Lo Spirito Del Gioco

LE INTERPRETAZIONI DEI GIOCATORI

Basket Sogno

Quando un ragazzo diventa il tuo allievo bisogna pensare al suo futuro, progettando a grandi linee che tipo di giocatore deve diventare. Un progetto megalomane? Non basta timbrare il cartellino per un serio lavoro in palestra?

Comunque è una bella idea, sia nel caso che l’allievo sia all’inizio della fase “Under” oppure più avanti. Vuol dire procedere in palestra con uno scopo preciso, significa anche andare (forse) contro corrente nei confronti delle stesse abitudini del giocatore, che deve accettare il progetto.

Quasi tutti sono  disponibili solo per soddisfare il loro egoismo. Per questo motivo, solo i migliori hanno predisposizione a cambiare per imparare, soprattutto se hanno conosciuto altri preparatori.

Il loro limite, quello dei preparatori,  è fare quello che fanno tutti. Usare la “gabbia” dei ruoli, lavorare sui fondamentali generalizzati e “specialistici” e utilizzare un sistema di gioco che ha avuto successo.

Normale. Se l’interpretazione dei giocatori “Under” segue i suggerimenti egocentrici non è colpa loro. Vivono  una fase psicologica, quella egoistica, che si dovrebbe risolvere dopo il minibasket.  Tuttavia, ad alcuni giocatori non basta una vita.

Cercare un miglioramento pensando al futuro, oppure lasciarli nel loro brodo? Rinchiudere i ragazzi nelle “gabbie dei ruoli” è sicuramente più facile, anche più redditizio a breve termine, ma con una comprensione parziale,incompleta, del gioco e  con il futuro incerto. E’ la strada delle nostre nazionali giovanili, che non possono fare diversamente. Durante tutta la fascia “Under”, sono tra le prime squadre del mondo “cestistico”, poi si perdono individualmente. A parte il playmaker, e vedremo perchè.

C’è una strada migliore? Noi tentiamo quella della consapevolezza, cercando la loro partecipazione mentale e , fino a questo punto dovrebbe essere lo scopo di tutti i preparatori. Diversamente da quasi tutti gli altri, cerchiamo di eliminare le “gabbie” della specializzazione, limitandoci all’asse didattico “Play-Pivot”. Ecco a cosa miriamo.

IL RUOLO DEL PLAYMAKER

Passaggio K.Cosic

Per apprendere tutti lo “spirito del gioco”, dovrebbero percorrere la strada del Playmaker.  

Unico giocatore ad avere il futuro assicurato per una comprensione del gioco approfondita. Puo’ giocare in tutte le squadre e ai livelli consentiti dal suo talento. Fare l’istruttore alla fine della sua attività agonistica. Infatti, fare il Coach è diverso, lo fa chi sa “gestire” gli uomini. 

A noi interessano i ragazzi “Under”. Avrebbero cosi la possibilità di migliorare tutti, anche se non diventeranno mai quello che non possono essere grazie alla tecnica acquisita.

E’ un pensiero che ci accompagna dal 1972.

Il Playmaker è un dono della natura, con caratteristiche psicologiche-fisiche-tecniche, tutte di alto livello, ma con riferimento al gruppo di lavoro. Il basket è uno sport di squadra e il Playmaker fa sviluppare il gruppo.

Non abbiamo mai pensato di cambiare nessuno, di fare quello che può solo la natura. Tuttavia, con la pratica dell’organizzazione, si migliora e il primo pensiero è il gioco di squadra. Quindi? Niente “ruoli” basati sull’altezza, nessuna divisione del gruppo in “piccoli-alti”, tutti devono fare l’esperienza del “Playmaker”

Provare per credere. Tutta la pratica fa cambiare gli orizzonti della fascia “Under” e si crea un ottimo feeling col giocatore che accetta, anche se ha avuto altre esperienze. Attenzione con gli altri che si trovano di fronte ad un messaggio tecnico poco accessibile. Bisogna comunque convincerli ed aiutarli, se alleniamo gli “Under”.

Con pazienza, ci vuole tempo, ma la “goccia sul sasso” deve continuare a cadere. Ci vuole fiducia e credere nello scopo del proprio lavoro. Ecco perchè nel periodo “Under” occorre pensare al “futuro” e non al presente. Non bisogna preparare il ragazzi per la prima squadra, lo scopo è un altro e devon saper fare tutto.

Noi abbiamo provato a farlo. La “goccia” che cade anche  sulle abitudini pregresse del ragazzo che accetta, ha fatto spesso nascere il “fiore del basket”.

TUTTI PROVANO A FARE TUTTO

Chi impara a giocare è perchè ha appreso lo “spirito del gioco”, ovvero la comprensione dello stesso. Giocherà sempre e si divertirà al suo livello di competenza.

Basta riflettere come risolvere il problema della comprensione del gioco di squadra.  A mio avviso, chi impara è riuscito perchè ha percorso la strada del Playmaker.

Lo possono fare tutti? Sicuramente. Come cominciamo?

3c3 isola-spazi

Dall’offrire la possibilità di metterli al “centro” dell’organizzazione e farlo in allenamento durante il gioco libero.  In uno sport di regole e fondamentali non è difficile da fare, occorre costruire regole specifiche che hanno (per definizione) la priorità sui fondamentali, cominciando subito a giocare.

“Chi segna, regna e organizza il gioco”. Ecco un esempio di regola. Applicata alla formula del 3c3 o 5c5 nella sola metà campo, basato sulla regola. I ragazzi non vanno spontaneamente al “centro” perchè ci vuole personalità.

Interessante perchè se a realizzare il canestro è un “rimbalzista”,  ecco che deve pensare a come fare il primo passaggio dalla posizione centrale oppure laterale, se il gioco comincia dalla rimessa della palla in campo. Nel Diag, è il “rimbalzista” che ha catturato il rimbalzo, anche in questo caso palleggia e va in mezzo.

In partita, esegue l’apertura per il CP? Non sempre. Poichè tutti devono saper fare tutto, comincia il palleggio per un CP più efficace.

Quali sono gli spazi per l’organizzazione del gioco? Quelli disseminati sulla linea centrale longitudinale che unisce i due canestri, il lato e tutte le rimesse (compreso quella sulla linea di fondo).

IL GIOCO LIBERO

“Chi segna regna” lo abbiamo visto, ma “comanda” anche chi prende il rimbalzo difensivo o, in generale, recupera la palla.

Descrizione Diag. E’ raffigurato il possesso di palla del rimbalzista centrale. Si suppone che gli attaccanti (cerchi) abbiano tirato e sbagliato. Prima di eseguire un nuovo attacco, usando il palleggio e il movimento senza palla, i “rossi” si dispongono negli spazi voluti, quelli frontali. Da queste posizioni , bisogna attaccare gli “spazi” che sono rimasti liberi, con palla, senza la stessa e a rimbalzo.

Vogliamo, in allenamento, disporre di regole che favoriscono il gioco del Playmaker. Così , nel gioco 3c3 o 5c5 metà campo, chi prende il rimbalzo va dentro “l’isola della salvezza”, che si trova a metà campo. Capita nel cambio di possesso di palla. Tutti sono chiamati a farlo, andando in palleggio rapido dentro “l’isola”, non ostacolato, ma solo all’inizio. (Diag. precedente)

Se un istruttore ci crede trova mille possibilità per far fare una semplice  esperienza di chi organizza.

Dentro “l’isola” si fa uscire il primo passaggio, senza l’uso del palleggio oppure sfruttandolo. Cambia completamente l’esperienza. Provate a pensarci. Come si comporterà la difesa? Si può costruire un atteggiamento difensivo che disturba l’attacco, cercando il disagio tecnico.

E’ in questo modo  che , pian piano, vogliamo intervenire. Cercare il recupero tecnico aiutandoli a fare l’esperienza del Playmaker che serve per affrontare il loro futuro. Poi, completeremo coinvolgendoli nelle rimesse della palla in campo.

Ricordo che stiamo allenando un gruppo “Under” di prima fascia.

ATTENZIONE ALLE INTERPRETAZIONI

Coac-Why

Vedremo sicuramente come sono diverse le “interpretazioni”, ma per imparare a giocare devono comprendere che il gioco è sempre di “squadra”. C’è un solo modo per arrivare alla meta, ma l’Istruttore deve guardarsi allo specchio e chiedersi perchè allena.

L’allenatore aiuta offrendo una organizzazione in modo che sia accessibile a coloro che stanno provando per la prima volta. Nel piccolo e nel grande, nelle situazioni del gioco libero di metà campo, oppure in quello tutto campo, cominciando dalle rimesse.

Il percorso sarà pieno di sorprese.

La disponibilità tecnica dei ragazzi e l’apprendimento del  “gioco di squadra” offerto dall’istruttore sono come due rette parallele che devono prima o poi convergere, quindi sovrapporsi. Non pensate che i ragazzi siano subito disponibili.

Succederà quando decideranno di cambiare le loro scelte legate all’egoismo. Succederà quando , con l’organizzazione da loro gestita, comprenderanno che il basket è un gioco di squadra. Va da sè che succederà se sceglieranno di organizzare il gioco.

Tutta l’organizzazione tecnica deve essere predisposta per favorire chi desidera mettersi in gioco, come playmaker. Deve essere semplice ma efficace, valida contro tutte le difese, cominciando dal pressing.

LA GRANDE PROPOSTA

Pian piano lo dovranno fare. Offriamo l’acqua della “conoscenza” che aiuta a comprendere il gioco e migliorare. Una goccia medicamentosa che cade sulle loro abitudini pregresse per far sbocciare il fiore del basket. Vogliamo che tutti abbiamo la possibilità di giocare come Playmaker. Unico ruolo che facilita la comprensione.

La scelta

L’istruttore “butta l’occhio” e cosa vede? La personalità, il fisico e la tecnica che danno un impulso a “come” giocare.

Sono i ragazzi che scelgono per primi la loro interpretazione, ma l’istruttore “vede” il loro futuro grazie alla sua esperienza e cerca la correzione degli intenti. Quanti ragazzi hanno ringraziato per aver dato loro la possibilità di giovare sempre e per sempre a basket!!!

Ricordiamo ancora. Si propone un indirizzo tecnico che raramente viene accettato subito. Impegnarsi ad organizzare il gioco per i compagni. Tutti lo dovrebbero fare o almeno provare. Con quello che sanno fare , poco o molto che sia.

Non sono già “vecchi” dopo il mini basket. Dovrebbero essere disponibili,  ma rimangono arroccati nelle loro conquiste, sfruttando il fisico per esempio, oppure procedendo secondo schemi fissi, raramente comprendendo perchè fare questo o quello, leggendo la difesa.

E’ una grande verità, che si manifesta sempre all’inizio degli Under. Ci sono  altre idee da mettere sulla bilancia per equilibrare la loro tendenza  a giocare da soli?

Quelle riguardante la tecnica per esempio, ma non pensate sempre ai soli fondamentali, sarebbe troppo comodo. L’organizzazione tecnica ha la priorità per sviluppare il gioco, si realizza poi coi fondamentali. Come usarli diventa importante per una meta che miri alla comprensione del gioco.  Avvicinandoli alla organizzazione dello stesso, è un tentativo utile per aiutarli a comprenderlo.

Bisogna proporre un modo di giocare che favorisca la loro voglia di migliorare, cambiando le scelte personali legate all’egoismo.

Come già detto, offriamo la possibilità di giocare, tutti, come organizzatori del gioco, partendo dalle situazioni più facili. Cerchiamo di trasmettere i concetti e li mettiamo al centro della situazione, dove vanno di solito quelli che hanno maggiore personalità. Senza obbligarli a farlo, mi sembra un passaggio psicologico inevitabile.

Va da sè che  “tutti giocano playmaker” è una bella idea se si pensa al loro futuro. Al contrario, dividendo la squadra coi “ruoli di specializzazione” si gioca negli Under… come se fossero già professionisti. 

Nel Diag. , abbiamo il gioco “Lampo”, realizzato in transizione. Nessuno gioca Pivot, ma tutti possono giocare “come” Playmaker. Nel sito abbiamo speso diversi articoli per illustralo. Nella “Home Page” basta entrare nella sezione “Il Gioco”. Far scorrere gli articoli e cercare: “Lampo, un attacco polivalente”.  Oppure in fondo alla “Home Page”, digitare: “Lampo”

IDEE VALIDE SEMPRE

Non abbassate mai le antenne per percepire i segnali che fanno “accendere” le idee. La scintilla didattica, da captare al volo, può arrivare improvvisamente , leggendo , vedendo o ascoltando chiunque.

Bisogna saperla cogliere e metterla in tasca perchè non scappi via. Noi usiamo, per far giocare “tutti Playmakers”,  il “finto attacco”, l’idea “tiro-rimbalzo” e il gioco “lampo”, valido contro ogni tipo di difesa.

Basta una sola scintilla. Accettandola bisogna rivedere tutta la propria idea sul basket, se ne abbiamo una. Occorre prontezza, essere subito decisi  a realizzarla , soprattutto se si lavora per il futuro del ragazzo. Anche andando contro corrente? Sicuramente.

Controcorrente

Le verità del basket fanno parte della filosofia che nasce dall’osservazione. Non tutti sono capaci di cogliere aspetti didattici osservando le gare e l’interpretazione dei giocatori. Un’esperienza rara per migliorare la propria conoscenza.

Va da sé che non esiste solo il lavoro sui fondamentali, lo ripetiamo sempre. Cos’altro?

C’è soprattutto la via da scegliere per la comprensione del gioco, da sviluppare con gli stessi fondamentali. Deve essere tenuta in grande considerazione. Comprendere il gioco, organizzandolo. Significa incontrare il suo spirito e migliorare le proprie capacità d’interpretarlo.

Tradotto in pratica? Ripetiamo. La comprensione del gioco si  può manifestare se si sceglie di organizzarlo.

Per questo motivo tutti i ragazzi delle prime fasce “Under” dovrebbero accettare subito la proposta e scegliere di giocare Playmaker.

Non sarà così inizialmente, ci vuole tempo. Il compito dell’Istruttore sarà di organizzare tecnicamente questa idea. Facile? Basta solo volerlo fare.

Dai tanti ruoli, nati per la divisione dei compiti , nasce certamente un rendimento veloce. Va bene per i professionisti.

Per i giovani, invece, bisogna pensare di usarne uno solo, massimo due, per migliorare il giocatore . Va bene per tutta la fascia “Under”.

Ecco come nasce l’asse didattico Play-Pivot. E’ un modo di allenare per il  futuro del ragazzo.

Prima si apprende il ruolo del Playmaker, poi quello del Pivot. E’ la nostra scelta di istruttori.

GIANNI MALAVASI E LA “SCINTILLA”

Gianni Malavasi.1

Ho avuto tanti maestri che mi hanno aperto la mente con le loro idee, Gianni è uno di questi. Lo ricorderò sempre. Da lui è arrivata la scintilla che sottolinea la diversa interpretazione del gioco fatta dai giovani.

Dal momento che ha fatto accendere il fuoco, ha anche contribuito per la ricerca di una nuova via per allenare i giovani.

Ecco il suo pensiero.

“Ritengo che nella pallacanestro , e forse in tutti gli sport di squadra, si possono notare diversi stili nell’interpretazione del gioco, legati a criteri tra loro molto differenti.

Da parte mia, ho provato a individuare e riconoscere tre possibili linee.

Potremmo cosi distinguere un modo di giocare dove è preminente l’aspetto fisico e agonistico (gioco di prestazione).

Oppure un altro sistema di avvicinarsi allo sport fatto di regole e automatismi, con ruoli ben distinti e specializzati (gioco d’esecuzione).

Infine il terzo tipo di approccio più elastico, nel tentativo di intendere gli sports come una situazione ove si verificano una serie di problemi da affrontare e risolvere (gioco di comprensione).

LA PRESTAZIONE

13-Prestazione

Inseguono prevalentemente la “prestazione” i giocatori più istintivi e naturali, come quei ragazzini del minibasket che cercano di imporre il loro sviluppo precoce nei confronti di quelli ancora in crescita.

In effetti, il primo tipo di risposta che si prova a dare a problemi di tipo motorio è sicuramente fornire una prestazione fisica per superare gli ostacoli che ci separano dal nostro obiettivo.

Questo modo di risolvere le sfide sportive, in particolar modo nel basket, molto spesso si concludono in un grande spreco di energia a fronte di risultati insoddisfacenti.

Questo non significa che l’istintività sia nociva, anzi, è sicuramente apprezzabile quella determinata da abitudini giuste che si acquisiscono giocando anche per apprendimento che è diverso dall’insegnamento.

I risultati insoddisfacenti si riscontrano quando la prestazione è saltuaria nel senso di poca pratica di campo ed il bambino rimane fermo alle prime situazioni che gli hanno dato soddisfazione, cioè quelle di tipo fisico. Questo capita soprattutto quando per il bambino esiste solo il rapporto col tecnico.

L’ESECUZIONE

Basketball Coach.1

E’ propria di coloro che cercano di prepararsi ad affrontare modalità preordinate, tutte le situazioni che di volta in volta si verificheranno, in nome di una rigida organizzazione tesa a privilegiare risposte automatiche preparate in allenamento, piuttosto che affidarsi alla interpretazione diretta del gioco.

E’ un atteggiamento che frequentemente si riscontra nei giocatori alle prime esperienze, almeno in quelli più portati a seguire la figura paterna dell’allenatore, che guadagnano così l’approvazione del “genitore” mettendo in pratica (alla lettera) i suoi suggerimenti, senza magari averli compresi fino in fondo.

Anche in questo caso siamo di fronte alla mancanza d’auto-allenamento che determina l’apprendimento migliore.

Sebbene l’esecuzione di schemi automatizzati e predeterminati porti molto velocemente a grandi miglioramenti nell’efficienza del gioco, a volte questo tipo di atteggiamento sfocia in errori macroscopici, legati alla ingenuità dei giocatori non abituati a fare scelte istintive giuste.

La scelta in questo caso risulta tardiva oppure completamente errata.

L’esempio più classico che mi viene in mente riguarda il minibasket, nei primi approcci all’indicazione di mantenere accoppiamenti difensivi (la difesa a “uomo” per intenderci).

Raddoppio

Poiché questa direttiva a volte non viene preceduta da una chiara visione dell’obiettivo della difesa, cioè quello di non subire canestro dall’altra squadra, capita di vedere ragazzini intenti ad ostacolare faccia-faccia il proprio avversario a metà campo, mentre l’azione degli avversari si sta volgendo da un’altra parte, magari con un attaccante che se ne va indisturbato a canestro.

Di solito questo accade quando si gioca poco e senza spirito di gioco, mentre il basket si apprende rimanendo molto tempo sul campo, con partecipazione mentale.

Si apprenderebbe così che è errato anche , sempre nel minibasket, lasciare libero il proprio avversario per rubare la palla giocando su una furbizia che verrà presto punita dagli avversari che giocano con la “testa alta” e usano solo i passaggi per attaccare (magari suggerito dall’allenatore).

LA COMPRENSIONE

Comprensione Gioco

Ritengo invece che la “comprensione” sia una forma flessibile di lettura dei problemi, capace di adattarsi anche alle situazioni più imprevedibili grazie alla universalità dei criteri da seguire.

Comprendere quello che succede in campo significa avere ben chiaro lo scopo del gioco, gli obiettivi da conquistare per raggiungerlo, i sistemi conosciuti per eseguirli.

Non deve sembrare così assurdo che ad un giocatore possa sfuggire come lo scopo del gioco sia vincere la partita segnando (attraverso la propria squadra) più canestri degli avversari; che l’obiettivo è assumere il maggior numero di volte possibile il controllo della palla per tentare un tiro a canestro; che le proprie capacità tecniche e fisiche debbono essere messe a frutto in questo contesto.

Comprendere non significa avere pensato, ma agito istintivamente di fronte ad una situazione di gara. Vedo e agisco in modo corretto perché abituato a farlo.

Spesso, invece, si vedono giocatori di qualsiasi livello dimenticarsi di guardare la palla in situazioni elementari (come faranno ad afferrarla?);

Mettere maggiore enfasi ed impegno in palleggi e finte piuttosto che nel tiro (come faranno a segnare?);

Addirittura dedicarsi con attenzione solo alle azioni d’attacco, disdegnando l’impegno difensivo (come potranno vincere, se gli avversari riusciranno sempre a segnare?).

Mi sto infatti convincendo che, a qualsiasi livello, la comprensione del gioco viene colpevolmente trascurata, anche se la cosa appare di portata macroscopica solo a livello giovanile.

Si gioca contro una squadra e la meta si raggiunge attraverso il gioco collettivo, alla fatica e sofferenza. E la frase “gioco collettivo” ha i suoi principi per essere raggiunto perché occorre sempre e comunque leggere la difesa.

Paradossalmente bisognerà scoprire che ,con più grande è la pericolosità individuale, meglio riuscirà il gioco collettivo.

Credo che la via per risalire alle cause di questa ignoranza sia legata alla nostra formazione di istruttori ed insegnanti, vincolata a criteri basati troppo sulla teoria dell’allenamento senza lasciare il giusto spazio all’apprendimento e alla crescita determinata dal ragazzo attraverso il gioco.”

PER CONCLUDERE

Ecco dunque da dove nasce l’idea di far giocare tutti nel ruolo del playmaker. L’organizzazione dà una spinta alla comprensione del gioco.

Il ruolo del Playmaker è l’unica tipologia di giocatore la cui esperienza è valida sempre e gli serve per il futuro, avendo maggiore possibilità di comprendere “lo spirito del gioco”.