Stefano Michelini, Uomo o Zona?

Michelini

Stefano Michelini è uno degli allenatori più noti in tutta l’Italia.

Penso che il suo primo successo sia stato allenando la “Pallacanestro Budrio”, vincendo il campionato di C1 nel 1980.

Poi è stato coach a Modena, assistente di Ettore Messina ai campionati europei del 1993, Battipaglia in B/1, Responsabile della nazionale “Under 20”, a Forli in A/2, col Banco di Sardegna per 4 anni, una promozione a Novara col Cimberio, quindi a Montegranaro e Rimini.

Ultima bella esperienza con la femminile A/2 della Reyer Venezia, finita con le sue dimissioni dopo aver portato le sue giovanissime ragazze ad un passo dal grande salto .

Una bellissima carriera quella di Stefano che ancora oggi lo vede impegnato sul campo a Modena, ma come coordinatore delle attività. La sua attività si completa come commentatore televisivo.

BUDRIO 2009

Ocarina di Budrio

Stefano ha partecipato alle riunioni tecniche che si tenevano a Budrio prima dell’evento aggiornamento tecnico PAO. Questa è la sua relazione riferita al solo attacco alla zona.

Di solito la difesa mescola le carte secondo la definizione : “Il basket è una partita di scacchi giocata a livello dei fondamentali individuali e di squadra”. Sappiamo tutti che la tattica mira a produrre il disagio tecnico negli avversari. Stefano indica una strada per non cascarci.

Interessante il contradditorio finale coi partecipanti.

ZONA O UOMO?

Il senso del tema è chiaro, una risposta a qualsiasi tattica proposta dalla difesa.

Attacco alba-tramonto

Stefano ha impostato la relazione sul suo metodo che semplifica l’attacco ad entrambe le difese e alle loro varianti, sottolineando anche il concetto che trova ragionevole l’utilizzazione sia della difesa a uomo che a zona.

Con riferimento alle “giovanili” dice che , quando la zona è concessa dal regolamento, è importante farla, ma soprattutto è necessario imparare ad attaccarla.

Determinante è il fatto di non creare confusioni e non smarrirsi nel mare degli schemi per coprire il bisogno di saper attaccare le varie applicazioni sia della zona che della uomo.

Si possono avere concetti precisi, validi per entrambi gli attacchi, dentro un unico sistema? Sicuramente.

Innanzitutto, bisogna aiutare i giocatori a scoprire i punti deboli della zona, a non smarrirsi davanti ad un cambio tra zona pari e dispari, a non riempire la testa dei giocatori di schemi fissi che portano fatalmente ad “eseguire” più che comprendere le situazioni.

GIOCARE IN “ALA”

Mike.1

Con palla in posizione e nelle mani dell’ala, qualsiasi difesa ha lo stesso schieramento.

Cambieranno l’atteggiamento difensivo , più o meno aggressivo e la tipologia del difensore (piccolo contro lungo, lungo contro piccolo).

E’ quindi importante saper leggere le situazioni d’attacco nel triangolo “Ala-Post-Pivot Medio” (Diag.2) e saper penetrare verso il centro dell’area e scaricare, giocando 1c1, se il pivot basso e (4) sono anticipati (Diag.3).

Mike.2

Fa parte dell’1c1 saper leggere la situazione e creare , allargando, la possibilità di far “soprannumerare” il compagno e liberarlo negli angoli. Si può far questo con successo perché i palleggi sono sempre aggrediti dai difensori della zona.

Se il difensore più vicino segue il soprannumero, è libero l’ala sul lato opposto. Il post (4) può servire anche come posto di blocco. Se il difensore frontale “cambia”, servire il soprannumero sul lato opposto.

Mike.3

La situazione dei due cacciatori impegnati nel pick-and-roll, realizzato da (3) con (4) è la stessa situazione che si può presentare nella difesa a uomo, giusto?

E il cambio difensivo è una delle possibili opzioni difensive. Proseguire l’azione sul lato debole contro la difesa individuale dipende dalle idee che vuole sviluppare l’allenatore.

Nel nostro caso , con la difesa a zona, rimane libero (1) che costringe l’ultimo difensore della zona a salire. A questo punto, però, l’uomo d’angolo (2) è libero per il tiro.

NB: a questo punto Stefano ha sottolineato l’importanza del tiro, mancando il quale è impossibile pensare di scardinare la difesa a zona. Tuttavia, non è possibile nemmeno soffermarsi a discuterne il suo grande valore perché non si riuscirebbe poi a parlare degli altri dettagli. Quindi , il primo fondamentale per qualsiasi attacco è il tiro a cui va collegato il rimbalzo d’attacco.

GIOCARE DIETRO

Mike.4

Sui tagli e i ribaltamenti vogliamo avere un piccolo che va in angolo e sarà marcato da un lungo: come sfruttare al meglio questa situazione?

Intanto la penetrazione lungo la linea di fondo è possibile, per poi scaricare la palla sul lato opposto. Come si comporta (1) durante il taglio?

Bisogna farlo cambiando velocità, guardando sempre la palla, per poi fermarsi ed uscire sulle iniziative di passaggio o 1c1 dell’ala.

Bisogna uscire dietro l’ultimo difensore della zona e prenderlo in contropiede sulla sua eventuale uscita . Così , si sfrutta il vantaggio-sorpresa, avendo maggiore velocità per il tiro e l’1c1. I due diag. sopra evidenziano la situazione.

GIOCARE POST

Mike.5

Nel primo diag. si può notare (immaginando) come sia importante ricevere in post-alto davanti al piccolo “cacciatore”. L’ala (3) passa a (4) che ha così buon gioco per i passaggi.

Nel secondo diag. qui sopra, il post riceve sulla linea dei 3Pt.e fa l’inversione. Se non è capace di giocare in quella posizione dovrà imparare.

L’inversione per (2), mentre (1) ha “sovrannumerato” nell’angolo opposto. E’ una situazione interessante.

Nel terzo diag., il post-alto fa i blocchi per l’inversione del gioco e per tagliare. Il post deve sempre andare a rimbalzo in corsa quando si trova sul lato debole.

Mike.6

Fin’ora abbiamo considerato il post alto il nostro giocatore più prestante fisicamente , ma questa posizione la può occupare anche un piccolo.

In quale situazione? Quando la difesa è aperta, muovendosi da dietro le linee difensive.

GIOCARE IN POST MEDIO

Mike.7

Sottolineiamo “medio” e non basso per avere più spazio per l’1c1, servire i tagli dal centro, passaggi diagonali sul lato debole e miglior posizione sul rimbalzo d’attacco.

Più spazio per l’1c1 con successivo scarico se riceviamo e giochiamo 1c1 sul fondo. Con la difesa che forza verso il centro:

• Fronteggiare per evitare aiuti pericolosi sul palleggio;
• Guardare il taglio del post-alto;
• La diagonale sul lato debole,
• Seguendo il passaggio per una ricezione oppure taglia-fuori d’attacco se vediamo partire il tiro.

Ribaltare continuamente la palla per linee esterne, per trovare un buon tiro, non è sufficiente. Bisogna giocare “dentro-fuori” per costringere la difesa a spostamenti verticali verso il canestro e a dover recuperare per impedire il tiro dai 3Pt.

Questo ci darà una buona posizione sul rimbalzo d’attacco sul lato debole e , quindi, equilibrio difensivo.

Aggiungiamo a tutto ciò le nuove situazioni che i 24” creano. A parere di Stefano ancora più incisivo è saper giocare la palla “dentro”, che sarà la “conditio sine qua non” dell’attacco alla zona, dove occorre far nascere e concludere situazioni e soluzioni migliori.

NB: interessante è la situazione, immaginabile guardando il primo diag. qui sopra che riguarda il pivot medio, nel caso di difesa fatta con l’anticipo. E’ importante che il pivot indichi all’ala (3) che ha la palla va passata verso il lato debole, a (4) oppure a (2) e, contemporaneamente, mantenga il vantaggio della posizione (uso del corpo) verso il canestro e, in caso di tiro di (4) oppure di (2) è anche pronto per il rimbalzo d’attacco.

VOCI DEL CONTRADDITORIO

Una discussione molto interessante per un tema che ha bisogno di risposte per migliorare le proprie certezze. Stefano con la lezione, con la quale tutti siamo d’accordo, ha acceso un fuoco di approfondimenti da leggere.

Gianni Malavasi color

Gianni Trevisan chiede perché l’uso del post alto viene fatto in mezzo alla linea del tiro libero e non sopra i “gomiti” del T.L, verso la palla.

Stefano risponde che in certe situazioni è in mezzo , ma abbiamo schieramenti dove partono di lato ai gomiti del T.L.

Gianni Zibordi è d’accordo sulla semplificazione dei concetti d’attacco per le varie difese e chiede se c’è uno schieramento particolare che favorisca la realizzazione di quanto detto.

Mike.8

Stefano risponde che qualsiasi schieramento si usi, quando la palla è in ala si ripetono le triangolazioni con pivot basso e post alto. 

Tuttavia , a seconda di come si comporta la difesa è importante che si legga nei termini di “difesa chiusa” e “difesa aperta”.

Allo scopo, per far arrivare la palla all’ala al più presto possibile usiamo lo schieramento del diag. per favorire, appunto, la sua ricezione.

Con questo modo, se i difensori si presentano per fintare qualcosa, usando tattiche, è subito possibile stabilire che tipo di difesa faranno. Se giocano a “uomo” sappiamo cosa fare e, allo stesso tempo, non ci mettono problemi se interpretano la difesa a “zona”.

Paolo Andreoli chiede se Stefano ha idee personali per quando cominciare ad insegnare un tipo di difesa e se è opportuno iniziare con la uomo oppure con la zona.

Mike.3

Stefano Michelini crede di non avere idee precise per rispondere a questa domanda perché pensa che sia un problema tipico delle giovanili.

Tuttavia, non ritiene che sia sbagliato iniziare a zona. Che male c’è? Iniziare in un modo o nell’altro non è importante e soprattutto non condizionante per l’apprendimento del gioco e della mentalità difensiva.

Ci sono difese aggressive a zona che preparano un successivo apprendimento della difesa individuale , dalla quale però non si può prescindere. Non è detto che una buona difesa a “uomo” prepari automaticamente per la zona.

Gianni Trevisan afferma che se non si insegna la uomo non si riuscirà mai a far bene la zona. Mario Martini gli risponde che non è assolutamente d’accordo e che il problema non è il tipo di difesa, ma perché è chiaro il fatto che non si insegnano più i fondamentali, che sono diversi per le due difese.

Martini Mario Norda

Il dettaglio più grave è che nessuno sa più insegnare come fare la zona e nei campionati la si prova così tanto per provare. Poi se, subito dopo, viene realizzato un tiro dagli avversari, si ritorna subito alla difesa individuale.

Mario Martini trova questo ragionamento sbagliato e per coerenza un allenatore dovrebbe fare la stessa cosa anche per la uomo.

Gianni Giardini Interviene sulla relazione di Stefano per dire che “semplificare” fa bene, ma vorrebbe puntualizzare alcune cose:

Gianni Giardini.1

1. Si sente troppo ripetere il verbo “insegnare” mentre questo sport è soprattutto da “apprendere” e questi due verbi non sono per niente uguali nel loro significato intrinseco. Bisogna agire in allenamento in modo che il ragazzo sia incentivato ad apprendere attivamente, mentre l’insegnamento è spesso subito, ovvero imposto dall’alto.

2. “Sono un po’ perplesso”, dice Gianni, “quando sento dire che , in fondo, attaccare la uomo e la zona è la stessa cosa, anche se si predispongono i giocatori ad eseguire concetti d’attacco simili per le due difese, perseguendo una meta di semplicità”;

3. Non si è parlato di circolazione della palla per favorire l’avvicinamento della stessa al canestro. Quindi per poter servire dentro, al pivot.

4. Concettualmente non è vero che sia la stessa cosa attaccare la uomo e la zona, anche se ci sono certi attacchi , come questo, che lo possono far pensare.

Infatti, quando si passa dalla difesa a uomo a quella collettiva (zona), si interrompe il ritmo di gioco e questo basta per far comprendere che non può essere la stessa cosa.

Gianni Zibordi : contrariamente a quello che dice Giardini , Zibordi pensa che lo sport vada insegnato e non appreso. Lui, come allenatore, insegna e loro (giocatori) imparano e non c’è altra via.

Per quel che riguarda la zona l’errore è stato della federazione che l’ha abolita senza considerare che è più difficile da apprendere (o insegnare) perché ci vuole una mentalità particolare. Per questo motivo, anche se non è il solo, è bene farla presto.

Teglia Michele

Michele Teglia: “ La pallacanestro é un continuo adattamento tra movimenti e gesti offensivi e risposte difensive; negli ultimi 25/30 anni ha subìto diverse evoluzioni tecnico/tattiche/fisiche.

Michele si chiede perché fino ai 12 anni (almeno) alleniamo i nostri ragazzi a pressare a tutto campo? Certamente non può essere considerato propedeutico per la difesa a uomo sulla metà campo (quella che é veramente necessario che i nostri allievi imparino): si stanno sviluppando metodologie consone e tassonomiche (classificazione per progressione didattica) per i bisogni dei nostri allievi? 

Perché mentre nel calcio la zona é modernità, nel basket é sintomo di sclerosi? Le frasi tipo: “Quell’allenatore fa difendere 40′ a zona, é antiquato….”Boh!

Martini Mario, sottolinea l’importanza di tenere soprattutto in considerazione le esigenze della propria squadra .

Vo Nguyen Giap

Un allenatore non può dire che il motivo per cui non insegna la zona è perché è fuori dalla sua cultura. Sarebbe bene che colmasse la lacuna. Quello che conta è sempre la squadra e le sue esigenze.

Ha usato l’esempio rappresentato da due parabole per far comprendere il concetto: le due mani (che vanno usate entrambe) e il commesso che vende comunque quello che piace a chi lo compra. Se a lui fa schifo quello che vende , che importa?

Poi ha esposto un concetto interessante che riguarda il generale Giap , che sottolinea il fatto che niente può essere convenzionale se si vuole vincere.

Difesa sul playmaker

Stefano Michelini, dice che dall’1c1 con la palla nasce il gioco e bisogna sempre essere pronti ad eseguirlo per essere pericolosi. Nel “pick-and-roll” si cambia in continuità (a due e tre giocatori). Tra poco verrà fatto anche a 4 e 5 ,che significa un probabile ritorno a zona.

Casarini Massimo : a mio avviso, essendo quasi sempre gli allenatori più anziani ed esperti del gioco e della vita rispetto ai giocatori, componente importante siano non solo la comunicazione con gli atleti, i fondamentali e la tattica, ma anche la condivisione di idee e cultura di cui l’atleta non ha la minima idea.

1) Uomo, zona e pressing hanno regole specifiche ma sono accomunate in quanto attività di collaborazione collettiva;

2) La gran parte degli allenatori non ha abbastanza conoscenze e capacità per addestrarle tutte – allora le squadre difendono a uomo, fanno zona per necessità e pressing per disperazione .

Ritengo si debba avere tutte e 3 nel carniere ed utilizzare, a seconda delle caratteristiche degli avversari, non la migliore ma quella che crea maggior vantaggio.