Tutti Playmakers Migliora Il Livello Di Gioco

Si migliora anche  con il lavoro sui fondamentali? , sono tutti pronti a chiedere. Certamente, ma è troppo generico e scontato riempirsi la bocca con una verità senza dire come, quando e perchè.

Noi pensiamo di più al gioco, alla sua qualità che potrebbe anche inserire, recuperare, fondamentali trascurati o lavorare sui nuovi.

Infatti, parleremo del “finto attacco in palleggio”, un concetto mai inserito tra i fondamentali perché è solo la sua utilità che lo fa apparire importante . Una  validità che viene risaltata nel far giocare tutti come playmaker.

Ci si evolve ,si cresce, se nasce un concetto, se si accende una luce, una scintilla, la cui esecuzione tecnica fa migliorare la propria squadra. E’ quello che pensiamo cercando di togliere le specializzazioni.

Non è come bere un bicchier d’acqua, vuol dire andare contro corrente, ma anche seguire un pensiero, una scintilla che ci accompagna dal 1972.

Pensiamo semplicemente che tutti devono saper fare tutto , ampliando la conoscenza del basket. Per riuscirci, predisponiamo che, in ogni situazione di gioco, debba essere  coinvolta  la squadra, non l’individuo singolo, quello  che offre la migliore abilità come garanzia.

L’esempio più evidente si verificherà nelle rimesse dove tutta la squadra sarà coinvolta, sempre, per gestire la palla, usando più il passaggio del palleggio e muovendosi prima di riceverla.

E’ nostra sicura convinzione, con cui si raggiunge il miglioramento individuale, che tutti debbano giocare nel ruolo del playmaker ovvero diventare protagonisti dell’organizzazione. Con quello che ognuno sa fare , poco o molto che sia.

E l’organizzazione viene fatta con diverse modalità, andando in mezzo alla “ragnatela dei passaggi”, ma anche di lato.

E’ chiaro che, essere coinvolti ad organizzare , non vuol dire “sentirsi” un playmaker e nemmeno diventarlo quando si fa una pratica per migliorare. Poichè è una attività da prime fasce “Under”, è molto facile trovare ragazzi poco convinti nel farlo perchè occorre personalità. 

Tuttavia, non si possono demandare  ai solo “normotipi” le responsabilità tecniche che fanno migliorare e crescere, lasciando i “longitipi” fuori perchè non ancora pronti  e immaturi per la guida. Bisogna semplicemente aiutarli tecnicamente per coinvolgerli, invece di lasciarli ai margini con compiti limitati.

Diventeranno consapevoli che provando  s’impara, diventeranno più sicuri e alla fine la squadra sarà meglio di prima.

Questo soprattutto se ai ragazzi si dà l’appoggio tecnico del “Finto Attacco” in palleggio.

Significa attaccare il palleggio con credibilità, leggendo la difesa. Se chiude la strada col corpo, l’impatto da la possibilità di fuga per prendere un vantaggio di spazio-tempo. Ricorda l’auto-blocco, nello smarcamento senza la palla.

UNO-CONTRO-UNO CON DUPPLICE SCOPO

Il “Finto Attacco” in palleggio è quello che ci vuole per organizzare. Quindi gli scopi dell’1c1 in palleggio diventano due. Qualora non abbia successo “prendere un vantaggio” per il tiro, si organizza il gioco per i compagni.

Va da sè che, se l’attacco in palleggio viene fatto proteggendo la palla e con cambi di velocità e senso (No al Ball-Handling), lo possono fare tutti evidenziando risultati sorprendenti, con riferimento agli scopi. Senza perdere la palla, naturalmente.

I ragazzi raggiungono sicurezza in due attività fondamentali del basket, l’1c1 in palleggio che determina la loro pericolisità  e la capacità di organizzare, leggendo la difesa.

Seguendo una regola che sviluppa il loro senso del gioco di squadra ovvero che  tutto deve essere basato sul concetto della lettura difensiva e che una iniziativa ha successo solo se si prende un vantaggio. Niente tiri disperati. Si cerca di fare un tiro, con la capacità di leggere  il momento di “farlo fare”, quindi interrompere la prima opzione per la seconda.

Il risultato è lo sviluppo dello spirito del gioco senza tiri forzati. Infatti, l’alternativa al tiro  disperato è la nuova organizzazione del sistema. Vuol dire che se non si riesce a “battere” l’avversario in palleggio, leggendo la difesa, si organizza il gioco per i compagni. Mantenendo il palleggio si “ricotruisce la casa”, di lato oppure andando dentro la Crf di metà campo. Tenendo sotto controllo il tempo a disposizione.

ESERCITAZIONE FONDAMENTALE CON L’APPOGGIO

Si prende  cosapevolezza del principio più importante di questa filosofia di gioco basata sul finto attacco. Riuscirci rappresenta un cambio di marcia nel gioco, un miglioramento individuale che si estende a tutta la squadra.

Come si può vedere dal Diag. l’esercizio a gruppi di tre prevede, in forma agonistica, la situazione di 1c1 laterale, come finto attacco. La stessa cosa si può fare con l’auto-passaggio nella fascia mediana.

Lo scopo , come già detto, è allenarsi per l’1c1, ma come finto attacco. Leggendo la difesa, si comprende se è possibile fare un tiro o rinunciare per il gioco di squadra.

Il compagno (1) esegue l’auto passaggio e riprende palla, tallonato dal difensore in modo aggressivo. Ha la possibilità di giocare subito 1c1, attaccando con decisione il fondo, oppure passare al compagno e tagliare. 

Se attacca in palleggio esegue il tiro solo se prende un vantaggio , altrimenti , mantenendo sempre vivo il palleggio, può tornare e giocare col compagno. Va da sè che può attraversare l’area per fare la stessa cosa sull’altro lato.

La pienezza di quest’idea difficilmente è compresa, se non è colta ed interiorizzata come una buona abitudine per organizzare il gioco.

Si può prendere solamente se non si accetta, se dà fastidio  la mentalità dei giovani che giocano per “fare un tiro” e basta.

La maggioranza degli allenatori accetta invece il pensiero comune ovvero lo “status quo”, la situazione precedente, che corrisponde alla costruzione del gioco che fanno tutti , il penetra-e-scarica,  con le specializzazioni dei ruoli.

Si pensa erroneamente che, se lo fanno tutti, allora l’indirizzo è giusto e va fatto a tutti i livelli, dopo il mini-basket. Si può fare meglio per i giovani, migliorando  il gioco di squadra, cominciando nelle giovanili, usando l’idea “tutti playmakers”. Infatti, chiunque abbia il possesso di palla deve sentirsi tale,  senza il “marchio” del ruolo.

Purtroppo, per l’opinione della maggioranza degli allenatori , far giocare un pivot nel ruolo di playmaker è demenza senile.  Con la procedura del “finto attacco in palleggio” diventa possibile un’attività  destinata solo ai più bravi, che viene estesa a tutti.

Forse, lo dico e lo ripeto, si cambierà opinione solo se la nuova idea produce la risonanza che viene dalla vittoria, facendo  muovere l’interesse tecnico di tutti. Succede sempre così, ma in questo caso sarà comunque un concetto difficilmente accettato.

Se anche contribuisce solamente all’evoluzione del ragazzo e della squadra, non è sufficiente fare quel tipo di scelta? Eppure, pensare ai miglioramenti in vista del futuro dei ragazzi dovrebbe essere un pensiero nobile.

A mio avviso esiste anche un legame possibile tra tutto questo e la vittoria, e sarebbe solo questione di tempo. Voglio a questo punto sottolineare ancora che,  “Tutti playmakers” è un’attività per il solo settore giovanile, a mio avviso prioritaria.

UN SOLO FOLLOWER

Ho scelto e seguo questa pratica didattica per i giovani, in modo consapevole , da quasi 10 anni, ma la prima scintilla appartiene al lontano 1972.

Un’idea che viene dalla pratica, dall’esperienza del giocatore, provato ripetutamente , ma poco condiviso anche se parte da un concetto logico, a mio avviso.

Maggiore è la conoscenza nel saper fare tutto, con consapevolezza e più grande risulterà la pericolosità individuale , la personalità e il rendimento di squadra.

Da allora ho cercato questa strada, ma negli ultimi 10 anni ho concretizzato l’idea. Costruito un sistema dove nessuno gioca pivot e tutti hanno la possibilità di fare esperienza come playmaker.

Un solo collega ne ha condiviso gli scopi. Stefano Panizza, coach dell’Argenta Basket. La mia idea ha trovato terreno fertile solo con lui, sarà un caso? Assoluatmente no. Collaborando, ha costruito in modo ancora più credibile e utile l’idea dell’1c1 come finto attacco, dentro il gioco 5c5.

Lo ha fatto senza esercizi, giocando subito, in maniera progerssiva, 1c1+2c2+3c3+5c5, con partenza da fondo campo. Ripercorrendo le idee del sistema in maniera agonistica ed estremamente reale.

Immediato è l’apprendimento dell’1c1, come “finto attacco in palleggio” che permette la pericolosità come attaccante, in palleggio, con costruzione del sistema in caso di fallimento dell’attacco. Tutto leggendo la difesa.

Dal Diag., si comincia con l’auto passaggio e successivo 1c1 agonistico. Se non ha successo, l’impatto con la difesa crea un vantaggio a (1) che scappa in palleggio. Un vantaggio di spazio-tempo. Contemporaneamente si inserisce (2) in appoggio laterale, mentre (1) passa e taglia. Progressivamente si inseriscono gli altri, allo stesso modo.

Si accendono le intuizioni e si prova, ma occorre stabilirne la pregevolezza. Si può ritenere che una nuova idea di gioco è valida quando l’ultimo del gruppo, valutato per scarsità fisica e tecnica, riesce ad inserirsi nel gioco con personalità.

LA VALUTAZIONE

Quando quest’anno (2017-2018) ci hanno chiamato per allenare gli Under15-16, una sola squadra per due campionati, ci siamo trovati in palestra un gruppo di ragazzi molto scarsi fisicamente, con abitudini diverse da quelle che , piano piano hanno appreso e inserito nelle loro esperienze.

Valutando il gruppo, abbiamo constatato che non c’era conoscenza del gioco di squadra e padronanza dei fondamentali applicati al gioco. Difficile dire di quale tipo stiamo parlando. Fare un tiro, ecco il loro gioco di squadra.

Abbiamo lavorato ovviamente sui fondamentali e sto pensando a quelli ritenuti da noi più importanti come Tiro-Rimbalzo, Finta-Passaggio, il “Finto Attacco in palleggio”. Completamente sconosciuti, a parte il tiro naturalmente.

Poi, c’era un’sssoluta mancanza di cultura per l’attacco alla linea di fondo, per noi una conquista importante, uno degli scopi fondamentali del nostro sistema.

Abbiamo soprattutto notato mancanza di conoscenza del valore della palla , per loro un semplice strumento per fare un tiro. Non importa come farlo, quando e perché. In questi casi il nuovo sistema di gioco rispetto alle tipologie attuali è la medicina giusta per migliorarli.

Un’abitudine molto memorizzata, anche in modo fastidioso, è stata identificata nell’idea del “Ball-Handling”, molto considerata dai ragazzi. Quasi si volesse dimostrare che la loro bravura in questo fondamentale, fatto col palleggio tra le gambe oppure dietro la schiena, stabilisse anche la loro consistenza e comprensione del gioco.

Invece, per fare giocare tutti come playmaker , noi puntiamo al palleggio protetto abbinato ai cambi di velocità e di senso , che costituiscono la base dell’1c1 in palleggio , come finto attacco.

Soprattutto , questi dettagli sono , nella scala didattica del palleggio, la prima tappa dell’apprendimento che viene, invece, normalmente “saltata”, come gradino inutile.

Inesistente il concetto della finta, applicata a tutti i fondamentali, quasi non fosse un fondamentale utile per il gioco, quando invece ha per noi un’importanza vitale per non essere vittime della difesa che intuisce sempre il passaggio e le altre applicazioni fondamentali.

PERCHE’ TUTTI PLAYMAKERS?

Quante volte è stato detto? Anche in questo articolo, naturalmente. Ripeterlo per riassumere è sempre utile.

Fondamentalmente perché la vita sportiva , a parità di capacità fisiche, premia chi sa fare di più e meglio. La conoscenza e interpretazione del gioco non può essere parziale.

Le specializzazioni precoci fanno crescere la squadra per il raggiungimento di risultati più veloci a discapito dell’apprendimento del singolo che deve saper fare tutto. Eccetto per il Playmaker, che sa fare più degli altri. Soprattutto ha compreso l’importanza di “far fare un tiro”, ma deve essere pronto anche a farlo.

Questo accade perché abitualmente si copiano fondamentali e modelli di gioco espressi a livello superiore dove le specializzazioni hanno più un senso rispetto ai giovani.

Allenando a formare una squadra di “tutti playmakers” si possono ottenere risultati anche più alti , confrontandoli con quelli ottenuti usando le specializzazioni. Ci vuole solo più tempo.

I giovani devono avere mete tecniche diverse dai professionisti. Far giocare tutti playmakers è una di queste. 

Copiando una cultura si dovrebbe vivere anche nello stesso livello. Professionisti e giovanili hanno compiti individuali e di squadra assolutamente diversi, in comune hanno la vittoria come meta e questo ostacola le scelte giuste che non possono essere uguali.

Va da sé che il preparatore-tecnico scegliendo la specializzazione nelle giovanile ha dei vantaggi immediati di squadra, ma lavora per se stesso e non per i ragazzi. E’ una scelta anche della società?

Il giocatore giovane con preparazione giusta non si blocca entrando nel mondo professionale perché abituato a fare tutto, soprattutto organizzare per gli altri. Della serie, è meglio essere in grado di far fare un tiro, piuttosto che scoccarlo per se stessi.

Ci si ferma invece per incapacità ad affrontare un mondo troppo difficile soprattutto per mancanza di conoscenza completa del gioco, a cui si partecipa parzialmente, con un bagaglio tecnico piccolo, legato alla specializzazione.

Il playmaker è l’unico giocatore, frutto dell’attività giovanile attuale, con caratteristica specialistica, che andrà sempre avanti. Ogni squadra ne ha tre di solito. Comprenderete che sarà triste essere giocatori come gli altri nove, alla fine della attività giovanile.

Il playmaker giovane non smetterà, come gli altri, per raggiunto livello di incompetenza. Giocherà sempre perché ha appreso lo spirito del gioco, cioè la conoscenza del perché, come e quando si fanno le cose e sa organizzare per la squadra.

Sa come far fare un tiro, anche farlo per se stesso perchè consapevole che la pericolosità rende onesti i difensori. Attenzione a non auto limitarsi, si devono  apprendere tutte le tecniche legate alle situazioni, per saper fare tutto. Quindi anche giocare come pivot. Esiste l’asse didattico play-pivot?

I PRIMI CONCETTI: ORGANIZZAZIONE SULLE RIMESSE

La “rimessa-treno” è ricorrente in tutti le situazioni conosciute di “rimessa della palla in gioco”, ma è anche un inizio dell’attacco normale , quello di lato, diverso da come si comincia centralmente.

Come abbiamo detto, nelle rimesse della palla in campo, nelle diverse situazioni di gioco, viene coinvolta sempre l’intera squadra, non i soli specialisti.

Nelle organizzazioni del gioco si può iniziare con palla centrale , oppure laterale. In questo ultimo caso useremo i movimenti senza palla come se si trattasse della rimessa.

In questi due casi, centrale e laterale,  mentre si tenta l’1c1 in palleggio, quattro si muovono senza palla.  L’apprendimento non avviene con esercizi. Giochiamo 5c5, agonistico, partendo da queste situazioni, in tutte quelle laterali e a fondo campo in attacco.

Ribadiamo il concetto, già ripetuto, che abbiamo scelto il tipo di rimessa che impegna tutta la squadra perchè non vogliamo la  specializzazione di pochi. Tutti fanno tutto e pian piano si apprende ogni posizione del “Treno”. Nel Diag. i numeri NON corrispondono a ruoli di gioco.

L’ammasso dei giocatori , disposti a “treno” è uno dei nostri concetti per tenere impegnata la difesa limitando la sua possibilità di azione per limite di spazio.

I movimenti sono facilmente memorizzati per semplicità e  perché ricorre tantissime volte in una gara. 

La facilità dei movimenti fa ricordare il compito di ognuno. Il capo treno  (5) alza il braccio e si muove, andando a canestro, di corsa sui “vagoni” e finisce in ala. Gli altri si muovono con l’idea di prendere la direzione opposta al movimento del  “vagone” davanti.

Danno il via al movimento sia (5) che (3) , che ha la responsabilità dell’inversione del gioco, liberamente . La pericolosità di (3) è evidente perchè, leggendo la difesa, potrebbe ricevere direttamente palla da (1).

Nel nostro sistema , quando la palla arriva lateralmente c’è sempre la possibilità di giocare 1c1, attaccando il fondo, ma come finto attacco. I compagni senza palla si dispongo sulla linea del T.L. come un “Treno”, proprio come nella rimessa.

Il concetto di movimento fatto contemporaneamente da tutta la squadra, come detto, è alla base dell’idea “tutti playmakers”.

FONDAMENTALI

Vogliamo trasmettere l’idea del gioco di squadra dove si gioca 1c1 in palleggio con quattro compagni che si muovono in anticipo seguendo movimenti memorizzati. I fondamentali hanno stretto il riferimento al sistema.

1-Tiro-Rimbalzo. Il solo modo per creare una abitudine al rimbalzo d’attacco è legarlo al tiro;

2-Fintare il passaggio prima della sua esecuzione. E’ un’abitudine trascurata, come tutte le finte legate ai vari fondamentali. E’ invece fondamentale per il gioco perchè la difesa intuisce sempre ciò che sta per fare l’attaccante;

3-Palleggio Protetto legato al “Finto Attacco”. E’ determinante per la sicurezza, un passaggio didattico trascurato. Va abbinato ai cambi di velocità e di senso. Nel momento del contatto perchè il difensore chiude la strada, la fuga in palleggio crea lo spazio e il tempo , rubato al difensore, per giocare con la squadra;

4-Abilità del tiro in corsa ,lungo la linea di fondo. Detreminante per il nostro sistema che cerca, come scopo,  l’attacco alla linea di fondo;

5-Attacco al pressing tutto campo. Non diamo compiti specialistici per far attraversare la metà campo alla palla perchè vogliamo che sia tutta la squadra coinvolta. Lo facciamo usando solo il passaggio e i movimenti senza palla;

6-Il nostro gioco di squadra ha due possibilità di inizio, uno diverso dall’altro. Si può iniziare centralmente e di lato. Per l’inizio centrale lo schieramento è “Croce”, per quello laterale, “Treno”.

7-Il movimento dei giocatori viene fatto contemporaneamente, con palla (1c1 come finto attacco), senza la stessa e tutti a rimbalzo, quando c’è il tiro.

8-Un solo tipo di rimessa della palla in gioco, fatto in situazioni diverse ma sempre con i giocatori “ammassati a Treno”;

NB: “Se esaminate bene c’è molto lavoro sui fondamentali, ma senza escludere l’importanza prioritaria del gioco e dei suoi movimenti legati ai “concetti”.

ATTACCO AL PRESSING: “Il RAGNO”

Di tutte le mete che ci proponiamo, la più importante sarà sempre l’attacco al pressing. Da raggiungere subito facendo giocare 5c5 in forma agonistica, senza esercizi preparatori.

In questo modo non ci sono specializzazioni basate sul palleggio per far attraversare la metà campo alla palla ad un solo compagno. E’ tutta la squadra che ha questo compito. Sempre. Ecco come, oltre la metà campo, chiunque può iniziare il gioco di squadra.

Otterremo l’abitudine ad attaccare il pressing con partecipazione di tutta la squadra. Rigorosamente senza uso del palleggio, coi movimenti senza palla. Ogni allenamento almeno un’ora, in forma agonistica.

“Il ragno” è il protagonista di questa fase, ovvero il giocatore che si trova momentaneamente più lontano dalla palla, va in mezzo alla “ragnatela dei passaggi. Di solito, chi si trova lontano dalla palla sta fermo, oppure si allontana ancora di più. Non siamo d’accordo, vogliamo che il “ragno” vada verso la palla per riceverla e giocarla coi compagni..

Trattasi del Playmaker avanzato, che si muove senza palla per riceverla in “mezzo”, ovvero la possibilità da offrire a tutti per organizzare il gioco d’attacco contro qualsiasi difesa.

In questo caso abbiamo la difesa aggressiva, ma anche nell’attacco normale consideriamo l’apporto del “ragno” fondamentale. Ecco come , muovendosi senza palla tutti possono giocare nel ruolo unico di playmaker.

LA REGOLA

In qualsiasi momento della partita, in situazioni normali o contro il pressing, dalla rimessa della palla dal fondo, la stessa supera la metà campo con il coinvolgimento di tutta la squadra.

E’ semplicemente un’abitudine che costa poco , ma è alla base del concetto “tutti playmakers”. E’ una transizione organizzata e sorprendente perché da la possibilità a tutti di organizzare oltre la metà campo.

L’alternanza di tutti i giocatori che si trovano casualmente oltre la metà campo a ricevere palla sarà l’opportunità personale a dare inizio all’attacco , fatto col “finto attacco” in palleggio, leggendo la difesa.

Rappresenta anche una sorpresa per l’avversario perché non sarà sempre lo stesso. Soprattutto crea un’identità per il singolo giocatore che per la squadra.

Va da sé che può essere chiunque , senza fare riferimento ai numeri dei giocatori dei  Diag. Chi fa la rimessa contro il pressing è casuale , così come colui che inizia il gioco oltre la metà campo.

I giocatori senza palla , che sono disposti a “croce”, provengono dalla transizione e anche loro senza posizioni fisse. Nella corsa per il CP, senza palla, i più avanzati diventano “ragni”.

Guardando il grafico precedente si può comprendere come il primo passaggio di entrata nel gioco e il taglio successivo siano pericolosi per la difesa.

Prima che (1) esegua il “finto attacco” in palleggio tutti si muovono e, se si fermassero lungo la linea mediana verticale per un attimo, si comprenderebbe meglio come (1) abbia lo spazio di lato all’area per arrivare fino a canestro. Difesa permettendo.

Allo stesso modo, quando la palla si trova lateralmente con la possibilità di giocare 1c1 attaccando la linea di fondo, ma come “finto attacco”, i quattro compagni si dispongono a “treno” e si muovono con spostamenti memorizzati prima.

La regola dell’1c1 , come finto attacco, prevede che i quattro compagni senza palla si muovano in leggero anticipo rispetto la volonta di (1), che ha il possesso di palla. In questo modo lo stesso giocatore può fare la scelta di giocare subito coi compagni.

Come si potrà ricordare, questa situazione è anche quella delle rimesse laterali. Sempre la stessa, con i medesimi movimenti.

Il primo e l’ultimo vagone del “treno” hanno libertà assoluta, ma con un compito preciso. L’ultimo deve salvaguardare l’inversione del gioco e il primo muoversi in anticipo rispetto la volontà di (1).

NB: questa idea di gioco ha il compito di migliorare individualmente e sottolinea il concetto che, durante il periodo delle giovanile non si può far giocare come la prima squadra di ogni società, ma avere una meta tecnica che per noi è “tutti playmakers”.

Ha anche il significato di “Tutti in grado di fare tutto”, muovendosi con palla, senza la stessa e a rimbalzo. Il penetra e scarica per il tiro da 3Pt., lo si può apprendere dopo, senza problemi, in un attimo. Infatti, avremo sviluppato tantissimo il Tiro che , con l’idea del rimbalzo d’attacco che fa aumentare la sicurezza nel suo utilizzo.