Passaggio-Movimento e Palleggio-Movimento Per Under 14

EVOLUZIONE

UNDER 14

Parliamo di fondamentali legati al gioco, e li alleniamo pensando al movimento dentro lo stesso. Va da sè che, da soli, senza riferimenti , i fondamentali non hanno senso se si allenano i giovani.

Allenare vuole sicuramente dire gestire e comunicare, ma poi bisogna andare in campo. Voglio dire che i giocatori devono esprimersi giocando. Si comprende così che esiste anche la tecnica. Ha il suo peso, perché si gioca sempre per vincere.

L’evoluzione del basket è una situazione tecnica variabile nel tempo  che ha creato il gioco di “passaggio e movimento”, ma anche “palleggio e movimento” . Senza dimenticare le combinazioni di entrambe e quant’altro. Sicuramente esistono da sempre, ma il mio controllo parte dalla fine degli anni ’60.

St. John's Un

In quei tempi si giocava diversamente. Il riferimento non è solo al “Free Lance”, ma anche del “Passing-Game”, libero ed organizzato. I tecnici lavoravano per la “continuità”, interessava soprattutto quella, un dettaglio tecnico poco rilevante, ma necessario per le regole di tempo. Nel 1976 sono stato alla St. John’s University e Lou Carnesecca metteva le basi per il “Flex Offense”.

Il “nuovo” si esprime col miglioramento dei dettagli e delle idee. Per quasi tutto il periodo degli anni ‘60 si è giocato con la “collaborazione-a-due” fatta con l’attesa dello “smarcamento” individuale, per fare il primo passaggio.

Va da sé che esistevano anche “movimenti a coppie” senza palla che agivano , prima del passaggio,  per favorire l’ingresso nel sistema di gioco. Sono aspetti “collaborativi” del Basket che non sono sicuramente novità.

Passaggio Maravich

Per allenare la prima “fascia” Under, ci interessa soprattutto  il “Passaggio e Movimento”, ma non dimentichiamo “palleggio e movimento”, per i motivi che vedremo. In fondo è il dettaglio dello stesso movimento che conta, essendo l’anima del basket.

Roba vecchia? Non esiste il termine “vecchio” nel basket, tutto ritorna. Come detto, migliorando i dettagli dei fondamentali legati al gioco e alle idee , ora diversamente sfruttati che li rendono  in questo modo “validi sempre”.

COLLABORAZIONI A COPPIE

Passaggio-Movimento” e “Palleggio-Movimento” sono due “mondi” diversamente utili per impegnare la difesa . Le combinazioni dei due stili di gioco creano situazioni interessanti, leggendo la difesa.

I secondi hanno la caratteristica della maggiore pericolosità perché la difesa è costantemente sotto pressione. E’ un grande dettaglio da trasmettere ai giovani.

Con riferimento a “passaggio-movimento”, la difesa ha invece costruito una facile situazione di allenamento che tutti conoscono. Nascono così le abitudini difensive che vanno conosciute. Soprattutto per la difesa dal “Dai-e-Vai”. Lo vedremo.

Anticipo e Bak-door Play

Mettere insieme questi due concetti di movimento è stato lo scopo della nostra idea di gioco per gli “Under 14” che prevede l’apprendimento del  “Back-Door”. Un movimento senza palla “valido sempre” perchè necessario al gioco. Va appreso subito, allenato sempre.

Il “passaggio”  sarà sempre  il “Re” del gioco, insieme al “movimento”, naturalmente.  Sono entrambi utili per creare un tiro, da vicino o lontano, scelto leggendo la difesa e scatenando la lotta a rimbalzo.

Parleremo di “scelte” e comprensione che fanno a pugni, nei giocatori giovani, con la loro “pigrizia”.

Non sono mai pronti per tagliare “back-door” oppure andare a “rimbalzo” perchè manca la certezza di ricevere palla dal compagno. Stessa cosa col  “passaggio” del rimbalzo che proviene dal “ferro”.

“Se taglio senza palla, poi la riceverò dal compagno?”, dicono prontamente per mettere le mani avanti. Se , quando tiro, penso al rimbalzo mi deconcentro, pensano senza vergognarsi. Prima si tira, poi viene la spinta volitiva per il rimbalzo.

Se si legge la difesa, bisogna poi andare contro la propria pigrizia. L’aspetto psicologico è una montagna da scalare sempre più difficile.

MUOVERSI CON LA PALLA E SENZA LA STESSA

Anticipo sulla palla

L’uso del palleggio nella “collaborazione-a- due”, esprime una doppia pericolosità degli attaccanti.

Poiché sono i  pensieri dei giocatori che contano, esprimendo la comprensione della situazione, il Coach insegnerà a scegliere comunicando due tipi di concetti per migliorare il rendimento.

“Palleggio o passaggio?” è ciò  che deve pensare l’attaccante con palla . “Back-Door o Incrocio?”, è la scelta da fare del compagno senza palla, quando è anticipato.

Su questa idea di collaborazione si può costruire un attacco adatto alla crescita dei giocatori . Come detto, noi l’abbiamo fatto con gli “Under.14”, in un anno.

“Palleggio e movimento”, ma soprattutto “movimento senza palla e passaggio” sono il regno del “Back-Door” .

Back-Door

Non è come fare un esercizio guidato dal Coach, sia per l’attacco che difesa. Bisogna allenare la situazione-partita anche nei pensieri dei giocatori che agiscono contro una  grande intensità difensiva.

Se gli avversari non lo fanno spontaneamente, bisogna “costringere ” la difesa ad aggredire anche quando si rende conto che sta rischiando. Bisogna giocare sulle “abitudini” difensive degli avversari.

Anticipo sulla palla

Stiamo allenando ragazzi giovani e dobbiamo offrire metodi di lettura e capacità di gioco per raggiungere una consapevolezza. Ogni volta che la difesa anticipa, il passatore mentalmente si chiede come risolvere la situazione.

Palleggio o Passaggio? Sceglierà il palleggio come sottolinea l’immagine. E il suo compagno? Sta fermo, ma non col cervello. Back-Door o incrocio? Lo farà a distanza ravvicinata della palla.

Lampo e Back door

Se è la “comprensione” lo spirito del basket, occorre fornire l’idea per risolvere la situazione.

Un’idea valida sempre, che prenda dimora nelle memorie dei giocatori.

Si può trasmettere anche dalla panchina.

“Cosa succede?” , dice il Coach ad alta voce. Una domanda stimolante , la cui risposta corrisponde alla scelta fatta dal giocatore in campo.

Nel Video abbiamo la situazione della collaborazione a due, usando il palleggio. La difesa è caduta nella trappola cercando d’impedire l’inversione.

Cadrà sempre nella trappola se l’attaccante senza palla va all’appuntamento, col passaggio  per l’inversione del gioco, partendo dalla linea di fondo. In questo caso non avviene, perchè il gioco è nel finale della  transizione difensiva. I difensori soro rientrati e stanno “sistemandosi” sui propri avversari.

“Palleggio o passaggio?, si domanda mentalmente  il palleggiatore. “Back-Door o Incrocio?” è il pensiero del compagno senza palla.

LE MANI PARLANO

Anticipo sulla palla

Saper passare la palla è la chiave. Riprodurre la situazione in allenamento è importante , dopo aver conosciuto l’idea leader. Tutto viene eseguito ricordando la situazione “Palleggio e Passaggio”. Esattamente come l’immagine che ripetiamo appositamente.

Se il compagno senza palla è libero, mostra la “mano” col braccio esterno esteso. Se è marcato, ha i “pugni” chiusi con le braccia lungo il corpo. “Back-Door o Incrocio?” 

Segnala e sta fermo, ma coi pensieri in “movimento”, per essere pronto a leggere la difesa e a scattare tempestivamente.

E’ una posizione d’attesa “pericolosa” perchè inganna la difesa, che anticipa ma è costretta a star ferma, osservando il “palleggio e movimento” dell’attaccante, possessore della palla, che gli viene incontro.

Stockton Passaggio

Da quale parte scatterà l’attaccante senza palla? Back-Door oppure “Incrocio in Palleggio”? Lo ripetiamo ancora. Su questa idea abbiamo costruito l’attacco per gli Under 14. Le “mani parlano” sono solo un  dettaglio da ricordare con esercizi all’inizio degli allenamenti.

Se l’attaccante senza palla rimane fermo, deve segnalare la situazione di gioco , leggendo la difesa. Per i ragazzi è importante. 

Ecco come, dal gioco e dalle problematiche che si evidenziano, nasce la necessità del lavoro sui fondamentali, in questo caso bisogna esercitarsi sul “Passaggio”, soprattutto dal palleggio.

Per questo motivo se si decide di tagliare “Back-Door” si continua il movimento fin sotto canestro, senza interruzione, che ingannerebbe il passatore.

Abbiamo altri tipi di passaggio, non solo per il Back-door. Quelli possibili,  da fare durante l’incrocio in palleggio , sono  estremamente interessanti. Abbinati a movimenti , usando il corpo, come il “passaggio consegnato”. Senza dimenticare quelli semplici come il passaggio “Flip”, oppure fintandoli , leggendo la difesa. Non parleremo del “Passaggio” durante l’incrocio. E’ un capitolo a parte.

IL MOVIMENTO DOPO IL PASSAGGIO

Passaggio e tipi di movimento

Non si gioca “dai-e-stai”, ma “dai-e-vai”, ho sempre detto ai ragazzi per far comprendere che il passaggio è sempre legato al movimento. Non si può passare e stare fermi. Favorirebbe troppo la difesa.

Invece senza palla ,si, è possibile stare fermi, come abbiamo visto contro l’anticipo, per sviluppare il Back-Door. Una bella differenza dagli anni ’60.

Finta Passaggio occhi

Passare senza muoversi? Questa è una infrazione delle nostre regole di gioco, quelle che usiamo in allenamento per giocare. Una infrazione (dai-e-stai, dopo il passaggio) che fa “perdere la palla”.

Non c’è bisogno di urlare, ma far comprendere che il Basket è uno sport di “Regole” e “Fondamentali”, dove le prime hanno la precedenza.

Va da sé che siamo nella situazione della collaborazione a coppie e i giovani non hanno l’idea che la difesa va sempre mantenuta “onesta”. Come impareranno? Dipende da noi.

Dobbiamo inserire nelle loro abitudini il concetto di “pericolosità”. Come? Semplicemente attaccando. Sempre pericolosi in ogni situazione. Vuol dire che si va in campo per giocare di squadra, ma attaccando il proprio avversario.

Un controsenso? Direi di no, perché lo stesso difensore , può aiutare oppure meditare altri progetti. Attaccare con palla, senza la stessa e a rimbalzo. 

ATTACCARE IN PALLEGGIO PRIMA DI PASSARE E MUOVERSI

Back-Door Play

Il 100% degli allenatori ha inserito, nel loro “bagaglio tecnico”, l’esercizio di “difesa dal dai-e-vai” e su tutti i movimenti visti nel Diag. sopra. E’ sempre stata una routine per un Coach.

Una esercitazione valida solo se gli attaccanti giocano male. Oppure, se preferite, non sanno giocare.  Passando la palla, senza tentare prima la possibilità di essere pericolosi  “uno-contro-uno” in palleggio, si favorisce la difesa.

Finto attacco e collaborazione

Va da sè che bisogna attaccare, prima di passare. Quindi , tentare con “uno-contro-uno”, ma come finto attacco.

Non per concludere, ma per iniziare il gioco. Quindi “finto attacco”, per essere pericolosi e costringere la difesa a reagire chiudendo la porta alla penetrazione in palleggio.

Entrano così in ballo le “finte” che fanno passare la difesa da protagonista a vittima. La difesa è costretta ai voleri dell’attacco.

Va da sè che l’inserimento del “finto attacco” è necessario avendo il vantaggio che gli avversari non sanno come e perchè l’attacco lo sta usando. Per la credibilità bisogna essere pronti a fare quello che si finta.

Così, chi gioca playmaker , è sempre pronto ad attaccare in modo pericoloso… prima di “collaborare”.

Descrizione. Mentre (1) impegna il proprio avversario col “finto attacco” in palleggio, il compagno (2) è pronto a ricevere oppure “tagliare back-door”, leggendo la difesa. Rimane fermo, in attesa di eventi, segnalando in un modo o nell’altro (le mani parlano).

Va da sé che , se la difesa stava anticipando , col “finto attacco” si “apre”, secondo le abitudini pregresse, per aiutare. L’attacco ha trovato il modo di condizionarla.  Il playmaker (1) torna in palleggio verso la metà campo e il difensore verso (2). Mi direte che ci sono altre idee difensive, che però saranno inserite col tempo.

Senza palla, l’attaccante , può ora riceverla tagliando “Back-Door”, oppure incrociando, leggendo la difesa.

IL FINTO ATTACCO E LA COLLABORAZIONE SENZA PALLA

Batti la difesa dal dai-e-vai

Descrizione. Il “finto” attacco può essere fatto con la palla, ma anche senza, come si vede nel Diag. eseguito da (4) e (5).

Mentre (1) esegue il finto attacco in palleggio, (4) e (5) si muovono senza palla. Chi si libera, in questo caso (4), riceve palla e successivamente abbiamo “tagli” dentro l’area. Prima (5) , poi (1) per un tiro al “volo”.

Se non riesce quest’ultima soluzione , (1) scatta fuori in ala per ricevere il passaggio dell’inversione del gioco con gli altri giocatori (che nel Diag. mancano) . Ecco  come la trappola per il “Back-Door” viene costruita, leggendo la difesa.

Lampo Con Passaggio al Taglio Sotto

Guardando il filmato, confrontatelo con l’altro, e avrete la visione completa dell’attacco. Se la difesa permette l’inversione, perchè passiva, ci sono altri modi per andare in soluzione , sempre leggendo la difesa.

Difesa sul playmaker

Quest’attacco è stato studiato per far giocare tutti nel ruolo di Playmaker.

La chiave del gioco è rinchiusa nel Diag. Doppio finto-attacco, fatto in palleggio e senza palla. Dopo il passaggio, di seguito , ci sono due tagli molto pericolosi che mettono la difesa sotto pressione.

IL PALLEGGIO PROTETTO

comunicare con la metafora

L’ esecuzione del “Finto-Attacco” in palleggio “protetto” deve essere fatto usando semplici cambi di velocità e di senso. Quindi eliminando il “ball-handling”. Sarà adatto alla esecuzione di tutti, perchè rappresenta il modo più semplice per giocare 1c1 in palleggio.

Al volo con Lampo

Chiunque sia in grado di fare il primo passaggio taglia l’area in uno spazio lasciato libero per un tiro al volo. Per i ragazzi non abituati ad organizzare c’è il solo problema rappresentato dal primo passaggio.

Subito dopo , giocano “uno-contro-uno” senza palla e, in caso di mancata ricezione “al volo” , sono liberi di prendere il possesso della palla nella inversione del gioco. E’ il tragitto “rosso” di (1).

Giocando poi “le mani parlano”, leggendo la difesa, possono tagliare “Back-Door”, come nel primo filmato. In questo caso il difensore di (1) è messo sotto pressione.

Anticipo sulla palla

 

Se la difesa annulla il tiro al volo, deve poi recuperare se vuole ostacolare la ricezione in “ala”. E’ una trappola per il back-door.

Rivedete questo ultimo filmato . Se la difesa avesse anticipato il passaggio per l’inversione, sarebbe apparsa l’azione del primo video, con la tecnica “Palleggio-Passaggio”. Ovvero “le mani parlano”.

L’immagine della situazione-partita, fatta vedere per 4 volte, ha il senso della pietra angolare. Intorno e grazie alla stessa, che rappresenta l’idea, abbiamo costruito il gioco, completandolo con gli esercizi.

Si notano  nei filmati i vari tipi di collaborazioni. Prima senza palla, poi passando e tagliando, quindi,  l’inversione del gioco con possibilità di “Passaggio-Movimento” oppure “Palleggio-Movimento”.

 

 

 

La Finta Nel Basket

Il valore della palla.1

L’astuzia per battere un avversario è una capacità che si adatta bene al basket , sport tattico a livello individuale e di squadra.

Il giocatore che ha raggiunto la destrezza conosce anche il modo di mascherare le sue vere intenzioni riempiendo di dubbi la mente del difensore, anche perché questi è sempre in svantaggio rispetto l’attaccante,  che può fare il primo movimento.

Da quanto detto si può intuire che l’1c1 (in tutte le sue forme) è anche una lotta mentale, proprio come una partita a scacchi.

La finta rappresenta il valore aggiunto alla conoscenza dei fondamentali che però, attenzione,  appartiene lei stessa a questa categoria .

E’ il fondamentale individuale (e di squadra)  più importante per la realizzazione del gioco. Va da sé che conoscere i fondamentali ed eseguirli a grande velocità non basta, sarebbe una destrezza fine a se stessa.

Finta Bodiroga

Occorre saperli utilizzare ingannando il difensore.

Batti la difesa, dicono tutti . Come si potrebbe  giocare a Basket senza ingannare l’avversario? La finta è la cultura che ci vuole per farlo.

Non solo , naturalmente, non basta quello, ma fa parte del progetto se non si vuole diventare vittima della difesa.

Come possiamo definire la finta?  A mio avviso, trattasi di un movimento che l’attaccante (o difensore) compie per indurre l’avversario ad una reazione, che favorisca la sua successiva conclusione.

I FONDAMENTALI SENZA TATTICA?

Concettualmente parlando, la finta è un fondamentale come tutti gli altri perché bisogna essere pronti a fare quello che si ha fintato. C’è però un equivoco. Se per la loro esecuzione i fondamentali non vogliono la difesa, occorre forse sacrificare la finta? Che senso ha fare le finte se non c’è la difesa?

Finta indiana.2

Immaginatela per favore, così farete l’allenamento più importante, proprio mentre vi esercitate su tutti i fondamentali. Per il palleggio e passaggio,  mettete una sedia, meglio una sagoma.

E’ una finta e come tale ha le sue precise  caratteristiche. Quali? Soprattutto la “credibilità”, quindi la “prontezza” a fare quello che si finta. Poi, la consapevolezza assoluta di allenarsi su un fondamentale determinante.

Va da sé che, se di solito  i fondamentali  si eseguono senza la presenza difensiva, non vuol dire escludere la finta. Come detto, basta immaginare il difensore, ma si risolve tutto se poi, subito dopo, lo si mette veramente. 

Ritengo paradossale escludere il concetto di “finta” con un ingannevole  sotterfugio “linguistico”, rappresentato dalla “definizione” di “fondamentale”… che deve essere consumato  “a secco”. Lo faremo solo un po’, quindi introdurremmo la difesa.

Per quanti anni ho visto l’esecuzione dei fondamentali senza finte!!! Coi professionisti si può, ma non coi giovani.

Non basta  “riempirsi la bocca” affermando un lavoro sui fondamentali.  I giovani allenatori sappiano  che, usare la finta, è determinante per battere l’avversario, con palla, senza la stessa e a rimbalzo.

Fintare Palleggio

E’ importante anche perché si gioca a basket non solo leggendo la difesa , bensì costringendola a fare la volontà dell’attacco. Come si può di farlo senza condizionamento?

La finta è spesso un gesto singolo che risponde per lo più ad esigenze individuali con i rispettivi scopi fondamentali. La gamma  però è vastissima e comprende anche  la “finta”…  di squadra.

IL FINTO ATTACCO

Quando la “finta” è un’idea legata alla collaborazione di compagni , diventa strategia  e viene chiamata “finto attacco”.

La pallacanestro moderna  sta incanalando la finta verso esecuzioni quasi sempre individuali, quindi è poco  frequente vedere un movimento di squadra come  “finto-attacco”.

Serve però  per il gioco di squadra. Serve per i giovani che devono imparare a collaborare e avere la consapevolezza  che non possono “correre” dietro i professionisti NBA , copiandoli. In Europa si gioca un Basket diverso.

I professionisti  Europei , pur col loro spiccato individualismo, prima o poi sbattono  contro la zona e avere una strategia per batterla è importante. Ecco come nasce il “finto attacco” di squadra.

Va da sé che, anche contro la difesa individuale, sia l’individualità  che  le varie collaborazioni, a due oppure a tre, possono essere usate come “finto-attacco”.

SOLO I GRANDI GIOCATORI POSSONO FINTARE?

Finta

Sicuramente lo possono fare meglio. Infatti, concettualmente parlando, la finta del basket non esiste se, chi l’esegue , non è realmente in grado di fare ciò che finge.

Se il pensiero è contorto , lo semplifichiamo con un esempio. Se l’attaccante posizionato sulla linea dei 3Pt. fa una finta di tiro per fare avvicinare l’avversario e questi non “abbocca”, perché non è credibile, deve secondo logica scoccare il tiro (e fare canestro).

Ciò che  inizialmente era una finta  è diventata azione, esecuzione del fondamentale fintato. E l’unico modo per diventare credibili è infilare l’anello posto a 3,05m.

Si deduce che la prima caratteristica della finta è la credibilità.

La seconda?  Deve essere utile.

E’ inutile , invece , che l’attaccante finti il tiro da lontano se non fa mai canestro da fuori area.

L’attaccante deve avere buone percentuali nel tiro, solo così la sua eventuale finta sarà credibile.

Attenzione e Prontezza

Ma è solo un tipo di finta. Ne esistono altre che hanno caratteristiche diverse. Come le “incongruenti” che sorprendono e bloccano l’azione della difesa.

Si potrebbero considerare diversi tipi di finte:

  • Senza palla;
  • Con palla;
  • Difensive;
  • Psicologiche;
  • Incongruenti;
  • Di “squadra”

Ma quella più importante per i giovani è la “finta di passaggio”, che fa parte delle finte con palla.

Perdere la palla perché la difesa legge le intenzioni e recupera la palla non è accettabile. Infatti basta fintare , prima di passare, per far diventare  la difesa da protagonista a vittima.

FINTA DI PASSAGGIO

Finta Passaggio occhi

In questo caso, è una finta con gli “occhi” mentre si passa la palla in corsa.

Non guardare il ricevitore  inganna molto l’avversario.

E’ il tipo di soluzione  che si presenta in gara come conclusione del contropiede, ma non solo.

E’ utilizzato moltissimo anche contro la “zona”.

Anche se non si vede completamente il compagno, è possibile immaginare dove si dovrebbe trovare . Per questo motivo esiste anche il passaggio “cieco”.

Entrata con Finta di passaggio

La finta “vera” di passaggio (stendere e ritrarre le braccia) nella situazione della penetrazione in palleggio (o in altre situazioni) inganna l’avversario se la finta è diretta “chiaramente”  al compagno ricevitore. Istintivamente, cosa pensa il difensore, che poi rimane spiazzato?

La finta lo blocca completamente (inchioda il difensore). Succede la stessa cosa  se si indirizza il movimento verso l’avversario stesso.

Il motivo? Il movimento sorprende l’attenzione del difensore proprio come accade con le finte “incongruenti”. Sembra che la palla gli arrivi in faccia o sui piedi e tutto ciò diventa veramente singolare, quindi sorprende.

Fondamentali passaggio schiena

E’ interessante una particolare situazione durante l’azione in soprannumero, nel contropiede 2c1.

Il palleggiatore in penetrazione si posiziona col corpo per effettuare  il passaggio dietro la schiena, ma fa solo la finta di passaggio per ingannare il difensore.

Il difensore “pensa”  di intuire quello che si vede nella foto e rimane “spazzato”.

E’ veramente difficile per l’avversario intuire cosa farà l’attaccante che gestisce l’attrezzo in modo rocambolesco.

Passaggio K.Cosic

L’abilità del passatore si manifesta anche da fermo quando, per esempio, vuole passare la palla al pivot, avendo l’avversario che gli chiude questa possibilità col corpo.

Si dice che il ricevitore è posizionato a 180°. E’ sufficiente tenere la palla alta e fintare il passaggio “sopra capo”. 

E’ chiamata anche finta di “benedizione”. Assomiglia al sacerdote quando benedice con l’acqua santa.  L’avversario alzerà le braccia… per favorire il passaggio laterale.

In generale il passatore deve “gestire” le mani dell’avversario diretto agendo con le finte, per un successivo progetto.

Passaggio Back-door

Se abbassa la palla, farà abbassare le mani del difensore e potrà far passare l’attrezzo “attraverso” lo stesso, sopra la sua spalla oppure (appena) sopra il capo.

Finta contro la zona

Interessante e vincente è la finta di passaggio  contro la zona, durante l’inversione del gioco,  perché sfrutta uno dei principi della stessa. Muoversi correndo (e non scivolando) per arrivare “insieme” alla palla durante la sua circolazione, dal lato forte a quello debole.

 

 

 

 

 

Il Basket Controcorrente

Tiro perfetto.3

Andando controcorrente si può prendere il raffreddore, ma seguire sempre quello che fanno gli altri, senza comprendere il perché, pensando di essere così sulla strada giusta, non va.

Intanto per giocare a Basket bisogna conoscere i fondamentali e le abitudini che i giocatori costruiscono come legame agli stessi. Non si può andare controcorrente in questo caso.

L’utilizzo dei fondamentali offre invece la possibilità di andare controcorrente perché l’interpretazione è libera. Va da sé che le abitudini per sfruttare i fondamentali devono essere giuste , direi, perché ci sono anche quelle sbagliate.

Ci interessano le “abitudini” del giocatore legate al tiro le cui interpretazioni possono andare controcorrente.

Prendiamo in considerazione quella di tirare, per esempio, leggendo la difesa. Che tipo di abitudine è?

A mio avviso una abitudine giusta, ma si può fare meglio. In questo caso, vedrete, come si va controcorrente.

basketball Tiro-Parabola

Seguendo il proprio tiro per il rimbalzo, per esempio. Andandoci, rappresenta l’abitudine per eventualmente correggerlo, perché spesso la palla rimbalza invece d’entrare.

Non lo fa più nessuno.

E’ una correzione “fisica”, diversa da quella tecnica.

Una mentalità che fa aumentare la fiducia nello stesso tiro.

Una certezza che rende importante il tiro dalla media distanza in confronto con quello da 3Pt., che non concepisce mai il rimbalzo d’attacco dello stesso tiratore.

Sbagliando, naturalmente, perché con parabola alta e lunga si ha il rimbalzo fuori area.

In questo periodo storico, andare a rimbalzo dopo il proprio tiro è un esempio di Basket controcorrente perché nessuno o quasi ci va.

E’ però un’azione valida sempre, nel senso che non si sono controindicazioni.

LE STATISTICHE SONO SOLO INDICATIVE

Tiro Parabola.2

Prendiamo ora in considerazione l’abitudine del tiro da 3Pt. Spettacolare? Sicuramente, non solo per il gesto ma per la possibilità di grandi capovolgimenti durante la gara.

Chi va a vedere il basket per lo spettacolo, ama il tiro da 3Pt.

E’ anche redditizia perché a parità di “tiri-percentuali”, rispetto il tiro da 2Pt., si vince alla grande, col tiro da 3Pt.

Varrebbe la pena di escludere il tiro da media distanza, giusto? Un pensiero realizzato da alcuni Coach, scontato per loro, ma solo teoricamente per noi. Il tiro da 3Pt. è “preso” quasi sempre col difensore lontano, quello da 2Pt. , quasi mai.

Chi lo ha realizzato, esprime un’idea di gioco che va controcorrente perché a mio avviso non si può escludere il tiro da 2Pt. , per agire solo con quello da 3Pt.

Oltre che agire controcorrente si può pensare anche ad un basket fantascientifico, ma provarci è lecito. E a volte da buoni risultati se tutti i giocatori scelti hanno le caratteristiche giuste.

Infatti, la regola principale della scelta per il sistema di gioco va riferito alle capacità dei singoli giocatori.

VANTAGGI DEL TIRO DA 2Pt.

Tiro vertice parabola

Poiché prendendo spunto dalle statistiche sono nate idee del genere, usando solo il tiro da 3Pt., vorrei contrapporle con la realtà valida sempre.

Per questo motivo spezzo una lancia a favore del tiro da 2Pt. che offre queste possibilità.

1. Rimbalzo dopo il tiro;
2. Velocità del tiro in sospensione;
3. Penetrazione attaccando il ferro;
4. Il numero dei sistemi di gioco nettamente superiore a quello per i 3Pt.

Avrete notato l’anello debole della teoria che propone il tiro da 2Pt., almeno alla pari di quello da 3Pt.

E’ al primo posto della classifica e trattasi del rimbalzo dopo il proprio tiro.

Questo è lo spunto principale per allenare i giovani, fin da subito. Non solo tiro, ma tiro-rimbalzo. Sarebbe un modo di allenare sui fondamentali, andando controcorrente.

Si può fare tuttavia , a tutti i livelli, con qualche ostacolo in più.

I migliori sanno cambiare

Per cambiare o acquisire un’abitudine perduta, occorre la volontà dei “migliori” perché solo loro sanno cambiare.

Oppure cominciare, come detto , allenando fin dal mini basket , costruendo l’abitudine vincente di Tiro-Rimbalzo.

Vuol dire che , se i bambini vogliono esercitarsi col tiro da 3Pt, da cui sono sicuramente affascinati, non possono farlo in palestra (senza andare a rimbalzo), ma nei campetti, da soli.

I TIRI RAPIDI IN TRANSIZIONE

Ci sono alcuni “paletti” che vengono piantati per trovare la verità, diseguale per ogni squadra. Ognuna ha il suo “roster” e ci sono tiratori da 2Pt abili che non vanno convertiti al tiro da 3Pt, anche se solo i migliori sanno cambiare.

Tiro Color

Che improvvisamente il tiro da 2Pt, non valga più la pena di essere “preso”, per concentrarsi solo su quello da 3Pt, sa di “bufala”. Per diversi motivi, ma soprattutto se c’è il ripristino dell’abitudine al rimbalzo.

Anche un tiratore scarso dalla media distanza, col rimbalzo dopo il tiro, avrebbe ben due possibilità di realizzazione.

In caso di ripristino, un ritorno a tiro-rimbalzo, varrebbe sempre la pena tirare da 2Pt., senza escludere il tiro da 3Pt.

Infatti, tirando da 3Pt. non si va mai a rimbalzo, per correggere l’eventuale errore e il risultato dipende molto dalla distanza della difesa.

Chi tira da 3Pt. è quasi sempre completamente libero, senza difesa.

Il guaio più grande del basket moderno risulta evidenziato dal fatto che , enfatizzando il tiro da 3Pt., s’influenza negativamente l’abitudine di seguire il proprio tiro da 2Pt.

Poiché tutti tendono a fare la stessa cosa, vuol dire che la strada è giusta?

Il Gioco Dei 10 Passaggi

Gabriele Julius Giuliani.1

“Budrio-Marzo 2009…mancavano 20” alla fine e la squadra del Budrio Basket è avanti nel punteggio, 93-90 contro Medicina. Palla in mano con rimessa-lato , da metà campo, mentre Medicina era in pressing disperato. Il grande Julius Giuliani, Coach Budrio, chiamando minuto disse: “Come nei 10 passaggi”. Prima tutti dentro la Crf, poi esplodere verso gli angoli opposti…”

Il “gioco dei 10 passaggi” è una attività adatta per il settore giovanile anche se viene usato saltuariamente ad altri livelli. Si sviluppano contemporaneamente alcune abilità. La gestione della palla, il passaggio e i movimenti senza la palla. Interessante l’organizzazione difensiva che, gradualmente può sviluppare diverse situazioni.

Ultima azione Vantaggio

Giocando in allenamento, si conquistano 2Pt.  mantenendo il possesso della palla per 10 passaggi. Si può palleggiare, ma solo se conviene. Per esempio, quando si vuole allargare il gioco oppure, con uno solo palleggio, per attaccare il canestro.

Va da sé che aveva un riscontro ad alto livello quando era in auge la regola di 30”, ma per le giovanili vale la pena usarlo sempre.

Soprattutto per gestire e apprendere l’abilità di passare la palla sotto pressione, ma non solo.

E’ un’attività, a mio avviso, sicuramente più importante del palleggio, lo dico perché succede l’opposto anche se, nel basket, bisogna fare tutto. Senza dimenticarsi però questo gioco.

Coi “10 passaggi”, si gioca simulando una situazione importante per stabilire l’esito della gara. La difesa vuole il possesso della palla e fa di tutto per ottenerla.

Ragno.1

Non solo si migliora il passaggio, non dimentichiamolo. Ci sono i movimenti senza la palla, l’idea di allargare il gioco e di utilizzare il “ragno” che va a riceverla in mezzo alla “ragnatela dei passaggi”. E la difesa come si organizza?

Sono tutti fondamentali importanti che dovrebbero diventare abitudini permanenti, se esercitate costantemente. Ci si riesce, in tempi relativamente brevi, aiutati da questo gioco. Superando però la cattiva volontà dei giocatori che non lo amano.

Non lo amano perché vogliono solo tirare e palleggiare. Anche passare? Se passo, poi mi ridanno la palla? dicono sospettosi. Durante il Mini Basket, sono tutti nella fase di accrescimento psicologico… detto “egocentrico”. Vanno compresi.

MEGLIO TIRARE O PASSARE?

Come abbiamo detto, col gioco dei “10 passaggi” si può anche tirare, se conviene. Capita talvolta l’occasione facile. Se si tira da fuori bisogna andare a rimbalzo. La correzione dell’eventuale errore è determinante.

Far canestro col tiro vale 2Pt. , senza dimenticare che mantenendo il possesso si ottengono ugualmente 2Pt. Quindi? C’è una scelta da fare, ma i ragazzi fanno fatica a comprendere questi gli scopi. Soprattutto in allenamento.

Comprenderete che, creare l’atmosfera “importante”, è necessario. Realizzatela prima del gioco. Voglio dire, prima del 5c5, 10 passaggi, cerchiamo di creare  l’enfasi giusta. Mi verrebbe quasi da raccontare una favola per attirare la loro attenzione. In fondo allenare è comunicare.

Passaggio tecnica

Nelle partitelle ai 10Pt., chi segna regna e chi perde sta in difesa. Val la pena comprendere e fare scelte giuste?

Più facile riuscirci nella prima fascia Under, che nel Mini Basket, sono leggermente più disponibili.

Questo gioco non viene più proposto, anzi completamente dimenticato nelle fasce avanzate degli Under, sostituito dal gioco vero. Lo è anche questo, essendo la riproduzione di una situazione speciale.

Perché dimenticare la situazione speciale? Capita spesso avere 3Pt. di vantaggio, alla fine, con la palla in mano? Va da sè che ci sono altre situazioni per le quali vale sempre la pena.

Eppure, usarlo qualche volta e basta servirebbe poco . Nella fascia Under è meglio non dimenticarlo. Poi, dipende dalla situazione e livello tecnico della squadra. Di solito c’è più bisogno della sicurezza nel passaggio che nel palleggio… che imparano da soli imitando le stars.

Comunque abbiamo un gioco valido che sviluppa:

• Passaggio e finta;Uso del piede perno per passare e proteggere palla;
• Movimenti senza palla…. col movimento del “ragno” in evidenza;
• Allargare il gioco per la gestione del possesso;
• Passare e muoversi, perché il “dai e stai” è punito come infrazione..

GIOCO A METÀ CAMPO 5c5, TUTTO CAMPO 6c6

Gioco dei 10 passaggi.1

Quando presentiamo un gioco non troppo facile da interpretare, per bambini o ragazzi, non dobbiamo facilitarlo, ma occorre far fare tutta l’esperienza possibile. Facile o difficile che sia.

Non diamo spiegazioni oltre le regole. Ricordiamo che si possono usare i palleggi. Uno, per battere l’avversario… molti, per “allargare” il gioco.

Descrizione del 5c5 nella sola metà campo. I difensori partono fuori dal campo, mentre gli attaccanti sono dentro la Crf (circonferenza).

Quando l’allenatore passa la palla , comincia il gioco.

Allargare il gioco

La difesa che corre , partendo dalla linea di fondo, per impedire la gestione, deve essere organizzata. Diciamo loro di riunirsi e decidere prima cosa vogliono fare. Le marcature? Scontate, è il minimo.

In attacco, invece, devono comprendere come “allargarsi”, come tenere la palla lungo l’asse centrale, come muoversi senza palla per andare nel mezzo della “ragnatela” dei passaggi.

La difesa comincerà col pressing individuale, quindi “daranno la caccia” alla palla. Inizialmente, fatta con un solo difensore , poi con due .

Per gli attaccanti il primo modo per giocare è quello che prevede la gestione dei passaggi, occupando spazi larghi e andando in mezzo alla ragnatela dei passaggi. Con palla passata in mezzo, i tagli “back-door” sono una pacchia.

Quindi, il movimento senza palla “principale” è il gioco del “ragno”.

Lo si può fare giocando tutto campo e metà campo. Nel gioco tutto campo è bene far partecipare più ragazzi, di solito 6c6.

Solita regola: “Chi segna regna.” Gara ai 10 Pt. 10 passaggi=2Pt, ma anche il canestro realizzato=2Pt.

A seconda del livello di abilità raggiunto si possono mettere alcune restrizioni, ma si inizia sempre lasciando libero l’attacco di interpretare il gioco senza palleggio, sapendo  però di poterne fare “uno” per attaccare il canestro, molti per allargare il gioco.

Allarga il gioco

Fare questa esperienza è sempre importante. Non è come seguendo uno schema, con una traccia disegnata per terra. Pian piano diventano consapevoli della gestione di una situazione interessante.

Variante:
Chi riceve la palla passata dal coach, può uscire in palleggio dalla circonferenza per allargare il gioco.

Oppure rimanere dentro , ma escono però i compagni per ricevere il suo passaggio.

Proteggere la palla con l’uso del piede perno, in forma didattica e agonistica. Vuol dire che il “ragno” difende palla col piede perno e , dopo il suo passaggio, comincia la fase agonistica.

Come sempre, per passare dalla difesa all’attacco occorre impossessarsi della palla. Scontato.

Se la stessa esce dal campo per colpa dei difensori, gli attaccanti la rimettono in gioco continuando a sommare il numero dei passaggi. Senza palla, si corre dentro la Crf. (Vedi primo Diag.)

Anche se ci ripetiamo non fateci caso. Dieci passaggi valgono due punti, come la realizzazione di un canestro.

Infatti, è possibile che i ragazzi scelgano, per eccesso di sicurezza o per sfruttamento di una buona opportunità, di tirare a canestro , invece di passarla al compagno libero, leggendo la difesa. Tiro-Rimbalzo è scontato, naturalmente. Se non ci vanno è normale per loro , ma è un grande segnale per il Coach. Vuol dire che la mentalità del rimbalzo andrà costruita in futuro con l’abitudine.

Tirare , invece di passare, è una scelta che devono comprendere da soli perché dipende dalla distanza dal canestro. Un conto è il sottomano, un altro qualsiasi tiro da fuori area. Tirando da lontano, potrebbero prendere il rimbalzo, ma è una rarità andarci, evidente per ovvi motivi. Quindi, la scelta risulterebbe poco giusta anche per i più “ostinati”.

La preferenza dell’uso del passaggio, che dà la stessa possibilità di realizzare due punti è sicuramente migliore, ma devono comprenderlo da soli. Almeno occorre tentare questa via, poi si chiederà aiuto alla propria didattica.

USO DEL PIEDE PERNO

Piede perno.3

A volte può essere un grave errore scegliere il passaggio perché non si legge la difesa e il pallone viene intercettato. La lettura della difesa suggerirà l’uso delle finte e del piede perno.

L’esperienza farà loro comprendere qual è la strada migliore. Intanto l’uso del piede perno serve per le finte e a proteggere la palla.

Considerazioni e riassunto. Lo spazio da sfruttare rappresenta la prima meta degli attaccanti e la seconda è la distribuzione omogenea dei giocatori in campo per facilitare i passaggi. Terzo è sicuramente l’uso del piede perno, per proteggere la palla.

Piede perno.1

Si migliora, dal caos all’organizzazione ,dopo molto tempo. Didatticamente è meglio fare l’esercitazione, senza esagerare , ma ogni volta che ci si trova in palestra farlo un po’.

Prima di cominciare , ogni volta, raccontate un aneddoto diverso per sottolineare l’importanza del gioco. Allenare è comunicare, farlo bene significa far apprendere prima.

Come già detto, i difensori dovranno organizzarsi, cominciando a scegliere le marcature. Non diamo indicazioni tecniche subito, ma pian piano. Sia individuali che collettive.

SEMPRE IN MOVIMENTO

Da stretti dentro la Crf., come in un “ammasso”, i ragazzi si allargano, andando in palleggio dentro la Crf. di metà campo, poi ci sono diverse possibilità. Va da sé che si passa subito al primo compagno libero. Con movimento successivo, naturalmente.

Allargare il gioco

L’attaccante che riceve palla, può essere di fianco oppure il “Ragno” come nel Diag. Tutto si realizza perché gli attaccanti sono sempre in movimento e seguono la regola “vicini-lontani”. Chi è lontano si avvicina alla palla, è il movimento del “ragno”.

Descrizione: come detto, immaginate la partenza, con l’ammasso dentro alla Crf. dell’area. Quindi si allarga il gioco con (1) . Può farlo con molti palleggi, per regolamento.

Dall’isola di metà campo, si può uscire solo dopo il passaggio. E’ la situazione del movimento “lontani-vicini”.

Con questi movimenti di 4 compagni senza la palla nascono situazioni interessanti.

Non diamo troppe indicazioni , se non facendo domande. Col tempo comprenderanno da soli, ma non diamolo per scontato. Bisogna imparare a chiedersi cosa sta succedendo in campo.

Ogni tanto fermiamo il gioco per fare vedere come il movimento senza palla del “ragno” può risolvere il problema.

Come già detto , abituare al gioco senza palleggio nella sola metà campo, è una meta “lontana” . Un risultato importante perché ci interessa come gestiranno il problema nel caos. Non dobbiamo avere fretta! Ci vogliono anni.

Il problema sono gli spazi da sfruttare. Poiché capiterà spesso che non lo faranno , si troveranno in affollamento sulla linea di fondo.

Il “gioco” della gestione, coi movimenti senza palla e il palleggio regolamentato, avrà bisogno di una nuova regola come “eccezione”.

L’affollamento verso la linea di fondo va risolto. Concediamo in questo caso il palleggio (possibilità di farne molti) per guadagnare “l’isola della salvezza”, ovvero il cerchio di metà campo. Allarghiamo il gioco, da fondo campo alla Crf. Il difensore non può entrarvi, ma l’attaccante può uscirne solo passando la palla.

Questa esperienza è stata fatta con gli Under.14 di Budrio-Argenta.

Gli Esercizi e Il Gioco

L’ORDINE E IL CAOS

Tiro Color

“Chi non ha mai perso la testa dietro gli esercizi, scagli pure la prima pietra”. Una tentazione troppo forte , ma anche una scorciatoia facile. Così siamo finiti tutti nella trappola, nessun escluso. Quella di illuderci di risolvere ogni bisogno degli allievi con gli esercizi.

Una trappola anche perchè si tende ad organizzare tutto, tutto catalogato quando la realtà è completamente diversa. Una trappola che rende soddisfatto il Coach, per l’allenamento “bello”, dal primo esercizio all’ultimo, tutto programmato, quando in gara bisogna essere bravi a superare il “Caos”, il disagio tecnico e l’imprevedibilità.

Esattamente tutto quello che va “compreso”, prima di poterlo superare.

Anche nel caso in cui gli esercizi siano belli e utili, coreografici ed efficienti, con molti scopi e quant’altro, sono sempre esercizi che aiutano, ma solo un po’.

Rappresentano l’ordine, la situazione precostituita, lontani dal caos dell’esperienza del gioco. Mi sembra scontato.

Il “caos” va risolto col gioco in allenamento. Per “gioco” s’intende il 5c5 nella sola metà campo e tutto campo. Il gioco va sempre reso “problematico”, come accade in gara. Realizzarlo proprio in allenamento è la meta. Basta accordarsi col lavoro d’equipe. Se un coach programma un sistema d’attacco, l’altro crea con la difesa il disagio tecnico per abituare i ragazzi alla situazione di partita.

Palleggio

Che dire? Gli esercizi danno una mano per il cammino dell’apprendimento delle abitudini fondamentali, non si può far sempre giocare. Sono quindi utili ma non indispensabili. Fanno parte del basket come l’uomo fa parte della natura.

La natura “gioca” però anche senza l’uomo, siete d’accordo? Almeno fino a prova contraria.

Non si possono sicuramente escludere, pena la “malattia cestistica” per mancato “rinnovo” dei fondamentali, ma va dato loro la giusta enfasi. 

Si ammalerebbe anche il gioco, senza però morire perchè , giocando si mettono già in pratica i fondamentali acquisiti e non solo. Ogni tanto se ne creano dei nuovi.

Quelli “nuovi”, come sono nati all’improvviso , allo stesso modo possono ripetersi. Senza fare allenamento, quindi senza esercizi, ma con l’effetto psicologico positivo lasciato, tracciato, dalla scoperta.

Non dovete pensare che sia ateo, anch’io credo nel “dio esercizio”, ma mi sono un po’ disintossicato quando ho riconosciuto l’importanza dello “spirito del gioco”, la comprensione, da far apprendere al più presto ai ragazzi.

Comprendere il “caos” per batterlo è la prima meta e l’allenamento non può essere sempre “bello e soddisfacente” perchè organizzato con le esercitazioni disposte progressivamente. Con gli esercizi, naturalmente.

Un bell’allenamento programmato nei minimi particolari con gli esercizi, può far colpo sul Presidente che paga lo stipendio o sul giornalista che vi scrive l’articolo, ma la gara sarà un giudice impietoso. “Smoke gets in your eyes, simply”.

GLI ESERCIZI DELLA PROGRESSIONE DIDATTICA

Esercizio autovalutazione

Molti allenatori hanno pensato che, tramite gli esercizi , usando la progressione didattica, si possa arrivare al gioco, lasciando poi al ragazzo tutto il resto, compresa l’interpretazione.

Se ci pensate e avete esperienza, c’è da mettersi le mani nei capelli, perchè l’interpretazione del gioco ha molte sfaccettature individuali.

Quindi, rispettabile idea ma non condivisibile. Un tentativo reale che ha vantaggi, ma anche svantaggi. Provare per credere. Come interpreta il ragazzo la progressione?

Bisogna pensare al concetto “guida tecnica”, fatta con le domande, per aiutare il giocatore. E’ riferito alla “comprensione” del gioco, ovvero allo spirito.

L’apprendimento di un esercizio è solo una facilitazione per una scalata difficile. Va da sè che sono utili “veramente” solo se proposti sistematicamente per l’allenamento specifico dei fondamentali.

Infatti, tutto è conforme con la teoria della “goccia e il sasso”. Ovvero, la goccia che grazie alla continuità penetra e fa crescere il fiore del basket, nato dal sasso.

CACCIATORI DI ESERCIZI

Presi dall’enfasi della falsa importanza , altri allenatori si sono dimostrati veramente “cacciatori” indefessi di esercizi, scrivendo anche libri. Una esagerazione. Penso che ognuno debba avere i “suoi”, presi dalle proprie problematiche e costruiti per il bisogno dei ragazzi. Questi “bisogni” sono anche un po’ simili in tutto il mondo del Basket.

Esercizio 3c2

Il mio “preferito” è nato dal “bisogno” di far apprendere, durante la transizione primaria, l’idea di andare fino il fondo, per attaccare il canestro. Preferito perchè non copiato da nessuno.

Tuttavia, quanti esercizi inutili ho fatto, prendendo soprattutto dagli altri!!!  Dopo l’esercizio a gruppi di 5, da fare in qualsiasi fase dell’allenamento, valido anche come riscaldamento pre-gara, le cose sono andate meglio.

Per questa situazione esiste un mare di esercizi, ma solo questo ha creato un collegamento con tutte le abitudini pregresse dei ragazzi, tanto da realizzarlo in gara. Va da sè che ha un collegamento col 5c5, attacco al pressing e quant’altro.

Non si riesce sempre da soli, per questo motivo si guardano spesso le altre “risoluzioni”, buttando l’occhio nel giardino del Coach vicino di casa.
Quando poi si torna dai PAO o dai Clinics si è pieni di esercizi, giusto? Non è però la stessa cosa con le idee, ditemi che non è vero.

ESERCIZI ANALITICI, ESERCIZI COMPLESSI

Polsi.1

Non ci sbagliamo se affermiamo che gli esercizi fanno parte, sono legati ai fondamentali. Fondamentali che sono i mattoni della casa da costruire, per poi giocare. Come applicarli , quando e perchè sono il resto della storia. La più difficile.

Tuttavia, “il momento dell’esercizio” è quello legato ai fondamentali per l’insegnamento individualizzato. I due termini, esercizi-fondamentali, hanno un legame solido ed esprimono quasi lo stesso significato.

La progressione didattica può partire dall’infinitamente “piccolo esercizio”.

Come , per esempio, insegnare il tiro partendo dai “polsi contro il muro”. Peterson docet. Questi esercizi analitici sono spesso indispensabili.

Come per il tiro, ogni “piccolo” esercizio è applicabile a tutti i fondamentali, proprio come l’inizio di una sequenza didattica. Va da sè che gli esercizi fondamentali possono essere semplici e complessi, tanto da assomigliare molto alla situazione partita.

Ricordiamo che, per definizione, i fondamentali sono quelli considerati a “secco”, senza difesa. Con la difesa subentra la tattica. Volendo però fare un “esercizio” particolare tutto è possibile per raggiungere lo scopo.

Ma giocare non è la somma dei fondamentali ed esercizi appresi. Una metafora che serve per non esaltarsi troppo con l’esercizio.

Questo concetto non è subito accessibile per un giovane allenatore che deve mettere un ordine ai suoi valori del “coaching”. L’esercizio è “ordine” mentre il gioco è “caos”, dove il ragazzo deve imparare a viverci dentro.

DURANTE IL CAMPIONATO

Fondamentali Stazioni

Durante il campionato, sia i fondamentali che esercizi, si potrebbero anche trascurare, dopo la preparazione iniziale. Oppure usarli solo per il riscaldamento o farli eseguire separatamente alla squadra.

E’ un’idea trasmessa da grandi Coach, quelli degli anni ’60, e condivisa da quasi tutto il mondo. Al mattino per esempio, soprattutto esercizi di “tiro-rimbalzo”. A mio avviso , naturalmente.

Seguendo la logica del discorso, il momento più importante dell’esercizio diventa quello limitato al riscaldamento. Non pensate , tuttavia, di fare esercizi di riscaldamento sempre diversi, se lo scopo è solamente riscaldarsi. E’ solo un consiglio.

Sono dannosi al riscaldamento stesso, perché occorre un tempo per l’apprendimento dei nuovi esercizi . Spesso infastidiscono per il disagio psicologico che creano a chi vuole riscaldarsi senza pensare.

Si potrebbero trascurare gli esercizi? Come già detto, assolutamente no, perché è il modo per tentare risolvere problemi e soddisfare bisogni.

Carnesecca.1

Il condizionale è d’obbligo anche perché molti allenatori li hanno inseriti nel loro programma settimanale, insieme ai fondamentali naturalmente ,eseguiti per esempio due volte in modo massiccio. Sempre gli stessi. E’ un dato importante.

Molti allenatori ci credono e li fanno eseguire quotidianamente, come nella St John’s University, negli anni settanta, con Lou Carnesecca.

In questo caso la meta non era solo riscaldarsi, ma il “target” erano gli stessi fondamentali che , a seconda dell’intensità, fungono anche da riscaldamento. La meta può essere la specializzazione o quant’altro.

Gli scopi sono quindi vari e nettamente diversi. Va da sè che il dettaglio più importante è conoscere il motivo dell’esercizio, ovvero il bisogno da soddisfare.

GLI ESERCIZI PER TIRO-RIMBALZO

Situazione Rimbalzo

Noi diamo molta enfasi al rimbalzo. Ci crediamo profondamente. Pensiamo che la “mentalità” si formi solo in un modo. Abbinandolo all’allenamento del proprio tiro, facendolo sempre seguire col movimento del recupero, quindi andando a rimbalzo. E’ anche un modo importante per correggere il proprio tiro.

Andarci sempre crea una abitudine che, supportata dal “premio”, crea una mentalità vincente… che si realizza proprio nel “caos”. Questa mentalità è difficilmente “arginabile” da parte degli avversari. Una strada per far vincere la propria squadra. Sempre.

Essendo a nostro avviso la base del basket giocato, noi usiamo gli esercizi per sviluppare un’abitudine importante, a prescindere da quello che fanno gli altri. Coloro che acquisiscono questa abitudine, valida sempre, avranno grandi vantaggi nel gioco, proprio dove regna il “caos”.

“Valido sempre” è un link riferito a molti fondamentali che il termine fortifica. Vuol dire che non ci sono controindicazioni per il loro futuro.

Anzi, quelli che poi si abitueranno (a seguire il proprio tiro) saranno il pericolo più difficile da fermare.

Il Coach può sviluppare il programma individuale attraverso una serie di esercizi da proporre ai suoi giovani. Ecco come l’esercizio assume la sua funzione più importante per costruire un’abitudine che risolve i problemi del “caos”. Sicuramente avrete notato che non abbiamo mai parlato di “esercizi” difensivi, semplicemente perchè è un capitolo particolare.

Siamo arrivati. Da dove siamo partiti? Dalla consapevolezza del bisogno, da parte di tutti i ragazzi e non solo il Coach, di sviluppare una abitudine che leghi il proprio tiro al rimbalzo.

Ci ha portati alla programmazione di un allenamento speciale per il tiro-rimbalzo , che realizziamo con particolari esercizi.

Il risultato è una meta che non dovrebbe avere bisogno di suggerimenti per realizzarla. Porta il “disagio tecnico” nelle file avversarie. Non è quello che ogni allenatore cerca?

Va da sè che il ragazzo, estremamente convinto del lavoro, può arrivare ad allenarsi da solo. E’ la nostra meta per portarlo all’autonomia.

Didattica: Insegnare e Apprendere

Beppe&ZetCOLLEGARE LE SCINTILLE

Le scintille servono per accendere il proprio fuoco. A volte basta una sola, ma tre lo fanno meglio.

Quello che mi disse Beppe Lamberti , che francamente mi rese basito, all’inizio degli anni ’70, ha trovato nel tempo altri assertori, concordi col suo giudizio .

Le linee-guida degli allenatori degli anni ’60, la  loro metodologia e didattica, erano valide solo per quel periodo storico eseguite dagli uomini di allora, con la loro cultura di vita e di gioco. Allora si apprendeva spesso da soli, una bella differenza. La  differenza tra insegnamento è apprendimento, mi disse. Ricordalo quando cercherai di “insegnare” quello che tu hai appreso da solo.

Senza togliere nulla al grande successo di alcuni allenatori, solo quelli che avevano intrapreso l’indirizzo psicologico potrebbero allenare ancora nel periodo storico attuale. Un abisso comunque divide le loro capacità perchè tutto il mondo è profondamente cambiato.

Faccio fatica a pensare come  vari allenatori e  insegnanti moderni si rifacciano ancora ai loro maestri degli anni ’60, usando le stesse metodologie.

Ecco come tutto questo si collega al pensiero di Gianni Malavasi con la famosa frase detta alla fine della constatazione sulla interpretazione del gioco da parte dei giovani:

Gianni Malavasi Maestro

“Mi sto convincendo che, a qualsiasi livello, la comprensione del gioco viene colpevolmente trascurata, anche se la cosa appare di portata macroscopica solo a livello giovanile. Credo che la via per risalire alle cause di quest’ignoranza sia legata alla nostra formazione d’istruttori ed insegnanti, legata a criteri sperimentati su generazioni precedenti.”

Tanti altri  la penseranno (spero) in questo modo ed è importante che i giovani allenatori scelgano consapevolmente il loro metodo che miri al futuro del giovane.

Nelle attività giovanili non si possono ingabbiare nei “ruoli” i giocatori, come si faceva negli anni ’60. In tutte le fasce naturalmente. Occorre trovare una organizzazione tecnica dove tutti possono giocare “come” playmaker, unico  “ruolo” valido sempre, senza pensare che sia un modo per diventarlo.

“Tutti Devono Saper Fare Tutto”. In modo diverso , naturalmente, a seconda del loro talento, poco o molto che sia.

Apprendere il gioco partendo dalla conoscenza del suo spirito, ovvero la comprensione. Ripetiamo, poco o molte che siano le loro capacità. Devono poter provare l’organizzazione, senza obbligo. Si può, evitando naturalmente le gabbie della specializzazione.

Autostima.3

Nonostante al fatto che, di volta in volta, il basket rincorra le mode, non si dovrebbe abbandonare l’idea che il fondamentale più importante è Tiro-Rimbalzo. Non il tiro solamente.

Il principale esecutore di Tiro-Rimbalzo, per la mia conoscenza limitata, è stato Terry Driscoll. Non tutti possono essere tiratori come John Roche, Drazen Petrovic oppure Stephen Curry, ci sono anche quelli normali e scarsi nel tiro che migliorerebbero però le loro percentuali… nel seguire il loro gesto a rimbalzo.

Semplicemente perchè migliora la “fiducia” nello stesso, grazie alla “correzione” fisica del gesto. Pensate al suo aspetto psicologico , non quello statistico. Si tira liberi dalle tensioni quando aumenta la fiducia…chi ha giocato comprenderà  meglio. Migliora la fiducia quando si realizza, non importa come.

Tutti, nei campionati giovanili, dovrebbero esercitarsi nel Tiro-Rimbalzo, tutti significa di tutte le stature. Senza guardare ai ruoli, naturalmente. Ma è proprio qui che si incomincia ad ingabbiarli.

LA FRASE STORICA. RICCIONE 2002

Questo articolo è tratto dalla lezione tenuta al Clinic Minibasket di Riccione nel 2002. Fa parte delle scintille.

Per la prima volta, l’affermazione provocatoria di S.M. Ejzezestein (“non si può insegnare, si può soltanto imparare”) è stata annunciata dal relatore Paolo Freschi che dice: “Potrebbe sembrare un paradosso e, soprattutto, la negazione di tutto quanto è stato scritto sul rapporto insegnamento – apprendimento.

Secondo me, invece, questo è l’assunto fondamentale che celebra la verità della dialettica istruttore-allievo:

“Ogni individuo percepisce, comprende, elabora stimoli e quindi realizza comportamenti motori, in forma assolutamente individuale ed originale.”

Non è una novità pedagogica questa, anzi, è ormai divenuta una corrente di pensiero condivisa e sostenuta da molti autori, che però, a mio parere, nelle palestre e nei campi sportivi non trova, ancora, reale applicazione.

L’istruttore (facilitatore di Apprendimento) dovrebbe essere colui che inventa strategia didattiche, fornisce feed-back informativi e correttivi ed elabora una varietà di situazioni di apprendimento sulla base delle proprie conoscenze e, soprattutto, sulla realizzazione dei compiti motori da parte degli allievi.

Coach esigente

Affinchè ogni allievo esprima il più compiutamente possibile la propria motricità e crei così le premesse per l’acquisizione successiva d’abilità, è opportuno che venga realizzato il principio pedagogico dell’insegnamento individualizzato, quale migliore occasione di apprendimento e miglioramento.

Situazione didattica non semplice, con tanti bambini in palestra, complicata ulteriormente da tutta una serie di fattori, tra i quali vorrei evidenziare la capacità reale di discriminare, da parte dell’istruttore, le cause dell’errore motorio dei singoli allievi e le relative opportune correzioni.

Con queste premesse appare comprensibile come l’insegnante poco “talentuoso”, in possesso di conoscenze limitate all’ambito tecnico e tattico, forse non sempre motivato e orientato al compito, prediliga da subito l’insegnamento dei fondamentali, magari anche in forma analitica e utilizzando il metodo del comando.

Il risultato di questo tipo di “addestramento” è uno stereotipo di gesti tecnici, spesso anche eseguiti correttamente dal punto di vista biomeccanico, ma sviluppati in un contesto ben diverso, avulso, “lontano” da quello che è il gioco.

L’istruttore deve essere consapevole che l’obiettivo fondamentale del suo insegnamento è il gioco, che è la fonte primaria d’apprendimento per l’allievo.

La tecnica rappresenta solo il mezzo, lo strumento utilizzato per giocare.

Sono sicuro che non basti saper maneggiare bene il fucile per diventare buoni cacciatori. Le indicazioni metodologiche che vogliono prima lo sviluppo delle capacità coordinative, poi quello delle capacità condizionali, successivamente l’apprendimento della tecnica, quindi quello della tattica per arrivare all’espressione della gara, funzionano negli sport individuali, dove la precisione del gesto, sostenuta da presupposti funzionali e strutturali decide dell’esito della performance.

6-Gioco

Negli sport di squadra, il risultato non è determinato unicamente dalla somma dei rendimenti individuali, ma è frutto di una serie infinita di gestioni della situazione che devono essere chiari a tutti gli atleti e da loro condivisi.

Nelle fasce d’età che prendiamo in considerazione, la gestione della situazione implica soprattutto fattori emozionali e di interrelazione che, se l’istruttore non sa individuare, comprendere e aiutare a gestire, lo escluderanno di fatto dal gioco dei suoi allievi.

Il miglioramento dell’utilizzo del mezzo (i fondamentali) nasce e si sviluppa dalle accresciute capacità tattiche, proprie e degli avversari, che sollecitano il possesso di migliori, più raffinati o addirittura nuovi strumenti tecnici.

L’accrescimento delle capacità tattiche, tuttavia, deriva solamente dal gioco e dalle forme d’allenamento che sviluppano situazioni simili ad esso.

S’impara a giocare giocando, così come s’impara a camminare camminando; a nessuna madre verrebbe in mente di insegnare al suo bambino, prima, quanto deve essere lungo il passo o come dovrà appoggiare il piede.

Il cammino su una superficie pur rigida, sicura e sufficientemente larga, posta però ad una certa altezza dal suolo, differisce notevolmente dal cammino in riva al mare, solo perchè varia il contesto in cui ci si trova ad agire.

Tiro da fuori area

Mi pare di poter affermare, quindi, che prima i bambini impareranno a valutare, adeguarsi e modificare il contesto in cui si trova ad agire, cioè il gioco che, lo ricordo, resta l’obiettivo pedagogico primario, meglio sapranno utilizzare gli strumenti tecnici che ad esso appartengono.

E’ necessario ridefinire la successione degli stadi d’acquisizione delle Abilità Motorie, il classico: COSA ,COME, QUANDO e PERCHE’ dovrà essere riconsiderato in funzione di una interazione dinamica, ma sullo stesso piano, dei tre aspetti, il cui fulcro centrale sia dato dallo stadio autonomo, sostenuto ed integrato dai momenti cognitivo e aggregativi, e cioè: COSA-QUANDO e PERCHE’–COME.

Restano validi i dettami della progressione didattica che recitano: Dal facile al difficile, Dal semplice al complesso, Dal noto all’ignoto, con l’avvertenza di non irrigidire sempre e comunque gli insegnamenti entro i dettami di queste sequenze.

Capita infatti, soprattutto sotto l’aspetto tattico, che alcune situazioni complesse si presentino inaspettate, anticipandone altre più semplici. Ad esse, comunque, l’istruttore deve essere in grado di offrire riposte e commenti, utilizzandole come fonte di ulteriori apprendimenti da parte dei suoi allievi.”

In una recente ricerca di N.Nocci e P.Scibinetti, pubblicata in SdS, dal titolo :“Essere creativi è utile?”, si mette in risalto , tra l’altro che:

Tiro-Rimbalzo.1

1-Le esperienze offerte dall’ambiente hanno influenza sullo sviluppo della creatività;

2-In un ambito motorio e sportivo (soprattutto nelle discipline open skill, abilità libera) la varietà dei materiali e delle condizioni svolge un doppio ruolo di incrementare l’aspetto tecnico e l’aspetto creativo del momento;

3-La flessibilità e l’originalità della risposta motoria andrebbero sperimentate ed educate al di là delle abilità tecniche;

Sembrano ulteriori ed esaurienti indicazioni sulla prevalenza che la situazione pedagogica “gioco” debba avere su quella dei fondamentali.

Il fatto che la situazione didattica possa non essere semplice, come dicevo prima, non esonera l’istruttore dal trovare un metodo, dal saperlo modificare adattandolo alla realtà fisica, di apprendimento e di interrelazione dei suoi allievi, utilizzando l’osservazione della realtà che si manifesta davanti ai suoi occhi e di cui anch’egli è partecipe.
Vorrei riassumere il contesto didattico e metodologico utilizzando alcune indicazioni di A.Rasori, che personalmente, ritengo più chiare, complete e dirette di molti discorsi pedagogici o scientifici. Naturalmente se esiste la disponibilità ad ascoltarle e valutarle. Esse sono:

Caos Basket

a)-Non procedere a passo di lumaca;

b)- Non aver paura che i bambini non siano capaci di eseguire movimenti complicati, eleganti, colorati ;

c)- Non ci si stupisca del caos dei movimenti, non bisogna rallegrarsene, è la condizione necessaria perché movimenti nuovi e completi emergano;

L’ultimo argomento a sostegno della mia convinzione sono i risultati di un questionario che ho sottoposto a un gruppo di 55 bambine e bambini che frequentavano il minivolley (vale anche per il basket) nella società che alleno.

Il questionario tendeva a valutare se e quali relazioni esistessero tra i concetti di palla, giocare, amicizia e passare. Sintetizzando:

1-Il gioco è l’obiettivo del procedere didattico dell’istruttore e diventerà il modello di riferimento, sempre più evoluto, per gli allievi;

2-Il gioco crea il problema tattico che i fondamentali, sempre più precisi ed adeguati, devono risolvere;

3-Il gioco è interrelazione , sfida, motivazione, quindi apprendimento;

4-Il gioco realizza e soddisfa, in forma globale, tutti gli apprendimenti;

5-E nel gioco e nella varietà delle sue situazioni che il bambino impara a contare sulle proprie forze ad indurirsi o a cedere, a pensare alla risoluzione dei problemi, ad aumentare il proprio senso di responsabilità.

Riunione Coach

Sempre Rasori dice: “Un istruttore , per essere amato, non dovrebbe mai dimenticare che, se l’allievo è uno che deve imparare, il bambino è uno che vuole divertirsi”.

NB: aggiungo, dalle esperienze notate in giro, che insegnare il basket partendo dai fondamentali analitici, ci si accorge spesso che manca il tempo per il divertimento e la soluzione diventa la “partitella di calcio”.

Trovo in questo la sconfitta dell’insegnamento. Allo stesso modo, se il tempo dedicato al gioco 5c5 è di 15′-20′.

NB: Va da sè che l’articolo vuol collegare quello che disse Beppe Lamberti, molto prima dello stesso S.M. Ejzezestein, sottolineato anche dalla intuizione di Gianni Malavasi. 

Il Rimbalzo d’Attacco? Come l’Araba Fenice

Araba Fenice

L’Araba Fenice è il simbolo di tutto ciò che rinasce dopo la decadenza, quindi anche il simbolo dell’evoluzione.

Nel basket rappresenta l’evoluzione dei fondamentali che, a seconda delle mode, decadono per poi rinascere  dalle loro ceneri.

Così a mio avviso l’Araba Fenice rappresenta , in questo momento storico,il “Rimbalzo d’Attacco”.

Rimbalzo GrappoloInfatti, parlare di rimbalzo d’attacco negli ultimi anni è come scrivere un libro sapendo che nessuno lo leggerà.

Sembra che il gioco vero sia solo quello dei grandi ritmi che si risolvono col “corri-e-tira”, oppure del “Pick-and-Roll”. Figli entrambi della regola dei 3Pt.

Non va, non durerà molto a lungo questa visione della NBA, protetta dalle sue regole.

Tirare a canestro senza seguire la palla per correggere l’eventuale errore, ma rientrando in difesa e sperare che qualcuno dal lato debole, senza palla , ci vada , fa parte di un basket al tramonto.

Sicuramente tutto cambierà, la partita a scacchi ha già fatto la contromossa. La difesa a zona si ripresenta protagonista. Con lei, ritornerà il “Tiro-Rimbalzo”, la bandiera del gioco di squadra, la “soluzione finale” del gioco più bello del mondo.

La moda cambierà, si tonerà al vero gioco. Non stiamo parlando della NBA.

Rimbalzo Griffin

La mentalità del rimbalzo d’attacco? Nasce dall’applicazione continua che viene dall’allenamento, abbinando il rimbalzo ad ogni tiro per la correzione “fisica”. Eccetto i tiri liberi, naturalmente, che però vanno inseriti nella pratica, per la logica della correzione “tecnica”.

Basta farlo una, due volte alla settimana, importante allenarsi da soli. Massimo in due.

“Non alleno al rimbalzo d’attacco perché non lo fa nessuno, dicono molti, troppi allenatori”.

Quelli più saggi organizzano le sedute di tiro al mattino. In due per ogni canestro, con un Coach per coppia. Il solo modo per creare una mentalità del rimbalzo.

La conoscenza dello “spirito del gioco” ci sussurra che la “Zona” sistemerà una moda che ha “ballato anche troppo”, tentando di imitare un mondo che è solo spettacolo, quello della NBA.

Ci dovrebbero andare quelli che non tirano, dicono gli allenatori.

Ma la mentalità si crea in un solo modo ed il pericolo viene dagli istruttori delle giovanili.

Devono ricordare la definizione: “Il basket è Tiro-Rimbalzo”, non solo tiro.

TUTTI A RIMBALZO

Rimbalzo d'attacco

Uno-Contro-Uno a rimbalzo è un aspetto, una fase importante del basket. L’attaccante va a rimbalzo e il difensore lo contrasta.

Sembra facile, ma solo teoricamente. Basta guardare una partita.

Chi tira non va mai a rimbalzo e la mentalità non viene per caso, non riceverà il dono dal cielo.

Nasce come un fungo dopo la pioggia. Deve quindi piovere, molta pioggia per far nascere un’abitudine. Molti movimenti a rimbalzo dopo il proprio tiro, come se piovesse.

Non basta dirlo, non è sufficiente richiedere una responsabilità , presa dal proprio repertorio, dentro un “ruolo”, per far andare a combattere sotto i tabelloni.

“Andrei sempre a rimbalzo ma il Coach mi ha detto che devo pensare all’equilibrio difensivo perché sono piccolo e gioco nel ruolo del playmaker”.

Cosi, sicuramente un allievo non andrà mai a rimbalzo, un cattivo esempio anche per gli altri. Più facile di così non c’è nulla. Non bisogna nemmeno allenarsi quando non è richiesto un fondamentale.

Manute Bolt

Al contrario, presentarsi a rimbalzo dopo il proprio tiro fa parte di una mentalità che ha bisogno di tempo, ma è efficace anche per i piccoli playmakers.

Quanto conta la velocità del proprio salto?

L’altezza come sempre non è una capacità fisica, lo ripetiamo continuamente.

Il tentativo va fatto fare a tutta la squadra, con richiesta decisa del Coach, anche se cambiare abitudine non è da tutti. Solo i migliori ci riescono.

In che modo? Alla mattina , da soli vanno in palestra e chiedono al Coach di andare ad osservarli.

Basta crederci e ti cambia la vita. Soprattutto deve crederci il Coach.

Non è possibile farlo solo col tiro “di squadra”, eseguito normalmente a gruppi, come routine settimanale.

Se non c’è la voglia, non nasce la mentalità di recuperare il rimbalzo. Si può farne a meno, nessuno si oppone. Figuratevi l’esecuzione del “taglia fuori”, un fondamentale di grande difficoltà applicativa. Come farà a rinascere dalle sue “ceneri”?

TIRO-RIMBALZO

Rimbalzo Attacco

Ecco come si crea una mentalità di rimbalzo. Col concetto della correzione “fisica” del tiro, non c’è solo quella tecnica. Quindi si segue sempre il proprio tiro.

Catturarlo, fa aumentare la fiducia nello stesso. Non disturba perché sono due azioni consequenziali. Prima viene il tiro.

Ripetiamo. Non esiste solo il tiro di squadra, il Coach vada oltre. Il massimo dell’allenamento si ottiene col tiro individuale, con sequenze di tiro fatte con la correzione fisica. Quindi, Tiro-Rimbalzo. Si può fare anche da soli, “Io-Palla-Canestro”.

Basta un’ora per fare 350 tiri ed altrettanto rimbalzi d’attacco.

Il “rimbalzo d’attacco” da gusto e la sua facile cattura condizionerà, con l’emulazione,  i compagni. Pian piano tutti andranno a rimbalzo perchè i canestri “facili” da realizzare piacciono.

Lo sfruttamento delle regole porta spesso a creare mode dopo una  sorpresa vincente, ma anche problemi per l’esecuzione di certi fondamentali.

Atacco Zona Pari ABI

La zona ha già bloccato il “corri-e-tira”, fatto senza il rimbalzo d’attacco ,ma col recupero difensivo per rientrare.

Tornerà presto il rimbalzo d’attacco e la lotta col “taglia fuori” perché il Basket, per definizione, è … ed è sempre stato, “Tiro-Rimbalzo”.

Ecco l’Araba Fenice che rinasce dalle sue ceneri per rappresentare il simbolo dei fondamentali trascurati.

Tiro-Rimbalzo, ovvero, la bandiera del gioco di squadra.

La zona ha già ridimensionato l’effetto NBA, prendendo il sopravvento contro il gioco individuale.

Vedremo spegnersi il “corri-e-tira”, un basket che non ci appartiene.

IL VECCHIO “TWO-BALL”

Tiro Two-Ball
Dieci, quindici  anni fa fu fatta la propaganda ,nelle scuole, con le pedane colorate del “Two Ball”. Due attaccanti con una palla.

Riprendiamole e facciamo programmi individuale per il “Tiro-Rimbalzo”.

Avere l’abitudine e la mentalità di andarci, per recuperare i palloni, direttamente dal proprio tiro è uno dei modi più devastanti per battere l’avversario diretto … e la squadra avversaria.

E’ una consuetudine  come le altre, essendo tutto il Basket uno sport di abitudini “giuste”, apprese con l’allenamento.

Descrizione dell’esercizio a coppie.

Chi tira va a rimbalzo e quello che passa cerca una pedana per tirare. Quanti punti in un minuto? Si va alla doccia (incentivo) solo raggiungendo 80-90-100 Pt., in un minuto.

Prima di far scoccare i tiri da 7Pt., oppure da 8Pt., bisogna avere tirato da tutte le posizioni.

 

 

La Morte Dell’Anticipo Difensivo

Anticipo e Bak-door Play

Sembra un annuncio tipo affissione lutto : “Oggi è morto un difensore. Il colpevole si chiama “Back-Door”, lo ha “pugnalato” con un “taglio dietro la schiena.”

“E’ ricercato per essere un pluriassassino, ovvero serial killer. Attenzione, si muove con agilità, ma per “uccidere” ha bisogno di un compagno che lo aiuti”. Non di una squadra, basta un solo compagno, in due si agisce meglio.

Nel Basket, il Back-Door è il movimento più importante senza palla. Si può trasformare in gioco di squadra? Sicuramente, ma gli “schemi” back-door non mi piacciono.

Sono belli da vedere, ma ballano una notte sola con grande richiesta di coordinazione a cinque. Alla seconda esibizione , deludono.

Col gioco di squadra-a-due, “is better”. Ovvero una “collaborazione” semplice, sfruttata al momento giusto mentre si gioca 5c5.  Si può fare, se i ragazzi comprendono lo spirito del gioco. Vale per sempre perchè si gioca leggendo la difesa.

Vale per sempre se si rispettano le regole collaborative

Lampo e Back door

Va da sè che la difesa deve contribuire giocando pressing e aggredire sempre.

Tuttavia, la squadra che attacca deve essere pronta con una “Idea-leader” che si presti a punire.

Una collaborazione-a-due speciale. Lo vedremo.

Si gioca sempre leggendo la difesa, ma anche costringendola ai voleri dell’attacco.

Si, il gioco Lampo favorisce sicuramente il taglio “Back-Door” perchè è un gioco di passaggi e movimento e “solletica” l’anticipo. Quando si realizza occorre “vederlo” e cambiare modalità di gioco. E’ quello che succede nel video. Riguardatelo. 

Descrizione. Nel gioco 5c5 la situazione è reale, non è come fare un esercizio. Si sta giocando 5c5 per seguire un progetto, ma la difesa improvvisamente non vuole…preferisce morire. Anticipando, si scava la fossa. L’attacco, che si realizzava col  passaggio, cambia marcia tirando fuori dal cilindro il palleggio. Una collaborazione-a-due che sorprende.

Back-Door Play.1

Il Back-Door è l’essenza del gioco di squadra da applicare sempre, leggendo la difesa, in vari modi, ma anche stupendola con una sorpresa.

Una “frazione” vincente dentro il 5c5. Come già detto, applicarlo dipende dalla difesa che anticipa , ma soprattutto dall’attacco, che deve essere pronto.

Pronto a realizzare un “finto attacco”. Chi è anticipato si ferma, non si muove più e questo sorprende. I libri non dicono così, ma la pratica di campo rivela un’esperienza diversa.

Il compagno con palla “comprende” la situazione e si avvicina in palleggio. Il delitto sta per essere commesso, il Back-Door uccide con una “pugnalata” dietro la schiena. L’arroganza dell’anticipo si spegne. Quando la difesa è condizionata, perde la fiducia nell’anticipo. Non lo farà la prossima volta e l’attaccante incrocia per ricevere un altro tipo di  passaggio.

Transizione Laterale e gioco N°4

Se ci caliamo nel gioco 5c5, osserviamo che l’anticipo viene fatto in qualsiasi momento, ma soprattutto contro un gioco di passaggi. Non c’è sempre bisogno del palleggio e il Video insegna.

Tuttavia, essendo il basket un gioco di azione e reazione si può “invitare” la difesa ad aggredire, ad usare l’anticipo. Come?

Come detto, rimanendo fermi e segnalando la situazione coi “pugni bassi”. Capita soprattutto alle star. Il compagno sceglie di palleggiare, invece di passare. Leggendo la difesa si può usare il Back-Door , ma anche l’incrocio.

Va da sè che, quando si muove,  fa una scelta.  Lo fa con decisione, senza finte che ingannerebbero il compagno.

UN’IMMAGINE INVECE DI MILLE PAROLE

Anticipo sulla palla

Fin dai tempi con gli  Under.14 abbiamo usato solo e sempre il Back-Door come gioco di squadra perché siamo riusciti ad invitare la difesa ad usare l’anticipo. Usavamo l’incrocio in palleggio che favoriva il “back-door”. 

Il fotogramma di fianco illustra bene la situazione. Ogni volta che il compagno è anticipato,  rimane fermo segnalando (pugni bassi) la situazione. Il compagno palleggia verso di lui per le soluzioni ravvicinate.

Taglio back-door o incrocio? Dipende dalla difesa.

L’applicazione del concetto è importante e deve essere fatto dentro un sistema di gioco, giocando 5c5.

Ritornando al 5c5 con l’attacco “Lampo”, ecco come fare per stroncare l’anticipo che tenta di impedire l’inversione. Lo avete visto nel primo video. Semplice? Riguardatelo ancora. Viene fatto con naturalezza, ma è un lavoro di anni. Provate ad immaginare cosa sarebbe successo senza un anticipo così deciso.

Diventa una esecuzione naturale col tempo. L’attacco comprende che non può continuare a passare, ma deve cambiare atteggiamento e palleggiare, per “ravvicinare”  la collaborazione-a-due.

Back-Door Casuale

Va da sé che il problema si può risolvere altrimenti, senza palleggio. Questa volta però il palleggiatore lo ferma. Errore grandissimo, ma i compagni abituati a muoversi realizzano ugualmente il “Back-Door”.

attaccare la linea di fondo - 420

E’ quello che succede nel  Video.

Invece di fermare il palleggio avrebbe dovuto usarlo per andare verso il compagno centrale e costringerlo alla scelta: “Back-door o incrocio?”

Va da sè che , a nostro avviso, rimane la via migliore per “uccidere” subito l’anticipo.

Nel mare degli schemi abbiamo tantissimi esempi. Praticandoli, però, non lasciano traccia di apprendimento. Non lasciatevi ingannare da YouTube. La bellezza di quei movimenti  non è roba per giovani.

Lo ripetiamo per sottolineare ancora che la nostra semplice idea leader è meglio, rimane in memoria.

Se si sta giocando, in qualsiasi situazione con la difesa che anticipa, bisogna interrompere i passaggi e usare il palleggio andando verso il compagno. Una scelta logica.

L’uso improvviso del palleggio è un cambio di atteggiamento, difficile da apprendere subito per un giovane, perchè va compreso in modo consapevole.

Ecco perchè bisogna insistere nell’allenamento fino a creare una abitudine di gioco.

Anticipo Pressing Santo

Ogni situazione di gioco si presta a questa regola, se la difesa aggredisce.

Nel Fotogramma abbiamo l’attacco al pressing 5c0. Immaginate la difesa. Si può.

Dopo il finto-attacco laterale,  il palleggiatore (raddoppiato), ritorna e  vuole passare la palla al “santo”, anticipato.

Questi rimane fermo, sotto l’anello, aspettando  l’avvicinamento del palleggiatore.

Sarà uno scherzo da bambini tagliare, improvvisamente,  sulla linea mediana longitudinale, col taglio “Back-Door”. Lo si fa osservando il difensore che anticipa. Non può fare a meno di girare la testa verso la palla.

Se gira la testa, il “santo” diventa un Killer.

NELLA COLLABORAZIONE A DUE CI VOGLIONO REGOLE PRECISE

Un’idea da sviluppare nelle prime fasce dopo il mini-basket

Back-Door o Incrocio.1

L’allenamento va fatto al più presto con la difesa. Nel Diag, abbiamo il dettaglio più importante per risolvere la situazione dell’anticipo difensivo.

Usiamo la fascia centrale, ma anche quelle laterali.

L’ incrocio in palleggio è l’idea leader. I passaggi ravvicinati sono l’ideale per i giovanissimi.

L’attaccante senza palla è fermo e segnala la situazione.

Il palleggiatore  che si appresta a passare , dopo il palleggio, sa che il compagno non farà finte nel taglio, per accordi pregressi. Se decide per il taglio “Back-door”, andrà  fin sotto canestro.

Taglio oppure incrocio? Tutto dipende dalla difesa.

Se il tagliante batte il suo difensore diretto, è necessario che il passaggio arrivi tempestivo e preciso. Non è facile per ragazzi.

Il tipo di passaggio può essere di diverso.

E’ preferibile “battuto”, anche se può essere catturato dal difensore, perché lento.

COSTRINGERE LA DIFESA AD AGGREDIRE? SI PUO’

Attacco Zero-Basso

Basta far partire i compagni dalla linea di fondo. E’ uno schieramento che ammorbidisce la difesa “ammassata” lungo la linea di fondo con poco spazio per muoversi. L’anticipo? Inizialmente i difensori si posizionano  in questo modo per abitudini pregresse (Anticipo Chiuso). Gli attaccanti si smarcano cercando prima il contatto col difensore. Come nel Diag. di fianco.

I due attaccanti vicini al canestro si muovono insieme. Individualmente oppure scambiando le posizioni. Devono ricevere palla sopra la linea dei 3Pt. C’è tutto lo spazio per il Back-Door, realizzato col cambio di senso.

Il playmaker (1) può giocare 1c1 come finto attacco per rendere onesto il difensore. Passa al primo che si libera e taglia in mezzo. E’ un altro esempio di Back-Door.

Se non riceve palla, rimane dentro l’area formando un triangolo di passaggi.

Attacco Zero Basso.1

C’è rischio dell’infrazione tre secondi. Dopo l’incrocio, in palleggio di (5) con (4),  il Play uscirà per tornare  dove era partito. Il tempo di realizzazione di questa azione è 3″.

L’incrocio in palleggio è come una porta che si chiude, ma subito si apre, dopo il passaggio consegnato (oppure Flip).

Il Diag. mostra come (1) esce dall’area , infilandosi nella “Sliding Door”. Da immaginare.

Immaginare anche che  (5) può giocare subito 1c1  oppure incrociare in palleggio con (4). In entrambi le scelte, deve decidere velocemente, avendo il difensore ” molto vicino”.

L’attaccante (4), è fermo quando (5) inizia il palleggio, ma deve essere pronto. Sempre leggendo la difesa: “Taglio Back-Door oppure incrocio?”

Se si sceglie l’incrocio, abbiamo il passaggio consegnato con possibilità di blocco. Un fondamentale da apprendere, insieme a tanti altri.

Questa idea di collaborazione a due è stata la scelta prioritaria per gli “Under.14”. Da apprendere in un anno. Battere l’anticipo col back-door giocando 1c1 con palla , senza la stessa e a rimbalzo. Partendo dall’idea leader “incrocio in palleggio”, come trappola per favorire il back-door.

 

 

Bloccare è Difficile?

 IL BLOCCO SEMPLICE

Blocco

Usare il blocco nelle giovanili? Ci vuole coraggio perchè l’impatto fa male. Poi occorre  tanta cultura che l’allenatore dovrebbe trasmettere ai giovani, quindi procedere con  pazienza  perchè comunque  tendono a non eseguirlo . Una realtà che nasconde molte giustificazioni più o meno accettabili.

Non c’è scritto da nessuna parte quando cominciare, ma nella fascia “Under” si dovrebbe farlo al più presto. Stabilito che il “Blocco Semplice” è un fondamentale da apprendere, se manca l’ abitudine a bloccare non si va da nessuna parte.  Come in tutti i fondamentali.

Bisogna utilizzarlo  in tutte le salse, non solo contro la difesa a uomo.  Il blocco semplice contro la zona è efficacissimo. Si può e si deve saper attaccare  senza l’uso del blocco, ma prima o poi  bisogna  inserirlo.  Se un collega ha in tasca la verità sull’inizio, non ascoltatelo riconoscendo che tutto è opinabile, perchè il punto di riferimento sono i propri allievi. 

La risposta  viene solo  dal proprio lavoro. Non bisogna andare a sfogliare nessuna Bibbia, oppure chiedere lumi a  nessun “Santone”. La fisicità e temperamento  dei propri ragazzi saranno gli indizi da seguire, insieme al livello tecnico raggiunto.

Spesso, in tutte le fasce, gli attaccanti “bloccano l’aria”, una realtà che fa pensare. Fa pensare anche il  fatto che i giovani non bloccano per paura di far fallo. Un calcolo vizioso che nasce perchè  non conoscono il regolamento, un alibi senza senso. E’ sufficiente star fermi,se il difensore impegnato sulla palla  vuole passare in prima posizione. Fermi, ma con l’occhio sveglio per capire cosa vuol fare. Semplice.

Bisogna invece muoversi se il difensore vuole passare il “quarta posizione”.  Molti colleghi snobbano questa situazione . E’ una grande occasione per prendere  un vantaggio…un’idea da sviluppare mentre s’insegna il blocco semplice.

REGOLAMENTO

4Posizioni Difesa Blocco

Viene sottolineata l’importanza di non muoversi, cambiando la posizione del bloccante, se il difensore tenta di passare in prima posizione. Ovvero insieme al palleggiatore. Se il difensore passa in 4° posizione, il bloccante non ha vincoli di movimento e si comporta di conseguenza.  Va da sè che  che si può interpretare il suo movimento … come il  “taglia-fuori” dopo il tiro.

Noi insegniamo proprio questo movimento ai nostri giocatori. Il “taglia-fuori” offensivo  per prendere un vantaggio sul difensore,  che si può “consumare” dentro l’area.

Blocco Passaggio in cima

Va da sè che un buon difensore ha tutta la convenienza  di passare sempre in “cima” al blocco, proprio  perchè il “bloccante” non può correggere la posizione del blocco. Passare in “quarta” sembra a volte vantaggioso, ma è da sconsigliare.

BLOCCO VICINO ALLA PALLA

DEFINIZIONE

Il “blocco” , formato da un solo giocatore, è un fondamentale offensivo che usa il corpo dell’attaccante senza palla per impedire o rallentare l’avanzamento del difensore, a vantaggio del compagno con la palla. Il dettaglio più importante? L’uso del segnale  che suggerisce la strada da seguire per il compagno. E’ una collaborazione  a due e la comunicazione risulta determinante.

Blocco Vicino PallaSe il blocco ha successo, come nell’immagine, costringe la difesa al cambio difensivo che è la soluzione voluta dall’attacco. Un vantaggio da sfruttare in diversi modi. Ci vuole abilità nel fare questo “assist”, vale la pena l’esercizio anche per questo motivo.

Dopo il blocco, andare a canestro col giro “Ventrale” oppure “Dorsale”. Metà degli allenatori scelgono questo o quello. Noi preferiamo il giro ventrale perchè è l’equilibrio il dettaglio da ricercare subito nei fondamentali. Poi “ventralmente”  si controlla meglio il difensore che tenta il passaggio in “quarta”. 

Blocco Movimento Dopo

Con l’abitudine “ventrale” è più facile controllare il movimento del difensore che passa in “quarta” posizione. E’ il punto chiave che vogliamo sottolineare per prendere un vantaggio. Il “tagliafuori” offensivo contro questo difensore è un’occasione per creare una situazione “miss-match” favorevole per il bloccante.

Blocco Movimento in Quarta

Invece, come si può vedere nella foto di fianco,  il bloccante si appresta al giro dorsale dopo il blocco . In questo modo ha maggiori difficoltà a prendere un vantaggio sul difensore N°20, che sta passando in “quarta” posizione,  per il controllo dell’attaccante 23. 

I difensori stanno “cambiando” marcatura. E’ proprio questo momento che va sfruttato dagli attaccanti. Il difensore N°20 non deve avere la possibilità di sfuggire al “tagliafuori offensivo” del bloccante. Una grande occasione per prendere un vantaggio .

BLOCCO LONTANO DALLA PALLA

Blocco lontano
Il “Blocco semplice”, Può essere fatto vicino alla palla, oppure lontano dalla stessa..

Anche nel blocco lontano dalla palla, il bloccante che assume una posizione, non si muove se il difensore vuol passare in cima al blocco, per rimanere col proprio attaccante. Il blocco semplice lontano dalla palla ha due strategie. L’idea “Shuffle” e quella “Flex”. Nella prima il bloccante non segnala la direzione che il compagno deve prendere, nella seconda è determinante. Sono due “mondi” completamente diversi. Da scoprire a parte.

La difesa contro il blocco-semplice (vicino o lontano) può essere fatta in diversi modi e, per ogni tipo di reazione scelto, l’attacco deve sapere come comportarsi. C’è stata nel tempo un’evoluzione nelle scelte dei comportamenti. Attualmente la difesa cerca quasi sempre “il cambio difensivo” anche se spesso si trova nella situazione di “Miss Match” ovvero cambio improduttivo, sbagliato, svantaggioso.

MUOVERSI DOPO IL BLOCCO

Blocco Mvimento Dorsale

Come detto, dopo il blocco, il movimento successivo diventa la chiave per battere la difesa. Può essere fatto in diversi modi, sia nel caso di blocco vicino alla palla che lontano dalla stessa. Consideriamo il blocco vicino alla palla e il movimento successivo del bloccante. Si può comprendere come il bloccante vada a canestro usando il giro dorsale, dopo avere bloccato il difensore 23.

Perno sul piede Sx e sollevando il piede Dx si appresta a fare il giro dorsale “controllando” senza interruzione visiva la palla. Il “giro dorsale” evidenzia un equilibrio instabile, ma la scelta non si discute. L’allenatore ha preferito trasmettere il concetto del controllo visivo e costante della palla.

Come già detto, preferiamo invece il movimento “ventrale” per continuità di corsa, senza perdita di equilibrio, ma soprattutto per il possibile taglia-fuori contro il N°23, se tenta il passaggio in “quarta”. Nel caso dell’immagine di fianco,  l’attaccante 23 aveva cercato il passaggio in “cima” al blocco.

Va da sè che si perde per un attimo il controllo visivo della palla. Anche questa scelta non si discute perchè l’allenatore la deve applicare ai suoi giocatori, notoriamente diversi dagli altri. Molti hanno problemi di equilibrio, per esempio. Oppure vuole mirare il suo lavoro sul vantaggio che si può prendere facilmente su chi passa in “quarta posizione”.

I PROBLEMI DELLA DIFESA.

Blocco Pick passa Cima

1. Superare il blocco in “prima posizione”, cioè in cima al blocco, insieme al palleggiatore. E’ il modo migliore. Non c’è bisogno di cambiare difensore e si può raddoppiare sulla palla. E’ da serie “A”. Nella foto , contro il “Pick&Roll” centrale, il difensore passa in “cima”. 

2. Passare in mezzo, in terza posizione, perchè il compagno gli lascia lo spazio. Si mantiene il proprio uomo, lasciandogli un vantaggio “calcolato” per il tiro;
3. Passare in “quarta” posizione assunta aggirando l’ostacolo. E’ la situazione più sconveniente perchè lascia possibilità di vantaggi vari da sfruttare, sia col palleggiatore (arresto-tiro) che col bloccante (taglia-fuori).

IL “FALLO” E’ IL PROBLEMA DEL BLOCCANTE

Blocco Fallo

Una volta assunta la posizione sulla strada del proprio compagno,  che sta palleggiando, il bloccante non deve più muoversi per non incorrere sul  fallo. Deve lasciare che la difesa possa recuperare lo svantaggio di spazio perduto.

Deve rimanere fermo, ma solo se  il difensore cerca di passare in cima al blocco, in “prima” posizione . Nel caso che  tenti il recupero passando sotto, in “quarta” posizione , il bloccante può muoversi fermandolo col movimento del “taglia-fuori”, di fatto bloccandolo con la propria schiena. Il bloccante ha quindi due possibilità di fermare l’avversario, leggendo la difesa. Ripetere il concetto è spesso utile.

UNA GRANDE OCCASIONE

Giocatori di fascia “Alta” , nella difesa contro il blocco vicino alla palla (pick&roll), cercano sempre di passare in “cima” al blocco. Non si discute. Anche il regolamento lo favorisce.

Quando il difensore passa in “Quarta” posizione il bloccante è libero di muoversi e comportarsi come se dovesse eseguire un “taglia-fuori”. Facile da realizzarsi, è una grande occasione da sfruttare che si verifica spesso contro i “cattivi” difensori. Una punizione per la difesa. Va da sè che bisogna essere in grado di passare la palla al “bloccante” che si trova quasi sempre dentro l’area, in vantaggio.

Ecco perchè è consigliabile pretendere dai giocatori di passare sempre in cima al blocco, quando si difende contro il “pick-and-roll”. Il bloccante non può muoversi , ma lo farà se si passa in “quarta”.

Il palleggiatore è bravo quando  supera la cima del blocco senza lasciare spazio al difensore che rincorre.  Il difensore rincorre ma è subito dietro, con poco svantaggio. Dipende dall’abilità del palleggiatore mantenerlo.

VARIANTI DEL BLOCCANTE

Come ripetutamente detto,  il bloccante non fa fallo e lascia passare il difensore del compagno, ma solo in “cima”. Se hanno fatto un accordo precedente, può inseguire per tentare di nuovo il blocco. Va da sè che “Blocca e Ri-blocca” è una variante interessante,  in grado di sorprendere la difesa.

TUTTI DEVONO SAPER BLOCCARE

Blocco Nash

Intanto il ritardo nei campionati “Under” alla fine si paga. Si paga anche perchè c’è la tendenza ad insegnare in modo specialistico. La scelta dei ruoli insegna. Fa capire anche  che è una strada da abbandonare.

Tutti devono saper bloccare non solo i pivots.  Tutti devono sapere giocare nel ruolo di Playmaker non solo i normotipi o comunque quelli che hanno il talento specifico. Tutti significa che ognuno lo farà secondo il suo talento. Allo stesso modo la pensiamo  per  i pivots. Alla fine tutti faranno progressi. Mi sembra veramente un pensiero alla portata  di tutti.

Bloco Supera

Esiste un mare di fondamentali che permettono di giocare senza l’uso del blocco, ma il blocco è un fondamentale di grande aiuto per battere la difesa. Non commettiamo l’errore di inserirlo negli attacchi troppo tardi perchè Under 21 che non sanno bloccare sono semplicemente scandalosi. Bloccare l’aria, ci pensate? Stanno fermi con le mani davanti ai testicoli e bloccano dove non c’è la difesa. Demenziale!!!

Gli “Under 15” sono sicuramente pronti per la didattica del blocco. A mio avviso naturalmente. E pensando che bloccare è difficile, vogliamo cominciare presto. Ricordatevi che ci vuole anche coraggio nelle scelte. Tutti devono sapere fare tutto, semplicemente una scelta, un progetto per il basket. Che ne dite?

Uno-Contro-Uno Difensivo

Come l’1c1 è importante per l’attacco, allo stesso modo vale per la difesa. Il gioco delle parti sta tutto nel confronto delle capacità psicologiche, fisiche e tecniche. Il contesto difensivo va considerato nella situazione di opposizione  più difficile, ovvero  difendere contro …”uno-contro-uno penetra e scarica”.

Difesa Posizione Fondamentale

Anticipo sulla palla

A parità di talento, il vantaggio è  (teoricamente) tutto offensivo, grazie alla prima mossa che è prerogativa dell’attacco.

A vantaggio della difesa c’è però una realtà oggettiva. Non si gioca tutto in poche mosse perchè la partita è lunga e le sorprese sono molte. E non ci sono solo quelle legate alla sofferenza e stanchezza. La lotta è rappresentata dall’orgoglio e anche dalla tecnica individuale dentro un progetto di squadra.

Improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, appare  l’imprevedibilità che  è il sale del basket. Teniamone conto nel duello tra attaccante e difensore perchè ogni tanto succede qualcosa di diverso. L’esperienza insegna, e la mia è nei ricordi di tutti i migliori attaccanti degli anni ’60. …Quando cominciava la partita Franco Bertini, il migliore  esterno di quel periodo, sapeva che la gara  per ricevere palla sarebbe stata piena di inconvenienti…

Sanno tutti che il basket è una partita a scacchi giocata a livello dei fondamentali individuale e di squadra, ma non  vale solo per gli allenatori. In campo, la battaglia è vinta spesso da chi difende con orgoglio, attingendo  dallo studio tecnico dell’avversario.

Nell’immagine sopra ci sono i presupposti per immaginare due dati importanti. L’attaccante con palla non riesce a battere il suo difensore e l’anticipo sulla linea di passaggio  deve essere fatto in equilibrio  per fare altrettanto. Anticipare, senza farsi battere dal “Back-door”. L’ideale sarebbe  mettere in soggezione il palleggiatore. Purtroppo non è sempre così.

Quello che molti giovani non riescono a fare è ostacolare la penetrazione della palla senza fare fallo. Si fanno battere facilmente perchè non valutano le capacità fisiche e tecniche del playmaker. Ma soprattutto perchè hanno poco orgoglio e sono legati a pregiudizi negativi come la paura di uscire per falli.

Se il playmaker in palleggio centrale, batte il difensore  diretto e il compagno vicino aiuta, ecco come lo scarico della palla all’attaccante rimasto libero, fa saltare la difesa.

Va da sè che la difesa deve avere  un repertorio tattico notevole, ma vale solo per chi non sopporta farsi battere.  Non affidiamoci  troppo presto alle rotazioni difensive. Pensiamo prima  a non farsi battere. Allo scopo , ricordiamoci che stiamo mettendo sul tavolo uguali capacità fisiche e mentali.

Se tutto è in equilibrio, per non andare troppo  per il sottile , ovvero parlare di tecnica e tattica, vince l’imprevedibilità. E  il legame  appartiene alla personalità, intuizione e fantasia. Caratteristiche con valenza altamente specifica, ovvero personale, rarissimo  bagaglio  sia per un attaccante che per un difensore.

Difesa sulla palla.1

Per controbattere il vantaggio offensivo, ci vuole soprattutto mentalità e iniziativa. Attaccare quando si difende non è un controsenso, soprattutto quando l’avversario non ha la palla in mano. Ricevutala , non bisogna farsi battere con la penetrazione in palleggio e ostacolare il più possibile il tiro da fuori. Si deve resistere almeno contro due palleggi per pretendere gli aiuti… che sono realizzati dal compagno più lontano dalla palla.

Tutti i ragazzi devono saperlo. Ci vuole responsabilità individuale, equilibrio e spirito di sacrificio. E’ un bisogno primario. Gli esercizi servono, ma solo un po’ , occorre  soprattutto l’orgoglio di non farsi battere. Ci vuole  sicuramente “fisico”, ma intuizione ed equilibrio, lo sostengono al massimo. Soprattutto quest’ultimo, se lo si perde è finita.

Lo sottolineiamo ancora, alla base di tutto c’è l’orgoglio. Inutile somministrare  concetti tecnici  e fare ottimi esercizi…se manca la fierezza. Come sappiamo, i giocatori non sono tutti uguali. Infatti,  solamente qualcuno  è pronto a cambiare , migliorando i difetti.  Solo i migliori lo fanno. 

Senza la volontà di non farsi battere non si va da nessuna parte. Gli anelli della catena difensiva non devono spezzarsi, devono essere tutti forti per contrastare efficacemente l’attacco. Ne basta uno debole e salta tutto.

PRINCIPI FONDAMENTALI

1. Orgoglio

2. Attaccare, mettere soggezione

3. Responsabilità individuale sull’avversario con palla, senza e a rimbalzo.

4. Distanza dall’uomo

5. Equilibrio del corpo

6. Pressione sulla palla

7. Anticipare, negare passaggi diretti

8. La linea di fondo

ORGOGLIO

Difesa Press Ottimo

Nel parlare della difesa non si può prescindere dalla mentalità.

Difesa atteggiamento

L’aspetto mentale viene prima di quello fisico, tecnico, tattico. La volontà, la determinazione, la concentrazione permettono di raggiungere i nostri obiettivi difensivi.

Non basta un difensore o pochi compagni che s’impegnano, per fare una squadra forte ci vuole l’iniziativa di tutti. Se non lo facessero, per l’attacco sarebbe troppo facile. Cosa voglio dire? Se un solo difensore si rilassa, trovare il compagno libero per rompere il progetto difensivo è un gioco da bambini.

Se si è pronti a soffrire, tutti insieme , la difesa darà fiducia, identità e spirito di squadra. In difesa non c’è bisogno di “star” e anche i giocatori con poco talento offensivo, possono dare il loro contributo e risultare importanti.

“Fabio era un ragazzo che aveva la giusta mentalità difensiva. Soffriva se qualcuno lo batteva e era pronto ad usare il bonus dei falli”. Era semplicemente orgoglioso.

Meglio uscire per limite dei falli che farsi fare un solo canestro. Eccessivo? Chi pensa di giocare in questo modo, non rimarrà mai in panchina per scelta tecnica. Cosa voglio dire? Semplicemente che è il primo ad essere scelto per giocare. E’ una questione di carattere, realizzarsi come difensore è una scelta vincente. Il giocatore “mastino” è una razza rarissima , ma qualche esponente ogni tanto si trova.

METTERE SOGGEZIONE

Difesa pressing ottimo Nella pallacanestro avrà più possibilità di vittoria chi si assume o mantiene l’iniziativa.  

Individuale e di squadra, naturalmente. Per prendere l’iniziativa nei confronti dell’attacco , dobbiamo mantenere una forte e costante pressione sulla palla (senza farsi battere), evitare i passaggi diretti (anticipo) e variare la nostra posizione difensiva (sulla palla, vicino e lontano).

Sempre attivi, mentre la palla è in movimento da un lato all’altro del campo cercando addirittura di prevedere ed anticipare i movimenti e le intenzioni dell’attacco. “Cosa sta succedendo in campo?”

Ogni difensore che cerca l’iniziativa se lo chiede. Se fatto bene, tutto ciò permette di condizionare l’attacco, rubare il tempo e lo spazio all’avversario portandolo a giocare fuori dalle posizioni preferite e costringendolo a tiri con basse percentuali.

METTERE  SOGGEZIONE INDIVIDUALMENTE

“Negli anni ‘60 , Ettore aveva un soprannome. Lo chiamavano Zet-la-Mort, non solo per l’aspetto. Bastava assegnargli un avversario da curare, il più bravo, per farlo “morire” tra le braccia del suo anticipo. Una cura speciale perché si preparava a non fargli ricevere la palla. Senza palla nessuno può fare i punti, pensava. Aveva forza fisica, ma anche mentale e l’iniziativa era la sua arma vincente”.

Anche se il vantaggio è dell’attaccante con palla, quando la riceve occorre stare in movimento davanti a lui, danzando in equilibrio e muovendo le mani come uno schermitore.

Qualcuno penserà sicuramente al lato forte-debole dello schermitore, ma non è una questione di posizione del corpo. Non mi farò battere, pensa mentre intuisce che l’attaccante vuole andare sulla strada del lato debole. Questo è il punto chiave. Intuire.

Piegare le gambe e usare le mani per batterle sul pavimento. Intimidazione o provocazione? Sicuramente, una “prontezza” eccellente. Per distrarlo, anche , confonderlo nel tentativo di sottrarre i suoi pensieri, proprio mentre prova di eseguire le sue abitudini tecniche.

RESPONSABILITÀ INDIVIDUALE

Difesa Individuale

Una buona difesa di squadra è composta da cinque uno-contro-uno, ma non separati. Comunicanti come la famosa legge fisica e anche interagenti.

Si deve sempre tenere presente che esiste la responsabilità del proprio avversario, ma con un occhio a quello che sta succedendo in campo. “C’è uno libero!” Dice il Caoch…solo per aumentare la concentrazione.

Che fare se  un attaccante sta andando a canestro da solo? Bisogna intervenire per fermarlo , non si discute. Diventa il compito del difensore a lui più vicino.

Va da sé che esiste i il cambio difensivo. Quindi si marca una squadra e non solamente l’uomo assegnato dal Coach. Troppo comodo agire come nel mini-basket. La difesa è sempre di squadra che segue regole precise. La prima? Non farsi battere dall’attaccante diretto,  con palla, senza la stessa e a rimbalzo. Scontato, ma bisogna essere pronti a consumare, spendere il fallo, senza nessuna remora.

NEGARE I PASSAGGI DIRETTI: ANTICIPO

Anticipo L’anticipo non è solo una questione  di sapere usare il proprio  corpo, vuol dire desiderare  di non far ricevere la palla.

Bisogna sapere (in anticipo) che, se arriva all’attaccante, si è “fritti” in padella. Un ottimo modo di usare la propria energia e il proprio corpo, riconoscendo poi il piacere di vedere soffrire l’attaccante.

Non difendo perché ho paura dei falli, dicono in molti. Un’occasione per l’allenatore di richiamarli in panchina. 

Per passaggi diretti si intendono tutti quelli vicini alla palla. Compreso il passaggio al post. Va da sè che bisogna aggredire la palla senza farsi battere, altrimenti il compagno vicino alla palla non può anticipare serenamente.

Invece farà un anticipo forte, smisurato, al limite del back-door per impedire la ricezione vicino alla palla.

L’aiuto può essere fatto solo da quelli lontani. Lo schieramento offensivo può facilitare questa idea difensiva. Un esempio? Lo facilita lo schieramento tipo “Cinque fuori dall’area”, perché lontano dalla palla ce ne sono due dei compagni che aiutano e lo spazio  occupato è favorevole alla difesa.

 

Anticipo e CP

DISTANZA DALL’ATTACCANTE 

Altro concetto di fondamentale importanza è quello di avere sempre una corretta distanza dall’uomo di cui abbiamo la responsabilità difensiva, in tutte le situazioni:

1. sulla palla;

2. vicino alla palla;

3. lontano dalla palla.

Tenendo la corretta distanza sarà più facile provare a tenere, dalla nostra parte, l’iniziativa del gioco. Questa distanza è il frutto del’esperienza e consapevolezza personale. Bisogna valutare la propria velocità nei confronti dell’attaccante.

In linea di massima:

Sulla palla , la distanza è la lunghezza del nostro braccio. Va da sé che dipende dalla valutazione che si fa dell’avversario. A parità di velocità la distanza è un braccio.

Vicino alla palla, la nostra distanza è determinata dall’atteggiamento in anticipo, con il braccio sulla linea di passaggio. Ma solo il braccio, altrimenti si subisce il back-door. Il comportamento contro il blocco (pick-and-roll) dipende dalla scelta del Coach.

Lontano dalla palla la distanza è determinata dalla possibilità di prendere lo sfondamento , oppure recuperare prontamente sul proprio avversario. Aiuto e recupero.

EQUILIBRIO DEL CORPO

Difesa Non farti battere

Se potessimo chiamarlo “fondamentale” potremmo dire che è quello più importante.

Così come la “prontezza”. Tutte le cose fin qui elencate, dipendono  comunque da quella che è la nostra situazione di equilibrio del corpo. E’  “fondamentale” in tutti gli aspetti esecutivi e particolarmente efficace quando difendiamo sul palleggiatore o quando siamo in recupero.

Per fare ciò e determinante essere pronti e reattivi , tenendo sempre i piedi in movimento. Mai saltare sulle finte. Ma soprattutto comprendere quello che si appresta a fare l’attaccante. Ci sono due forme di equilibrio conosciute:

Difesa piedi paralleli

1-Tenere un piede avanti per una base di appoggio più grande  ed un equilibrio migliore. Lato forte e debole, ma gli attaccanti moderni mettono facilmente difficoltà penetrando dalla parte debole.

2- Offrire un ostacolo maggiore tenendo i piedi paralleli, come nel disegno. Viene tolto il vantaggio all’attaccante, quello di sfruttare il lato debole. Per sopperire allo svantaggio bisogna allargare lo spazio difensivo ed  essere pronti a fare un saltello pari-unito indietro , prima dello scivolamento.

Una situazione nell’1c1 adatta a contrastare la partenza in palleggio, più pericolosa se l’attaccante sta già palleggiando, come nel disegno qui sopra. La posizione dei piedi , da sola, non è sufficiente. Occorre  prontezza mentale che comprende e anticipa le intenzioni dell’attaccante.

RESPONSABILITÀ  INDIVIDUALE   SULLA PALLA

Uno contro uno difesa palla Ne riparliamo ancora solo per sottolineare. Una volta premesso che all’interno del 5c5 , sono presenti cinque 1c1, è chiaro che bisogna essere efficaci sia sulla palla, che vicino alla stessa.

Non solo, naturalmente. Pronti all’intervento in aiuto da lontano. Va da se che il progetto regge se l’aggressività sulla palla viene fatta senza farsi battere. Scontato? D’accordo, ma nelle giovanili bisogna far comprendere la lettera “A”, per andare avanti. Spesso le capacità fisiche non bastano.

Per essere efficaci sul giocatore con la palla bisogna mantenere sempre un buon equilibrio del corpo, usando bene le mani e mantenendo sempre i piedi in movimento.

E’ importante non farsi battere dall’avversario  sul primo passo , perché altrimenti sarà difficile far partire gli aiuti. I passaggi diretti sono anticipati, quindi può aiutare solo il compagno più lontano.

Va da sé che bisogna “tenere”, contenere, almeno due palleggi per avere il diritto dell’aiuto difensivo. Se si costringe l’attacco a più palleggi , cambi di mano, virate e quant’altro , sarà più facile organizzare la difesa. Col pressing-Uomo, la difesa sulla palla va fatta tutto campo. Con un piccolo vantaggio. Il grande spazio aiuta al recupero della posizione, se si è battuti.

TAGLIAFUORI, OVVERO 1c1 DIFENSIVO A RIMBALZO

Situazione Rimbalzo E’ il fondamentale più difficile perché,  nel basket bisogna sempre vedere la palla… eccetto quando il tiro sta per essere scoccato.

Occorre quindi comprendere in anticipo quel momento e cambiare abitudine, per controllare l’avversario diretto e non la palla. Non è un’abitudine naturale. Bisogna avere una grande concentrazione e prontezza. Non viene tutto  dall’allenamento.

La scelta del Coach che ci crede è quella della esercitazione costante della lotta dentro l’area. Noi abbiamo un esercizio gioco “1c2”  costante che chiamiamo “guerriglia”. Valido anche il 3c3 dentro l’area.

Importante presentarlo sempre nel “microciclo” degli allenamenti settimanali. L’esercizio del video è fatto sempre nel pre-gara.Il Tagliafuori Esercizio

LA LINEA DI FONDO

Difendere la linea di fondo dalla penetrazione in palleggio è una questione di mentalità, prontezza  ed esperienza, non di posizione del corpo. 

Bisogna saperlo fare individualmente , senza aiuto e senza tattica. Una base per capovolgere la situazione e rendere la linea di fondo,  per l’attacco , una specie di “trappola” mortale.

Defense baseline

Tutto viene  solo dall’allenamento  che parte sempre dal difensore che “attacca”. Si prevede sempre il disturbo (1c1)  sulla minaccia di tiro e una grande “prontezza” contro la penetrazione in palleggio.

Si può fare allenamento con “attacco-difesa” già posizionati, ma in gara è previsto l’anticipo.

Quindi il 90% degli esercizi deve riprodurre  la situazione di gara. Mai lasciare ricevere palla all’attaccante  nella sua posizione preferita, senza lottare per la stessa. Difficile che  si trovi posizionato in angolo per giocare l’1c1.  

Si parte di solito dalla posizione di “Ala” , con spazio libero verso la linea di fondo.  Va da sè che  far ricevere palla il più lontano possibile da quella abituale è il primo traguardo da raggiungere. Il secondo è l’espressione di sicurezza ed orgoglio  dimostrando un atteggiamento di prontezza spavalda. Dipende dal carattere e dalla forza fisica. La terza meta è la pratica individuale e di squadra, un lavoro del Coach. L’esperienza darà consapevolezza al giocatore.

(Continua…vedi il “Double Team”)