La Filosofia e Le Metafore Del Coach

MI HANNO CHIAMATO, DOMANI ALLENO

zet2013

Filosofia? Una parola grossa. Vuol dire ricerca della verità. Riguardo il basket, semplicemente quello che si pensa come linea guida.

La mia filosofia di allenatore è tutta rinchiusa in questo articolo che ho pubblicato, proprio per descriverla. Sembra che nasca da una casualità, una storia nata per caso. Quasi una favola.

Arriva la telefonata che magari ci si aspetta di ricevere, ma nel mio caso pensavo di giocare ancora, perché il gioco rappresenta meglio la mia vita.

Se devo parlare di conoscenza e idee personali sulla pallacanestro , è meglio farlo subito entrando nel vivo della questione. Comandano le idee e la cultura. Sono i pensieri che occupano il proprio cervello quando si diventa Coach. Da quel momento, sono loro che diventano importanti, come i protagonisti del gioco.

“Il telefono squillò solo due volte, poi ascoltai la voce del Presidente. Correva l’anno 1972, si presentava l’occasione di allenare gli Juniores della Virtus Bologna.

In fondo, aspettavo questo momento, ero pronto. Vado in palestra con alcune idee, pensai. Mi guideranno fino a che qualcosa mi farà cambiare opinione.

Aforismi

Allenare è comunicare e proverò a farlo con un linguaggio che tutti possono comprendere, quello delle immagini e delle metafore.

Raccontare favole intorno alla tecnica del Basket si può , renderà il rapporto migliore e il messaggio sempre accessibile.

Non mi è mai piaciuta l’idea di chiudere i giocatori nella gabbia dei ruoli. Ognuno fa il suo compitino per un rendimento specialistico, un portare la propria acqua al pozzo grande della squadra. E’ il retaggio degli anni ’60, una filosofia dei Coach di quei tempi.

Ma i periodi storici cambiano e cambia tutto. Uscire dalla gabbia e migliorare tecnicamente si può, ma i giovani Coach devono scrollarsi di dosso la polvere dei tempi , niente specializzazioni perché tutti devono saper fare tutto.

La mia strada, il mio consiglio è rinchiuso nell’idea che tutti devono provare ad organizzare , secondo il loro talento, poco o molto che sia.

L’asse di gioco “play-pivot” si trasforma in una idea didattica , di crescita. Prima, tutti devono giocare come playmaker.

LE METE DEL GRUPPO

Comunicare

Se “oggi alleno”, devo mettere regole di convivenza, validi per ogni situazioni.

Devo educare, in campo e fuori. Soprattutto per il comportamento in panchina, durante il gioco, per quelli che sperano di entrare.

Non dimenticando quelli che escono. Spesso si comportano come teatranti.

Devo far sentire importanti i miei ragazzi, vestono una divisa che devono onorare.

IL GIOCO

1-La conquista

Come farli giocare sarà l’ostacolo più grande, non la routine settimanale.

Diventa un contorno al problema principale perché i fondamentali si devono fare, ma per migliorare il gioco. Non esistono i fondamentali fine a loro stessi.

Poi, i ragazzi devono essere organizzati. Giocare è come vivere, ci vogliono delle regole anche per comprendere il gioco.

Regole di spazio per non pestarsi i piedi, regole di movimento per creare disagio agli avversari, regole di gioco per vincere.

Leggere la difesa è fondamentale, così come leggere la partita, ma non solo.

Costringere la difesa a fare quello che vuole l’attacco è una meta da raggiungere.

Finta indiana.2

Ci vogliono le “finte” che fanno passare la difesa da protagonista a vittima.Sono fondamentali come gli altri perché bisogna essere pronti a fare quello che si finta.

Ecco alcune idee con le quali domani mi presenterò in palestra, ma devo avere pazienza.

Bisogna sviluppare l’idea del back-door, è il primo fondamentale senza palla per poter giocare. Tiro-rimbalzo devono farlo ogni giorno.

Sono la “soluzione finale” del gioco di squadra. Ci vorrà almeno un anno per farle digerire, anche perché la “corrente generale” sta andando verso il rifiuto del “rimbalzo d’attacco”.

E’ giusto seguire quello che fanno tutti? Rispondere a questo quesito mette in evidenza l’identità del Coach.

La mia? Andando contro corrente si può prendere il raffreddore, ma non succede scegliendo per il bene dei propri giocatori. Tiro-Rimbalzo, rappresentano l’essenza dell’attacco. Non solo il tiro. Il rimbalzo d’attacco, è un fondamentale? Metterlo a riposo in soffitta per seguire il concetto di statistica, mi trova contrario.

Nel basket ci sono idee “valide sempre”, quelle didattiche, che non possono essere discusse dal concetto di statistica. Il “rimbalzo d’attacco”, soprattutto dopo il proprio tiro,  appartiene a quest’ultime e non può essere messa nel dimenticatoio per seguire “quello che fanno tutti”.

Se si prende come scusa psicologica la “fiducia” di tiratore, si pensi anche alla pigrizia. Andare a rimbalzo, dopo il proprio tiro,  è servita al giovane per  costruirsi la fiducia come tiratore e non può avere improvvise controindicazioni legate alla indolenza, vincolata anche dal fatto che i grandi giocatori non  “seguono” mai il loro tiro.

IL FINTO ATTACCO

Lamberti Lampo

Contemporaneamente lavorerò sul “finto attacco” che è una caratteristica delle finte di cui sopra. Sarà la base del sistema di gioco.

Può essere individuale o collettivo, ma deve sempre essere credibile.

Tutto il progetto della pallacanestro può essere fatta col “finto attacco”. Collabora con l’abitudine della lettura difensiva per punire gli avversari. L’inganno è alla base dell’applicazione dei fondamentali.

Devo porre attenzione alle interpretazioni individuali perché i giocatori non sono tutti uguali.

Esprimono la loro personalità e quello che sentono dentro. E’ giusto lasciarglielo fare. La loro esecuzione può essere esclusivamente fisica, oppure legata rigorosamente alle regole, ma anche di reazione perchè alcuni comprenderanno subito le situazioni.

La comprensione ha un legame culturale con la conoscenza che li porterà ad un livello sempre più alto.

Idea Basket

La comprensione è “lo spirito del basket”.

Ho scelto di allenare per il loro futuro e devo essere coerente. Ho compreso che i ruoli sono una scelta possibile per il rendimento di squadra, ma limitante per il loro talento, poco o molto che sia.

Soprattutto, ma solo inizialmente, nessuno deve giocare Pivot, inteso come ruolo classico.

Invece bisogna sviluppare un solo ruolo, valido sempre, quindi anche per il futuro. Quello del playmaker. Vuol dire avere diversi compiti, oltre che organizzare leggendo la difesa.

Organizzare vuol dire pensare per i compagni e in un gioco di squadra deve essere una meta per tutti.

Non vuol dire che tutti possono diventare “Playmaker” con un test, sarebbe stupido pensarlo, ma miglioreranno per questo.

Poi non tutti i momenti della gara sono uguali. Alcune situazioni sono semplici e si può tentare l’esperimento. Importante non costringere a farlo.

Il gioco di squadra migliorerà perché tutti arriveranno a provare tutto e comprendere il gioco, ma soprattutto lo stesso avrà una consistenza vincente se si lavorerà molto sul fondamentale principe del basket. L’accoppiata Tiro-Rimbalzo, la soluzione finale.

L’altro fondamentale “valido sempre” ed indispensabile per il futuro del giocatore è la difesa. Essenziale anche per il futuro della squadra.

Passaggio raddoppio

Va da sé che vogliamo vincere e nulla ci fermerà se ne organizzeremo una efficace, per la capacità di mettere il “disagio tecnico” agli avversari. Dovrà essere accessibile alle capacità psicologiche, fisiche e tecniche dei ragazzi.

Nei campionati giovanili si gioca quasi sempre con la difesa aggressiva e con i raddoppi di marcatura.

Ecco un altro punto da risolvere subito, fin dal primo giorno che si gioca in allenamento. Fare un ottimo pressing per essere pronti ad attaccarlo.

“Sono pronto ad incominciare, domani arriva presto. Sono partito con alcune idee per non smarrirmi durante gli allenamenti , ma in verità occorre averne parecchie.

Soprattutto un “vademecum” che le tenga insieme. Una specie di Bibbia da tenere sotto braccio mentre si è in palestra.

Mi piacciono le definizioni per la loro essenzialità.

Libro-Basket-Zet

Ho trovato la “Bibbia delle Definizioni” nel cimitero dei libri di basket abbandonati. Me lo tengo stretto per consultarlo spesso. Scelgo quelle che mi guidano verso gli scopi che vogliamo raggiungere.

La prima che mi propongo di seguire è “Il basket è uno sport di squadra, dove però l’individualità va migliorata continuamente per rendere più efficace lo stesso rendimento ”.

Questa meta è difficilissima da raggiungere perché l’equilibrio umano ha un nemico molto pericoloso da combattere con consapevolezza. Vive ed occupa tutta la casa del giocatore e si chiama egoismo.

Mi sono accorto che il “vademecum” è un libro “aperto” , nel senso che si possono aggiungere le “definizioni” che noi stessi scopriamo.

“Il basket si avvale delle statistiche , ma le idee non si possono valutare in questo modo. Come già detto, ci sono idee valide sempre che vanno oltre le statistiche. Tiro-Rimbalzo è una di queste, anche se le statistiche dicono che il rimbalzo d’attacco sta scomparendo”.

LA DIFESA A ZONA

Alto-Basso contro zona

Fortunatamente la tecnica del Basket ha una medicina che aiuta a guarire, solo se si comprende come usarla.

E’ una difesa collettiva politicamente maltrattata, ma di grande efficacia in certi momenti evolutivi.

E’ la zona, la difesa di squadra per eccellenza. Attaccandola si apprende l’importanza del gioco di squadra.

Chi pensa di giocare da solo, gli allenatori che organizzano il “corri e tira”, infrangono i loro tristi sogni contro la zona.

Difficile da costruire perché bisogna prima conoscere quella individuale, ostica da attaccare perché lo si può fare solo con tutta la squadra che gioca intorno ad un’idea leader.

Ho fatto il riassunto delle mie idee. Ora mi sento meglio e pronto per rispondere alla chiamata di domani. Sarà bello cominciare una nuova vita di palestra con molte idee in tasca, non una sola.

Il basket è fatto di attacco e difesa, con un gioco da interpretare , sostenuto dai fondamentali, ma per giocarlo occorre conoscere il suo spirito, ovvero la comprensione.