Il Basket Del 1960? Unforgettable

NaismithPer parlare di evoluzione del basket non si può cominciare dall’inizio, almeno noi non ci pensiamo nemmeno.

Non riporteremo nemmeno i dati storici, quelli che tutti conoscono da sempre , cominciati dal dicembre 1891, col fondatore James Naismith. Basta andare in rete.

Solamente, vogliamo ricordare che il gioco è nato in una scuola e Naismith era l’insegnante di Educazione Fisica.

La classe era di 18 ragazzi, quindi le prime partite erano fatte 9c9 , senza palleggio. Si fa fatica ad immaginare lo sviluppo del gioco 9c9, giusto? Bisognava avere un colpo di genio per portarlo al 5c5? Grazie James.

LA TECNICA E LA SUA EVOLUZIONE DAL 1960

Evoluzione basket.1

Con il termine tecnica del Basket , ci si riferisce ad un insieme di schemi motori utilizzati per la risoluzione di un compito di gioco.

Tecnica del basket vuol anche dire capacità nell’esecuzione dei “fondamentali” dentro lo stesso gioco.

Per non trarre in inganno diciamo subito che è l’esecuzione del “sistema di gioco” a proteggere e favorire la tecnica. Il gioco ha quindi la priorità sui fondamentali.

Comunque, insieme, sono una bella coppia capaci di continui miglioramenti. Legati dallo “spirito del gioco” offrono tutta la bellezza di questo sport.

IL GIOCO

Partita di basket

Il gioco ha da sempre un’idea leader da applicare alle caratteristiche dei giocatori, ma si deve percorrere una strada piena di impedimenti per renderla vincente.

Infatti, bisogna comprendere quello che sta succedendo in campo, leggendo la difesa e realizzarlo (il gioco) coi fondamentali a disposizione , molti o pochi che siano.

Va da sé che , se c’è la comprensione del gioco, anche l’esecuzione dei fondamentali darà apprezzabili vantaggi .

Comprensione Gioco

Quanti sono i giocatori che tirano bene facendo gli esercizi, oppure palleggiano e passano meglio eseguendone altri? Sempre soli esercizi della “Progressione Didattica”? Non va, non è il modo di apprendere il gioco.

Poi, in campo tutto crolla perché non sanno giocare. Non hanno l’abitudine a comprendere la situazione e non hanno la consuetudine di leggere la difesa per batterla.

L’interpretazione del gioco, si sa, può seguire concetti esclusivamente fisici, ma anche rigorosamente legati alle regole, oppure agendo dopo avere compreso la situazione.

I fondamentali sono quindi come il vento per la vela, ma senza la “comprensione” del timoniere non si va da nessuna parte.

Roma 1960

Avrete compreso che, pur amando i fondamentali, ci interessa soprattutto il gioco e , come detto, vogliamo considerare la sua evoluzione tecnica a partire dal 1960.

Il motivo? Personalissimo. Ho cominciato in “Serie A” proprio nel 1960 ed ho ricordi che partono solamente da quel periodo storico.

Va fatta necessariamente una fotografia alla situazione psicologica, fisica e tecnica dei giocatori nel loro periodo storico e non solo.
Va considerata la loro cultura e abitudini del periodo storico. Soprattutto va evidenziata la mentalità.

Coach

E il Coach? Non c’era sempre, soprattutto negli anni ’50.

Va da sé che negli anni 60, si presentarono sui campi molti giocatori autodidatti. Sono uno di questi, un giocatore che ha appreso il basket da solo.

Da solo andavo al campetto a ripetere quello che vedevo sui campi da gioco, in TV e sui giornali. Mi bastava una foto e immaginavo il movimento.

Anche questa è una modalità di apprendimento da tenere in considerazione, coi suoi pregi e difetti.

Autodidatta, ma sempre pronto ad ascoltare fortunatamente i miei Coaches , con molta disponibilità. Per primo Lamberti, poi Kucharski, quindi Sip.

ALLA RICERCA DELLA GIRAFFA

Considerare la tecnica dagli anni ‘60, confrontarla con quella attuale sarà interessante per la trasformazione del gioco dovuto al cambiamento delle regole e quant’altro.

Manute Bolt

In quel periodo gli allenatori hanno sperimentato una pallacanestro basata sui ruoli la cui scelta aveva anche un riferimento particolare riguardo l’altezza, che però non è una capacità fisica.

Molti tentativi di inserimento nel gioco, non hanno avuto esito positivo e solo dopo ci si è resi conto …che la “Giraffa” non è un giocatore di basket, perché ha solo l’altezza da offrire.

Se da un lato la spartizione del lavoro tecnico , attraverso i ruoli, ha portato ad un certo rendimento di squadra, molti giocatori sono stati ingabbiati e limitati tecnicamente con la conoscenza e comprensione specialistica circoscritta alla loro responsabilità.

Bisogna pensare ad un futuro diverso togliendo i giocatori dalle “gabbie” della specializzazione. Si è parlato spesso di realizzarlo almeno nelle giovanili.

Ci penso dal 1972, l’anno in cui ho iniziato ad allenare. Fin da quei tempi ho messo in pratica, coi miei allievi, un aspetto tecnico che è sempre stato il “mio fiore all’occhiello”.

Tutti devono giocare nel ruolo unico, valido sempre. Quello del Playmaker.

Paolo Vittori

Ai miei tempi c’erano Gianni Giomo e GianFranco Pieri due super Playmakers, ma anche Paolo Vittori in grado di giocare in tutti i ruoli. Per questo motivo lo considero il miglior giocatore degli anni ’60.

 

NELLO PARATORE

Nello Paratore

L’interesse è via via aumentato dagli anni ’60 in poi. Come detto, erano appena finite le Olimpiadi di Roma e l’Italia aveva fatto una buona figura.

L’allenatore della Nazionale era Nello Paratore, sicuramente un “grande” e figura carismatica di primo piano.

Punto di riferimento per gli allenatori di quel periodo storico, una guida tecnica , ma non solo.

Era un conduttore di uomini e grande psicologo.

In quel periodo usci il film “La sporca dozzina” con Lee Marvin, lo ricordate? Mi fece una significativa confidenza che non ho dimenticato.

“In un periodo di guerra mi sentirei in grado di guidare gli uomini a combattere, mi disse. Proprio come nel film.

Forse voleva dirmi che la sua speranza era allenare tutti giocatori combattenti. Purtroppo non era sempre cosi.

(Continua con “Protagonisti degli anni ’60)