I Fondamentali “Concettuali”

Julius e la linea di fondo


Diciamo subito che è l’applicazione dei fondamentali che prende l’aspetto concettuale a seconda della situazione di gioco, ma allenando i giovani occorre lungimiranza perché l’allenatore crea delle abitudini.

Infatti, si possono allenare i fondamentali senza finalità precise, un specie di esecuzione ripetitiva, con certo un numero di tiri, passaggi , palleggi e movimenti difensivi senza punti di riferimento a nessuna idea di gioco.

Noi pensiamo che sia meglio “vestire” il fondamentale con un concetto, un’idea che sarà valida sempre.

Prendiamo per esempio il tiro. Noi lo abbiniamo al rimbalzo perché riteniamo sia un “concetto” importante, valido sempre.

Julius e la linea di fondo

I nostri Under13, avendo il sacco vuoto di abitudini pregresse lo riempiono, senza problemi, di fondamentali “concettuali”.

Se generalizziamo l’idea, ampliandola, possiamo dire che sono fondamentali che seguono determinate regole tecniche di gioco.

L’allenatore detta la regola che si applica quando , per loro esecuzione, i fondamentali si adattano a principi o idee guida.

Insegniamo questi fondamentali con insistenza , dopo aver fatto conoscere il gioco e le sue finalità o idee “leader”.

Fra queste c’è l’1c1 attaccando il fondo, ma come finto attacco. Ecco il concetto che rende diversa l’esecuzione.

Il “finto attacco” è una finta che definiremo ed è applicabile , come concetto, a tutti i fondamentali.

LA LINEA DI FONDO

Va da sé che, attaccare il “fondo” con le nostre regole, diventa un fondamentale “concettuale”.

Da apprendere con idee semplici e chiare, non infrangendo la linea alla “Julius Irving”, ma con accorgimenti adatti ai ragazzi Under13, per una sicura sopravvivenza.

Un’avventura che li aiuta ad essere pronti , adatti ad affrontare una zona del campo pericolosa. C’è poco spazio e spesso il tempo vantaggioso è limitato.

Va Attaccata, ma bisogna fare delle scelte, leggendo la difesa. Scelte concettuali. Applicare questo termine per gli Under.13 è molto difficile, ma è necessario apprenderlo.

Va da sé che ,soprattutto coi giovani, è fondamentale costruire abitudini giuste perché è facile trovare trappole della difesa, lungo la linea di fondo.

Per allenare certi fondamentali occorrono scelte che vanno studiate a priori, conoscendo non solo il proprio “giardino” di gioco, ma anche quelli di tutta la penisola. E non solo. Con le grandi possibilità dei mezzi audiovisivi e programmi vari, possiamo allargare il campo della conoscenza.

Anche se non si trovano trappole in questa prima fascia Under, dobbiamo pensare che i fondamentali, anche nella fase di primo apprendimento, devono essere validi sempre, quindi una base per il futuro.

Scelte che devono determinare delle abitudini positive, che i ragazzi non modificheranno più. Possono nascere abitudini negative insegnando i fondamentali? Sicuramente.

Come quella di fermarsi, lungo la linea di fondo, per fare comunque un tiro quando la difesa è in vantaggio.

Sottolineiamo , anche se scontato, che “fare un tiro” è diverso dal “farlo fare” e lo possiamo vedere quando si “penetra e scarica” la palla per un tiro da 3Pt..

UNDER.13, ATTACCARE LA LINEA DI FONDO

Come detto, è un esempio di apprendimento concettuale dei fondamentali. Che significa? Per attaccare la linea di fondo, ci vogliono semplicemente delle regole.

Se c’è una opportunità, un vantaggio per tirare deve essere fatto “rapidamente” perché statisticamente l’occasione capita di rado e a volte c’è solo un attimo da sfruttare”.

In caso contrario il palleggio non va interrotto.

Come detto, non si può dare certamente l’abitudine di fermarsi e tirare ugualmente, per esempio , col “movimento potente” verso la linea di fondo.

La scivolata classica verso il fondo che converge poi verso lo “smile”, proteggendo la palla e fintando il tiro.

La realizzazione dei tiri devono essere memorizzati tutti col “secondo tempo” in palleggio, leggendo la difesa. E’ solo il nostro consiglio.

Fermarsi per scaricare fuori la palla è diverso dal fare un tiro forzato, ma la nostra idea non è quella di giocare “penetra e scarica” per il tiro da 3Pt., che comunque realizziamo, ma solo quando si presenta l’opportunità. Non c’è bisogno di andare a cercarla forzatamente.

Ecco la nostra idea. Vogliamo penetrare lungo la linea di fondo , ma come finto attacco, leggendo la difesa.

Cosa significa farlo come finta? Vuol dire che “spendiamo” il tiro dal palleggio solo se si prende un vantaggio, altrimenti si gioca di squadra. Come? Fuggendo in palleggio dalla “zona calda” e pericolosa.

L’idea del “finto attacco” è un concetto generalizzato, indirizzato a tutto la nostra Pallacanestro per gli Under13. Significa che , ogni volta che si gioca 1c1 con palla, bisogna tenere ben presente questo concetto che parte dalla lettura difensiva.

Il “finto attacco”, leggendo la difesa, è una finta , quindi deve essere credibile. Va da sé bisogna essere pronti a fare quello che si fintava.

Occorre anche considerare che spesso vince la difesa e invece delle solite forzature disperate è meglio organizzare il gioco di squadra. Un concetto semplice, se c’è l’abitudine a non fermare il palleggio. 

Infatti occorre fuggire, in palleggio, dalla linea di fondo per spostarsi di lato ed organizzare il gioco.

Fondamentali? Come-Quando-Perchè

Tutti dicono “fondamentali”, lo dicono con forza, certi di risolvere il problema. Lo dicono tutti, vecchi e nuovi allenatori, ex giocatori e tifosi intenditori della domenica. Vanno sul sicuro, difficile smentirli, ma se chiedi: “Come , quando e perché” , ammutoliscono.

PREMESSA

Nell’esporre le nostre idee, ci riferiamo sempre ai giovani, precisamente alla categoria Under, prime fasce. Insegniamo loro il basket che è uno sport edificato sui fondamentali, quelle “pietre” con cui si costruisce la “casa” del Basket.

Ma “i mattoni” sono un particolare in confronto alla casa e alla sua funzionalità , soprattutto rispetto al progetto con cui è costruita. I fondamentali sono un dettaglio del “gioco 5c5” e la priorità rimane la sua conoscenza globale , non da parte di uno solo giocatore, ma di tutti, che devono saper fare tutto, secondo il loro talento , molto o poco che sia. 

Anche quando Cosic diceva: “Senza l’ingegnere che guida l’esecuzione, la casa crolla”, lui rimaneva un grande artista dell’assist, perché le idee “leader” erano sempre progettate dal Coach. La casa non crollava perché “faceva fare” un tiro a tutti e chi realizzava, aveva la sicurezza del prossimo passaggio.

Era il più bravo ad interpretarle perché sapeva “fare tutto” e aveva l’idea di “far fare un tiro” e non scoccarlo personalmente, perché questa esecuzione, dipendeva dalla situazione di gara.

Va da sé che è facile dire fondamentali, tanto male non fanno. Come farli eseguire? Con riferimento al gioco diciamo Noi, poi devono essere validi sempre e mettere disagio alla difesa avversaria. Tre riferimenti notevoli.

Fondamentali validi sempre come: “Difesa-Aggressiva, Tiro-Rimbalzo, Finta-Passaggio, Palleggio-Protetto, Finto-Attacco”. L’avversario non sarà sicuramente agevolato, anzi.

Tutto questo dentro l’idea principale di gioco, vale a dire, attaccare con palla, senza la stessa e a rimbalzo , ma soprattutto attaccare la linea di fondo. Attaccare, ma come finto attacco, un concetto ignorato dagli allenatori che vuol dire “leggere la difesa” ed essere pronti a fare quello che si fintava, ma anche “fuggire” in palleggio dalla situazione “pericolosa”.

LA LINEA DI FONDO

Una situazione particolare per la sua difficoltà, un “fondamentale” da conoscere fin dalle prime fasce Under. L’abilità del “finto-attacco” si nota soprattutto profanando la linea di fondo in palleggio, quando si comprende, leggendo la difesa, di non interrompere il palleggio per “fuggire” dalla zona calda, trovando difficoltà.

Il nostro è un bel programma, ma come procediamo? Partendo dal fatto che i giovani hanno bisogno di punti di riferimento per applicare i fondamentali . Hanno bisogno sicuramente del gioco, della sua conoscenza globale e di tutti gli errori che accadono nell’eseguirli.

Sembra un paradosso, ma l’errore è importante. Avrete compreso che Noi insegniamo il gioco , una priorità rispetto i fondamentali, dettagli importanti che lo miglioreranno. Ci sono altri riferimenti da sottolineare nell’insegnamento?

E’ rilevante apprenderli dai propri errori. Una fase didattica importante che si sviluppa proprio dal gioco 5c5, leggendo la difesa . Il gioco ha quindi la priorità, insieme agli errori che si commettono.

I fondamentali servono a migliorare anche  il frutto della loro esperienza, quello che hanno imparato al campetto da soli.

Sono dettagli determinanti che fanno parte del gioco, appresi insieme a tanti altri particolari individuali e di squadra, appartenenti al gioco stesso, inteso come unità delle diversità.

Giocando anche senza la presenza dell’istruttore,  da soli? Certamente, perché la loro esperienza consapevole è importante, esperienza che verrà eventualmente corretta a voce e coi fondamentali.

Noi spendiamo tempo per questa pratica, incoraggiamo che vadano al campetto , quando possono.

In questo periodo storico, di solito, s’ insegnano prima i fondamentali , poi il gioco, ma sempre con l’allenatore, mai da soli.

La progressione didattica è un mezzo rapido che evita molti errori. Siamo sicuri che sia l’indirizzo giusto? Si può giocare con conoscenza approssimativa dei fondamentali? Sicuramente, ma solo per cominciare.

Li alleniamo in affollamento, che significa non avere uno spazio comodo e i loro errori non ci preoccupano.

Li devono fare, sono un punto di riferimento per l’autonomia poichè devono apprendere l’auto correzione.

Se in questa iniziale condizione tecnica approssimativa riescono a tenere il campo contro chiunque , significa che siamo sulla strada giusta. La continuità del lavoro sui fondamentali sistemerà tutto con la correzione, fatta non solo dall’alòlenatore.

Magari non vincono subito, ma vinceranno proprio grazie alla spinta della conoscenza dei fondamentali appresa in modo consapevole,  applicati al gioco, senza la “gabbia” dei ruoli e conseguente  specializzazione. 

COME ,QUANDO E PERCHE’

Diventa interessante il modo di procedere che tiene conto anche del tipo di giocatore che si pensa di formare.

Ripetiamo. La nostra idea consiste nell’abolizione dei ruoli e vogliamo che tutti sappiano fare tutto, soprattutto che ogni ragazzo apprenda la “costruzione del gioco”, quella gestita dal playmaker.

Tutti provano il gioco del playmaker, con il loro mezzi, molti o pochi che siano. Questa è la prima meta. Ormai sono 8-10 anni che seguiamo questa strada.

Come seconda meta miriamo all’interpretazione del gioco che deve essere fatta attaccando sempre, anche durante la fase difensiva, con velocità massima nel passaggio o transizione difesa-attacco e abituarsi al tiro-rimbalzo.

Ecco come spuntano, dal gioco, l’esigenza dei fondamentali a cui sono riferiti, evidenziati per necessità.

Quello che conta è il gioco e i ragazzi devono giocare ogni giorno almeno la metà del tempo a disposizione pensando che il Basket è un gioco con tante componenti (psicologiche, fisiche e tecniche) , ma vissute come una “unità” rappresentate , appunto, dal gioco.

Come devono giocare l’abbiamo appena detto, a grandi linee, ma come insegniamo i fondamentali? Con progressione didattica, ma dopo che hanno fatto la loro esperienza nel gioco, per  poi avere il confronto col nostro insegnamento. La loro conoscenza diventa un punto di riferimento importante.

Quando li alleniamo? Lo ripetiamo. Dopo la conoscenza del gioco, fatto col pressing tutto campo, contropiede e Tiro-Rimbalzo. Quando non si riesce a giocare in velocità assumono uno schieramento a “croce” senza posizioni fisse, con l’asse verticale dei playmakers che si alternano alla guida. Tutti, in questo modo, si troveranno  a guidare la squadra. Col movimento verticale dei attaccanti, l’alternanza è facile.

IL BASKET E IL CORPO UMANO

La metafora del corpo spiega meglio il rapporto tra fondamentale e gioco, più soddisfacente di quella che coinvolge la “casa e i suoi mattoni”.

Il Basket è come il corpo umano che, per funzionare bene, ha bisogno della salute presente in tutti i suoi apparati che lo compongono.

Curare le cellule dell’apparato ammalato con una medicina “parziale”, anche se male non fa, non serve.

“Va da sé che il corpo è una unità psico-fisica, non una divisione di apparati a guida gerarchica. Il cervello è importante esattamente come cuore e circolazione sanguigna, come l’apparato digerente e quello respiratorio.”

Allo stesso modo deve essere considerato l’apprendimento del Basket, realizzato da tutti nella sua forma globale, col gioco, senza specializzazioni, eseguito secondo il proprio talento poco e molto che sia, ma comprendendo come si gioca, ovvero assimilando il suo spirito.

Si gioca per “far fare” un tiro e non per farlo. Quindi tutti devono saper fare tutto, in modo differente e specifico. Il modello di giocatore di riferimento per il futuro è Kresimir Cosic.

Spesso la parola “Fondamentali” viene usata per risolvere  tutte le anomalie sportive, ma è il gioco , che li comprende , che conta.

Si gioca male? Si perde spesso? La maggioranza dei tecnici tira fuori la parola sacra “fondamentali”, siete d’accordo? Dopo il termine “fondamentali”, la parola più usata è “preparazione fisica”.

Ultimamente è di moda “la preparazione psicologica”. Va da sé che conosciamo benissimo il loro valore individuale, separato, delle varie componenti.

I “sacri fondamentali” , la “preparazione fisica” e “psicologica” guariscono tutto? Rispondo , scuotendo la testa.

Se si gioca male è il gioco che va modificato, inteso nella sua globalità con le sue idee leader, magari non adatte alle capacità psicologiche , fisiche e tecniche dei giocatori.

Si parla sempre di fondamentali , ma è il gioco che conta in modo prioritario, proprio perché è fondamentale giocare, non da soli, insieme agli altri per soddisfare un bisogno di vittoria della squadra, anche se il singolo giocatore è ammalato di egoismo, come retaggio naturale.

Un paradosso di termini pensare che il miglioramento individuale , fatto attraverso i fondamentali, proprio per la capacità di battere l’avversario diretto, debba essere poi offerto alla squadra per aumentare il suo valore.  L’abitudine a giocare con la squadra deve essere la prima da curare , in modo culturale fino ad affondare le radici nelle abitudini degli Under.

La socializzazione avviene attraverso l’amicizia, ma tecnicamente la squadra non può essere a conduzione gerarchica col N°1 che sa fare tutto e il N°5 alla dipendenza di tutti.

Rovesciare la tendenza è la nuova via. Va da sé che va molto limitato il “penetra e scarica” per il tiro da 3Pt., seguito dall’equilibrio difensivo, e ripristinato coi giovani il Tiro-Rimbalzo.

Si può guidare una squadra in tanti modi, giocando. Infatti, s i può giocare come Playmaker, ricevendo il possesso di palla che viene dal movimento senza la stessa per andare in mezzo al gioco.

Così, il Playmaker N°5, si muove come un “Ragno” che va in mezzo alla ragnatela dei passaggi per ricevere e donare l’assist.

Va da sé che il passaggio e non il tiro diventa di nuovo il principe dei fondamentali e il gioco va realizzato col “Passing-Game”.

La divisione dei compiti coi ruoli non è più sufficiente e il miglioramento consiste nel “Tutti che sanno fare tutto”. Cambia tecnicamente il modo di giocare perché l’ostacolo attuale è la mancata conoscenza totale del gioco, da parte di tutti, allo stesso modo.

La conduzione gerarchica con specializzazione in un solo ruolo è negativa, eccetto per il N°1, valida per il suo futuro, non della squadra. E’ un retaggio del tempo passato, fino a quando è sceso sui campi da gioco Kresimir Cosic, il grande “ragno”, il Playmaker di 211 Cm.

Sono però passati 35 anni e il suo messaggio non ha lasciato tracce. Giocare per “far fare” un tiro e assumersi tutte le responsabilità nelle situazioni speciali.

Tutto questo sottolinea ancora di più la priorità del “Gioco” sui “Fondamentali” che rimangono la base angolare per migliorarlo. Sono un aspetto parziale, che aiuta l’insieme, il gioco, ad esprimersi al meglio.

Gioco fatto di difesa con aggressività estrema, insieme alla esecuzione di passaggio e movimento, tiro-rimbalzo. Gioco, la cui efficienza massima diventerà fondamentale se tutti sapranno fare tutto, secondo il loro talento, poco o molto che sia.

Tutti Sanno Dire “Fondamentali”

Sanno che è una parola sacra, hanno la certezza che non saranno smentiti, ma non hanno le idee chiare. A mio avviso , naturalmente, riconoscendo di non essere depositario della verità.

Di solito, non sanno rispondere alla domanda “quando-come e perché”, siete d’accordo? Non sanno che non sono una priorità assoluta ma una necessità contingente.

I fondamentali sono nella Bibbia dell’allenamento, ma servono per giocare meglio uno sport “costruito”, le cui basi sono fondamentali. Scontato. Va da sè che il “gioco” ha la priorità in questo sport, che però non è fatto solo di fondamentali.

Ci sono anche le regole che , guarda caso, sono anch’esse prioritarie perchè , quando cambiano, il gioco si modifica. Regole del “regolamento”, naturalmente ma ci sono anche quelle “tecniche” che determinano lo sviluppo del gioco.

Attualmente, il gioco si basa sulle specializzazione dei ruoli per eseguire un gioco di alto rendimento che mira allo sfruttamento della regola col tiro da 3Pt., che vale più di 2Pt., fino al punto di pensare la sua eliminazione.

Il tiro da 3Pt è nato da una “regola” che prima non c’era e, per sfruttarla al massimo ha bisogno della capacità di penetrazione in palleggio, per la sua realizzazione in gara. Si tira da 3Pt. se si usa la “penetrazione in palleggio” come “finto attacco”.

Va da se che due fondamentali hanno la priorità su tutto, il palleggio e il tiro da 3Pt., dentro un gioco che è diventato altamente specialistico.

Un gioco basato anche sulle gerarchie dove la principale riguarda il N°1, il playmaker, poi il N°2, la “guardia” tiratrice, ecct. Nel gioco delle gerarchie si mette in evidenza il “principio di Peter”, una spada di Damocle che si riversa sulle specialità dei singoli.

Nella specializzazione dei ruoli , chi ci rimette maggiormente sono il N°4 il N°5, dipendenti assoluti delle altre gerarchie. Attenzione perché nelle forme gerarchiche della specializzazione si presenterà prima o poi la “Legge di Peter “, che stabilisce l’incompetenza personale ad agire a livelli superiori.

Come detto , con la specializzazione, soprattutto se è  precoce , dentro lo scopo del gioco per tiro da 3Pt. , a rimetterci sono i ragazzi più alti, sistemati di solito a compiere compiti secondari.

Per recuperarli nel basket giocato in questo periodo storico, hanno utilizzato il “Pick-and-roll”.

Un vecchio “gioco-a-due” efficiente, ma sempre per sottolineare l’utilità e bravura del Playmaker, la sua penetrazione in palleggio ed il tiro da 3Pt.

Un palliativo per il “pivot” che blocca e fa poco altro, una capacità tecnica che non lo salverà dalla “sentenza” di Peter perché per competere ad alti livelli bisogna saper far tutto, che tutti sappiano far tutto, ma rigorosamente secondo il proprio talento.  

Ecco, parliamo ora di fondamentali e di come somministrali e per quale scopo. Bisogna legarli ad un gioco, ma quale se tutti devono saper fare tutto? Vogliamo evitare la legge di Peter e dare la possibilità di spostarla nel tempo più avanti possibile?

Il modello, a mio avviso, il giocatore che rappresenta una indicazione “tecnica” di chi ha trascorso il periodo delle giovanili nel modo giusto, è  Nicolò Melli.

Come ha fatto? Sicuramente non posso e non devo dirvelo io, ma il suo allenatore.

Hanno lavorato sui fondamentali direbbero “i saggi”, ma non sapranno mai dire “come-quando e perché”.

Il percorso tecnico è importante, e come è avvenuto il suo apprendimento, i fondamentali  appresi , va chiesto anche a Nick.

Fondamentali, La Filosofia Cerca La Verita’

E’ risaputo che la conoscenza del basket lega ogni allenatore alla propria filosofia.

Un filosofo di questo periodo storico ha detto una grande verità: il basket è come la vita. Verissimo, ma come confermare, sottolineare questa definizione?

Ci sono momenti che assomigliano alla vita la cui prima caratteristica è la spietata “durezza”. Bisogna quindi lottare durante il gioco perché in campo nessuno regala nulla, ma non solo.

Il dramma è che tutte le difficoltà si superano con delle scelte che, va da sè, devono essere giuste e prese in autonomia.

La filosofia ci insegna anche che la vita dell’uomo è costellata dai “bisogni” da soddisfare durante il suo percorso proprio come l’apprendimento del basket.

C’è bisogno dei fondamentali individuali da inserire dentro il gioco di squadra, perché da soli non si vince e vincere è un desiderio primario di tutti. Da soli però si può andare al campetto per la “consapevolezza” , cioè mettere in atto l’esecuzione del fondamentale più importante appreso in palestra. Più importante? Semplicemente perché è “doppio”: Tiro-Rimbalzo.

Ecco come di nuovo ci affidiamo alla filosofia che parte sempre dalle definizioni per spiegare l’idea che contiene..

“La vita è come tirare a canestro, qualche volta realizzi, qualche volta sbagli, ma l’importante è seguire il tiro sempre a rimbalzo per un secondo tiro…… vincente”(Mondoni).

Inizialmente i bambini che si avvicinano al basket hanno il “sacco vuoto” di esperienze. Quello che dovrebbe essere riempito di schemi mortori di base per mancanza di gioco e movimenti specifici.

Bisogna apprenderli fino a formare delle abitudini giuste, perché ci sono anche quelle sbagliate.

Ecco la verità che non si può smentire e che va inseguita col lo stesso desiderio della tartaruga che cerca il mare quando nasce.

Da 4 ai 10 anni, in questo periodo del Mini-Basket, di recupero degli schemi motori di base, bisogna insegnare il fondamentale “doppio” ai bambini.  

Un’abitudine giusta che apre una strada nel gioco. Per sempre, offrendo un’identità precisa.

Come Migliorare Il Passaggio

Il messaggio di K. Cosic , il “Grande Ragno”, anche se letto in ritardo, ci ha fatto comprendere come , mettendo il “Tiro da 3Pt.” al primo posto, ci sia stato un indirizzo degli allenatori che ne ha  esagerato l’uso a discapito del passaggio, dei movimenti senza palla e del gioco-di-squadra.

Non sono il primo a dirlo, forse l’ultimo a comprenderlo avendo notato tardivamente il risultato in palestra.

Ai ragazzi , come retaggio pregresso, interessa solo fare un tiro, non importa come, quando e perché. Ecco il punto cruciale. Interessa all’istruttore che i ragazzi, tutti, apprendano la conoscenza di ogni “come-quando-perché”?

Va da sé che tutto dipende dalle programmazioni, non ci sono dubbi. Gli Under, fin dalla prima fascia, pensano solo a fare un tiro? Non è colpa loro.

Gli istruttori li fanno giocare come le “prime squadre” o in generale come la serie A, specializzandoli. Cosa voglio dire? La prima fascia Under gioca già come la serie A. Basta guardare cosa succede sui campi. Vedere per credere.

Penetra-e-scarica per il tiro da fuori. Si pensa subito che il tiro da 3Pt. vale di più e vale la pena cercarlo. Palleggio per penetrare e tirare dallo “scarico”, con ricezione da fermi. Tiro, senza rimbalzo. Esattamente come la serie A.

Ecco come giocano molte squadre Under 15-16. 

Quattro attaccanti oltre la linea dei 3Pt. e il più bravo a palleggiare che penetra in palleggio e, anche se batte il proprio avversario, scarica per il tiro da fuori area.

Non leggono la difesa oppure perché non vale la pena far canestro da 2Pt.?

L’ATTACCO PIU’ USATO

Questo è l’attacco che, nel 2018, tutte le squadre hanno nel loro repertorio, anche a livello europeo. Si può usare  sia contro la zona che affrontando la difesa individuale. Parte dal concetto dell’impegno della difesa di lato, come finto attacco di squadra, per poi affondare l’attacco vero durante l’inversione del gioco.

E’ una evoluzione del “penetra-e-scarica” che ha portato alla “mezza-ruota laterale” con blocco per l’inversione della palla , un movimento di squadra che porta alle medesime conclusioni. Il tiro è legato al palleggio e allo scarico.

Nulla da ridire per il gioco dei professionisti, ma gli Under devono fare questo? Si gioca solo per il tiro da 3Pt.? Ecco perchè i giovani vanno in campo per fare un tiro, “y nada mas”.

Invece, il basket giovanile è, almeno per noi: “Battere l’avversario giocando 1c1 con palla , senza la stessa e a rimbalzo, dentro un gioco di squadra, fatto di passaggio e movimento”. 

La definizione di uno scopo serve poi per il programma da sviluppare.

Va da sé che non passeremo all’estremo opposto, il tiro rimane sempre il fondamentale più importante, ma legato al movimento senza palla, al passaggio e al rimbalzo.

Dentro un gioco di squadra, naturalmente. Daremo più spazio al passaggio e ai movimenti senza palla per il gioco di squadra.

Della serie “Spezzare una lancia a favore del gioco di squadra per migliorare i fondamentali abbandonati”.

Questo sottolinea ancora di più come le specializzazioni siano dannose se precoci, recando danno al concetto del “gioco di squadra” degli Under, fatto con passaggio e movimento senza palla.

Movimento, dopo aver passato la palla e prima di riceverla. Come faranno a migliorare il passaggio se non lo usano?

Si migliora il passaggio se tutti organizzano, non uno solo. Intanto, tutti avranno la possibilità di fare esperienza con ogni tipo di passaggio, nelle varie situazioni di gioco. Il passaggio , legato al movimento senza palla, è da associare ad un’idea leader.

Non copiando dalla serie A, gli Under sono in un’altra dimensione. Sia chiaro che, per noi, il tiro rimane importante , soprattutto se legato al rimbalzo d’attacco. Alleneremo sempre, nella fascia degli Under il fondamentale “Tiro-Rimbalzo”.

E il passaggio? Togliamo la specializzazione del palleggio, facendo la transizione di squadra, passando. Ogni volta che si subisce canestro e delegando tutti alla organizzazione del gioco, dalle rimesse al gioco 5c5 con la difesa schierata. Ognuno lo farà secondo il suo talento, poco o molto che sia, ma tutti devono apprendere “come-quando-perche” si fa un passaggio.

UN SEMPLICE ESEMPIO

Non c’è solo il tiro da 3Pt., negli Under, ma anche l’1c1 con palla, dalla posizione di ala, ma non per fare un tiro, bensì per prendere un vantaggio. Non è la stessa cosa.

Quindi, cercare di battere l’avversario attaccando la linea di fondo, eseguito come “finto attacco”, leggendo la difesa.

Se il giocatore non ci riesce, perchè deve fare un tiro? Quelli della disperazione si fanno nelle situazioni disperate. Al suo posto, invece di fare un tiro, il giocatore cerca il contatto e “fugge” in palleggio per ritornare nello spazio dell’ala, con lo scopo di giocare con la squadra. Quindi passaggio e movimento.

Prima abbiamo visto il finto attacco di “squadra”, ma esiste anche quello individuale fatto col palleggio, che segue il concetto della finta. 

La chiave? Essere pronti a fare ,con credibilità , quello che si finta e la stessa prontezza la usiamo per interrompere l’azione se non si prende un vantaggio e “fuggire”, ma con l’idea degli “Orazi e Curiazi”.

Quando si usa il palleggio per l’1c1 , in qualsiasi parte del campo, gli altri quattro si muovono. Si può notare con palla “centrale” e di lato.

In questo caso, di lato,  noi usiamo “l’ammasso a treno” che si muove sempre allo stesso modo. Decide la “catena” dei movimenti il “capo treno” che corre sui “vagoni” per andare a canestro. Poi è pronto a ricevere l’inversione del gioco.

Il basket è il gioco delle scelte e gli Under devono crescere con questa consapevolezza. Si deve attaccare, ma anche interrompere l’azione leggendo la difesa. Quindi, lo ripetiamo , bisogna  giocare per prendere un vantaggio individuale oppure si decide di farlo con tutta la squadra.

Va da sè che abbiamo l’idea di battere l’avversario usando 1c1 con palla, ma come “finto attacco”. Cosa significa? Se i giocatori non prendono un vantaggio, fuggono dalla “zona calda” e giocano con la squadra che si è mossa ed è pronta per ricevere palla, dopo il movimento.

Ci scusiamo se insistiamo , ma questo concetto è importante come l’aria per respirare, difficile però da attuare, per le abitudini pregresse non condivisibili. Ci vuole tempo e pazienza. La maggioranza dei ragazzi gioca per fare un tiro e basta.

Il “Gioco di squadra” diventa una “scelta” dell’attaccante che ha il possesso di palla. Sia dal “centro”che posizionati in  “ala” , bisogna essere pronti per l’1c1 in palleggio ma anche decisi a scegliere di non farlo a favore di passaggio e movimento.

I due Diag. sono conseguenziali. Il play (1), se la palla è andata da un lato all’altro,  ha ricevuto , nel secondo Diag., la palla in ala per giocare 1c1, ma non è obbligato. Deve fare una scelta, ma i compagni non aspettano la sua decisione.

Si muovono senza “dipendenza” dal compagno con la palla e lo fanno partendo dall’ammasso come “treno”. Il primo, corre sui vagoni e va a canestro, il secondo si abbassa nella posizione del pivot-medio, il terzo pronto per l’inversione.

Lo ricordiamo ancora, per riassumere. Ci sono sempre due possibilità. Si può giocare 1c1, come “finto attacco” in palleggio attaccando la linea di fondo, oppure decidere per il gioco di squadra con passaggio e movimento.

Infatti (2) è pronto per ricevere ed invertire il gioco. Gli altri si muovono secondo la regola del “treno”. Ecco un esempio di attacco degli Under. Passaggio e movimento, ma anche possibilità per l’1c1 in palleggio partendo dall’ala. Senza dimenticare la chiave del gioco: il  “finto attacco”.

TUTTI GIOCANO “PLAYMAKER”

Tutti giocano nel ruolo del Playmaker, proprio  per migliorare il passaggio e movimento senza palla. Cominciano dalla rimessa da fondo campo, dopo aver subito un canestro. Lo devono fare sempre, non solo se la difesa gioca col pressing. Chi sarà il playmaker che organizza il gioco 5c5, superata la metà campo?

Prima del passaggio tutti si muovono. Quelli interni, (2) e (3), scambiando le posizioni, gli esterni, pronti per il lancio lungo, ma se non ricevono , si posizionano in mezzo come “ragni”. 

Va da sé che occorre un gioco di squadra adatto alla loro crescita che non può essere “penetra e scarica” un’idea che non ha bisogno di essere rincorsa, viene da sé , giocando.

Quindi tutti organizzano il gioco per avere l’abitudine ad ogni tipo di passaggio.

Tutti si muovono senza palla per riceverla, leggendo la difesa e se potranno fare un tiro cecheranno anche il rimbalzo.

Vogliamo semplicemente partire dal presupposto, senza togliere nulla al tiro, di sviluppare l’idea del passaggio, per il gioco di squadra.

Il playmaker va in mezzo, sulla linea mediana longitudinale che unisce i due canestri, ma lo può fare anche muovendosi senza palla, come “un ragno”.

IL GIOCO DI SQUADRA PER GLI “UNDER”

Definiamo prima le idee , poi le realizziamo facendo giocare. Osservando l’interpretazione dei ragazzi decideremo didatticamente come completare l’opera.

L’idea parte dalla rimessa della palla dal fondo eseguita da tutta la squadra, quando si subisce canestro. Limitiamo il palleggio giocando solo con movimenti senza palla e col passaggio per superare la linea di metà campo.

Passandosi la palla in cinque, come per fare una “treccia”, ma utilizzando il movimento di chi è più lontano che e va incontro alla palla. In mezzo alla ragnatela dei passaggi.

Vogliamo che sia una abitudine di cinque giocatori e non uno solo, quello che palleggia meglio. Immaginiamo invece che nessuno sappia palleggiare, giocando 5c5 dalla rimessa.

Lo facciamo per fare entrare nelle abitudini del giocatore il concetto di “ragno” ovvero l’attaccante che si muove “senza palla” e lo fa per andare al “centro della ragnatela dei passaggi” e sviluppare il gioco di squadra. Come detto , riceve un passaggio dall’alba e passa al tramonto.

Sia chiaro che non è una attività da fare solo comne esercitazione in allenamento.

Giochiamo senza palleggio proprio per la sorpresa offerta di chi giocherà playmaker. Ricordiamoci che stiamo allenando ragazzi della fascia “Under” e non vogliamo imitare i professionisti , ma far apprendere lo spirito del gioco.

LA SEMPLICITA’ FERISCE LA DIFESA

Superata la metà campo con l’aiuto di tutti, vanno occupati gli spazi della “croce” coi ragni (verdi) e gli esterni (bianchi).

Col primo passaggio agli esterni si gioca in un modo, diversamente se la palla viene passata subito ai ragni.

Il playmaker (1) esegue, comunque, lo stesso movimento, la cui semplicità ferisce la difesa.

Volendo l’alternanza dei ragazzi nel ruoli (interni ed esetrni) facciamo avanzare la palla con i passaggi di 5 giocatori piuttosto del palleggio di uno solo.

Lo facciamo perché vogliamo che il gioco di squadra si manifesti in questo modo piuttosto che la specializzazione di uno solo e per togliere riferimenti difensivi. Chi farà il passaggio di entrata nel sistema? Vogliamo che il giocatore che organizza sia una sorpresa. Pensiamo che lo possono fare tutti per mettere tutti in condizione di sfruttare il taglio iniziale.

Chi fa la rimessa da fondo campo, organizza, chi la riceve dentro la ragnatela dei passaggi è anche lui un “organizzatore avanzato”. Superata la metà campo chi va dentro la crf di metà campo deve essere una sorpresa. Come visto, tutti gli altri occupano gli spazi della “croce”.

Per migliorare il passaggio devono tutti avere l’esperienza di organizzare e giocare con movimenti senza palla e “passaggio-tiro-rimbalzo”.
Però lo devono fare tutti, non uno solo, secondo la specializzazione, un retaggio del passato da cancellare. Il palleggio va utilizzato nella forma protetta e usando il “finto attacco”.

Riassumendo. Tutti fanno le rimesse , tutti devono essere pronti a giocare come “ragno”, tutti organizzano superata la metà campo. Ma soprattutto, tutti giocano 1c1 di lato in palleggio, secondo una idea leader (finto attacco) stabilita dall’allenatore che mette principii in uno sport di situazioni, basato su “regole e fondamentali”, dove le regole hanno la priorità.

Un Piccolo Dettaglio Per Il Tiro

“La mente è tutto. Per un giocatore di Basket è sicuramente più importante della mano e non solo. E’ piena però di conflitti come timore e fiducia e nel caos dei sentimenti cerca la via giusta nel fare i fondamentali.”

Chi ha giocato lo sa. La fiducia nel tiro spesso si diffonde nel corpo se il primo va dentro. Altre  volte il canestro ti sembra una vasca da bagno , più spesso un buco piccolissimo in cui non riusciresti mettere dentro una pallina da Ping pong .

Comprendere e lavorare sulla mente e più importante che sulla tecnica oppure sul fisico. E’ una strada difficile, seguita da pochi istruttori, ma a volte basta osservare attentamente le reazioni alle proposte tecniche per capire il messaggio della loro mente.

Non bisogna essere particolarmente dotati come insegnante, perchè va da sè che la predisposizione a “tirare”  aiuta più di ogni altro accorgimento, ma non è un dono per tutti.

La fiducia viene col tempo lavorando molto e bene sui fondamentali, dicono giustamente tutti, ma che significa praticamente? L’attenzione che si pone nell’osservare la reazione istintiva durante l’esercitazione dei ragazzi è importante e deve far pensare l’istruttore.

L’interpretazione dei ragazzi alle proposte tecniche a volte sorprende. Quella reazione è lo specchio della loro  “mente” che fa comprendere all’istruttore come il dettaglio è assimilato.

IL LAVORO IN PALESTRA

Quando i ragazzi cominciano a tirare, l’allenatore insegna trasmettendo i dettagli. Quasi mai il ragazzo apprende guardano un dimostratore, un giocatore, in modo autonomo. Spesso è il preparatore che dimostra.

Esiste una procedura didattica affinchè apprenda, da solo, i particolari più importanti dopo una prima dimostrazione. Noi usiamo quella perchè siamo contrari a parlare continuamente degli errori. Deve comprendere e correggersi da solo.

Anche tre dettagli da gestire, possono sembrare pochi, ma creano un problema da risolvere. Noi siamo certi che per far migliorare il tiro occorre scoccarlo senza problemi come fanno quelli che  hanno fiducia nel loro talento. Ma non ci sono solo quelli, dobbiamo curare tutti.

Stephen Curry non ha problemi quando tira. Ha tutto sotto controllo con una fiducia enorme.E la fiducia viene col tempo.

Come è possibile migliorarla in fretta? Un principiante , oppure un ragazzo nella prima fascia “Under” non può averla. Noi allenatori dobbiamo lavorare su un semplice concetto psicologico per stimolarla.

Innanzitutto farlo partecipare mentalmente all’apprendimento perchè la consapevolezza è sovrana. Va da sè che l’autonomia sulla correzione è il primo passo. Diciamo loro che gli errori si autocorreggono e che il modo migliore per farlo è quello della rettifica fisica che significa andare a rimbalzo, prenderlo e correggere. Si deve fare per primo ed è meglio di quella tecnica che consiste nel controllo delle spinte, dell’equilibro, della parabola e quant’altro.

Abbiamo detto loro che il modo migliore è prendere il rimbalzo prima che la palla , rimbalzando sul ferro, tocchi per terra. Quindi Tiro-Rimbalzo per migliorare il tiro, con l’autocorrezione fisica. Come già detto.

Tirare e andare a rimbalzo crea un problema, siete d’accordo? Ma non va a sommarsi con quello precedente del tiro “puro”. Lo esclude perchè è il modo di agire della nostra mente. Della serie che un problema più grande elimina il precedente, minore.

In questo modo i ragazzi , inconsapevoli, tirano rilassati e fanno molti canestri in proporzione alle esperienze precedenti , relativamente alle loro capacità e livello tecnico raggiunto. Sono loro stessi , senza imporlo, che poi vanno a rimbalzo volentieri perchè hanno compreso. E’ il risultato di una esperienza individuale consapevole. Comprendere è “lo spirito” del basket. 

Fateci caso. Quando si allenano da soli per “tirare” solamente, senza rimbalzo,  non viene mai inteso con la nostra mentalità di preparatori. Pensiamo semplicemente alla sacralità del tiro e al conseguente rispetto per allenarsi. Il tiro è il fondamentale più importante e non può essere fatto svaccando.

TIRO-RIMBALZO

Inserendo tiro-rimbalzo nel loro “computer” l’allenamento per il tiro sarà sempre fatto col massimo impegno.

Quando prendono il rimbalzo, allenandosi da soli e senza difesa , non possono sbagliare il tiro da sotto canestro, quello successivo, nella immediata vicinanza.

Anche quello va allenato, come se fossero nella situazione partita. Deve essere reattivo, rapido e sicuro. Gli errori vanno auto puniti. E’ educazione sportiva per stimolare la concentrazione.

Va da sè che , se sbagliano il tiro da sotto si autopuniscono con 5 piegamenti sulle braccia. Lo ripetiamo. L’autopunizione è una disciplina mentale per diventare giocatori veri. Per la loro consapevolezza occorre farli crescere con questa idea.

L’autodisciplina è necessaria all’autonomia. Non può essere vista, considerata come una punizione dell’allenatore, ma eseguendola si manda un bel messaggio allo stesso, che apprezzerà la coerenza. E’ un aspetto della comprensione del problema.

Se vanno al campetto da soli e si allenano per il tiro-rimbalzo e non c’è bisogno di farne 200-300-400 realizzati, come fanno in molti , facendosi aiutare da un compagno che passa la palla, oppure dalla macchina lancia-palloni. E’ sufficiente fare 30′-40′ di “Tiro-Rimbalzo” e sono pronti per questo bellissimo gioco, per gareggiare in partita con l’idea di essere sempre pericolosi.

L’1c1 non esiste solo con palla e senza, andare a rimbalzo dopo il proprio tiro completa la pericolosità che diventa cosi devastante. Non c’è bisogno di aggiungere nulla. Si può immaginare tranquillamente il risultato in gara, risultato  che rappresenta la strada per una identità precisa. 

Il Pivot-Medio e Il Post-Alto


Tutti i giocatori di basket devono sapere fare il gioco del Play e del Pivot.

La tecnica relativa al Pivot va appresa nell’attività Under, quindi coi giovani del settore giovanile. Ma quando?

Come già detto, secondo la nostra filosofia, tutti devono giocare, come priorità , “Playmaker” e la strada si percorre in almeno due anni.

Poi, gli stessi ragazzi necessitano di apprendere l’abilità del gioco con “spalle a canestro”. Trattasi di una considerazione personale dell’asse di gioco Play-Pivot, ma visto didatticamente.

Va da sé che avremo solo due ruoli da far apprendere, nell’attività Under che va dai 12 anni ai 20.

Due ruoli e lo spirito del basket, cioè la sua comprensione. Due ruoli da insegnare contemporaneamente?

Assolutamente , no. Prima il ruolo del playmaker. (Perché tutti playmakers? Videobasketballnet.com).

Infatti nell’attacco “Lampo”, costruito per il playmaker e la sua prima esperienza, non esiste nessuna possibilità di gioco nel ruolo di pivot “classico”.

Cosa succederà nelle situazioni di “spalle a canestro” non supportato dai fondamentali dell’allenatore? Si arrangeranno, perché è impensabile che il loro repertorio sia costruito solo con l’istruttore.

L’attacco “Lampo” è anche una esperienza tecnica per sottolineare che è possibile giocare senza Pivot.

Va da sé che trattasi di un “gioco” utile (Lampo) e adatto ad ogni situazione. Utile soprattutto quando le priorità tecniche escludono il ruolo del pivot.

E’ però un’attività temporanea che può durare almeno due anni, poi bisogna cominciare col ruolo del pivot, esattamente quando la Fip permette la difesa a “zona”.

Ecco un altro motivo per cui diventa importantissima l’attacco alla zona nella fascia bassa della attività Under.

Attaccare la zona significa anche realizzare tecnicamente questa difesa. Occorre quindi non solo apprendere come gioca il pivot , ma anche l’importanza del “Post-Alto”. Due righe per esprimere un concetto che necessita una vita per metterlo in pratica.

RICEVERE E…FRONTEGGIARE?

E’ quello che si vede nei “Videos Youtube”, per le esercitazioni dell’1c1, dove si da per scontato il livello di gioco adatto ai seniores. Un punto di riferimento comunque importante per l’esecuzione di fondamentali.

Se invece stiamo allenando giovanissimi occorre insegnare una priorità assoluta. Quale? Ricevuta la palla, bisogna vedere innanzitutto la situazione del compagno che passa e quella sul lato “debole”. Solo dopo si può considerare l’opportunità dell’1c1.

La base del lavoro in palestra tiene conto di questo dettaglio e, allo stesso modo, bisogna realizzarlo nel “gioco” da utilizzare in gara. Ecco il momento per una domanda importante. Quale tipo di attacco scegliamo?

Va da sé che il “gioco”, per lo sfruttamento del Pivot-Medio, lo stabilisce l’allenatore secondo le sue idee e sicurezze, ma anche considerando le esperienze dei colleghi.

Si apre così un capitolo interessante dove è logico, anzi scontato, che il “gioco” da utilizzare sia la meta prioritaria.

Gli esercizi, semplici e complessi, servono per realizzare al meglio il traguardo ambito, sperato.

La loro importanza è direttamente proporzionale al tempo usato per il loro apprendimento.

Va da sè che l’allenatore deve lavorare moltissimo sui fondamentali e convincere che vadano anche da soli, al campetto, per ripeterli.

C’è un tempo per ogni cosa, ma la priorità va rispettata. E’ scontatamente difettosa o poco didattica l’abitudine di allenare i ragazzi sui fondamentali senza avere predisposto il campo per la loro utilizzazione. Un punto di riferimento necessario.

Alcuni istruttori pensano, dopo aver lavorato sui fondamentali, che si dovrebbero arrangiare per il loro utilizzo in gara, quindi niente gioco 5c5. Si può fare per un po’, ma ha molti limiti a nostro parere e comunque dipende dal loro livello di gioco appreso.

Ho detto “ragazzi” perché coi “seniores” è diverso in quanto conoscono perfettamente la situazione partita per esperienza pregressa e perché sanno attaccare gli spazi con palla e senza la stessa.

Va da sé che il modo migliore per utilizzare il pivot, è predisporre in gara lo sfruttamento del suo “gioco” in isolamento, se la difesa è schierata a “uomo”.

Sono però gli avversari che decidono, a loro rischio, di lasciare o meno la procedura dell’1c1 con gli “aiuti” inattivi. Lontani e senza l’intervento dei raddoppi di marcamento.

Per questo motivo , prima di fronteggiare, il “ragazzo” che gioca in pivot medio deve avere l’abitudine di ricevere e … guardare il lato opposto alla palla.

Questa idea è validissima e completa perché prepara il ragazzo anche contro la difesa “zona”.

Ricordiamo che, nel momento in cui il Pivot medio decide che ci sia il presupposto tecnico dell’1c1 andando verso il centro-area, dall’angolo opposto ci deve essere un taglio lungo la linea di fondo.

La modalità di questo taglio è quella classica.

Avvicinarsi all’area e vedere come il compagno attacca gli spazi (in palleggio).

Centro-Area o linea di fondo? Se il pivot, in palleggio, va verso la linea di fondo, il taglio sarà in mezzo all’area.

FRONTEGGIARE

Fronteggiare l’avversario significa passare dalla posizione della foto, che ha permesso la ricezione, a mettere entrambe le punte dei piedi “di fronte l’avversario” con la palla ricevuta.

Va da sè che esiste la posizione precedente a questa dove l’attaccante , senza palla, parte con le punte dei piedi contro il difensore.

Mai tralasciare questo dettaglio per non permettere l’iniziativa al difensore. Ricevuta la palla si fronteggia e lo si fa in due modi.

Usando il piede perno più lontano dal difensore e allontanando il piede più vicino, tenendo ben stretta la palla con due mani e valutando non solo la distanza ,ma anche l’atteggiamento del difensore e situazione partita.

Va da sé che è possibile anche l’uso del piede perno più vicino all’avversario, consigliando il giro dorsale piuttosto che quello frontale che favorisce la sua aggressione, con conseguente poca visione del gioco perché deve abbassare la palla per una esecuzione in equilibrio.

ATTACCO ALLA ZONA

Il Pivot-Medio e il Post-Alto sono la chiave per la riuscita dell’attacco alla zona. Tanti sono i dettagli da apprendere e gestire giocando. Non si può perdere tempo nel trasmettere la loro conoscenza.  

La  memorizzazione deve essere “per sempre” e va fatta quando le regole lo permettono. Cominciamo con un allenamento settimanale. Come già detto, in Italia la Fip accetta l’uso della zona con gli Under.14

Dettagli individuali e di squadra per una cultura valida sempre, che non va trascurata per concetti di “razzismo” tecnico personale. Chi “odia” la zona da insegnare ai giovani è spesso perché non la sa insegnare.

Serve una abilità comunicativa che aiuta i ragazzi alla sua comprensione, non avendo esperienza pregressa, e  che indica in modo prioritario la necessita del gioco di squadra.

Basta raccontare, come fosse una favola, che i personaggi dell’attacco devono sviluppare, insieme, “una finta”, che richiami l’attenzione della difesa…

I personaggi della favola sono: “Il Delfino” (organizzatore), “Il Leone” (Pivot), La Volpe (che gioca sulla linea di fondo), “Il Passatore” (capace di smistare la palla) e “Il Terminator” (che decide il gioco), quindi cosa fare quando la palla si muove dalla “Alba” (Triangolo) al “Tramonto”. Non ci sono “ruoli fissi”, tutti devono saper fare tutto.

Nel Diag. lo schieramento è “Lampo”, ma l’attacco è laterale, non frontale.

In questo modo si completa il progetto dell’attacco alla zona. La si può attaccare frontalmente con “Lampo” e di lato con movimenti che possono essere utilizzati anche contro la difesa a “uomo”.

Il “finto attacco” di squadra si realizza costruendo il “triangolo laterale” per passare la palla al “Pivot”, dove si apprendono i dettagli considerati (Ricezione e sguardo dentro l’area).

Il passo successivo è la continuità didattica, con una programmazione settimanale che prevede questa situazione di attacco alla zona.

Il gioco “Lampo” è perfetto contro tutte le zone, ma va completato con questa idea del palleggio laterale.

Si completa il lavoro con l’apprendimento dei fondamentali per l’1c1 dentro l’area, dopo avere eseguito un taglio. Guai agire con l’1c1 partendo da fermi.

Ricevendo la palla in Pivot-Basso da fermi, si può solo “minacciare” di giocare 1c1 contro la zona, quindi come “finto attacco”. La difesa sta controllando la palla con la presenza mentale di tutti i suoi giocatori. Scontato.

L’1c1 del pivot contro la zona può essere fatto solo in movimento ricevendo dentro l’area, dopo aver passato palla da (4) a (5), per esempio, oppure in tutte le situazioni di gioco “Alto-Basso” come i Video dimostrano.

 

I Fondamentali

PREMESSA

Fondamentali Posizione

Parliamo della “base” del basket, della sua pietra angolare. Non ci sono dubbi nel definire il basket come una “casa” i cui mattoni sono “fondamentali”.

Tutto però deve stare in piedi in modo funzionale, quindi con un “gioco” efficace.

Se sono usati bene nel gioco, i fondamentali rendono la casa brillante, perché la “base” della pallacanestro serve per giocare meglio, non solo stare in piedi.

Va da sé che la priorità spetta al gioco, non ci sono dubbi.

Come si potrebbero utilizzare le ore di allenamento per i soli fondamentali? Fini a loro stessi? Paradossale, eppure qualcuno lo pensa, e lo realizza.

Non è un caso osservare ragazzi che si esprimono al massimo lavorando sui fondamentali, non sapendo poi giocare.

Incredibile, vero? Che senso ha? La “casa” sicuramente non crolla, ma è brutta da vedere.

Lo ripetiamo, prima viene il gioco, almeno per noi è così.

Casa del basket.1

Con i “mattoni” applicati al “gioco della casa”, la fortifichiamo e la rendiamo brillante. In altri termini ,dando la priorità alla cura del gioco, i fondamentali avranno un punto di riferimento immediato e la loro importanza diventa monumentale.

Un collegamento semplice, per una partecipazione mentale migliore ,valida, per rendere il gioco più efficace.

Durante il Mini-Basket,  quanti sono gli allenatori che passano il tempo della pratica settimanale  per fare gare con i fondamentali e poco gioco?

Divertimento puro, niente da dire, un bel parcheggio pomeridiano, una giornata tranquilla per i genitori che avranno, alla sera , i figli felici.

Nessuna frustrazione per non avere segnato nemmeno un punto, causa la difesa asfissiante… dell’amico Piero, il “falchetto ruba-palloni”.

E la partita di campionato? I nodi  poi verranno al pettine, non c’è scampo. Gioco e fondamentali vanno bene per la nostra casa, ma in che misura e, soprattutto , come ?

COME SI COMINCIA

Basket elementari

“Oggi è il primo giorno di allenamento di Mini-Basket. I bambini non sanno giocare. Normale.

Partiamo dai fondamentali con insegnamento tradizionale oppure dal gioco?” Sicuramente in mezzo sta la verità.

Ognuno scelga pure quello che vuol fare , ma non si scappa dal fatto che uno sport “costruito” ha bisogno di tutto.

Noi partiamo dal gioco. E’ la nostra scelta.

Lo abbiamo fatto anche alla scuola elementare, dalla terza in poi.

Esercizi di tiro , che servono anche per il riscaldamento, poi gioco fino alla fine del tempo a disposizione.

Fatto con quello che sanno fare, poco o molto che sia. Predisposto in modo che non possono farsi male, perché le maestre non lo gradirebbero.

Un avviamento al gioco che li renda felici di giocare. Guardando la TV possono vedere che anche i “grandi” giocano così.

Bambini giocano

Ripetiamo per sottolineare. Far giocare subito, con  quello che sanno fare, poco o molto che sia. Vale per tutti i livelli, per ogni fascia di gioco.

E’ un cammino faticoso, ma giusto per noi.

Ci sarà il caos nella prima fascia, ma è una benedizione perché rappresenta la loro esperienza dalla quale prendere le contromisure, mentre imparano il gioco.

L’interpretazione soggettiva del bambino? Correre tutti dietro alla palla.

Tutti insieme, sembrano una “nuvola”. Giocano a basket o a nuvola? Tutti vogliono la palla. Basta togliere il palleggio e tutto si sistema.

Il basket è uno sport di regole e fondamentali dove la priorità è nelle regole. Un aiuto didattico incredibile.

Ci vuole tempo, ma cominciamo così. Quindi , basarsi sui principi di gioco e aspettare, pazientemente.

L’apprendimento dello stesso gioco, viene fatto lasciando fare la loro esperienza. E’ dura, molto dura e a volte frustrante, ma per noi è giusto così.

Bambini giocano.1

Il gioco è un bisogno primario e si apprende giocando. All’inizio bastano tiro e gioco.

I risultati arrivano prima iniziando dai fondamentali, piuttosto che dal gioco. Subito ordine e disciplina, come in caserma.

Questo è certo un vantaggio. Per chi? Non per l’apprendimento del gioco.

Meglio il caos, partendo in salita e arrangiandosi perché così sarà nelle gare di campionato, negli incontri con le altre squadre.

Il momento più difficile arriverà più avanti, quando solo la conoscenza del gioco e la fiducia nelle proprie capacità diventano determinanti.

Abitudine e conoscenza del gioco vengono prima, ma i fondamentali pian piano occuperanno la loro posizione prioritaria.

La conoscenza dei fondamentali sarà al primo posto per migliorare. C’è un momento valido per ogni dettaglio , tutto poi avrà la propria posizione di merito, naturalmente.

Noi partiamo dal gioco e dalle regole, per trasmettere in modo efficace  questa conoscenza. Approfondirla e migliorarla spetta ai fondamentali.

Il gioco ha bisogno di: Spaziatura  e Movimenti senza la palla (Back-Door ) ; Concetto di pericolosità con palla, senza la stessa e a rimbalzo ; Tiro-Rimbalzo  e Passaggio-Finte ; Nessun Under (prima-seconda  fascia) gioca nel ruolo di Pivot; Principi di gioco conosciuti; Un’idea “leader” che soddisfi tutte  le richieste tecniche.

La Forza Dell’Imprevedibilita’

COME IL CIGNO NERO

Nonostante si cerchi di prevedere tutto , per non avere problemi o limitarli, la vita rimane imprevedibile. Il Basket è solo un gioco, ma l’affinità  con la vita è evidente in molti aspetti, ma soprattutto perchè l’imprevedibilità è la sua caratteristica principale.

Imprevedibilità
Va da sé che l’imprevedibilità non è solo il “sale” del basket, ma soprattutto della vita. Qui, gli esempi sono diversi in tanti campi, ma un solo animale li rappresenta. Il “Cigno Nero”. E’ l’animale metafora che smentisce ogni nostra previsione. 

I cigni neri sono eventi rari, di grandissimo impatto e prevedibili solo a posteriori, come l’invenzione della ruota, l’11 settembre, il crollo di Wall Street e il successo dell’Avvellino contro la Grissin Bon, nella quarta gara delle semifinali “Play Off” 2016, con 43Pt. di scarto.

Sono all’origine di quasi ogni cosa, e spesso sono causati ed esasperati proprio dal loro essere imprevisti. 

Nelle partite di pallacanestro ci sono delle situazioni che “modificano l’inerzia della partita”, spesso presentandosi in modo inaspettato ed imprevedibile. Sono di diversa entità.

Non ci interessano le situazioni del campo dettate dal caso, ma quelle volute dalla tecnica e tattica. Devono rimanere segrete fino all’uso, per essere imprevedibili, perché dopo non lo saranno più. A loro si aggiungano quelle psicologiche.

Il “Cigno Nero” del basket si chiama “Disagio Tecnico”. Rappresenta e determina lo spegnimento delle idee cestistiche degli avversari, se la squadra non è preparata.

Capirete perché ci sia fame di notizie, individuali e collettive, intorno ad un avversario da affrontare a breve. Togliere l’imprevedibilità oppure limitarla aiuta nel percorrere il cammino della vittoria.

Non possiamo dare per scontato il livello psicologico della “prontezza”, caratteristica principale  già presente quando ci si allaccia le scarpe per giocare. Sono sempre pronti i giocatori? La mancanza di “prontezza” è un fattore che determina l’imprevedibilità.

L’ultima in classifica che batte la prima è un evento da “cigno nero”.

QUANDO LA SORPRESA TECNICA E’ IMPREVEDIBILE

Coach Sorpreso

L’imprevedibilità dettata dalla tecnica non è casuale e determina sgomento se i giocatori vengono sorpresi.

Questa combinazione di scarsa prevedibilità tattica e conseguente impatto negativo, crea delle situazioni che si succedono nella pallacanestro in modo frequente.

Sono definite imprevedibili, ma solo la prima volta che si manifestano. Poi seguono il processo di adeguamento e assorbimento perché non c’è nulla nel basket che non possa essere sistemato, a parità di condizioni.

Va da sé che dipende anche dai livelli di gioco e dagli ambienti, perché sui campi della NBA sono “limitate” le organizzazioni tattiche di squadra.

Lo spettacolo esige che vinca l’interprete, depositario dell’individualità imprevedibile e non la componente tattica di squadra. Pensiamo alle esibizioni di Magic Johnson, per esempio, oppure Pete Maravich, a Steve Nash , Stephen Curry e quant’altri.

Con la loro individualità hanno raggiunto un alto grado di autonomia e imprevedibilità, che è conseguenziale. Non dimentichiamo che  è molto più efficace realizzare l’individualità, piuttosto che la collaborazione di squadra, per stabilire un livello di imprevedibilità.

Nel campo Europeo viviamo un altro tipo basket. Può manifestarsi più di frequente il tentativo di sorprendere , creando l’imprevedibilità tecnico-tattica ed il conseguente disagio tecnico.

Lo si può fare in due modi:

• Con la Squadra;
• Individualmente.

NEI PANNI DEL COACH

Il “disagio tecnico” non dovrebbe mai verificarsi, ma l’imprevedibilità è sempre in agguato.

Coach molto angry

Il Coach dovrebbe controllare la situazione psicologica e quella tecnico-tattica. E’ irritante considerare la mancanza di prontezza dei propri ragazzi di fronte a queste situazioni , ma anche lasciarsi “ingabbiare” dalle trappole degli avversari, non va. Un disagio che si spiega anche come fallimento del suo modo di allenare .

Quando capita, provando a considerare anche quello che non si riesce a capire (…), ci si  affida troppo spesso a parole come “mentalità”, che può dare l’impressione di uscire dalla scomoda sensazione di non aver capito che cosa sia veramente successo.

E’ bruttissimo affermare che, di fronte al “disagio tecnico” non si reagisca per una “questione di mentalità”. Troppo generico e poi a chi è riferito? E’ come dire che l’acqua bolle a cento gradi per una “questione chimica”.

In questo modo non si dice nulla né del “come” né del “perché” non si riesca subito a sbrogliare la matassa. Esattamente come le statistiche.

Se i giocatori subiscono il “disagio tecnico” per merito della imprevedibilità tecnica degli avversari è colpa della preparazione. Eccetto nei casi di novità assoluta, che si subisce almeno una volta.

IL COACH IMPREVEDIBILE?

Idea Basket

Per allenare una squadra di pallacanestro che non sia fragile alle situazioni contingenti (non-standard) dobbiamo allenarla a svilupparne le risorse ed i limiti di tutte le componenti, ma soprattutto quelle tecnico-tattiche. Sono le più facili.

Esistono sistemi di gioco che coprono qualsiasi situazioni, ovvero raggiungono molti scopi. Non si può essere sorpresi completamente.

Una partita di pallacanestro conserverà comunque un ampio margine di imprevedibilità tattica, dobbiamo capire come evitare che questo margine ci impedisca di risolvere il problema.

Meglio non pensarci?

Siccome siamo naturalmente spaventati da quello che non conosciamo, corriamo costantemente il rischio di evitare o negare le informazioni cognitive ed emotive che alimentano la nostra insicurezza, illudendoci di ridurre la nostra ansia da prestazione e quella dei ragazzi.

Meglio essere preparati, senza appesantire i giocatori di nozioni e paure tecniche. Si può variare il modo di somministrazione, per esempio.

Meglio una parziale impreparazione che un “disagio tecnico” totale.

LA CARATTERISTICA DEL CAMPIONE

Magic Playmaker

Come detto, l’imprevedibilità non viene solo da un concetto di squadra. Quello individuale ha maggiori possibilità di realizzarsi. Non è alla portata di tutti.

Soprattutto i grandi campioni hanno mosse tecniche individuali imprevedibili, che sorprendono il difensore e , a volte, lo umiliano.

Questo a prescindere da come un Coach possa preparare lui stesso la situazione imprevedibile di squadra o a superare le situazioni fragili.

Trattasi della capacità tattica operativa dell’attaccante nell’utilizzare movimenti fondamentali in modo che siano incontrollabili dall’avversario, almeno per un certo tempo, quello della sorpresa.

Direi che ogni grande giocatore ne ha almeno una di mossa imprevedibile. Non l’ha appresa dal Coach, ma copiata  dalla  “stella” che ammirava. Ha così utilizzato il miglior tipo di apprendimento nel basket. Quando la usa, il difensore ci casca, abbocca come un pesce alle finte preparatorie. 

Il difensore, va da una parte e il campione dall’altra… perché l’ha spiazzato. Succede usando la finta, con la palla , senza la stessa e a rimbalzo.

Maravich Passaggio Cieco

Ricordate Pete Maravich, è stato il primo grande giocatore a mostrare un campionario di imprevedibilità tecnica. Questi livelli tecnici si raggiungono solo con l’autonomia tecnica che è l’opposto della “dipendenza” dal Coach.

Poi, Magic Johnson per ricordare un altro dei grandi, ma anche nel loro “piccolo” i buoni conoscitori del basket sanno di cosa sto parlando.

Per come passava la palla metterei, sicuramente tra i grandi , anche il funambolo Steve Nash.

Non so dove posizionare (grande giocatore a mio avviso) Cresimir Cosic , ma anche lui era su quella strada. Basta costruire una Basket “personale” , dopo le basi tecniche apprese dal proprio allenatore. Lo si può fare solo se si raggiunge l’autonomia tecnica e del gioco.

Cosic Pivot

Contro K.Cosic, gli avversari, per quanto studiosi e preparati, non potevano sapere come li avrebbe battuti.

L’imprevedibilità può realizzarsi mettendo in evidenza le proprie caratteristiche , su basi tecniche intuite personalmente o apprese per visione da altri giocatori con simili capacità.

Hanno la caratteristica della “rarità”, “impatto sorprendente” che determinano il “disagio tecnico” nell’avversario. La “prevedibilità retrospettiva”, mette in allerta l’avversario, che aiuta ma non esclude di ricascarci.

LA VARIABILE TEMPO

Per quello che riguarda l’uso dei fondamentali imprevedibili (finte) c’è da considerare anche la variante “tempo”.

“L’attaccante era incontenibile. Si sapeva che avrebbe fatto quella finta, ma non quando!!!”.

Per questo motivo certi giocatori continuano a essere imprevedibili anche quando i difensori conoscono l’uso che farà , l’attaccante, dei fondamentali.

1c1 Gallo

Si è parlato di come allenare un giocatore ad esprimere una azione tecnica imprevedibile. Per questo motivo, si è discusso di tattica, psicologia, comunicazione, coesione di squadra, spirito di sacrificio, etica del lavoro, metodologia di allenamento, e altro ancora.

Il risultato? Impossibile farlo, non è allenabile, perché trattasi di intuizione personale. Può farlo solo personalmente scegliendo un giocatore che gli piace da imitare. Dentro la scelta c’è il risultato della conoscenza, in parte , dei movimenti da apprendere. Li ha già dentro, frutto di esperienze sportive pregresse.

Se penso a come Cosic costruiva la sua imprevedibilità, conoscendolo,  non ho dubbi. Ogni volta che andava in campo lo faceva preparando personalmente la sua partita. Normale? Forse, ma dipende anche dalle mete. Lui pensava solo alla squadra e ai compagni.

Lo faceva sapendo come sarebbe stato il suo intervento, per avere studiato tutte le situazioni. Sicuramente imprevedibile per gli avversari.

Mai il suo pensiero era riferito al numero di canestri da realizzare personalmente. Oggi devo prendere 20 rimbalzi per vincere la gara, diceva. I “canestri” da fare dipendono dal gioco di squadra.

Quindi non solo i punti potevano determinare l’imprevedibilità di un comportamento, anche gli assist o quant’altro.

Quando un compagno realizzava un canestro su suo passaggio, poi era sempre lui il terminale. Non ditemi che è un modo prevedibile di pensare.

Un pensiero simile può essere fatto solo da un giocatore-allenatore, con grande autonomia e capacità tecniche.

LA CONSAPEVOLEZZA NELL’USO DEI FONDAMENTALI

Chamberlain il Cigno Nero

C’è modo e modo di utilizzare i fondamentali,  appresi e collegati con l’interpretazione autonoma della propria personalità, per renderli imprevedibili nel momento di usarli.

Va da sè  che Tiro, Passaggio, Palleggio e movimenti senza la palla sono mattoni per la costruzione della propria casa che vanno appresi giocando e utilizzati leggendo la difesa.

Questo è il primo stadio di gioco, dove molti giocatori si fermano. Ma non si gioca solo in questo modo.

Aggiungiamo sicuramente lettura della partita come livello superiore.

L’uso del gioco imprevedibile si giunge “costringendo” la difesa a fare quello che vuole l’attacco. Questo livello deve essere supportato dalla conoscenza dello spirito del gioco (comprensione) che è anche  un discorso culturale.

Il perfezionamento individuale e la conoscenza del gioco devono portare all’autonomia che significa giocare decidendo cosa fare, liberamente, senza l’aiuto dei consigli del Coach.

E’ la famosa verità nascosta, la meta che ogni allenatore dovrebbe avere per il rapporto di crescita coi giovani.

Va da sé che il giocatore autonomo, di grande livello, interpreta liberamente l’idea tecnica offerta dal Coach. Lo fa aggiungendo un pizzico di imprevedibilità personale.

La prima capacità del giocatore imprevedibile è quella di far migliorare il punteggio personale dei suoi compagni, un atteggiamento che appartiene alla intelligenza sportiva del campione. Ne conoscete almeno uno?

I Miei Esercizi

Libro-Basket-Zet
La cultura dell’esercizio ha il suo valore, se gli si dà la giusta enfasi. Serve per la pratica dei fondamentali. Ma i fondamentali non possono essere fini a loro stessi, servono per far giocare meglio “i miei allievi”.

“I miei esercizi” non vuole esprimere un merito indebito, ma è un segnale di consapevolezza. Si prende anche dagli altri ma occorre farlo per seguire le proprie idee che hanno sempre un alone di traguardo personale.

C’è chi ha il proprio libro degli esercizi. Tutti legati alle diverse categorie di fondamentali, raccolti premurosamente in un raccoglitore. Esercizi di tiro, passaggio, palleggio e difesa con le varie combinazioni tra di loro. Basta aprire il libro e raccogliere la perla.

Ci sono anche “collezionisti” che raccolgono idee di gioco, modi diversi di espressione tecnica dei giocatori durante la partita. E’ già un libro più difficile da fare.

Una bella raccolta anche per le difese? Può capitare di dover insegnare la zona, quale facciamo?

COME PENSA IL COACH?

“I miei esercizi” è un modo di vedere tutto il basket in modo personale, come dire il “mio attacco”, perché gli esercizi a lui si riferiscono.

Oppure, esprimersi con  la “mia difesa” perché tutto è riferito alla fisicità e temperamento dei “miei giocatori”, che la realizzano procurando il disagio tecnico.

Coach

Si possono legare gli esercizi “alla specializzazione”, quella per cui un giocatore è noto, ovvero per sviluppare la sua “l’identità”.

Ecco il punto fondamentale perché quello che conta è il terminale. Sono “i miei giocatori” che contano, “i miei esercizi” sono come dei vestiti per loro, per “i miei giocatori”.

E i giocatori sono diversi, essendo la caratteristica variabile di ogni squadra. Va da sé che “i miei esercizi” sono dentro un libro che gli altri non possono leggere. Se lo fanno devono comprendere lo scopo e condividerli, se vogliono anche  utilizzarli.

Uso semplicemente “i miei esercizi” per loro, i giocatori,  che hanno un preciso scopo per usarli, comprendendo il disagio che procurano agli avversari.

Ecco il sale che da gusto a tutto. Per farlo occorrono soprattutto le “mie idee”, rappresentati dai “miei esercizi”,messi in pratica dentro “il mio gioco” per sfruttare le capacità dei “miei giocatori”. 

I MIEI GIOCATORI

Bird Larry

Se devo scegliere , preferisco allenare giocatori non giovani o vecchi , ma disponibili. I “miei giocatori” devono essere disponibili per “i miei esercizi”.

La disponibilità è la caratteristica più importante del ragazzo da allenare. Solo i migliori sono disponibili perché non si legano al poco che sanno fare ma al desiderio di apprendere molto.

A prescindere dalle abitudini pregresse e caratteristiche individuali , ogni giocatore dovrebbe essere in grado di tirare con buone percentuali ed avere l’abitudine di andare a rimbalzo.

Comincerei così ad elencare i “miei esercizi”, da questo punto.

Lo scopo dei “miei esercizi” è dare l’abitudine per il rimbalzo d’attacco. Andare a rimbalzo direttamente, seguendo il proprio tiro, che produce un’abitudine per farlo anche indirettamente.

Un apprendimento necessario. Non ci piove, è una priorità assoluta almeno per i giovani.

Definisco questo abbinamento di fondamentali , tiro-rimbalzo, valido sempre e senza controindicazioni. Un paio di fondamentali che stabiliscono anche una “identità” perché non riscontrabile, se non in via del tutto eccezionale, in altri giocatori.

Questo genere di abbinamento tra due fondamentali, ha una caratteristica. E’ difficile che un ragazzo possa apprenderlo da solo. Può farlo col tiro, ma per far comprendere l’importanza del rimbalzo ci vuole l’allenatore. 

In palestra potrebbe riuscirci solo se il Coach ci crede, utilizzando una didattica che unisce sempre il rimbalzo dopo il proprio tiro.

Tiro Parabola.2

Quindi, il primo dei “miei esercizi” da mettere nel libro contiene l’accoppiata tiro-rimbalzo. Sarà difficile contenerla, arginarla perchè manca l’abitudine al tagliafuori difensivo.

Potrebbe anche essere intesa come una “scorciatoia” per fare canestri facili. Di solito appetibile e subito comprensibile dai giocatori, ma non questa. Sarà un caso?

Va da sè che intendiamo parlare di allenamento per giocatori disponibili , non solo per quelli della fascia Under.

Anticipo un dettaglio importante. I “miei esercizi” preparano anche per il controllo del gesto stesso, il tiro.

Un riguardo particolare per il controllo della parabola, della distanza, della auto-correzione, quindi tiri legati al palleggio , passaggio e movimenti senza palla.

CREARE UNA MENTALITA’

Mentre vengono eseguiti gli esercizi si deve andare, ogni volta, a recuperare la palla con l’idea della possibile “correzione” del proprio gesto. La definiamo correzione “fisica” per distinguerla da quella “tecnica”.

Bisogna farlo con la massima intensità. E’ importante. Motivare i propri giocatori fino all’esaltazione è il lavoro del Coach.

Ma soprattutto è importante non lasciarsi coinvolgere negativamente dal fatto che tiro-rimbalzo non è di moda. Se i grandi tiratori non seguono il loro tiro, i giovani una volta tanto non dovrebbero farsi influenzare.

I giovani, possono trovare la fiducia attraverso questa pratica. Quella fiducia che, una volta acquisita, si può trasformare in pigrizia se si perde l’abitudine che l’ha creata.

basketball Tiro-Parabola

Nella cultura del tiro del giocatore giovane va inserito il concetto del “tiro perfetto”.

Serve per mettere la meta ad un livello più alto dell’apprendimento stesso e della soddisfazione di fare 2Pt., o 3Pt.

Il tiro perfetto è l’esecuzione che vede la palla entrare senza toccare il ferro, accarezzare la retina e con lo “spin”, a contatto col terreno, far tornare la palla verso il tiratore.E’ la nostra pratica dei T.L. Unica situazione in cui chi tira non segue il suo gesto.

“ I MIEI ESERCIZI” PER “TIRO-RIMBALZO”

Gruppi di tre ragazzi dentro un allenamento definito a “stazioni”, in modo che , ruotando, si presentino a turno per questa pratica.

Scopo: apprendere due tipi di correzione del proprio tiro. Quella tecnica e quella fisica.

LA SCHEDA:

Allenamento Tiro Individuale
1. Palla medica 2-3 Kg. Tiro alternato da sotto. Ruotare le posizioni. 10×3 ;
2. Tiro di tabellone per sciogliere. Da vicino, ma 10-15 consecutivi a squadra;

TIRI LIBERI PERFETTI (3-4-5 consecutivi)
3. Sulla linea del T.L. Cambiare la parabola tirando da una distanza fissa. Normale, Alta, Altissima. Cambio di posizione. Gara con tre tiri consecutivi, ma andando a rimbalzo. Se c’è il recupero , vale il tiro che corregge.

TIRI LIBERI PERFETTI (3-4-5 consecutivi)
4. Raggiere. Vicino-Medio-Lontano. Con rimbalzo per recupero e correzione. 7 raggiere, 21 canestri.

TIRI LIBERI PERFETTI (3-4-5 consecutivi)
5. Con partenza dal T.L. 1c1 agonistico. Due tiri: vicino-lontano. Da vicino (T.L) senza correzione, da lontano (3Pt.) con correzione.

TIRI LIBERI PERFETTI (3-4-5 consecutivi)
6. Two-Ball. Un minuto a coppie. 70Pt.

ALLENAMENTO TIRO-RIMBALZO

Tiro Palla Medica

1. PALLA MEDICA (riscaldamento)

Scopo: Cura del gesto e far sentire la palla più leggera, per un controllo migliore.

Tirare alternati da vicinissimo e recuperare la Palla Medica col passo avanti.

La palla non deve toccare il ferro e nemmeno il terreno.

Dopo 10-15 tiri, si cambia la posizione.

2. TIRO DI TABELLONE (riscaldamento)

Tiro di Tabellone

Scopo: sciogliere il braccio dopo la palla medica. Si può fare anche in palleggio.

Tiri consecutivi di squadra:10-15

Cominciare tirando coi piedi dentro l’area.

Abituarsi al tabellone tirando con l’angolo giusto (45°)

3. CAMBIARE LA PARABOLA

Tiro variando la parabola

Scopo: controllo della parabola;

Da un punto fisso (linea del T.L) realizzare 3 canestri cambiando la parabola.

Prima Didattico , poi Agonistico.

Agonistico con tre consecutivi, seguendo il tiro , correggendolo in caso di errore.

 

Vertice parabola

La palla non deve toccare il pavimento.

Gara ai 3 canestri e ruotare le posizioni.

Gestire la parabola vuol dire sapere come usare il suo vertice.

Serve in modo particolare per gestire la distanza. Man mano che ci si allontana dal canestro, il vertice cresce.

4. LE RAGGIERE

Tiro RaggiereScopo: controllo della parabola in relazione della distanza del tiro.

Le “Raggiere” sono segmenti che partono da sotto canestro e si allontanano incrociando un punto dell’area, diversamente distanti da canestro.

L’incrocio con l’area rappresenta la parte più vicina a canestro. Poi si tira da metà, quindi da 3Pt.

In caso di errore , recuperando la palla prima che tocchi il terreno, si può correggere il proprio tiro.

Tre consecutivi per cambiare raggiera.

Le raggiere sono 7, vince chi fa 21 canestri.
5. UNO-CONTRO-UNO TIRANDO

Tiro. Vicino-lontano

Scopo: controllo della parabola nella competizione.

Tiro da vicino e , se si realizza, si può tirare da lontano (Vicino-Lontano) con possibilità di correzione seguendo il proprio tiro.

In tre, si tira contemporaneamente. 

Con la realizzazione del primo tiro,  si palleggia fino alla linea da 3Pt . Andando a rimbalzo il recupero vale per la correzione.

Gara. 5 vittorie

6- TWO-BALL

Tiro Two-BallScopo: Tiro-Rimbalzo con la tensione della gara

Quanti punti in un minuto?

Si tira dalle pedane colorate. In due con una palla (Two-Ball).
Tiro-Rimbalzo, col recupero valido per correggere. La palla non deve toccare il pavimento per usare un secondo tentativo.

Tiro-Rimbalzo e Passaggio al compagno posizionato su una pedana.

Prima di tirare da 7pt. e da 8pt. occorre avere tirato da tutte le pedane.
Gara 80Pt. in un minuto. Tre tentativi, quindi si prova a 70 Pt., quindi a 60Pt.

Questo è l’unico esercizio conosciuto che cura tre fondamentali in modo agonistico: tiro-rimbalzo-passaggio.

Questi sono “ i miei esercizi” che hanno lo scopo preciso. Non c’è bisogno di ripeterlo. Il “Two-Ball” è una grande esercitazione adatta per lo scopo con tensione psicologica della partita. E’ come essere in gara, eseguendo una “collaborazione” a coppie.

Allo stesso modo alleniamo gli altri fondamentali con esercizi che mirano ad un nuovo scopo tecnico. Il “Back-Door” per esempio. Ovvero “i miei esercizi” per il “Back-Door”.