Fondamentali? Come-Quando-Perchè

Tutti dicono “fondamentali”, lo dicono con forza, certi di risolvere il problema. Lo dicono tutti, vecchi e nuovi allenatori, ex giocatori e tifosi intenditori della domenica. Vanno sul sicuro, difficile smentirli, ma se chiedi: “Come , quando e perché” , ammutoliscono.

PREMESSA

Nell’esporre le nostre idee, ci riferiamo sempre ai giovani, precisamente alla categoria Under, prime fasce. Insegniamo loro il basket che è uno sport edificato sui fondamentali, quelle “pietre” con cui si costruisce la “casa” del Basket.

Ma “i mattoni” sono un particolare in confronto alla casa e alla sua funzionalità , soprattutto rispetto al progetto con cui è costruita. I fondamentali sono un dettaglio del “gioco 5c5” e la priorità rimane la sua conoscenza globale , non da parte di uno solo giocatore, ma di tutti, che devono saper fare tutto, secondo il loro talento , molto o poco che sia. 

Anche quando Cosic diceva: “Senza l’ingegnere che guida l’esecuzione, la casa crolla”, lui rimaneva un grande artista dell’assist, perché le idee “leader” erano sempre progettate dal Coach. La casa non crollava perché “faceva fare” un tiro a tutti e chi realizzava, aveva la sicurezza del prossimo passaggio.

Era il più bravo ad interpretarle perché sapeva “fare tutto” e aveva l’idea di “far fare un tiro” e non scoccarlo personalmente, perché questa esecuzione, dipendeva dalla situazione di gara.

Va da sé che è facile dire fondamentali, tanto male non fanno. Come farli eseguire? Con riferimento al gioco diciamo Noi, poi devono essere validi sempre e mettere disagio alla difesa avversaria. Tre riferimenti notevoli.

Fondamentali validi sempre come: “Difesa-Aggressiva, Tiro-Rimbalzo, Finta-Passaggio, Palleggio-Protetto, Finto-Attacco”. L’avversario non sarà sicuramente agevolato, anzi.

Tutto questo dentro l’idea principale di gioco, vale a dire, attaccare con palla, senza la stessa e a rimbalzo , ma soprattutto attaccare la linea di fondo. Attaccare, ma come finto attacco, un concetto ignorato dagli allenatori che vuol dire “leggere la difesa” ed essere pronti a fare quello che si fintava, ma anche “fuggire” in palleggio dalla situazione “pericolosa”.

LA LINEA DI FONDO

Una situazione particolare per la sua difficoltà, un “fondamentale” da conoscere fin dalle prime fasce Under. L’abilità del “finto-attacco” si nota soprattutto profanando la linea di fondo in palleggio, quando si comprende, leggendo la difesa, di non interrompere il palleggio per “fuggire” dalla zona calda, trovando difficoltà.

Il nostro è un bel programma, ma come procediamo? Partendo dal fatto che i giovani hanno bisogno di punti di riferimento per applicare i fondamentali . Hanno bisogno sicuramente del gioco, della sua conoscenza globale e di tutti gli errori che accadono nell’eseguirli.

Sembra un paradosso, ma l’errore è importante. Avrete compreso che Noi insegniamo il gioco , una priorità rispetto i fondamentali, dettagli importanti che lo miglioreranno. Ci sono altri riferimenti da sottolineare nell’insegnamento?

E’ rilevante apprenderli dai propri errori. Una fase didattica importante che si sviluppa proprio dal gioco 5c5, leggendo la difesa . Il gioco ha quindi la priorità, insieme agli errori che si commettono.

I fondamentali servono a migliorare anche  il frutto della loro esperienza, quello che hanno imparato al campetto da soli.

Sono dettagli determinanti che fanno parte del gioco, appresi insieme a tanti altri particolari individuali e di squadra, appartenenti al gioco stesso, inteso come unità delle diversità.

Giocando anche senza la presenza dell’istruttore,  da soli? Certamente, perché la loro esperienza consapevole è importante, esperienza che verrà eventualmente corretta a voce e coi fondamentali.

Noi spendiamo tempo per questa pratica, incoraggiamo che vadano al campetto , quando possono.

In questo periodo storico, di solito, s’ insegnano prima i fondamentali , poi il gioco, ma sempre con l’allenatore, mai da soli.

La progressione didattica è un mezzo rapido che evita molti errori. Siamo sicuri che sia l’indirizzo giusto? Si può giocare con conoscenza approssimativa dei fondamentali? Sicuramente, ma solo per cominciare.

Li alleniamo in affollamento, che significa non avere uno spazio comodo e i loro errori non ci preoccupano.

Li devono fare, sono un punto di riferimento per l’autonomia poichè devono apprendere l’auto correzione.

Se in questa iniziale condizione tecnica approssimativa riescono a tenere il campo contro chiunque , significa che siamo sulla strada giusta. La continuità del lavoro sui fondamentali sistemerà tutto con la correzione, fatta non solo dall’alòlenatore.

Magari non vincono subito, ma vinceranno proprio grazie alla spinta della conoscenza dei fondamentali appresa in modo consapevole,  applicati al gioco, senza la “gabbia” dei ruoli e conseguente  specializzazione. 

COME ,QUANDO E PERCHE’

Diventa interessante il modo di procedere che tiene conto anche del tipo di giocatore che si pensa di formare.

Ripetiamo. La nostra idea consiste nell’abolizione dei ruoli e vogliamo che tutti sappiano fare tutto, soprattutto che ogni ragazzo apprenda la “costruzione del gioco”, quella gestita dal playmaker.

Tutti provano il gioco del playmaker, con il loro mezzi, molti o pochi che siano. Questa è la prima meta. Ormai sono 8-10 anni che seguiamo questa strada.

Come seconda meta miriamo all’interpretazione del gioco che deve essere fatta attaccando sempre, anche durante la fase difensiva, con velocità massima nel passaggio o transizione difesa-attacco e abituarsi al tiro-rimbalzo.

Ecco come spuntano, dal gioco, l’esigenza dei fondamentali a cui sono riferiti, evidenziati per necessità.

Quello che conta è il gioco e i ragazzi devono giocare ogni giorno almeno la metà del tempo a disposizione pensando che il Basket è un gioco con tante componenti (psicologiche, fisiche e tecniche) , ma vissute come una “unità” rappresentate , appunto, dal gioco.

Come devono giocare l’abbiamo appena detto, a grandi linee, ma come insegniamo i fondamentali? Con progressione didattica, ma dopo che hanno fatto la loro esperienza nel gioco, per  poi avere il confronto col nostro insegnamento. La loro conoscenza diventa un punto di riferimento importante.

Quando li alleniamo? Lo ripetiamo. Dopo la conoscenza del gioco, fatto col pressing tutto campo, contropiede e Tiro-Rimbalzo. Quando non si riesce a giocare in velocità assumono uno schieramento a “croce” senza posizioni fisse, con l’asse verticale dei playmakers che si alternano alla guida. Tutti, in questo modo, si troveranno  a guidare la squadra. Col movimento verticale dei attaccanti, l’alternanza è facile.

IL BASKET E IL CORPO UMANO

La metafora del corpo spiega meglio il rapporto tra fondamentale e gioco, più soddisfacente di quella che coinvolge la “casa e i suoi mattoni”.

Il Basket è come il corpo umano che, per funzionare bene, ha bisogno della salute presente in tutti i suoi apparati che lo compongono.

Curare le cellule dell’apparato ammalato con una medicina “parziale”, anche se male non fa, non serve.

“Va da sé che il corpo è una unità psico-fisica, non una divisione di apparati a guida gerarchica. Il cervello è importante esattamente come cuore e circolazione sanguigna, come l’apparato digerente e quello respiratorio.”

Allo stesso modo deve essere considerato l’apprendimento del Basket, realizzato da tutti nella sua forma globale, col gioco, senza specializzazioni, eseguito secondo il proprio talento poco e molto che sia, ma comprendendo come si gioca, ovvero assimilando il suo spirito.

Si gioca per “far fare” un tiro e non per farlo. Quindi tutti devono saper fare tutto, in modo differente e specifico. Il modello di giocatore di riferimento per il futuro è Kresimir Cosic.

Spesso la parola “Fondamentali” viene usata per risolvere  tutte le anomalie sportive, ma è il gioco , che li comprende , che conta.

Si gioca male? Si perde spesso? La maggioranza dei tecnici tira fuori la parola sacra “fondamentali”, siete d’accordo? Dopo il termine “fondamentali”, la parola più usata è “preparazione fisica”.

Ultimamente è di moda “la preparazione psicologica”. Va da sé che conosciamo benissimo il loro valore individuale, separato, delle varie componenti.

I “sacri fondamentali” , la “preparazione fisica” e “psicologica” guariscono tutto? Rispondo , scuotendo la testa.

Se si gioca male è il gioco che va modificato, inteso nella sua globalità con le sue idee leader, magari non adatte alle capacità psicologiche , fisiche e tecniche dei giocatori.

Si parla sempre di fondamentali , ma è il gioco che conta in modo prioritario, proprio perché è fondamentale giocare, non da soli, insieme agli altri per soddisfare un bisogno di vittoria della squadra, anche se il singolo giocatore è ammalato di egoismo, come retaggio naturale.

Un paradosso di termini pensare che il miglioramento individuale , fatto attraverso i fondamentali, proprio per la capacità di battere l’avversario diretto, debba essere poi offerto alla squadra per aumentare il suo valore.  L’abitudine a giocare con la squadra deve essere la prima da curare , in modo culturale fino ad affondare le radici nelle abitudini degli Under.

La socializzazione avviene attraverso l’amicizia, ma tecnicamente la squadra non può essere a conduzione gerarchica col N°1 che sa fare tutto e il N°5 alla dipendenza di tutti.

Rovesciare la tendenza è la nuova via. Va da sé che va molto limitato il “penetra e scarica” per il tiro da 3Pt., seguito dall’equilibrio difensivo, e ripristinato coi giovani il Tiro-Rimbalzo.

Si può guidare una squadra in tanti modi, giocando. Infatti, s i può giocare come Playmaker, ricevendo il possesso di palla che viene dal movimento senza la stessa per andare in mezzo al gioco.

Così, il Playmaker N°5, si muove come un “Ragno” che va in mezzo alla ragnatela dei passaggi per ricevere e donare l’assist.

Va da sé che il passaggio e non il tiro diventa di nuovo il principe dei fondamentali e il gioco va realizzato col “Passing-Game”.

La divisione dei compiti coi ruoli non è più sufficiente e il miglioramento consiste nel “Tutti che sanno fare tutto”. Cambia tecnicamente il modo di giocare perché l’ostacolo attuale è la mancata conoscenza totale del gioco, da parte di tutti, allo stesso modo.

La conduzione gerarchica con specializzazione in un solo ruolo è negativa, eccetto per il N°1, valida per il suo futuro, non della squadra. E’ un retaggio del tempo passato, fino a quando è sceso sui campi da gioco Kresimir Cosic, il grande “ragno”, il Playmaker di 211 Cm.

Sono però passati 35 anni e il suo messaggio non ha lasciato tracce. Giocare per “far fare” un tiro e assumersi tutte le responsabilità nelle situazioni speciali.

Tutto questo sottolinea ancora di più la priorità del “Gioco” sui “Fondamentali” che rimangono la base angolare per migliorarlo. Sono un aspetto parziale, che aiuta l’insieme, il gioco, ad esprimersi al meglio.

Gioco fatto di difesa con aggressività estrema, insieme alla esecuzione di passaggio e movimento, tiro-rimbalzo. Gioco, la cui efficienza massima diventerà fondamentale se tutti sapranno fare tutto, secondo il loro talento, poco o molto che sia.