Il Fondamentale Come Gioco?

Una domanda per avere da ognuno la sua risposta, non importa se la replica sia verbale oppure se rimane dentro il proprio pensiero. Chi fa domande è in una condizione psicologica migliore di chi offre solo risposte.

Gianni Giardini alla fine di ogni PAO fa una domanda. A suo dire ha un significato preciso. Aver partecipato con interesse, quindi un diritto che dovrebbero tutti richiedere almeno per se stessi, per il proprio impegno.

Uno dei motivi per cui nessuno fa domande ai PAO è perché si offrono solo risposte confezionate, in un ambiente dove tutto è opinabile ed ognuno ha già il suo credo difficilmente rimovibile.

La partecipazione mentale degli allenatori ai PAO è paragonabile ai ragazzi quando “svaccano” col tiro in allenamento. Va da sé che questo pensiero riguarda solo la maggioranza.

Fare domande fa partecipare mentalmente, semplicemente perché costringe ad aderire o meno col proprio pensiero ed è una meta didattica anche con i propri allievi in palestra. Sono costretti ad ammettere o meno la loro “comprensione” , che è lo spirito del basket. Infatti, devono decidere di giocare leggendo la difesa e non a memoria. Comunicare con le domande coinvolge profondamente.

La mia domanda è chiara, ma si può migliorare dicendo : “Può il fondamentale essere inteso come gioco?” Per gioco si intende il 5c5 della gara , non il divertimento che si può trarre dagli esercizi per la pratica dei fondamentali.

Chi conosce il basket, chi l’ha giocato almeno un po’, forse ha compreso che trattasi di una divertente attività sportiva dove la pericolosità individuale deve primeggiare senza danneggiare il suo spirito sociale. Infatti il basket è per definizione un gioco di squadra.

Si potrebbe rispondere che non c’è un solo fondamentale e la pericolosità deve essere estesa a tutti. Verissimo, ma uno solo ha un temibile potere, dominante nel gioco. Per questo motivo allenandosi nel particolare in “modo giusto” è come essere in gara agonistica. Il temine “giusto” ha un significato preciso per stimolare chi non lo utilizza.

Se potessi ritornare a giocare in questo periodo storico, dopo gli allenamenti con la squadra, andrei al campetto da solo almeno una volta alla settimana. Basterebbero 30’-40’ di “tiro-rimbalzo” per essere sempre determinante nella gara del campionato, rispettando il gioco dei miei compagni e sottolineando che il Basket è uno “Sport di Squadra”.

Non 300-400 tiri in 90′ col compagno oppure con l’assistente che mi passano la palla. In questo caso, col solo tiro senza rimbalzo, l’uso dello stesso fondamentale ha un valore parziale.

Poi, fisico permettendo, cercherei di essere un grande difensore , non solo per sottolineare la pericolosità del fondamentale, ma per costringere il mio allenatore, chiunque esso sia, a farmi giocare sempre.