Si Vince e Si Perde, Si Cade e Ci Si Rialza

By Stefano Panizza e Ettore Zuccheri

Nel settore giovanile è importante avere fatto tanta esperienza pregressa, ma anche saperla trasmettere. Allo scopo è indispensabile conoscere gli argomenti tecnici su cui lavorare , per migliorare sotto tutti gli aspetti, perché “tutti devono saper fare tutto”. Poiché i temi da considerare sono molti, non si può allenare da soli.

Per cominciare, ma non è la situazione ottimale, un allenatore può pensare al gioco e l’altro ai fondamentali. Almeno due allenatori, per far crescere bene i giovani, sono necessari. Tre sarebbe il numero perfetto perché altrettanti sono gli argomenti importanti. Attacco, difesa, fondamentali.

Non importa che ognuno dei tre collaboratori esponga oralmente , al capo allenatore, il suo programma perché solo eseguendo il lavoro in palestra si rende l’idea di quello che si vuole insegnare e far  comprendere che la strada esposta è quella giusta.

I benefici di un lavoro didattico non vanno solo dall’insegnante verso l’allievo , ma l’aspetto vantaggioso è reciproco. Anche dai ragazzi , dalle loro istintività manifestate nel gioco libero in palestra, si possono far propri movimenti speciali, da utilizzare per costruire una nuova identità.

Va da sé che occorrono idee personali da esporre ed utilizzarle per far crescere i propri giocatori.

Non si può allenare sempre copiando dagli altri perché i propri ragazzi sono diversamente speciali. Intanto, occorre pensare come devono essere alla fine di un percorso. Li vogliamo in grado si saper far tutto, secondo il loro talento , poco o molto che sia.

E’ fondamentale, che siano autonomi ed apprendano lo spirito del gioco.

Lo possono fare solo giocando per creare l’organizzazione del gioco. Devono andare in campo con l’idea di far fare un tiro, un assist al compagno e non per realizzare dei punti.

Ecco la grande meta , come  programma da sviluppare , andando ovviamente controcorrente.

Usiamo questo termine perchè conosciamo benissimo l’altro indirizzo, quello delle specializzazioni per la crescita di un gruppo a conduzione gerarchica dove il N°1 è il punto di riferimento assoluto. Il principio di Peter attende tutti alla fine dell’attività giovanile.

LA DIFESA E L’ATTACCO

Per noi la difesa deve essere assolutamente aggressiva. In attacco tutti devono conoscere l’organizzazione, il gioco del playmaker. Tutti devono saper fare tutto, quindi saper giocare anche “schiena a canestro”, ovvero il gioco del Post.

I fondamentali per esprimere e migliorare il gioco devono soddisfare soprattutto il “finale di ogni attacco”, ovvero Tiro-Rimbalzo.

La difesa deve utilizzare il pressing tutto campo con l’idea che non si difende contro un solo avversario ma bisogna ostacolare l’intera squadra. Il “cambio” difensivo è un’azione scontata.

Non dobbiamo pensare subito alla tecnica, ma alle abitudini da fare acquisire ai “Guerrieri della Luce” perchè la combattività è indispensabile. E’ la nostra prima meta.

“Ogni anno l’allenatore impara nuove cose dagli allievi avuti a disposizione. Una esperienza che viene trasmessa ai futuri ragazzi che ne beneficiano. Cosa voglio dire? Si può utilizzare una esperienza pregressa del Coach per aiutare, adattandola, i nuovi allievi, affinché sfruttino al massimo il loro talento.”

Va da sé che occorre fare una verifica iniziale , sul livello mentale, fisico e tecnico di partenza dei nuovi allievi, tenendo conto che la propria filosofia di insegnante non deve cambiare. Sappiamo in partenza che “si vince e si perde, si cade e ci si rialza”.

SI COMINCIA GIOCANDO

La prima considerazione da fare è che il lavoro fatto in palestra deve compensare la negatività scontata del periodo storico nei confronti delle abilità motorie. Cosa voglio dire?

Si gioca poco rispetto al passato e, visto la diversità e vastità dell’impegno tecnico da svolgere , non si può fare a meno di avere collaboratori fidati per un lavoro di equipe.

Va da sé che si deve portare avanti il gioco, senza pensare all’esecuzione che dipenderà anche dal livello raggiunto con la perfezione dei fondamentali. Come giocare? Noi lo chiamiamo “Gioco a ruota libera”, tutto campo, basato sulla velocità e destrezza, con possibilità di intervento  successivo dei compagni , partendo dal “2c2” con rientro difensivo. Una vecchia idea.

Ci alleniamo sempre in “affollamento” perchè pensiamo che abituarsi al caos sia meglio che avere le spaziature chiare.

Il pressing e la lotta ai rimbalzi deve dare l’idea dell’atteggiamento combattivo che devono avere i ragazzi. Pressing, gioco a “ruotas libera” e Tiro-Rimbalzo.

“Ci possono essere “assistenti” che vogliono apprendere il lavoro da svolgere, ma soprattutto occorrono “tecnici”, colleghi a cui affidare compiti ben precisi. Il Capo-Allenatore lascerà la libertà assoluta sul loro intervento sapendo che sarà collaborativo e di compenso sul lavoro svolto dagli altri.”

“Per migliorare gli aspetti tecnici con Ettore abbiamo trovato una simbiosi che ci pare, in questo momento, la migliore in assoluto. Sapendo che ciò che facciamo ora è frutto delle esperienze passate. Scontatamente, ciò che faremo a fine stagione sarà evidenziare l’evoluzione di quanto ora stiamo mettendo in campo (always moving forward)” .

IL RAPPORTO CON I GIOVANI

A nostro avviso i ragazzi devono essere disponibili sotto ogni aspetto che noi proponiamo, sia questo didattico oppure disciplinare. Non sono ammesse divagazioni o cadute di concentrazione, perché il tempo trascorso in palestra e sempre scarso, ma soprattutto didatticamente devono essere disponibili a fare un lavoro “casalingo”, per incamminarsi verso l’autonomia.Il fatto di alternarsi in campo degli istruttori , mantiene il livello alto di concentrazione.

Un canestro per ogni casa degli allievi è la chiave per risolvere il problema “tiro-rimbalzo”. Vogliamo sottolineare che l’idea di questo lavoro sul tiro fa aumentare la fiducia nel ragazzo che si rende molto disponibile all’esecuzione in gara quando, leggendo la difesa, si appresta al tiro che sarà sempre seguito dal movimento per catturare il suo rimbalzo.

“Rispettando la personalità del ragazzo, non si può pensare che il rapporto non vada sulla strada giusta se si cerca di ottenere il massimo impegno con metodi “sbrigativi”.  Per migliorare questo aspetto mentale (concentrazione-impegno) stiamo facendo un lavoro insieme dove, come al solito, Ettore fa il buono ed io faccio il cattivo (meglio il “severo”). La punizione (piegamenti sulle braccia) è la medicina giusta… che Ettore non usa mai.”

COMPENSARE E’ LA CHIAVE

Il rapporto con i collaboratori deve essere compensativo anche dal p.d.v dell’atteggiamento nel rapporto umano coi ragazzi. Non si può essere tutti intransigenti, anche i toni della voce devono essere diversamente collaborativi . Il ragazzo deve uscire dall’allenamento o gara soddisfatto per il rispetto ottenuto dal suo impegno.

“Ettore scherza e racconta le favole, per compensare i miei richiami severi. Per età siamo entrambi diversamente “nonni” . Il sottoscritto, coi nipoti naturali, lui lo diventa improvvisando “sceneggiate teatrali” coi ragazzi in palestra.

Poi li vizia, con una “ pacca” sulla spalla e gli racconta metafore vissute del “Jungle Team”, gli animali della foresta. Spesso compra la coca cola da vincere nelle partitelle.”

I ragazzi amano le favole e la comunicazione verbale che le ricorda è sempre ben accettata. Va da sé che, allenare è comunicare e con la favola si facilita il compito, in modo che ci sia la comprensione che favorisca l’accettazione del messaggio.

Nel sito www.videobasketballnet.com abbiamo un “blocco di articoli” dedicato a favole “tecniche”. Trattasi, il nostro, di una forma di collaborazione fra allenatori esperti che non ha bisogno di accordi preparatori. Lavoriamo sul campo regolando i nostri interventi tecnici compensativi. Un preparatore lavora per l’attacco e l’altro per la difesa. Entrambi sui fondamentali.

Il grande Dan Peterson agiva in questo modo coi suoi collaboratori. Chiedeva loro come intendevano agire. Tra persone esperte meno si parla, più si pratica la propria idea in campo e migliore sarà il risultato.

“In pratica, quando Ettore finisce la sua ora di allenamento piacevole , i ragazzi si ritrovano ad affrontare il “ brusco risveglio” per vedersela con un rapporto diverso.

Devono immergersi nella realtà dove il “lavoro di braccia”, se sbagliano, insieme alle “lavate di capo”, per i mancati interventi tecnici, li riportano a livello con la realtà della vita. La punizione è accettata, ma è come una spada di Damocle che controlla la concentrazione.”

Infatti devono essere educati a non sbagliare le cose semplici perché gli avversari, non regalano nulla.

La competizione richiede di essere sempre pronti a rialzarsi dopo ogni scivolone tecnico o psicologico derivante dalla supremazia avversaria o dall’atteggiamento “tosto” di chi ti ritrovi di fronte durante il match.

L’IDENTITA’

“Tuttavia, ogni gruppo ha la sua caratteristica da evidenziare e i nostri ragazzi sono caratterizzati dalla mancanza di quella fisica e maggiormente da quella tecnica.

Siamo però contenti che abbiano quella psicologica, la qualità dei veri lottatori senza paura.

Per questo qualcuno li ha nominati “Combattenti della luce”. Ovvero combattenti per la vittoria che illumina il loro volto stanco, ma soddisfatto, alla fine di ogni gara. Non capita spesso di essere soddisfatti per la vittoria, ci si trova spesso a dover fare i conti con sonore sconfitte.”

“Come quest’anno (2018-19) dopo tre partite vinte con un crescendo emotivo forte, ci hanno “stesi” con un sonoro -35.”

Ci sono sempre lati positivi da sottolineare. Perdere una gara combattendo senza subire né il loro ritmo né la loro fisicità , ma solo quella dell’aspetto tecnico, ci fa pensare bene per il futuro.

Abbiamo infatti un punto di riferimento per i nostri futuri progressi individuali e di squadra, sapendo dove , quando e perché lavorare. Sceglieremo senza indugi un aspetto tecnico piuttosto che un altro.

“Dovendoci dividere i compiti,  anche sui commenti da offrire ai ragazzi, le nostre disanime sulla prestazione della squadra, dopo la sconfitta, sono state uguali e contrarie ed i ragazzi sono rimasti allibiti da come ci troviamo sempre d’accordo anche quando offriamo due commenti diversi.

Sicuramente daremo loro tutto ciò che occorre per migliorare anche se Ettore si è mostrato soddisfatto e il sottoscritto non li ha “risparmiati”, perdonati per la loro prestazione “di….m”.”

“Partiremo dall’insegnamento che ci hanno regalato i precedenti gruppi allenati, perché la nostra filosofia è rimasta la stessa.”

Non vogliamo, non rincorriamo le specializzazioni perché pensiamo al loro futuro. Significa che tutti apprendano lo spirito del basket che si raggiunge nel saper “organizzare” e , nel tempo, apprendano il gioco “spalle a canestro”.

Il “sistema grafico” è ricordato nel Diag. dove abbiamo, nell’attacco  “ABI” , la linea “mediana verde” formata dai Playmaker che si alternano con gli esterni, pensando che “tutti dovranno essere in grado di fare tutto”.

Si attacca con la palla, senza la stessa e a rimbalzo, ma l’1c1 è fatto come “finto attacco” leggendo la difesa. Se ci pensate bene, tutta la pallacanestro giocata dovrebbe avere questo principio. Si può fnire un attacco individuale se si prende un vantaggio, ma non capita sempre… Riconoscerlo è importante per stabilire di giocare coi compagni.

Nel secondo Diag. vedete l’esecuzione di un blocco. Va da se che c’è un tempo per ogni fondamentale…che verrà insegnato a suo tempo.

L’aspetto psicologico di tutti i nostri ragazzi, giustamente soprannominati “Combattenti della luce”, è una qualità non sempre riscontrabile in una squadra. Di solito uno o due per squadra si distinguono, ma i nostri sembrano selezionati da un reclutatore illuminato che li ha scelti per il carattere.