Under.13, Prepararsi Per La Gara

Allenando la crescita (psicologica , fisica e tecnica) degli Under13, ci chiediamo a cosa pensano e sperano prima di giocare. Probabilmente a nulla di particolare, qualcosa di assolutamente naturale, fare cioè un tiro.

Da come interpretano la gara, lo si può subito notare. Giocano cercando di fare un tiro perché hanno la quasi certezza di poter eventualmente correggerlo, cercando di recuperare il rimbalzo.

Eccesso di fiducia procurata dall’esecuzione di Tiro-Rimbalzo, ovvero “seguire” sempre la parabola del proprio tiro . Attuato senza rendersi conto del “come , quando e perché” si tira. Basta essere liberi per farlo, quindi quasi sempre.

Va da sé che il risultato delle  azioni non dipende solo da loro , ma soprattutto dagli avversari. Di solito, in campo, si trovano allo stesso livello degli avversari, ma cosa succede contro squadre più forti? La situazione cambia in modo totale e , per vincere, occorre sviluppare la consapevolezza delle loro azioni.

Cosa voglio dire? Il miglioramento è necessario.

Se con la loro scarsità tecnica e fisica hanno risultati positivi, possiamo procedere senza fretta, altrimenti va fatto un deciso passo avanti. Dobbiamo approfondire tutto, cominciando a migliorare la consapevolezza, partendo dalla preparazione psicologica alla partita, per un miglioramento più rapido.

Va da sé che li alleniamo su tutto, durante la settimana, ma la gara è un’altra cosa. La consapevolezza con cui hanno appreso lo spirito del basket si misura in partita cominciando dall’osservazione della loro prestazione. Di solito si comportano come se fossero stati preparati da altri allenatori.

Infatti, istintivamente, ognuno è allenatore di se stesso perché segue i propri desideri determinati dai sogni.  Come già detto, ogni ragazzo che va in campo pensa a fare un tiro, non importa come , quando e perché.

I nostri Under13 lo fanno con una fiducia smisurata per la loro abitudine di catturare ogni volta l’eventuale rimbalzo. Un comportamento sufficiente gareggiando contro avversari di pari livello, ma con squadre più forti occorre, come detto, fare un deciso passo avanti nella preparazione.

Cominciando a prepararsi mentalmente prima di giocare. I ragazzi devono andare in campo con un pensiero, una luce, che li possa guidare per iniziare bene la gara, perché chi ben comincia…

Non cambia il nostro apporto alla pratica settimanale, ma cureremo particolarmente il dettaglio tecnico del gioco, per la loro coerenza alla preparazione mentale, favorendo il risultato dell’incontro di campionato. Gestiranno meglio i  loro  “pensieri” per affrontare la gara.

Va da sé che terremo ben presente il lavoro precedentemente fatto.

• Tecnicamente, con gli allenamenti fondamentali per attacco, difesa e gioco;
• Fisicamente e mentalmente, facendoli giocare pressing tutto campo.
• Psicologicamente, mirando alla consapevolezza col “Quaderno del Basket” ;
• Agonisticamente insegnando la gestione dei comportamenti perché sappiamo in anticipo che NON agiranno come in allenamento. Per superare la tempesta delle loro tensioni abbiamo deciso che hanno bisogno della “luce”.

I GUERRIERI DELLA LUCE

Gli allenatori prima o poi cercano di trasmettere come si affronta la gara. Come? Parlandone. Proveranno con un consiglio che abbia l’effetto di una “luce”, che illumini la strada per affrontare il gioco, nella partita di campionato. Meno parole usano e meglio le ricorderanno.

Siamo soddisfatti per l’impegno, hanno lavorato bene tecnicamente (attacco e difesa), ma non diamo per scontato che abbiano compreso, interiorizzato, assorbito consapevolmente il lavoro fatto. Non è così.

Ripetiamo per sottolineare. Cosa possono pensare ragazzi Under 13 prima di giocare una partita? Come detto, realizzare dei canestri, quindi a fare un tiro , senza alcun dubbio. Ma sanno, “come-quando-perché” farlo?”

Assolutamente, no. Di solito dipende dal loro livello tecnico raggiunto e , il risultato della gara sicuramente è determinato dalla forza degli avversari.  I nostri Under.13 sono i “guerrieri della luce” per l’impegno profuso, ma il consiglio per l’attacco va dato. E la difesa? Tendenzialmente è più facile conoscere come agire in difesa, perché la palla da “maneggiare” per fare canestro ha le sue problematiche.

La preparazione mentale alla gara deve lasciare una traccia consapevole, ma sarà poco incisiva perché la “tempesta” è molto forte per credere che i ragazzi  ascolteranno tutti i consigli “pre-gara”. Ne basta però uno solo.

Prepararsi quindi ricordandolo, prima di entrare in campo e farlo sempre. Cominciamo con un concetto giusto, a cui inizieranno a pensarci mentre si allacciano le scarpe.

Farlo sempre prima della gara perché “sacco vuoto non sta in piedi” e la sicurezza contro le squadre forti traballa.

Ecco la “luce”. Si comincia a giocare con una idea, si entra in campo per far fare un tiro al compagno. Facile se ci si trova in CP e in soprannumero.

Diversamente facile se tutta la difesa è rientrata. Quindi bisogna saper organizzare e passare bene la palla. I compagni dovranno muoversi come sanno.

Ci basta il primo passaggio per dare la possibilità di ripassare la palla al “Santo”.

Il “passaggio” è il fondamentale più importante perché il basket è un gioco di squadra. Crea una amicizia, viene premiato con un sorriso, con un “cinque” oppure con un abbraccio.

La preparazione mentale “agonistica”, per l’approccio alla gara, è un “fondamentale” che non viene di solito insegnato fin dalle prime gare, perché riassumerlo in “uno solo” non è facile. Inutile fare tanti discorsi, sono loro che devono prepararsi per affrontare bene la gara e concentrarsi nella “luce” da energia a tutto il corpo. E’ un bel modo d’iniziare.

L’allenatore offre la sua idea: “entrare in campo per far fare un tiro al compagno”. Se tutti sfrutteranno questa “luce”, con consapevolezza, avremo il gioco di squadra.

Cercheranno di organizzare il gioco per fare un passaggio , invece di giocare “Uno-contro-tutti” alla Tex Willer, per fare un tiro. Questo concetto per iniziare la gara darà molte possibilità per cominciare bene e preparerà  i ragazzi per la “ricostruzione della casa del gioco”, quando gli avversari la distruggono.

PASSARE LA PALLA

Descrizione del Diag. Tutti si muovono prima del primo passaggio e il Playmaker di turno ha tre possibilità.
Deve poi tagliare a canestro fin sotto il cerchio, come se fosse un “santo”. Chi riceve guarda se è libero il compagno che taglia, poi può giocare 1c1, ma come finto attacco.

Ecco come in campo si mette in pratica la “Luce”, il consiglio del proprio allenatore.

Come detto , spesso si tralascia questo momento relativo all’approccio con la gara, oppure si riempie la testa ai ragazzi con tanti discorsi. Se invece non si dice nulla si pensa che saranno più tranquilli.

Va da se che l’allenatore può essere tranquillo per la certezza  che il lavoro fatto settimanalmente è stato appreso nel modo giusto, avendo dato “tutte” le indicazioni tecniche possibili.

Se è normale non pensarci da parte dell’istruttore, scontato sarà il risultato essendo la natura del giovane, del ragazzo, del bambino, naturalmente egoista e la personalità insicura.

“Giocano diversamente da come si sono allenati, dice subito l’istruttore”. Quante volte abbiamo detto o pensato questa frase alla fine di una gara? Quasi sempre. Si può darlo per scontato.

Tre sono le forze naturali che spingono il ragazzo ad una prestazione personale nella gara di campionato. L’affermazione di se stessi, il desiderio di fare canestro, l’egoismo… che regge le altre due spinte.

Questo vale soprattutto per i più bravi, naturalmente, quelli che ostentano sicurezza.

L’allenatore deve avere un piano per queste situazioni. Intanto se non giocano secondo le aspettative, vengono a sedere.

La durezza della panchina ha un collegamento diretto con la loro mente. Ci penseranno? Quasi certamente non capiranno il perché vengono tolti e vanno informati .

Questo aspetto psicologico relativo all’allenarsi in un modo e giocare diversamente, va però corretto trasmettendo cultura e disciplina.

I ragazzi vanno aiutati a comprendere le loro spinte mentali, ma bisogna poi essere implacabili sulla decisione di toglierli dal campo di fronte a loro perseverare negativo. Come e quando apprenderanno un giusto comportamento? Solo se comprenderanno la “luce” cercando di realizzarla, con i loro tempi, corti o lunghi che siano.

 

Poi, usando anche le “regole tecniche” perché il basket ha questa caratteristica, quella di essere uno sport di regole e fondamentali dove le regole hanno la priorità. Si può punire per il mancato rispetto della regola, come avviene con l’arbitro, per l’errato uso del piede perno.

L’allenatore inserisce “regole tecniche” per l’apprendimento del gioco, regole che creano conflitti di interesse. “Gioco e tiro per la mia soddisfazione ,oppure creo una situazione per il tiro del mio compagno?” Una “luce” stupenda da interiorizzare perché il basket è un gioco di squadra. Devono entrare in campo con questa idea.

Diventerà una regola? Le regole che vanno usate per la loro educazione tecnica e sportiva. L’ allenamento è la sede dell’educazione, della disciplina, per essere pronti ad affrontare la gara.

Le idee trasmesse dall’allenatore devono prendere il sopravvento sulle loro. “Bisogna giocare pensando di far fare un tiro, non di farlo personalmente.” Lo capiranno  se conoscono l’organizzazione del gioco, ma non solo il più bravo. Tutti devono sapere fare tutto.