Kresimir Cosic, Il Leader

Kresimir Cosic, il Leader
Ogni volta che parliamo delle problematiche di una squadra, prima o poi , il discorso cade sul “leader”, sul suo ruolo, la sua importanza e le caratteristiche che deve avere.

Tutti sanno, e gli allenatori in particolare, che avere un leader all’interno della squadra può essere fondamentale per una migliore gestione del gruppo stesso (da parte del coach) e per l’attuazione delle proprie idee tecniche e tattiche, ma anche disciplinari e comportamentali.

Cosic-Villalta-Generali

Agli inizi degli anni ottanta la Virtus Sinudyne Bologna aveva un grande leader, purtroppo non riconosciuto dalla squadra, dai suoi compagni, ma in verità un vero collaboratore dell’allenatore, che si assumeva in campo, durante la gara, la responsabilità tecnica ogni qualvolta ce n’era bisogno.

Stiamo parlando di Kresimir Kosic, uno straordinario uomo e fantastico giocatore , la cui grandezza non è stata mai oscurata da nessun altro giocatore straniero venuto dopo.

A mio avviso , naturalmente…ma anche perché non bisogna dimenticare che tutta una squadra ha vinto due scudetti consecutive, solo grazie a lui, gli allenatori sono diventati “coaches intelligenti”.

Perché non era riconosciuto dai compagni in questo ruolo? Per il suo modo di vivere fuori dal basket e durante gli allenamenti settimanali. Anche questa è solo la mia opinione.

Cosic-Villalta-Jim

Le cose andavano in questo modo. Poiché si allenava molto da solo, sempre di mattino, non dava mai il massimo durante gli allenamenti serali , insieme a tutta la squadra.

Per mancanza di energie psico-fisiche e non per snobismo, naturalmente, avendone gia spese un po’.
Inoltre era un Vescovo Mormone ed aveva impegni religiosi e poco tempo da dedicare ai compagni, come fanno di solito i leader riconosciuti.

Aveva però una grande conoscenza del basket, un vero allenatore in campo e gestiva tecnicamente i compagni con grande sapienza.

Cosic.1

Deliziosamente ironico, voleva bene ai suoi compagni dei quali parlava sempre in modo positivo, anche se li prendeva scherzosamente “in giro”. L’insieme di queste cose disturbavano un po’ i compagni anche perché nelle prime partite del campionato non era mai in grado di giocare come sapeva.

Era però sempre in gran forma alla fine, durante i play-offs. E questo ci faceva vincere il campionato. Mica male, vero? E’ successo nel 1979-80 e 1980-81.

Ancora una sola cosa a riguardo. Devo anche dire che, se non correva un buon feeling coi compagni, un po’ di colpa è da attribuire anche agli allenatori che non erano riusciti a mediare questo personaggio col resto della squadra. Il motivo? Sicuramente abbiamo imparato un po’ tardi a capirlo e a stabilire che era veramente un grande.

Per una squadra possedere un leader, dal quale farsi guidare soprattutto nei momenti di grande difficoltà, è di vitale importanza per arrivare ad ottenere i risultati che la stessa società sportiva desidera raggiungere. Il leader è colui che fa risaltare le potenzialità dei singoli, il fulcro intorno al quale si fonde il gioco e lo spirito di un gruppo, molto importante per il raggiungimento dei traguardi sportivi.

Passaggio K.Cosic

Kresimir Cosic aveva in mano tutto l’attacco di squadra, il primo passaggio era sempre per lui ,e questo lo avevamo stabilito noi allenatori. Era considerato dal coach il vero playmaker della squadra. La sua caratteristica principale?

L’imprevedibilità del passaggio, ma sapeva fare tutto. Con il possesso di palla era in grado di distribuire passaggi a tutti , perché era pericoloso nel tiro, ma soprattutto era eccezionale nella ricerca del compagno più in forma in quel momento.

Quando lo aveva scelto si concentrava solo su di lui facendolo rendere al massimo. Quanti giocatori sono in grado di fare la stessa cosa? In una partita col Partizan di Belgrado (1980) fece realizzare 25Pt. in un solo tempo a Jim McMillian perché aveva stabilito che era il terminale dell’attacco più sicuro in quella gara. Finchè Jim realizzava nessun altro riceveva la palla per un tiro, anche se erano liberi.

Kresimir-Wells-Driscoll

Chi è mai stato in grado di ragionare in questo modo?Il giocatore che maggiormente è migliorato durante il suo periodo a Bologna? Sicuramente Renato Villalta, un esecutore micidiale per realizzare canestri sui suoi passaggi.

Le persone che hanno giocato ad un certo livello sanno che non tutti possiedono la stessa dote di carisma. Vi sono quelli che restano defilati, altri che amano farsi guidare, altri ancora capaci soprattutto di trascinare. In che modo?

La leadership è una componente dinamica che integra molti altri elementi, in particolare la personalità e l’ascendente sui compagni. E i leader, solitamente , vengono vissuti dai compagni come figura capaci nel condurre le squadre verso il successo.

Nicoli Cosic

A Kresimir Cosic non interessava la classifica dei marcatori, ma risolvere le situazioni “topiche” della gara, che non erano sempre le stesse. A volte bisognava realizzare un canestro per la vittoria, altre quello dell’aggancio, altre ancora quello che distruggeva completamente le speranze avversarie di rimonta.

Solo da lui abbiamo sentito pensieri riferiti alla cattura di rimbalzi in un momento topico per vincere una gara, solo lui era in grado di creare situazioni con continuità e, quando voleva, fare passaggi vincenti (decisivi) per i compagni e per la squadra. E la difesa?

Era un grande “intimidatore”, grazie al suo tempismo nel salto. Per questo, la sua difesa preferita era la “3-2” con lui stesso in punta. I compagni dovevano fare il tagliafuori per lasciare a lui la cattura del rimbalzo nella zona centrale e l’esecuzione del passaggio d’uscita per il contropiede.

Sapeva poi leggere qualsiasi situazione tattica che l’avversario presentava e, soprattutto, come risolverle. Non aveva bisogno di guardare l’allenatore per avere suggerimenti. In campo, il coach era lui.

I leaders sanno creare buoni rapporti coi compagni e l’allenatore. Il leader “riconosciuto” deve avere una personalità particolare, un ottimo livello di autostima, essere consapevole del proprio lavoro, avere la capacità di guidare in campo la propria squadra, senza essere egoista e mettersi a disposizione del gruppo. L’intelligenza e sensibilità sono le sue doti principali. In altre parole, deve avere una grande intelligenza emotiva.

Il leader che aveva queste capacità di essere accettato e riconosciuto dai compagni come tale era Massimo Masini, che ho conosciuto personalmente quando allenavo il Fernet Tonic. Un grande giocatore che giocava con “le statistiche in tasca” , tirando a canestro senza forzature, ma con grandi percentuali. Era amato dai compagni coi quali si ritrovava spesso fuori dal basket ed aveva uno stupendo rapporto anche col coach.

Cosic coach

Ritornando a Cosic, voglio ricordare che non aveva questo rapporto coi compagni fuori dal campo, ma apprezzavo la prontezza nel difenderli dal “mobbing” dei cattivi tifosi, fatto anche dai giornalisti e da certi dirigenti. In che modo interveniva verso quest’ultimi?

Quando volevano punire i suoi compagni che commettevano errori comportamentali o per mancanza di rendimento aveva sempre una buona parola per loro, facendo aumentare nei dirigenti il loro livello di pazienza e tolleranza.

Bisogna distinguere tra leader positivo e negativo. La differenza?

Quando il leader è positivo , nel senso che sposa la linea scelta dall’allenatore, diventa un supporto per la gestione tecnica del gruppo smussandone gli angoli di contrasto, rendendo la vita del coach più facile e migliorando il rapporto di creatività della squadra e convivenza dei compagni.

Quando invece il leader è negativo e assurge al ruolo di primadonna, non dando mai l’esempio in ogni circostanza.

Viene usato dal gruppo nel tentativo di ottenere delle riduzioni del lavoro da svolgere, per evitare un supplemento di lavoro, un ritiro oppure un’amichevole ingombrante. In questo caso, se la società non forma un unico blocco con la conduzione tecnica (coach) , questi si troverà spesso a lavorare in contrasto con la squadra come tra “l’incudine ed il martello”.

Quando invece la società è forte ed ha un unico interlocutore tra proprietà ed il tecnico, allora il discorso cambia. Quando si verifica questa coesione, il leader negativo sa di non trovare alleati, quindi sposa meglio la linea comune imposta dalla società e il tecnico . E’ l’unico modo affinché diventi utile nell’economia del gruppo e non tenti di scavalcare il tecnico.