Tutti Cercano Il Playmaker

Il motivo? Semplicemente per demandare al N°1, il migliore, la responsabilità dell’organizzazione del gioco. Una prassi con radici profonde.

Gestire le rimesse, organizzare il 5c5 leggendo la difesa e la partita, portare avanti la palla in palleggio contro il pressing ,fornire assist, cambi di ritmo al gioco e quant’altro.

Tutto in mano ad un solo giocatore, il migliore, chiamato per questo, nella organizzazione di tipo gerarchico, il Playmaker, l’allenatore in campo.

Questo tipo di impostazione sportiva sembra non avere alternative. Infatti, a livello nazionale, europeo e mondiale, da sempre, tutti cercano di fare la stessa cosa col playmaker, grazie al suo impegno e capacità eccellenti. Risultato? Gli Under 12-13 giocano come i professionisti e questo è un dramma.

Ecco come si arriva rapidamente alla specializzazione. Perché aspettare? Ve lo siete mai chiesto?

Va da se che tutti gli allenatori cercano il playmaker e quando lo trovano sono felici. Se si tratta di una squadra professionista, nulla da ridire, ma non possono cercarlo allo stesso modo allenando i giovani.

Sembra cosi logico e scontatamente facile che pensare contro corrente da l’impressione di andare anche contro natura, al punto da far nascere ai più ragionamenti pieni di pregiudizi e diffidenza: “Why?”, chi te lo fa fare?

Le mete giovanili non possono dipendere dalla ricerca del playmaker, perché tutti lo devono diventare. Non ci possono essere Coach, ma educatori, maestri per insegnare lo spirito del gioco. A nostro avviso, tutti devono organizzare il gioco, tutti saper giocare con spalle a canestro. Tutti, tirare e andare a rimbalzo.

Why? Perché quando tutti diventano bravi, al massimo delle loro possibilità, si vincerà di più. Scontato. Al punto che quando si inizia questo camino gli avversari vengono spazzati via. Va da sè che l’allenatore-istruttore anche quando lavora per i suoi ragazzi, lo fa per se stesso.

Si possono realizzare, tradurre queste mete in un sistema di gioco? Questo è il problema. Si può, ma non bisogna scimmiottare nessuno, non può essere copiato quello (sistema) usato dai professionisti.

La conoscenza delle mete giovanili è un punto di partenza. Tutti devono apprendere il gioco. Lo spirito del basket risiede nella sua comprensione e tutti lo devono fare, organizzare per assimilare questo tipo di esperienza. Ognuno coi suoi mezzi, poco o molto che siano.

L’allenatore, facendo fare “tutto a tutti” cerca una strada nuova , adatta all’età , perché per ogni livello , per ogni fascia si sceglie l’educazione tecnica adatta. Non si passa dalla scuola elementare direttamente all’università. Fino a prova contraria , naturalmente. Non si riempe un sacco vuoto con una montagna.

Come costruire un nuovo sistema di gioco? Basta sostituire il concetto del playmaker “che-fa-tutto”, con quello della squadra, che risolve ogni problema, impegnata totalmente in ogni situazione di gioco. Semplicemente perché il basket è uno sport di situazioni.

Va da sé che l’individualità eccessiva, specialistica,  lascia il posto, nelle giovanili, al lavoro di squadra. Tutti insieme in ogni momento del gioco. Tranquilli, non mancherà il momento dell’1c1, con palla , senza la stessa e a rimbalzo, arriva senza fretta, ma dopo aver coinvolto tutta la squadra. Non va rallentato il lavoro sui fondamentali , ma tutto va fatto con la giusta priorità.

Tutti i componenti della squadra agiscono, insieme , in ogni situazioni di gioco, senza specializzazione individuale, in modo tale che “nessuno” sappia chi è il predestinato nel “gioco del playmaker”. Ci sono i mezzi, le idee tecniche, prese dal cimitero dei fondamentali dimenticati. Noi usiamo il “ragno” che è il giocatore più lontano dalla palla che si muove per riceverla in mezzo alla ragnatela dei passaggi. Alleniamo al movimento “Chicken”, il modo per sentire l’avversario giocando spalle a ceanestro. Fondamentali e abitudini conosciuti da sempre.

Trattasi solamente di un problema organizzativo che va contro corrente rispetto quello che si è sempre fatto con l’aiuto “specializzato” del giocatore migliore. Questo non toglie nulla al più bravo che si realizzerà ugualmente.

Il vantaggio lo avrà però l’intera squadra che , col tempo , migliorerà nel rendimento, soprattutto individuale. Non è un controsenso, basta pensarci un attimo.

Tutti playmaker vuol dire inseguire una capacità di gioco per raggiungere un livello tecnico più alto. Il più bravo lo farà meglio, ma tutti sono chiamati , usando la semplicità tecnica, ad esibirsi. E’ l’evoluzione del basket che parte dagli Under13.

Il Principio Di Peter e Il Passing Game

Siamo contro la “specializzazione” e proponiamo il “passing game”  per il recupero dei fondamentali perduti ed opporci alla “legge di Peter”. State allenando dei giovani? Non specializzateli!

“Tutti fanno tutto” è il motto contro la specializzazione.

Se fosse riconosciuto vantaggioso a livello di vittoria di squadra, sono convinto che molti si darebbero da fare per trovare il sistema di gioco adatto e svilupparlo. In fondo, basta cercare nel mare dei principi di gioco dimenticati o fuori moda. Noi , come già detto, pensiamo che il “passing-game” sia perfetto. In questo modo  “lunghi” potranno esprimersi nella organizzazione del gioco.

Quando si dice che tutti devono giocare nel ruolo del playmaker, il concetto è decisamente opposto rispetto alla tradizione che ricerca “il creatore del gioco” come la tartaruga  desidera il mare quando nasce. Come farà un Pivot a giocare nel ruolo del Playmaker? Non col penetra e scarica, giusto?

Il Playmaker è riconosciuto come l’unico (massimo due-tre per squadra) in grado di organizzare e gli si attribuisce , non a caso, il N°1, gerarchicamente inconfondibile. Le specializzazioni ci sono sempre state , adatte per il massimo rendimento individuale in funzione del risultato di squadra, ma inadatte per il futuro dei giovani.

In quel momento storico e da sempre ,durante le loro proposizioni, le specializzazioni sono fatte con superficialità. Non ci si mette sicuramente il problema del futuro del ragazzo. Ma come la spada di Damocle, il “Principio Di Peter” è li che aspetta.

IL PRICIPIO DI PETER

Detto anche principio di incompetenza è un concetto che si può utilizzare, indicativamente, anche nel basket.

Riguarda le dinamiche di “carriera” su basi meritocratiche all’interno di organizzazioni gerarchiche.

Nel basket, nell’attribuzione dei ruoli, si assegna il N°1 al Playmaker che rappresenta anche la figura del giocatore più importate, quello che comanda il gioco. Per questo motivo l’organizzazione della squadra, seguendo i ruoli , è di tipo gerarchico.

Il N° 2 viene proposto alla “guardia tiratrice”, di importanza inferiore solo al N°1 e così via , fino al Pivot. In effetti è  il giocatore “dipendente” da tutti gli altri. L’atleta che deve essere pronto per il  completo servizio verso tutti, dentro la gabbia della sua specializzazione. 

Poiché lo specialista ricopre un ruolo, lo stesso stabilirà in futuro il proprio livello di incompetenza. Va da se che, se la competenza tecnica di un giocatore si allargasse per essere utilizzato in più ruoli , farebbe spostare in avanti, nel tempo, il proprio livello di incompetenza specifica.

Il suo futuro sarebbe decisamente migliore perché con questo tipo di organizzazione gerarchica è il playmaker che , per conoscenza riconosciuta, ha il limite di incompetenza più longevo.

“TUTTI FANNO TUTTO?”… ECCO IL NOSTRO SISTEMA

Si chiama “ABI”, alto-basso, ed ha uno schieramento che non impiega, per giuste ragioni, gli angoli. Attacca ogni tipo di difesa ed è preso dai movimenti dimenticati del “passing game”. Va da sè che altri “passing game” potrebbero adattarsi affinchè i giocatori giovani facciano “tutto”, secondo le loro possibilità.

Il “passing-game” è un sistema di gioco elaborato e realizzato in passato col passaggio e movimento, che è l’opposto dell’1c1 in palleggio,  per “penetrare e scaricare”, con tutti gli altri fermi.

Col primo sistema si “attacca” senza palla dopo il passaggio, col secondo lo si fa subito in palleggio, con quattro compagni fermi in attesa.

Ricordiamo anche che, come si vede nel Diag., il “Passing Game” prevede il movimento senza palla prima del passaggio d’ingressoPotrete notare anche  i giocatori della circolazione esterna numerati, ma non col concetto dei ruoli.

Va da sè che i due “verdi” non sono “Pivots” e i tre esterni non sono “Playmaker”. Sono disposti dalla casualità che viene dalla transizione fatta col “passaggio e movimento”, di squadra.

E l’attaccante con palla? Può attaccare in palleggio, mentre tutti si muovono, ma come “finto attacco”, il che significa mettere in campo una filosofia particolare, che spiegheremo. E’ proprio grazie al “finto attacco” che anche i “lunghi” possono giocare Playmaker, ma dentro il “passing-game”.

Entrambi i sistemi sono validi da un pdv tecnico , ma hanno idee leader diverse per l’utilizzazione dei giocatori , fermo restando che , tutti i sistemi, hanno come meta il concetto di battere l’avversario e l’1c1 prima o poi si evidenzia. Con palla, senza la stessa e a rimbalzo.

Il Diag. di fianco mostra l’azione leader dell’attacco fatto col “passing-game”.

Il Playmaker, chiunque sia, dopo il passaggio è libero sotto canestro perchè il suo difensore, per “addestramento” indotto, imposto da tutti gli allenatori,  esegue lo “skip to the ball”.

DUE SISTEMI CON SCOPI DIVERSI. QUALE SCELTA?

Se diamo per scontato il fatto della diversità degli scopi, in quanto il “passing game” sviluppa il “passaggio e movimento” mentre l’altro il “palleggio e il tiro da 3Pt.”, direi che sono gli scopi di contorno  quelli più interessanti, che alla fine indirizzano la scelta.

Col “passing game” tutti hanno la possibilità di “essere” il N°1, “avere” lo scettro della guida del playmaker , la possibilità di gestire il gioco. Non è detto che si diventi playmaker per merito del sistema, ma la regià sviluppa conoscenza e fondamentali. E allontana l’incompetenza di Peter.

Il “penetra e scarica” illude che si possa vincere perchè 3Pt. sono meglio di 2Pt. Sono le regole nel basket che hanno sempre la priorità e nssuna abilità può pensare di avere un potere assoluto, perchè esiste sempre la contromossa, come in una partita a scacchi. Non siamo nella NBA dove il basket è al servizio dello spettacolo, da salvaguardare come priorità. In Europa si gioca diversamente e la “zona” non si batte solo col tiro da 3Pt.

Tuttavia, se da un lato la specializzazione è servita per sviluppare il tiro da 3Pt., ha poi cancellato il fondamentale del rimbalzo che dovrebbe essere appreso, come abitudine importante, nel periodo Under. Non c’è niente di meglio, per abituarsi al rimbalzo, che legare questo fondamentale al proprio tiro, che diventa “tiro-rimbalzo”, un fondamentale con due attitudini.

Scegliere un sistema piuttosto che un altro è un concetto che dipende dalle mete che un allenatore si propone. Far crescere i giovani in un certo modo, ispirandosi al loro futuro, preparandoli alla conoscenza del gioco e alla possibile capacità di fare tutto , opposto alla precoce imitazione  dei professionisti, non esclude le altre vie.

IL CONFRONTO

Come già detto, “penetra e scarica” e “ABI” hanno mete letteralmente opposte, pur concordando sul valore delle abilità individuali. Il primo, conosciuto in tutto il mondo e usato in tutte le età, il secondo assolutamente sconosciuto, ma da noi caldeggiato, è utilizzato fin dal 2009.

Il “Penetra e Scarica” specializza l’1c1 del playmaker per favorire il tiro dalla linea dei 3Pt., il sistema “ABI” la collaborazione di tutta la squadra per l’1c1, ma come finto attacco, leggendo la difesa. E’ una finta e come tale bisogna essere pronti a fare quello che si finta.

E’ appunto nella capacità di sfruttare il “finto attacco in palleggio” , introdotto nel gioco di squadra, che dà la possibilità a tutti di giocare playmaker. Prende in prestito, è simile, all’idea dell’autoblocco senza palla, per smarcarsi. Staccarsi dal contatto col difensore fa prendere un vantaggio di spazio-tempo.

La differenza realizzativa dei sistemi consiste nel gioco di squadra, come impegno di tutti i compagni ad organizzarlo, in ABI. Per favorire il gioco individuale con la specializzazione nei ruoli, nell’altro sistema.

Con questo non neghiamo la possibilità del gioco di squadra dentro il sistema “Penetra e scarica”, ma lo presenta come una meta secondaria.
Nel penetra e scarica le penetrazioni in palleggio sono eseguite solo dagli specialisti, durante l’organizzazione , dagli altri abbiamo la penetrazione in palleggio  solo dopo lo scarico.

In “ABI” abbiamo passaggio e movimento, back-door e gioco col “ragno”,  attacco alla linea di fondo in palleggio  come “finto attacco”, ma soprattutto tiro-rimbalzo. Va da sè che, come iniziativa personale,  è un’azione naturale e sempre  possibile il “penetra e scarica”.

“ABI” è un attacco che va a contro corrente in questo periodo storico, un sistema che prevede come base la collaborazione “Alto-Basso”, assolutamente efficace contro la zona. Niente di nuovo , naturalmente, perchè tutto è stato recuperato nel mare degli “scopi” dimenticati.

IL SISTEMA “ABI”, ALTO BASSO

E’ preparatorio ad un altro “passing game”, più articolato: “Il Lampo”, trattato lungamente in questo sito.

Le regole del “passing-game” sono realizzate in tante altre organizzazioni , diverse da “ABI”. Significa che anche altri sistemi sono sicuramente adatti per questi scopi.

Come regola, tutti si muovono prima del passaggio d’inizio.

Dopo il passaggio d’entrata nel sistema, abbiamo sempre sempre il movimento. In ABI ci sono due  tipi di circolazioni , interna ed esterna , con possibilità interlocutorie.

ABI come detto è il preambolo di “Lampo”,  un “Passing-Game” simile, utilizzato con tutti i giocatori, più “potenti” fisicamente, in campo. Un aspetto che crea disagio alla difesa avversaria.

Tutte le rimesse sono eseguite “di squadra” e  fanno si che ci sia uno scambio continuo di responsabilità. Come già segnalato ABI, vuol dire “Alto-Basso” , una comunicazione tecnica valida soprattutto contro la zona e le sue sfumature. 

Le posizioni dei giocatori non sono fisse, vengono dalla transizione “difesa-attacco”, dove la palla è portata avanti dalla squadra, con passaggio e movimento. Nella fase d’attacco , il movimento egli esterni è basato sul “dai e cambia” oppure “dai e vai”, leggendo la difesa.

Questo dettaglio fa pensare che,  dopo il passaggio “centro-ala” chiunque (piccolo-gigante) sia libero (se taglia forte) , vicino al canestro. Va da sè che bisognerà sviluppare l’abilità del passaggio per quest’azione.

In alternativa , il tagliante riceverà palla in “ala” e,  con l’inversione del gioco, svilupperà la sua pericolosità con l’1c1, come finto attacco in palleggio, verso la linea di fondo,  aprendo una nuova meta in questo sistema interessante, adatto per le  fasce della categoria Under.

Un mondo che si sviluppa con l’introduzione del concetto “dell’ammasso”, un capitolo interessante del basket che svilupperemo a parte.

La Programmazione Giovanile

LA VALUTAZIONE

Quando si programma il lavoro nel mondo giovanile bisogna conoscere il livello mentale, fisico e tecnico dei ragazzi. Facendoli giocare si possono cogliere aspetti importanti. Durante il periodo Under si potrebbe notare  che il loro livello non corrisponde a quello del campionato di appartenenza. Spesso lo si fa coincidere per calcolo oppure per necessità.

Il fatto di giocare, per esempio, ad un livello leggermente superiore alle possibilità può favorire la crescita mentale e tecnica del gruppo. Un concetto che va tenuto in equilibrio con la presenza giocata nel livello di competenza.

Si fanno molte considerazioni attorno ad un gruppo che stiamo per allenare, ma devono essere esposte a chi di dovere. La società ha sempre l’ultima parola.

Va da sé che la propria opinione va comunicata ai dirigenti di società, anche per conoscere la loro. 

Se si accetta l’incarico , prendiamo le distanze da ogni pregiudizio ipocrita riferito ad un concetto importante. Si deve mirare al futuro dei giocatori, senza scuse derivanti da risultati negativi, perchè è fuori discussione che bisogna cercare sempre di vincere.

Va da sé che vanno fatte molte scelte , di tipo organizzativo, ma anche tecnico perché bisogna scegliere, per esempio, la tipologia del gioco per realizzare le mete.

Il gioco è importante per tanti motivi, non ultimo per il fatto che è una guida per il lavoro dei fondamentali da introdurre, sui quali lavorare seguendo il motto: “come, quando, perché ”.

Pensiamoci bene, perché è assolutamente errato sottovalutarlo. Sulla bocca di tutti c’è la frase sacra: “Bisogna lavorare sui fondamerntali”, senza indicazioni su “come, quando e perchè”. Se provate a chiederlo diventano improvvisamente muti, senza parole.

Scegliamo quindi il gioco per gli scopi tecnici che ci proponiamo, considerando le caratteristiche dei giocatori, ma anche per il loro livello acquisito di gioco. Il problema è sempre legato ai fondamentali e per “come” sono interpretati.

Ricordiamo che prendiamo in esame la fascia Under che si porta dietro le abitudini del periodo precedente. Bisogna essere preparati ed avere nel proprio repertorio l’idea del gioco oppure farli giocare liberamente per “cogliere” la strada adatta a loro. 

Solo secondariamente programmiamo i fondamentali. Se si gioca col “penetra-e-scarica”, non ci sono dubbi, avremo come meta il “Ball-Handling” per l’1c1 in palleggio, il passaggio e il tiro da 3Pt.  Non dimentichiamo il gioco in velocità che noi chiamiamo “a ruota libera”.

“Penetra e scarica” , va sempre bene, se però non è eseguito in modo specialistico e deve essere sostenuto dalla difesa aggressiva. Va fatto, realizzato da tutti col loro talento, buono o scarso che sia, ma con l’allenatore impegnato a coinvolgere tecnicamente nel modo giusto, ovvero pensando al “futuro dei ragazzi”, se la società è d’accordo.

Tutti,  penetrando in palleggio sfrutteranno il “ball-handling”, non solo i più abili, tutti coinvolti a “leggere la difesa”,  passando per far fare un tiro.

“Penetra e Scarica”, è utilizzato dal livello “Post-Mini-Basket” ai professionisti, una vera pietra angolare del gioco. Si deve essere d’accordo però su un concetto. Non usiamo il sistema perché lo fanno tutti, un’abitudine da sfatare.

Abbiamo come guida l’ idea leader. “Batti il tuo avversario con la palla, senza la stessa e a rimbalzo.

Questo è il motivo per cui si gioca a basket, per battere il proprio avversario a cui bisogna aggiungere, “leggendo la difesa”.

Questo dettaglio pone l’attenzione a “come” si batte, perchè bisogna pensare di fare anche canestro, non solo un tiro, ovvero realizzare 2Pt. oppure 3Pt.

Non è una battuta, perchè i giovani vedono giocare a tutti i livelli e si fanno, si costruiscono idee personali. Scontato che pensino che sia  sufficiente fare un tiro e basta, spesso  senza senso, disperato.

Non siamo d’accordo. Per il futuro dei giocatori “leggere” è decisivo per apprendere il gioco e realizzarlo per gli altri , una meta che deve essere raggiunta da tutti. Devono imparare tutti a farlo. Fuori dalle “gabbie” dei ruoli tradizionali.

Non è il caso di “Penetra e scarica” dove  viene sviluppato il Ball-Handling per l’1c1 in palleggio, il passaggio e il tiro da 3Pt.  spesso abbinato allo “step-back”. Ammesso che sia la via da seguire per i professionisti, “come” e “perchè” viene “copiato” a livello Under?

LA NOSTRA IDEA?

Spesso non siamo d’accordo col “Ball-Handling” , quando esclude il palleggio protetto, il passaggio, quando si lasciano fuori  le finte, il tiro da 3Pt., quando si toglie il rimbalzo d’attacco, seguendo il proprio tiro.

Soprattutto non siamo d’accordo sulla mancanza di movimento senza la palla e per questo motivo abbiamo creato la figura di un nuovo tipo di giocatore, il “Ragno”.

E’ il giocatore che in qualsiasi situazione di gioco si trova lontano dalla palla.

Perchè rimenere fermo? Sappiamo benissimo il motivo, lo sanno tutti. Giocando “penetra e scarica”, aspettano lo “scarico” per il tiro.

Il tiro da 3Pt., non può essere la sola meta Under, soprattutto perchè non si segue mai il tiro per il rimbalzo. Tutti devono saper tirare, ma non come “gioco di squadra”, ma per una collaborazione che segue un’idea leader il cui risultato finale è il tiro da “2pt. e da 3Pt.

Per lo scopo, vogliamo invece  il movimento  del “Ragno” e chiediamo che vada  “in mezzo alla ragnatela dei passaggi”, in tutte le situazioni, seguendo lo spostamento della palla. Stabiliamo così la presenza del playmaker avanzato, uno dei diversi modi di organizzare il gioco.

Non discutiamo la scelta dei professionisti, ma per gli Under ci devono essere altre mete oltre il tiro da 3Pt. Ne abbiamo dette alcune e per non ripeterci puntiamo il dito sulla “linea di fondo”. Attaccarla con consapevolezza è una metà che, raggiunta, vale per sempre. L’abilità di un giocatore nel destreggiarsi in palleggio, ma anche senza palla per riceverla, non ha prezzo e vale la pena inserirla nei propri sistemi d’attacco.

In “Penetra e scarica”, chi ha la palla penetra in palleggio e gli altri stanno fermi per il tiro da 3Pt. Ecco graficamente la differenza. Guardate il primo Diag. e immaginate i due “ragni” che stanno fermi. Nel secondo, tutti si muovono prima del passaggio d’ingresso nel sistema ABI e chiunque può riceverlo. Un principio di movimento che appartiene al “vecchio” passing-game.

Questo spiega anche perchè il nostro “come” sia diverso dall’interpretazione che altri danno, facendoci seguire altre strade per il recupero di fondamentali abbandonati. Ecco le due proposte per la società.  Vogliono le specializzazioni e magari un rendimento di squadra più rapido oppure mirare alla completezza dei giocatori?

Lo scopo principale è quello di aumentare la pericolosità dei giocatori di solito esclusi dai compiti difficili. Apprenderanno il basket per organizzare eseguendo i fondamentali nel modo più semplice possibile.

Giocare per il tiro da 3Pt, nelle prime fasce Under, senza rimbalzo d’attacco, che va invece recuperto seguendo il proprio tiro , è per noi limitante e sconsigliabile.

Ecco il “Come” che ci interessa. Recuperare l’aspetto più semplice, quello tralasciato, dimenticato dagli altri.

Recuperare anche fondamentali speciali  per migliorare il rendimento di tutti , ma soprattutto l’utilità di quelli esclusi dalle situazioni difficili, come l’organizzazione. Parlavamo dei fondamentali “speciali”. Il “finto attacco” in palleggio  è l’esempio calzante che nessuno insegna, sul quale però il discorso va approfondito.

Per i “meno talentuosi”,  niente “Ball-Handling”, ma “palleggio protetto”, usando le finte ogni volta che passano con la  presenza della difesa e, soprattutto, andando a rimbalzo ogni volta che tirano.

Tutto questo perchè riteniamo che il dettaglio più importante per la programmazione del lavoro sui giovani sia la considerazione che abbiamo sul loro futuro, e  avere cosi, un’identità. Non è a discapito della vittoria, lo vogliamo sottolineare, anzi col tempo si vince di più.

Andare a rimbalzo dopo il proprio tiro crea un’etichetta di pericolosità che si stampa sotto il proprio nome. Basterebbe solo quello per aumentare le vittorie. 

Muoversi ogni volta che ci si trova lontano dalla palla mette in difficoltà l’avverasario che aiuta, creando il gioco di squadra. Fintare prima di passare la palla al compagno tagliante fa perdere alla difesa una pericolosità evidente. Due fondamentali che pochi giovani conoscono perchè le mete di “penetra e scarica” sono altre.

LA RIMESSA DI SQUADRA

In ogni situazione di gioco ,  usiamo la “rimessa di squadra”, contrariamente a quello che fanno tutti nella specializzazione, affidata a due o tre esperti.

“Treno” è il suo nome. Vorremmo sottolineare che è un principio di gioco non uno schema,  in quanto , in queste situazioni e in quelle normali giocate dentro il campo, vogliamo coinvolgere tutti.

I giocatori sono numerati allo stesso modo per sottolineare che tutti possono fare la rimessa, ma anche si deve conoscere il movimento che nasce da  ogni posizione dei “vagoni”. E’ la “semplicità” che si muove con efficacia devastante.

Questa diposizione prepara la squadra per il  5c5, ogni volta che la palla si trova lateralmente. Infatti la difesa schierata si può attaccare sia “frontalemente” che “lateralmente”. Un modo di affrontare sia la difesa a uomo che a zona.

Pensate anche alla “transizione” con conduzione laterale, all’1c1 in palleggio con inizio di lato, oltre che all’attacco alla zona e anche alla difesa individuale. Ripetiamo, non è uno schema , ma un principio di gioco dove gli attaccanti si muovono sempre allo stesso modo per uno scopo e la difesa non ha lo spazio per difendere. Lo chiamiamo anche “ammasso”.

Va da sè che , facilmente, i giocatori conosceranno le posizioni e gli spostamenti fatti nel “treno”. Soprattutto quello del “Capo-Treno” che si allontana correndo sui “vagoni”, ma poi, se non riceve subito, rientra come un “Ragno” ed è servito col passaggio “rosso”.

Ricevuta la palla , se non trova un compagno libero è lui il “Playmaker” per quell’azione.  A nostro avviso i giocatori, tutti, devono conoscere in qualche modo lo scopo di quello che fanno come se fossero degli allenatori in campo.

Cominciando subito dalle rimesse della palla in campo, di solito prerogativa del bravo “passatore”. Nessuna rimessa viene lasciata all’abilità di pochi, tutta la squadra partecipa rendendo la situazione facilitata.

Con l’abitudine che viene dalla conoscenza dell’organizzazione , potranno giocare “sempre” a basket, al loro livello di competenza, se impareranno anche a fare tutto, secondo il loro talento poco o molto che sia. Significa che tutti dovranno organizzare e tutti giocare con spalle a canestro. Organizzare la rimessa con “treno” è molto facile.

Quali sistemi di gioco possono accogliere queste mete? Sicuramente e scontatamente non può essere fatto dentro “penetra e scarica” dove la ricerca della meta individuale fa pensare che il basket non sia un gioco di squadra.

Questo dettaglio per sottolineare quanto sia importante la scelta del gioco per la crescita degli Under.

Nei nostri sistemi di gioco, che vanno controcorrente, i fondamentali “semplici” per favorire l’organizzazione del playmaker e la pratica del pivot,  serviranno a risolvere i problemi da attuare, partendo sempre dalla disponibilità dei ragazzi, che deve diventare consapevolezza.

Sarà possibile realizzare gli scopi tenendo sotto controllo  “come” impareranno, ma sempre partendo dalla loro disponibilità. Se ci sono  abitudini pregresse che contrastano quelle nuove, non tutti sono pronti a cambiare. Di solito lo fanno i più bravi.

Lo ripetiamo ancora. Per loro il palleggio protetto (pietra angolare del “finto attacco”) diventerà importante, così come le finte prima di passare e soprattutto andare a rimbalzo ogni volta che tirano.

Quando si troveranno lontano dalla palla, in qualsiasi azione sanno che è il momento per muoversi, andando in mezzo alla “ragnatela dei passaggi”.

IL “FINTO  ATTACCO IN PALLEGGIO”

Movimento senza la palla, rimbalzo dopo il tiro e “finto attacco” sono fondamentali  che non vengono più allenati perché i presupposti sono diversi dai nostri.

Per noi invece sono indispensabili , quindi applicati nella nostra pallacanestro, sia per un miglioramento individuale che di squadra. Soprattutto il “finto attacco”, nell’1c1 in palleggio attaccando l’avversario, che fa fatto rigorosamente leggendo la difesa.

E’ una finta e come tale deve essere credibile che vuol dire essere pronti a fare quello che si stava fintando. E’ indispensabile per l’organizzazione quando la difesa aggredisce. Assomiglia al movomento di “auto-blocco”, senza palla, quando si va a contatto col difensore perchè la si vuole ricevere. In palleggio si crea , distaccandosi dal contatto col difensore, uno spazio utile per il “tempo” del passaggio.

Per riassumere, i movimenti senza palla, il “palleggio protetto”, l’uso del “finto attacco”, il rimbalzo dopo il tiro e le finte di passaggio, rappresentano  “come” apprendere i fondamentali, ma per un sistema di gioco diverso dal “penetra e scarica” che specializza per il tiro da 3Pt. e poco più. 

Chi era stato rinchiuso nelle “gabbie della specializzazione” , può diventare protagonista anche nelle situazioni che , per lui , erano state ritenute troppo diffiicli.

Difficile come organizzare il gioco, un compito e un pensiero che abbiamo risolto con l’introduzione del “ragno” e l’uso del “Finto Attacco” in palleggio rigorosamente “protetto”.

Il Playmaker, l’organizzatore del gioco è colui che va in “mezzo” , sulla linea che unisce i due canestri. Può andarci froteggiando il canestro oppure come “un ragno”. Può andarci individualmente, ma anche come organizzazione della squadra.

Utilizziamo l’idea da 10 anni, ovvero dal 2009. Il problema è sempre stata della sola  disponibilità, perchè ci vuole coraggio per andare in “mezzo” e voglia di provare, ma anche perchè diverse esperienze pregresse frenano gli slanci. 

Alleniamo affinchè tutti provino a fare tutto, senza specializzazioni, riconoscendo che la strada all’inizio sarà in salita. E’ il nostro modo di lavorare per il futuro dei ragazzi, ma anche per una società che sia d’accordo.

Raggiungeremo  col tempo  tutti i nostri scopi riferiti al futuro dei ragazzi , compreso  la vittoria che dipende , come tutti sanno, più dalla difesa che dall’attacco.

TOGLIERE LE SPECIALIZZAZIONI

Togliere in attacco le specializzazioni è una scelta che migliora il livello e la pericolosità del basket giocato dall’intera squadra. Ha solo bisogno di essere fatto dentro un sistema adatto a queste idee. Mi sembra scontato. “Penetra e scarica” è altamente specifico per le specializzazioni. Le nostre proposte? Le vedrete.

Intanto, non daremo più ad un solo giocatore il compito di organizzare e nemmeno ad uno solo il compito di giocare spalle a canestro. Ci sarà un coinvolgimento in tutte le situazioni di gioco di tutta la squadra.

Pensate che i playmakers naturali, quelli che hanno maggiori abilità e che si prendono spesso le responsabilità, siano danneggiati? Saranno sempre loro a mettersi in evidenza, in modo spontaneo. Incitati dagli stessi compagni, perchè nelle difficoltà sono sempre i migliori che guidano il gruppo.

Ecco come si possono trovare scopi per far crescere i giovani con un sistema di gioco diverso dal “penetra e scarica” contro il quale, sia ben chiaro, non abbiamo nulla, ma rispecchia la ricerca della “stella” troppo precocemente, un specializzazione individuale che non vogliamo nelle fasce basse Under. 

Ci disturba il difetto di  limitare gli orizzonti di molti giocatori  con le specializzazioni. Ho visto molti casi di ragazzi che,uscendo dal mini basket, dove organizzavano il gioco, sono stati dirottati dentro la gabbia dei pivot perchè cresciuti improvvisamente. Una grande limitazione del loro futuro. Il retaggio delle specializzazioni?

Dopo il periodo Under (20 anni) solo il Playmaker ha il futuro assicurato e nel suo livello di competenza giocherà sempre. Un dettaglio che noi vogliamo realizzare con l’intera squadra. Gli altri, quelli del “Penetra-Scarica”, gli specialisti,  faranno ottime prestazioni anche a livello internazionale , ma passando nella categoria senior o professionistico si sfalderanno, senza comprendere il perchè.

SISTEMI DI GIOCO A CONFRONTO

Se “Penetra e Scarica” ha come idea leader il tiro da 3Pt., il sistema “ABI”(Alto-Basso) offre la possibilità di giocare Playmaker e  “Lampo” , simile al precedente, per giocare anche nella posizione di Pivot basso. Va da sè che entrambi i sistemi hanno come obiettivo quello di far  giocare tutti “Playmakers” oppure tutti “Pivots”. Entrambe mete da conquistare durante il periodo Under.

Sarà interessante scopire il sistema “Treno” ovvero attaccanti “ammassati” per non dare spazio di azione ai difensori.  Usato nella programmazione fin da subito durante tutte le rimesse della palla in gioco, sarà un eccellente aiuto anche per gli altri due sistemi, tra loro simili. Viene usato quando l’attacco affronta la difesa iniziando laterlamente.

Sarà ancora più avvincente scoprire che tutti e tre i sistemi sono simili, perchè hanno come base lo sfruttamento tecnico dei “ragni”.

Ecco gli scopi da raggiungere nella fascia Under. Un periodo utilissimo per il recupero dei fondamentali perduti, una speranza per apprendere il gioco di squadra, ma fatto da tutti, come organizzatori dello stesso, partendo dalle proprie capacità , molte o poche che siano. 

Ci sono molti scopi ed altrettanti vantaggi. Va da sè che un qualsiasi esterno, acquisendo l’abitudine di esecuzione “tiro-rimbalzo” diventerà devastante in questo periodo storico.  Quello che si muoverà  ogni volta , trovandosi  lontano dalla palla,  sarà valido appoggio come organizzatore, ma soprattutto chi comprenderà l’utilità del “finto attacco” potrà giocare anche playmaker.

Questo non vuol dire che è possibile essere un Playmaker grazie ad una abitudine, ci mancherebbe. Penso però che raggiungendo questi scopi , valga  la pena andare controcorrente per aiutare i giovani.

Sarà possibile raggiungere una l’identità tecnica che assicura il futuro dei ragazzi diversa dai limiti della specializzazione fatta coi ruoli attribuiti in base all’altezza.

L’attacco Più Gettonato

La metafora del successo  è usata in questo campo perchè si sente sempre la stessa canzone prodotta dai cinque orchestrali in campo. Suonano una musica per il “tiro da 3Pt.” , una magia importante, gestita come il risultato dell’azione “penetra e scarica”, esibita nei vari modi a seconda dell’esigenze di squadra.

Purtroppo, trattasi di un solo modo di giocare. Un gettone basta e avanza. Il Juke-Box suona sempre la stessa musica in una gara specialistica che comincia nel Mini-Basket (pallone più piccolo e leggero), continua nella Categoria Under e finisce in quella Senior.

Vogliamo analizzare questo argomento aprofittandone  per  ragionare su alcune considerazioni relative alle categoria “Under” (prime fasce) e in quelle “Senior”.

Gli attacchi che vogliamo giudicare hanno un riferimento nelle mete generali e caratteristiche individuali dei giocatori.  Va da se che ci sono le “idee leader” che , proprio per questo motivo, indirizzano la scelta del  gioco di squadra, sia a livello Under che Senior.

Gli attaccanti occupano certi spazi e ne lasciano liberi altri per essere a loro volta attaccati. Lo scopo? Raggiungere le mete tecniche prefissate. Si parte sempre da uno schieramento che ha la sua importanza, sempre in riferimento agli scopi.

Nel Diag. il Playmaker si sposta lateralmente per iniziare la “mezzaruota” verticale.  Questo incrocio in palleggio con (3) è molto interessante per la possibilità di agire col “Back-Door”, leggendo la difesa. E’ solo un “finto attacco” di squadra. Il vero attacco si raggiunge con l’inversione del gioco, dove troveremo il “penetra e scarica” per il tiro da 3Pt.

Va da sé che sono sempre  le idee che conducono alle mete. E’ l’aspetto più importante nella scelta del sistema d’attacco. Copiando quelle degli altri vale la pena chiedersi sempre il perchè.

Quelle “Senior” più gettonate? Il tiro da 3Pt, lo “step-back” ,sempre legato al tiro, e il famoso “pick and roll”. Il risultato è il gioco del Diag., non è il solo, ma questo ha avuto un grande successo e messo in pratica da tutti sia a livello italiano che europeo (2017-18). 

Ci sono anche “idee leader” per gli Under? Mi sembra di poter dire, senza ombra di smentita, che non dovrebbero essere uguali, anzi nettamente diverse perché le mete tecniche sono sempre relative al talento , all’età , ma soprattutto al tipo di giocatore da preparare per il futuro.

Non sono le stesse dei Senior, non possono esserlo. Mi sembra scontato, ma purtroppo non è così ed è bene parlarne. Intanto, perchè continuare a specializzare coi ruoli? Tutti devono saper fare tutto. Quindi, anche il tiro da 3Pt. deve essere scoccato da tutti, durante la gara, naturalmente. 

Esattamente come dovrebbe essere alla fine del periodo del Mini Basket. Con i canestri bassi  ed il pallone leggero, se tutti tendono a fare tutto, si può giocare col “penetra e scarica” , leggendo la difesa, ma perchè tirare senza andare a rimbalzo? Tuttavia, in questo periodo, e annata successiva, tutti dovrebbero allenarsi e migliorare tecnicamente con l’idea di saper fare tutto. E’ solo la mia opinione.

Lo stesso dovrebbe succedere  anche a livello Under (prime fasce). Se si vuole giocare col “Penetra e Scarica” per il tiro da 3Pt.,  si dovrebbe cercare di recuperare il rimbalzo, anche perchè il pallone non è più lo stesso. Poi, ci sono altre mete da raggiungere, senza scomodare il “penetra e scarica”. Per esempio attaccare la linea di fondo, conoscerla con consapevolezza è fondamentale . Si potrebbe pensare ad un sistema di gioco che ne favorisca l’apprendimento. 

Avremmo così almeno due gettoni. Uno per il tiro da 3Pt. con “penetra e carica” e l’altro con l’1c1 , attaccando la linea di fondo. E poichè tutti devono saper fare tutto, i ragazzi avranno una possibilità di poter giocare sia Playmaker che Pivot, ma senza ruolo fisso. Ecco l’uso del possibile terzo gettone da realizzarsi nel periodo Under.

Pensate che sia una buona idea? O preferite sviluppare solo il tiro. In questo caso , volevo ricordare un aspetto importante.

Il tiro da 3Pt. ha un collegamento con la maturità psico-fisica dei giocatori perché la palla di 650 g., lanciata in aria con altezza variabile , riferita alla parabola , in relazione della distanza , ha bisogno di equilibrio, forza, coordinazione, ma soprattutto di forza coordinata. Nelle fasce base Under, la forza è un problema per i ragazzi.

Va da sé che il tiro rimane il fondamentale più importante, ma il suo uso con riferimento all’età va considerato. E’ proprio indispensabile copiare i Senior sin dalla fasce dei giovanissimi? Almeno , nelle fasce basse Under, leghiamo il tiro da 3Pt.  al rimbalzo d’attacco.

Non solo. Come già detto, c’è da conoscere l’importanza della linea di fondo, il fatto che tutti devono saper organizzare e giocare con le spalle a canestro. Senza specializzazioni, per seguire l’indirizzo tecnico che tutti devono saper fare tutto.

Soprattutto, è il momento, di legare il tiro al rimbalzo. Sarebbe un bel “gettone” da introdurre nel sistema, per far ascoltare una musica molto indigesta alla difesa. 

Non ci sono controindicazioni, ma solo pregiudizi per non usarlo. Non andare a rimbalzo, si perde , tra le altre cose, la possibilità di acquisire un’abitudine che migliora lo spirito competitivo. Una pratica per tutti, a livello Under e non c’entra l’altezza.

Poiché il miglior modo di apprendere il basket è copiarlo direttamente dai migliori, in questo caso il rischio è grande e l’allenatore dei giovani dovrebbe far sentire la sua presenza come leader.

Ai giovani in questo periodo storico interessa solo fare un tiro, non importa “come-quando-perchè”. Mi sembra una distorsione dei concetti farlo senza andare a rimbalzo. Poichè “i grandi” non seguono mai il loro tiro ecco una scusa per incentivare la pigrizia giovanile.

Un suggerimento? Anche se tutti vanno in una direzione, col supporto della statistica basata sui grandi numeri riferito alle persone che la pensano allo stesso modo, penso che sia venuto il momento di “copiare” dai salmoni, piuttosto che dai grandi campioni.

Solo in questo caso. Semplicemente per il fatto che i campioni non vanno mai a rimbalzo , dopo il proprio tiro. Per il resto rimangono sempre un bel punto di riferimento.

QUANTI “GETTONI” PER GLI UNDER?

Va da sè che non siamo in disaccordo col “penetra e scarica”, sia ben chiaro,  ma col tiro finale senza rimbalzo.

Poi, esistono altri “gettoni” , altri sistemi si attacco  per raggiungere altre mete. Non c’è solo il tiro da 3Pt.

Importante è preparare, allenare  per il futuro ragazzi in modo che sappiano fare , usare i fondamentali in tutti i modi.

Il pivot specialista, che sa stare solo nella sua “gabbia”, non ha più senso. Come l’arte della organizzazione in mano ad un solo ragazzo. Devono imparare tutti a fare tutto , secondo la loro abilità , poco o molto che sia. Non si toglie nulla al più bravo.

Non esiste , nel senso che è inguardabile, il tiro dei giovani senza che  la traiettoria dello stesso sia seguito per il rimbalzo, con grandi possibilità di catturarlo. Per i miei occhi naturalmnente, ma tutto è opinabile.

Va da sè che bisogna usare nuovi indirizzi basandoci su idee importanti,  uscendo dalla sola ricerca del tiro da 3Pt. Occorrono altre mete, riconosciute valide per il futuro dei giovani.

Bisognerebbe allenare i giovani immaginandoli come li vorremmo da grandi. Si può? Come devono giocare gli Under, fin dalle prime fasce? Ovviamente è solo la mia opinione. Ricordiamo il concetto delle idee che devono essere realizzate attraverso il gioco di squadra.

Un “gettone” per apprendere come si attacca la linea di fondo, un altro per favorire il gioco della organizzazione,un sistema adatto per tutti. Fantascienza?

Pensate alla semplicità, non ci sono solo ” i fenomeni” ma anche a quelli che fanno le cose semplici.

Non pensate sempre al palleggio come “Ball Handling”, ma al semplice palleggio protetto. Il futuro dei ragazzi è legato a questo eventuale processo che porta in se l’evoluzione del basket.

Come fare? Il primo passo? Mettiamo al bando, evitiamo le specializzazioni. Poi, il gioco di squadra deve ritornare alla priorità di usare il  “passaggio e movimento” e “movimento prima del passaggio d’inizio” , da contrapporre alla “penetrazione” in palleggio di uno solo , mentre quattro stanno fermi per ricevere lo “scarico”.

PROGETTIAMO “GETTONI” NUOVI

La musica da ascoltare durante il gioco non può essere prodotta da un solo gettone , quello del tiro da 3Pt.

Durande il periodo Under, ma anche prima usiamo il “Juke-Box” con scopi didattici,  inserendo vari gettoni, migliorando il repertorio della “melodia” cestistica.

Senza dimenticare che  la velocità offensiva e aggressività difensiva, rappresentano un “gettone” per tutte le stagioni. Naturalmente, senza una buona difesa non si va da nessuna parte.

Tutti gli attacchi che realizzano queste mete sono da prendere in considerazione. Noi proponiamo il “Gioco dei due Ragni”, che vedremo. Il “ragno” è la metafora di un grande giocatore del passato, Kresimir Cosic.

Poi, bisogna curare il tiro legato al proprio rimbalzo d’attacco, un fondamentale desaparecido, ma che va assolutamente ripristinato.

L’elenco si allarga perché nelle fasce basse “Under”, è importante saper attaccare  la “Linea di Fondo”, usando  l’1c1 in palleggio per attaccare il “fondo”, ma col principio del “finto attacco” , che significa “mai” arrestarsi per proteggere la palla o per un tiro della “disperazione”.

Il “finto attacco” individuale, in palleggio,  è un fondamentale che non viene mai insegnato, ma il periodo Under  è il momento giusto per farlo , attaccando la linea di fondo.

Significa che , leggendo la difesa, si tira solo se c’è la consapevolezza del vantaggio, altrimenti si gioca di squadra, fuggendo dalla zona “calda”, allargando il gioco. Decisamente un altro modo di concepire l’1c1, soprattutto con palla.

Ripetiamo che tutte le categorie e per gli “Under” in particolare , le mete elencate devono trovare la possibilità di essere apprese attraverso il gioco di squadra.
Noi  cominciamo scegliendo l’attacco coi due “Ragni”, anche identificato con “Alto-Basso”.

IL GIOCO DEI DUE RAGNI, UN “GETTONE” PER UNDER.15

I numeri del Diag. “non” corrispondono ai ruoli tradizionali. Ricordate la grande mèeta, tutti devono saper fare tutto.

La varietà dei movimenti è veramente elevato e legato alle mete da raggiungere. Il nostro? 1c1 ala, attaccando il “fondo”, ma come finto attacco. E’ preparatorio al gioco “Lampo”, un “gettone” con mete speciali da fare con gli Under 16-17 .

“Tutti fanno tutto”, significa che (4) e (5) possono essere due giocatori di bassa statura. Si sono trovati in quella posizione per il movimento della transizione, il passaggio dalla difesa all’attacco.

Il “Ragno” è un termine che corrisponde ad una tipologia del giocatore di pallacanestro che usiamo quando comunichiamo coi ragazzi col linguaggio della favola.

E’ il giocatore che si muove senza palla e in opposizione alla stessa,  per andare al centro della “ragnatela dei passaggi”, riceverla per smistarla dalla parte opposta della ricezione, per fare un assist. Possiamo definirlo un playmaker avanzato.

Nel nostro sistema, per dare la possibilità a tutti di fare l’esperienza del Playmaker ne abbiamo due, avanzati come Playmaker, per una collaborazione a coppie, chiamata “Alto-Basso”.

Lo ripetiamo ancora, tutti fanno tutto, quindi abbiamo una alternanza di presenze nella circolazione interna (Due Ragni) e in quella esterna.

Questa alternanza si forma quando la quadra, col passaggio, fa attraversare la metà campo alla palla con partenza dalla rimessa dal fondo.

Se, dopo una ragnatela di passaggi, (1) attraversa la metà campo è proprio lui che organizza il gioco del “Due Ragni”.
Esterni ed interni si muovono in sincronia, ma con movimenti diversi, guidati dal passaggio, una specie di “passing-game”. Lo scopo? 1c1 dell’ala per attaccare la linea di fondo , come finto attacco leggendo la difesa.

Intanto , come si vede dal Diag., si muovono tutti senza palla, dopo la transizione e tutti sono in grado di ricevere il primo passaggio per attaccare subito il proprio avversario.

I due “Ragni” non escono mai dalla linea dei 3Pt. e ci sono due tipologie di responsabilità. “Dai e vai” per gli esterni , blocco per gli interni, quando ricevono palla.

Alleniamo soprattutto la situazione dell’inversione del gioco, favorevole per il back-door.

Quando (3) passa a (2), per l’inversione del gioco (immaginandola), abbiamo una situazione di anticipo difensivo che va affrontata secondo la filosofia del Coach. Va da sé che la stessa si realizza spesso anche col primo passaggio di entrata nel sistema di gioco, ovvero il passaggio da (1) a (3).

Lo schieramento di base è “1-3-1”, dove non si occupano mai gli spazi degli angoli. Quando la palla è passata in ala si verificano tre situazioni importanti: la possibilità del passaggio dentro l’area (vedi Diag.) oppure l’1c1 in palleggio , attaccando la linea di fondo, meta principale dell’attacco. E la terza? L’abbiamo descritta con l’inversione del gioco.

Usiamo lo stesso attacco contro ogni tipo di zona.

IL CAMBIO DI SCHIERAMENTO

Il cambio di schieramento serve per rendere ancora più possibile l’attacco alla linea di fondo, un concetto assolutamente da apprendere, proprio nelle prime fasce Under.

Quattro attaccanti in linea tolgono un po’ di pericolosità a (1) limitandolo con l’1c1 in palleggio, ma ha quattro possibilità di passaggio e, senza palla, può trovarsi libero sotto canestro.

Descrizione: la decisione  di cambiare schieramento, spetta al “ragno” sotto canestro e il movimento senza palla tra le due ali, fa ricevere facilmente la palla a (2), per l’1c1 attaccando la linea di fondo. Il taglio di (1) è sempre vincente.

Va sempre sottolineata la pericolosità della linea di fondo dove, attaccandola in palleggio, non ci si dovrebbe mai fermare per proteggere la palla e nemmeno per fare un tiro forzato. Chi si ferma è perduto, perchè la difesa “riempe” l’area.

Per questo motivo l’1c1, dall’ala verso il “fondo”, in palleggio va eseguito con l’idea del “Finto Attacco”, realizzato leggendo la difesa. Fare cioè un tiro solo se sussiste la “consapevolezza” del vantaggio.

Altrimenti , senza interrompere il palleggio, bisogna ritornare di lato oppure attraversare l’area, andando sul lato opposto.Da questa posizione (ala) si incomincia un nuovo attacco. Infatti sono due i punti del campo per attaccare qualsiasi difesa: centrale e laterale.

LA DIFESA RIEMPE L’AREA? “TRENO” DIVENTA UN “GETTONE”

Conoscere il comportamento della difesa, in anticipo, è un vantaggio da aggiungere a quelli che si conquistano giocando 1c1 , leggendo la difesa.

“Leggi la difesa” è un modo per attaccarla, quello più noto, ma non è il solo. “Costringi la difesa” è un altro collaudato modo per batterla.

Attaccare la linea di fondo come “Finto Attacco” costringe la difesa ad un comportamento conosciuto, perché i difensori “riempiono l’area”.

Nel Diag. mentre (1) si appresta all’1c1 come finto attacco in palleggio verso  la linea di fondo i compagni si dispongono come un “treno” e cominciano a muoversi.

Lo fanno subito, anche se il treno non è completamente posizionato. Il compito per iniziare è di (2), “Capo-Treno”.

L’attaccante (1) con palla, ha una scelta, se passare o penetrare, ma anche la difesa deve scegliere. Difende contro i movimenti oppure “riempie l’area per aiutare?”.

Penetrando in palleggio lungo la linea di fondo, (1) può “scaricare” la palla fuori per il tiro da 3Pt., è vero, si può fare , ma noi cerchiamo un’altra strada perché quando sono giovani i ragazzi devono apprendere il gioco di squadra. E’ una scelta didattica.

Come già detto, formiamo il “treno” sulla linea del T.L, non una “figura” ferma per una foto, ma subito in movimento, che inizia appena si posiziona il “capo-treno” (2).

Corre sui vagoni per andare a canestro, ma insieme a lui si è mosso l’attaccante giallo, quello sotto canestro,  per ricevere palla ed invertire il gioco.

“Treno” è anche la formazione che assumiamo in tutte le rimesse della palla in campo, trattasi di una “struttura ammassata”, tipo militare, che permette di muoversi senza ostacoli della difesa che non ha spazio per intervenire.

Usandola nelle rimesse, in tutte, quando poi verrà inserita “come” gioco, diventa un “gettone per ascoltare la musica”.

Infatti, tutto diventa armonico, come la fluidità degli spostamenti dei ragazzi che agiscono muovendosi. Imparano a farlo bene perché ripetono costantemente l’idea.

I giocatori si muovono sempre allo stesso modo cominciando dal “Capo Treno”, che arriva in posizione, alza il braccio e si muove, correndo sui “vagoni” per andare a canestro. Il “capo-treno” (2) è la chiave.

Il suo movimento non può essere marcato e gli avversari smettono di aggredire. Proseguendo la sua corsa, se (2) non riceve, diventa “ragno” perché, da lontano viene verso la palla e la riceve in mezzo alla “ragnatela dei passaggi”.

DETTAGLI

1°- Utilizzando “treno” (come “Gettone” e Rimessa) puntualizzare i dettagli. Coi ragazzi è bene dare l’indicazione che , per primo, bisogna controllare la situazione del “capo treno”, servendo comunque il passaggio a chi si libera per primo.

2°- Col “Gettone” Due-Ragni, dopo il movimento di tutti senza palla, il “Dai-e-Vai” di chi gioca Playmaker  è vincente, se il compagno che riceve il primo passaggio è capace di servire , a sua volta, l’assist.

3°- La collaborazione a due, come fondamentali da ripetere nel riscaldamento, va fatta tra “Play-Ala” e non tra Guardia-Guardia. Questo perchè nel “Gioco con due ragni” , Treno, Lampo abbiamo questo schieramento con una sola guardia.

4°- Tiro-Rimbalzo è l’allenamento più frequente per il tiro, in tutte le sue forme;

5°- Va fatto un grande lavoro per l’abilità di concludere in CP, 1c1, 2c1 e 3c2. Il gioco a “ruota libera” ,dove si assistono continui capovolgimenti di fronte, va fatto almeno una volta alla settimana.

6°- La difesa sarà sempre la base per vincere.

Copiare Nel Basket

GIOCATORI

Il basket è uno sport che si dovrebbe apprendere copiando , da parte dei giocatori, perché la consapevolezza è prioritaria nel processo e l’allenatore dovrebbe incentivarla. Attenzione, però ai dettagli.

Copiare i fondamentali vuol dire utilizzarli in modo appropriato (quando-come-perché) e non è da tutti.

L’allenatore dovrebbe intervenire per la comprensione del dettaglio, intelligenza che sistema, equilibra, da un senso reale al fascino dell’emulazione.

Purtroppo l’autonomia non è la meta di tutti gli allenatori per diversi motivi. Soprattutto non rientra nei programmi di quelli che usano troppo, per insegnare, gli esercizi in progressione didattica. A volte diventa oppressione didattica.

ALLENATORI

Copiano anche gli allenatori perché non si nasce ma si diventa gestori della vita di una squadra e contemporaneamente dispensatori di tecnica, generalmente distribuita in un programma annuale.

La predisposizione di ogni allenatore ha il suo peso. Devono conoscere tutto, ma l’inclinazione è una sola. La capacità di gestione , che distingue il Coach oppure la conoscenza tecnica, che caratterizza l’insegnante.

La copiatura subisce l’azione attraente della risonanza catturata dal successo di alcuni fondamentali soprattutto da parte dei giocatori, del sistema vincente per gli allenatori.

Va da sé che la maggioranza degli addetti ai lavori copia, ma è bene sapere che qualcuno non lo fa, perché ha compreso che per vincere non bisogna copiare, ma sorprendere.

Tutto il mondo del basket sfrutta la statistica come la Bibbia, ovvero la via da seguire per qualunque decisione da prendere sia sotto il profilo della gestione che quella tecnica. Ecco il modo per non vincere mai.

Tutti copiano, tutti in campo fanno le stesse cose, ma se si vuole vincere bisogna andare controcorrente. Scontato.

VINCERE

Per vincere non si deve copiare. Abbiamo avuto l’ultimo esempio con Romeo Sacchetti che oltre ad essere un grande allenatore è stato anche grande come giocatore.

Non è necessario questa trafila che passa da essere stati giocatori, per allenare, ma è una carta da sfruttare perché la consapevolezza del gioco ti fa comprendere anche la sua evoluzione.

Sacchetti , col Sassari, è andato controcorrente, sfoggiando un basket conosciuto ma mai realizzato come sistema, ha sorpreso tutti ed ha vinto, anzi stravinto. Si balla però, col ritmo della vittoria, una sola estate perché si comprendono e si adottano contromisure.

Va da sé che nel basket non esiste l’arma totale perché sport di azione e reazione, dove le regole sono prioritarie rispetto i fondamentali, dove bisogna comprendere che la NBA fa un basket diverso dal nostro.

Nel nostro si può giocare a zona e la zona è un mondo da conoscere profondamente senza pregiudizi. Chi non la sa insegnare e attaccare non può vincere.

Copiare e vincere sono due aspetti che evidenziano una cultura che fa ricordare a verità di questo gioco. La conoscenza fa dell’allenare un’arte .

Copiare ha il solo problema nel cercare di farlo giustamente, ovvero tutto quello che si copia , adatto ai propri giocatori. Vincere invece, sfrutta la comprensione dell’evoluzione dello sport che va verso il fatto che tutti devono sapere fare tutto. Un addio alle specializzazioni.

Basket, Costruire Una Squadra

C’era una volta una verità assoluta, è ancora valida? “I campionati si vincono in Agosto quando viene costruita la squadra”. Scontato?

Una volta si giocava poco. Se il mosaico rimaneva incollato saldamente e senza infortuni, avrebbe soddisfatto, regolato, aiutato a risolvere i problemi durante il cammino da Ottobre a Giugno, senza cambiare nulla.

Altri tempi, ora si gioca molto di più. Tuttavia certi concetti per costruirla rimangono. Non è un buon segno.
Si usano ancora i “ruoli” ovvero le specializzazioni, ma alcune squadre cominciano a pensarla diversamente. Tutti devono saper giocare “spalle a canestro” non c’è bisogno dello specialista.

Sembra invece che non si possa giocare senza il pivot, che purtroppo sanno usare pochi fondamentali. In attacco sono delle palle al piede.

Va da sé che la squadra deve essere soprattutto equilibrata, ma secondo quali criteri? Se pensate ai ruoli siete fuori strada.

Psicologici, innanzitutto, perché la compattezza e l’unità sono prioritarie, poi capacità fisiche in quanto senza fisicità non si va da nessuna parte, senza dimenticare che anche la tecnica ha il suo peso.

L’indirizzo tecnico migliore è la scelta di giocatori in grado di fare tutto. Senza specialisti nei ruoli.  Questo non significa che , se fra gli esterni ci sono dei playmakers , li cacciamo via.  Dolomiti Trento, ma anche Venezia sono due ottimi esempi.

Costruire una squadra è un’operazione difficilissima perché occorre conoscere l’uomo, prima della tecnica e delle altre componenti. Quindi bisogna avere le idee chiare sul tipo di giocatore che si vuole allenare a prescindere dalla sua destrezza. Personalmente apprezzo la disponibilità.

“Secondo Bobby Knight, vecchio allenatore degli anni ’70-‘80, il giocatore deve essere disposto anche a battere la testa contro il muro, se richiesto, potendo intervenire solo per la richiesta dell’altezza”.

Quando Dan Peterson si rese conto che Terry Driscoll era un Pivot troppo piccolo, non disegnò nessun schema per lui, ma Terry faceva 20Pt. a rimbalzo d’attacco. Avete compreso cosa intendo per disponibilità?

I RUOLI SONO IL PASSATO

Si può seguire la corrente, nella costruzione, fare cioè come fanno tutti, ma anche imitare i “salmoni”.

Andare controcorrente si può finire nella bocca dell’orso di montagna, ma ci possono essere risvolti positivi e sorprendenti.

Intanto, di chi è il compito? Dell’allenatore o della società? Chiunque sia incaricato, direi che deve avere conoscenza del “mondo” dei giocatori ed esperienza del gioco , ma soprattutto una idea precisa del concetto di disponibilità.

Più facile trovare ragazzi forti fisicamente e con buone capacità tecniche, ma senza disponibilità a migliorare oppure adattare le proprie abitudini.

In questo caso, è meglio lasciarli stare dove sono, se non si è costretti ad allenarli.

Quindi la caratteristica più importante del giocatore è quella psicologica, con scelta riferita alla sua disponibilità, abbinata ad un fisico con capacità rilevanti, adatto al livello di gioco.

E la tecnica? Il fatto di essere la terza considerazione da prendere in esame, non significa che sia meno importante delle altre.

Dal pdv tecnico i giocatori devono essere in grado di fare tutto, dentro il loro livello di appartenenza. Tutti devo saper giocare 1c1 con spalle a canestro, non importa avere lo specialista.

Se volete un esempio prendetelo dal Fenerbahce dove il più alto, Vesely 2,13 gioca tranquillamente esterno. Non tira da 3Pt. ma sa tirare ed è una minaccia per il suo continuo movimento e rimbalzo d’attacco.

Noi non vogliamo costruire le squadre solo con gli specialisti in ogni ruolo anche se è la metodologia più usata. Il pivot specialista va scomparendo.

TUTTI FANNO TUTTO

Come già detto, vogliamo che tutti sappiano fare tutto , partendo dalla difesa, dalla capacità di organizzare, ma anche dal saper tirare e andare a rimbalzo, seguendo il proprio tiro. Non lo fa nessuno, ma questo cosa significa?

Non ditemi che ci possa essere qualcuno che possa pensare ad un errore tecnico.

Fare tutto significa anche saper giocare con spalle a canestro, importante che non sia una specializzazione, ovvero che si conosca solo quella utilizzazione.
Il nostro modo di pensare è esattamente il contrario delle specializzazioni nei ruoli.

Ci ripetiamo per sottolineare. L’esempio migliore è rappresentato dalla formazione di Trento che segue questa strada da alcuni anni. Tutti sono in grado di fare tutto. Anche giocare organizzando, pur avendo in campo sempre un playmaker di ruolo.

“Scelgo giocatori adatti al mio sistema di gioco”, affermava tempo fa un noto allenatore, facendo pensare che la squadra la componeva lui stesso partendo dalla tecnica. Non potete pensare, comunque , che questo grande Coach tralasciasse gli altri punti ovvero l’aspetto fisico e psicologico.

LO SPIRITO DEL SALMONE ALLENANDO LE GIOVANILI

Significa costruire squadre controcorrente, dove chi tira va sempre a rimbalzo, chiunque deve essere in grado di organizzare l’attacco, condurre il CP dopo aver catturato il rimbalzo difensivo. Si gioca anche a zona e coinvolgendo tutta la squadra nelle situazioni della rimessa della palla in campo.

Si vince anche in questo modo, curando la tecnica, senza specialisti, usando il gioco di squadra nelle situazioni che sono di solito gestite e sbrigate dal singolo. Come?

La palla, come già detto, può essere gestita utilizzando l’intera squadra. Per esempio, osserviamo la transizione dopo la rimessa dal fondo campo contro il pressing.

Lo fa di solito il playmaker superando la metà campo, giusto? Si può fare impegnando tutta la squadra? Chi dei 5 attaccanti ha il possesso di palla,attraversando la metà campo, organizza.

Non pensate che sia più difficile vincere, andando controcorrente. Anzi è vero tutto il contrario. Infatti, molti allenatori, hanno troppi pregiudizi su certi aspetti tecnici e seguono solo quello che fanno gli altri.

Ma rimanendo in tema, spezziamo una lancia anche a favore di quegli allenatori che fanno scelte tecniche controcorrente. Un esempio? Come l’uso programmato della la zona, vera e propria medicina del basket.

La nostra idea principale? Vogliamo ripristinare il tiro-rimbalzo. Per un problema di disponibilità forse non sarà possibile a tutti i livelli, ma riusciremo almeno nel periodo Under. Secondariamente, tutti devono saper fare tutto, sia organizzare il gioco che giocare in pivot.

“Se vuoi galleggiare segui la corrente, ma se vuoi vincere fai come i salmoni, vai controcorrente”.

Ci sono degli ostacoli, ma il rischio vale la candela. Un esempio di muoversi controcorrente, in questo periodo storico? Tiro-Rimbalzo.

Un altro? Tutti giocano playmaker. Un altro ancora? Giochiamo senza pivot, perchè tutti devono saper giocare spalle a canestro.

Se i giocatori sono disponibili  sono pronti a fare tutto quello che viene loro richiesto. Cominciamo col far giocare tutti playmaker, senza pensare che lo possano diventare (creatori del gioco) grazie all’esercizio, ma sicuramente miglioreranno.

Va da sé che bisogna avere la fortuna di insegnare a giovani giocatori motivati , psicologicamente forti, fisicamente di livello e tecnicamente pronti al cambiamento.

Se con l’idea leader rappresentata dal tiro da 3Pt. viene realizzato un sistema di gioco, il penetra-e-scarica, per realizzarlo, anche nel nostro caso, per concretizzare le nostre idee, ne dovremo trovare uno altrettanto adatto.

IL GIOCO DEI DUE RAGNI

I numeri del Diag. “non” corrispondono ai ruoli tradizionali. “Tutti fanno tutto”, significa che (4) e (5) possono essere due giocatori di bassa statura. Si sono trovati in quella posizione per il movimento della transizione, dalla difesa all’attacco.

Il “Ragno” è un termine che corrisponde ad una tipologia del giocatore di pallacanestro che usiamo quando comunichiamo coi ragazzi col linguaggio della favola.

E’ il giocatore che si muove senza palla per andare al centro della “ragnatela dei passaggi”, riceverla per smistarla dalla parte opposta  della ricezione, per fare un assist. Un esempio è stato portato nel Diag. in alto per l’attacco contro il pressing.

Possiamo definirlo un playmaker avanzato.

Nel nostro sistema, per dare la possibilità a tutti di fare l’esperienza del Playmaker  ne abbiamo due, avanzati,  per una collaborazione a coppie, chiamata “Alto-Basso”. Tutti fanno tutto, quindi abbiamo una alternanza della circolazione interna (Due ragni) e una esterna.

Questa alternanza si forma quando la quadra, col passaggio, fa attraversare la metà campo alla palla con partenza dalla rimessa dal fondo. Se, dopo una ragnatela di passaggi, (1) attraversa la metà campo , organizza il gioco del “Due Ragni”.

Esterni ed interni si muovono in sincronia, ma con movimenti diversi guidati dal passaggio, una specie di “passing-game”. Lo schieramento di base è “1-3-1”, dove non si occupano mai gli spazi degli angoli.

 

Tutti Playmakers Migliora Il Livello Di Gioco

Si migliora anche  con il lavoro sui fondamentali? , sono tutti pronti a chiedere. Certamente, ma è troppo generico e scontato riempirsi la bocca con una verità senza dire come, quando e perchè.

Noi pensiamo di più al gioco, alla sua qualità che potrebbe anche inserire, recuperare, fondamentali trascurati o lavorare sui nuovi.

Infatti, parleremo del “finto attacco in palleggio”, un concetto mai inserito tra i fondamentali perché è solo la sua utilità che lo fa apparire importante . Una  validità che viene risaltata nel far giocare tutti come playmaker.

Ci si evolve ,si cresce, se nasce un concetto, se si accende una luce, una scintilla, la cui esecuzione tecnica fa migliorare la propria squadra. E’ quello che pensiamo cercando di togliere le specializzazioni.

Non è come bere un bicchier d’acqua, vuol dire andare contro corrente, ma anche seguire un pensiero, una scintilla che ci accompagna dal 1972.

Pensiamo semplicemente che tutti devono saper fare tutto , ampliando la conoscenza del basket. Per riuscirci, predisponiamo che, in ogni situazione di gioco, debba essere  coinvolta  la squadra, non l’individuo singolo, quello  che offre la migliore abilità come garanzia.

L’esempio più evidente si verificherà nelle rimesse dove tutta la squadra sarà coinvolta, sempre, per gestire la palla, usando più il passaggio del palleggio e muovendosi prima di riceverla.

E’ nostra sicura convinzione, con cui si raggiunge il miglioramento individuale, che tutti debbano giocare nel ruolo del playmaker ovvero diventare protagonisti dell’organizzazione. Con quello che ognuno sa fare , poco o molto che sia.

E l’organizzazione viene fatta con diverse modalità, andando in mezzo alla “ragnatela dei passaggi”, ma anche di lato.

E’ chiaro che, essere coinvolti ad organizzare , non vuol dire “sentirsi” un playmaker e nemmeno diventarlo quando si fa una pratica per migliorare. Poichè è una attività da prime fasce “Under”, è molto facile trovare ragazzi poco convinti nel farlo perchè occorre personalità. 

Tuttavia, non si possono demandare  ai solo “normotipi” le responsabilità tecniche che fanno migliorare e crescere, lasciando i “longitipi” fuori perchè non ancora pronti  e immaturi per la guida. Bisogna semplicemente aiutarli tecnicamente per coinvolgerli, invece di lasciarli ai margini con compiti limitati.

Diventeranno consapevoli che provando  s’impara, diventeranno più sicuri e alla fine la squadra sarà meglio di prima.

Questo soprattutto se ai ragazzi si dà l’appoggio tecnico del “Finto Attacco” in palleggio.

Significa attaccare il palleggio con credibilità, leggendo la difesa. Se chiude la strada col corpo, l’impatto da la possibilità di fuga per prendere un vantaggio di spazio-tempo. Ricorda l’auto-blocco, nello smarcamento senza la palla.

UNO-CONTRO-UNO CON DUPPLICE SCOPO

Il “Finto Attacco” in palleggio è quello che ci vuole per organizzare. Quindi gli scopi dell’1c1 in palleggio diventano due. Qualora non abbia successo “prendere un vantaggio” per il tiro, si organizza il gioco per i compagni.

Va da sè che, se l’attacco in palleggio viene fatto proteggendo la palla e con cambi di velocità e senso (No al Ball-Handling), lo possono fare tutti evidenziando risultati sorprendenti, con riferimento agli scopi. Senza perdere la palla, naturalmente.

I ragazzi raggiungono sicurezza in due attività fondamentali del basket, l’1c1 in palleggio che determina la loro pericolisità  e la capacità di organizzare, leggendo la difesa.

Seguendo una regola che sviluppa il loro senso del gioco di squadra ovvero che  tutto deve essere basato sul concetto della lettura difensiva e che una iniziativa ha successo solo se si prende un vantaggio. Niente tiri disperati. Si cerca di fare un tiro, con la capacità di leggere  il momento di “farlo fare”, quindi interrompere la prima opzione per la seconda.

Il risultato è lo sviluppo dello spirito del gioco senza tiri forzati. Infatti, l’alternativa al tiro  disperato è la nuova organizzazione del sistema. Vuol dire che se non si riesce a “battere” l’avversario in palleggio, leggendo la difesa, si organizza il gioco per i compagni. Mantenendo il palleggio si “ricotruisce la casa”, di lato oppure andando dentro la Crf di metà campo. Tenendo sotto controllo il tempo a disposizione.

ESERCITAZIONE FONDAMENTALE CON L’APPOGGIO

Si prende  cosapevolezza del principio più importante di questa filosofia di gioco basata sul finto attacco. Riuscirci rappresenta un cambio di marcia nel gioco, un miglioramento individuale che si estende a tutta la squadra.

Come si può vedere dal Diag. l’esercizio a gruppi di tre prevede, in forma agonistica, la situazione di 1c1 laterale, come finto attacco. La stessa cosa si può fare con l’auto-passaggio nella fascia mediana.

Lo scopo , come già detto, è allenarsi per l’1c1, ma come finto attacco. Leggendo la difesa, si comprende se è possibile fare un tiro o rinunciare per il gioco di squadra.

Il compagno (1) esegue l’auto passaggio e riprende palla, tallonato dal difensore in modo aggressivo. Ha la possibilità di giocare subito 1c1, attaccando con decisione il fondo, oppure passare al compagno e tagliare. 

Se attacca in palleggio esegue il tiro solo se prende un vantaggio , altrimenti , mantenendo sempre vivo il palleggio, può tornare e giocare col compagno. Va da sè che può attraversare l’area per fare la stessa cosa sull’altro lato.

La pienezza di quest’idea difficilmente è compresa, se non è colta ed interiorizzata come una buona abitudine per organizzare il gioco.

Si può prendere solamente se non si accetta, se dà fastidio  la mentalità dei giovani che giocano per “fare un tiro” e basta.

La maggioranza degli allenatori accetta invece il pensiero comune ovvero lo “status quo”, la situazione precedente, che corrisponde alla costruzione del gioco che fanno tutti , il penetra-e-scarica,  con le specializzazioni dei ruoli.

Si pensa erroneamente che, se lo fanno tutti, allora l’indirizzo è giusto e va fatto a tutti i livelli, dopo il mini-basket. Si può fare meglio per i giovani, migliorando  il gioco di squadra, cominciando nelle giovanili, usando l’idea “tutti playmakers”. Infatti, chiunque abbia il possesso di palla deve sentirsi tale,  senza il “marchio” del ruolo.

Purtroppo, per l’opinione della maggioranza degli allenatori , far giocare un pivot nel ruolo di playmaker è demenza senile.  Con la procedura del “finto attacco in palleggio” diventa possibile un’attività  destinata solo ai più bravi, che viene estesa a tutti.

Forse, lo dico e lo ripeto, si cambierà opinione solo se la nuova idea produce la risonanza che viene dalla vittoria, facendo  muovere l’interesse tecnico di tutti. Succede sempre così, ma in questo caso sarà comunque un concetto difficilmente accettato.

Se anche contribuisce solamente all’evoluzione del ragazzo e della squadra, non è sufficiente fare quel tipo di scelta? Eppure, pensare ai miglioramenti in vista del futuro dei ragazzi dovrebbe essere un pensiero nobile.

A mio avviso esiste anche un legame possibile tra tutto questo e la vittoria, e sarebbe solo questione di tempo. Voglio a questo punto sottolineare ancora che,  “Tutti playmakers” è un’attività per il solo settore giovanile, a mio avviso prioritaria.

UN SOLO FOLLOWER

Ho scelto e seguo questa pratica didattica per i giovani, in modo consapevole , da quasi 10 anni, ma la prima scintilla appartiene al lontano 1972.

Un’idea che viene dalla pratica, dall’esperienza del giocatore, provato ripetutamente , ma poco condiviso anche se parte da un concetto logico, a mio avviso.

Maggiore è la conoscenza nel saper fare tutto, con consapevolezza e più grande risulterà la pericolosità individuale , la personalità e il rendimento di squadra.

Da allora ho cercato questa strada, ma negli ultimi 10 anni ho concretizzato l’idea. Costruito un sistema dove nessuno gioca pivot e tutti hanno la possibilità di fare esperienza come playmaker.

Un solo collega ne ha condiviso gli scopi. Stefano Panizza, coach dell’Argenta Basket. La mia idea ha trovato terreno fertile solo con lui, sarà un caso? Assoluatmente no. Collaborando, ha costruito in modo ancora più credibile e utile l’idea dell’1c1 come finto attacco, dentro il gioco 5c5.

Lo ha fatto senza esercizi, giocando subito, in maniera progerssiva, 1c1+2c2+3c3+5c5, con partenza da fondo campo. Ripercorrendo le idee del sistema in maniera agonistica ed estremamente reale.

Immediato è l’apprendimento dell’1c1, come “finto attacco in palleggio” che permette la pericolosità come attaccante, in palleggio, con costruzione del sistema in caso di fallimento dell’attacco. Tutto leggendo la difesa.

Dal Diag., si comincia con l’auto passaggio e successivo 1c1 agonistico. Se non ha successo, l’impatto con la difesa crea un vantaggio a (1) che scappa in palleggio. Un vantaggio di spazio-tempo. Contemporaneamente si inserisce (2) in appoggio laterale, mentre (1) passa e taglia. Progressivamente si inseriscono gli altri, allo stesso modo.

Si accendono le intuizioni e si prova, ma occorre stabilirne la pregevolezza. Si può ritenere che una nuova idea di gioco è valida quando l’ultimo del gruppo, valutato per scarsità fisica e tecnica, riesce ad inserirsi nel gioco con personalità.

LA VALUTAZIONE

Quando quest’anno (2017-2018) ci hanno chiamato per allenare gli Under15-16, una sola squadra per due campionati, ci siamo trovati in palestra un gruppo di ragazzi molto scarsi fisicamente, con abitudini diverse da quelle che , piano piano hanno appreso e inserito nelle loro esperienze.

Valutando il gruppo, abbiamo constatato che non c’era conoscenza del gioco di squadra e padronanza dei fondamentali applicati al gioco. Difficile dire di quale tipo stiamo parlando. Fare un tiro, ecco il loro gioco di squadra.

Abbiamo lavorato ovviamente sui fondamentali e sto pensando a quelli ritenuti da noi più importanti come Tiro-Rimbalzo, Finta-Passaggio, il “Finto Attacco in palleggio”. Completamente sconosciuti, a parte il tiro naturalmente.

Poi, c’era un’sssoluta mancanza di cultura per l’attacco alla linea di fondo, per noi una conquista importante, uno degli scopi fondamentali del nostro sistema.

Abbiamo soprattutto notato mancanza di conoscenza del valore della palla , per loro un semplice strumento per fare un tiro. Non importa come farlo, quando e perché. In questi casi il nuovo sistema di gioco rispetto alle tipologie attuali è la medicina giusta per migliorarli.

Un’abitudine molto memorizzata, anche in modo fastidioso, è stata identificata nell’idea del “Ball-Handling”, molto considerata dai ragazzi. Quasi si volesse dimostrare che la loro bravura in questo fondamentale, fatto col palleggio tra le gambe oppure dietro la schiena, stabilisse anche la loro consistenza e comprensione del gioco.

Invece, per fare giocare tutti come playmaker , noi puntiamo al palleggio protetto abbinato ai cambi di velocità e di senso , che costituiscono la base dell’1c1 in palleggio , come finto attacco.

Soprattutto , questi dettagli sono , nella scala didattica del palleggio, la prima tappa dell’apprendimento che viene, invece, normalmente “saltata”, come gradino inutile.

Inesistente il concetto della finta, applicata a tutti i fondamentali, quasi non fosse un fondamentale utile per il gioco, quando invece ha per noi un’importanza vitale per non essere vittime della difesa che intuisce sempre il passaggio e le altre applicazioni fondamentali.

PERCHE’ TUTTI PLAYMAKERS?

Quante volte è stato detto? Anche in questo articolo, naturalmente. Ripeterlo per riassumere è sempre utile.

Fondamentalmente perché la vita sportiva , a parità di capacità fisiche, premia chi sa fare di più e meglio. La conoscenza e interpretazione del gioco non può essere parziale.

Le specializzazioni precoci fanno crescere la squadra per il raggiungimento di risultati più veloci a discapito dell’apprendimento del singolo che deve saper fare tutto. Eccetto per il Playmaker, che sa fare più degli altri. Soprattutto ha compreso l’importanza di “far fare un tiro”, ma deve essere pronto anche a farlo.

Questo accade perché abitualmente si copiano fondamentali e modelli di gioco espressi a livello superiore dove le specializzazioni hanno più un senso rispetto ai giovani.

Allenando a formare una squadra di “tutti playmakers” si possono ottenere risultati anche più alti , confrontandoli con quelli ottenuti usando le specializzazioni. Ci vuole solo più tempo.

I giovani devono avere mete tecniche diverse dai professionisti. Far giocare tutti playmakers è una di queste. 

Copiando una cultura si dovrebbe vivere anche nello stesso livello. Professionisti e giovanili hanno compiti individuali e di squadra assolutamente diversi, in comune hanno la vittoria come meta e questo ostacola le scelte giuste che non possono essere uguali.

Va da sé che il preparatore-tecnico scegliendo la specializzazione nelle giovanile ha dei vantaggi immediati di squadra, ma lavora per se stesso e non per i ragazzi. E’ una scelta anche della società?

Il giocatore giovane con preparazione giusta non si blocca entrando nel mondo professionale perché abituato a fare tutto, soprattutto organizzare per gli altri. Della serie, è meglio essere in grado di far fare un tiro, piuttosto che scoccarlo per se stessi.

Ci si ferma invece per incapacità ad affrontare un mondo troppo difficile soprattutto per mancanza di conoscenza completa del gioco, a cui si partecipa parzialmente, con un bagaglio tecnico piccolo, legato alla specializzazione.

Il playmaker è l’unico giocatore, frutto dell’attività giovanile attuale, con caratteristica specialistica, che andrà sempre avanti. Ogni squadra ne ha tre di solito. Comprenderete che sarà triste essere giocatori come gli altri nove, alla fine della attività giovanile.

Il playmaker giovane non smetterà, come gli altri, per raggiunto livello di incompetenza. Giocherà sempre perché ha appreso lo spirito del gioco, cioè la conoscenza del perché, come e quando si fanno le cose e sa organizzare per la squadra.

Sa come far fare un tiro, anche farlo per se stesso perchè consapevole che la pericolosità rende onesti i difensori. Attenzione a non auto limitarsi, si devono  apprendere tutte le tecniche legate alle situazioni, per saper fare tutto. Quindi anche giocare come pivot. Esiste l’asse didattico play-pivot?

I PRIMI CONCETTI: ORGANIZZAZIONE SULLE RIMESSE

La “rimessa-treno” è ricorrente in tutti le situazioni conosciute di “rimessa della palla in gioco”, ma è anche un inizio dell’attacco normale , quello di lato, diverso da come si comincia centralmente.

Come abbiamo detto, nelle rimesse della palla in campo, nelle diverse situazioni di gioco, viene coinvolta sempre l’intera squadra, non i soli specialisti.

Nelle organizzazioni del gioco si può iniziare con palla centrale , oppure laterale. In questo ultimo caso useremo i movimenti senza palla come se si trattasse della rimessa.

In questi due casi, centrale e laterale,  mentre si tenta l’1c1 in palleggio, quattro si muovono senza palla.  L’apprendimento non avviene con esercizi. Giochiamo 5c5, agonistico, partendo da queste situazioni, in tutte quelle laterali e a fondo campo in attacco.

Ribadiamo il concetto, già ripetuto, che abbiamo scelto il tipo di rimessa che impegna tutta la squadra perchè non vogliamo la  specializzazione di pochi. Tutti fanno tutto e pian piano si apprende ogni posizione del “Treno”. Nel Diag. i numeri NON corrispondono a ruoli di gioco.

L’ammasso dei giocatori , disposti a “treno” è uno dei nostri concetti per tenere impegnata la difesa limitando la sua possibilità di azione per limite di spazio.

I movimenti sono facilmente memorizzati per semplicità e  perché ricorre tantissime volte in una gara. 

La facilità dei movimenti fa ricordare il compito di ognuno. Il capo treno  (5) alza il braccio e si muove, andando a canestro, di corsa sui “vagoni” e finisce in ala. Gli altri si muovono con l’idea di prendere la direzione opposta al movimento del  “vagone” davanti.

Danno il via al movimento sia (5) che (3) , che ha la responsabilità dell’inversione del gioco, liberamente . La pericolosità di (3) è evidente perchè, leggendo la difesa, potrebbe ricevere direttamente palla da (1).

Nel nostro sistema , quando la palla arriva lateralmente c’è sempre la possibilità di giocare 1c1, attaccando il fondo, ma come finto attacco. I compagni senza palla si dispongo sulla linea del T.L. come un “Treno”, proprio come nella rimessa.

Il concetto di movimento fatto contemporaneamente da tutta la squadra, come detto, è alla base dell’idea “tutti playmakers”.

FONDAMENTALI

Vogliamo trasmettere l’idea del gioco di squadra dove si gioca 1c1 in palleggio con quattro compagni che si muovono in anticipo seguendo movimenti memorizzati. I fondamentali hanno stretto il riferimento al sistema.

1-Tiro-Rimbalzo. Il solo modo per creare una abitudine al rimbalzo d’attacco è legarlo al tiro;

2-Fintare il passaggio prima della sua esecuzione. E’ un’abitudine trascurata, come tutte le finte legate ai vari fondamentali. E’ invece fondamentale per il gioco perchè la difesa intuisce sempre ciò che sta per fare l’attaccante;

3-Palleggio Protetto legato al “Finto Attacco”. E’ determinante per la sicurezza, un passaggio didattico trascurato. Va abbinato ai cambi di velocità e di senso. Nel momento del contatto perchè il difensore chiude la strada, la fuga in palleggio crea lo spazio e il tempo , rubato al difensore, per giocare con la squadra;

4-Abilità del tiro in corsa ,lungo la linea di fondo. Detreminante per il nostro sistema che cerca, come scopo,  l’attacco alla linea di fondo;

5-Attacco al pressing tutto campo. Non diamo compiti specialistici per far attraversare la metà campo alla palla perchè vogliamo che sia tutta la squadra coinvolta. Lo facciamo usando solo il passaggio e i movimenti senza palla;

6-Il nostro gioco di squadra ha due possibilità di inizio, uno diverso dall’altro. Si può iniziare centralmente e di lato. Per l’inizio centrale lo schieramento è “Croce”, per quello laterale, “Treno”.

7-Il movimento dei giocatori viene fatto contemporaneamente, con palla (1c1 come finto attacco), senza la stessa e tutti a rimbalzo, quando c’è il tiro.

8-Un solo tipo di rimessa della palla in gioco, fatto in situazioni diverse ma sempre con i giocatori “ammassati a Treno”;

NB: “Se esaminate bene c’è molto lavoro sui fondamentali, ma senza escludere l’importanza prioritaria del gioco e dei suoi movimenti legati ai “concetti”.

ATTACCO AL PRESSING: “Il RAGNO”

Di tutte le mete che ci proponiamo, la più importante sarà sempre l’attacco al pressing. Da raggiungere subito facendo giocare 5c5 in forma agonistica, senza esercizi preparatori.

In questo modo non ci sono specializzazioni basate sul palleggio per far attraversare la metà campo alla palla ad un solo compagno. E’ tutta la squadra che ha questo compito. Sempre. Ecco come, oltre la metà campo, chiunque può iniziare il gioco di squadra.

Otterremo l’abitudine ad attaccare il pressing con partecipazione di tutta la squadra. Rigorosamente senza uso del palleggio, coi movimenti senza palla. Ogni allenamento almeno un’ora, in forma agonistica.

“Il ragno” è il protagonista di questa fase, ovvero il giocatore che si trova momentaneamente più lontano dalla palla, va in mezzo alla “ragnatela dei passaggi. Di solito, chi si trova lontano dalla palla sta fermo, oppure si allontana ancora di più. Non siamo d’accordo, vogliamo che il “ragno” vada verso la palla per riceverla e giocarla coi compagni..

Trattasi del Playmaker avanzato, che si muove senza palla per riceverla in “mezzo”, ovvero la possibilità da offrire a tutti per organizzare il gioco d’attacco contro qualsiasi difesa.

In questo caso abbiamo la difesa aggressiva, ma anche nell’attacco normale consideriamo l’apporto del “ragno” fondamentale. Ecco come , muovendosi senza palla tutti possono giocare nel ruolo unico di playmaker.

LA REGOLA

In qualsiasi momento della partita, in situazioni normali o contro il pressing, dalla rimessa della palla dal fondo, la stessa supera la metà campo con il coinvolgimento di tutta la squadra.

E’ semplicemente un’abitudine che costa poco , ma è alla base del concetto “tutti playmakers”. E’ una transizione organizzata e sorprendente perché da la possibilità a tutti di organizzare oltre la metà campo.

L’alternanza di tutti i giocatori che si trovano casualmente oltre la metà campo a ricevere palla sarà l’opportunità personale a dare inizio all’attacco , fatto col “finto attacco” in palleggio, leggendo la difesa.

Rappresenta anche una sorpresa per l’avversario perché non sarà sempre lo stesso. Soprattutto crea un’identità per il singolo giocatore che per la squadra.

Va da sé che può essere chiunque , senza fare riferimento ai numeri dei giocatori dei  Diag. Chi fa la rimessa contro il pressing è casuale , così come colui che inizia il gioco oltre la metà campo.

I giocatori senza palla , che sono disposti a “croce”, provengono dalla transizione e anche loro senza posizioni fisse. Nella corsa per il CP, senza palla, i più avanzati diventano “ragni”.

Guardando il grafico precedente si può comprendere come il primo passaggio di entrata nel gioco e il taglio successivo siano pericolosi per la difesa.

Prima che (1) esegua il “finto attacco” in palleggio tutti si muovono e, se si fermassero lungo la linea mediana verticale per un attimo, si comprenderebbe meglio come (1) abbia lo spazio di lato all’area per arrivare fino a canestro. Difesa permettendo.

Allo stesso modo, quando la palla si trova lateralmente con la possibilità di giocare 1c1 attaccando la linea di fondo, ma come “finto attacco”, i quattro compagni si dispongono a “treno” e si muovono con spostamenti memorizzati prima.

La regola dell’1c1 , come finto attacco, prevede che i quattro compagni senza palla si muovano in leggero anticipo rispetto la volonta di (1), che ha il possesso di palla. In questo modo lo stesso giocatore può fare la scelta di giocare subito coi compagni.

Come si potrà ricordare, questa situazione è anche quella delle rimesse laterali. Sempre la stessa, con i medesimi movimenti.

Il primo e l’ultimo vagone del “treno” hanno libertà assoluta, ma con un compito preciso. L’ultimo deve salvaguardare l’inversione del gioco e il primo muoversi in anticipo rispetto la volontà di (1).

NB: questa idea di gioco ha il compito di migliorare individualmente e sottolinea il concetto che, durante il periodo delle giovanile non si può far giocare come la prima squadra di ogni società, ma avere una meta tecnica che per noi è “tutti playmakers”.

Ha anche il significato di “Tutti in grado di fare tutto”, muovendosi con palla, senza la stessa e a rimbalzo. Il penetra e scarica per il tiro da 3Pt., lo si può apprendere dopo, senza problemi, in un attimo. Infatti, avremo sviluppato tantissimo il Tiro che , con l’idea del rimbalzo d’attacco che fa aumentare la sicurezza nel suo utilizzo.

 

I Movimenti dell’Attacco

SI PUO’ VINCERE CONTRO I PIU’ FORTI?

Certamente, ma sorprendendo , andando contro corrente, con una propria identità di gioco. Un solo punto di riferimento, i propri giocatori che cresceranno con abitudini diverse per scelte tecniche precise. Con le loro caratteristiche psicologiche, fisiche, tecniche adatte ad esprimere un basket diverso, evoluto, che si differenzia da quello giocato normalmente, specialistico. Una nuova idea diventa  imprevedibile per un lungo tempo perchè il comportamento è legato alle nuove abitudini.

Sono le evoluzioni tecniche, i cambiamenti e le interpretazioni dei fondamentali che portano a nuove abitudini. Rappresentano anche sorprese che gli avversari hanno bisogno di digerire per contrastarle. Alla base ci sono le idee, animate da scintille, ognuno ha le sue.

Le nostre? Far giocare tutti playmaker, un unico ruolo che permette in effetti una evoluzione individuale e di squadra. Cominciamo invitando tutti ad organizzare, per poi inserire il ruolo del pivot. Non avete idea di come “tutti playmaker” vada contro corrente, faccia saltare concetti radicati fin dalla notte dei tempi. Quasi tutti gli allenatori inorridiscono al pensiero di dover cambiare il loro “castello” didattico.

Si parte dal presupposto che le specializzazionei sono dannose. Tutti devono imparare a fare tutto, comprendendone lo scopo. Infatti  il basket è , per definizione, uno sport di abitudini giuste che alla fine sono quelle dei ruoli, limitate,  sempre le stesse, anche perchè allenando si guarda troppo spesso nel giardino degli altri. 

Ma il sistema di gioco nuovo ha dei vantaggi, individuali e di squadra. Ha un impatto devastante sulla gara, per gli avversari costretti a subirlo. Impatto che fa vivere di rendita per un lungo periodo di tempo. Realizzarlo per far giocare tutti “palymakers” stabilisce nuove abitudini.

Giocarci contro crea un disagio. Questo capita perchè , normalmente, tutti copiano, quindi tutti  i giocatori fanno le stesse cose, espresse diversamente grazie al talento specifico: psicologico, fisico e tecnico.

Quando nel 1956 Bob Cousy usci da una mischia col cambio di mano dietro la schiena, tutti lo appresero in un attimo. E’ l’effetto risonanza.

Ed è anche la legge del basket, per cui tutto quello che succede sul campo, è di tutti quelli che lo apprezzano e lo vogliono. Si possono “rubare” le idee degli altri, comprendendole.

Bob Cousy donò al mondo del basket la sua abilità. Lo stesso hanno fatto tanti altri campioni, regalandoci la loro specialità. Ora va di moda lo “Step-Back” perchè si può legare al tiro da 3Pt.

Dico cose note, naturalmente. La stessa cosa capita per il  gioco. I movimenti dell’attacco sono la sua espressione , ovvero la dimostrazione di come far giocare una squadra di Basket che ha componenti con carateristiche specifiche. Un movimento vincente appartiene a tutti.

Copiando il sistema di gioco, pensate che sia difficile far giocare un gruppo? E’ una problematica alla portata di tutti.

Un allenatore non deve fare corsi di specializzazione, basta che stia attento alla risonanza. Nel 2017-18 ,ogni squadra a livello nazionale ed europeo fa la stessa cosa.

Pur avendo giocatori di caratteristiche diverse, si fa lo stesso movimento di squadra, ovvero incrocio in palleggio laterale con l’inserimento del blocco per l’inversione. Vedi il Diag., sopra. Non solo , naturalmente, ma questo credetemi è inserito.

Lo potremmo definire anche come un “finto attacco” di squadra per giocare, quello vero, con l’inversione del gioco. Valido sia contro la zona che la difesa “uomo”.

Se lo fanno tutti vuol dire che è stato valutato adatto per ogni squadra, pur avendo caratteristiche diverse. Così qualcuno lo farà meglio degli altri, ma intanto psicologicamente ci si può sentire all’altezza della situazione. E’ già successo nel tempo passato e così sarà sempre in futuro. Non importa quello che fai , ma come lo fai.

Insieme a questo attacco ce ne sono almeno altri tre, sempre fatti, eseguiti,  da tutti, con varianti tali da realizzare il famoso “penetra e scarica”. Lo scopo infatti è sempre il tiro da 3Pt., l’idea leader di ogni squadra moderna.

Devono giocare allo stesso modo le squadre giovanili? Importa molto se viene sacrificato un fondamentale importante come il “Rimbalzo” d’attacco? E le squadre seniores conoscendo l’attacco che usano le squadre migliori, hanno qualche possibilità in più di vincere?

Per vincere contro i più forti ci sono poche possibilità seguendo la corrente. Bisogna andare contro corrente, utilizzando idee inedite, innovative,  che mettano disagio tecnico. Scontato?

Non pensate che sia difficile, non è da tutti sicuramente, ma è materia di coloro che conoscono il movimento, il suo sviluppo ed utilizzano anche idee tralasciate nel mare immenso della tecnica.

Non pensate alla tattica che basta una sola volta eseguirla per essere scoperti. Col “sistema di gioco” innovativo, diverso dagli altri, si recupera identità e imprevedibilità illimitata. Difesa ed attacco sono chiamate in gioco.

La nostra idea che utilizziamo dal 1972 è sicuramente diversa dall’indirizzo tecnico fatto per raggiungere il solito apprendimento. Parte dal presupposto che si migliora togliendo le specializzazioni, soprattutto quella del Playmaker. Non arriciate il naso, perchè nessuno impedisce a chi ha più talento nel guidare un gruppo, di poterlo fare. Vogliamo invece ampliare il repertorio di tutti, invitando a fare tutto secondo le proprie possibilità, poco o molto che siano.

Il fatto che tutti lo dovranno fare , esercitandosi nelle varie situazioni, deve essere supportato da un sistema di gioco innovativo, basato sul “finto attacco” in palleggio usato per l’1c1, centrale per iniziare l’attacco, laterale per finirlo .

Un fondamentale poco usato che noi, invece utilizziamo come guida per raggiungere i nostri scopi. Insegna nuove abitudini, soprattutto a leggere la difesa.

Il “Finto attacco”, come tutti sanno,  può essere individuale e di squadra. E’ solo una finta che va inserita in quella categoria di fondamentali e che ha tutte le sue caratteristiche. La prima? Essere credibili.

Individualmente, viene utilizzato perchè bisogna sempre attaccare col “palleggio protetto” e cambiare scelta solo se la difesa chiude la via del canestro. Fatto da tutti, non solo dai migliori.

In fondo un dettaglio semplice, che fa però cambiare l’identità di tutti. Provare per credere.

Con “tutti playmakers”, ci sarà un grande miglioramento individuale a livello giovanile, perchè a loro è indirizzata la nostra idea. Anche coloro che di solito sono “reclusi” dentro le specializzazioni, diventano protagonisti. Un solo inconveniente, ci vuole più tempo.

Non verranno fatti tiri forzati, ma solo se si prende un vantaggio, altrimenti si gioca con la squadra. Infatti mentre si sviluppa l’1c1, come finto attacco, quattro compagni senza palla si muovono secondo spostamenti memorizzati.

Non tutti i seniores hanno la capacità di accettare questo concetto, ma nel caso, come è capitato, diventano immarcabili.

I seniores non accettano nuovi fondamentali e nuove abitudini perchè sono abituati a fare come tutti. Copiare un sistema e ripetere il concetto di moda, l’idea leader legata al tiro da 3Pt.

Lo scopo dell’allenatore delle giovanili è diverso, o dovrebbe essere diverso.

Ogni giocatore deve comprendere il valore della conoscenza e tutti gli allenatori insegnare lo spirito del gioco che si può raggiungere solo giocando nel ruolo del playmaker.

Per poterlo fare, per organizzare, devono conoscere l’1c1 in “palleggio protetto”, come “finto attacco”. L’esclusione del “ball-handling” è necessario.

Se il difensore non lascia vantaggi, quindi chiude la via col corpo,  il contatto fisico diventa per lui svantaggioso e permette la “fuga” in palleggio per allargare il gioco e passare palla ai compagni.

Infatti, nel momento del “contatto” il difensore si blocca, mentre l’attaccante guadagna spazio e libertà d’azione.

FARE UN TIRO? MEGLIO FARLO FARE

Questa è la situazione odierna del basket giovanile , retaggio dei sistemi di gioco in auge, quello che vedono per televisione e che , purtroppo, si trasmette ai giovani.

Importante è fare un tiro, anche senza senso, forzato e senza seguire la traiettoria per il rimbalzo. Fare un tiro e basta , per i giovani, è il “gioco di squadra”.

Andare contro corrente a livello giovanile significa costruire una mentalità e un sistema di gioco dove tutti imparino a farlo fare , il tiro, quindi il passaggio diventa veramente il fondamentale N°1.

Noi con questa idea , da parecchi anni, facciamo giocare tutti nel ruolo del playmaker e nessuno a pivot , che invece cureremo in una seconda fase.

L’attacco, fatto con l’1c1 in palleggio, va usato per violare la linea di fondo, ma eseguito come “finto attacco individuale”. Significa che si tira solo se si prende un vantaggio di spazio, altrimenti si gioca con la squadra. Bisogna imparare veramente a “leggere la difesa”.

Lo stesso concetto di 1c1 in palleggio come finto attacco, viene utilizzato da tutti per costruire il gioco, per fare il passaggio d’entrata nel sistema di gioco.

Il “finto attacco” in palleggio, da immaginare, precede il passaggio di (1) a (3).

Il dai-e-cambia successivo è vincente, come taglio in mezzo all’area, il che comporta l’uso preciso del passaggio.

Fare quel passaggio, come si vede nel Diag. vuol dire avere migliorata l’abilità.Tutti sono chiamati a farlo, cosi come tutti devono essere pronti ad organizzare ed iniziare il gioco. Come?

Si porta avanti la palla, con la squadra, dal fondo al superamento della metà campo in modo che chi organizzerà l’inizio del sistema di gioco sia una sorpresa.

COPIARE E’ UN AIUTO…LIMITANTE

L’erba del vicino è sempre più bella? A volte si copia anche la disposizione delle piante . Perchè sforzarsi per presentare qualcosa di nuovo?

A livello professionistico i problemi sono molti per il movimento dei giocatori che arrivano e partono. Non c’è tempo. Così, tutti giocano allo stesso modo, ci avete fatto caso? Quest’attacco, la doppia uscita, è di moda da oltre 20 anni.

E’ una scelta obbligata che si fa copiando, per necessità, le esperienze degli altri. Non lo dico solo io. Il basket si è poco evoluto.

Lo fanno tutti, quindi si può fare, lo stabilisce cosi un’idea stupida statistica , senza considerare che ha un aspetto limitante e negativo. L’allenatore che copia non sarà mai come Annibale che per ogni battaglia sfruttava l’imprevedibilità in modo variabile.

In un mondo dove tutti copiano dagli altri, la volta che un allenatore ha un’idea nuova, originale, diventa come Annibale. Chi vince non è mai per caso, sicuramente  non continuerà a farlo per sempre. Nello spirito del Basket, non esiste l’arma totale e la contromossa è alla portata di tutti a livello psicologico, fisico e tecnico.

Se si copia sempre, si arriva dopo. Non verrà mai a galla nel mare delle idee, qualche nuovo dettaglio, un’idea legata alla conoscenza delle caratteristiche dei propri giocatori che potrebbe realizzarsi con successo nel contesto generale.

La speranza di realizzare sempre , da parte di tutti, il tiro da 3Pt., senza cercare di recuperare il rimbalzo, può essere la prerogativa di una squadra che è riuscita a scegliere quei giocatori sul mercato in un momento particolare. Annibale sfrutta l’imprevedibilità col gioco nuovo che sorprende tutti. Non è una tattica, bensì trattasi di novità tecnica.

Non guardate con gli occhi “copianti” il basket NBA. La sua prerogativa è lo spettacolo, che è un’altra cosa rispetto al gioco fatto nelle Università. Copiare quel tipo d’esempio illude solamente.

 

I Tiri Stupidi…Sono Stupidi Tiri

Il tiro è necessario per il Basket come l’acqua per la sete. Ma non c’è solo l’aspetto della importanza. L’acqua bisogna usarla per il bisogno, ma al momento giusto senza esagerare, sciupandola. La stessa cosa per il tiro, non lo si può sprecare con stupidi tiri senza aver soddisfatto “quando” e “perché” farlo.

Essendo il basket un gioco di regole e fondamentali, facciamoci aiutare dalla normativa tecnica per evitare l’esagerazione.

Si tira se c’è un vantaggio da sfruttare , altrimenti si gioca con la squadra. Si può inserire questa regola? Se poi si tira da fuori area, si va a rimbalzo per una eventuale correzione del gesto. Eccone un’altra.

Con sole due regole abbiamo riassunto come giocano i nostri Under15-16.

Le esagerazioni non sono relative solo alla spregiudicatezza. Qualcuno ha pensato di escludere il tiro da 2Pt., per giocare solo con la lunga gittata. Una genialata?

Un cattivo esempio per la prima fascia “Under” che fa ammalare il basket. In effetti il contagio è già avvenuto. I ragazzi “Under-Prime-Fasce” giocano “penetra e scarica” per il tiro da 3Pt. Si preparano per giocare in serie A?

Il loro gioco di squadra? Lo fanno col tiro da 3Pt., sempre e solo quello. Se il gioco è “rotto” e c’è tempo per rimediare, risolvono il problema facendo un tiro. Un tiro che noi chiamiamo “disperato”, che scoccano anche se la situazione non lo è.

Quanto detto per sottolineare che c’è l’impressione di essere sulla strada sbagliata. Si può giocare senza palleggio, eppure è considerato importante. Il passaggio? Ignorato, e il tiro è usato abusandone, snobbando il rimbalzo.

Importante fare un tiro, ma i tiri “stupidi”… sono stupidi tiri.

Allenando gli Under occorre avere un progetto limitato solo a loro, i ragazzi, per farli crescere.

Tutti playmakers, diciamo noi, insegnando a giocare senza specializzazioni, dando il valore giusto ai fondamentali, tutti.  Il nostro “vademecum”, la nostra guida, sono le “definizioni” , che prendiamo come traccia, usando poi le regole per insegnare il gioco.

Prima regola: si gioca leggendo la difesa.

Seconda, si tira se c’è un vantaggio acquisito e confermato, altrimenti è obbligatorio cercare la comunicazione col compagno, per giocare con la squadra.

Il preparatore tecnico dei ragazzi ha di solito risolto il “come” insegnare un fondamentale. Non sempre sviluppandolo con “Quando e Perché”. La comprensione è lo spirito del basket.

“Il Basket è 1c1 con palla, senza palla e a rimbalzo, ma dentro un gioco di squadra e interpretando le regole tecniche”. Ecco la prima definizione.

Il gioco di squadra è tanto più efficace se il giocatore è pericoloso individualmente, ma cosa succede in gara? Non sempre l’1c1 ha esito positivo e l’opportunità è stata spesa, ma leggendo la difesa si può cambiare meta, se non si interrompe il palleggio. Non vogliamo stupidi tiri.

Ecco “quando” si deve interrompere il gioco individuale per passare allo sviluppo del gioco di squadra, fatto col “passing-game”. La chiave è il “finto attacco” in palleggio. Deve essere credibile, quindi sempre pronto a fare quello che finta. La difesa rimarrà onesta e l’attaccante con palla gestirà il gioco di squadra.

Quando tutti si muovono senza palla, è l’attaccante col possesso che decide se attaccare individualmente in palleggio oppure passare a chi si è liberato. E’ l’alternativa di Kresimir Cosic.

LE REGOLE

Usiamo la prima “definizione” di riferimento: “Il basket è 1c1 con palla, senza la stessa e a rimbalzo, dentro ad un gioco di squadra che segue un’idea leader”.

Questo è il nostro programma scelto per insegnare il basket agli “Under” delle prime fasce.

Applichiamo la prima regola riferita alla “lettura difensiva” che già conosciamo. La seconda sarà mirata per lo sviluppo dell’1c1, ma senza fare “stupidi tiri”.

Tutti si muovono prima del passaggio d’ingresso al gioco di squadra, in modo da avere sempre la difesa impegnata. Col primo passaggio abbiamo la situazione del Diag.

Precedentemente , (1) , palleggiando col finto-attacco-centrale, se avesse battuto  l’avversario, prendendo un vantaggio, poteva fare un tiro.

Infatti coi movimenti senza palla “verticali” e “orizzontali”, per un tempo limitato tutti i giocatori senza palla sono dentro l’area. Lateralmente c’è lo spazio per concludere. 

L’idea “leader” è quella del  “passing-game”. Vuol dire movimento senza palla, passaggio, tiro-rimbalzo.

Descrizione: (1), dopo il “finto attacco” centrale, può giocare coi “Ragni”, attaccanti interni “verdi”, oppure con gli esterni. La posizione in campo si determina casualmente come risultato della transizione, che va fatta con priorità assoluta. E’ rispettata l’idea che tutti devono saper fare tutto.

Se passa a (3)  taglia l’area, un movimento “vincente” perchè i due “ragni” si sono spostati verso la palla. Se  (1) non riceve , (3) può giocare 1c1 , attaccando il fondo in palleggio ma come “finto attacco”,  oppure ha le possibilità di gioco passando la palla a tre compagni.

Quando attacca la linea di fondo, i compagni si dispogono in “ammasso” come un “treno”, sulla linea del T.L. Si è visto nel Diag. precedente.

Si muovono secondo un’idea memorizzata con le rimesse che hanno questa idea dello spazio usato come “ammasso”. Se (3) non riesce nell’intento , ritorna per giocare con loro. Questo vuol dire giocare 1c1 in palleggio, come finto attacco.

Usiamo sempre quattro giocatori che si muovono senza palla e uno solo decide a chi far ricevere il passaggio oppure giocare da solo in palleggio, ma come finto attacco. E’ l’alternativa di K.Cosic.

Va da se che l’1c1 in palleggio, come “finto attacco” è la chiave del gioco che si sviluppa mentre quattro compagni si muovono senza palla. Questo è un grande principio da insegnare ai giovani che sarà sempre valido, ma si può apprendere se le esercitazioni sono giuste, non facilitate, ma sotto pressione difensiva. E’ quello che vogliamo far conoscere e che vedremo.

Per questo motivo non facciamo mai eseguire l’1c1 con soluzione obbligata, tirando forzatamente, perché è contro i principi osservati. Li definiamo “stupidi tiri della disperazione”.

Pensiamo infatti che la difesa possa essere vincente e la sua lettura consiglia di giocare coi compagni, senza risolvere il problema con uno “stupido tiro”.

La chiave è la “lettura” e l’effetto è la “fuga” in palleggio per tornare da dove si è partiti. Bisogna abituarsi a questa situazione perché non si può pensare che vinca sempre l’attacco. 

Infatti, il più delle volte vince la difesa, ma la difficoltà è nel “come” reagire all’insuccesso. Non con uno “stupido tiro”. Ecco come l’appoggio” tecnico” diventa importante nelle esercitazioni per far comprendere la reazione nella situazione dell’1c1 in palleggio, “leggendo la difesa” .

USO DELL’APPOGGIO “TECNICO” PER IL  “FINTO ATTACCO”

Il “finto attacco” in palleggio è la base del nostro sistema e non è di facile comprensione per abitudini diverse pregresse. Può essere fatto lateralmente per attaccare la linea di fondo, oppure centralmente , prima del passaggio iniziale.

Va fatto “leggendo la difesa” e comprendendo quando è il momento di interrompre l’attacco come “affondo” per sostituirlo con la “fuga”, ovvero il preludio per il gioco di squadra fatto col “Passing-Game”.

Descrizione: Il secondo elemento del “trenino” è il difensore che deve aggredire al massimo delle energia fin da tentare di impossessarsi dell’autopassaggio di (1).

La scelta di (1) è fatto giocando 1c1 col palleggio verso  il fondo, come finto-attacco,  oppure passando all’appoggio (3)  tagliando l’area.  Mai usa la pentrazione in palleggio verso il centro area dove in gara ci sono quattro compagni che si muovono per ricevere un passaggio. Scontato.

Se l’auto-passaggio è centrale , l’appoggio è di lato.

Descrizione: determinante l’azione difensiva fatta con massima aggressività. Si attacca per battere l’avversario ,con la penetrazione in palleggio, che chiude la via. La fuga dopo il contatto è vincente per lo spazio che guadagna da sfruttare per passare e tagliare. 

Il taglio viene fatto leggendo la difesa,  che normalmente si sposta (skip) verso la palla, insieme al passaggio. E’ la difesa dal dai-e-vai.

Ecco come si comincia a rispettare la regola. “Si tira se si prende un vantaggio, altrimenti “fuga” in palleggio per passare al compagno in appoggio e muoversi senza palla per riceverla ancora. Questo concetto fa parte dell’idea leader del nostro gioco di squadra.

IL GIOCO “INTERNO” DEI RAGNI

Dopo il movimento di quattro attaccanti senza palla (verticali-orizzontali) il passaggio di entrata del sistema può essere fatto per i due “ragni”.

Descrizione: Il passaggio di (1) per (2) rende il nostro attacco molto pericoloso. Sempre dai-e-vai del Playmaker che si posiziona lungo la linea di fondo insieme alla due ali (verdi).

Lo spazio viene lasciato al Pick-and-Roll tra i “ragni” (3) e (2).

Va da sè che due sono le tipologie di gioco dentro l’attacco. Gli esterni attaccano in un modo, i “ragni” in un altro. Ma quando viene scoccato il tiri tutti fanno la stessa cosa: vanno a rimbalzo. Non ci preoccupiamo in questa fase dell’equilibrio difensivo.

COSTRUZIONE DEL GIOCO  5c5   “ULTIMA SPIAGGIA” (By Stefano Panizza)

Ci sono diversi modi per cosrtuire l’attacco 5c5  alla difesa individuale, fatto nella sola metà campo.

Quello tradizionale passa dal 5c0 al 5c5 , chi segna regna e si fa organizzare il ragazzo che ha realizzato. Se la difesa recupera palla reagisce tutto campo. Normale.

Quando i giocatori hanno una certa famigliarità si passa ai “3 Errori” ovvero a tre successi consecutivi della difesa per fare il cambio difesa-attacco. Comunque i modi sono molti, ma questo che vedremo è assolutamente originale. Lo chiamiamo “Ultima spiaggia” perchè si gioca con la difesa ossessiva, che non molla un cm.

Si parte dall 1c1, per passare al 2c2 e 3c3 che giocano come gli esterni, ma con l’iserimento improvviso dei “ragni” che completano il 5c5. Tutto basato sulla reattività “difesa-attacco” tutto campo. 

Si parte con tutta la squadra dal fondo organizzata in coppie, attacco-difesa, e si costruisce  l’attacco gradualmente, in modo agonistico. La chiave è l’1c1 in palleggio come finto attacco.

Descrizione:

L’attaccante (1), ha fronteggiato e giocando 1c1 come finto-attacco in palleggio, ha trovato la strada chiusa da una difesa attenta.

Andando a contatto ha però bloccato la difesa nella sua posizione  e la “fuga” gli ha fatto guadagnare il vantaggio di spazio che gli da la possibilità di passare al compagno.

Infatti, durante la fase di “fuga” in palleggio, (3) corre per ricevere. Vada se che inizia una collaborazione, fatta col “dai e vai”, leggendo la difesa.

Una volta ricevuta la palla è lo stesso (3) che impegna la difesa verso la linea di fondo, meta del nostro attacco. Col suo finto-attacco entra in azione (4) che inverte il gioco. Si gioca sempre in modo agonistico con reazione attacco-difesa, tutto campo.

Il 3c3 può diventare 5c5, con l’iserimento dei “ragni” da fondo campo. Infatti gli ultimi due si muovono indipendentemente dai tre e lo fanno dentro l’area con l’azione alto-basso, senza palla, ovvero ABI. In caso di ricezione gli esterni corrono lungo la linea di fondo per lasciare lo spazio al pick-and-roll tra i “ragni”.

Riteniamo che questo modo d’interpretare il 5c5 nella metà campo, con reazione tutto campo, sia un’ottima alternativa alle altre modalità, senza sostituirle , ma  si completa sicuramente il lavoro.

 

Che Significa Fare Un Tiro?

Se entriamo per un attimo nel modo delle fasce più basse degli Under, spesso anzi sempre,  si incontrano problemi di comprensione nell’interpretare il gioco.

I ragazzi si allenano in un modo, ma poi affrontano le gare col desiderio di fare un tiro. Un tiro e basta, fine a se stesso, magari da 3Pt. Quasi mai si preparano per farlo fare al compagno, organizzando.

Dovranno comprendere, e la strada è lunga, che questa frase è profonda come il mare, importante come la loro salute.  Intanto, ne teniamo conto,consideriamo questo atteggiamento,  quando succede, mai prima.

Cosa hanno appreso, meglio compreso, dai nostri allenamenti? Come minimo bisogna interrogarli, ma individualmente perchè hanno spesso paura di esprimere il loro pensiero nelle sedute di gruppo. Stanno zitti e continuano sulla loro strada.

Chi sceglie l’insegnamento attraverso la specializzazione ha demandato agli allievi prescelti il compito della risoluzione dei problemi del gioco, ha scelto in anticipo chi è in grado di comprendere e chi no. Solo gli eletti andranno avanti.

La comprensione del gioco va fatta in ogni dettaglio, ma non basta perchè anche la partita va capita, nelle situazioni normali e speciali. Ci vorrebbe più tempo, ma non possiamo sorvolare.

Va da se che noi vogliamo che la comprensione sia una meta di tutti e al traguardo sappiamo che si arriverà ognuno con il proprio talento, ma tutti arriveranno. Chi ha una “500”, chi una “Ferrari”, ma vogliamo che la comprensione porti tutti al traguardo.

Non dobbiamo rimanere delusi del doppio comportamento, quello fatto in allenamento e quello in gara. Anche loro hanno bisogno di conoscersi e questa è una occasione per discuterne, ma non solo.

Non basta avvertirli delle “forze nemiche” interne, delle abitudini sbagliate pregresse, dei consigli dei genitori “tecnici”, bisogna dar loro delle abitudini giuste per affrontare il loro futuro, nelle poche ore di allenamento settimanale.

E sperare, perchè la comprensione è la nostra meta, ma la loro natura poco disponibile deve imparare a collaborare.

UNO-CONTRO-UNO CON PALLA, SENZA PALLA E A RIMBALZO

Si gioca 1c1 dentro il  5c5, giusto? Per fare un tiro, oppure per prendere un vantaggio, anche senza palla. Sembra scontato che uno sia la conseguenza dell’altro ma non è cosi. Spesso la volontà dell’egoismo, ma anche la stupida presunzione o ignoranza frega chi non ha l’abitudine ad agire secondo la comprensione del gioco.

Il tiro è il frutto del gioco di squadra, anche quando si attacca 1c1 perchè gli altri impediscono gli aiuti. Si dovrebbe fare un tiro solo se si prende un vantaggio oppure se la difesa ha lasciato libero l’attaccante. Allenando i ragazzi è importante sollecitare la loro decisione nella esecuzione dei fondamentali, leggendo la difesa.

L’indecisione è nociva, ma solo la comprensione guarisce. Attenzione quindi a stimolare la loro decisione senza far comprendere il perché. Può essere controproducente , soprattutto nel fare un tiro.

Fare un tiro , poter almeno fare un tiro è dentro la loro sfera egoistica e crescere psicologicamente con questa idea senza la comprensione del gioco, è grave. Didatticamente, costringere un giovane timido a fare un tiro per vincere l’indecisione , fa crescere abitudini negative.

La comprensione è sempre la cura migliore.

E’ scontato che fare un tiro e basta (fine a se stesso) rientri nelle capacità di tutti.

Lo può fare anche tuo nonno, dico sempre ai ragazzi che cercano di soddisfare un loro bisogno egoistico senza pensare che gli avversari tentano d’impedirlo.

Fare un tiro con alta percentuale di realizzazione è diverso che fare un tiro e basta.

Giocare al campetto da soli oppure in palestra senza difesa è diverso che fare un tiro dopo aver battuto l’avversario (1c1) in una partita 5c5.

Egoismo ed abitudini sbagliate  fanno percorrere strade da sconsigliare. Per i ragazzi è importante fare un tiro e basta (fine a se stesso), per l’allenatore è importante far comprendere che è una “boiata pazzesca”.

ATTACCO ALLA ZONA

Per tutti, ma proprio tutti, il basket per definizione è uno sport di regole e fondamentali dove le prime hanno la priorità. La regola principale del basket dice che si gioca leggendo la difesa, individuale e di squadra, senza forzature.

Tutti giocano 1c1, chi con la palla e chi senza, per andare , tutti, a rimbalzo per un tiro scoccato dopo aver preso un vantaggio. Se si pensa ad organizzare il rimbalzo d’attacco indicando chi deve o non andarci, si finirà che non ci andrà nessuno. Ecco il momento per inserire nel loro computer l’idea del gioco di squadra. Questa è la meta.

Giocare  forzando il tiro non va , ma lo devono comprendere tutti. Comprendere che occorre prepararsi per affrontare le partite in un altro modo, diverso dal pensare a loro stessi. Invece di cercare un tiro, meglio prepararsi per farlo fare. Quindi? Organizzare, e comprendere che farlo, per favorire un tiro del compagno, sarà la strada utile a loro stessi. E’ la nostra meta.

Spiegare il concetto è cultura, ma spesso non serve. Si ottiene tutto facendo giocare in allenamento 5c5 contro la zona, dove tutti sono chiamati ad organizzare il gioco. Vedi il Diag. sopra. Usiamo l’attacco ABI (alto-basso), valido anche contro la difesa “Uomo”. Giochiamo molto in allenamento col concetto che la squadra che segna in CP , e a rimbalzo d’attacco, mantiene il possesso per un nuovo attacco da metà campo.

INTERROMPERE L’1c1

E’ una capacità che viene dalla lettura difensiva.

Per questo motivo l’1c1 va sempre fatto con l’appoggio perché si può e si deve iniziare l’1c1, ma anche comprendere quando interromperlo, leggendo la difesa, e giocare coi compagni.

I due Diag. contengono l’inizio dell’1c1 agonistico, ma con l’appoggio. Nel “trenino” iniziale , (1) può cominciare a Dx o Sx, ma (2) lo incalza per non farlo fronteggiare. Il compagno (3) va in appoggio, nella situazione della gara 5c5.

Va da sé che (1), fronteggiando, ha la scelta. Giocare subito 1c1, oppure con la squadra? Attaccando, può interrompere , leggendo la difesa, ma senza fermare il palleggio. Se non riesce a prendere un vantaggio per il tiro, gioca con la squadra.

E’ una questione di comprensione del gioco leggendo la difesa, ma anche un concetto del gioco di squadra. Di etica sportiva. Fare comunque un tiro? Demenziale.

I ragazzi vengono in palestra per apprendere quest’arte (1c1), che potrebbero imparare anche da soli, ma con un talento particolare.

Tirare giocando 5c5 è una questione di scelta. I ragazzi possono farlo se ci si è liberati nel gioco, prendendo un vantaggio.
In questo caso bisogna vedere se si è liberi vicino al canestro oppure lontani. E la libertà può essere parziale o totale per spazio e tempo.

Totalmente liberi è la possibilità migliore che esista per fare un tiro, ma non c’è mai la certezza assoluta anche da vicino, al 100%, di realizzarlo, per ragioni psicologiche. .

LEGGERE LA DIFESA

Comunque sia, fare un tiro con un vantaggio (piccolo o grande) è la situazione migliore per poterlo scoccare mentre si gioca 5c5.

E’ vero che si gioca per vincere ma come? Tirando liberi, dopo una attività individuale o di squadra, dopo aver preso un vantaggio. Scontato? Assolutamente, no. 

Quindi, un tiro  fatto con buone abitudini perché il basket è uno sport di abitudini, ma buone, e si comprende facilmente che possono anche non esserlo. Per arrivare a questa meta, che fa vincere, occorre fare un tiro con alte probabilità di realizzarlo, non solo farlo e basta (fine a se stesso), perché questa modalità è una capacità di tutti, nel senso che possono farlo proprio tutti, (mi ripeto) compreso il proprio nonno.

Si accosta a questa prima verità, una seconda, che riguarda la lettura difensiva.

Il basket ti dà la possibilità di fare un tiro ad alta percentuale solo leggendo la difesa, che rappresenta la base, la pietra angolare del gioco. Si gioca leggendo la difesa, si fa un tiro con buone probabilità di realizzarlo prendendo un vantaggio, individuale oppure di squadra.

I tiri della “disperazione” si fanno solo in situazioni disperate, poiché il basket è sport di situazioni.

Si gioca leggendo la difesa per batterla e i modi sono infiniti perché infinite sono le situazioni. Battere la difesa è un arte che si prende con la pratica, fatta con un procedere didattico che dipende dalla propria capacità di comprensione. Si può fare anche copiando, ma solo i campioni che hanno affinità nell’agire.

LA COMPRENSIONE

La comprensione è la chiave del gioco. La comprensione è lo spirito del gioco che rappresenta la consapevolezza delle proprie abilità a servizio della squadra.

Una bella montagna da scalare per un giovane “disponibile”. E la disponibilità è la capacità di ripulire il proprio camino dalla cenere inutile e deleteria. Un deposito di abitudini sbagliate , spesso pregeresse.

Infatti si può giocare basandosi solo sul proprio fisico , che non è rappresentato dall’altezza, caratteristica morfologica, descrittiva, ma dalle capacità fisiche temporaneamente più sviluppate degli altri.

Chi lo fa, escludendo la comprensione, è sulla strada sbagliata , sbarrata ogni volta che si incontra un avversario altrettanto forte fisicamente.

Si può fare lo sport giocando “a memoria”, ma ogni volta che vengono messi “sassolini” sugli ingranaggi della memoria, salterà tutto.

Rimane un solo modo per apprendere il Basket e vincere. La comprensione della conoscenza del gioco, quindi prendere un vantaggio di spazio-tempo per fare un tiro che non deve essere mai forzato se non per esigenze particolari.

Comprensione del gioco coadiuvato dai fondamentali e non viceversa. Infatti molti allenatori pensando giustamente che i fondamentali siano importanti, insegnano solo quelli, facendo giocare poco. Naturalmente non siamo d’accordo.

I fondamentali vanno “fatti”, ma è il gioco che va “compreso” e il tempo della “comprensione del gioco” è sempre poco, il tempo del gioco non basta mai. Va da sè che non bisogna sprecarlo.

COSTRINGERE LA DIFESA

Apprendendo l’arte (abilità tecnica) di cogliere un vantaggio di spazio-tempo, si apprende anche quello di “costringere” la difesa ai voleri dell’attacco , sempre per cogliere un vantaggio.

L’abilità dell’attaccante che usa le sue capacità mentali, fisiche e tecniche mette un “disagio” nel difensore prendendogli un vantaggio di spazio o tempo che va mantenuto fino allo scoccare del tiro.

Il disagio è creato con palla, senza la stessa e a rimbalzo. Mantenere il vantaggio è frutto dell’abitudine.
Infatti, molti ragazzi lo prendono ma non sanno chiudere il recupero dell’avversario. Prendere quindi un vantaggio per mantenerlo.

Saper giocare, leggendo e costringendo, comporta fare un percorso che si impara a conoscere col tempo, se subito di prendono le buone abitudini individuali.

La mente umana è un sistema aperto che dà sempre a tutti la possibilità di correggere le cattive abitudini , usando la volontà che si stimola con la comprensione.
TIRO-RIMBALZO

Il tiro , scoccato da lontano perché liberi di farlo, è ad alta percentuale se i ragazzi seguono la traiettoria del proprio gesto col movimento, per andare a rimbalzo d’attacco.

Hanno il vantaggio di conoscere dove cade il rimbalzo e non solo. Quasi la certezza di catturarlo. Non importa se sono alti o bassi e tantomeno se giocano nel ruolo del playmaker.

Poiché esistono anche gli aspetti psicologici, questa idea fa migliorare il tiro riguardo la sua efficacia specifica. Infanti il problema più grande cancella quello minore che consiste nel tirare con la preoccupazione della realizzazione.

Esistono  i paradossi anche nel basket.

Apprendere copiando gli altri è il modo migliore di migliorare. Ma copiare i giocatori più bravi , in questo periodo storico, fa si che verrà cancellato un fondamentale importantissimo come il rimbalzo cercato dopo il proprio tiro.
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