Romeo Sacchetti e Il Gioco Non Convenzionale

 

Romeo Sacchetti

Quando si rischia con il gioco non convenzionale, può andar bene o male. Scontato.

Se però con l’immaginazione il Coach ha pensato a come “smussare” tutti gli angoli possibili , ecco che il sole farà brillare la sua casa con la vittoria.

In fondo, basta chiudere gli occhi e vedere i giocatori che si muovono sul campo, non l’avete mai fatto? E’ un dono che solo il Coach illuminato possiede.

Era la prerogativa di Annibale Barca, il più grande Coach della storia perché ha vinto contro i Romani per 14 anni, giocando in trasferta. Non poteva combattere in modo convenzionale.

Quando tutti fanno la stessa cosa la vittoria avviene in modo casuale, oppure per merito dell’eroe di turno che si mette in evidenza in modo particolare.

L’eroe può essere quindi il singolo giocatore che gioca in modo “non convenzionale”. Tutti i grandi campioni lo hanno sempre fatto. Ricordate il grande Kresimir Cosic? Sopra il basket appreso da giovane ne aveva costruito un altro, personale , giocando in modo imprevedibile perchè non convenzionale.

Non gli bastavano le sue capacità mentali, fisiche e tecniche di primissima qualità. Ogni sua risoluzione cestistica era fuori dalla norma. Appunto.

COME GIOCA LA MIA SQUADRA?

Sacchetti Dinamo Sassari

Partiamo dall’idea del significato di “Gioco”, ovvero una espressione del basket realizzato secondo le caratteristiche psicologiche , fisiche e tecniche dei propri giocatori.

Questa definizione da per scontato che i giocatori non siano nella fascia del mini-basket, neppure dentro quella Under dove il gioco è , di solito, prettamente didattico.

I giocatori “senior”, invece ,manifestano le loro caratteristiche a un livello superiore , dove si gioca per vincere. Mi direte che si cerca sempre di vincere anche nelle fasi di crescita tecnica, ma un conto farlo nella fascia Under e un altro in Serie A.

Se si vuole vincere al livello Senior , quello relativo alla propria competenza, giocando quindi contro avversari di pari capacità, non si può essere convenzionali.

Cosa vuol dire? Semplicemente non si può giocare allo stesso modo, quello fatto da tutti, senza sorprese tecniche.

Sacchetti.3

Sicuramente è più facile essere “non convenzionale” individualmente, come Cosic per esempio, piuttosto che sia una squadra ad esprimere questa capacità vincente. Siete d’accordo?

Questo per sottolineare l’impresa di Meo Sacchetti che ha pensato come faceva abitualmente Annibale Barca.

Quando si compiono queste imprese e si prende la consapevolezza di quanto si è “creato”, si è tentati di farlo sempre.

La mia modesta opinione? E’ quasi impossibile ripetersi in quel modo perché alla base di tutto c’è stata la scelta degli “uomini” e della loro disponibilità.

CONVENZIONALITÀ O IMPREVEDIBILITÀ?

Sacchetti.6

Per intenderci, il gioco proposto da Romeo Sacchetti, Coach Dinamo Sassari, vincente contemporaneamente su tre livelli nello stesso anno, non è stato per nulla convenzionale rispetto le altre squadre d’Italia. Una vera sorpresa per tutti, la chiave di volta per la vittoria .

La scelta dei giocatori è stata coerente con lo scopo da raggiungere. Smussare gli angoli vuol dire soprattutto questo. Ci vuole anche un pizzico di fortuna nella scelta.

Ancora una volta sottolineiamo che se si vuole vincere non si può essere convenzionali. E’ la regola che sta dietro a tutti i successi, in tutti i campi sportivi.

Nel basket, sport tattico per definizione , succede più di frequente. L’esempio della Dinamo Sassari è uno dei tanti.

Un sistema di gioco basato sulla velocità offensiva e difensiva con uno sfruttamento speciale del tiro. Un’idea di gioco mai usata prima, e sfruttata per tutta la gara.

Sacchetti.5

L’aspetto non convenzionale può essere riferito a tutto il basket, dai fondamentali individuali all’attacco schematico, senza dimenticare la difesa.

Come detto, gli stessi protagonisti possono giocare individualmente un basket non convenzionale. In questo momento mi viene in mente Marco Pozzecco, il mio Playmaker preferito.

Va da sé che il “non convenzionale” raccoglie i frutti di solito attribuiti alla “imprevedibilità” che è il “Sale del Basket”.

COPIARE NON SI PUO’

L’abitudine al gioco normale , a cui tutti si attengono, si trova in una situazione di grande disagio tecnico contro la sorpresa e occorre tempo per cambiare le proprie abitudine e predisporsi per contrastare il disagio.

La vittoria degli altri è dispensatrice di molte attenzioni. Cosa voglio dire? Quando un gioco “non convenzionale” vince, subito è copiato da tutti, anche se le caratteristiche dei giocatori non possono essere le stesse, uguali a quelle che hanno fatto vincere.

Questo atteggiamento è utile solo per trovare le contromisure. Il basket è uno sport di reazione e la soluzione per contrastare si realizza dopo un certo periodo di tempo. Il tempo per cambiare le abitudini.

Difendersi, reagire è possibile ma copiare il modulo Romeo Sacchetti non si può.

LA PARTITA A SCACCHI

Una definizione azzeccata del Basket afferma che trattasi quasi sempre di una partita a scacchi giocata a livello dei fondamentali individuali e di squadra.

Dan Peterson

Quando Dan Peterson venne in Italia, nel lontano 1973, si accorse subito che in serie “A” nessuno usava la Zone-Press e lui aveva gli uomini per realizzarla.

Il gioco convenzionale di tutte le squadre subì uno scossone, ovvero un disagio tecnico, che durò almeno un mese con vittorie strepitose.

Col disagio tecnico “assorbito”, annullato attraverso l’allenamento specifico, anche Dan si convinse a giocare senza scacchiera.

Quando tutti giocano in modo convenzionale può instaurarsi la supremazia delle squadre meglio dotate di talenti che sguazzano nel mare della loro superiorità.

Il basket offre però , la possibilità di sovvertire la dittatura Fisico-Tecnico precostituita.

Basta telefonare a Romeo Sacchetti, novello Annibale, per suggerimenti non convenzionali.