Maurizio Massari e La Sua Zona

InBin

Maurizio Massari , tecnico collaboratore dei progetti della FIP in campo nazionale per le giovanili, è stato il grande ideatore di InBin (Insegnare Basket Insieme), gemellaggio sportivo tra Budrio-Pontevecchio, associazione che sfortunatamente è durato solo un paio d’anni. Correva l’anno sportivo 2008-2009.

Maurizio Massari

Con lui, a Budrio, abbiamo fatto un grosso salto di qualità, non solo per la tecnica , ma anche per la sua cultura e capacità organizzative.

La struttura InBin è stata (finché ha retto) pari alle sue aspirazioni e cioè dare la possibilità ai nostri giovani di rimanere insieme, con opportunità di esperienze ad alto livello, senza tentare avventure con le grosse società.

Traendo spunto dalle proprie consapevolezze, che hanno portato le due Società fondatrici a ben figurare a livello giovanile in ambito regionale, era nata da Maurizio questa idea, basata su di una dettagliata progettualità, frutto della competenza e dell’esperienza, aperta a tutte le piccole Società Sportive.

Massari Maurizio

Non volevamo essere soli, ma purtroppo nessun altra società aveva compreso il valore sociale del progetto. Solo in seguito abbiamo ripetuto l’esperienza ad Argenta.

I suoi punti qualificanti, oltre alla possibilità di lavorare sui giovani utilizzando modelli tecnici di allenamento di grande qualità ,solitamente di difficile attuazione per le società non professioniste, sono stati diversi.

Lo ribadiamo e sottolineiamo, innanzitutto, la possibilità per i ragazzi di evolvere il loro percorso formativo presso le stesse Società di appartenenza, senza ascoltare le sirene delle grosse società, valide solo per i talenti di primissima fascia.

Passaggio raddoppio

Tenere ragazzi insieme in questo periodo storico, farli traghettare oltre le insidie che di solito portano i giovani allo sbando, ci è sembrata una metà che andasse ben oltre ogni traguardo prettamente sportivo.

Inoltre , sportivamente parlando, nulla vale come l’esperienza di essere protagonista , invece che comprimario.

LA DIFESA “MASSARI”

Trattasi del sistema difensivo “Pontevecchio 2009” adottata anche dalla squadra “InBin”.

Double Team.2

“Solitamente giochiamo la difesa a zona partendo da una distribuzione dei territori 1-1-2-1 a tutto campo, con il chiaro obiettivo di togliere spazio all’attacco e giocare quindi conseguentemente anche contro il tempo.”

Quindi, dopo un canestro realizzato, si “pressa” per rientrare poi a “Zona” coi due cacciatori sempre disposti a “L”. Per tutta la gara abbiamo questo tipo di organizzazione.

Sempre e comunque pressing tutto campo? In caso di errore al tiro,non catturando il rimbalzo, rientriamo subito per poi affrontare l’avversario con la stessa disposizione, partendo dalla linea di metà campo. Ecco i principi della “zona”.

GIOCATORE SULLA  PALLA

L’atteggiamento del giocatore sulla palla deve essere atto a condizionare l’azione dell’attaccante e togliere quanto più possibile la visione di gioco attraverso tre elementi strettamente integrati tra loro:

Massari sulla palla.1

• Cercare il contatto con l’attaccante in possesso di palla. Il meccanismo dell’elastico (due “cacciatori”a “L”) ha come bersaglio l’attaccante che entra in possesso di palla;

• Bisogna arrivare a contatto con l’attaccante “mentre” riceve la palla; se si è in ritardo, bisogna cercare l’avvicinamento, leggendo ed interpretando le possibilità dell’attaccante.

• Se la ricezione avviene in zona di tiro, la stretta distanza e un braccio alto hanno la funzione di disturbare il tiro;

• Un piede del difensore sopra la linea dei piedi dell’attaccante, ingabbiando i movimenti di piede perno, consente di condizionare sensibilmente la sua visione di gioco sul lato chiuso e indirizzare l’evoluzione offensiva in termini più prevedibili e controllabili dai compagni di difesa;

• Per questioni coordinative legate all’esigenza di essere reattivi in questa posizione a contatto, l’eventuale braccio alzato del difensore sarà quello omologo al suo piede sopra, per facilitarne la sua possibilità dinamica sul suo lato aperto di difesa.

LA PRESSIONE DI LATO

Difesa Massari

DESCRIZIONE:

Bisogna immaginare il primo “cacciatore” sulla palla, che invita il passaggio oppure la penetrazione, mentre il secondo è posizionato sul T.L. Quando la palla viene passata all’ala il difensore arriva con la stessa, correndo.

Massari Difesa sulla palla.1

Secondo Diag. : Il difensore corre e si ferma , in equilibrio, quindi a contatto con l’ala (5), disturbando il passaggio di ritorno al centro. E’ possibile vedere anche il movimento del primo cacciatore che , con palla in posizione di ala si era sistemato sul T.L. Ritorna a contrastare (1) se la palla ritorna in mezzo.

Nel Terzo diag. viene evidenziato il lavoro del “rimbalzista” , ovvero il difensore dell’ultima posizione. Passa da una posizione “aperta” a una “chiusa”, invitando la penetrazione sulla linea di fondo. In questo caso, tutta la difesa interviene.

NB. Sulla palla, bisogna essere a contatto come spiegato sopra. Consente di esercitare una buona pressione di lato. In caso di posizionamento offensivo del Post-Alto-Centrale, i “cacciatori” di turno nella “L” si posizionano davanti.

Contrariamente a ciò che molti giocatori istintivamente si trovano a fare, una efficace pressione di lato è imprescindibile, in pratica, dall’essere a contatto con l’attaccante;

L’attaccante con palla ,infatti, deve avere sì un lato chiuso, ma anche e soprattutto la linea del canestro oscurata sia visivamente che fisicamente;

La qualità essenziale che il difensore deve mettere in gioco in questo frangente è quella di spaziarsi sull’iniziativa di penetrazione dell’attaccante con lo spazio-tempo necessario a non commettere fallo.

TENERE E GUIDARE LE EVENTUALI PENETRAZIONI

Palleggio protetto 1c1

Una volta a contatto con l’attaccante in possesso di palla, e organizzata la pressione di lato, si tratta di resistere all’eventuale sua iniziativa in palleggio: mettendo il petto sul lato chiuso di 1c1;

Scivolando e tenendolo via dalla linea del canestro sul lato di invito.

In questo caso si andranno ad attivare due principali meccanismi di collaborazione in funzione di un buon livello di tenuta (Scatola) o di una tenuta solamente parziale del difensore su palla (Imbuto).

DISPONIBILITA’ A LOTTARE

Maurizio Massari.a

L’atteggiamento dei giocatori impegnati nei meccanismi di squadra dev’essere tale da organizzare due livelli di controllo delle penetrazioni:

1. “la scatola”, a carico del giocatore più attiguo al compagno impegnato nella difesa su palla. C’è l’organizzazione della “scatola” di primo contenimento della penetrazione;

Parimenti, lo stesso giocatore dovrà anche preparare l’uscita (in “elastico”) sul ricevitore più prossimo alla palla posto nel suo territorio di competenza;

2. “L’imbuto”: a carico del difensore interno posto per distribuzione territoriale alle spalle del compagno impegnato nella “scatola”, c’è la responsabilità di chiudere l’ “imbuto”.

Maurizio Massari.d

In qualsiasi caso di penetrazione, quindi, sarà prima attivata la “scatola” tra il difensore su palla ed il compagno più vicino sul lato di indirizzo;

In caso di sfondamento della scatola da parte dell’attaccante in penetrazione, la tenuta dei due difensori deve essere tale da consentire di guidarlo sulla chiusura dell’imbuto da parte del terzo compagno;

Durante questo tipo di situazioni, il comportamento degli ulteriori due difensori sarà quello di “tagliare” davanti alle eventuali posizioni offensive interne e preparare l’uscita ad elastico nei territori di competenza.

I giocatori che chiudono la “scatola” e l’ “imbuto” hanno un ruolo chiave: devono essere bravi nella tecnica di chiusura (gambe cariche, braccia pronte e aperte) e coraggiosi (togliere lo spazio all’attaccante, mettere il petto).

AIUTA E RECUPERA SULL’ALA

Massari Aiuta e Rescupera

DESCRIZIONE:

Nei territori perimetrali posti all’altezza del tiro libero, e quindi nell’inter-spazio tra le competenze del difensore sopra e del difensore dietro, per la stessa distribuzione dei territori codificata, l’obiettivo dell’elastico in uscita sarà presumibilmente a carico del difensore dietro, per il tempo necessario al difensore sopra ad arrivare e mettere pressione di lato.

Si verificherà un passaggio istantaneo di “scatola” sulla palla, prima che il difensore dietro rientri a presidiare il proprio territorio secondo gli atteggiamenti tecnici previsti dalle situazioni di difesa di squadra.

Nel caso in cui l’attacco lavori con sistematico soprannumero in angolo, attaccando il territorio a carico del difensore dietro nel momento in cui questo si alza per effettuare l’aiuto e recupero all’altezza del tiro libero, sarà il compagno difensivo a lui agganciato (responsabile del territorio centrale) ad uscire a contatto e a mettere la massima pressione di lato su palla in angolo.

Massari Raddoppio angolo

Rappresentando la palla in angolo la situazione di massimo vantaggio difensivo per il condizionamento dell’attacco, non si effettua alcun aiuto e recupero, ma un vero e proprio scambio in cui il difensore uscito resta sulla palla, ed il difensore in rientro dall’elastico scambia (con un taglio difensivo) all’interno della difesa di squadra assumendo l’atteggiamento necessario a bilanciare il lavoro dei compagni.

Al fine di permettere il necessario tempismo dei giocatori nelle situazioni di collaborazione previste, è necessario che tutte le posizioni interne siano “agganciate” davanti: è infatti necessario evitare che l’attaccante possa giocare in contenimento sul difensore preposto all’elastico in uscita o al contenimento di una penetrazione in “scatola”.

Inoltre, i giocatori “di squadra” devono essere sempre molto attivi mentalmente nelle situazioni a rimbalzo: su ogni situazione di tiro è necessario agganciare ed escludere l’attaccante di competenza o controllare eventuali tagli offensivi per i rimbalzi “in corsa” di attaccanti provenienti dal perimetro.

CONCLUSIONI DELLA DIFESA “MASSARI”

Logo Laura InBin

Una difesa a zona che possa considerarsi una difesa “base” e non una difesa tattica, deve garantire mediamente gli stessi livelli di intensità, aggressività e intercambiabilità dei ruoli che solitamente garantisce una buona difesa a uomo.

In più, deve permettere il riconoscimento e la sperimentazione agonistica di una serie di fondamentali di difesa di squadra quali l‘aiuto e recupero, la chiusura, la difesa sulle posizioni interne, la rotazione.

Viene a connotarsi quindi non una difesa “situazionale”, ma una vera e propria palestra difensiva in cui vengono allenate a fondo tutte le principali attitudini alla difesa sia a livello tecnico, che di agonismo, che di mentalità ed anche di tattica, se per tattica si intende la capacità di ogni giocatore di avere anche livelli di interpretazione d’insieme di ciò che accade in campo.

Maurizio Massari.3

Per esperienza, dopo molti anni di sperimentazione di questo sistema, posso dire che la sua valenza in termini di miglioramento delle qualità difensive dei propri atleti è riscontrabile negli indiretti miglioramenti (individuali e di squadra) che i giocatori hanno anche nel difendere a uomo.

La valenza agonistica invece è strettamente legata a due parametri: l’energia che i propri giocatori sono in grado di produrre sul campo (dove per energia si intende un mix tra intensità fisica e forza mentale) e il livello medio di abilità nel passaggio degli avversari.

Livelli non consoni di energia impediscono un sufficiente livello di “aggancio della palla” e conseguente condizionamento della circolazione offensiva, ottime abilità di passaggio nell’attacco pregiudicano le situazioni di “pressione di lato” mettendo in crisi la corretta distribuzione dei territori ed attivazione dei meccanismi di collaborazione.