Lo Schema Più Bello è La Conoscenza

I CONFLITTI DEL GIOCATORE DI BASKET

Secondo i più, quando si sostiene un’idea controversa e non si hanno prove scientifiche , allora non è più una opinione valida e si dovrebbe tacere.

Mi è capitato di avere una intuizione e mi hanno detto che se non si allega all’idea una sperimentazione scientifica , con dati e statistiche, l’idea non è tanto comprensibile , quindi parzialmente valida.

Non mi suona bene perché ci sono cose che esistono anche senza documentazione da offrire. Basta l’intuizione, a mio avviso, per coglierle. L’aspetto psicologico, tanto per dire una cosa scontata , non va mai trascurato e offre un campo di esperienze interessanti.

Nel basket, per esempio, il disagio tecnico si realizza come effetto di una causa. La zona , in questo momento storico, provoca spesso un disagio tecnico vincente, anche nei più bravi. Senza abitudine i giocatori vanno nel panico. La sicurezza svanisce e la mano trema, la palla non entra più.

Paradossale il fatto di toglierla, dismetterla se gli avversari realizzano subito il primo tentativo. Conta il disagio non la positività del risultato immediato subìto. La scelta di continuare con la zona è una intuizione basata sul disagio. 

Per i giovani, quando si tira a canestro ci sono problemi legati all’apprendimento che rendono il gesto insicuro. Se si richiede di andare a rimbalzo dopo il tiro non c’è una somma di peroccupazioni ma quella più grande (andare a rimbalzo) cancella quella piccola e il tiro viene scoccato con migliore scioltezza aumentando la realizzazione. Un’altra intuizione che non può portare dati statistici per convincere gli increduli.

Il disagio è spesso dovuto ad un fattore  psicologico oltre che di preparazione alla situazione. Si può percepire come risposta personale a una causa che l’ha determinato. Una conseguenza che stabilisce uno stato d’animo e un  comportamento. Un effetto che si può tradurre in dati, ma non è sempre così.

Spesso l’esito, il risultato, esiste e si realizza in modo che sia quantificabile per un osservatore attento, apprezzabile anche senza dati.  Come detto, si può notare che i ragazzi tirano meglio e la palla entra sempre solo perchè si toglie la tensione, togliendo i conflitti. Si percepisce l’effetto , riconoscendo anche la causa positiva che l’ha determinato. Ma come si può documentare, convincere  non portando dati,  anche quelli che sono  come S.Tommaso?

Se nel basket una determinata attività tecnica migliora con la fiducia, come si può dimostrare? Senza dati e statistiche da vagliare, si può far passare come una verità? Provare per credere, dico io e agli increduli offro alcuni esempi.

Mettendo una “palla medicinale” (almeno 2Kg) nelle mani di un tiratore e fargli eseguire dei tiri da vicino, solo per questa pratica fa aumentare le sue statistiche. Migliora la forza e sensibilità neuromuscolare ma soprattutto la fiducia a tirare perché la palla va “sempre dentro”. Migliora anche la tecnica perchè il peso dell’attrezzo costringe a fare le spinte giuste.

Solo Intuizione? Certamente. Non siamo nel mondo della scienza, non è come seguendo il metodo scientifico che parte dalla osservazione per stabilire una teoria, ma vuole poi la controprova di laboratorio.

Per un giocatore la palla che diventa più leggera fa aumentare la sensibilità nel gesto ed entra come se il canestro fosse una vasca da bagno soprattutto perché è vicino. Il risultato dell’attività (causa), con i palloni normali, fa tirare con una sicurezza migliorata dalla fiducia (effetto).

Può essere giusta la teoria anche se è impossibile la sperimentazione  in laboratorio? Il vantaggio muscolare e psicologico dura per un bel po’ e lo si può applicare prima delle gare.

Paura e fiducia sono conflitti che convivono dentro il giocatore. Tutta la sfera piscologica verte sulla “ragione” ovvero l’intelligenza che è in grado di gestire le conflittualità interne. Paura a fare un tiro in certe situazione della gara, per esempio, viene vinta dalla fiducia offerta dall’allenatore.

Coi giovani esiste poca disponibilità a giocare per gli altri per timore di non esser in grado di farlo. Se non si adottano le specializzazioni, giocando tutti nel ruolo del playmaker, si supera il problema senza difficoltà.

Fare in modo che tutti facciano tutto è una intuizione non supportabile coi dati. Provare per credere. E’ un suggerimento valido sempre.

Se aumenta la fiducia molte problematiche  spariscono. Succede quando tutti fanno tutto e non si specializza nei ruoli affidando le responsabilità ai soli migliori. L’abitudine a fare migliora la fiducia.

E il rendimento di squadra? I migliori sono pronti naturalmente a mettersi la squadra sulle spalle nei momenti più difficili.

Può nascer il dubbio che sia solo una questione di carattere.

Insieme alla paura , può esserci un eccesso di fiducia nei propri mezzi. Si evidenzia quando si colgono  le occasioni più difficili e si  giocano desiderando di risolverle.

La ragione può gestire questi conflitti nel modo migliore. Alcuni giocatori sono bravi in questa procedura. Può essere una richiesta dell’allenatore, la cui scelta è basata sul riconoscimento e fiducia. E’ un lavoro della psicologia e non si può quantificare con dati e statistiche.

Paura ed fiducia fanno parte dell’esistenza , realtà che si manifesta nel giocare. Dopo un tiro realizzato si “vede” il canestro più grande e la palla va sempre dentro. L’allenatore può definire le cause che determinano effetti positivi e predicare un certo tipo di comportamento.

La paura di giocare le partite difficili sparisce quando si entra in campo con il compito di annullare l’avversario in difesa. Non si pensa più ai punti da realizzare, bensì all’avversario per non fargli ricevere palla. Un problema sostituisce l’altro, non c’è la somma.

La paura di giocare playmaker , di andare in mezzo alle responsabilità , di dover leggere la difesa di squadra, aiutare i compagni, sparisce se la meta è correre, con la palla e senza la palla per mantenere un ritmo alto.

Infine, il timore  di non segnare sparisce se si instaura un concetto per cui si va a rimbalzo dopo il proprio tiro. E’ la mente che gestisce tutto. Lo ripetiamo, aiuta col principio che stabilisce il fatto che un problema piccolo sparisce se all’orizzonte ne appare uno più grande.

Tutto questo fa parte della intuizione dell’allenatore. Tutti esempi che non sono quantificabili con dati statistici, ma che esistono. Fanno aumentare la fiducia che risulta come effetto derivante dalla causa , guidata e gestita dalla ragione.

Il Basket è Uno Sport di Paradossi?

Chi non conosce le definizioni del basket? Sono molto importanti. Servono a focalizzare un dettaglio, seguire un percorso didattico oppure analizzare un problema.

In tutti i modi queste espressioni vanno usate per la comprensione del modo di allenare ed agevolarlo, migliorando tutti i ragazzi.

Nel nostro caso abbiamo coniato una nuova definizione, scelta come titolo dell’articolo, avendo constatato certe incongruenze quando alleniamo. Contraddizioni solo apparenti che potrebbero ingannare, ma non bisogna cascarci, non subirle in alcun modo.

SUCCEDE ALLENANDO LE SQUADRE GIOVANILI

1. Il gioco di “squadra” è spesso vittima dell’individualità esasperata;
2. Il fondamentale del passaggio è quasi sempre allenato senza uso delle finte;
3. Il sistema analitico, usato per apprendere il gioco è limitante, incongruente;
4. Il tiro da 3Pt. che esclude di fatto il rimbalzo d’attacco, dopo il proprio tiro, è castrante;
5. Il movimento del “ragno” , ovvero quello del giocatore più lontano dalla palla, è sacrificato per ricevere, da “fermi” , lo scarico per il tiro da 3Pt.;
6. Fermare la penetrazione in palleggio verso la linea di fondo, per un tiro forzato quando la difesa vince “contenendo”, è senza senso. Meglio la fuga in palleggio, leggendo la difesa e fatto come “finto attracco”, per giocare coi compagni.
7. Si può allenare, inconsciamente, per se stessi oppure farlo per il futuro dei ragazzi. Insegnare l’attacco specializzando e copiando le idee delle squadre maggiori vuol dire allenare per se stessi. Un risultato rapido che non aiuta il futuro di nessuno.
8. Si parla di attaccare gli spazi, ma lo si fa solo con la palla. Senza la stessa vuol dire “movimento”, favorendo il compagno con la palla, ma tutti rimangono fermi per ricevere il comodo “scarico”.

9. Allenarsi bene in allenamento, soprattutto coi giovani, non vuol dire che si ripeteranno in gara. La gara è un altro mondo per loro e non tutti si preparano per ripetere l’allenamento. La comprensione del ripetere rigorosamente l’allenamento è una meta a cui si giunge con la sconfitta schiacciante in gara. Paradossale?
10. Il paradosso più eclatante viene da noi istruttori che ci accontentiamo del buon lavoro fatto in settimana , sapendo che i giovani non lo ripeteranno, se non dopo molto tempo.

IL MOVIMENTO E I PARADOSSI

L’allenamento è il punto di riferimento dell’attività e qui vogliamo l’esecuzione rigorosa del gioco di squadra, basato per l’attacco sul movimento senza palla, per riceverla. Poi, ancora movimento per tutelare l’1c1 con la palla.

Il termine “Movimento” è il centro del nostro pensiero.

E’ fatto da tutta la squadra che corre in transizione, e si muove prima del passaggio di entrata nel gioco. Questo si contrappone all’idea dell’attacco senza transizione, dove solamente uno o due attaccanti impegnano la difesa mentre gli altri sono in attesa, fermi, per il tiro da 3Pt.

Come detto, per riassumere,  noi vogliamo che siano in cinque a muoversi , quattro senza palla per proteggere l’1c1 in palleggio. Il movimento è fatto correndo, fin dalla transizione, che va sempre tentata e che nasce dalla rimessa dal fondo oppure dal rimbalzo.

Descrizione del primo Diag.: transizione. Si comincia con (1) che fa rimbalzare la palla contro il tabellone mentre gli altri corrono. Si alternano tutti per l’esercizio col rimbalzo, realizzato prima senza difesa poi con difesa. Nelle giovanili si gioca col pressing e lo fanno tutte le squadre.

Va da sè che bisogna allenarsi a gestire la rimessa dopo aver subito il canestro e lo sviluppo della transizione che vediamo nel secondo Diag. Tutta  la squadra è coinvolta senza specializzare i ruoli.

Descrizione dello sviluppo: la palla è stata rimessa in gioco grazie alla collaborazione di tutti  col movimento senza palla. Chiamiamo “Ragno”  il compagno più lontano che si muove verso la palla per riceverla in mezzo. Lo ha fatto il “Ragno (3) che, dopo aver ricevuto palla da (1),  fronteggia per passare a (2).

Tutti possono “rimettere”, alternandosi, dopo un canestro subito, per apprendere la regola di movimento fuori dal campo. Anche i compagni si muovono “di squadra” affinché la palla entri in campo. Esistono un mare di idee per farlo.

Sempre leggendo la difesa e  senza specializzare, il compito di trasferire la palla in attacco spetta a tutti usando il palleggio oppure con la collaborazione di “squadra”, coi passaggi. Il movimento senza palla è determinante.

Non è l’idea di tutti gli allenatori. Chi segue la “specializzazione” e i ”ruoli”, ha altre mete con idee, per coerenza, conseguenziali.

LAMPO, PASSAGGIO E MOVIMENTO

Lampo è un sistema di gioco basato su passaggio e movimento con possibilità di “ribaltare” il gioco continuamente, leggendo la difesa.

E’ valido contro tutte le difese ed ha come meta di squatra l’attacco 1c1 verso la linea di fondo, ma come “finto attacco” mentre i compagni si muovono in modo “aggressivo” partendo dall’ammasso tipo “treno”. Questa idea rappresenta il nostro “Gioco di Squadra”.

Non ci sarà una esagerazione per il gioco individuale. Si supera l’idea del paradosso perchè l’1c1 può essere interrotto per giocare con la squadra, con i compagni in movimento partendo dal “treno”.

Superata la metà campo entriamo nel sistema di gioco “Lampo”, se la transizione è centrale. Lo facciamo col movimento che precede il passaggio d’entrata.

Con la transizione “laterale”, i compagni senza palla si posizionano sulla linea del T.L , come un “treno”. Si muovono con il segnale del primo “vagone”. Va da sè che il sistema da due modi per iniziare l’attacco.

Con “lampo”, dopo il primo passaggio, che facciamo? La palla si muove “dall’alba al tramonto”, leggendo la difesa, per realizzare l’1c1 del Playmaker che riceve, dopo il primo passaggio e taglio, la  palla in “ala” e attacca la linea di fondo. 

Descrizione: Nel secondo Diag., dopo il primo passaggio (in nero), il Play (1) cambia-profondo e si posiziona in ala aspettando l’inversione del gioco. Viene fatta con passaggio e movimento (rosso).

Ricevuta la palla, (1) giocherà 1c1 attaccando il “fondo”, ma come “finto attacco”, con i compagni che si posizioneranno sulla linea del T.L. Non rimarranno fermi, si muovo ad un segnale per predisporre l’inversione del gioco.

Lampo è un attacco semplice. Tutto si basa sull’uso del passaggio, legato al movimento. Attaccando anche col palleggio, per sfruttare ogni vantaggio che si presenta.

L’1c1 del play in palleggio, prima centralmente poi posizionato di lato è la nostra idea “leader”.

Come già detto, il gioco di squadra è rappresentato dagli altri compagni che si muovono senza palla seguendo un’idea di movimento. Partono ammassati come un “treno” sulla linea del tiro libero.

Descrizione: L’attacco 1c1 è fallito e (1) ritorna in ala. Parte il primo “vagone” (verde) che  si allontana e quelli successivi vanno nella direzionje opposta a quello che era davanti.  Spesso il primo “vagone” è libero in mezzo all’area perchè il suo avversario tenta il raddoppio.

Volendo nelle giovanili sviluppare l’1c1 con palla, senza la stessa e a rimbalzo e usando i principi osservati, riusciamo a superare l’apparente paradosso inerente alla definizione: “Il basket è gioco di squadra”.

La base del concetto è che l’1c1 viene realizzato come finto-attacco.

LA CORSA NON E’ AMATA

Si fa fatica a far  comprendere lo scopo di tanto movimento, ma bisogna insistere. La corsa è il fondamento delle idee del gioco, ma i ragazzi stanno seguendo un cammino di comprensione. Bisogna avere pazienza.

Di correre non si può farne a meno. Se non lo si comprende può essere per inesperienza, ma anche per pigrizia.

Il paradosso viene da come di allenano. Non mancano quasi mai di accontentare l’istruttore, ma lo faranno anche in gara? Correre è fatica e la mente umana ama soddisfare il suo egoismo e cerca scuse oppre scorciatoie per non fare i movimenti senza la palla.

Ci vuole tempo per la comprensione del paradosso da parte dei ragazzi che amano l’1c1 con palla , e la vogliono senza correre. Spesso la gara porta sfortuna dispiaceri contro le squadre forti , ma è una benedizione. Il grande aiuto (decisivo) viene dalle sconfitte pesanti per il disagio tecnico imposto dagli avversari.

Pian piano però ,tutto si sistema. Come detto, viene con la comprensione del paradosso legato alla lettura della difesa. Quando si può aiutare , tutti i giocatori lo fanno , fino a prendere lo sfondamento che rappresenta l’aiuto massimo.

Va da sè che il movimento d’attacco continuo ha uno scopo preciso. A volte, il vantaggio è immediato, ma più spesso si presenta dopo un continuo attaccare, muovendo giocatori e palla con pazienza , una caratteristica di squadra che bisogna apprendere.

IL GIOCO DI SQUADRA COME MOVIMENTO SENZA PALLA

Va da sé che , per le “giovanili”, vogliamo il movimento di tutti usando la definizione: “Il basket è battere il proprio avversario con palla, senza la stessa e a rimbalzo”.

Il movimento di tutta la squadra senza la palla darà la possibilità di sviluppare la crescita individuale dentro un contesto di squadra. Come viene realizzato è fondamentale. Usiamo l’ammasso, per creare un disagio alle abitudini degli avversari che non hanno spazio per muoversi.

In questo modo risolviamo  il primo paradosso del basket. Il movimento contemporaneo dei quattro giocatori senza palla è il nostro gioco di squadra.

Quindi, 1c1 con la palla, ma come “finto attacco” che abbraccia tutta la filosofia della finta. Un modo di agire, di essere pericolosi, mentre tutti i compagni si muovono anche loro pericolosamente, per impedire l’aiuto difensivo.

Un concetto che si contrappone a “tutti fermi sul perimetro” per ricevere lo “scarico” (passaggio)  dopo la penetrazione in palleggio, per un tiro da 3Pt, senza andare a rimbalzo . Non è la nostra idea e siamo in disaccordo con questa abitudine o moda che viene utilizzata nelle squadre giovanili per copiare le squadre senior.

“AMMASSO A TRENO”, GIOCO E RIMESSE

Diag: dallo schieramento “Croce” a Treno e suo sviluppo. Nel primo si passa da uno schieramento all’altro. Nel secondo, (1) attacca ma poi ritorna per giocare con la squadra che da “treno” si è aperta per l’inversione. Ora è (5) che attacca il “fondo” pe l’1c1.

Ci sono diversi tipi di ammasso e il “Treno” è quello che usiamo per far muovere , insieme, i nostri ragazzi contrastando gli aiuti . Tutto questo mentre il  compagno (1) attacca 1c1, in palleggio.

Lo deve fare però come “finto attacco”, un concetto che mette in evidenza l’interruzione dello stesso e fuga dalla linea di fondo. Il tutto dentro il concetto della finta. Bisogna essere pronti a fare quello che si finta, considerando la sua utilità.

Come già detto “l’ammasso” rappresenta uno schieramento che sfrutta un’idea d’attacco caratterizzato dal disagio tecnico causato alla difesa che non ha gli spazi per muoversi, secondo le abitudini pregresse.

In questo modo, si inizia l’attacco per battere il proprio avversario col palleggio, mentre i compagni lo aiutano muovendosi, per essere sempre pericolosi e impedire l’aiuto difensivo.

Tutto ciò ha un significato ben preciso che supera il paradosso tra l’esagerazione dell’1c1 e gioco di squadra. Infatti si gioca 1c1 con la filosofia della finta che prevede l’interruzione dell’attacco, leggendo la difesa.

La finta deve essere credibile, per l’efficacia dello stesso movimento, e utile. La lettura della difesa completa la bontà dell’azione che da inizio al gioco di squadra. Si può vedere nel Diag. dove i giocatori eseguono sempre lo stesso movimento,

Descrizione: il primo “vagone”(verde) si allontana, correndo di fianco ai compagni, e va a canestro. Il secondo (3) si muove dalla parte opposta, regola che seguono anche gli altri.

 

Quanto è Grande la Volontà di Vittoria?

Questo post nasce da una domanda alla fine di un PAO a Budrio (BO). Vorremmo chiedere agli allenatori cosa sono disposti a fare per vincere una gara di campionato, chiede Gianni Giardini.

Pensiamo che tutti dovrebbero rispondere  di essere pronti a fare di  “tutto”, ma dentro le regole del gioco. Qualsiasi variante tecnica, con riferimento al proprio sistema di gioco,  che possa creare  difficoltà agli avversari.

Il “Disagio Tecnico” è  una meta costante di ogni squadra che vuole battere un avversario, ma  di solito ricercato con particolare strategia quando  si vuole vincere una gara in bilico col risultato. Trattasi quasi sempre di una variante tecnica che si differenzia dal precedente approccio alla partita.

Gli “assi nella manica” possono  scattare, essere determinati da entrambe le squadre in campo, anche se alcune volte sono gli stessi allenatori che realizzano il disagio, per scelte sbagliate, danneggiando la propria squadra.

Quello che si cerca di procurare agli avversari può essere una difficoltà  offensiva, fatta da un attacco speciale,  oppure difensiva con una difesa particolare. Il discorso è lungo e gli esempi sono tanti. Ogni allenatore ha la propria esperienza in merito con i propri segreti. Fanno un po’ sorridere i “segreti”, che sono come quelli di Pulcinella perchè basta usarli una volta, per essere “schedati” per sempre. 

Gli attacchi validi, che creano un disagio tecnico, sono quelli che “costringono” la difesa ad un comportamento previsto. Per esempio la penetrazione dell’attaccante con la palla. In questo modo è possibile sfruttare un  vantaggio dall’azione preparata contro di loro , caratteristica dell’idea tecnica offensiva per il tiro da 3Pt.

Le difese, anche se schedate e prevedibili, a volte rappresentano una sorpresa nel momento della loro utilizzazione durante la gara. La difesa zona, allinizio del terzo quarto, per esempio. Se poi si tratta della “Match-up”, le difficoltà aumentano. Attenzione però,  perchè il ragionamento è valido fino a quando questo disagio sarà cancellato dall’attacco, che ha preso le contromisure. 

E’ l’aspetto imprescindibile di questo gioco che permette di sfruttare un vantaggio tecnico o tattico solo temporaneamente.

IL TIRO DA 3 Pt.

Il tiro da 3Pt.  è migliorato moltissimo a tutti i livelli di gioco  e procura un disagio tecnico alla solita difesa individuale. Pur di tirare da 3Pt., ci sono squadre che hanno eliminato la possibilità del tiro da 2Pt. ma , a nostro avviso,  è un errore perchè bisogna sempre giocare leggendo la difesa. Tuttavia, quando capita l’occasione di essere liberi accanto alla linea dei 3Pt, la scelta è scontata.

“L’aiuta e recupera” difensivo sarà sempre in difficoltà contro il “penetra e scarica”, se non si crea nessun disagio contro le penetrazioni in palleggio. Infatti, si penetra in palleggio appositamente, per richiamare il difensore in aiuto e poter “scaricare” al compagno libero che tira da 3Pt. Tuttavia, il fatto che tirando da lontano non si vada a rimbalzo,  dopo il tiro,  è un vantaggio da sfruttare per la difesa. Come? Giocando a zona.

Va da sè che , se la difesa individuale aiuta, poi non riesce più a recuperare contro il tiro da 3Pt. , fa pensare che si debba almeno migliorare individualmente, per impedire le penetrazioni. Scontato? E’ solo una strada. 

Spesso si preferisce cambiare difesa, giocando una zona speciale che abbondano nel Basket in modo incredibilmente vario. Attualmente va di moda la “Match-Up” che significa “accoppiarsi”. Ha fatto cessare un tipo di attacco che creava un “disagio tecnico”, ovvero il “corri e tira” di Romeo Sacchetti.

Si può concedere qualcosa al tiro, ma ostacolato fin da subito, individualmente, senza permettere la penetrazione, piuttosto che  recupere la posizione, dopo aver aiutato. Il vantaggio difensivo rimane perchè non c’è più l’abitudine del rimbalzo d’attacco, dopo il gesto tecnico.

VIETATO SUBIRE

Non bisogna assolutamente farsi trovare impreparati. Occorre avere sempre  una contromossa al “disagio tecnico”, adatta alle capacità dei propri giocatori. Va da sè che, se si vuole vincere, è vietato subire  sia l’abilità che la tattica dell’avversario,  preparandosi adeguatamente.

Giocando a zona si può, perchè si limita il disagio. Non quella normale che concede spazi  (buchi), usata solitamente come tattica temporanea e fatta con l’idea del “tentar non nuoce”, sperando. Occorre una zona che metta in difficoltà l’attacco anche quando è preparato.

Come già detto si  usa la “Match-Up”, partendo da uno schieramento difensivo di “zona classica”, seguendo o meno gli avversari con regole precise. Nessuno riuscirà più a tirare liberamente come col “penetra-e-scarica”. Si ostacola il tiro , senza cercare d’impedirlo , che favorirebbe la penetrazione.

Contro lo strapotere del tiro da 3Pt. viene usata la “zona” e non è una stranezza. Deve essere preparata dentro l’organizzazione difensiva di squadra, da fare ogni partita perchè produce un disagio, se gli avversari non sono pronti ad affrontarla. Come detto risulta un vantaggio solo temporaneo.

E’ possibile creare un vantaggio, procurato dal “disagio tecnico”, in modo permanente? Vorrebbe dire che gli avversari non sarebbero  in grado di sopprimerlo, anche abituandosi  con la contromossa giusta. In questo caso interverrebbero le regole per sottolineare che questo sport è , per definizione , fatto di regole e fondamentali dove le prime hanno la priorità.

I CICLI STORICI

Le regole aiutano a cambiare il gioco quando è dominato in modo eccessivo dalla tattica il cui uso estremo danneggia la sua bellezza. Ricordiamoci cosa aveva prodotto la regola dei 30″ (control-game) e, ultimamente il “fallo tattico”, che impediva l’uso del contropiede.

Con questo voglio dire che ogni squadra deve sempre allenarsi ogni giorno contro le tattiche e situazioni speciali , tollerate dal regolamento. La zona e tutte le sue varianti ci sarà sempre perchè è un aspetto positivo, didattico, del Basket. Ora è il suo momento che aiuta a togliere l’obrobrio del “corri e tira” , del “pick-and-roll” e quant’altro.

La sua scelta deve essere decisamente adatta alle caratteristiche dei propri giocatori che la eseguono.

Come detto, in questo periodo storico (2017) è tornata di gran moda. La  zona,  che deve essere preparata e curata come priorità già nella fase della preparazione iniziale, che prevede di conseguenza l’opportuno attacco.

I pregiudizi non servono, anzi sono dannosi e bisogna prepararsi subito. Quindi fare questo o quello, dal pdv tecnico,  considerando solo le capacità dei propri giocatori  e i  loro bisogni.

OSTACOLARE IL TIRO DA FUORI

Lo ripetiamo per sottolineare l’importanza. La “zona” crea un disagio all’attacco abituato al tiro da 3Pt. perchè, tra gli altri vantaggi, gli attaccanti hanno perso l’abitudine del rimbalzo d’attacco. 

Guardate il Diag., che è solo un esempio di un probabile disagio tecnico per gli avversari. Il “centro” della zona, di altezza notevole,  non è escluso dall’azione difensiva contro un attacco di questo genere.

Nessuno può essere lasciato libero di tirare e lui stesso, uscendo contro il “cecchino” (2), può creare un’ombra di disturbo contro il suo tiro,  che dovrà essere modificato (alzando la parabola)  contro la sua fisicità. Chi subirà il “disagio”? La domanda è opportuna. Infatti chi costruisce questo tipo di difesa , perchè ha gli uomini adatti, pensa che lo subirà l’attacco.

Anche in questo caso si parte dal tentativo di procurare un “problema tecnico” da parte, sia della difesa che dall’attacco, col tiro da 3Pt. Non esiste solo la “Match-Up” anche perchè non è detto che sia il pane per i denti di tutti i giocatori. Le loro caratteristiche mentali, fisiche e tecniche vanno sempre considerate e  fanno fare le scelte giuste.

Siamo pronti ad utilizzare ogni tipo di soluzione pur di portare la nostra squadra alla vittoria?  Chi preferisce perdere per insensati pregiudizi, preferendo cioè (cocciutamente) di non usare mai la zona è destinato a delusioni scottanti. 

LA ZONA 1-3-1 “CANGIANTE”

Si può giocare con la “Zona 1-3-1” in modo classico, con tutti i tipi di giocatori oppure in modo speciale, col concetto di cambiare lo schieramento dopo un raddoppio.

Quando si fa questa scelta occorre avere in squadra formata con gli uomini “giusti” , che abbiano cioè le caratteristiche psicologiche , fisiche e tecniche particolari. Noi che la usiamo, lo facciamo rigorosamente quando abbiamo in campo almeno 4 giocatori di 2m e oltre , disposti insieme a un compagno velocissimo.

L’altezza, a parità delle capacità psicologiche-fisiche-tecniche, risulta un fattore determinante per il risultato.

Nel momento che la usiamo, vogliamo costruire un ostacolo fisico, nel senso che gli avversari siano impressionati dalla fisicità.  Non solo naturalmente, lo scopo principale è il “disagio tecnico” e la cattura dei rimbalzi .

La possiamo formare durante il gioco, passando da uomo a zona , durante il rientro, chiamando “Punta-e-Santo”, dove la “punta” è un giocatore di 2m mentre il “Santo” (perché posizionato sotto canestro) è il piccolo-veloce.

Permettiamo il gioco nei “buchi”, ma se la palla va in angolo, dove buoni tiratori possono colpirci inesorabilmente, raddoppiamo col piccolo-veloce, che parte da sotto canestro e l’ala che è un giocatore di 2m.

Quando la palla esce dal raddoppio, la difesa cambia schieramento perché il “piccolo-veloce” corre,  insieme al passaggio , ad occupare la posizione frontale del “cacciatore” e si muove  insieme alla “punta” di 2m. Dalla Zona 1-3-1 si è passati alla “2-3”.

Questa difesa ha dato grandi soddisfazioni, ma contemporaneamente occorre un sistema d’attacco che permetta ai 4 giocatori “fisici” di giocare senza problemi. Deve essere chiamata dal terzo quarto e giocata per  il tempo che ci vuole a produrre il “disagio tecnico”.

Perchè Tutti Playmakers?


Perché no, mi viene da dire . Quando un giocatore riceve la palla, immediatamente dovrebbe trasformarsi in playmaker. Se invece è un semplice esecutore di uno schema , questo è dovuto alla modalità della sua crescita tecnica.

Lo spirito del basket, cioè la sua comprensione è una prerogativa del solo playmaker, purtroppo. E questo è un ringraziamento che dobbiamo ai “ruoli” per lo sviluppo di una squadra in età giovanile. Ognuno porta la sua acqua al grande pozzo della squadra, diceva la favola del “Jungle Team”. Come e perchè la porta?

Va sicuramente  modificata, la favola,  perchè la consapevolezza è importante.

Significa comprendere la situazione e conoscere perchè si si fa questo o quello. Il risultato dei “ruoli” fa crescere solamente il playmaker che ha come meta il traguardo di essere un allenatore in campo.

Se ricevendo la palla, ogni volta, si può assumere la funzione del playmaker, di fatto questo non esiste perché le gabbie dei ruoli lo impediscono. Il basket è uno sport di abitudini giuste che si evidenziano se si è padroni della situazione.

Purtroppo, i ruoli rendono i ragazzi prigionieri tecnicamente, per la teoria della specializzazione. Non si può recitare la propria parte a memoria senza conoscere  ed essere disponibili per organizzare tutta l’opera. Si può pensare che il ragazzo dovrebbe manifestare comunque la sua predisposizione, ma è difficile farlo andando contro l’organizzazione predisposta dall’istruttore.

Specializzandosi ,dove ha deciso l’allenatore in base all’altezza, si tarpano le ali ai talenti con possibilità tecniche-mentali elevate, con fisico imponente, costretti nei ruoli “interni”. Si impedisce anche a quelli con minori capacità di giocare sempre, durante la vita, al loro sport preferito. Semplicemente perchè si limita la conoscenza.

E’ irritante pensare che tutto viene deciso considerando l’altezza del giovane.

“Riccardo, durante il periodo del mini-basket aveva tutte le capacità fisiche, tecniche e mentali per giocare playmaker, ma l’anno successivo è cresciuto. Diventato Under, l’altezza lo ha fregato e l’hanno spostato tra le ali e i pivots”

Va da sé che tutti dovrebbero giocare playmaker per mille motivi e nessuno motivo, allo stesso tempo, perché dipende dall’allenatore . Solo la percezione del problema da parte dell’istruttore li salva.

L’allenatore sceglie, ma le scelte tecniche non possono essere le stesse a livello, sia giovanile che seniores. I ruoli coi giocatori senior hanno un senso. Tuttavia, anche a questo livello, si può giocare sia con giocatori costruiti dentro un ruolo che giocatori “ibridi”.

Il sistema di gioco va costruito secondo le capacità dei singoli, recitava una regola importante.

All’inizio degli anni ’80 la Sinudyne Bologna giocava con Cosic 2,11m, Generali 2,11m, Villalta 2,05m e Jim McMillen 1,98. Tutti in campo contemporaneamente e il playmaker non era certo Caglieris.

Nessuno era dentro un ruolo classico. Kresimir Cosic era appena stato scartato dal Boston Celtics perchè senza “peso” per giocare Pivot.  Pietro Generali non era sicuramente nè ala nè pivot, la stessa cosa per Renato Villalta e Jim Mc Millian aveva giocato sempre  ala-piccola e quell’anno , invece, partiva nei movimenti come guardia.

Quasi tutti i giocatori tecnicamente “ibridi”, ma dentro un sistema di gioco adatto a loro. 

Le scelte, a tutti i livelli, non possono essere fatte in base all’altezza, non essendo una caratteristica fisica, ma morfologica, descrittiva. La favola lo ricorda sempre: “Perché la Giraffa non si allenava?”

Anche nella realtà “Under” si pensa troppo ai ruoli e a copiare i sistemi della prima squadra o quelli americani, adattando l’individuo al sistema, costruito coi ruoli classici. Si può giocare col pivot, ma anche senza.

Nelle “giovanili” bisogna aiutare a crescere i ragazzi senza ingabbiarli.

Eppure anche ieri ho sentito la solita frase: “Piccoli e Guardie  da questa parte, Lunghi e Pivots dall’altra”. Caratteristica degli anni ’60.

Tuttavia, qualcosa nell’aria si sta muovendo, le cose stanno cambiando , pian piano. Perché tutto si evolve e si passa da uno stadio all’altro, più elevato. Si può “uccidere” il maestro che ha insegnato in altri tempi? Lo si deve fare. Non si può rimanere sempre agli anni ’60.

Tutto dipende dall’istruttore. Istruttore e non Coach, perchè le cose vanno distinte. Sempre si allena ma chi, quale categoria? Giovanile o seniores?

Scuola elementare, mini-basket, under? Si deve allenare per istruire ed educare, far partecipare l’allievo al proprio  insegnamento… per farlo diventare un tipo di apprendimento consapevole.

Categoria Senior? Allora si deve gestire, soprattutto quello si deve fare. Ecco perché si può allenare, essere Coach, anche senza aver giocato oppure averlo appena sfiorato. In questo caso è importante essere conduttori di uomini che devono insegnare la vita nella “squadra”, una vita che premia i combattenti e non solamente gli amanti della tecnica.

Stiamo parlando di priorità , ma si cerca sempre di vincere . Per farlo bisogna lottare sia nelle categorie giovanili che seniores. Va da sé che è molto più difficile preparare un giovane che allenare il giocatore maturo, seniores.

In ogni caso vale la predisposizione culturale.

Allenare con mete tecniche diverse, perché durante il periodo Under, tutti devono giocare nel ruolo del playmaker come primo approccio all’attività. Poi tutti Pivots.

La strada è lunga si devono superare problematiche psicologiche e tecniche.

Ai  Playmakers naturali non verrà tolto nulla, non ci sarà lotta d’interesse per giocare nella sala comando. Ci guadagnerà l’intera squadra.

Tutto il periodo Under dovrebbe servire per raggiungere queste mete tecniche. L’istruttore si gratifica vedendo crescere il bambino come l’ha immaginato sognando e dal ricordo che lascia nella sua mente.

Per riassumere, si possono fare distinzioni fra Preparatore e Coach per il “materiale” umano diverso, ma è solo per intenderci meglio. Sempre si allena, sempre si è allenatori, sia come Istruttori oppure Coach. Basta intendersi.

La predisposizione è  sempre quello che conta e basta guardarsi allo specchio per capire la propria identità.

Poi , per l’istruttore del “playmaker” serve un’idea. Deve pensare a preparare  e presentare un sistema di gioco semplice affinchè questo si realizzi, senza coercizione, per l’attacco. Facile? Dovrà convincere i titubanti. Per la difesa invece,  l’idea deve  sviluppare una mentalità  aggressiva che vada a sfiorare i limiti fisici e mentali dei suoi ragazzi.

Va da sè che tutto è in riferimento alle capacità psicologiche , fisiche e tecniche dei propri ragazzi, ma per insegnare ad apprendere il gioco e la sua comprensione. Si facilita il processo facendoli giocare playmaker, cominciando ad organizzare le situazioni facili. 

Per questo motivo nasce l’insegnamento del “valore della palla”, dell’1c1 ma come “finto attacco” e nel fare eseguire le “rimesse della palla in gioco” a tutti e non solamente al più bravo passatore. E soprattutto ogni sistema di gioco offensivo deve essere basato sul “finto attacco”, individuale e di squadra.

IL GIOCO IN TRANSIZIONE

Significa che l’attacco Lampo è giocato in corsa, dopo la rimessa dal fondo, con i giocatori più alti che coprono le corsie laterali. Dalla rimessa, si comunica coi compagni ,che corrono senza palla, il tipo di gioco da sviluppare.

Quelli più veloci sono più avanti. Transizione vuol anche dire che, dando continuità al loro movimento, il lunghi lasciano lo spazio di lato all’area per l’1c1 del play come finto attacco.

Chi difende su (4) e (5) non può pensare di aiutare sull’1c1 del Playmaker in palleggio. Viene fatto nella forma più semplice, senza usare il ball-handlig, ma con palleggio protetto, usando il cambio di velocità e di senso.

Come detto, è stata fatta l’esperienza con un sistema di gioco chiamato “Lampo”. Un attacco valido contro tutte le difese e le attacca frontalmente.

L’insegnamento di Lampo va fatto in transizione per comprendere i tempi dei movimenti.

Le “ali” si muovono in leggero anticipo per permettere l’1c1 del playmaker come finto attacco “centrale”. Si può agire in uno spazio , a Dx o Sx , temporale, creato dal movimento delle “ali”.

Non bisogna dimenticare che l’attacco è costruito per questo scopo con tre possibilità per il playmaker , attaccando 1c1.  Uno-contro-uno con palla in palleggio centralmente, senza la stessa dopo il primo passaggio e tagliando l’area. Infine , lateralmente,  ricevendo palla con l’inversione del gioco.

Va completato con un secondo sistema che affronta tutte le difese lateralmente, l’Attacco.4 (www.videobasketballnet.com ) 

Infatti, c’è da considerare il gioco del contropiede con transizione laterale, che ha un “mondo” da sviluppare , secondo le varie correnti di pensiero. Il nostro? Ecco come lo interpretava una squadra Under.16 . Nel video il playmaker preferisce giocare con la squadra, ma ha in “tasca” la possibilità di attaccare il “fondo”.

Va da sè che il ragazzo potrebbe attaccare la linea di fondo, ma come “finto attacco”, mentre i compagni si dispongono come un “treno” sulla linea del tiro libero. Semplicemente un modo di giocare senza palla, secondo la nostra filosofia.

Ma non è tutto. I giovani non solo devono apprendere il “tiro” come fondamentale “principale”, ma “Tiro-Rimbalzo” come lungamente è stato sottolineato in questo sito.

Entrati nel sito, in basso digitare nel pulsante “cerca”: Lampo, un attacco polivalente. Poi, “Attacco.4”.

Nel Diag. I giocatori sulla verticale del campo si alternano in regia, mentre i due giocatori più “alti” sono posizionati in ala, ma solo inizialmente. Col “ribaltamento” del gioco diventano “Alto-Basso”. Arriva un tempo dove, senza obbligo, anche le “ali” possono giocare nel ruolo di “Playmaker”. Usiamo la gradualità, intanto nessuno gioca nel ruolo del “pivot”.

Vengono realizzati diversi tipi di  “finto attacco”, in palleggio e senza palla. Va da se che  l’attacco vero è l’1c1 in ala di (1), ma anche questo…eseguito come “finto attacco”. 

E’ scontato che il “finto attacco” ha una grande caratteristica, eseguita “leggendo la difesa”: è una “finta” e come tale deve essere pronta a “fare” quello che si ha fintato, quindi deve essere credibile.

LE DOMANDE SONO PIU’ UTILI DELLE RISPOSTE

Siamo troppo abituati a ricercare negli altri le risposte per i problemi della nostra squadra.

Ci sono tante domande che potremmo farci, che fanno crescere in modo autonomo. Eccone una curiosa: “Perchè le sorprese nel basket le fanno sempre gli altri Coach?”

La colpa è dei vecchi linguaggi. Voglio dire che , i soliti concetti abituali, quelli strettamente legati agli anni ’60, hanno sedimentato anche le vecchie idee dalle quali non ci si può staccare e fa si che non si possa cogliere le differenti e nuove idee. Senza aspettare di vederle realizzate dagli altri, naturalmente.

Quelle che, però, messe in pratica con gli uomini giusti, hanno una caratteristica: sorprendono, migliorano i nostri giocatori… e fanno vincere.

Uomini giusti sono  i nostri ragazzi che ogni anno cambiano e dobbiamo accogliere i nuovi con idee di gioco offensive e difensive adatti a loro che devono crescere vincendo. Non possono essere sempre le stesse. Dobbiamo porci delle domande.

Ecco quelle che propongo: “Si può giocare senza pivot?”, oppure “E’ possibile far fare a tutti l’esperienza del playmaker?”, e ancora : “Come aiutare a formare una mentalità per il rimbalzo?”

Alla Ricerca Del Playmaker

Passaggio cieco

Durante il periodo del Mini-Basket, Riccardo aveva tutte le caratteristiche per giocare playmaker, poi è cresciuto e l’hanno accorpato alle Ali&Pivot.

L’inizio del periodo Under è stato per Riccardo un evento da dimenticare. Troppo alto, per quel ruolo? Se Riccardo gioca Playmaker chi giocherà Pivot?

Il tempo passa ma i cattivi pensieri restano se non si allena per il futuro dei giovani.

L’altezza non è una capacità fisica, ma morfologica, descrittiva. La “Giraffa” non poteva giocare a Basket, raccontava la favola del “Jungle Team”.

Personalità, fisico, tecnica e senso dello “spirito di squadra” sono caratteristiche difficile da trovare, tutte insieme e ben sviluppate , dentro un solo corpo.

Ci saranno almeno tracce di queste caratteristiche in ogni giocatore? Sicuramente. Il progetto è di svilupparle il più possibile, perchè vogliamo allenare per il futuro dei ragazzi.

Se in un giovane si evidenzia soprattutto la componente fisica, non vogliamo sfruttare solo quella, mettendolo dentro un ruolo specifico.

Vogliamo che anche lui svolga compiti tecnici più elevati. In questo modo, ma solo per noi, tutti devono fare l’esperienza della guida tecnica. Fa parte del progetto, giocare come Playmaker diventa una meta.

player-like-a-book

Senza pensare che basti questo per essere o diventare un vero Playmaker. Ci mancherebbe. Rappresenta però l’indirizzo tecnico per migliorare i giovani.

Il ruolo del playmaker, poi quello del Pivot, sono gli unici indirizzi tecnici da offrire ai ragazzi durante le giovanili. Per gli altri ruoli c’è tempo. Attenzione però  alla sequenza didattica.

Poiché dalla notte dei tempi, quelli che hanno la forza fisica cominciano subito nel ruolo del pivot, ora vogliamo sottolineare una nuova via. Prima, tutti giocano come playmakers, poi, tutti come pivots.

Seguiamo questo indirizzo per una comprensione migliore del gioco e realizzarlo con la conoscenza dei fondamentali.

Magic Playmaker

Il playmaker naturale è una “merce” rara da trovare e la sua predisposizione alla guida non può essere “creata”, ma si può solo tentare di allenarla con l’esperienza di gioco.

Si può fare.

Seguendo il concetto filosofico di porre mete ad un livello più alto di quelle oggettivamente possibili per il proprio talento, grande o piccolo che sia.

“Tutti Playmakers”, darà come risultato finale anche un miglioramento di squadra. Ci vorrà il suo tempo, diverso da ogni gruppo.

Con l’allenamento cerchiamo di offrire una abitudine a guidare la squadra e vogliamo che tutti provino a realizzarla.

E’ questione di organizzazione tecnica. Trattasi del lavoro dell’istruttore che si avvale delle regole per far conoscere gli spazi giusti da occupare durante il gioco libero.

Usiamo la “definizione” più importante del basket dal p.d.v didattico. “E’ uno sport di regole e fondamentali dove le regole hanno la priorità”. Servono per trovare la strada didattica che porta all’abitudine di tutti ad organizzare.

LE METE

Va da sé che stiamo cercando , provando questa strada dal 1972 , soprattutto per far migliorare individualmente. Nel gioco libero di metà campo, con le regole, facciamo occupare a tutti lo spazio centrale per organizzare il gioco.

Bisogna fare la stessa cosa “di lato”, anche dalla rimessa laterale, perchè si può iniziare l’attacco  in questo spazio. Ha dei vantaggi importanti nell’attacco alla “zona&uomo”.

Seguiamo questa idea didattica, da offrire a tutti, continuando in gara  con le situazioni facilitate, come le rimesse della palla in gioco. Soprattutto quella da fondo campo, contro il pressing.

E’ una organizzazione realizzata dall’istruttore per ovviare all’inconveniente del gioco in sotto-numero. In campo ci sono 5 difensori contro 4 attaccanti.

Finta passaggio color

Ciò nonostante, se l’organizzazione è ottima, non c’è bisogno di dare la responsabilità della rimessa al miglior passatore. Possiamo rischiare sulle possibilità di tutti nell’uso del passaggio.

Non pensate subito di prepararli con la tradizionale seduta del “passaggio”, da realizzare in forma di didattica progressiva.

Pensate invece che, contro il passaggio, la difesa passa da essere protagonista a vittima, se si usa la finta.

E’ un fondamentale come gli altri , poco usato durante il passaggio perché gli stessi vengono eseguiti senza difesa per definizione. Un vero impedimento didattico, da modificare.

UNA PROPORZIONE MATEMATICA

Anticipo sulla palla

Mentre si gioca, il passaggio va abbinato alla finta dello stesso perché la difesa perde la sua intraprendenza.

Si finta leggendo la difesa, naturalmente. “La finta sta al passaggio come il tiro sta al suo rimbalzo diretto”.

Due legami didattici strettissimi.

Ovvero una formula perfetta, una proporzione  matematica per fare aumentare nel ragazzo la “fiducia” nell’uso dei fondamentali più importanti del gioco: Passaggio-e-Tiro.

Così, durante il gioco può emergere , dare segnali di capacità da “leader”, chi ne è predisposto pensando che anche gli altri miglioreranno solo per la pratica nel ruolo di guida.

Coinvolgendo tutti, l’apprendista playmaker, seguendo questa strada , può uscire dalla sua tana, allo scoperto. 

Oltre alle rimesse, usiamo un sistema di gioco che faciliti i tentativi di tutti quelli che sono disponibili ad andare “in mezzo” per provare, mettendosi in gioco. Allo scopo utilizziamo l’attacco “Lampo”, valido contro ogni tipo di difesa,  i cui dettagli favoriscono il Playmaker principiante.

Ci serviamo di idee semplici e della didattica opportuna per far raggiungere la consapevolezza, ovvero semplicemente per aiutarli.

ANDARE IN MEZZO SENZA LA PALLA

Ragno in mezzo.1

Contro il pressing e nelle situazioni normali il giocatore che va “in mezzo” alla ragnatela dei passaggi ha predisposizione per giocare playmaker. Non ha bisogno di abilità nel palleggio, ma solo gestire la finta insieme al passaggio.

In “mezzo alla ragnatela dei passaggi”, ci va il “ragno” con un movimento senza palla, ovvero il nostro playmaker-avanzato.

Era la posizione preferita di Kresimir Cosic. In quella posizione si esprimono le doti di organizzatore.

Per i giovani , la “fiducia” che serve per andarci, non è assolutamente immediata. Ci vuole tempo e pazienza, ma abbiamo tutto il periodo “Under”.

Un sistema di gioco diventa valido se si riesce a mettere tutti in condizione di fare questa esperienza organizzativa.

Una questione didattica che deve incoraggiare a mettersi in gioco, aumentando la fiducia in se stessi, senza far scadere di pericolosità il sistema, naturalmente.

Riccardo sarebbe diventato un Playmaker di 2m., di livello internazionale, invece di essere un ala-pivot di categoria inferiore. E’ solo la nostra opinione confortata da altre esperienze del genere positive.

Le Rimesse e Il Progetto

DARE ENFASI A UNA SITUAZIONE

Basket Sogno

Basta chiudere gli occhi e immaginare di essere in palestra con un gruppo Under.14, quelli della prima fascia.

Bisogna fare delle scelte, non si può sempre ripetere gli stessi errori, ma tutto è ormai scritto nel progetto.

“Questa volta non passa, cercherò dentro di me il vero motivo per cui alleno. Se alleno per i ragazzi e per il loro futuro devo offrire uno stimolo per comprendere il gioco “.

Basta mantenere gli occhi chiusi e con la fantasia tutto si realizza, come in un sogno. Come li facciamo crescere?, si chiede ancora l’Istruttore.

Non ci sono mete più grandi , più importanti di salvaguardare  il loro futuro di giocatori. Vuol dire non farli giocare subito nel ruolo dove morirebbero alla fine delle “giovanili”. Vuol dire, soprattutto,  evitare le prestazioni esecutive e fisiche ma tentare di insegnare lo “spirito del gioco”. Il gioco di “comprensione” è diverso da quello esclusivamente “fisico”, oppure puramente di “esecuzione”.

Nessuno dice che è facile cambiare, ma il progetto è necessario, un tentativo va fatto. Basta disporre, sistemare i ragazzi, metterli in condizione di organizzare il gioco, eliminando la gabbia dei ruoli. Si può fare. Dovranno provare , tutti, a  fare tutto. In fondo era la meta del Mini-Basket.

Intanto , nessuno giocherà pivot, ma solo per un po’. 

10-La speranza

Senza sminuire la meta principale, perchè bisogna  pensare sempre a vincere , le vittorie non sono tutte eguali. Ci sono vittorie di Pirro quando si allenano i giovani. Quelle fatte a discapito del futuro dei ragazzi. Specializzazione docet.

Si sopravvive nella Jungla se si sa fare tutto , comprendendo anche il perchè. Finite le attività “giovanili” il ragazzo si troverà nella Jungla degli esperti. Come sopravviverà?

Progetti piccoli e grandi fanno parte dell’insegnamento del Basket.

I giocatori non sono tutti uguali, soprattutto nelle motivazioni personali. Allo stesso modo sono diverse le situazioni di gioco. Facili e difficili. L’elenco è grande, basta pensarci. Si affrontano però tutte leggendo la difesa e la partita, ma  vanno realizzate “come” risulta  scritto nel progetto.

Intanto, togliamo la specializzazione e facciamo provare l’adrenalina della organizzazione. E’ il nostro sogno.

Ripetere giova, solo per riassumere. Se alleniamo per il  futuro del giocatore , per salvaguardarlo, nessuno deve giocare  (inizialmente) “pivot” e tutti devono provare il gioco del “playmaker”. Riguardate ancora la prima immagine e pensate al progetto. Il sogno dell’Istruttore, il ragazzo, il giocatore, proprio il tipo di atleta che vogliamo, disponibile ad apprendere. Sempre.

Cominciamo a risolvere le situazioni piccole, piccole perchè facili da risolvere. Fare un canestro contro un difensore è più difficile che fare un passaggio, spesso libero, dalla rimessa. Le rimesse della palla in gioco sono situazioni piccole rispetto alla capacità di giocare 1c1. Perché le deve risolvere il più bravo?

ANDARE IN MEZZO

Quindi, se il ragazzo cresce tecnicamente, che tipo di giocatore speriamo di vedere? Dipende dal sogno dell’Istruttore? Solo in parte. In piccola parte, quella parte che  può aiutare se la richiesta dell’applicazione  tecnica mira ad un miglioramento.

Dream Big

Va da sè che conta di più il sogno del ragazzo. Trattasi di  una grande forza interiore , grazie alla quale si è disposti a tutto, dove gli stimoli non hanno limiti. Ma non tutti possono farcela da soli, perchè pochi sognano in grande.

Allenare i giovani significa incentivare gli stimoli, metterli in condizione  di organizzare e non solo finire.  Fare in modo che l’apprendimento diventi un bisogno.

Lo “spirito del basket” è come vedere una stella alpina in alta montagna, simbolo della scalata e del sudore per conquistare una cima.

Devi “comprendere” che vederla è come raccoglierla, ma lasciarla nell’ambiente è un assist per la natura. L’edelweiss è lo spirito dell’alta montagna… come la “comprensione” lo è per il Basket.

Rimessa 4 lato BeneAllenamento

Le rimesse? Pochi le vogliono fare. Bisogna eseguire i fondamentali andando in “mezzo”, coi riflettori addosso. Ci vuole personalità, ma le situazioni facili servono a comprendere che possono riuscirci  tutti.

Fare le rimesse è un po’ come andare “in mezzo”, ma con una barriera protettiva. Un piccolo progetto adatto a tutti.

Ci sono altre situazioni per “andare in mezzo”? Partendo da lontano, senza palla e andando al centro della “ragnatela di passaggi”, come un “ragno”. Ricevere quel passaggio è già un passo avanti, è come fare il “playmaker avanzato”, ma ci vuole più coraggio, un po’ di più che gestire una rimessa.

Non è tutto. Andare in mezzo col palleggio sarà la meta finale. Tutti dovranno provarci, ognuno coi suoi mezzi, pochi o molti che siano. Negli anni ’60 era vietato andare “in mezzo”, se non eri il Playmaker con la “P” maiuscola.

L’istruttore che si preoccupa del futuro giocatore ha tra le mani il massimo dei “progetti”. “Comprendere” il basket passa dalla sua organizzazione, il gioco di squadra non è solo un modo di dire.

Va da sè che “come” realizzarlo è importante. Si può dare una mano, aiutare attraverso la richiesta tecnica (playmaker) per una risposta che necessita il massimo dell’impegno.

IL BISOGNO DI APPRENDERE

Come far scattare la molla? Mettendo di fronte il ragazzo ad una meta da raggiungere, alla quale proprio non pensava. Farlo diventare un bisogno, una esigenza, non sarà facile. Bisogna convincerlo, perchè al 90% ha già deciso di “schivare l’oliva” della responsabilità.

Difesa Individuale e CP

Fare il playmaker , lo sottolineiamo ancora, non significa diventarlo con un “test”. Lo proponiamo , senza obbligare, cominciando col guidare le “rimesse”. Il Playmaker delle rimesse. Facile, ma senza obbligo. Tutto è pronto tecnicamente per coloro che vogliono provare.

Tentare di far raggiungere (a tutti) questa meta vale sicuramente di più dell’esito positivo della stessa,  guidata dal migliore del gruppo. Sarà il nostro piccolo progetto, usato per raggiungere quello grande, il miglioramento del gioco con la comprensione dello stesso.

Così, ogni allenatore dovrebbe avere i suoi progetti nel cassetto. Come nascono? Le strade sono infinite e dipendono molto da personalità e cultura, ma anche dalle esperienze.

il segreto del coach

Ho giocato nel periodo storico degli anni ’60. Quando ho smesso, cominciando ad allenare nel lontano 1972, avevo un progetto, tenuto nascosto come un segreto, ma per timidezza.

Qualsiasi risoluzione tecnica (attacco-difesa) sarebbe stata un segreto di pulcinella.  Non il mio, riferito alla utilizzazione dei giocatori per migliorare. Tutti  i miei allievi, mi sono testimoni.

I miei colleghi non ci hanno mai fatto caso, oppure hanno storto la bocca…

Tutti i giovani che ho allenato si sono cimentati nel ruolo di solito vietato, alcuni con entusiasmo altri con un po’ di timore. Il miglioramento li ha fatti crescere, anche se nessuno è diventato “Playmaker”.

LE RIMESSE

Significa mettersi al “centro” coi riflettori che ti inquadrano mentre comunichi coi compagni, per suggerire come muoversi. Scegliere il tempo per fare un passaggio, dopo averlo fintato, naturalmente, leggendo la difesa.

Le rimesse, sono le situazioni più facili perchè organizzate, organizzate  in quanto l’attacco è in sotto-numero in campo. Ecco da dove comincia un playmaker apprendista.

Rimessa Treno Lato

Le “rimesse” sono quindi un piccolo test che aiutano ad incamminarsi su quella strada, la strada dell’organizzazione che coinvolge nella comprensione del gioco.

Ecco perché bisogna provare come Playmaker.  Solo chi gioca in questo ruolo scopre veramente lo spirito del gioco, migliora perchè partecipa alla organizzazione attivamente, leggendo la difesa.

Basta chiedersi cosa sta succedendo in campo e leggere la situazione. 

Le rimesse aiutano a memorizzare diversi dettagli. Per esempio, dopo un canestro subito, si può correre con la palla in mano, senza palleggiare, prima di passarla. Ma solo in quel caso. Non è poco, se ci pensate un attimo.

Vale la pena provare. Non è si è obbligati, ma non mettersi mai in gioco  è da “acefali”. Purtroppo l’acefalia è la malattia del giocatore di basket, ma spesso è colpa dell’istruttore.

Ricordo sempre , dovesse essercene bisogno, che stiamo allenando nella prima fascia Under e chiudendo gli occhi abbiamo fatto dei progetti. Vogliamo vincere, ma non a discapito del futuro dei ragazzi. Cominciare mettendoli  dentro un ruolo tecnico significa un rendimento immediato migliore, espresso dalla specializzazione, allenando per il presente, ma raccogliendo  spesso vittorie di Pirro.

Bisogna invece pensare di riempire il “sacco” dei ragazzi per avere una interpretazione consapevole in tutte le situazioni.

LA GESTIONE DELLA RIMESSA

Non si discute sul fatto che , guidare una rimessa, serve per fare una esperienza organizzativa. Un rischio troppo grande? Le rimesse sono dettagli del gioco, facendole eseguire a tutti si può cominciare a riempire il loro “sacco”, sperando per il futuro.

Pressing Gioco Ragno

Le “rimesse” sono eseguite di lato,  in diversi punti del campo, oppure lungo la linea di fondo, in fase di attacco oppure dopo un canestro subito, come vediamo nel video.

Hanno diversi scopi che si contrappongono alla difesa, che va letta per identificarla. C’è un bel po’ di cultura da assimilare.

Chi organizza deve comunicare e per gli Under 14, non è sicuramente una abitudine. Deve fare un passaggio, spesso in una situazione facile, ma lo sviluppo dell’azione non lo è sempre.

Soprattutto perchè, quasi sempre, gli “ritorna” la palla, in mezzo e dentro il campo, con una situazione più difficile da gestire, ma che può risolvere con un altro passaggio. (Rivedi il Video sopra)

Rimessa Fndo Attacco Bene

Questa conoscenza non è  eccezionale, ma serve al ragazzo per costruirsi un po’ di esperienza nel  guidare una squadra.

Va da sé che le rimesse non devono essere eseguite solo dai più bravi, non ci può essere una specializzazione in un dettaglio semplice.

L’eventuale tassa da pagare ci ripagherà in futuro. Secondo il nostro modo di pensare, naturalmente. Siamo all’inizio del progetto con la prima fascia Under, coi professionisti è diverso, ma dipende dalla loro disponibilità.

LA RIMESSA DAL FONDO CAMPO CONTRO IL PRESSING

Attacco 4

Deve essere una rimessa speciale che si adatti ad ogni genere di trappola, perchè Il Basket è uno sport tattico. Il pressing è la difesa più utilizzata nel periodo “Under”.

Nella fascia Under 14 si giocano tutti i tipi di tattica, conosciuti.  E’ la nostra esperienza, perchè li abbiamo subiti ringraziando gli avversari.

Non creiamoci dei pregiudizi educativi a nostro bisogno e convenienza. Gli avversari hanno il diritto di mettere in pratica il tipo di Basket che vogliono.

Nostro dovere preparare i nostri ragazzi ad affrontare ogni ostacolo. Il nostro progetto è far giocare tutti playmaker. Va da sè che tutti dovrebbero fare l’esperienza. Il condizionale è d’obbligo perchè non sono costretti.

Questa rimessa si basa sul fatto che la difesa avversaria possa costruire tattiche particolari dopo avere realizzato un canestro.

Attacco 4 - 420

Infatti, molti allenatori organizzano il pressing “run-and-jump” per indurre l’attacco a mandare via tutti (i propri compagni) sulla linea di fondo degli avversari.

In questo modo, un buon playmaker porterebbe la palla da solo mentre tutti vanno via.

Quando si verifica questa situazione l’organizzazione avversaria cambia tattica.

Passa alla “zone-pressing” dove il “buon playmaker” si troverà con un “muro” da superare, senza avere appoggi su cui contare. Siamo nella fascia Under e la “trappola” è notevole.

La contromossa a queste tattiche sofisticate potrebbe essere quella di far portare la palla, oltre la metà campo , con la collaborazione speciale di tutta la squadra, ma molto speciale. La peculiarità consiste anche nel fatto che il compito del “Playmaker” sia “facilitato” proprio perchè è un test per tutti.

Qualsiasi organizzazione, avente come base  il pressing, sia  nella versione “zone-pressing” che a “uomo-pressing” può essere superata agevolmente ingannandola. E’ un esempio di facilitazione, ma non il solo.

5c0 Santo Attacco Press

Ricordando che ci sono  8” per farlo, la manovra offensiva si basa sul “finto attacco”.

Dare cioè l’impressione di subire la difesa , ma essere pronti ad attaccarla. E’ una finta e, come tale, bisogna essere pronti a “fare” quello che si è “fintato”.

E’ la sua caratteristica principale. Va da sè che il palleggiatore ha l’opportunità, a volte, di attraversare  senza raddoppi la metà campo.

Il “finto attacco” viene sviluppato lateralmente , nella parte di campo dove la difesa pensa di avere buon gioco.

Deve dare l’impressione che vuole superare la metà campo , ma poi ritorna sui suoi passi…

Il “finto attacco” in palleggio si realizza col “dai e segui”, ma chi fa la rimessa può utilizzare sia il “Dai e Vai” che il “Dai e Cambia”, ma come attacchi senza finte e usando il solo passaggio.

Una abitudine che comporta pratica ogni volta che ci si allena. Riproducendo la situazione della partita (difesa e attacco) l’allenamento diventa una realtà delle partite del campionato.

Tre giocatori hanno un compito a testa da mettere in atto:

  • Il playmaker esegue il “finto attacco”, dopo il “Dai e Segui”;
  • Il “Santo” è in appoggio, sotto canestro, pronto ad aiutare, dopo il passaggio “consegnato”;
  • Il “Ragno” ha una posizione centrale da mantenere, senza palla, che può ricevere palla  in qualsiasi momento .

Ragno2 Attacco pressing

Questo attacco che inserisce il palleggio come “Finto Attacco”, va alternato a quello fatto con soli passaggi, per superare la metà campo.

Tutto dipende da chi fa la rimessa.

Per un apprendista “playmaker” è una notevole esperienza di gioco. Una esperienza per i nostri ragazzi durata 4 anni.

Dopo la metà campo si attacca in palleggio la linea di fondo, ma sempre come “Finto Attacco”.  Va da sè che questa è stata l’idea “leader” del nostro attacco contro qualsiasi difesa.

Durante l’1c1 in palleggio laterale, i compagni si dispongono, in transizione, sulla linea del T.L. Disposti a “Treno” si muovono con una sequenza memorizzata precedentemente.

Si muove sempre il primo della fila, il capo-treno e lo fa correndo sopra i “vagoni”, andando a canestro allontanandosi dalla palla. Gli altri si muovono con l’idea di andare dalla parte opposta a quello che lo precede.

ATTACCO AL PRESSING E GIOCO

Lampo e Back door

Una volta superata la metà campo si passa direttamente al gioco col movimento senza palla delle ali.

Il gioco si chiama “lampo”.

 

L’asse Play-Pivot? Semplicemente un Sogno

IL SOGNO E LA REALTA’

Super Cartoons.1

“La notte scorsa ho sognato di sedere in una Mega-Panchina per guidare la squadra delle meraviglie. Era composta da giocatori con talenti fantastici, uno diverso dall’altro. Bastavano sguardi fugaci per ritrovarsi nel gioco. Guidavano il gruppo due giocatori: un Play ed un Pivot, un “asse di gioco” che tutti vorrebbero avere in squadra…Specialisti nel Pick-And-Roll, ma solo se il gioco di squadra si rompeva…”

Play-Pivot? Rappresenta sicuramente un desiderio, ma nella realtà quale Play e quale Pivot?

Troppo spesso “l’asse play-pivot” è un termine citato per trovare difetti o giustificazioni alle prestazioni di squadra. Una inesattezza scontata in bocca a troppe persone.

E’ come ammettere che per attraversare il deserto a piedi ci vuole un buon rifornimento di acqua.

E’ sufficiente avere questi due ruoli coperti? Per quale sistema? Vanno bene tutti, per giocarci dentro? Intanto la realtà vissuta sui campi è diversa.

SINUDYNE BO 1980-81

Con la metafora di Kresimir Cosic si potrebbe dire, invece di Play-Pivot, “Ingegnere-Capomastro”. Con tanti “muratori” a servizio per fare una buona casa …

Cosic-Villalta-Generali

Con lui c’era almeno la realtà dell’ingegnere.

Però, mai più nessuno è stato al suo livello. E il “Capomastro”? Per vincere abbiamo trovato con molta fortuna l’accoppiata Villalta-Generali. (Foto)

Un difensore incredibile dei Pivot come Pietro. Un attaccante come Renato, a livello di Top Scorer. Facevano insieme quello che potrebbe fare da solo un vero Pivot, tipo Sabonis.

Solo esempi, tanto per dire quanto difficile sia stato fare l’asse Play-Pivot. La realtà è diversa da come tanti la pensano.

Va da sé che la combinata “Play-Pivot” appartiene all’immaginario culturale. Dal punto di vista pratico tutti gli allenatori ci provano, se c’è la possibilità va sfruttata. Intanto, è utile ai giornalisti per fare le classifiche a livello Nazionale, Europeo e Mondiale. E muovere critiche. Si perde perché manca “l’asse”, dicono.

Sabonis

Che fare? Abbiamo le mani legate, siamo creatori del nulla. I singoli “Ruoli Speciali” devono prima nascere e apparire grazie allo loro “Mamma”. Poi, bisogna farli crescere cestisticamente nel modo giusto. Ecco come è possibile replicare, riprodurre giocatori vagamente simili a Cosic e Sabonis.

Kresimir Cosic come Playmaker non è una svista, per fare l’accoppiata con Sabonis. Una migliore? Se volete si può citare Magic Johnson-Jabbar. In Italia avevamo D’Antoni-Meneghin, ma anche Driscoll-Roche.

Nella realtà, Play-Pivot di alto livello, in una sola squadra possono esistere contemporaneamente, ma è un caso. Anche a servizio delle singole nazionali europee, non è sempre facile trovarli.

Va da sé che non basta riempire lo “spazio” del ruolo con talenti parziali, ci vuole anche l’efficienza per non entrare nel ridicolo.

CAMPIONATO EUROPEO BERLINO

La Spagna ha vinto l’europeo 2015 grazie all’asse Play-Pivot?

Gasol Pau

Qualcuno lo affermerà visto la grande prestazione di Pau Gasol che Pivot non è. Poi mancava  Rubio. L’Italia, a mio avviso, ha giocato in modo discontinuo ad ottimo livello, con giocatori diversi tecnicamente, ma di grande talento.

Senza un asse Play-Pivot incisivo, ma con possibilità future migliori , proprio per la “chimica” speciale.

Vale quindi la pena seguire al regola generale.

Ogni squadra deve giocare a seconda del talento dei propri giocatori. Se manca l’asse ideale, si gioca bene ugualmente. Il basket offre alternative adatte alla sostituzione della famosa “Accoppiata”.

Belinelli Gallinari Bargnani

Come farli giocare insieme è il vero problema del Coach.

Con il talento particolare dei giocatori della Virtus BO,  durante il  periodo storico di “Cosic-Ingegnere” (1979-80-81), non era possibile esprimersi tecnicamente come facevano le altre squadre. Non abbiamo copiato nessuna idea che assomigliasse a un sistema conosciuto.

Abbiamo cercato di offrire un gioco che fosse adatto alle loro caratteristiche psicologiche, fisiche e tecniche. Come dovrebbero fare tutti. Asse Play-Pivot? Abbiamo pensato ad altre soluzioni, eppure abbiamo vinto. Sarà stato un caso?

MONDI DIVERSI E LONTANI

Attacco Cicken

Nelle giovanili, soprattutto nelle prime fasce Under, non si deve ricercare l’asse Play-Pivot secondo gli esempi tradizionali. E’ giusto questo pensiero? Come si formano i giocatori? Un conto è allenare i seniores un altro i giovani.

Le capacità tecniche dei giovani vanno costruite gradualmente, ma come? Realizzate in modo che tutti sappiano fare tutto, penso io.

E bisogna trovare un modo efficace per riuscirci, senza rischiare troppo il successo di squadra. Si può.

Sicuramente va cambiata l’idea della specializzazione precoce. Si può migliorare la vecchia filosofia trasmessa dai “Maestri” del passato,  con un prodotto finale migliore. 

Per il risultato finale, quello della crescita individuale dei giovani c’è bisogno di credere ad una filosofia diversa.

Azione Rapida Giovani

Si parte dal presupposto della priorità nell’insegnamento. Prima, tutti devono fare l’esperienza del Playmaker, poi quella del Pivot. Tutti faranno “tutto”, proprio tutto quello che bisogna realizzare nel Basket.

I risultati? Un miglioramento tecnico sicuro. La vittoria dipende da un lavoro complessivo e potrebbe non arrivare subito.

Un lavoro che parte dalla idea leader per farli giocare e sviluppare il loro futuro tecnico. Senza dimenticare la difesa, naturalmente. Il mondo nelle giovanili è diverso da quello seniores.

Inutile scimmiottarlo.

La specializzazione precoce in un ruolo è un danno per il ragazzo… quasi irrimediabile. Ad eccezione per il Playmaker.

Un danno, soprattutto, se il ragazzo  è costretto a giocare subito vicino canestro”. Per questo motivo, nelle giovanili non bisognerebbe giocare col “Triangolo Tex Winter”.

Validissimo per la conoscenza di tanti fondamentali e gioco di squadra, ma castrante per l’utilizzazione degli Under vicino a canestro.

Attacco Lampo Alto-Basso

Che dire? Sicuramente quello che ho precedentemente sottolineato.

Tutti devono imparare a fare tutto, soprattutto l’organizzazione. Fa fare un bel salto di qualità. Ma dentro  quale sistema? La scelta è ampia e lo scopo preciso. Nessuno gioca pivot e tutti provano il ruolo dell’organizzazione. Vuol dire “diventare” playmaker?

“Riccardo da giovane aveva le caratteristiche psicologiche-fisiche e tecniche per giocare Playmaker, poi è cresciuto ed è stato subito spostato in un altro ruolo…”

Ecco il metro di formazione usato di quasi tutti gli allenatori…che si rifanno ai “Maestri” di un altro periodo storico. Un ragazzo alto viene subito messo insieme ai Pivot per una specializzazione che va contro il suo futuro.

Non mi è mai piaciuto questo indirizzo, ma da sempre. Anche se la maggioranza degli allenatori seguiva questa strada, 50 anni fa. L’altezza non può essere il metro per la scelta del ruolo.

Perchè solo ai piccoli è permesso giocare subito nel ruolo del Playmaker? Solo nelle “botti” piccole c’è il vino buono? Altrimenti cosa possono fare?, suggeriscono in molti…

TUTTI DEVONO SAPER FARE “TUTTO”

Basket Talento

Dan Peterson docet. Ecco la Bibbia per i giovani giocatori, anche se molti, troppi allenatori fanno fatica a pensarlo.

Si deve pensare al Playmaker e al Pivot come si fa con le squadre senior? Assolutamente, no!!!

I giovani devono apprendere lo spirito del gioco e giocare senza specializzazione. Cosa sta succedendo in campo? La comprensione rappresenta lo spirito del Basket.

Prima , tutti devono avere la possibilità di calarsi e apprendere come si organizza. Con quello che si sa fare, poco o molto che sia. Senza forzarli, ma convincerli a provare. E’ il lavoro dell’istruttore.

Mi sembra scontato pensare che tutti e sottolineo tutti, devono avere la possibilità di apprendere sia il modo di organizzare che quello del gioco vicino a canestro.

Compreso i giocatori di bassa statura.

Lo si può vedere nel primo filmato visto qui sopra, ma anche nell’attacco contro la zona. Perchè dentro l’area sempre e solo quelli di alta statura? Per un problema di passaggio, penseranno molti…

Attacco alla zona 2-3

Trovare il gioco, il sistema per far interpretare questa idea non è difficile. E’ il lavoro del Coach.  

Va da sé che non può essere quello utilizzato dalla maggioranza: “Il triangolo di Tex Winter”, utilizzato per ogni situazione tecnica. Niente di personale perchè anch’io ho fatto l’esperienza. Nelle giovanili nessuno deve specializzarsi nel ruolo del pivot.

Tutti-fanno-tutto, significa cominciare con una esperienza da playmaker, che non vuol dire “diventarlo”. Sarebbe come pensare di bestemmiare in Chiesa.

L’ASSE “PLAY-PIVOT” NELLE GIOVANILI

Libro-Basket-Zet

Ecco come l’asse “Play-Pivot” va  interpretato. Un programma di lavoro per tutti i Coaches. In questo modo si lavora nelle giovanili, a mio avviso naturalmente. Una strada per ritrovarsi, alla fine del percorso,  giocatori simili alle Star conosciute e apprezzate.

Non rincorriamo  “l’asse del gioco”,  ma quello dell’apprendimento.

Ripetiamo per sottolineare. Cominciare in modo che tutti possano fare una esperienza da Playmaker, poi indirizzarli allo stesso modo verso il ruolo del Pivot.

Seguendo sistemi di gioco diversi, naturalmente.

Si apre così un nuovo mondo. Si comprende che è possibile giocare senza questa realtà tanto pubblicizzata come “asse-del-gioco” . Va da sé che occorre giocare maggiormente in transizione, con l’idea di attaccare la linea di fondo. Poi, i più alti giocano come “esterni”,in Ala, nessuno è sacrificano in Pivot.

Alla fine del periodo “Under”, tutti devono aver appreso la tecnica di questi due ruoli, appunto Play-Pivot. Occorrono idee di gioco per sviluppare questi intendimenti. Sbagliato copiare la prima squadra che ha scopi diversi.

PHILOSOPHIA DOCET

Belinelli

Ricordiamolo ancora: “Si deve far giocare a seconda delle caratteristiche dei propri giocatori”… è un ottimo pensiero riferito alla categoria seniores.

La Nazionale italiana “Berlino 2015”, era senza Play-Pivots di livello europeo? Si è visto che è possibile giocare senza, come hanno “quasi” dimostrato. Avrebbero potuto giocarsi la finale. Faranno meglio in futuro.

Con i seniores, naturalmente, è sempre possibile questa filosofia? Sicuramente. Si può giocare, eccome! Anche se manca l’asse Play-Pivot… pensando naturalmente che sarebbe meglio averli in squadra. Scontato. 

Ma allenare nelle giovanili è molto diverso. Tutti devono avere la possibilità di organizzare. In questa fase, nessuno gioca nel ruolo di Pivot. I più alti si esprimeranno in Ala giocando in movimento. Per quanto abbia creato un sistema valido, Tex Winter è momentaneamente allontanato.

CAMBIARE ROTTA

Attaccare 1c1

Purtroppo nelle grosse società, che sono sempre una guida per i Club minori, già a livello degli under.14 , si programma il lavoro tecnico differenziato, dividendo i ragazzi i due gruppi: esterni ed interni. Aza Nicolic docet.

Playmakers e guardie da una parte e Ali-Pivots dall’altra. Si guarda prettamente alla struttura fisica. Il playmaker deve essere per forza piccolo.

Ecco come si programmano i fondamentali, ma per quale gioco? E soprattutto per quale futuro? Di solito, quando un giovane nella categoria Under sviluppa il gioco del pivot, sempre dentro in quel ruolo, non ha futuro. Un grave handicap, ma non è il solo che si riscontra in palestra.

Ci sono altri problemi. Allenare i giovani come banco di prova per il grande salto in Serie A, è sbagliato. Vuol dire allenare per se stessi.

Questo ha un significato preciso. Cosa voglio dire? Sono d’accordo sul fatto di cercare sempre la vittoria, ma non si dovrebbe togliere il futuro ai ragazzi. A nessuno di loro. Troppo difficile?

Si può vincere ugualmente lavorando per il loro futuro? Sicuramente, basta crederci e adattare tutto alle idee leader che lo consentono.

Il basket è un mare di idee e basta pescarle con la rete giusta.

Competizione.9

Nessuno deve giocare nel ruolo del pivot, nel periodo Under, ma tutti devono conoscerne i fondamentali per poi usarli saltuariamente, quando capita l’occasione. Riguardate il primo video, dove il play si posizione in post-alto. Potrebbe fare la stessa cosa per il post-basso. Va da sé che occorre costruire un attacco con l’idea leader giusta.

La specializzazione precoce vuol dire sicuramente un rendimento migliore fin dalle prime fasce. Si vince però per la carriera del Coach. 

Sicuramente una possibilità di vittoria del gruppo produce molta energia e speranza, ma deve essere soprattutto a vantaggio dei ragazzi. Non vale la pena renderli felici subito e deluderli poi.

Con la conoscenza dello “spirito del gioco”, tutti ameranno sempre questo sport e lo possono fare con l’esperienza dell’organizzazione dello stesso.

La specializzazione nel ruolo del Playmaker è l’unica che abbia un senso perchè si acquisisce  il valore della conoscenza. Devono giocare tutti in quel ruolo, senza togliere nulla a coloro che hanno il talento per farlo sempre. Tutti giocano playmaker, senza guardare alla statura.

Purtroppo è sempre stato così. C’è un modo di allenare per far crescere i giovani e un altro per assicurare il futuro del Coach.

Un Test Per il Leader

ALLA RICERCA DEL “LEADER”

Kresimir

Noi non pensiamo che il Leader sia necessariamente il Playmaker. Può esserlo ma non perchè gioca in quel ruolo. Va da sè che ci sono molte possibilità di manifestare queste capacità giocandoci, senza però escludere gli altri.

Il Leader è il giocatore con personalità e cultura che si mette la squadra sulle spalle per toglierla dal disagio tecnico o psicologico.

Il Leader

 

Gli esempi più noti sono K.Cosic (Virtus Sinudyne 1979-80) , Gary Baron Schull (Fortitudo BO 1968-73), per ricordare  alcuni giocatori degli anni ’70. Il ricordo più eccitante vola da Magic Johnson, Larry Bird e M.Jordan.

Nelle giovanili vanno ricercati con “Il test per il Leader”. E’ la nostra opinione. Ogni tanto ci sono delle sorprese.

LE RIMESSE DELLA PALLA IN GIOCO

leader.6Fare, eseguire le rimesse, tutte, è come essere al centro di una scena.

Tutti ti guardano, ma non piace a tutti essere li. Difficile? Troppa responsabilità? Non è come tirare due T.L allo scadere, ma il “pannolino” può bagnarsi ugualmente.

Non è come organizzare uno schema d’attacco, leggendo la difesa, ma si inizia sempre dal “facile”.

Chi ha il coraggio, personalità e cultura per farlo?

Non tutti. Molti si eclissano.

Eppure si accendono i riflettori, dovrebbe piacere. In generale è così, ma noi stiamo allenando ragazzi che devono formare il carattere, prendere fiducia. Hanno muscoli e un po’ di tecnica ma non sanno come usarli.

Rimessa dal fondo

L’occhio di bue circonda la figura dell’attaccante che ha voluto fare la rimessa da fondo campo… sapendo che è importante.

Nessun obbligo, ma chi si presenta sul “palcoscenico” ci fa sognare.

Gli avversari stanno pressando, ma lui si è preparato durante la settimana, ha le idee chiare. Deve comunicare con parole “secche”, precise, per far muovere i compagni.

rimessa pressing-fondo

Dopo il passaggio, il nostro “Leader” può tagliare, come nel fotogramma. Ma non solo.

Gli avversari stanno aggredendo perché vogliono la palla.

Fanno di tutto perché non sia fatta la rimessa dal fondo, oppure la lasciano fare, ma come vogliono loro, avendo uno scopo.

Sono in 5c4, in campo, un bel vantaggio. L’arbitro non può vedere come muovono le mani. Qualche scorrettezza ci scappa sempre…

Il nostro “leader” ha i muscoli del capitano, ma ancora di plastica e di metano…

Attacco al pressing Lampo

Deve trasformarli in metallo-vero, deve fare esperienza, ma non ha paura di sbagliare. In fondo è giovane, ha solo 15 anni. Vive nella fascia Under.16.

Non ha paura di fare una esperienza, vuole imparare. Organizzare, fare, costruire per i compagni gli piace. Farà la rimessa dentro un probabile disagio tecnico, ma ha una sicurezza che tiene in tasca, pronta per l’uso.

Ha capito cosa mette in difficoltà la difesa.

Ha la consapevolezza che, se i compagni si muovono, riuscirà a fare qualcosa di buono. La parola d’ordine è “Lampo” che vuol dire movimento. Una parolina magica.

Basta farla uscire di gola e, come una magia, i compagni si svegliano. Riuscirà così a passare la palla in campo?

Rimessa passaggio o finta

Fare un passaggio senza “fintarlo” è come mettere un braccio, con fiducia, dentro una gabbia di tigri affamate.

Con le finte, invece, si schiavizza la difesa. Lo sa benissimo!!

Attacco al Pressing Uomo - 420

La finta condiziona, eccome!!! Fa in modo che la difesa si sbilanci… per favorire il back-door. Si capisce nella foto.

Basta immaginare l’anticipo difensivo sul primo passaggio per la rimessa della palla in campo.

Se il primo passaggio è concesso, il taglio vincente viene fatto dal compagno vicino (Video).

Lo sa il nostro “leader” perché è stato attento quando il Coach l’ha fatto fare in allenamento. Se la difesa è aggressiva bisogna cercare il Back-Door. A casa ha scritto tutto in un quaderno e ora è pronto.

Pressing Gioco Ragno

Una volta che la palla è in campo “lui” fa aumentare la sua prerogativa come “centro dell’attenzione”. L’attenzione di tutti è sempre li e la nostra speranza si realizza…

L’occhio di bue insiste su di lui, gli applausi della platea sono a scena aperta.

Può scegliere come battere la squadra avversaria e questo lo stimola. Mescolerà carte.

Nel video ha scelto di spostarsi lateralmente per favorire l’ingresso del “Ragno” che gioca in mezzo alla “ragnatela dei passaggi”.

Si presta attenzione a non superare la metà campo di lato. Si finta di farlo, ma è meglio riformare il triangolo con un nuovo “Ragno”.

Santo Attacco Pressing

Rovesciare la situazione del disagio tecnico dipende ora dalla sua freddezza.

Deve scegliere. Non si può giocare sempre allo stesso modo. Coinvolgere tutta la squadra coi passaggi, oppure fare da solo? Si fa per dire.

Non proprio da solo , ma quasi. Usa il “Finto Attacco” col palleggio laterale.

E’ un’azione “esca”. Abboccheranno? In fondo si sbilanciano per fare secondo le loro abitudini. Riuscite ad immaginare la difesa che si sposta verso la palla, per il raddoppio. Dall’altra parte sono tutti liberi. La coperta è corta…

Leader.3

I Compagni lo appoggeranno sempre, anche nell’azione solitaria, ma è lui che attraversa la metà campo in palleggio, dopo il passaggio al compagno “Santo” (sotto canestro) e taglio diagonale.

Lui che sistema l’attacco per il gioco in transizione (fatto coi passaggi) oppure quello con inizio dal palleggio laterale. I compagni si sistemano sulla linea del T.L per lasciargli lo spazio da utilizzare con l’1c1.

Questa azione è valida anche come situazione speciale per l’ultimo tiro con 5″ a disposizione. Partendo dalla rimessa.

ECCO LA SCELTA: “LAMPO” COI PASSAGGI OPPURE  “FINTO ATTACCO” IN PALLEGGIO?

Avete visto? Battere la difesa coi passaggi e movimento, coinvolgendo tutta la squadra, è un’idea valida, scontata.

5c0 Flash Attacco senza palleggio completo

Chi fa la rimessa è la chiave di volta di tutta l’organizzazione. Chi se la sente , si presenta oltre la linea di fondo. Liberamente. Non lo scegliamo noi.

“Lampo” vuol dire movimento dei due “interni”, ma anche gli esterni corrono verso la palla per riceverla. Si vede benissimo nei video precedenti.

La difesa può impedire il primo passaggio, ma anche concederlo di proposito.

Concedere il passaggio, disponendosi con la “Zone-Press 2-2-1”,  fa parte di una tattica subdola. Non cascateci.

Non sono gli attaccanti ad essere “liberi”, ma li lasciano appositamente tali i difensori perché se non si muovono sono più controllabili. Tanto, devono attraversare la metà campo in 8”.

Quindi, sempre e comunque tutti in movimento. Anche l’attaccante che organizza, può muoversi oltre la linea di fondo, dopo canestro subito.

RIASSUNTO: TUTTO QUELLO CHE PUO’ SUCCEDERE

Cambiare sorridendo

L’attaccante “leader”, che organizza, ha diverse opzioni dopo il passaggio di “entrata”:

-Tagliare e ricevere un passaggio sulla linea che unisce i due canestri. Vedi 3° foto precedente (in alto);
-Allargare e ricevere palla dentro un triangolo di passaggi; (Video)
-Seguire e ricevere palla per tentare il “finto attacco” in palleggio laterale. (Video)

5c0 Santo Attacco Press

In tutti i casi vuole avere subito il passaggio di ritorno. E’ lui che guida. Una responsabilità che gli piace.

Quando si attacca la linea di  fondo, in transizione, i compagni si dispongono “a treno” sulla linea del T.L.

Il motivo è chiaro. Si costringe la difesa ad una scelta perché non può aiutare ed anticipare contemporaneamente.

Rimessa Treno Lato

Il movimento del “treno” consiste nell’andare dalla parte opposta al compagno davanti. Il primo si muove in opposizione alla palla, correndo sui “vagoni” per andare a canestro.

E’ importante che il “capo-treno” corra verso canestro così profondamente (Video). Può capitare il tiro al volo, ma soprattutto, con palla in campo, verrà fatta l’inversione del gioco dallo stesso… che correrà da basso in alto, fino alla posizione di ala.

SE NESSUNO USA IL “FINTO ATTACCO” COSA SIGNIFICA?

Semplicemente che si è deciso di giocare solamente “leggendo la difesa”. Scelta rispettabile.

Col “Finto Attacco” , invece, costringiamo la difesa a fare quello che vogliamo noi. Una bella differenza, giusto?

Operiamo comunque senza dimenticare  “leggendo la difesa”, primo grande principio di gioco. Va da sè  che  siamo pronti a “fare” quello che abbiamo “fintato”, con credibilità. E’ la caratteristica della “finta”. Col palleggio laterale si finta l’attraversamento della metà campo di lato.

Santo Attacco Pressing

L’aspetto originale di questo attacco è quello che vede un solo protagonista nell’esecuzione, l’attaccante che rimette la palla in gioco, dal fondo. Il nostro “Leader”. Da solo, ma con l’aiuto dei compagni, gestirà tutto l’attacco.

Ritengo sia un ottimo test per misurare la personalità dei propri giocatori.

Ci sono problemi contro il pressing? Ecco che chi ha personalità sale in cattedra, sapendo di agire contro il tempo. Otto secondi per attraversare la metà campo. La scena è sua, anche gli applausi. La nostra ricerca ha un risultato.

Non è detto che “l’occhio di bue” sia sempre la prerogativa di un piccolo, il playmaker. Tutti lo possono fare, anche i “cosidetti”  lunghi. Ci possono essere delle sorprese.

Attacco Mano

Giocando con la “finta” di passaggio ed il “finto attacco”, anche l’organizzazione del gioco “Lampo” è alla portata di tutti.

Lo spirito del “Leader” può essere dentro il corpo di un gigante… anche se la storia insegna l’opposto. Guardate il Video, risultato evidente del coinvolgimento di tutti a gestire il gioco.

ATTACCO AL PRESSING E GIOCO IN TRANSIZIONE

Attaccando il pressing non si deve rinunciare al Contropiede.

5c5 attacco al pressing

La conduzione del CP , in tutti i casi viene fatta lateralmente e il “Leader” che attraversa la metà campo ha necessità dell’appoggio in angolo per il dai-e-vai. Altrimenti attacca la linea di fondo in palleggio.

Basta rivedere il video precedente, quello col 5c0, per avere chiara la situazione. L’attaccante (30) invece di fermarsi sul T.L doveva farsi trovare in angolo, dalla parte del palleggiatore. Il nostro “Leader” di turno avrebbe potuto giocare col “Dai-e-Vai”.

Attenzione. Se la palla viene passata in angolo, col successivo “Dai-e-vai”, sappiate che è pericoloso soffermarsi . Si esce subito da questa posizione, in palleggio, mentre i compagni si dispongono sulla linea del T.L.

Va da sè che occorre saper attaccare, comunque,  anche da questa situazione. “Lampo” attacca la difesa partendo dal centro, ma spesso c ‘è la necessità, equilibrante, di attaccare subito di lato. Succede in “transizione” con conduzione laterale. Con “Attacco.4” risolviamo la situazione.

(Continua con Attacco.4…)

L’attenzione e la Prontezza

Attenzione e Prontezza

Sono come due sorelle che vanno molto d’accordo, ma non amano i dispetti.

L’attenzione crea i presupposti ad agire, stimolazioni che subito vengono prese dalla prontezza per una risposta tempestiva ed efficace.

Guardare il disegno, aiuta a comprendere.

Se l’attenzione del difensore è disturbata, viene ritardata la prontezza reattiva. Ecco perché la finta nel basket è determinante per battere l’avversario.

Dalla psicologia sappiamo che l’attenzione è il processo mentale che sceglie, in base alla loro importanza, le informazioni che arrivano al cervello.
Si può quindi dedurre che, l’attenzione esprime il grado di tensione mentale di un individuo.

Siccome questa tensione è limitata, l’individuo non può orientarsi verso tutte le stimolazioni interne ed esterne, quindi egli opera necessariamente delle scelte sulla base di interessi o piaceri.

Passaggio Pivot Uscita

L’attenzione, riferita al basket, è l’insieme dei meccanismi e operazioni mentali per l’analisi e comprensione dei movimenti tecnici che hanno lo scopo di essere applicati a l’apprendimento tecnico e al gioco. Per riuscire nell’intento occorre concentrazione ovvero aumento della tensione. Le due definizioni si completano per il bene della nostra conoscenza.

E la prontezza? E’ una tensione anch’essa, preparatoria al movimento, creata dall’attenzione.

Per questo motivo , attenzione e prontezza sono sorelle. Due caratteristiche fisiologiche che possono anche condizionarsi a vicenda, per una buona esecuzione del movimento e del gioco.

Quando l’allenatore dice: “Pronti?”, subito le gambe sono “piegate”, ma prima non lo erano. Va da sé che, al posto dell’allenatore, ci può essere il gioco stesso che ordina la prontezza.

Non dimentichiamo però che, con le gambe piegate, anche l’attenzione è più attiva. In linea di massima, l’attenzione generalizzata predispone l’organismo a ricevere input, quindi determina inizialmente la prontezza.

Quest’ultima, può essere descritta come una reazione d’orientamento che implica cambiamenti comportamentali e fisiologici in risposta ai nuovi stimoli.

Va da sé che è la prontezza fisiologica a rispondere agli stimoli esterni ed interni creati dall’attenzione.

Corrisponde al livello d’attivazione fisica, generalizzato, di un individuo ed è messo in relazione all’intensità potenziale dell’attenzione.

Finta Bodiroga

E’ anche interessante sapere che:

1°-L’attenzione può essere comandata interamente dalla volontà, oppure attratta da stimoli esterni;

2°-La sorpresa, e tutto ciò che esce dalla norma, mette in difficoltà l’attenzione. Lo si può immaginare guardando il disegno di sopra. L’abilità del cambio di mano sta tutto nella sorpresa che provoca  il movimento successivo con la testa;

3°-Mediante la concentrazione, le percezioni aumentano in intensità, le immagini acquistano maggiore chiarezza, le reazioni si fanno più rapide ed esatte (a volte addirittura sono anticipate, come ad es. nella gara dei 100 m., quando si parte prima del via).

Come detto, ci interessa soprattutto analizzare l’attenzione e le sue caratteristiche applicate al basket. Cosa voglio dire? L’attenzione crea tutto quello che ci serve per apprendere il gioco, ma il suo disturbo è utile a l’attaccante che vuole battere il difensore.

Dalle “definizioni”, che utilizziamo per il suo apprendimento, scegliamo quella che più c’interessa avendo un legame con l’attenzione: “La pallacanestro è batti il tuo avversario quando hai il possesso della palla, senza la stessa e a rimbalzo”.

In tutti questi casi occorre prendere un vantaggio, identificabile in un privilegio di spazio-tempo nei confronti dell’avversario, per superarlo. E’ risaputo da tutti che il vantaggio va sempre mantenuto fino alla esecuzione finale.

Va da sé che, che è sufficiente mettere in difficoltà la sua “attenzione” e l’antagonista conoscerà la sconfitta. Attenzione e prontezza sono infastidite dai “dispetti”.

Finta di condizionamento

Come fare? Di solito ci si riesce con la sorpresa che gioca sul fatto che il basket è uno sport d’abitudini giuste. La maggioranza dei giocatori rimane “prigioniero” delle proprie abitudini, solo i grandi campioni sono in grado di crearne nuove dall’esperienza del gioco.

E’ una questione di talento. In generale, sorprendere l’avversario “giocando” sulle sue abitudini , conosciute in precedenza, facilità il suo superamento.

E’ il sale del basket. L’imprevedibilità crea il disagio tecnico, da sfruttare per la vittoria.

Quali sono i fondamentali che vengono utilizzati per far “saltare” l’attenzione dell’avversario? La risposta è semplice: le finte.

Questa affermazione è molto utile per la comprensione di quello che accade nel basket riguardo l’imprevedibilità, basata appunto su questi fondamentali .

finta senza palla Smarcamento

Infatti, le finte sono fondamentali come tutti gli altri perché bisogna essere sempre pronti a “fare” quello che si era “fintato”. Hanno una caratteristica determinante: la credibilità.

Così , parlando delle “sorelle del basket”, abbiamo preso in esame imprevedibilità. Trattasi di un aspetto importante del basket. Quindi l’attenzione e prontezza sono fondamentali, ma anche tutto ciò che le sorprende.

Come abbiamo detto, serve per prendere un vantaggio ai danni del difensore. Vantaggio che va mantenuto per superarlo e batterlo…naturalmente, evitando il recupero.

(Continua Nella Categoria delle Basi…)

La Linea Di Fondo

E’ la “linea della morte” della difesa. Profanarla, invaderla in modo aggressivo , con palla e senza la stessa, è un pericolo notevole, a volte devastante.

Linea di fondo.1 Non farti mai battere sulla linea di fondo, mi dicevano fin da ragazzo.

Erano gli anni ‘50-‘60, ma nulla è cambiato, o quasi. Nel tempo , l’organizzazione tattica ha portato la difesa ad “incanalare” l’ala verso la “linea della morte”, per il raddoppio di marcamento.

Solo per ricordare che il basket è una partita a scacchi giocata a livello dei fondamentali individuali e di squadra. Meglio indirizzare il palleggio dell’ala verso la linea di fondo , oppure nel centro area? Erano le tattiche degli anni ’70.

Questo articolo ha un collegamento tecnico con “L’attacco al Pressing” e “Lampo”. L’abilità dell’attaccante che si avventura lungo la linea di fondo esige la conoscenza di alcuni fondamentali importanti.

Lampo e Attacco al fondo 2

Sono quelli legati al palleggio e tiro , dopo la penetrazione, ma anche quelli della ricezione e tiro, dopo il taglio. Validi per l’attacco alla zona, ma anche per l’1c1 dell’ala e del pivot. Non dimentichiamo il contropiede.

La corsa senza palla va fatta fino a canestro, così come quella con il possesso della stessa, se la conduzione del CP è laterale. Leggendo la difesa, naturalmente.

Infatti, di solito, tutti rientrano in difesa percorrendo la fascia centrale del campo. Se ci troviamo nella situazione dell’attacco al pressing è facilmente dimostrabile (immaginandolo)  come sia possibile l’attacco alla linea di fondo con la palla (video). I compagni , di corsa, occuperanno la linea del T.L.

Ragno2 Attacco pressing

Con il gruppo (InBin), che abbiamo accompagnato attraverso le categorie degli Under14-15-16 , non abbiamo sicuramente cominciato dalla conoscenza della “linea di fondo”.

Ci sembra scontato, sarebbe stato assurdo. Qualche saltuario esercizio e nulla più. Un lavoro che non ha creato certamente sicurezze, perché fine a se stesso. Prima o poi nasce l’esigenza di acquisire un’abilità , in una situazione mai affrontata.

Nel percorso per l’apprendimento del basket, abbiamo incrociato, preso in considerazione la “linea di fondo” dagli Under14 in poi, quando serve soprattutto per attaccare la zona. Sia “Lampo” che “Alba-Tramonto”, sono in grado di affrontare tutte le difese e hanno una soluzione valida lungo la linea di fondo.

Una strada che , percorrendola, ci ha dato la possibilità di sistemare le varie questioni, inserendo i fondamentali mancanti dal repertorio.  Quelli specifici  della “linea di fondo”, sono venuti alla ribalta, sottolineati solo da un certo punto in avanti. Vanno ora presentati con l’evidenziatore, ovvero l’enfasi dell’importanza.

 

ATTACCARE LA LINEA DI FONDO Linea di fondo tiro disperato

E’ quello che vogliamo fare in ogni situazione , dal “contropiede” allo sviluppo dell’attacco 5c5 nella metà campo.

L’idea leader ? Il “finto attacco”. Vuol dire attaccare il fondo leggendo la difesa, ma come finta.

Significa essere pronti a fare quello che si è fintato, sempre leggendo la difesa.

L’attacco “Lampo” ha come scopo l’1c1 dell’Ala, eseguito da qualsiasi giocatore.

Vuol dire che non è legato al ruolo dello stesso, ma solo dalla posizione. Non alla fisicità del giocatore, ma alla sua abilità di giocare leggendo la difesa, attaccando la linea di fondo.

Significa che anche il playmaker può giocare l’1c1 dell’ala, dopo avere sviluppato il gioco “Lampo”. Questo avviene quando ha ricevuta la palla , dopo l’inversione del gioco e attacca il fondo. Si apre così un nuovo mondo per la categoria “Under” di prima fascia.

I fondamentali appena abbozzati devono vestirsi ora di consapevolezza , perché fanno parte del gioco. Guardare il video per “immaginare” cosa può succedere attaccando la linea di fondo. (Video)

 

attacco 4 con penetrazione sul fondo - 420

Quando si attacca il “fondo” in palleggio, i compagni si posizionano sulla linea del T.L., come un “treno” che si muove in modo speciale. Una sequenza precedentemente memorizzata.

Attaccare il fondo 1c1 ala

Si crea, in questo modo, la possibilità di attraversare il “fondo” dell’area e cominciare l’attacco dall’altra parte (Terzo Diag.)

DescrizioneNel primo Diag. vediamo l’esecuzione dell’attacco “Lampo”, valido contro tutte le difese.

Il Play (1) usa il “finto attacco” in palleggio prima del passaggio di entrata nel sistema. Nel secondo Diag., è visibile l’1c1 nella posizione di Ala, fatto dal playmaker. Riceve palla e comincia subito l’attacco verso la “linea di fondo”; Nel terzo Diag., le due possibilità di (1) per cominciare l’attacco “treno”. Sia ritornando nella posizione iniziale , che attraversando l’area nella parte bassa, lungo la linea di fondo.

In tutte queste situazioni il “finto attacco” in palleggio guida l’esecuzione del giocatori. 

Il terzo Diag. (ci ripetiamo per sottolineare) mette in evidenza la diversa possibilità di inizio del movimento “treno”, dove la sequenza dei movimenti è precedentemente memorizzata. Il “capo” treno si muove, passando “sopra” i vagoni e  andando in opposizione alla palla, fin sotto canestro. Gli altri agiscono di conseguenza e consecutivamente. La regola? Si va sempre dalla parte opposta al giocatore che precede. (video “fondo” +”treno”)

attaccare la linea di fondo - 420

I FONDAMENTALI PER LA LINEA DI FONDO

Ruota sul fondo Fanno parte del riscaldamento di ogni gara e , per almeno un mese, in tutti gli allenamenti.

Esercizi Fatti• A coppie, un pallone. Ruota dall’angolo con penetrazione in palleggio lungo la linea di fondo. Tiro con cambio-mano in secondo tempo; (Vedi Diag.) • A coppie, un pallone. Ruota con attraversamento del fondo area in palleggio e ritorno. Da immaginare; • A coppie, un pallone. Ruota dopo  auto passaggio e conclusione in secondo tempo rovesciato; • A coppie, un pallone. Partenza posizione Ala. Taglio lungo il fondo area dopo passaggio al centro (coach) e inversione. Ricezione e tiro rapido con mano interna. Bisogna immaginarlo, si può; • Treccia a 5 da fondo campo fino a metà campo. Ritorno 3c2 (video).

Il nostro allenamento preferito? Attaccare il “fondo” con un esercizio che rispecchia la situazione reale del contropiede

3 contro 2 - 420

Treccia 5 ritorno L

Questo esercizio ha un valore fondamentale perché l’attacco alla “zona-elle” ha tutte le caratteristiche  che rispettano l’idea del “finto-attacco”, da consumarsi in modalità rapida. Quindi l’attacco alla linea di fondo ha una facilità elevata, grazie agli spazi favorevoli. (video )

Descrizione:Nel primo Diag., dal fondo campo viene eseguita la treccia a 5 che si conclude con l’ultimo passaggio battuto e  successivo palleggio per depositare palla nel cerchio. Così si stabiliscono i difensori che rientrano. Nel secondo Diag, rapida organizzazione degli altri tre per l’attacco tipico del CP contro la “zona-elle”. Dopo il passaggio di (2) a (5), questi attacca il “fondo” in palleggio. La difesa è “schiacciata” sotto canestro. Nel terzo Diag., una interessante situazione dopo il tentativo di attraversamento  del fondo-area in palleggio e conseguente rotazione degli attaccanti.

Va da sé che questo esercizio è molto propedeutico anche per l’attacco “Lampo” che finisce con lo stesso tipo di 1c1. Ricordiamo che lo scopo del sistema è l’1c1 dell’Ala, come “finto attacco” , che soddisfa soprattutto la meta del gioco di squadra. (Continua… leggendo “Attacco Al Pressing”)