Il Principio Di Peter e Il Passing Game

Siamo contro la “specializzazione” e proponiamo il “passing game”  per il recupero dei fondamentali perduti ed opporci alla “legge di Peter”. State allenando dei giovani? Non specializzateli!

“Tutti fanno tutto” è il motto contro la specializzazione.

Se fosse riconosciuto vantaggioso a livello di vittoria di squadra, sono convinto che molti si darebbero da fare per trovare il sistema di gioco adatto e svilupparlo. In fondo, basta cercare nel mare dei principi di gioco dimenticati o fuori moda. Noi , come già detto, pensiamo che il “passing-game” sia perfetto. In questo modo  “lunghi” potranno esprimersi nella organizzazione del gioco.

Quando si dice che tutti devono giocare nel ruolo del playmaker, il concetto è decisamente opposto rispetto alla tradizione che ricerca “il creatore del gioco” come la tartaruga  desidera il mare quando nasce. Come farà un Pivot a giocare nel ruolo del Playmaker? Non col penetra e scarica, giusto?

Il Playmaker è riconosciuto come l’unico (massimo due-tre per squadra) in grado di organizzare e gli si attribuisce , non a caso, il N°1, gerarchicamente inconfondibile. Le specializzazioni ci sono sempre state , adatte per il massimo rendimento individuale in funzione del risultato di squadra, ma inadatte per il futuro dei giovani.

In quel momento storico e da sempre ,durante le loro proposizioni, le specializzazioni sono fatte con superficialità. Non ci si mette sicuramente il problema del futuro del ragazzo. Ma come la spada di Damocle, il “Principio Di Peter” è li che aspetta.

IL PRICIPIO DI PETER

Detto anche principio di incompetenza è un concetto che si può utilizzare, indicativamente, anche nel basket.

Riguarda le dinamiche di “carriera” su basi meritocratiche all’interno di organizzazioni gerarchiche.

Nel basket, nell’attribuzione dei ruoli, si assegna il N°1 al Playmaker che rappresenta anche la figura del giocatore più importate, quello che comanda il gioco. Per questo motivo l’organizzazione della squadra, seguendo i ruoli , è di tipo gerarchico.

Il N° 2 viene proposto alla “guardia tiratrice”, di importanza inferiore solo al N°1 e così via , fino al Pivot. In effetti è  il giocatore “dipendente” da tutti gli altri. L’atleta che deve essere pronto per il  completo servizio verso tutti, dentro la gabbia della sua specializzazione. 

Poiché lo specialista ricopre un ruolo, lo stesso stabilirà in futuro il proprio livello di incompetenza. Va da se che, se la competenza tecnica di un giocatore si allargasse per essere utilizzato in più ruoli , farebbe spostare in avanti, nel tempo, il proprio livello di incompetenza specifica.

Il suo futuro sarebbe decisamente migliore perché con questo tipo di organizzazione gerarchica è il playmaker che , per conoscenza riconosciuta, ha il limite di incompetenza più longevo.

“TUTTI FANNO TUTTO?”… ECCO IL NOSTRO SISTEMA

Si chiama “ABI”, alto-basso, ed ha uno schieramento che non impiega, per giuste ragioni, gli angoli. Attacca ogni tipo di difesa ed è preso dai movimenti dimenticati del “passing game”. Va da sè che altri “passing game” potrebbero adattarsi affinchè i giocatori giovani facciano “tutto”, secondo le loro possibilità.

Il “passing-game” è un sistema di gioco elaborato e realizzato in passato col passaggio e movimento, che è l’opposto dell’1c1 in palleggio,  per “penetrare e scaricare”, con tutti gli altri fermi.

Col primo sistema si “attacca” senza palla dopo il passaggio, col secondo lo si fa subito in palleggio, con quattro compagni fermi in attesa.

Ricordiamo anche che, come si vede nel Diag., il “Passing Game” prevede il movimento senza palla prima del passaggio d’ingressoPotrete notare anche  i giocatori della circolazione esterna numerati, ma non col concetto dei ruoli.

Va da sè che i due “verdi” non sono “Pivots” e i tre esterni non sono “Playmaker”. Sono disposti dalla casualità che viene dalla transizione fatta col “passaggio e movimento”, di squadra.

E l’attaccante con palla? Può attaccare in palleggio, mentre tutti si muovono, ma come “finto attacco”, il che significa mettere in campo una filosofia particolare, che spiegheremo. E’ proprio grazie al “finto attacco” che anche i “lunghi” possono giocare Playmaker, ma dentro il “passing-game”.

Entrambi i sistemi sono validi da un pdv tecnico , ma hanno idee leader diverse per l’utilizzazione dei giocatori , fermo restando che , tutti i sistemi, hanno come meta il concetto di battere l’avversario e l’1c1 prima o poi si evidenzia. Con palla, senza la stessa e a rimbalzo.

Il Diag. di fianco mostra l’azione leader dell’attacco fatto col “passing-game”.

Il Playmaker, chiunque sia, dopo il passaggio è libero sotto canestro perchè il suo difensore, per “addestramento” indotto, imposto da tutti gli allenatori,  esegue lo “skip to the ball”.

DUE SISTEMI CON SCOPI DIVERSI. QUALE SCELTA?

Se diamo per scontato il fatto della diversità degli scopi, in quanto il “passing game” sviluppa il “passaggio e movimento” mentre l’altro il “palleggio e il tiro da 3Pt.”, direi che sono gli scopi di contorno  quelli più interessanti, che alla fine indirizzano la scelta.

Col “passing game” tutti hanno la possibilità di “essere” il N°1, “avere” lo scettro della guida del playmaker , la possibilità di gestire il gioco. Non è detto che si diventi playmaker per merito del sistema, ma la regià sviluppa conoscenza e fondamentali. E allontana l’incompetenza di Peter.

Il “penetra e scarica” illude che si possa vincere perchè 3Pt. sono meglio di 2Pt. Sono le regole nel basket che hanno sempre la priorità e nssuna abilità può pensare di avere un potere assoluto, perchè esiste sempre la contromossa, come in una partita a scacchi. Non siamo nella NBA dove il basket è al servizio dello spettacolo, da salvaguardare come priorità. In Europa si gioca diversamente e la “zona” non si batte solo col tiro da 3Pt.

Tuttavia, se da un lato la specializzazione è servita per sviluppare il tiro da 3Pt., ha poi cancellato il fondamentale del rimbalzo che dovrebbe essere appreso, come abitudine importante, nel periodo Under. Non c’è niente di meglio, per abituarsi al rimbalzo, che legare questo fondamentale al proprio tiro, che diventa “tiro-rimbalzo”, un fondamentale con due attitudini.

Scegliere un sistema piuttosto che un altro è un concetto che dipende dalle mete che un allenatore si propone. Far crescere i giovani in un certo modo, ispirandosi al loro futuro, preparandoli alla conoscenza del gioco e alla possibile capacità di fare tutto , opposto alla precoce imitazione  dei professionisti, non esclude le altre vie.

IL CONFRONTO

Come già detto, “penetra e scarica” e “ABI” hanno mete letteralmente opposte, pur concordando sul valore delle abilità individuali. Il primo, conosciuto in tutto il mondo e usato in tutte le età, il secondo assolutamente sconosciuto, ma da noi caldeggiato, è utilizzato fin dal 2009.

Il “Penetra e Scarica” specializza l’1c1 del playmaker per favorire il tiro dalla linea dei 3Pt., il sistema “ABI” la collaborazione di tutta la squadra per l’1c1, ma come finto attacco, leggendo la difesa. E’ una finta e come tale bisogna essere pronti a fare quello che si finta.

E’ appunto nella capacità di sfruttare il “finto attacco in palleggio” , introdotto nel gioco di squadra, che dà la possibilità a tutti di giocare playmaker. Prende in prestito, è simile, all’idea dell’autoblocco senza palla, per smarcarsi. Staccarsi dal contatto col difensore fa prendere un vantaggio di spazio-tempo.

La differenza realizzativa dei sistemi consiste nel gioco di squadra, come impegno di tutti i compagni ad organizzarlo, in ABI. Per favorire il gioco individuale con la specializzazione nei ruoli, nell’altro sistema.

Con questo non neghiamo la possibilità del gioco di squadra dentro il sistema “Penetra e scarica”, ma lo presenta come una meta secondaria.
Nel penetra e scarica le penetrazioni in palleggio sono eseguite solo dagli specialisti, durante l’organizzazione , dagli altri abbiamo la penetrazione in palleggio  solo dopo lo scarico.

In “ABI” abbiamo passaggio e movimento, back-door e gioco col “ragno”,  attacco alla linea di fondo in palleggio  come “finto attacco”, ma soprattutto tiro-rimbalzo. Va da sè che, come iniziativa personale,  è un’azione naturale e sempre  possibile il “penetra e scarica”.

“ABI” è un attacco che va a contro corrente in questo periodo storico, un sistema che prevede come base la collaborazione “Alto-Basso”, assolutamente efficace contro la zona. Niente di nuovo , naturalmente, perchè tutto è stato recuperato nel mare degli “scopi” dimenticati.

IL SISTEMA “ABI”, ALTO BASSO

E’ preparatorio ad un altro “passing game”, più articolato: “Il Lampo”, trattato lungamente in questo sito.

Le regole del “passing-game” sono realizzate in tante altre organizzazioni , diverse da “ABI”. Significa che anche altri sistemi sono sicuramente adatti per questi scopi.

Come regola, tutti si muovono prima del passaggio d’inizio.

Dopo il passaggio d’entrata nel sistema, abbiamo sempre sempre il movimento. In ABI ci sono due  tipi di circolazioni , interna ed esterna , con possibilità interlocutorie.

ABI come detto è il preambolo di “Lampo”,  un “Passing-Game” simile, utilizzato con tutti i giocatori, più “potenti” fisicamente, in campo. Un aspetto che crea disagio alla difesa avversaria.

Tutte le rimesse sono eseguite “di squadra” e  fanno si che ci sia uno scambio continuo di responsabilità. Come già segnalato ABI, vuol dire “Alto-Basso” , una comunicazione tecnica valida soprattutto contro la zona e le sue sfumature. 

Le posizioni dei giocatori non sono fisse, vengono dalla transizione “difesa-attacco”, dove la palla è portata avanti dalla squadra, con passaggio e movimento. Nella fase d’attacco , il movimento egli esterni è basato sul “dai e cambia” oppure “dai e vai”, leggendo la difesa.

Questo dettaglio fa pensare che,  dopo il passaggio “centro-ala” chiunque (piccolo-gigante) sia libero (se taglia forte) , vicino al canestro. Va da sè che bisognerà sviluppare l’abilità del passaggio per quest’azione.

In alternativa , il tagliante riceverà palla in “ala” e,  con l’inversione del gioco, svilupperà la sua pericolosità con l’1c1, come finto attacco in palleggio, verso la linea di fondo,  aprendo una nuova meta in questo sistema interessante, adatto per le  fasce della categoria Under.

Un mondo che si sviluppa con l’introduzione del concetto “dell’ammasso”, un capitolo interessante del basket che svilupperemo a parte.