Le Scelte Dell’Istruttore e Quelle Del Coach

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“Istruttore” e “Coach”, a nostro avviso, sono due tipologie di allenatori che hanno mete e metodologie diverse. Non può essere diversamente.

Il primo mette tutto il suo sapere per allenare il “futuro-tecnico” dell’allievo, l’altro deve saper gestire la vita sportiva di un gruppo, sfruttando al massimo le capacità dei singoli.

Entrambe le tipologie hanno in comune solo il fatto che devono utilizzare la “comunicazione” per raggiungere i loro scopi e devono fare “scelte” precise per riuscire nell’intento.

L’istruttore si può trovare nella situazione di “innovatore”, correggendo abitudini del passato poco valide.

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Il Coach amplia la sua gestione mettendo regole non solo tecniche, si interessa della preparazione fisica e quant’altro, ma tecnicamente deve sfruttare assolutamente le capacità dei singoli.

Non è escluso che anch’egli si renda conto di poter percorrere una strada tecnica “innovativa” per la “chimica” di talenti che si ritrova nella squadra.

La caratteristica principale di entrambi è la “coerenza” verso la diversa missione.

Incoerente è pertanto l’istruttore che allena i giovani pensando, preparandosi al grande e differente salto, per diventare Coach.

IL FUTURO TECNICO E’ UNA SCELTA

Per futuro-tecnico s’intende la possibilità di giocare a basket, secondo le proprie capacità , ma in ogni parte del campo, leggendo la difesa e senza i limiti che certi ruoli impongono.

L’istruttore sceglie, in questo caso, di seguire la regola che sottolinea “tutti devono saper fare tutto”, secondo le proprie capacità.

Va da sé che, bandendo le specializzazioni, tutti devono provare l’organizzazione che di solito fa solo il playmaker.

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Solo dopo i primi anni “Under”, tutti devono provare il gioco “spalle-a-canestro”, ricevendo palla da un compagno.

L’istruttore, che lavora per il futuro dei giovani , mette tutti in condizione di organizzare, tirare e andare a rimbalzo. Catturando il rimbalzo d’attacco tutti devono essere in grado di usare il corpo per proteggere la palla e tirare “spalle-a-canestro

Certamente, i fondamentali sono tutti importanti, ma non come il tiro-rimbalzo. Il futuro è aperto per chi si abitua a tirare e andare a rimbalzo perché è la strada per migliorare la fiducia nello stesso tiro.

Il ruolo, nelle prime fasce “Under”, determina una specializzazione precoce , ma solo quello del playmaker è valido sempre, mentre quello del pivot, appreso troppo presto, limita il futuro tecnico del ragazzo.

Il “ruolo” del playmaker, interpreta il basket correttamente e per sempre. Il motivo? E’ destinato a risolvere i problemi di comprensione del gioco ed organizzazione dello stesso, leggendo la difesa.

L’istruttore per preparare il futuro ai suoi ragazzi, oltre al lavoro sui fondamentali , deve dare la possibilità di gestire l’organizzazione del gioco.

Allargherà così la loro conoscenza per una migliore comprensione del gioco. In caso contrario, il futuro sicuro e “per sempre”, apparterrà al solo playmaker.

L’AUTONOMIA E’ UNA SCELTA

Genitori Regole

Da un mito religioso: “Con la creta un Dio modellò con cura l’uomo, ma quando un altro Dio gli inserì lo spirito, la sua personalità, l’uomo disse al primo Dio: non ti appartengo!!!”

Ognuno può dare il significato personale che vuole alla metafora.

Personalmente , ho pensato subito che, il mito di cui sopra, ha un senso preciso se rivolto a genitori ed allenatori (ogni tipo).

I genitori hanno il dono di essere creatori dei propri figli , ma una volta cresciuti, dal pdv psicologico, vanno per la loro strada. Devono andarci, guai se rimanessero.

In attesa della crescita, gli stessi genitori devono operare assolutamente per una educazione che favorisca l’autonomia dei propri figli.

Devono insegnare valori, capacità di affrontare la vita da soli, non difenderli di fronte ad ogni ostacolo perché invasi da un senso di colpa per la loro assenza educativa. Insegnare valori è un pensiero che ascoltiamo ogni giorno, ma ne abbiamo la consapevolezza?

Eccellente la metafora dell’arco e delle frecce di Gibran Kahlil Gibran, che sicuramente tutti conoscono. La stessa cosa succede nel Basket. Gli allenatori rappresentano l’arco mentre le “frecce” volano verso il loro futuro.

Gli allenatori aiutano ad apprendere il gioco, ma tutto ha un senso e la loro opera è valida se indirizzano gli allievi verso l’autonomia che comincia con l’auto-allenamento. Non possono avere un problema di utilità personale. Se si allenano da soli, non serviamo a nulla, dicono inconsapevolmente.

I giocatori, potranno  cosi affrontare il futuro dove l’apprendimento è fatto per imitazione. Al campetto da soli a ripetere quello fatto insieme all’istruttore in palestra, per averne la consapevolezza.

Andranno per la loro strada senza appartenere tecnicamente a nessuno, ma ricorderanno sempre chi li ha aiutati veramente.

Kresimir-Wells-Driscoll

Una volta appreso lo “spirito” del basket, apparterranno solo a loro stessi e al basket. Le scelte tecniche che faranno mentre giocheranno dipenderanno dalla loro autonomia raggiunta.

Nessun legame e nessuna dipendenza tecnica da l’allenatore, perché il giocatore deve imparare ad arrangiarsi, una strada da percorrere da soli, quella appresa dallo stesso “maestro” che li ha aiutati.

Ricordo sempre quello che diceva Kresimir Cosic col suo linguaggio colorito: “Giocatore di Basket, allenatore dipendente, tristo che puzza!!!”

L’ISTRUTTORE DEI GIOVANI

Istruttore

Autonomia. Per arrivare a raggiungere questo scopo l’allenatore deve fare delle scelte.

Innanzitutto, decidere di allenare per il futuro del ragazzo, rendendosi conto quali scelte può fare nel presente.

Vada sé che si devono prendere le distanze, decidere di non allenare come fanno i Coach professionisti che hanno scopi differenti, da raggiungere subito, in fretta. Non c’è nulla da copiare da loro.

Avere Talento

L’allenatore (di ogni tipo) quindi sceglie, non crea nulla l’allenatore. Una persona intelligente prende le distanza da questi pregiudizi, sui quali invece “ci marciano sopra” i giornalisti , quando vogliono elogiare un tecnico.

Ripetiamo per confermare. L’allenatore “istruttore”, non crea, ma fa delle scelte che riguardano i giocatori, individualmente, e lo fa per il loro futuro.

IL FUTURO E IL PRESENTE

Che fare coi giovani, adesso e per il loro futuro? Si comincia a camminare sulla strada giusta se non si “ingabbiano” i giocatori dentro i ruoli.

Tutti devono provare a fare tutto , con quello che sanno fare , poco o molto che sia.

E’ l’unico modo per migliorare, con l’esercizio consapevole dei fondamentali. Vuol dire conoscere il motivo della loro efficacia, provando anche a ripeterli da soli al campetto. Della serie, io-la palla-il canestro.

Idea Basket

Se l’istruttore ci crede , sceglie poi, coerentemente , le soluzioni per tutta la squadra. Deve farla giocare in un modo da esaltare le loro caratteristiche psicologiche ,fisiche e tecniche, facendole migliorare al massimo.

Nessuno in un ruolo fisso. Questa strada è rappresentata dalla scelta di non “ingabbiare” .

Attenzione, perché “ingabbiamento” si realizza ogni volta che si sceglie un sistema di gioco copiato da altri. Qual è il sistema di gioco più usato dagli allenatori delle giovanili?

LA GRANDE META E’ UNA SCELTA

Conosci la strada? È quello che chiediamo agli istruttori. Viene da una grande progetto, quello usato normalmente nel minibasket perché, almeno in questo periodo, non si ingabbiano i bambini dentro i ruoli.

Comprensione Gioco

Tutti fanno “tutto” a prescindere dall’altezza. La stessa strada ha bisogno di essere percorsa anche per tutto il periodo Under. Una grande meta.

Semplice? Non proprio, perché bisogna fare scelte giuste. Chi pensa che il compito dell’istruttore sia difficile…conosce il problema. Si deve pensare che l’altezza non è una caratteristica su cui basare le scelte per il futuro di un ragazzo, la “Giraffa” non può’ giocare a basket.

La prima scelta? Nessuno gioca pivot, perché tutti devono provare l’esperienza dell’organizzazione.

Di conseguenza, ci sono giocatori da migliorare coi fondamentali e un “sistema di gioco” da “inventare” e realizzare come punto di riferimento delle individualità. Diventano come due strade che partono parallelamente, per poi soprapporsi, per vincere.

E’ vietato non considerare il verbo dell’agonismo, niente ipocrisie. Si gioca sempre per vincere e si raggiunge la vittoria anche allenando per il futuro dei giovani, trovando però il sistema di gioco adatto.

Non può essere quello, lo stesso, usato coi “ruoli”.

Nicolic Petrovic

Si vince e ci si riesce se il Coach lavorerà con coerenza con le sue idee, aspettando con pazienza i miglioramenti individuali, da cui dipendono quelli della squadra.

Per la scelta dell’attacco, tutti i ragazzi che , a causa dell’altezza avrebbero giocato in pivot, giocano come esterni. Cominciando come “Ali”, quindi provando il ruolo del Playmaker.

Alla fine ci saranno più vittorie, provare per credere. Più vittorie con giocatori… tutti migliorati. Contrariamente al perfezionamento di uno solo, il PlaymakerE’ l’unico che trae vantaggi individuali… per sempre.

Per sempre ha un significato preciso. Infatti, tutti gli altri migliorano solo temporaneamente, perché è il risultato della specializzazione.

IL SISTEMA DI GIOCO E’ UNA SCELTA

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Ripetiamo e sottolineiamo che il sistema non può essere uguale a nessun tipo visto in giro, perché fatto solitamente coi “ruoli”.

Come già detto, i ruoli comportano una specializzazione , mentre di speciale c’è il giocatore che giocherà in tutti i ruoli. Capace di fare tutto, secondo il proprio talento.

Significa semplicemente che , allenare nella fascia “Under” è un fatto, nei “Senior” è un altro.

La vittoria di squadra, a livello giovanile, non stabilisce per forza che la scelta per la crescita individuale sia giusta. Se si usano i ruoli uno solo tipo di giocatore andrà sempre bene. Il playmaker.

TUTTI GIOCANO PLAYMAKER, E’ UNA GRANDE SCELTA

Magic Playmaker

Non pensate mai che si cerchi di “creare” un genio contro natura, usando una esercitazione. Stiamo cercando una strada per migliorare la conoscenza dei giocatori con la comprensione del gioco. Provare per credere.

Nel sistema di gioco scelto dall’istruttore, bisogna pensare di cominciare a dare lo scettro dell’organizzazione a tutti, nelle situazioni facilitate, perché solitamente “organizzate”.

Stiamo parlando delle le “rimesse della palla in campo” dove la difesa si trova in sovrannumero, con l’idea di rubare palla. Ci riferiamo a tutte le rimesse contro ogni tipo di pressing.

L’organizzazione del “Playmaker Apprendista” passa dall’idea di andare in “mezzo” alla “ragnatela dei passaggi”, che si fa di solito senza l’uso dei palleggio. Si chiede al ragazzo di fare come il “ragno”.

Chi ha paura dell’organizzazione non va mai in mezzo, mentre l’istruttore invita i suoi ragazzi di provare la “sensazione”, sia nel fare la rimessa che nell’andare il mezzo alla “ragnatela dei passaggi”. Poiché non si deve obbligare nessuno, pensate che ci andranno subito, spontaneamente? Scordatevelo. Va da sè che , nel momento che un ragazzo si presenta come “ragno”, farà anche la “rimessa”. Per l’istruttore sarà un grande segnale.

Difesa sul playmaker

L’istruttore deve poi risolvere il problema dell’1c1 in palleggio. Tutto campo e nella sola metà campo.

Fondamentali? Ma quali prendiamo dal mare delle idee. C’è un modo nel basket per sviluppare la “semplicità” che procuri una grande difficoltà alla difesa. Giocare 1c1 col palleggio “protetto” usando i “cambi di velocità” e i “cambi di senso”, lasciando da parte, per il momento, i cambi di mano.

Buon lavoro.