativo di attività pro-Coach e non per il futuro del giovane.

Senza averne la consapevolezza, naturalmente.

Dagli allenatori del passato è stato suggerito di bandire la zona nelle giovanili perché ritenuta dannosa per la crescita tecnica.

Attacco ABI

Se il basket può ancora essere definito “Sport di Squadra” un ringraziamento lo si deve proprio alla zona che costringe ad apprendere lo “spirito del basket”, il tiro da fuori e soprattutto al rimbalzo dopo il gesto.

Quanti giocatori sanno interpretare il gioco solamente contro un solo tipo di difesa?

Per poter battere la zona, occorre soprattutto il gioco di squadra fatta con passaggio, tiro-rimbalzo.

La “stella” che agisce come un funambolo contro la difesa individuale, improvvisamente si spegne. Come mai?

Si deve proteggerlo per gli spettatori che pagano il biglietto nella NBA. Nelle nostre giovanili, però, le mete sono diverse.

LA ZONA E’ IL SALE DEL BASKET GIOVANILE

Attacco Zona Pari Gioco ABI

Il libro del Basket dovrebbe avere una pagina speciale scritta personalmente per insegnare la zona.

Un attacco che tenga conto delle caratteristiche dei giocatori, senza prendere in prestito tutto quello che fanno gli altri.

Non è bello ascoltare allenatori che ammettono (con orgoglio?) di non usare la “zona” perchè non sanno insegnare.

Insegnarla ad attaccare è importante. Si può fare partendo dal fatto che con la palla posizionate lateralmente non c’è differenza tra uomo e zona. Scrivetelo nella Bibbia personale.

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Colorata con un cromatismo vistoso per far risaltare la sua importanza. Inutile dire che il Basket è uno sport di squadra se poi si rinnega la zona, che rappresenta la sua pietra angolare.

Non si può attaccare la zona da soli.

Ci sono tanti modi per insegnarla, più o meno validi. Proponendola in allenamento ha un significato preciso per apprendere anche l’attacco alla stessa.

A Z Alba abi

Non è facile il suo insegnamento soprattutto perché non si possono far apprendere due tipi di difesa contemporaneamente.

Prima, la difesa individuale, poi la zona che ha bisogno delle capacità difensive individuali. I principi di entrambe le sfumature difensive aiutano alla formazione del difensore.

Dopo la difesa individuale, noi cominciamo insegnando la zona, con la “2-1-2 Aiuta e Recupera”.

“Dimmi qual è la difesa più difficile da superare”, mi chiese una volta il Presidente di una squadra di serie A che ho allenato. La risposta fu scontata ed istintiva. La “Zona 2-3”, dissi mostrandogli i colori delle pagine della mia Bibbia.

Fondamentali e Idee Validi Sempre

 

Aforismi

I fondamentali sono tutti validi, naturalmente. Non scandalizzatevi. Come sono utilizzati, insieme allo scopo, stabiliscono  la loro “validità per sempre”.

Intanto è il gioco che conta, i fondamentali vengono dopo. Entrambi hanno poco senso se si esclude lo “spirito” (comprensione) che li tiene insieme.

Ai ragazzi bisogna proporre l’apprendimento di tutti i fondamentali, ma soprattutto quelli utili “per sempre”, per favorire la loro crescita giocando. Ma come? Senza imprigionarli nei ruoli.

Macic Johnson

Dando loro la possibilità,giocando, di fare una esperienza nel ruolo unico, valido sempre. Quello del playmaker.

Non diventeranno mai dei “creatori di gioco” per questa scelta, ma miglioreranno tutti dopo averlo interpretato.

Un indirizzo senza obbligo di partecipazione. Scegliendolo, sarà utile e valido per sempre.

Realizzandolo senza problemi, con quello che sanno fare. Poco o molto che sia. La risposta sarà diversa a seconda della loro personalità.

E’ il nostro indirizzo nelle prime fasce “Under”. Non si toglie nulla alla “vittoria”… che dipende soprattutto dalla difesa.

Lampo Alto-Basso

Il gioco per il progetto è importante. Non crediate che sia la somma di tutti i fondamentali appresi. Siete d’accordo? Lo sottolineo ancora, perché è il “nocciolo del problema”. La scelta del gioco, per realizzare lo scopo, ha un valore primario. Per dare la possibilità a tutti di giocare nel ruolo unico, noi abbiamo scelto “Lampo”.

I fondamentali serviranno per la sua realizzazione. Lo “spirito” , attraverso la conoscenza delle situazioni, offrirà lo spunto per la scelta dei fondamentali da usare.

Nel leggere queste poche righe, ricordate il tema “valido sempre”. Analizzatelo, confrontatelo coi vostri pensieri. Punteremo il dito solo su una parte di idee e fondamentali, quelli che ci stanno più a cuore.  

VADEMECUM PER ALLENARE I GIOVANI

Casa del basket.1

  1. Il gioco ha sempre la priorità, non i fondamentali, che lo rendono però più efficace nell’interpretarlo, più bello da vedere. La priorità “inversa” è una scelta possibile, di quasi tutti gli allenatori, ma non condivisibile. Non tutto va appreso con la “progressione didattica”.
  2. “Valido sempre” non è riferito ai soli fondamentali, ma alla loro utilizzazione per far si che si possa acquisire abitudini tali da poter giocare sempre, col proprio talento. Perciò non ci piacciono i ruoli.
  3. Quindi , l’idea “valida sempre” è allenare a favore dei ragazzi, per il loro futuro, cercando di vincere ugualmente. Si può. Allenare pensando solo per il “presente”, inchiodando i ragazzi dentro un ruolo, non è condivisibile. Vuol dire allenare inconsapevolmente per se stessi.
  4. Involontariamente molti allenatori seguono idee degli altri. Pensando di essere nel giusto allenano i giovani e sono sulla strada,purtroppo, di farlo per se stessi. 

Comunicare5.Credo che la via per risalire alle cause di questa scelta sia legata alla formazione d’istruttori ed insegnanti che usano criteri sperimentati su generazioni precedenti. L’altezza di un ragazzo stabilisce il suo ruolo, fin da subito. Piccoli per il ruolo Play-Guardia, lunghi che giocano Pivot-Ala. Non va, l’altezza non è una caratteristica fisica, ma antropologica, descrittiva.

Situazione Rimbalzo

6.L’accoppiata vincente “Tiro-Rimbalzo” è “valida sempre”, quindi non solo il “Tiro”. Cosi come “NON inquadrare” un ragazzo nei ruoli, vuol dire farlo migliorare per il suo futuro.

7.Un solo ruolo è “valido sempre”, quello del Playmaker.

8.Non bisogna far giocare, nella fascia “Under”, nel ruolo del pivot. E’ una scelta valida sempre. Va da sé che bisogna cercare l’indirizzo del “Playmaker” come unico ruolo. Non è la strada per diventarlo, sarebbe assurdo.

Attacco Mano

9.Solo in seguito realizzeremo l’asse “didattico” Play-Pivot. Vuol dire che tutti proveranno anche il ruolo del Pivot. Sarà una scelta importante, valida sempre.

Difficile? Basta crederci e si riuscirà a trovare la strada tecnica per realizzarlo. Il mare delle idee del basket è così vasto che basta pescare con la rete giusta, quella della propria fede.

Nel Video c’è la nostra proposta adatta alle capacità degli Under.17. Chi gioca nel ruolo del playmaker ha la possibilità di giocare in Post-Alto. Tutti lo possono fare.

10.Vogliamo un apprendimento consapevole che si ottiene educando allo “spirito del basket”, rappresentato dalla “comprensione”. E’ un concetto di grande valore che stabilisce la sua importanza “per sempre”.

11.Cosa sta succedendo in campo?Devono pensare i ragazzi, leggendo la difesa. E’ cultura, soprattutto per l’apprendimento dell’attacco. Col tempo il “pensiero” diventa istintività.

Difesa Posizione Fondamentale

12.Valido sempre è il concetto di non subire la difesa. Lo si fa con la finta che è un fondamentale come gli altri perché bisogna essere pronti a fare quello che si è fintato. Con la finta, si fa passare la difesa da protagonista a vittima. Va da sé che non si gioca solo leggendo la difesa, bensì costringendola a fare la volontà dell’attacco.

13.Per la vittoria bisogna soprattutto difendere. “Valido sempre” è utilizzare il 60% dell’impegno difensivo in palestra, per diminuirlo fino ad arrivare al 50% . Un equilibrio tra difesa e attacco.

Difesa Press Ottimo

14.La difesa, se vuole essere “valida sempre”, non può essere permissiva, ma cercare di imporre con le sue armi il “disagio tecnico”.

15.Valido sempre è usare la “tecnica” che gli altri allenatori tralasciano. Tiro-Rimbalzo diventa devastante anche perché manca l’abitudine al taglia-fuori. Nessuno va a rimbalzo dopo il tiro, dalla serie A al mini-basket. Quindi allenare i propri ragazzi a farlo… diventa “valido sempre”.

16. Tralasciamo appositamente i movimenti tecnici “validi sempre”, che sono tutti quelli che sottomettono la difesa al volere dell’attacco.