Kresimir Cosic e Il Gioco Di Squadra

COI GIOVANI PARTIAMO DAL PASSAGGIO RICORDANDO COSIC

Con lui si vinceva sempre, ma non ha avuto un ritorno di gloria che si meritava. Sicuramente in Croazia, ma da noi non è mai stato valutato per essere “copiato”, come tutti di solito fanno. Della serie, “giochiamo alla Kresimir Cosic”, non l’ho mai sentito dire.

Sapeva fare tutto ma non era una macchina da canestri. Tirava bene ma preferiva passare bene, perchè aveva compreso il valore del passaggio per risolvere i problemi del gioco.

Non ha mai fatto un tiro, tanto per farlo, considerando che era molto tempo che non lo faceva. Una cretinata che fanno in molti. Piuttosto lo faceva fare ai compagni, un tiro, perché l’importante erano i 2Pt., non chi li faceva.

Prendeva i rimbalzi per passare velocemente e avere la transizione rapida. Se non riusciva il contropiede voleva il primo passaggio, andando in “mezzo alla ragnatela dei passaggi”.

NOI GIOCHIAMO ALLA COSIC

Per dare più importanza al passaggio che al tiro (senza dimenticarlo) abbiamo “creato” un nuovo elemento cresciuto tra gli animali-giocatori che frequentavano la scuola di basket nello “Zoo di Roma”. Animali protagonisti delle favole che ci servono per comunicare concetti di basket.

Lo abbiamo chiamato “Il Ragno” perchè, si muove senza palla per andare “al centro” della “ragnatela dei passaggi”, per riceverla e fare un assist. Abbiamo voluto imitare il grande Kresimir Cosic e lo facciamo  per far eseguire a tutti i nostri ragazzi, protagonisti di questo periodo storico, il concetto del creatore di gioco, il Playmaker.

Vogliamo che tutti i colleghi Coach sappiano come  riusciamo a raggiungere, faticosamente, la  nostra meta. Il motivo è perchè la fuliggine intasa il “camino” dei nostri ragazzi di abitudini pregresse. Sforzo per il tentativo di far giocare tutti playmaker, per imitare il “Grande Ragno”.

Tutti i fondamentali sono importanti ma il passaggio lo è di più, ma non può essere la prerogativa di un solo giocatore. Molti pensano alla importanza del passaggio, ma poi si cura in modo particolare il tiro (siamo d’accordo), il palleggio e gli schemi. E’ il motivo per cui i giovani Under vanno in campo per fare un tiro e mai per farlo fare. 

Cambiare indirizzo è necessario, e una volta tanto abbiamo provato a fare cosi. Coi giovani siamo partiti per sviluppare soprattutto il passaggio (senza dimenticare il tiro), ma da parte di tutti, perchè tutti possano comprendere come costruire il gioco di squadra e riproporlo quando la difesa distrugge “la casa del gioco”.

Tutti giocano playmaker, con quello che sanno fare poco o molto che sia. Abbiamo raccolto il messaggio di  Cosic, applicandolo a tutti. Un “assist crea l’amicizia e felicità”, poi  fa sorridere due persone invece di una sola.

Non abbiamo basato la nostra didattica sugli esercizi di passaggio, quelli fatti “a secco”, ma sul gioco di squadra e le sue regole basate sul movimento senza palla di quattro giocatori, mentre uno solo cerca il passaggio per chi si libera dalla difesa.

Due sono le possibilità per farlo. Col passaggio ,dal “finto attacco” in palleggio, all’ala.  Oppure passando la palla al “Ragno” con movimento di tutti. In tutti e due i casi, il dai-e-vai di (1), fin sotto canestro, è decisivo per l’attacco. Provare per credere.

Dentro questo modo di attaccare la difesa individuale e la zona ci sono tutti i tipi di passaggio da apprendere giocando.

Un attacco dove tutti devono organizzare il gioco. Partendo dalla linea mediana centrale, di lato e soprattutto come “ragno”, dentro la ragnatela dei passaggi. Giocando, non facendo gli esercizi “a secco”.

Non c’è la specializzazione di uno solo, ma tutti sono chiamati ad organizzare il gioco, soprattutto come “ragno”. I fondamentali di passaggio vanno fatti con la difesa, quindi con gli “spezzoni” del gioco, soprattutto 3c3.

L’allenatore che trasmette cultura è quello che dice, sottolinea l’importanza di fare l’assist, non il tiro che comunque va allenato con tenacia. E quando un ragazzo è chiamato per scoccarlo, deve sempre andare a rimbalzo per un concetto di mentalità e semplicità. 

Il “finto attacco” in palleggio è la chiave perchè diventa facilmente “attacco”, secondo la prerogativa della finta.

Provate a guardare il primo Diag. in alto oppure ad immaginare i quattro compagni che si muovono senza palla.

Per un attimo sono tutti dentro l’area. Il “finto attacco” in palleggio , che diventa attacco leggendo la difesa, ha tutto lo spazio utile di lato all’area, per finire l’attacco in palleggio.

KRESIMIR, UN PLAYMAKER DI 2,11m.

Lo ricordate? In attacco, contro la difesa schierata, da solo faceva il gioco di squadra usando il passaggio, bastava fare a lui il primo, ma poi tutti si muovevano secondo le regole di una “idea leader”.

Semplicemente una regola che non può rimanere sola. Il gioco di squadra è fatto di regole e fondamentali dove le regole hanno la precedenza. Ci vogliono regole di movimento senza la palla per andare dove l’attaccante è un pericolo per la difesa.

Non pensate subito ai fondamentali, ma al gioco di squadra e alle sue regole. I fondamentali vengono dopo e sono importantissimi.

E non pensate subito al tiro (comunque importante) , ma a chi fa il passaggio per un tiro al quale va abbinata l’abitudine di andare a rimbalzo.

Si può fare se tutti sviluppano l’idea organizzativa, se tutti giocano Playmaker, se tutti tirano, andando però a rimbalzo.

Per organizzare , basta stare in mezzo o di lato con la palla, oppure in mezzo alla ragnatela come “un Ragno”. Andarci senza la palla, ma partendo da lontano, quando la difesa si prepara per aiutare.

Attenzione. Col gioco di squadra si pensa subito all’attacco ma , come tutti sanno, va chiarito ai giovani che è soprattutto difensivo. Per fare il gioco di squadra in difesa bisogna pensare che “individualmente” si deve giocare contro una squadra, non solo a marcare un uomo assegnato.

Poi, basta stare attenti a cosa succede in campo, intervenire con orgoglio e seguire le indicazioni del Coach che vuole creare un disagio. Infatti ogni difesa di squadra che si rispetti ha un’idea leader proprio per questo.

Poichè tutte le squadre giocano penetrando-scaricando per il tiro da 3Pt., anche nei primi livello giovanili, orgoglioso ed intelligente è il ragazzo che comprende quando prendere “lo sfondamento”.

COINVOLGERE LA SQUADRA

La nostra regola principale per il gioco di squadra è fatta dal movimento di quattro giocatori senza palla.

Il gioco collettivo ha bisogno di tener conto della “situazione” perché il basket è uno sport di situazioni.

C’è per esempio la situazione della transizione ma soprattutto va considerata quella variabile con la difesa schierata.

Un attaccante ha la palla e tutti simuovono per riceverla. La situazione nella quale ci alleniamo maggiormente è quella della “rimessa” contro il pressing. Un esercizio-gioco 5c5 da fare in tutti i modi che l’istruttore può immaginare.

Tutti si muovono per  ricevere  e far avanzare la palla col passaggio. Quindi col “movimento del “ragno”, senza palla. Guardate il Diag. sopra e immaginate.

Due giocatori si allontanano per ricevere il passaggio lungo, ma se questo non riesce, ritornano, come “ragni” in mezzo alla “ragnatela dei passaggi”. I palleggi sono limitati al massimo.

Se invece la rimessa è fatta 3/4 campo , sempre contro il pressing, si muovono senza palla in quattro ma con disposizione “treno”. Il primo movimento è fondamentale perchè il “capo treno” si muove “correndo” sui vagoni ed allontanandosi, ma poi “rientrando” come “ragno”. Lo stesso concetto ricorre sempre.

Questo è l’idea  da memorizzare col tempo, ma fanno in fretta. Il giocatore che si trova lontano dalla palla, in qualsiasi situazione di gioco, metà e tutto campo, diventa “ragno”, ovvero il nostro Playmaker. Tutti si esercitano ad eseguire la rimessa della palla in gioco. 

Non è uno specialista-designato, perchè è l’abitudine che noi vogliamo dare a tutti per la gestione del gioco. Va da sè che in allenamento bisogna giocare molto, rispetto al trempo a disposizione.

Superata la metà campo i giocatori occupano gli spazi importanti per sviluppare il sistema di gioco, con due “ragni” e tre esterni occupandoli a seconda del risultato della transizione.

Non ci sono ruoli fissi tra “ragni” ed esterni. Se la palla viene passata agli esterni si gioca in un modo, nel caso di passaggio  “ragni” , in un altro. Seguendo quale idea?

Dai e cambia con gli “esterni” e Pick-and-Roll tra gli “interni”. Insegnamo il blocco perchè dobbiamo anche allenarci a difenderlo. Questi due tipi di movimento , dentro lo stesso gioco,  di squadra è interessante.

Una filosofia di gioco che crea molte situazioni di passaggio, con diversi tipi sui quali va fatto molto allenamento particolare. Le scelte sul tipo di gioco di squadra e dettagli, va fatto con l’idea “valida sempre”, per tutto il periodo “Under”.

Soprattutto se la palla viene passata ai “ragni” che usano il blocco tra di loro mentre gli altri, in diverso modo si abbassano sul fondo, ma non rimangono fermi.

Attenzione. A volte ci sono troppe idee e bisogna somministrarle adagio per non confondere, ma come già detto, con Kresimir Cosic in campo si faceva il gioco di squadra più semplicemente.

Passandogli subito la palla. Come?  Semplice, lanciandola in mezzo alla “ragnatela dei passaggi”, dove lui andava come un lungo, magro e invincibile “Ragno”.

Bastava poi che gli altri si muovessero per conquistare un vantaggio di spazio è avrebbero avuto in mano la palla per un tiro comodo, da sotto oppure da fuori area.

Senza troppi passaggi, uno solo a lui, ma con tanto movimento degli altri compagni senza la palla.

Esattamente l’opposto di quello che accade oggi sui campi a favore del tiro da 3Pt. Una follia a farlo eseguire agli Under prima fascia, ma è quello che succede.

Il “ragno” ha la palla e tutti si muovono secondo una idea leader.

Si potrebbe pensare ad una specializzazione che solo Cosic  poteva fare per le sue caratteristiche piscologiche, fisiche e tecniche. 

Invece non è così, perché insegnando il “Gioco-Del-Ragno” ai giovani, c’è un approccio vincente al gioco di squadra dovuto al passaggio e al movimento senza la palla.

IL GUSTO DELL’ASSIST PARTE DA “LONTANO”

Quando i giocatori si trovano lontano dalla palla, invece di dormire, si trovano nella situazione per ricevere la palla e gustare l’effetto dell’assist che penetra nella profondità umana e provoca soddisfazione, perché l’assist , come già detto, fa felici due giocatori e migliora l’amicizia.

Ecco il ruolo del “Ragno”, dobbiamo ripetere la sua “definizione”? Tutti lo possono fare, anzi lo devono realizzare perchè è il concetto del playmaker avanzato.

Si va controcorrente anche sotto il profilo della didattica dove normalmente si prova gusto a fare un tiro , invece col “ragno” …a farlo fare.

Si può fare un assist anche partendo vicini alla palla, ma dipende dalla difesa.

Non è la stessa cosa quando si è posizionati lontano e si esegue il movimento senza palla più importante.

Comunque, dipende sempre dalla difesa, ma per altri motivi, perchè , col “ragno”, viene disturbata nei suoi scopi.

Le strade per imparare a passare la palla possono essere diverse, ma il “ragno” si muove senza palla, partendo da lontano e non trova ostacoli a farlo. La riceve facilmente  ed efficacemente la trasforma in assist, se tutti si muovono senza palla leggendo la difesa.

Va da sè che tanti sono i modi d’interpretare il gioco, ma noi abbiamo la meta importante di togliere le specializzazioni e di far giocare tutti nell’unico ruolo, quello del “costruttore” del gioco. Ci vuole più tempo rispetto alle specializzazioni.

Importante far muovere tutti senza la palla per poterla ricevere e giocare. Un giocatore col possesso di palla e quattro che si muovono senza, in modo aggressivo per condizionare la difesa.

Diverso giocare, come fanno tutti fin dalle prime fasce Under,  rimanendo fermi per ricevere “lo scarico” , dopo la penetrazione in palleggio, per il tiro da 3Pt.

Il gioco si è sviluppato solo in questo senso e non è adatto ai giovani, se non si cura il “gradino” precedente, quello che prevede l’apprendimento nel ruolo del Playmaker, esercitandosi nel gioco senza palla.

Kresimir Cosic ci ha insegnato  una strada adatta ai giovani e ,contrariamente a quello che si potrebbe pensare, lo possono fare tutti e comprendere proprio tutti che l’assist non dona la felicità solo a chi tira.

La sua idea, il suo esempio, non ha avuto seguito.

Ha sempre vinto ,ma con una “risonanza” senza copiature. Come se fosse stata casuale, quando invece, il suo messaggio,  era un piccolo dettaglio partorito da una grande mente.

Si può fare la stessa cosa con i giovani? La risposta è scontata, si deve, ma creando il ruolo del “ragno”, il giocatore che riceve in mezzo alla ragnatela dei passaggi.

Imparerebbero tutti a passare meglio , orgogliosi nel far fare un tiro facile al compagno. Ricordando che , scoccandolo da fuori area, è importante che diventi   “Tiro-Rimbalzo”,  perchè l’istruttore sta allenando i giovani e non la serie A.

Della serie, il gioco di squadra fatto nella categoria “Under”, si ottiene col movimento senza palla per riceverla come “ragno”. Un nuovo ruolo per realizzare un’idea leader col passaggio. Quando poi  il “ragno” tenta l’assist,  riesce se tutta la squadra si muove senza palla.

IL FONDAMENTALE DI SQUADRA

Caliamoci ora in palestra e vestiamoci da “Istruttore”. Come si migliora il passaggio? E’ facile sentire ripetere la domanda di molti allenatori, spesso non soddisfatti della risposta basata sui fondamentali fatti a “secco”. Occorre fare una scelta, riferita al gioco-di-squadra.

Va da sè che non basta il back-door per imparare a passare la palla. Ricordiamo sempre che stiamo allenando dei giovani e il back-door è una possibile azione dentro il gioco di squadra, ma da dove parte il passaggio è importante.

Bisogna imparare a riceverla con autoblocco e movimento del “ragno”. Generalmente, si può dire che si migliora il passaggio, usandolo nel “gioco di squadra”, se  l’esecutore proverà piacere nel realizzarlo per creare, facilitare il tiro a favore compagno.

Facciamo in modo che tutti i compagni,senza palla, si muovono per riceverla. Nel nostro sistema, i movimenti  sono orizzontali e verticali. Una regola stabilisce che “i ragni” giocano diversamente dagli esterni, ma non c’è specializzazione. Tutto viene stabilito nel gioco in transizione, chi arriva prima nella corsa senza palla verso il canestro, rimane dentro l’area. Tutti fanno tutto.

Se la palla è aggredita si usa il “finto attacco”, che vuol dire attaccare in palleggio , leggendo la difesa, come finta. C’è lo spazio lateralmente alla linea mediana perchè il movimento di quattro attaccanti fa si che siano allineati in area per alcuni secondi.

I fondamentali non vanno insegnati tradizionalmente , ma con riferimento al gioco del “ragno”, dentro il sistema di giocoSignifica che quasi tutte le situazioni del gioco (che sono tante) non sono gestite sempre dal playmaker che tutti vedono, ma da “ragno” che quasi tutti non considerano come Playmaker.

Quando riceve palla , partendo da lontano, ha le stesse funzioni del Playmaker che seve l’assist (vedi il primo Diag.) con “palleggio-taglio”.

Allo stesso modo  il “Ragno”  serve l’assist con  “ricezione-taglio”, dal lato forte e debole. Interessante notare come, in caso di mancato passaggio sia, lo stesso “ragno”, pericoloso con l’1c1 centrale oppure il possibile gioco-a-due, col blocco (da immaginare con l’altro ragno).

L’idea del passaggio unito al movimento di quattro senza palla crea mentalmente il concetto del gioco di squadra. Chi ha il possesso di palla può pensare anche al gioco 1c1 in palleggio, ma come finto attacco. Significa che deve leggere la difesa. Se non prende un vantaggio, non interrompre il palleggio, ma lo usa per la “fuga” e usa il passaggio per il gioco coi compagni. Si può usare l’idea con inizio centrale oppure laterale. Lo vedremo nella seconda parte dell’articolo.

Anche l’egoista più caparbio, se lo si mette in condizione di far felice il compagno cambierà la sua idea di “fare un tiro” con quella di “farlo fare” , perché si conquista un amico, ovvero si soddisfa il bisogno più grande dei ragazzi nella fascia Under.

Penso che anche Kresemir Cosic sarebbe felice se potesse osservare che il suo esempio è stato utile a fare comprendere che è il passaggio il fondamentale più importante del Basket. Per chi non lo sapesse, naturalmente.

La situazione del basket moderno è didatticamente drammatica perché i giovani preferiscono forzare un tiro, piuttosto che passarla in quanto vedono nel passaggio una sfruttamento  della palla in modo egoistico, in quanto il tiro lo farà un altro.

Sono certo che l’arte di Kresimir Cosic sia stata riconosciuta da tutti, ma andrebbe anche insegnata.

Infatti , se si ricorda la “Finta Indiana” e quant’altro, perché non ricordare “le benedizioni di Creso”? Ovvero che ,  prima di passare, la finta uccide la difesa.

Era molto interessato ai giovani e predicava la ricerca del pensiero innovatore che avrebbe migliorato, col passaggio,  qualsiasi altro livello di gioco.

Kresimir Cosic è stato l’esempio che avrebbe dovuto far scuola. Lui che di idee ne aveva da vendere, perché preferiva fare un passaggio piuttosto che un tiro? Eppure tirava benissimo, non si potevano fare tattiche su di lui.

Era però  il “Grande Ragno”. Diceva che l’ispirazione veniva dall’ambiente della sua nazionale. Occorreva un’idea per equilibrare le potenze tecniche in campo, espresse dai compagni con il tiro. Nella vecchia Jugoslavia c’erano troppi tiratori e solo lui poteva costruire “il gioco di squadra”.

Da solo? Certamente, ricevendo sempre il primo passaggio del sistema di gioco. D’accordo col suo Coach. Era lui che poi faceva l’assist ad un compagno e questi avrebbe potuto fare un tiro.

Ecco la sua idea. Non gli avrebbe più passato la palla, eccetto nel caso in cui realizzasse il canestro. Se avesse avuto successo, continuava solo con lui , fino al suo prossimo errore che faceva subentrare un altro compagno. In questo modo Jim McMillian (Sinudyne 1980-81) realizzò 24Pt., di seguito, in un tempo a Belgrado. Correva l’anno 1981.

L’idea era sua, personalissima. Nessun allenatore avrebbe potuto, nemmeno lontanamente, pensarci, ma Kresimir Cosic era fatto così. 

Diciamo che l’assist è sempre bello, mentre i tiri non lo sono sempre allo stesso modo, perché hanno valori diversi. Un tiro speciale, per esempio, quello che fa vincere, non ha la stessa bellezza e importanza di un tiro normale.

Siccome voleva vincere ogni  partita e non solo partecipare agli allenamenti, aveva scelto la “situazione” per entrare nel vivo della gara e “fare un tiro”. I tiri speciali, ecco quali erano i suoi tiri, solo quelli più importanti e determinanti per la vittoria.