Attacco Alla Difesa Individuale

UNDER 13 ARGENTA 2019

Quando si allenano ragazzi occorre un promemoria.

Avere per esempio questa immagine nel “desktop”, ogni volta che si accende il proprio PC.

L’interpretazione è personale.

Come li vogliamo, tecnicamente, dopo l’attività giovanile? E’ una delle possibili domande per la ricerca di vere soluzioni. Si raggiunge lo scopo scegliendo il modo d’interpretare il basket.

Tutti devono saper fare tutto, soprattutto tutti devono esercitarsi nel ruolo del playmaker, provando l’organizzazione del gioco.

La scelta del sistema di gioco diventa importante e avrà un riferimento tecnico (idea leader) che soddisfa le caratteristiche psicologiche, fisiche e tecniche dei ragazzi che devono essere rigorosamente migliorate.

Come già detto, per raggiungere questo scopo, pensiamo che tutti debbano giocare in un unico ruolo, quello del playmaker. Col loro talento a disposizione , buono o scarso che sia.

L’apprendimento

Giocare nella “cabina della regia”, non significa diventare “playmaker” , ma dare la possibilità di realizzare questa esperienza offre l’opportunità di migliorare l’interpretazione del gioco.

Come detto, lo faranno secondo le loro possibilità, buone o scarse che siano, seguendo un sistema di gioco che favorisca la loro esperienza.

Questa è la “chiave di volta”, ovvero l’aspetto fondamentale per riuscire a realizzare l’impresa.

NO AL “PENETRA-E-SCARICA”

L’attacco di squadra è una collaborazione di cinque attaccanti che si muovono senza palla, con palla, usando “passaggio e movimento” leggendo la difesa e andando sempre a rimbalzo dopo il tiro.

E’ la nostra proposta. Si muovono, consapevoli di raggiungere lo scopo, seguendo questa idea “leader”: “Attaccare 1c1 in palleggio la linea di fondo, ma come “finto attacco”.

ECCO I DETTAGLI

Schieramento “Croce” con inizio centrale e laterale


Non si può prescindere dal passaggio (Passing-Game) e Tiro-Rimbalzo. Il palleggio? Rigorosamente “protetto”. Niente Ball-Handling, per ora. Niente “penetra-e-scarica” per il tiro da 3Pt.
• La difesa è fatta col pressing tutto campo, usando il concetto che si difende contro una squadra e non contro un solo avversario. Va da sé che il “cambio” è una normalità tecnica e il raddoppio , pure.
Deve essere spiegato lo scopo , l’idea leader rappresentata dal “Finto Attacco”, attaccando il “fondo”. Ovvero essere pronti a fare quello che si finta, ma anche a fuggire in palleggio, se non si conquista il vantaggio di spazio.
• Quale sistema di gioco? Deve essere un attacco di squadra “valido sempre”, contro tutte le difese.
Lo schieramento è a “Croce” con la linea dei “Ragni”(Playmakers) e delle “Ali”, gli attaccanti della linea di fondo.


• Usando il passaggio, sia il movimento degli “esterni” che dei “ragni” , esprime l’idea del “passing-game”;
• Non ci sono ruoli fissi , ma interazione tra le due categorie “esterni-interni”, intercambiabili.
• Abbiamo “soluzioni” specifiche sia per i “ragni” che per gli “esterni”.
Significa che pur muovendosi insieme come un “corpo” unico, sulla linea centrale, perpendicolare della “croce”, i tre attaccanti possono collaborare escludendo i “laterali”. E viceversa.
• Alleniamo moltissimo la situazione di “sotto-numero” e “sopra-numero” fino a diventare specialisti. Lo saranno in futuro, naturalmente,
Il rientro difensivo deve essere molto allenato perché i ragazzi acquisiscono , con “tiro-rimbalzo”, la mentalità esagerata del rimbalzo , per conquistare cosi la possibilità di un secondo tiro.

LO SCOPO
Come già detto, abbiamo l’1c1 attaccando il “fondo” , anche dopo il primo passaggio, oppure facendo muovere la difesa, con palla che va da un lato all’altro, ovvero da “ alba-tramonto”, leggendo sempre la difesa.

Gli esercizi, dopo quelli a “secco”, sono rappresentati nei vari Diag. seguenti.


A- 1c1, Prendere il “vantaggio”, per tirare oppure fuggire

Scopo: Importante esercizio per far comprendere quando tirare o non farlo, per fuggire in palleggio, allargando il gioco. “A”, riceve palla e decide sul recupero del difensore.

Regola: “Mai fermare il palleggio: o tiro con vantaggio oppure fuga in palleggio”.

Descrizione: quando (1) con la palla passa, si comincia e il difensore (giallo) deve toccare la mano del Coach prima di rientrare.

B- 1c1, senza vantaggio, il difensore passa e difende. Il Coach in appoggio

Descrizione: prima si muove l’attaccante senza palla e si sposta.

Attaccare in palleggio la linea di fondo anche se il difensore non aggredisce.

Cercare il contatto e fuggire. Se il difensore non “abbocca all’esca”, si può passare al Coach. In questo caso, la difesa anticipa, per non far più ricevere.

C- 1c1 con appoggio

Descrizione: Trenino fondo campo. Il primo si esercita con l’auto-passaggio per ricevere e attaccare contro l’aggressività del secondo. Il terzo in appoggio.

Scopo: la realizzazione dell’idea “leader” che prevede la pratica dell’1c1, ma come finto attacco. Se non prende un vantaggio, non tira, ma mantiene il palleggio. Fugge , tornando in “ala” per giocare coi compasgni.

Under.13, Prepararsi Per La Gara

Allenando la crescita (psicologica , fisica e tecnica) degli Under13, ci chiediamo a cosa pensano e sperano prima di giocare. Probabilmente a nulla di particolare, qualcosa di assolutamente naturale, fare cioè un tiro.

Da come interpretano la gara, lo si può subito notare. Giocano cercando di fare un tiro perché hanno la quasi certezza di poter eventualmente correggerlo, cercando di recuperare il rimbalzo.

Eccesso di fiducia procurata dall’esecuzione di Tiro-Rimbalzo, ovvero “seguire” sempre la parabola del proprio tiro . Attuato senza rendersi conto del “come , quando e perché” si tira. Basta essere liberi per farlo, quindi quasi sempre.

Va da sé che il risultato delle  azioni non dipende solo da loro , ma soprattutto dagli avversari. Di solito, in campo, si trovano allo stesso livello degli avversari, ma cosa succede contro squadre più forti? La situazione cambia in modo totale e , per vincere, occorre sviluppare la consapevolezza delle loro azioni.

Cosa voglio dire? Il miglioramento è necessario.

Se con la loro scarsità tecnica e fisica hanno risultati positivi, possiamo procedere senza fretta, altrimenti va fatto un deciso passo avanti. Dobbiamo approfondire tutto, cominciando a migliorare la consapevolezza, partendo dalla preparazione psicologica alla partita, per un miglioramento più rapido.

Va da sé che li alleniamo su tutto, durante la settimana, ma la gara è un’altra cosa. La consapevolezza con cui hanno appreso lo spirito del basket si misura in partita cominciando dall’osservazione della loro prestazione. Di solito si comportano come se fossero stati preparati da altri allenatori.

Infatti, istintivamente, ognuno è allenatore di se stesso perché segue i propri desideri determinati dai sogni.  Come già detto, ogni ragazzo che va in campo pensa a fare un tiro, non importa come , quando e perché.

I nostri Under13 lo fanno con una fiducia smisurata per la loro abitudine di catturare ogni volta l’eventuale rimbalzo. Un comportamento sufficiente gareggiando contro avversari di pari livello, ma con squadre più forti occorre, come detto, fare un deciso passo avanti nella preparazione.

Cominciando a prepararsi mentalmente prima di giocare. I ragazzi devono andare in campo con un pensiero, una luce, che li possa guidare per iniziare bene la gara, perché chi ben comincia…

Non cambia il nostro apporto alla pratica settimanale, ma cureremo particolarmente il dettaglio tecnico del gioco, per la loro coerenza alla preparazione mentale, favorendo il risultato dell’incontro di campionato. Gestiranno meglio i  loro  “pensieri” per affrontare la gara.

Va da sé che terremo ben presente il lavoro precedentemente fatto.

• Tecnicamente, con gli allenamenti fondamentali per attacco, difesa e gioco;
• Fisicamente e mentalmente, facendoli giocare pressing tutto campo.
• Psicologicamente, mirando alla consapevolezza col “Quaderno del Basket” ;
• Agonisticamente insegnando la gestione dei comportamenti perché sappiamo in anticipo che NON agiranno come in allenamento. Per superare la tempesta delle loro tensioni abbiamo deciso che hanno bisogno della “luce”.

I GUERRIERI DELLA LUCE

Gli allenatori prima o poi cercano di trasmettere come si affronta la gara. Come? Parlandone. Proveranno con un consiglio che abbia l’effetto di una “luce”, che illumini la strada per affrontare il gioco, nella partita di campionato. Meno parole usano e meglio le ricorderanno.

Siamo soddisfatti per l’impegno, hanno lavorato bene tecnicamente (attacco e difesa), ma non diamo per scontato che abbiano compreso, interiorizzato, assorbito consapevolmente il lavoro fatto. Non è così.

Ripetiamo per sottolineare. Cosa possono pensare ragazzi Under 13 prima di giocare una partita? Come detto, realizzare dei canestri, quindi a fare un tiro , senza alcun dubbio. Ma sanno, “come-quando-perché” farlo?”

Assolutamente, no. Di solito dipende dal loro livello tecnico raggiunto e , il risultato della gara sicuramente è determinato dalla forza degli avversari.  I nostri Under.13 sono i “guerrieri della luce” per l’impegno profuso, ma il consiglio per l’attacco va dato. E la difesa? Tendenzialmente è più facile conoscere come agire in difesa, perché la palla da “maneggiare” per fare canestro ha le sue problematiche.

La preparazione mentale alla gara deve lasciare una traccia consapevole, ma sarà poco incisiva perché la “tempesta” è molto forte per credere che i ragazzi  ascolteranno tutti i consigli “pre-gara”. Ne basta però uno solo.

Prepararsi quindi ricordandolo, prima di entrare in campo e farlo sempre. Cominciamo con un concetto giusto, a cui inizieranno a pensarci mentre si allacciano le scarpe.

Farlo sempre prima della gara perché “sacco vuoto non sta in piedi” e la sicurezza contro le squadre forti traballa.

Ecco la “luce”. Si comincia a giocare con una idea, si entra in campo per far fare un tiro al compagno. Facile se ci si trova in CP e in soprannumero.

Diversamente facile se tutta la difesa è rientrata. Quindi bisogna saper organizzare e passare bene la palla. I compagni dovranno muoversi come sanno.

Ci basta il primo passaggio per dare la possibilità di ripassare la palla al “Santo”.

Il “passaggio” è il fondamentale più importante perché il basket è un gioco di squadra. Crea una amicizia, viene premiato con un sorriso, con un “cinque” oppure con un abbraccio.

La preparazione mentale “agonistica”, per l’approccio alla gara, è un “fondamentale” che non viene di solito insegnato fin dalle prime gare, perché riassumerlo in “uno solo” non è facile. Inutile fare tanti discorsi, sono loro che devono prepararsi per affrontare bene la gara e concentrarsi nella “luce” da energia a tutto il corpo. E’ un bel modo d’iniziare.

L’allenatore offre la sua idea: “entrare in campo per far fare un tiro al compagno”. Se tutti sfrutteranno questa “luce”, con consapevolezza, avremo il gioco di squadra.

Cercheranno di organizzare il gioco per fare un passaggio , invece di giocare “Uno-contro-tutti” alla Tex Willer, per fare un tiro. Questo concetto per iniziare la gara darà molte possibilità per cominciare bene e preparerà  i ragazzi per la “ricostruzione della casa del gioco”, quando gli avversari la distruggono.

PASSARE LA PALLA

Descrizione del Diag. Tutti si muovono prima del primo passaggio e il Playmaker di turno ha tre possibilità.
Deve poi tagliare a canestro fin sotto il cerchio, come se fosse un “santo”. Chi riceve guarda se è libero il compagno che taglia, poi può giocare 1c1, ma come finto attacco.

Ecco come in campo si mette in pratica la “Luce”, il consiglio del proprio allenatore.

Come detto , spesso si tralascia questo momento relativo all’approccio con la gara, oppure si riempie la testa ai ragazzi con tanti discorsi. Se invece non si dice nulla si pensa che saranno più tranquilli.

Va da se che l’allenatore può essere tranquillo per la certezza  che il lavoro fatto settimanalmente è stato appreso nel modo giusto, avendo dato “tutte” le indicazioni tecniche possibili.

Se è normale non pensarci da parte dell’istruttore, scontato sarà il risultato essendo la natura del giovane, del ragazzo, del bambino, naturalmente egoista e la personalità insicura.

“Giocano diversamente da come si sono allenati, dice subito l’istruttore”. Quante volte abbiamo detto o pensato questa frase alla fine di una gara? Quasi sempre. Si può darlo per scontato.

Tre sono le forze naturali che spingono il ragazzo ad una prestazione personale nella gara di campionato. L’affermazione di se stessi, il desiderio di fare canestro, l’egoismo… che regge le altre due spinte.

Questo vale soprattutto per i più bravi, naturalmente, quelli che ostentano sicurezza.

L’allenatore deve avere un piano per queste situazioni. Intanto se non giocano secondo le aspettative, vengono a sedere.

La durezza della panchina ha un collegamento diretto con la loro mente. Ci penseranno? Quasi certamente non capiranno il perché vengono tolti e vanno informati .

Questo aspetto psicologico relativo all’allenarsi in un modo e giocare diversamente, va però corretto trasmettendo cultura e disciplina.

I ragazzi vanno aiutati a comprendere le loro spinte mentali, ma bisogna poi essere implacabili sulla decisione di toglierli dal campo di fronte a loro perseverare negativo. Come e quando apprenderanno un giusto comportamento? Solo se comprenderanno la “luce” cercando di realizzarla, con i loro tempi, corti o lunghi che siano.

 

Poi, usando anche le “regole tecniche” perché il basket ha questa caratteristica, quella di essere uno sport di regole e fondamentali dove le regole hanno la priorità. Si può punire per il mancato rispetto della regola, come avviene con l’arbitro, per l’errato uso del piede perno.

L’allenatore inserisce “regole tecniche” per l’apprendimento del gioco, regole che creano conflitti di interesse. “Gioco e tiro per la mia soddisfazione ,oppure creo una situazione per il tiro del mio compagno?” Una “luce” stupenda da interiorizzare perché il basket è un gioco di squadra. Devono entrare in campo con questa idea.

Diventerà una regola? Le regole che vanno usate per la loro educazione tecnica e sportiva. L’ allenamento è la sede dell’educazione, della disciplina, per essere pronti ad affrontare la gara.

Le idee trasmesse dall’allenatore devono prendere il sopravvento sulle loro. “Bisogna giocare pensando di far fare un tiro, non di farlo personalmente.” Lo capiranno  se conoscono l’organizzazione del gioco, ma non solo il più bravo. Tutti devono sapere fare tutto.

Si Vince e Si Perde, Si Cade e Ci Si Rialza

By Stefano Panizza e Ettore Zuccheri

Nel settore giovanile è importante avere fatto tanta esperienza pregressa, ma anche saperla trasmettere. Allo scopo è indispensabile conoscere gli argomenti tecnici su cui lavorare , per migliorare sotto tutti gli aspetti, perché “tutti devono saper fare tutto”. Poiché i temi da considerare sono molti, non si può allenare da soli.

Per cominciare, ma non è la situazione ottimale, un allenatore può pensare al gioco e l’altro ai fondamentali. Almeno due allenatori, per far crescere bene i giovani, sono necessari. Tre sarebbe il numero perfetto perché altrettanti sono gli argomenti importanti. Attacco, difesa, fondamentali.

Non importa che ognuno dei tre collaboratori esponga oralmente , al capo allenatore, il suo programma perché solo eseguendo il lavoro in palestra si rende l’idea di quello che si vuole insegnare e far  comprendere che la strada esposta è quella giusta.

I benefici di un lavoro didattico non vanno solo dall’insegnante verso l’allievo , ma l’aspetto vantaggioso è reciproco. Anche dai ragazzi , dalle loro istintività manifestate nel gioco libero in palestra, si possono far propri movimenti speciali, da utilizzare per costruire una nuova identità.

Va da sé che occorrono idee personali da esporre ed utilizzarle per far crescere i propri giocatori.

Non si può allenare sempre copiando dagli altri perché i propri ragazzi sono diversamente speciali. Intanto, occorre pensare come devono essere alla fine di un percorso. Li vogliamo in grado si saper far tutto, secondo il loro talento , poco o molto che sia.

E’ fondamentale, che siano autonomi ed apprendano lo spirito del gioco.

Lo possono fare solo giocando per creare l’organizzazione del gioco. Devono andare in campo con l’idea di far fare un tiro, un assist al compagno e non per realizzare dei punti.

Ecco la grande meta , come  programma da sviluppare , andando ovviamente controcorrente.

Usiamo questo termine perchè conosciamo benissimo l’altro indirizzo, quello delle specializzazioni per la crescita di un gruppo a conduzione gerarchica dove il N°1 è il punto di riferimento assoluto. Il principio di Peter attende tutti alla fine dell’attività giovanile.

LA DIFESA E L’ATTACCO

Per noi la difesa deve essere assolutamente aggressiva. In attacco tutti devono conoscere l’organizzazione, il gioco del playmaker. Tutti devono saper fare tutto, quindi saper giocare anche “schiena a canestro”, ovvero il gioco del Post.

I fondamentali per esprimere e migliorare il gioco devono soddisfare soprattutto il “finale di ogni attacco”, ovvero Tiro-Rimbalzo.

La difesa deve utilizzare il pressing tutto campo con l’idea che non si difende contro un solo avversario ma bisogna ostacolare l’intera squadra. Il “cambio” difensivo è un’azione scontata.

Non dobbiamo pensare subito alla tecnica, ma alle abitudini da fare acquisire ai “Guerrieri della Luce” perchè la combattività è indispensabile. E’ la nostra prima meta.

“Ogni anno l’allenatore impara nuove cose dagli allievi avuti a disposizione. Una esperienza che viene trasmessa ai futuri ragazzi che ne beneficiano. Cosa voglio dire? Si può utilizzare una esperienza pregressa del Coach per aiutare, adattandola, i nuovi allievi, affinché sfruttino al massimo il loro talento.”

Va da sé che occorre fare una verifica iniziale , sul livello mentale, fisico e tecnico di partenza dei nuovi allievi, tenendo conto che la propria filosofia di insegnante non deve cambiare. Sappiamo in partenza che “si vince e si perde, si cade e ci si rialza”.

SI COMINCIA GIOCANDO

La prima considerazione da fare è che il lavoro fatto in palestra deve compensare la negatività scontata del periodo storico nei confronti delle abilità motorie. Cosa voglio dire?

Si gioca poco rispetto al passato e, visto la diversità e vastità dell’impegno tecnico da svolgere , non si può fare a meno di avere collaboratori fidati per un lavoro di equipe.

Va da sé che si deve portare avanti il gioco, senza pensare all’esecuzione che dipenderà anche dal livello raggiunto con la perfezione dei fondamentali. Come giocare? Noi lo chiamiamo “Gioco a ruota libera”, tutto campo, basato sulla velocità e destrezza, con possibilità di intervento  successivo dei compagni , partendo dal “2c2” con rientro difensivo. Una vecchia idea.

Ci alleniamo sempre in “affollamento” perchè pensiamo che abituarsi al caos sia meglio che avere le spaziature chiare.

Il pressing e la lotta ai rimbalzi deve dare l’idea dell’atteggiamento combattivo che devono avere i ragazzi. Pressing, gioco a “ruotas libera” e Tiro-Rimbalzo.

“Ci possono essere “assistenti” che vogliono apprendere il lavoro da svolgere, ma soprattutto occorrono “tecnici”, colleghi a cui affidare compiti ben precisi. Il Capo-Allenatore lascerà la libertà assoluta sul loro intervento sapendo che sarà collaborativo e di compenso sul lavoro svolto dagli altri.”

“Per migliorare gli aspetti tecnici con Ettore abbiamo trovato una simbiosi che ci pare, in questo momento, la migliore in assoluto. Sapendo che ciò che facciamo ora è frutto delle esperienze passate. Scontatamente, ciò che faremo a fine stagione sarà evidenziare l’evoluzione di quanto ora stiamo mettendo in campo (always moving forward)” .

IL RAPPORTO CON I GIOVANI

A nostro avviso i ragazzi devono essere disponibili sotto ogni aspetto che noi proponiamo, sia questo didattico oppure disciplinare. Non sono ammesse divagazioni o cadute di concentrazione, perché il tempo trascorso in palestra e sempre scarso, ma soprattutto didatticamente devono essere disponibili a fare un lavoro “casalingo”, per incamminarsi verso l’autonomia.Il fatto di alternarsi in campo degli istruttori , mantiene il livello alto di concentrazione.

Un canestro per ogni casa degli allievi è la chiave per risolvere il problema “tiro-rimbalzo”. Vogliamo sottolineare che l’idea di questo lavoro sul tiro fa aumentare la fiducia nel ragazzo che si rende molto disponibile all’esecuzione in gara quando, leggendo la difesa, si appresta al tiro che sarà sempre seguito dal movimento per catturare il suo rimbalzo.

“Rispettando la personalità del ragazzo, non si può pensare che il rapporto non vada sulla strada giusta se si cerca di ottenere il massimo impegno con metodi “sbrigativi”.  Per migliorare questo aspetto mentale (concentrazione-impegno) stiamo facendo un lavoro insieme dove, come al solito, Ettore fa il buono ed io faccio il cattivo (meglio il “severo”). La punizione (piegamenti sulle braccia) è la medicina giusta… che Ettore non usa mai.”

COMPENSARE E’ LA CHIAVE

Il rapporto con i collaboratori deve essere compensativo anche dal p.d.v dell’atteggiamento nel rapporto umano coi ragazzi. Non si può essere tutti intransigenti, anche i toni della voce devono essere diversamente collaborativi . Il ragazzo deve uscire dall’allenamento o gara soddisfatto per il rispetto ottenuto dal suo impegno.

“Ettore scherza e racconta le favole, per compensare i miei richiami severi. Per età siamo entrambi diversamente “nonni” . Il sottoscritto, coi nipoti naturali, lui lo diventa improvvisando “sceneggiate teatrali” coi ragazzi in palestra.

Poi li vizia, con una “ pacca” sulla spalla e gli racconta metafore vissute del “Jungle Team”, gli animali della foresta. Spesso compra la coca cola da vincere nelle partitelle.”

I ragazzi amano le favole e la comunicazione verbale che le ricorda è sempre ben accettata. Va da sé che, allenare è comunicare e con la favola si facilita il compito, in modo che ci sia la comprensione che favorisca l’accettazione del messaggio.

Nel sito www.videobasketballnet.com abbiamo un “blocco di articoli” dedicato a favole “tecniche”. Trattasi, il nostro, di una forma di collaborazione fra allenatori esperti che non ha bisogno di accordi preparatori. Lavoriamo sul campo regolando i nostri interventi tecnici compensativi. Un preparatore lavora per l’attacco e l’altro per la difesa. Entrambi sui fondamentali.

Il grande Dan Peterson agiva in questo modo coi suoi collaboratori. Chiedeva loro come intendevano agire. Tra persone esperte meno si parla, più si pratica la propria idea in campo e migliore sarà il risultato.

“In pratica, quando Ettore finisce la sua ora di allenamento piacevole , i ragazzi si ritrovano ad affrontare il “ brusco risveglio” per vedersela con un rapporto diverso.

Devono immergersi nella realtà dove il “lavoro di braccia”, se sbagliano, insieme alle “lavate di capo”, per i mancati interventi tecnici, li riportano a livello con la realtà della vita. La punizione è accettata, ma è come una spada di Damocle che controlla la concentrazione.”

Infatti devono essere educati a non sbagliare le cose semplici perché gli avversari, non regalano nulla.

La competizione richiede di essere sempre pronti a rialzarsi dopo ogni scivolone tecnico o psicologico derivante dalla supremazia avversaria o dall’atteggiamento “tosto” di chi ti ritrovi di fronte durante il match.

L’IDENTITA’

“Tuttavia, ogni gruppo ha la sua caratteristica da evidenziare e i nostri ragazzi sono caratterizzati dalla mancanza di quella fisica e maggiormente da quella tecnica.

Siamo però contenti che abbiano quella psicologica, la qualità dei veri lottatori senza paura.

Per questo qualcuno li ha nominati “Combattenti della luce”. Ovvero combattenti per la vittoria che illumina il loro volto stanco, ma soddisfatto, alla fine di ogni gara. Non capita spesso di essere soddisfatti per la vittoria, ci si trova spesso a dover fare i conti con sonore sconfitte.”

“Come quest’anno (2018-19) dopo tre partite vinte con un crescendo emotivo forte, ci hanno “stesi” con un sonoro -35.”

Ci sono sempre lati positivi da sottolineare. Perdere una gara combattendo senza subire né il loro ritmo né la loro fisicità , ma solo quella dell’aspetto tecnico, ci fa pensare bene per il futuro.

Abbiamo infatti un punto di riferimento per i nostri futuri progressi individuali e di squadra, sapendo dove , quando e perché lavorare. Sceglieremo senza indugi un aspetto tecnico piuttosto che un altro.

“Dovendoci dividere i compiti,  anche sui commenti da offrire ai ragazzi, le nostre disanime sulla prestazione della squadra, dopo la sconfitta, sono state uguali e contrarie ed i ragazzi sono rimasti allibiti da come ci troviamo sempre d’accordo anche quando offriamo due commenti diversi.

Sicuramente daremo loro tutto ciò che occorre per migliorare anche se Ettore si è mostrato soddisfatto e il sottoscritto non li ha “risparmiati”, perdonati per la loro prestazione “di….m”.”

“Partiremo dall’insegnamento che ci hanno regalato i precedenti gruppi allenati, perché la nostra filosofia è rimasta la stessa.”

Non vogliamo, non rincorriamo le specializzazioni perché pensiamo al loro futuro. Significa che tutti apprendano lo spirito del basket che si raggiunge nel saper “organizzare” e , nel tempo, apprendano il gioco “spalle a canestro”.

Il “sistema grafico” è ricordato nel Diag. dove abbiamo, nell’attacco  “ABI” , la linea “mediana verde” formata dai Playmaker che si alternano con gli esterni, pensando che “tutti dovranno essere in grado di fare tutto”.

Si attacca con la palla, senza la stessa e a rimbalzo, ma l’1c1 è fatto come “finto attacco” leggendo la difesa. Se ci pensate bene, tutta la pallacanestro giocata dovrebbe avere questo principio. Si può fnire un attacco individuale se si prende un vantaggio, ma non capita sempre… Riconoscerlo è importante per stabilire di giocare coi compagni.

Nel secondo Diag. vedete l’esecuzione di un blocco. Va da se che c’è un tempo per ogni fondamentale…che verrà insegnato a suo tempo.

L’aspetto psicologico di tutti i nostri ragazzi, giustamente soprannominati “Combattenti della luce”, è una qualità non sempre riscontrabile in una squadra. Di solito uno o due per squadra si distinguono, ma i nostri sembrano selezionati da un reclutatore illuminato che li ha scelti per il carattere.

L’angolo Tecnico

Il Basket è uno sport costruito su regole e fondamentali dove le prime hanno la priorità. E’ anche un gioco di squadra dove la “socializzazione”, la spicologia,  hanno una importanza straordinaria. Senza dimenticare che , la fisicità , è un aspetto che può dominare la scena.

E la tecnica? E’ l’ultima ruota del carro, tutti la possono apprendere, secondo le loro possibilità. Tuttavia, alla fine queste componenti hanno il loro peso, si fanno sentire perchè il basket è unico, una sola cosa, guidata dalla ragione.

L’intelligenza di gioco tiene conto che il basket è uno sport di reazione e velocità che si realizza come una partita a scacchi , giocata a livello dei fondamentali individuali e di squadra. La “finta” è la regina del gioco.

E’ un fondamentale che, paradossalmente non è inserito nell’elenco perchè l’esecuzione non sarebbe più “a secco”, ma “bagnata” di tattica.

“PENETRA E SCARICA” E’ UN FINTO ATTACCO                                                                                                                                                                                     

E’ una finta e, come tale deve essere credibile, quindi bisogna essere pronti a fare quello che avevamo precedentemente fintato.

Tutta la pallacanestro mondiale gioca in questo modo , dentro un sistema a conduzione gerarchica e interpretazione tecnica individuale, specialistica. Palleggio e tiro, senza rimbalzo.

Quindi, penetrazione in palleggio come finto attacco, leggendo la difesa.

Lo scopo della finta? Far reagire la difesa come vuole l’attacco per favorisce una successiva azione che si può esaurire (non sempre) col passaggio “di scarico” e il tiro da 3Pt..                                                                                                                                                                                                            Va da sé che non c’è una sola azione possibile.                                                                                                                                                                                         1-Penetrare in palleggio e tirare; 2-Penetrare in palleggio e scaricare per il tiro da 3Pt; 3-Contro la difesa “vincente”: Fuggire in palleggio, dopo l’auto-blocco per contatto difensivo.                                                                                                                                                                                                    In quest’ultimo caso , si sfrutta un vantaggio “spazio-tempo” per una successiva azione col passaggio, possibile inizio di un gioco di squadra.                                                                                                                                                              Penetra e scarica? Praticamente, si attacca in palleggio leggendo la difesa e si sceglie la soluzione successiva, 1°, 2° e 3°. La terza, solamente se il difensore “contiene”.                                                                                                                                                                                                                             Solo per puntualizzare. La terza soluzione non è mai stata utilizzata, meglio dire, poco utilizzata. Si avvera quando il difensore chiude la strada col corpo, vincendo il confronto. Se si mantiene “vivo” il palleggio diventa una situazione simile a quella fatta con l’auto-blocco per smarcarsi senza la palla.                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Riassumendo, “penetra e scarica” è l’idea leader più usata al mondo. Un’azione offensiva che dovrebbe far reagire tutta la difesa, “costretta” ad aiutare, per favorire il passaggio “di scarico” e il tiro da 3Pt. Senza rimbalzo, naturalmente e questo è il principale difetto di questo attacco. Non è il solo. La specializzazione dei ruoli dovrebbe essere vietata nella categoria Under. 

 

Può essere eseguita con una modalità semplice (Vedi il Diag. sopra) oppure in forma complessa, come si può vedere nel secondo Diag. , dove l’incrocio laterale ed il “Pick-and-Roll” fungono da ulteriore “finto attacco”. L’attacco vero è la penetrazione in palleggio (rosso) verso il centro dell’area.

La difesa reagisce perché il basket è uno sport di “azione e reazione”.  Può farlo di squadra, ma anche individualmente.

Se si sviluppa il concetto della difesa individuale, può riuscirci chiudendo col corpo la via del canestro. Solo i più bravi ce la fanno.

Va da sé che il “finto attacco” con penetrazione in palleggio deve tener conto che il difensore può chiudere la strada col corpo impedendo lo “scarico”.

In questo caso, il palleggiatore deve essere pronto a prendere un vantaggio con “la fuga in palleggio”, allargando il gioco. Lo scopo? Potrebbe essere una opportunità per giocare di squadra, col “Passing-Game”, un attacco di passaggi e movimenti che si sposa benissimo col “penetra e scarica”.

La Grande Lezione Di Bob Cousy e Romeo Sacchetti

Il basket si impara copiando, da soli possibilmente. Il bravo istruttore , in questo periodo storico, dovrebbe favorire questo tipo di apprendimento. Tuttavia, copiare è dentro il DNA del basket, ma non sempre e per sempre.

Poiché si gioca per vincere e non solo per partecipare, semplicemente perché è dentro la natura umana, l’esempio di Bob Cousy deve insegnare , far venire in mente il suo modello, mettendo la sua foto sopra la propria scrivania.

Anche lui aveva in qualche modo copiato il basket, ma un giorno per uscire da una mischia in palleggio fece un movimento nuovo che sorprese tutta la difesa.

Questo è l’essenza del basket. Imparare copiando è OK, ma anche fare qualcosa in più e di diverso dagli altri, perché è la chiave per vincere. Evitando le solite ipocrisie.

Tutti, invece, fanno uguale, le stesse cose tecniche, sia a livello individuale che di squadra. La diversità è solamente quella offerta dal proprio talento che regala una sfumatura personale .

Va da sé che i fondamentali nuovi sorprendono sempre e sono vincenti come lo è stato quella prima volta per il grande Bob. Attenzione, non ci sono solo quelli individuali. Un nuovo modo d’interpretare il gioco di squadra può lasciare un segno positivo per la vittoria.

L’ultimo esempio è stato offerto da Romeo Sacchetti con la sua Dinamo Sassari che vince, nel 2015, tre trofei nazionali.

Non c’è mai un solo motivo per cui si vince ma la sorpresa è stata la novità tecnica con una gioco basato sulla velocità e il tiro da 3Pt.

Ha sorpreso l’intero movimento cestistico italiano, non preparato all’evento. Una novità tecnica che richiama l’esempio di Bob Cousy.

Invece di seguire la corrente del fiume, Romeo Sacchetti è andato contro corrente, usando una nuova mentalità di gioco. Un esempio per tutti gli allenatori.

Non c’è bisogno di Albert Einstein per farlo, basta andare nel mare dei fondamentali dimenticati oppure pensare ad indirizzi tecnici diversi da quelli normalmente sfruttati.

Quindi,  cambiare la filosofia, ovvero non seguire quella di fare solo come fanno tutti. Andare contro corrente è meglio, soprattutto se c’è la possibilità di  miglioramento individuale per i giocatori giovani.

Il sistema attualmente usato, si arroga la possibilità della utilizzazione  vincente dei ruoli,  dentro un sistema a trazione gerarchica. Non tutti i giocatori hanno la stessa possibilità di miglioramento. Anzi,  per alcuni giunge presto il loro livello di incompetenza.

Si potrebbe per esempio pensare, invece dei ruoli, di mettere in campo la fisicità eseguendo un basket adatto alla situazione contingente, conveniente alle caratteristiche dei giocatori in campo. 

Gli avversari si troverebbero sorpresi perché la fisicità è un elemento vincente.
Se i ruoli possono avere un tasso di abilità soddisfacente, a volte la fisicità offre una spinta superiore creando un disagio agli avversari che prelude alla vittoria.

Ci possono essere tante idee, ma il messaggio di Bob Cousy è circosritto alla esecuzione in campo. Cosa voglio dire? Il basket si apprende vedendolo, quindi tutte le idee tecniche vanno eseguite in campo, non raccontate.

Il Gioco a “Ruota Libera”

IL GIOCO A “RUOTA LIBERA” By Stefano Panizza.

Ex giocatore di Argenta (Fe) allena da 10 anni le giovanili e da alcuni anni la serie “D” del paese. Quest’anno (2018) è in lotta per il passaggio di categoria.

Ha in passato una collaborazione tecnica con Ettore Zuccheri, una attività “InBin” fatta coi ragazzi nati nel 1998 di Budrio-Argenta.

La squadra “InBin.1998” è campione regionale di categoria Under20, conquistato nel 2017.

LO SCOPO, IL LIVELLO, LA MODALITÀ

Lasciar giocare i ragazzi senza intervenire è assolutamente importante perché la libertà fa sempre bene allo “spirito del basket” ed è necessaria allo sviluppo della propria personalità, in vista dell’autonomia.

Dipende sempre dalla “fase” stagionale e dal numero degli allenamenti a disposizione, ma nella programmazione settimanale è da farsi almeno una volta. Non andando più al “campetto” dobbiamo crearlo in allenamento.

Il gioco “a ruota libera” può essere fatto in tanti modi, anche gestito dagli stessi giocatori. Ogni tanto li lasciamo nell’auto-gestione ma nel contesto di una partita regolare, 5c5, con l’allenatore come arbitro, e in palio la “Coca-Cola”.

E’ una forma di attività molto gradita.

Un’altra modalità è farli giocare in spazi larghi, facilitati e vantaggiosi, col gioco basato sull’azione-reazione. E’ necessario che giochino in questo modo anche per far risaltare le loro abilità, poche o molte che siano (con palla, senza palla e a rimbalzo) e sviluppare la mentalità di gioco in velocità, attaccando il canestro.

UNA SOLA REGOLA.

Si tira solamente se c’è il vantaggio acquisito e confermato. Non vogliamo “tiri ignoranti” che per noi sono “stupidi tiri”. Si perde la palla, come facendo una infrazione al regolamento.

La modalità del “gioco a ruota libera”? Va fatto nelle forme conosciute, ovvero quelle che hanno affinità col sistema scelto per le gare agonistiche. Una volta si chiamavano “spezzoni” del sistema sui quali si gioca abitualmente.

La libertà di pensiero e azione, mentre si gioca , mette in evidenzia pregi e difetti. Praticamente tutto ciò che si è consolidato e reso consapevole.

Trattasi realmente di un gioco “senza freni”, divertente , con spazi favorevoli e con poche regole. Quindi massimo divertimento.

Come detto è fatto a grande velocità sotto controllo, quindi valido anche per una verifica dei fondamentali.

Va da sé che è allenante per le transizioni, con e senza sotto-numero. Si può giocare 2c2, 3c3 , 4c4, ma anche 5c5 se il gruppo ha 20 ragazzi.

A volte la situazione è di sovrannumero, ma col recupero difensivo che tende a stabilizzare l’equilibrio numerico. Proponiamo una serie di attività conosciute, praticate da sempre. Nessuna novità, ma vogliamo indicare, consigliare le esercitazioni importanti.

1-GIOCO TUTTO CAMPO CON GLI “APPOGGI” LATERALI

Cominciamo con “2c2” , con gioco totale (impegna un gruppo con minimo 8 e massimo 16 ragazzi) ed uso degli “appoggi”. Possono essere posizionali di lato, ma anche in mezzo come “ragni”.

Permette di giocare con palla e senza palla e a rimbalzo. Va fatto con la rotazione dei ruoli, difensivi, di appoggio e offensivi.

Si sviluppa il passaggio e il movimento senza palla.

Gli appoggi in campo sono quattro, sistemati ai lati. Se è possibile cercare di abbinare “Coppie-Colori-Diversi”.

Gli “appoggi” possono passare ai compagni marcati o passarsi la palla, ma non tirare. Fuori dal campo ci sono quelli pronti ad entrare come appoggi.

Va da sé che gli “appoggi” nuovi entrano in gioco effettivo quando finisce un’azione. Infatti (1) e (2) hanno attaccato sfruttando gli appoggi (5) e (6), ma dopo il tiro gli attaccanti escono e “appoggiano”.

Chi difende (rosso) ora attacca e sono i gialli che, entrano in gioco effettivo, in difesa. Come detto chi ha finito l’attacco esce dal campo. Con un gruppo di 8-12-16 ragazzi, giocare almeno un’ora.

DESCRIZIONE:

Potrebbe bastare quanto detto, sempre considerando il Diag. sopra, ma ripetere giova e completa, anche se il concetto è semplice. Rotazione dei giocatori in campo, finito l’attacco.

Due escono (attaccanti bianchi) e due entrano (ex appoggi) in difesa, mentre gli ex-difensori (rossi), conquistato il possesso di palla, attaccano. Dopo il passaggio di apertura, passano ai “ragni” azzurri che sono verticali, in appoggio.

Ripetiamo:  quando (1) e (2) finiscono , escono, mentre i difensori diventano attaccanti, contro gli “appoggi vicini” (5) e (6), che entrano in gioco, come difensori .

Quelli fuori campo (neri) entreranno in appoggio. Nell’altra metà campo sono pronti (3) e (4) per l’appoggio ai giocatori “rossi”, però possono anche sistemarsi verticalmente. Ovvero, come “ragni”.

Va da sè che l’appoggio può essere fatto lateralmente, oppure col “ragno”, centrale. Succede, per esempio, se uno degli appoggi “azzurri” si posiziona centralmente , sulla linea mediana che unisce i due canestri, l’altro diventa “santo”, sotto canestro. Riceve dall’attaccante “rosso”, il primo ragno,   e smista sotto canestro.

Si può concludere per un sottomano ai due “rossi”, oppure “il santo” ripassa al centro e si gioca. Il riferimento al “sistema di gioco” fa comprendere che si può passare agli esterni della “croce”, oppure si palleggia di lato per giocare coi “ragni” interni.

Veramente una esercitazione stupenda, da fare spesso, almeno una volta alla settimana.

IL RIFERIMENTO AL SISTEMA DI GIOCO

Il sistema di gioco di riferimento parte coi giocatori posizionati come una “croce”, quindi i due attaccanti dell’esercizio, possono partire come “alto-basso”, oppure di lato.

A nostro avviso tutti gli esercizi debbono avere un riferimento al sistema di gioco.

Trattasi di un “Passing-Game”, ovvero passaggio e movimento, con diverso comportamento tra interni (ragni) ed esterni, ma con possibilità di interazione. L’idea “leader” è l’1c1, ma come “finto attacco”, un concetto sviluppato in altri articoli.

Va da sé che il gioco a “ruota libera” il 2c2, ha questo riferimento.

 

Veramente un ottimo esercizio-gioco che rispecchia la filosofia di ABI (alto-basso), il nostro sistema di gioco.

Come già detto, il sistema ABI è un “passing-game” dove esterni ed interni si comportano in modo diverso, con possibilità di interazione.

Prima del passaggio di entrata, tutti si muovono, con spostamenti orizzontali e verticali (Vedi Diag.).

Dopo il movimento di tutti ecco cosa succede col primo passaggio.

Nel Diag. si può notare come il primo passaggio d’ingresso sia molto interessante.

Va da sé che si possono seguire tante idee di gioco. Ogni allenatore ha la sua strada.

La nostra segue l’esecuzione del sistema “alto-basso”, ovvero ABI, adatto ad attaccare ogni difesa.

2- ATTACCO E RIENTRO DIFENSIVO

Trattasi di un vecchio esercizio-gioco che ha lo stesso scopo del precedente , ma si gioca 4c4, quando i ragazzi sono 16.

Dividere il gruppo in due squadre da 8 ragazzi che affrontano gli avversari con soli quattro compagni, mentre gli altri sono pronti ad intervenire per il CP con partenza dalla linea di fondo campo.

Quando i difensori (rossi) cattureranno il rimbalzo, sono i compagni posizionati sulla linea di fondo che scattano in CP (contropiede) e i “cerchi” dovranno rientrare e difendere.

Se invece i ragazzi a disposizione sono 12, l’esercitazione è fatta 3c3 con recupero difensivo. Con 8 ragazzi, 2c2.

Si gioca senza appoggi ed è possibile farlo con 8-12-16 giocatori. Gli scopi sono quelli del “gioco senza freni”, in velocità. Va da se che il rientro difensivo dei “cerchi” (bianchi) è difficoltoso perché gli avversari sono sbilanciati in avanti.

IL RIFERIMENTO AL SISTEMA DI GIOCO

Si occupano gli spazi della “croce” e, oltre agli esterni che giocano col “dai-e-cambia”, si inserisce uno dei due ragni che solitamente occupano gli spazi interni. Le collaborazioni sono quelle dei giochi-a-due senza l’uso dei blocchi.

I blocchi sono una prerogativa del gioco interno coi “ragni”. Il blocco va inegnato presto, perchè è un fondamentale difficile, ma soprattutto è importante perchè da la possibilità di una difesa efficace contro gli stessi.

Vogliamo ricordare che questo sistema prevede l’1c1 in palleggio, attaccando la linea di fondo, ma come “finto attacco”. Un concetto visto in altri articoli che rappresenta l’idea leader del nostro sistema. Un’idea relativa al gioco degli esterni. I ragni possono giocare col “blocco”.

Nel Diag. abbiamo uno dei tanti esempi del gioco coi “ragni”. 

Descrizione: dopo che tutti si sono mossi senza palla, il primo passaggio può essere fatto centralmente ai “ragni”. Tra loro usano “blocca-e-riblocca”, mentre i compagni sono , in movimento, sulla linea di fondo. Quella del Diag. è una possibile soluzione.

NB: queste due esercitazioni , fatte per la velocità specifica, sono importantissime e compensano l’attività fatta col 5c5 a metà campo che, comunque , va fatta secondo le modalità solite. Nelle partite, usando il pressing tutto campo, prepariamo i ragazzi, Under15-16, in modo completo al gioco.

Kresimir Cosic e Il Gioco Di Squadra

COI GIOVANI PARTIAMO DAL PASSAGGIO RICORDANDO COSIC

Con lui si vinceva sempre, ma non ha avuto un ritorno di gloria che si meritava. Sicuramente in Croazia, ma da noi non è mai stato valutato per essere “copiato”, come tutti di solito fanno. Della serie, “giochiamo alla Kresimir Cosic”, non l’ho mai sentito dire.

Sapeva fare tutto ma non era una macchina da canestri. Tirava bene ma preferiva passare bene, perchè aveva compreso il valore del passaggio per risolvere i problemi del gioco.

Non ha mai fatto un tiro, tanto per farlo, considerando che era molto tempo che non lo faceva. Una cretinata che fanno in molti. Piuttosto lo faceva fare ai compagni, un tiro, perché l’importante erano i 2Pt., non chi li faceva.

Prendeva i rimbalzi per passare velocemente e avere la transizione rapida. Se non riusciva il contropiede voleva il primo passaggio, andando in “mezzo alla ragnatela dei passaggi”.

NOI GIOCHIAMO ALLA COSIC

Per dare più importanza al passaggio che al tiro (senza dimenticarlo) abbiamo “creato” un nuovo elemento cresciuto tra gli animali-giocatori che frequentavano la scuola di basket nello “Zoo di Roma”. Animali protagonisti delle favole che ci servono per comunicare concetti di basket.

Lo abbiamo chiamato “Il Ragno” perchè, si muove senza palla per andare “al centro” della “ragnatela dei passaggi”, per riceverla e fare un assist. Abbiamo voluto imitare il grande Kresimir Cosic e lo facciamo  per far eseguire a tutti i nostri ragazzi, protagonisti di questo periodo storico, il concetto del creatore di gioco, il Playmaker.

Vogliamo che tutti i colleghi Coach sappiano come  riusciamo a raggiungere, faticosamente, la  nostra meta. Il motivo è perchè la fuliggine intasa il “camino” dei nostri ragazzi di abitudini pregresse. Sforzo per il tentativo di far giocare tutti playmaker, per imitare il “Grande Ragno”.

Tutti i fondamentali sono importanti ma il passaggio lo è di più, ma non può essere la prerogativa di un solo giocatore. Molti pensano alla importanza del passaggio, ma poi si cura in modo particolare il tiro (siamo d’accordo), il palleggio e gli schemi. E’ il motivo per cui i giovani Under vanno in campo per fare un tiro e mai per farlo fare. 

Cambiare indirizzo è necessario, e una volta tanto abbiamo provato a fare cosi. Coi giovani siamo partiti per sviluppare soprattutto il passaggio (senza dimenticare il tiro), ma da parte di tutti, perchè tutti possano comprendere come costruire il gioco di squadra e riproporlo quando la difesa distrugge “la casa del gioco”.

Tutti giocano playmaker, con quello che sanno fare poco o molto che sia. Abbiamo raccolto il messaggio di  Cosic, applicandolo a tutti. Un “assist crea l’amicizia e felicità”, poi  fa sorridere due persone invece di una sola.

Non abbiamo basato la nostra didattica sugli esercizi di passaggio, quelli fatti “a secco”, ma sul gioco di squadra e le sue regole basate sul movimento senza palla di quattro giocatori, mentre uno solo cerca il passaggio per chi si libera dalla difesa.

Due sono le possibilità per farlo. Col passaggio ,dal “finto attacco” in palleggio, all’ala.  Oppure passando la palla al “Ragno” con movimento di tutti. In tutti e due i casi, il dai-e-vai di (1), fin sotto canestro, è decisivo per l’attacco. Provare per credere.

Dentro questo modo di attaccare la difesa individuale e la zona ci sono tutti i tipi di passaggio da apprendere giocando.

Un attacco dove tutti devono organizzare il gioco. Partendo dalla linea mediana centrale, di lato e soprattutto come “ragno”, dentro la ragnatela dei passaggi. Giocando, non facendo gli esercizi “a secco”.

Non c’è la specializzazione di uno solo, ma tutti sono chiamati ad organizzare il gioco, soprattutto come “ragno”. I fondamentali di passaggio vanno fatti con la difesa, quindi con gli “spezzoni” del gioco, soprattutto 3c3.

L’allenatore che trasmette cultura è quello che dice, sottolinea l’importanza di fare l’assist, non il tiro che comunque va allenato con tenacia. E quando un ragazzo è chiamato per scoccarlo, deve sempre andare a rimbalzo per un concetto di mentalità e semplicità. 

Il “finto attacco” in palleggio è la chiave perchè diventa facilmente “attacco”, secondo la prerogativa della finta.

Provate a guardare il primo Diag. in alto oppure ad immaginare i quattro compagni che si muovono senza palla.

Per un attimo sono tutti dentro l’area. Il “finto attacco” in palleggio , che diventa attacco leggendo la difesa, ha tutto lo spazio utile di lato all’area, per finire l’attacco in palleggio.

KRESIMIR, UN PLAYMAKER DI 2,11m.

Lo ricordate? In attacco, contro la difesa schierata, da solo faceva il gioco di squadra usando il passaggio, bastava fare a lui il primo, ma poi tutti si muovevano secondo le regole di una “idea leader”.

Semplicemente una regola che non può rimanere sola. Il gioco di squadra è fatto di regole e fondamentali dove le regole hanno la precedenza. Ci vogliono regole di movimento senza la palla per andare dove l’attaccante è un pericolo per la difesa.

Non pensate subito ai fondamentali, ma al gioco di squadra e alle sue regole. I fondamentali vengono dopo e sono importantissimi.

E non pensate subito al tiro (comunque importante) , ma a chi fa il passaggio per un tiro al quale va abbinata l’abitudine di andare a rimbalzo.

Si può fare se tutti sviluppano l’idea organizzativa, se tutti giocano Playmaker, se tutti tirano, andando però a rimbalzo.

Per organizzare , basta stare in mezzo o di lato con la palla, oppure in mezzo alla ragnatela come “un Ragno”. Andarci senza la palla, ma partendo da lontano, quando la difesa si prepara per aiutare.

Attenzione. Col gioco di squadra si pensa subito all’attacco ma , come tutti sanno, va chiarito ai giovani che è soprattutto difensivo. Per fare il gioco di squadra in difesa bisogna pensare che “individualmente” si deve giocare contro una squadra, non solo a marcare un uomo assegnato.

Poi, basta stare attenti a cosa succede in campo, intervenire con orgoglio e seguire le indicazioni del Coach che vuole creare un disagio. Infatti ogni difesa di squadra che si rispetti ha un’idea leader proprio per questo.

Poichè tutte le squadre giocano penetrando-scaricando per il tiro da 3Pt., anche nei primi livello giovanili, orgoglioso ed intelligente è il ragazzo che comprende quando prendere “lo sfondamento”.

COINVOLGERE LA SQUADRA

La nostra regola principale per il gioco di squadra è fatta dal movimento di quattro giocatori senza palla.

Il gioco collettivo ha bisogno di tener conto della “situazione” perché il basket è uno sport di situazioni.

C’è per esempio la situazione della transizione ma soprattutto va considerata quella variabile con la difesa schierata.

Un attaccante ha la palla e tutti simuovono per riceverla. La situazione nella quale ci alleniamo maggiormente è quella della “rimessa” contro il pressing. Un esercizio-gioco 5c5 da fare in tutti i modi che l’istruttore può immaginare.

Tutti si muovono per  ricevere  e far avanzare la palla col passaggio. Quindi col “movimento del “ragno”, senza palla. Guardate il Diag. sopra e immaginate.

Due giocatori si allontanano per ricevere il passaggio lungo, ma se questo non riesce, ritornano, come “ragni” in mezzo alla “ragnatela dei passaggi”. I palleggi sono limitati al massimo.

Se invece la rimessa è fatta 3/4 campo , sempre contro il pressing, si muovono senza palla in quattro ma con disposizione “treno”. Il primo movimento è fondamentale perchè il “capo treno” si muove “correndo” sui vagoni ed allontanandosi, ma poi “rientrando” come “ragno”. Lo stesso concetto ricorre sempre.

Questo è l’idea  da memorizzare col tempo, ma fanno in fretta. Il giocatore che si trova lontano dalla palla, in qualsiasi situazione di gioco, metà e tutto campo, diventa “ragno”, ovvero il nostro Playmaker. Tutti si esercitano ad eseguire la rimessa della palla in gioco. 

Non è uno specialista-designato, perchè è l’abitudine che noi vogliamo dare a tutti per la gestione del gioco. Va da sè che in allenamento bisogna giocare molto, rispetto al trempo a disposizione.

Superata la metà campo i giocatori occupano gli spazi importanti per sviluppare il sistema di gioco, con due “ragni” e tre esterni occupandoli a seconda del risultato della transizione.

Non ci sono ruoli fissi tra “ragni” ed esterni. Se la palla viene passata agli esterni si gioca in un modo, nel caso di passaggio  “ragni” , in un altro. Seguendo quale idea?

Dai e cambia con gli “esterni” e Pick-and-Roll tra gli “interni”. Insegnamo il blocco perchè dobbiamo anche allenarci a difenderlo. Questi due tipi di movimento , dentro lo stesso gioco,  di squadra è interessante.

Una filosofia di gioco che crea molte situazioni di passaggio, con diversi tipi sui quali va fatto molto allenamento particolare. Le scelte sul tipo di gioco di squadra e dettagli, va fatto con l’idea “valida sempre”, per tutto il periodo “Under”.

Soprattutto se la palla viene passata ai “ragni” che usano il blocco tra di loro mentre gli altri, in diverso modo si abbassano sul fondo, ma non rimangono fermi.

Attenzione. A volte ci sono troppe idee e bisogna somministrarle adagio per non confondere, ma come già detto, con Kresimir Cosic in campo si faceva il gioco di squadra più semplicemente.

Passandogli subito la palla. Come?  Semplice, lanciandola in mezzo alla “ragnatela dei passaggi”, dove lui andava come un lungo, magro e invincibile “Ragno”.

Bastava poi che gli altri si muovessero per conquistare un vantaggio di spazio è avrebbero avuto in mano la palla per un tiro comodo, da sotto oppure da fuori area.

Senza troppi passaggi, uno solo a lui, ma con tanto movimento degli altri compagni senza la palla.

Esattamente l’opposto di quello che accade oggi sui campi a favore del tiro da 3Pt. Una follia a farlo eseguire agli Under prima fascia, ma è quello che succede.

Il “ragno” ha la palla e tutti si muovono secondo una idea leader.

Si potrebbe pensare ad una specializzazione che solo Cosic  poteva fare per le sue caratteristiche piscologiche, fisiche e tecniche. 

Invece non è così, perché insegnando il “Gioco-Del-Ragno” ai giovani, c’è un approccio vincente al gioco di squadra dovuto al passaggio e al movimento senza la palla.

IL GUSTO DELL’ASSIST PARTE DA “LONTANO”

Quando i giocatori si trovano lontano dalla palla, invece di dormire, si trovano nella situazione per ricevere la palla e gustare l’effetto dell’assist che penetra nella profondità umana e provoca soddisfazione, perché l’assist , come già detto, fa felici due giocatori e migliora l’amicizia.

Ecco il ruolo del “Ragno”, dobbiamo ripetere la sua “definizione”? Tutti lo possono fare, anzi lo devono realizzare perchè è il concetto del playmaker avanzato.

Si va controcorrente anche sotto il profilo della didattica dove normalmente si prova gusto a fare un tiro , invece col “ragno” …a farlo fare.

Si può fare un assist anche partendo vicini alla palla, ma dipende dalla difesa.

Non è la stessa cosa quando si è posizionati lontano e si esegue il movimento senza palla più importante.

Comunque, dipende sempre dalla difesa, ma per altri motivi, perchè , col “ragno”, viene disturbata nei suoi scopi.

Le strade per imparare a passare la palla possono essere diverse, ma il “ragno” si muove senza palla, partendo da lontano e non trova ostacoli a farlo. La riceve facilmente  ed efficacemente la trasforma in assist, se tutti si muovono senza palla leggendo la difesa.

Va da sè che tanti sono i modi d’interpretare il gioco, ma noi abbiamo la meta importante di togliere le specializzazioni e di far giocare tutti nell’unico ruolo, quello del “costruttore” del gioco. Ci vuole più tempo rispetto alle specializzazioni.

Importante far muovere tutti senza la palla per poterla ricevere e giocare. Un giocatore col possesso di palla e quattro che si muovono senza, in modo aggressivo per condizionare la difesa.

Diverso giocare, come fanno tutti fin dalle prime fasce Under,  rimanendo fermi per ricevere “lo scarico” , dopo la penetrazione in palleggio, per il tiro da 3Pt.

Il gioco si è sviluppato solo in questo senso e non è adatto ai giovani, se non si cura il “gradino” precedente, quello che prevede l’apprendimento nel ruolo del Playmaker, esercitandosi nel gioco senza palla.

Kresimir Cosic ci ha insegnato  una strada adatta ai giovani e ,contrariamente a quello che si potrebbe pensare, lo possono fare tutti e comprendere proprio tutti che l’assist non dona la felicità solo a chi tira.

La sua idea, il suo esempio, non ha avuto seguito.

Ha sempre vinto ,ma con una “risonanza” senza copiature. Come se fosse stata casuale, quando invece, il suo messaggio,  era un piccolo dettaglio partorito da una grande mente.

Si può fare la stessa cosa con i giovani? La risposta è scontata, si deve, ma creando il ruolo del “ragno”, il giocatore che riceve in mezzo alla ragnatela dei passaggi.

Imparerebbero tutti a passare meglio , orgogliosi nel far fare un tiro facile al compagno. Ricordando che , scoccandolo da fuori area, è importante che diventi   “Tiro-Rimbalzo”,  perchè l’istruttore sta allenando i giovani e non la serie A.

Della serie, il gioco di squadra fatto nella categoria “Under”, si ottiene col movimento senza palla per riceverla come “ragno”. Un nuovo ruolo per realizzare un’idea leader col passaggio. Quando poi  il “ragno” tenta l’assist,  riesce se tutta la squadra si muove senza palla.

IL FONDAMENTALE DI SQUADRA

Caliamoci ora in palestra e vestiamoci da “Istruttore”. Come si migliora il passaggio? E’ facile sentire ripetere la domanda di molti allenatori, spesso non soddisfatti della risposta basata sui fondamentali fatti a “secco”. Occorre fare una scelta, riferita al gioco-di-squadra.

Va da sè che non basta il back-door per imparare a passare la palla. Ricordiamo sempre che stiamo allenando dei giovani e il back-door è una possibile azione dentro il gioco di squadra, ma da dove parte il passaggio è importante.

Bisogna imparare a riceverla con autoblocco e movimento del “ragno”. Generalmente, si può dire che si migliora il passaggio, usandolo nel “gioco di squadra”, se  l’esecutore proverà piacere nel realizzarlo per creare, facilitare il tiro a favore compagno.

Facciamo in modo che tutti i compagni,senza palla, si muovono per riceverla. Nel nostro sistema, i movimenti  sono orizzontali e verticali. Una regola stabilisce che “i ragni” giocano diversamente dagli esterni, ma non c’è specializzazione. Tutto viene stabilito nel gioco in transizione, chi arriva prima nella corsa senza palla verso il canestro, rimane dentro l’area. Tutti fanno tutto.

Se la palla è aggredita si usa il “finto attacco”, che vuol dire attaccare in palleggio , leggendo la difesa, come finta. C’è lo spazio lateralmente alla linea mediana perchè il movimento di quattro attaccanti fa si che siano allineati in area per alcuni secondi.

I fondamentali non vanno insegnati tradizionalmente , ma con riferimento al gioco del “ragno”, dentro il sistema di giocoSignifica che quasi tutte le situazioni del gioco (che sono tante) non sono gestite sempre dal playmaker che tutti vedono, ma da “ragno” che quasi tutti non considerano come Playmaker.

Quando riceve palla , partendo da lontano, ha le stesse funzioni del Playmaker che seve l’assist (vedi il primo Diag.) con “palleggio-taglio”.

Allo stesso modo  il “Ragno”  serve l’assist con  “ricezione-taglio”, dal lato forte e debole. Interessante notare come, in caso di mancato passaggio sia, lo stesso “ragno”, pericoloso con l’1c1 centrale oppure il possibile gioco-a-due, col blocco (da immaginare con l’altro ragno).

L’idea del passaggio unito al movimento di quattro senza palla crea mentalmente il concetto del gioco di squadra. Chi ha il possesso di palla può pensare anche al gioco 1c1 in palleggio, ma come finto attacco. Significa che deve leggere la difesa. Se non prende un vantaggio, non interrompre il palleggio, ma lo usa per la “fuga” e usa il passaggio per il gioco coi compagni. Si può usare l’idea con inizio centrale oppure laterale. Lo vedremo nella seconda parte dell’articolo.

Anche l’egoista più caparbio, se lo si mette in condizione di far felice il compagno cambierà la sua idea di “fare un tiro” con quella di “farlo fare” , perché si conquista un amico, ovvero si soddisfa il bisogno più grande dei ragazzi nella fascia Under.

Penso che anche Kresemir Cosic sarebbe felice se potesse osservare che il suo esempio è stato utile a fare comprendere che è il passaggio il fondamentale più importante del Basket. Per chi non lo sapesse, naturalmente.

La situazione del basket moderno è didatticamente drammatica perché i giovani preferiscono forzare un tiro, piuttosto che passarla in quanto vedono nel passaggio una sfruttamento  della palla in modo egoistico, in quanto il tiro lo farà un altro.

Sono certo che l’arte di Kresimir Cosic sia stata riconosciuta da tutti, ma andrebbe anche insegnata.

Infatti , se si ricorda la “Finta Indiana” e quant’altro, perché non ricordare “le benedizioni di Creso”? Ovvero che ,  prima di passare, la finta uccide la difesa.

Era molto interessato ai giovani e predicava la ricerca del pensiero innovatore che avrebbe migliorato, col passaggio,  qualsiasi altro livello di gioco.

Kresimir Cosic è stato l’esempio che avrebbe dovuto far scuola. Lui che di idee ne aveva da vendere, perché preferiva fare un passaggio piuttosto che un tiro? Eppure tirava benissimo, non si potevano fare tattiche su di lui.

Era però  il “Grande Ragno”. Diceva che l’ispirazione veniva dall’ambiente della sua nazionale. Occorreva un’idea per equilibrare le potenze tecniche in campo, espresse dai compagni con il tiro. Nella vecchia Jugoslavia c’erano troppi tiratori e solo lui poteva costruire “il gioco di squadra”.

Da solo? Certamente, ricevendo sempre il primo passaggio del sistema di gioco. D’accordo col suo Coach. Era lui che poi faceva l’assist ad un compagno e questi avrebbe potuto fare un tiro.

Ecco la sua idea. Non gli avrebbe più passato la palla, eccetto nel caso in cui realizzasse il canestro. Se avesse avuto successo, continuava solo con lui , fino al suo prossimo errore che faceva subentrare un altro compagno. In questo modo Jim McMillian (Sinudyne 1980-81) realizzò 24Pt., di seguito, in un tempo a Belgrado. Correva l’anno 1981.

L’idea era sua, personalissima. Nessun allenatore avrebbe potuto, nemmeno lontanamente, pensarci, ma Kresimir Cosic era fatto così. 

Diciamo che l’assist è sempre bello, mentre i tiri non lo sono sempre allo stesso modo, perché hanno valori diversi. Un tiro speciale, per esempio, quello che fa vincere, non ha la stessa bellezza e importanza di un tiro normale.

Siccome voleva vincere ogni  partita e non solo partecipare agli allenamenti, aveva scelto la “situazione” per entrare nel vivo della gara e “fare un tiro”. I tiri speciali, ecco quali erano i suoi tiri, solo quelli più importanti e determinanti per la vittoria.

 

Il Gioco Di Squadra

Il Basket è quello realizzato in campo da ogni squadra secondo le regole del gioco e i fondamentali combinati per sfruttare il talento dei giocatori e le idee dell’allenatore.

Va da sé che, per regole non si intendono solamente quelle del “regolamento” , ma soprattutto quelle tecniche, relative al gioco di squadra.

Diverse sono le caratteristiche dei giocatori e diverso dovrebbe essere il gioco di squadra espresso dai giocatori.

Tuttavia , a tutti i livelli, sono le interpretazioni individuali del gioco che interessano per l’insegnamento. Sono di carattere psicologico, fisico e tecnico. Tre fattori interessanti, da studiare profondamente, come espressioni della sicurezza che i giocatori mettono in campo.

Il ragazzo forte fisicamente, userà soprattutto le sue capacità fisiche, chi ama la tecnica cercherà di risolvere i problemi tecnicamente, ma solo la comprensione va sempre bene.

Va da sè che fin dalle prime fasce della categoria Under, l’interpretazione dovrebbe essere legata alla comprensione del gioco, ma non è cosi.  E’ troppo importante fare un tiro che rappresenta il loro “gioco di squadra”.

Cosa c’è da comprendere? Innanzi tutto il rispetto degli spazi durante il movimento con palla, senza la stessa e a rimbalzo.

Poi l’idea “leader” che guida ognuno per indirizzare la propria pericolosità verso il gioco di squadra fatto di difesa e attacco. La pericolosità in attacco , soprattutto con palla, si basa sulla sicurezza acquisita con la memorizzazione dei fondamentali.

LA SICUREZZA

La sicurezza abbinata al gioco di squadra, ha un riferimento per lo sviluppo tecnico indirizzato nella sola metà campo e tutto campo. Vale per i fondamentali e per il gioco di squadra. Ci interessa particolarmente quella relativa ai fondamentali.

Per il tiro proponiamo di legarlo al rimbalzo, quindi Tiro-Rimbalzo; Il passaggio va legato alla finta, quindi Finta-Passaggio; Il palleggio legato alla protezione della palla, quindi Palleggio Protetto; La difesa, va legata al concetto che non si difende contro un avversario, ma contro una squadra.

La pericolosità nella esecuzione dei fondamentali,  proposta nel gioco tutto campo è abbinata alla transizione veloce da difesa verso l’attacco e viceversa. In altre parole si gioca col “Contropiede” e “Pressing”.

Anche in queste situazioni di gioco, la sicurezza consiste nel prendere un vantaggio e mantenerlo, nell’aggredire senza farsi battere. L’allenatore , per lo scopo, stabilisce in tutti questi casi le regole da seguire.

L’apprendimento dell’idea “leader” sarà la meta più importante per realizzare il gioco di squadra. I gradini che portano alla fine del processo didattico sentono giustamente l’influenza psicologica, fisica e tecnica.

Come già detto, c’è chi gioca per fare un tiro, non importa come, importante che soddisfi il proprio super-ego. E, il più delle volte, l’egoismo fa pensare al solo attacco, mentre si vince con la difesa.

C’è anche chi ha compreso l’importanza di “farlo fare”, a dimostrazione che le caratteristiche psicologiche sono quelle più importanti.

Sono pochi, ma è sbagliato sfruttarli con la specializzazione a discapito degli altri. Tutti devono avere cognizione e realizzare “lo spirito del gioco”.

Devono quindi  comprendere come il Basket sia un gioco di squadra e realizzarlo guidati dall’idea “leader” e dalle regole. Un paradosso ostacola questo principio universale.

Poiché è uno sport “costruito” dai fondamentali, vanno sviluppati al massimo per migliorare la pericolosità individuale, ma equilibrata psicologicamente dal concetto che l’abilità migliorata bisogna poi offrirla ai compagni di squadra.

Mettere in pratica questo concetto è come scalare l’Everest. Fortunatamente ci sono “le definizioni” che hanno il valore delle regole della “Costituzione”.

Una definizione sistema praticamente questo paradosso, che così suona: “Il Basket è uno sport di regole e fondamentali, dove le prime hanno la priorità”. Infatti, se cambiano le regole del regolamento, cambia il gioco di squadra.

Ma non esistono, come già detto, solo le regole del “regolamento” , ci sono anche quelle tecniche , relative al “Gioco di Squadra” da mettere in pratica istantaneamente, leggendo la difesa. Perché pensare è “lento”, reagire d’istinto è “rock”.

Ecco la chiave dell’allenamento fatto per la comprensione del 5c5, giocando col massimo impegno. Cosa voglio dire?

Si può perdere la palla per infrazione di passi, giusto?, ma anche perché non la si passa al compagno libero. Non spetta all’arbitro di gara fischiare questa infrazione tecnica, ma al Coach in allenamento che sentenzia: “Persa la palla!!!”

Ecco un motivo per giocare molto 5c5 in allenamento, ma non fine a se stesso, tanto per far divertire ragazzi che, invece, devono apprendere il gioco. 

Bisogna farlo per creare una abitudine giusta verso il rispetto delle regole del gioco, in poco tempo. Si divertiranno in una seconda fase, ma soprattutto mentre giocano le gare di campionato.

E’ solo un semplice esempio, in mezzo agli altri mille, perché altrettanti sono i dettagli per far apprendere il “gioco di squadra” che segue l’idea “leader”.

Solamente un modo per allenarsi con poco tempo a disposizione, che ritengo giusto per l’apprendimento del gioco di squadra.

Arriva il momento di “costringere”, spingere  i ragazzi verso  meta fondamentale del “gioco di squadra”, perché altrimenti loro penseranno solo a “fare un tiro”.

Non storcete il naso di fronte alla parola “costringere” perché questo è il basket. Ci sono prima le regole da rispettare, che rappresentano il gioco di squadra, importanti come quelle della Costituzione. I fondamentali sono importantissimi, ma vengono dopo.

Oltre alla pratica 5c5 con il “regolamento tecnico”, ci serviamo della la favola per una migliore “comprensione”, ovvero per far assimilare lo “spirito del basket” che aiuta ad equilibrare la natura egoistica del ragazzo. Si chiama: “Spider Slim, il giocatore che non voleva fare un tiro”.

Dopo averla scritta la inviamo per posta ai ragazzi, una bella sorpresa da ricevere a casa. Lo facciamo dopo averci lavorato sopra in allenamento perché possano confrontare la pratica con la teoria.

Giochiamo Con L’Ammasso

Giocare col “L’ammasso” significa , costringere i difensori ad essere “ammassati” in poco spazio.
Il termine “costringere” è un modo per interpretare il basket che non è solo realizzato “leggendo” la difesa, ma anche forzandola ai voleri dell’attacco.

Va da sé che “la lettura” rimane un principio di gioco da seguire in modo didatticamente scontato.

Lo scopo è quello di offrire al compagno con la palla la possibilità di giocare 1c1 limitando gli aiuti.

La scelta però non è obbligatoria e (1) potrebbe optare per il gioco di squadra, come si può vedere nel secondo Diag.

Chi ha usato il movimento “boa” detto anche “ricciolo”, è pronto per l’inversione, oppure (2) per il blocco cieco. Col blocco cieco si forma l’accoppiata Alto-Basso.

L’AMMASSO E L’ATTACCO ALLA LINEA DI FONDO

La linea di fondo è una zona del campo pericolosa, sia per l’attacco che per la difesa. Va fatta conoscere agli Under , fin dalla prima fascia, al più presto possibile, in modo da lasciare una traccia perenne.

Quando vogliamo conquistarla, usiamo l’ammasso lungo la linea del T.L., che chiamiamo “treno”.

E’ un sistema di gioco che va contro le abitudini difensive degli avversari, addestrati ad agire in spazi larghi ed allenati ai concetti di lato forte-debole. Non ci sono né spazi per muoversi comodamente , né riferimenti uomo-palla.

 

Descrizione: se (1) si sposta lateralmente per attaccare in palleggio la linea di fondo, i compagni si “ammassano” sulla linea del T.L., muovendosi senza palla, come un “treno”. Lo fanno tutti, e si muovono secondo movimenti prestabiliti.

Il primo ad impegnare la difesa è (3) e lo fa insieme a (5), leggendo la difesa, con lo scopo di andare verso “l’isola della salvezza”, di metà campo. Assicura in questo modo l’inversione del gioco.

Contemporaneamente si muovono gli altri tre, ma col “capo-treno” (5) che inizia per primo, allontanandosi dalla palla e muovendosi sopra gli altri “vagoni”, per andare a canestro. Gli altri usano la regola di muoversi  andando nella direzione opposta.

Va da sé che , mentre (1) cerca di battere l’avversario “come finto attacco”, giocando 1c1 con la palla, gli altri muovono senza, ma lo fanno insieme, con movimenti preparati, molto pericolosi. La scelta difensiva di aiutare può essere punita.

Ci sono diversi tipi di “ammasso” che vedremo e si muovono in modo speciale. Il “treno” viene utilizzato anche in tutte le rimesse con gli stessi movimenti. 

Descrizione: come già detto (3) e (5) sono i primi a muoversi per assicurare l’inversione del gioco e la continuità dell’1c1, attaccando la linea di fondo.

Naturalmente non c’è nulla di nuovo sotto il sole del Basket, anzi tutto profuma d’antico. Il “sistema dell’ammasso” ha nei suoi “punti” base idee precise che sono le fondamenta per costruire un attacco che didattico.

Senza dimenticare che, se non si allena una squadra che risulti in campo più forte delle altre, occorre cercare di mettere sempre un disagio tecnico agli avversari. In difesa, il 100% dei giocatori sono allenati in spazi larghi con possibilità di distinguere il lato forte-debole.

I DETTAGLI SONO IMPORTANTI

1-Poiché tutte le varianti dell’ammasso (Lampo-Treno) finiscono ABI (alto-basso) è importante sapere giocare fin da subito subito col concetto “Alto-Basso”, che chiamiamo “ABI”, un attacco valido sia contro la zona che l’uomo.

2- Il blocco “cieco” lontano dalla palla, partendo dalla linea di fondo, è importante perché determina lo sviluppo alto-basso. Viene fatto durante l’inversione del gioco. 

Descrizione: l’esercizio è costruito a terzine. Dai e cambia di (1) per bloccare contro l’avversario di (3). Doppio taglio verso la palla con soluzione Alto-Basso.

3- L’attività dell’1c1 con la palla deve essere fatta, in allenamento, sempre col “trenino” che parte da sotto canestro e coinvolge l’esercizio preferito di Stefano Panizza, Coach Argentana. Sfrutta il concetto dell’1c1 con possibilità dell’appoggio. Fa comprendere che se non si riesce a prendere un vantaggio, non si deve assolutamente forzare il tiro, fatto con l’arresto del palleggio verso la linea di fondo, detto “tiro della disperazione”.

4- E’ importante conoscere l’idea leader che guida il sistema : “Uno contro uno con palla, senza la stessa e a rimbalzo” è la base del gioco. Va da sè che non è solamente conosciuto dal Coach, bensì da tutti giocatori.

5- Il gioco di 1c1 con palla è fatto attaccando la linea di fondo ma come “finto attacco”; infatti la linea di fondo può essere pericolosa per l’attacco. Molto pericolosa.

Nel secondo Diag., (1) è libero di giocare subito col compagno, oppure attaccare la linea di fondo, ma con l’idea di tirare solo prendendo un vantaggio. Altrimenti gioca con la squadra.

La novità consiste nel dare ai ragazzi abitudini giuste.

Come già detto, mai arrestarsi lungo la linea di fondo per fare un tiro. Sarà un “tiro della disperazione”, capace di scoccarlo anche vostro nonno, dico sempre ai ragazzi. Il basket è uno sport di abitudini, ma devono essere giuste. Cosi che si apprende il gioco che diventa “di squadra” per scelta.

6- Il “finto attacco” non è solo una finta, con tutte le caratteristiche della stessa, ma diventa un sistema per apprendere l’abitudine alla lettura difensiva. Inoltre stabilisce l’equilibrio tra il gioco individuale e quello che coinvolge la squadra.

7- La “Linea di fondo” come prima meta dell’attacco coinvolge anche la corsa senza palla per il gioco in CP. Si corre in attacco , senza palla, fino alla “posizione dei santi” , ovvero sotto canestro.

8- ABI, Lampo e Treno sono tre aspetti del gioco che prevedono la possibilità dell’1c1 con la palla, senza la stessa e a rimbalzo.

9- L’1c1 con la palla , in palleggio protetto (no al ball-handling), sviluppa l’idea che tutti devono apprendere la capacità di organizzare, non più demandata al solo playmaker. Come? Se non si prende un vantaggio nell’1c1, si organizza per gli altri compagni.

10- Insistiamo affinchè l’1c1 con la palla venga fatto solo col palleggio protetto, i cambi di senso e di velocità. Non sviluppiamo il ball-handling per questo scopo, lo faremo ugualmente ma per altri motivi. E’ importante il palleggio protetto per costruire una “sicurezza” e  perché tutti devono giocare nel ruolo del Playmaker.

11- Tiro-Rimbalzo diventa la base del nostro attacco e completa l’1c1 con palla e senza la stessa. Va sviluppato fin dal primo contatto coi propri allievi. Anche se tutto il mondo del basket propone il Tiro-Senza-Rimbalzo, siamo certi di essere sulla strada giusta andando contro corrente.

12- Con questo sistema di gioco, ci sono gli stessi concetti di attacco sia per l’uomo che la zona. Infatti, attaccando di lato non c’è differenza soprattutto se usiamo l’inversione di gioco e la formazione “Alto-Basso” insieme a “Tiro-Rimbalzo”.

LE ABITUDINI DI GIOCO? ACQUISITE COI “FONDAMENTALI”

La coerenza tecnica stabilisce che il piccolo (fondamentale) deve avere il legame col grande, in questo caso col sistema-di-gioco, come la cellula fa riferimento al corpo umano e la goccia con l’intero fiume.

Va da sè che alleneremo ed useremo quei fondamentali che servono da collante per la costruzione  del gioco.

• Tiro-Rimbalzo e non solo tiro;
• Finto attacco in palleggio protetto (centro ,ala, fondo campo);
• Penetrazione con palla e senza la stessa lungo la linea di fondo;
• Blocco cieco per formare il gioco alto-basso;
• 1c1 con palla sempre con l’appoggio;
• Passaggio con uso della finta;
• Back-door dal palleggio. Vuol dire che, contro l’anticipo, si palleggia prima del passaggio;
• Movimenti lunghi senza palla e auto-blocco per la ricezione;

GLI ESERCIZI PIÙ IMPORTANTI

1. Tiro-rimbalzo: la raggiera (ogni raggio tre distanze diverse);
2. Il blocco cieco;
3. 1c1 con appoggio.
4. Passaggio dopo finta;

LA RAGGIERA: TIRO-RIMBALZO INDIVIDUALE

Scopo: regolazione della parabola. Tre posizioni per ogni raggio: vicino-medio-lontano.
La posizione più vicina è lungo il bordo dell’area;
L’origine di ogni raggio è il canestro e ci si allontana,
Tiro-rimbalzo, si ritira se il rimbalzo avviene sul ferro e non a terra e lo si fa (Tiro) con il passo incrociato e gancio.

IL BLOCCO CIECO

Scopo: bloccare e mantenere il vantaggio.

L’esercizio “a secco” delle terzine con una palla lo abbiamo gà visto.

Ora, nel Diag., abbiamo gruppi di cinque. Il primo (1), con la palla si sposta in palleggio mentre gli altri quattro si dispongono per il 2c2 senza palla. Blocco cieco di (3) sul difensore di (2) e fornazione Alto-Basso. Si gioca in modo agonistico con l’appoggio (1) che non è mai quello che conclude.

UNO CONTRO UNO IN PALLEGGIO

Scopo: leggere la difesa.                                                                                                                                                      Trenino e partenza con (1) che lancia la palla a Dx o Sx, la riprende e fronteggia;Intanto (3) si è posizionato in appoggio;

Regola: Uno-contro-uno di (1) come finto attacco. Mai fermarsi sulla linea di fondo per un tiro. Leggere la difesa per sfruttare un vantaggio oppure ritornare (finto attacco) per giocare con la squadra.

Se non riesce passa e comincia 1c1 senza palla. Quando la riceve , se tira va a rimbalzo. Questo esercizio riassume la nostra filosofia di gioco.
PASSAGGIO DOPO FINTA

Scopo: condizionare il difensore

Nel gioco lampo, dopo il movimento senza palla di (4) e (1), il passaggio interno al doppio taglio, dentro l’area, va fatto precedere dalla finta.

Se (5) non passa al doppio taglio, attacca la linea di fondo campo , come finto attacco. I compagni (1) e (4) formano il “treno”. Se (5) ritorna dopo aver attaccato, trova pronti i compagni che si sono mossi , per impegnare la difesa secondo la regola di movimento prevista.

IL GIOCO ABI (ALTO-BASSO)

Il gioco ABI è il primo attacco da far apprendere agli Under coi quali iniziare una didattica del tipo “tutti devono apprendere tutto”, senza specializzazioni.

E’ adatto a giocare contro qualsiasi difesa e sviluppa l’idea leader che prevede l’1c1 con palla , senza la stessa e a rimbalzo.

Si prefigge di attaccare la linea di fondo, ma come finto attacco perché bisogna insegnare ai ragazzi che l’1c1 si può incominciare ma anche interrompere, se non si riesce a prendere un vantaggio. Ecco l’utilità del finto attacco, una conseguenza della lettura difensiva.

La regola, già annunciata, è semplice. Ci provo, pensa l’attaccante,  ma se non riesco nel tentativo individuale, si gioca con la squadra. La squadra, si era mossa  per proteggere l’esecuzione dell’1c1 con la palla, fatto appunto dalla posizione dell’ala.

Ecco perché il gioco che prevede l’1c1 dall’ala deve essere abbinata al movimento del “treno” che ha lo spirito “dell’ammasso”. ABI parte con lo schieramento “croce”, dal quale si può iniziare sia “Lampo” che il “treno”.  Uno schieramento per tre possibilità di attacco, che hanno in comune lo spirito del gioco.

Descrizione: il primo diag. fa comprendere come l’attacco ABI sia valido sia contro la uomo che la zona.
Nel Secondo può esserci movimento prima del passaggio d’entrata nel sistema. Nell’ultimo, come l’attacco possa iniziare col passaggio centrale.

ATTACCO LAMPO

Lo scopo è quello di far giocare 1c1 tutti i giocatori che tentano l’avventura dell’organizzazione del gioco. Lo possono fare con palla, in palleggio,  prima del passaggio inziale perchè tutti si muovono.

Quindi, 1c1 senza la stessa , dopo avera passato a (5), perchè il taglio è vincente (rosso), se il compagno sa fare quel passaggio. Di nuovo, 1c1  con la palla, attaccando la linea di fondo, perchè i compagni si muovono per rendere difficoltosi gli eventuali aiuti difensivi.

Per il gioco di squadra , l’idea della “inversione del gioco” è fondamentale. Per questo motivo , sia “Lampo” che “Treno”, sono validi sia contro la uomo che l’attacco alla zona. Hanno uno sviluppo iniziale preparatorio a quello finale , decisivo.

Dopo l’inversione del gioco, da (5) a (1), grazie al compagno (2), occorre realizzare l’1c1 di lato per conquistare la linea di fondo, ma come finto attacco.

Descrizione del Diag. Le ali (4) e (5) si muovono in anticipo rispetto al finto-attacco di (1). Quando (1) passa a (5), (3) si sposta in angolo e (4) taglia l’area in anticipo rispetto al taglio (rosso) dello stesso (1).

Questo movimento è vincente, perchè il difensore si sposta verso la palla,  ed è la base dell’attacco. Lo scopo principale  è fare 1c1, dopo l’inversione del gioco con i compagni che si ammassano come un “treno”.

Non sempre per ammassarsi occorre essere fermi. Anche Lampo è considerato un attacco “ammasso” perché tutti si muovono in poco spazio e , se si fermassero un attimo dentro l’area, avremmo una specie di “treno”.  Vedi Primo Diag.

E’ un’idea interessante da provare, il fatto di fermarsi per un attimo dentro la fascia centrale del campo , in mezzo all’area. Impossibile aiutare se , in quel momento, (1) decide di tentare l’1c1 in palleggio.

Descrizione: mentre (1) attacca il suo avversario, le ali ,in anticipo, si sono mosse e anche (3) e (2) si scambiano la posizione.
Si può comprendere un diverso sviluppo a seconda del comportamento delle ali (Verdi).  Secondo Diag.: se a Dx è stato fatto il primo passaggio, l’altra ala taglia e subito dopo il playmaker, libero anche per un “alley-up”.

L’ala con palla può decidere di effettuare l’inversione per terminare l’attacco alto-basso, oppure giocare subito 1c1 verso la linea di fondo, ma come finto attacco..

L’ATTACCO TRENO

E’ un attacco in “ammasso-centrale” con palla che si sposta lateralmente per il gioco 1c1, come finto attacco.

Il suo sviluppo di squadra, con l’inversione del gioco, lo rende valido anche contro la zona.
Il primo Diag. , segna l’inizio della formazione del Treno, con l’ala (Verde) che esegue il Back-Door mentre l’altra taglia verso la palla e si posiziona come capo-treno.

Il passaggio di (1) al centro per l’inversione da inizio alla catena dei movimenti.

Nel treno si muove il primo, mentre gli altri vanno in direzione opposta a quello che lo precede. Va da sé che il primo corre sui “vagoni” e va a canestro con molte possibilità di ricevere. Il secondo (3), si abbassa per poi bloccare cieco e andare verso la palla formando alto-basso.

Lo scopo è giocare 1c1 dell’ala per conquistare la linea di fondo. E’ possibile una nuova inversione (rosso).

Identità Individuale

Cos’è l’identità?

Trattasi della “consapevolezza” di sè come giocatore, di quello che si può fare da solo e coi compagni. Questo implica una capacità d’iniziativa che parte da dentro , grazie ad una forte motivazione, per  voler fare qualcosa.

C’è anche la carta d’identità che ci aiuta. Che suggerisce? Che ognuno è diverso dall’altro, col proprio nome e cognome, il proprio fisico, tecnica e personalità. Nel basket seniores si dovrebbe giocare rispettando l’identità tecnica dei giocatori , che significa farlo in modi diversi. Questo è il compito dell’allenatore.

Diverso è il comportamento dell’istruttore che aiuta a costruire una identità tecnica dei giovani che va sviluppata su una base della loro natura.

L’identità è migliorabile dal tipo di esperienza sul campo.

Ci si può specializzare in alcuni fondamentali e avremo una certa identità tecnica, oppure fare, provare “tutto” quello che il gioco comporta, realizzandolo ognuno col proprio talento (poco o molto che sia) e avremo un cambio deciso di identità.

Di solito, gli allenatori coltivano, fanno crescere i talenti in modo che ognuno sappia fare le stesse cose, nei diversi ruoli. Usando lo stesso sistema di gioco, quello della “risonanza”, il più famoso. Adattando le identità tecniche individuali  al sistema di gioco risulterà efficace a seconda delle diverse capacità. 

Val la pena ripetere e discutere su un argomento opinabile. In una squadra giovanile, come già detto, tutti ripetono gli stessi fondamentali che, appresi, vanno applicati al gioco nelle varie situazioni, interpretandolo, con capacità diverse, ma sempre dentro la propria identità.

Spesso trattasi di pochi movimenti appresi quasi sempre senza partecipazione mentale e circoscritti al ruolo, differenziato, per il rendimento sicuro.

Ruolo scelto in base all’altezza,che non è una capacità fisica. Tutto questo deve esprimersi attraverso un sistema di gioco, quale? Quello utilizzato tutti.

Questo è il primo punto del nostro disaccordo. Un tipo di scelta, caratteristica degli anni ’60, ma fortunatamente si può pensarla diversamente. Durante il periodo del mini-basket tutti i giocatori imparano a fare tutto. Non ci sono ruoli. Giocando come? Con idee adatte al loro livello. Mi sembra un buon modo di procedere. Si esprimono cosi diversamente uno dall’altro, secondo il loro talento, provando però a fare tutto.

Quando  si arriva al periodo Under, tutto cambia. Non si potrebbe continuare su quella strada didattica? Semplicemente per completezza del percorso a favore della crescita del giocatore e non alla ricerca del rendimento rapido di squadra. Dopo 60 anni di “ruoli” abbiamo mai provato a realizzarlo?

Succederebbe qualcosa di catastrofico, continuando su quel percorso didattico, sperimentato nel Mini Basket? Tutti continuerebbero a provare di fare tutto, magari introducendo un valore, per l’approccio con l’organizzazione. Tutti proverebbero ad organizzare il gioco, ovvero fare il playmaker. Un pensiero troppo controcorrente? Per alcuni allenatori è una bestemmia.

Eppure ha molti vantaggi. Un accorgimento didattico che mira a salvaguardare il futuro tecnico del ragazzo perchè fa sicuramente apprendere lo spirito del gioco. Impensabile? Solo quando un istruttore non ha come metà il futuro del giovane.

Si dividono, invece,  i ragazzi in ruoli , scelti in base all’altezza che non è una caratteristica fisica. Si realizza l’identità del gruppo come se fosse la prima squadra, per un rendimento immediato. Si inizia il processo di specializzazione .

Non mi è mai piaciuto, ecco un altro punto di disaccordo. Tuttavia, questo è abitualmente il metodo per utilizzare gli Under. Si procede  con le mode e imitando la prima squadra. Pochi organizzano, pochi tirano da 3pt, tutti usano il “penetra e scarica”, guai non saper giocare col “pick&roll… anche se “fare” il blocco non è da tutti.

Naturalmente tutti lavorano sui fondamentali, ma senza crederci più di tanto.

E’ doveroso farlo, lo dicono tutti. Quali, come e perchè? Alcuni sono dimenticati e il “come” non è mai da trascurare, far partecipare mentalmente è importante. Il lavoro è centrato se colpisce l’interesse del giocatore che comprende, sente l’importanza di lavorare per se stesso e collabora attivamente.

E il “tiro-rimbalzo”? Missing, scomparso come prima abbiamo sottolineato. Fin dalle  prime fasce degli Under si imita la prima squadra, dove il  “tiro-rimbalzo” è escluso dal programma, fin dall’inizio . Solo tiro, seguito dal rientro in difesa. Inguardabile, non proponibile ai giovani.

Potete immaginare una “identità” tecnica  con abitudine al “tiro-rimbalzo” ed un’altra senza? Conoscere le tecniche descritte sopra non è sbagliato, siamo d’accordo, ma perchè escludere un fondamentale? La risposta è spesso terribile. Perchè non lo fa più nessuno, dicono quasi tutti. Che direbbe Vittorio Sgarbi se fosse anche  un critico del Basket? Noi, invece meditiamo, senza meravigliarci più di tanto perchè il mondo dello sport  segue soprattutto i dettagli di successo, segue la “risonanza”.

Per essere diversi , come dice l’identità, bisogna fare qualcosa di più, o di diverso da quello che si vede in giro. Pensando al futuro del ragazzo, per esempio, come indirizzo del proprio lavoro. Lo fa solo chi ci crede, chi ha quel tipo di predisposizione, cioè chi allena gli Under per costruire giocatori partendo dalle loro caratteristiche.

Uno spettatore che vede giocare lo capisce subito, l’identità nuova sale sulla ribalta, non si nasconde dentro la monotonia delle copiature. Le partite, di solito, sono delle fotocopie una dell’altra, monotone. L’identità nuova le risveglia.

Perchè poi bisogna far giocare in modo diverso? Perchè diverse sono le caratteristiche dei giocatori e della squadra. Sono le due identità di cui bisogna tener conto.

Farlo,  dipende dal Coach, dal programma tecnico , ma anche dal ragazzo se ha personalità. I giovani possono crescere dentro i ruoli, ma anche seguire un altro indirizzo tecnico che li utilizza diversamente. Come facciamo noi, con gli Under? Prima tutti devono avere la possibilità di giocare come playmaker, poi tutti come pivot.

Il vantaggio? Fuori dai ruoli classici i giocatori devono imparare a fare tutto, come si procedeva nel mini-basket, secondo il proprio talento poco o molto che sia.

D’accordo sul rischio di perdere e sulla fatica per l’insegnamento. Importante non avere fretta e ci saranno vantaggi a lungo termine. Diventeranno, come Under, imprevedibili se il talento lo permetterà ed affronteranno meglio i problemi individuali, durante la gara. Sono pronti per i livelli di gioco superiore. Che fare? Bisogna scegliere bene e cominciare subito. Non è come lavorare su una “risonanza” che ha avuto successo. Anzi, ci sono dei rischi e si procede contro corrente.

Ecco come l’abbinamento “tiro-rimbalzo”, che non presenta controindicazioni, offre una possibilità di  identità particolare , di grande efficacia. Lo potrebbero fare tutti, grandi e piccoli, compreso il Playmaker, l’altezza non conta. Si recupererà la palla per correggere l’errore al tiro, oppure si faranno  altre scelte.

L’idea da portare avanti è quella di iniziare gli “Under” continuando col procedere tecnico del Mini Basket inserendo il fondamentale principe per acquisire una identità precisa: tiro-rimbalzo. Andare a rimbalzo con “mentalità” è una abitudine, come lo è tutto il basket, sport di abitudini giuste. Come pensate che si formi quella del rimbalzo?

Pronti tutti a migliorare la propria identità? In questo modo, non solo il playmaker apprenderà il gioco, perchè tutti  proveranno tutto. Non solo i lunghi andranno a rimbalzo, ma tutti lo faranno e soprattutto dopo il proprio tiro, se il Coach è d’accordo , naturalmente.

Così si giocherà in un modo completamente diverso perchè gli “scopi” sono cambiati. Niente imitazione della prima squadra, ma seguiamo concetti di “identità” mirati al futuro del ragazzo. Se tutti saranno in grado di fare tutto, quale sarà la loro identità e quella della squadra? Avere una squadra di giocatori pronti al rimbalzo d’attacco è come vedere i combattenti d’assalto dei vecchi films di guerra , americani.

IDENTITA’ TECNICA DI SQUADRA

Anche la squadra ha la sua identità, giusto? Da fuori lo si vede subito. Il concetto è lo stesso, occorrono idee innovative, altrimenti tutte le squadre giocano allo stesso modo.

Le idee individuali per l’identità nascono, vengono fuori  dal giocatore e si mettono in mostra anche con la consapevolezza della pratica fatta “da solo” , ma soprattutto guardando gli altri per imitarli. Copiare a scuola si diventa un “asino”, ma farlo nel basket è il modo migliore di apprendere e migliorarsi.

Per l’identità tecnica di squadra è diverso. Non si può “copiare”, ma anticipare, giocando sulle abitudini pregresse dei difensori avversari, essendo questo sport, per definizione, uno sport di abitudini giuste. Appunto per questo motivo tutti i buoni difensori hanno abitudini pregresse. 

Sono iniziative particolari scelte dal Coach per sfruttare le abitudini difensive “giuste” degli avversari e le diverse capacità dei propri giocatori. Prerogative dell’istruttore che sceglie di non usare i “ruoli”, per esempio, perchè ha in mente di sviluppare un sistema dove tutti possono giocare come playmaker.

Purtroppo, invece di cercare la propria identità, si continua a  giocare tutti “uguale”. Con quale sistema? Il più popolare, quello che ha avuto maggiore “risonanza”.  Piu’ comodo sicuramente, si tratta di  affidarsi a quello che che da più sicurezza.

Bisognerebbe seguire una grande regola che consiglia di costruire sempre un sistema di gioco  adatto alle caratteristiche psicologiche , fisiche e tecniche dei propri ragazzi.

Poichè questi cambiano col il divenire storico e il succedersi delle squadre da allenare, ecco risolto il problema dell’identità tecnica di squadra. Praticamente si è costretti a giocare in un modo diverso da quello precedente. E’ un modo corretto di agire, ma non è il solo.

Rispettando le capacità dei propri giocatori si possono mettere in difficoltà quelle degli avversari mettendo in tavola il discorso della fisicità. Possedendola , naturalmente. E’ scontato che affrontare 5 giocatori di grande fisicità è  un dato di grande svantaggio. Questi devono essere in grado di giocare in attacco e in difesa in modo imprevedibile. Non per tutta la gara, naturalmente.

Va da sè che è bene sapere che l’identità, individuale e di squadra, si rinforza con le idee tecniche innovative, o quelle ripristinate come “tiro-rimbalzo”. Non c’è bisogno di giocare con l’ultimo sistema dei “Golden State Warriors”, che hanno avuto una buona risonanza dopo la vittoria.

Mettere un vestito nuovo alla propria squadra con questo genere di novità è deleterio. Per questo, ricordiamo sempre che, se l’allenatore pensa al presente, non dovrebbe allenare i giovani e questo è lo scoglio più arduo da superare.

Non ci crederete ma, pensando alla proposta di procedere dopo il Mini Basket con la la stessa filosofia che “tutti fanno tutto”, si va in una direzione che lavora per il futuro dei giocatori e della squadra. Non giocheranno nel ruolo del playmaker solo i “piccoli”, ma tutti quelli che hanno le capacità psicologiche, fisiche e tecniche per farlo.

I giovani , per la loro crescita non possono essere ingabbiati, apprendendo il minimo per un rendimento sicuro.

Nell’ Under-dei-ruoli l’unico giocatore che sicuramente  apprende per il suo  futuro è il Playmaker perchè impara a conoscere  il gioco con lo spirito giusto. Trattasi della comprensione dello stesso, per offrire l’assistenza agli altri. 

Gli altri giocatori, non tutti, rimangono limitati e, nel futuro, si perderanno. Rimasti fedele al ruolo assegnato giocheranno nelle categorie inferiori. Ci sono  “Nazionali Giovanili” che vincono il titolo mondiale come “squadra” , ma giocatori che si accaseranno in serie A? Pochi. Di sicuro il Playmaker, se ha le caratteristiche fisiche giuste. Con la trafila fatta ha appreso la conoscenza del gioco.

LA RISONANZA

Per l’allenamento, il basket si è sviluppato verso l’infinitamente piccolo, cercando il dettaglio. Tutti sviluppano lo stesso tipo di idea e pochi pensano, invece, che bisognerebbe cominciare dal gioco.

Tutti copiano , uno dall’altro. Perché ,quando le esperienze hanno successo producono una risonanza particolare  su tutti gli allenatori di basket. In questo modo, la risonanza presa da tutti, non va perduta perché passa ai giocatori ed allenatori di ogni squadra. Bisogna tenerne conto.

A volte capita di essere vincenti ed il motivo è legato alla novità della “identità”. Non si può essere vincenti, sempre allo stesso modo, perchè la risonanza ha sistemato, equilibrato, le abitudini di tutti. Offensive e difensive.

Il dettaglio, individuale o di squadra, che ha avuto successo si sviluppa con l’esercizio. Tutti si riempiono la bocca col termine “fondamentali”, fare i fondamentali. Ma quali? Quelli relativi ai ruoli? Ma, tiro-rimbalzo è generalmente adatto a tutti i ruoli. E’ una abitudine vincente, ma la “risonanza” non gli ha mai dato ragione. Non è mai stata una “moda”.

Quando lo si considerava un fondamentale da non perdere, si è genialmente creato un esercizio a coppie meraviglioso: “Il two-ball”. Dov’è finito? Missing, ma non per tutti.  Gli allenatori saggi hanno conservate le pedane di tiro. Vi ricordate? Erano rosse e numerate.

Ecco su cosa non siamo d’accordo. Non ci va bene andare avanti con i ruoli che iniziano subito dopo il mini-basket, non fa più per noi. Anche la favola del “Jungle Team” va cambiata. Era la favola scritta con lo scopo della scelta del ruolo, in modo libero da parte del bambino.

Occorre pensare al futuro dei giovani e i “ruoli” diventano gabbie tecniche.  Eccetto la pratica del playmaker e del pivot.  Sufficiente considerare l’ identità individuale e di squadra? Non basta.

Occorre ricercare  un discorso sui fondamentali che migliori la propria identità di giocatore, da esprimere giocando. Bisogna ricercare una idea vincente di squadra per determinare una nuova risonanza.

Suggerisco di abituare a combattere senza paura. Molto viene da “tiro-rimbalzo”, mi piacerebbe farlo diventare una risonanza che però nasce solo dalla vittoria. Avere questa “identità” , credetemi, è un successo individuale, una grande vittoria.

Vincere non solo le partite ma anche il titolo, grazie e tiro-rimbalzo, è il mio sogno di vecchio allenatore-istruttore, in pensione.

ALLENARSI DA SOLI

Tutti gli allenatori sono affascinati dalle statistiche che sono il punto di riferimento nei fondamentali. Le statistiche in allenamento sono una cosa, in gara un’altra. Sono comunque e sempre indicazioni. Infatti non dicono mai il perché della prestazione.

Guardando le statistiche il Coach sceglie i fondamentali che hanno bisogno di allenamento, e la correzione? Il tiro da fuori non va? Rinforziamolo con una bella seduta di tiro, dicono. Male non fa, ma anche non risolve il problema col tradizionale allenamento.

E’ risaputo che “tiro-rimbalzo” rinforza la “fiducia” nelle proprie possibilità? Va da sè che dovrebbe essere recepito come “risonanza”. Non mi risulta. Anzi. Andare a rimbalzo vuol dire che non si ha fiducia nel proprio tiro, dicono. Non corrisponde alla mia esperienza che ha percepito esattamente il contrario.

L’identità individuale nel basket è la consapevolezza nelle proprie possibilità,  emerge soprattutto se ci si allena da soli, avendo l’idea , magari nascente subito dopo la proposta del Coach, ma eseguita  da soli. Il ragazzo comprende, anche senza statistiche che il suo tiro migliora con la certezza del rimbalzo. “Certezza” è una grande sostantivo che ha un valore profondo se non si copia dagli altri.

Da soli vuol dire senza Coach che magari guarda e solo alla fine consiglia. Perché senza di lui? Allenarsi da soli vuol anche dire avere una certa mentalità ,occorre volontà e convinzione, ovvero, consapevolezza. Quindi avere uno spazio per andare al campetto è importante , della serie io-palla-canestro, senza l’istruttore.  Si realizza l’auto-allenamento ma anche la ricerca di un sogno che tutti non cercano, ma solo quelli che ci credono e vogliono migliorare la propria identità tecnica.

L’identità non teme di essere sola, se è efficace mette in crisi la difesa. Anche se la maggioranza dei giocatori  non va a rimbalzo dopo il tiro, la convinzione è tale che non viene scalpita.

Il ragazzo fa fatica su questa strada e ha bisogno di essere aiutato. Se tutti vanno verso una strada, significa che è giusta per forza? Lo è solo statisticamente. Cosa voglio dire?

Se nessuno usa il fondamentale “tiro-rimbalzo”, significa che si è sulla strada giusta perché lo fanno tutti? Ci vorrebbe Vittorio Sgarbi per dare la giusta risposta.